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Storie di fede, vite donate e amicizia

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di STEFANIA CAREDDU foto GIOVANNI PANOZZO

 

La formazione accademica della generazione Covid19 è a rischio. Uno studio dell’Università Federico II di Napoli a maggio scorso ha rilevato che in Italia almeno 10 mila giovani (due terzi nel sud) potrebbero rinunciare ad iscriversi all’università quest’autunno perché la situazione economica delle famiglie è scossa dalla pandemia. È a repentaglio il loro futuro, oltre che le prospettive di sviluppo del nostro Paese, già ora fanalino di coda Ue per numero di laureati. Ancora troppo pochi per una democrazia tecnologicamente avanzata.

Davanti a quest’emergenza educativa, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha fatto la prima mossa: con l’Istituto Giuseppe Toniolo, suo ente fondatore, ed Educatt (la fondazione per il diritto allo studio dell’ateneo) ha bandito on line 100 borse, più 100 premi di studio in base al merito.

La partecipazione è gratuita, senza distinzioni. A ciascun borsista 2.000 euro, rinnovabili negli anni, 3 mila per chi alloggerà nel campus. Fondi che si aggiungono alle 3 mila borse di studio annue Educatt per reddito e merito. “È tempo di attenzione e condivisione.
Non è carità intellettuale, avrebbe detto Papa san Paolo VI, né solo un contributo economico, ma l’inizio di un percorso di umanesimo integrale”, chiarisce don Giorgio Begni, dell’Istituto Toniolo e assistente pastorale all’Università Cattolica.
Con un’economia che tarderà a riprendersi, il bando verrà ripetuto? “Penso proprio di sì. La situazione è occasione, dice il nostro arcivescovo Mario Delpini. I tempi non sono facili, ma reagiamo con creatività e dedizione verso gli studenti”. Da tenere d’occhio dunque nei prossimi semestri il sito borsepermeritouc.it.
Don Giorgio, varesino, classe 56, era indeciso se diventare medico o insegnante: “poi scoprii che stare dalla parte del Vangelo significa indovinare la vita”, dice.
Non poté contare su speciali risorse negli anni del seminario: “sono stati tanti i ‘grazie’ sperimentati lungo il mio percorso sacerdotale. Oggi vanno ai fedeli che donano l’Offerta per il nostro sostentamento. Raggiungendo anche me e la missione di traghettare gli studenti verso il futuro”.

 


Domestiche senza diritti, l’aiuto della Chiesa

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di ELISA PONTANI foto FRANCESCO ZIZOLA /AGENZIA ROMANO SICILIANI/CARITAS INTERNATIONALIS

 

Merawi, in Etiopia occidentale, Amarich è una formatrice impegnata nel  progetto della ong italiana Cvm (Comunità volontari per il mondo), sostenuta da fondi 8xmille: insegna accesso al microcredito a ex domestiche, spesso con i figli. Emigrate giovanissime verso la capitale Addis Abeba o all’estero, al rientro si ritrovano marchiate dal pregiudizio sociale che le isola, anche economicamente. “Ho 20 anni, vengo da una famiglia povera – racconta Liya, una di loro – Volevano farmi sposare da bambina, così sono scappata”. “Quando i miei genitori sono morti, ho lasciato la scuola per fare la domestica. Lavoravo anche di notte per imparare il lavoro” spiega Marjani. “Sono ragazze vulnerabili, non sempre istruite – indica Amarich – Emigrano anche se è rischioso. Oltre le mura delle case dove vengono assunte, dal Libano all’Egitto, dal Sudafrica alla Turchia ai Paesi arabi, diventano invisibili. Spesso subiscono stupri. Tra loro dilagano i suicidi”. Il reclutamento corre sui social network. Ma il lucroso trafficking delle giovani dalle zone rurali dell’Etiopia, pur denunciato da decenni nei report internazionali, prosegue senza conseguenze giudiziarie. Se le famiglie si indebitano per farle emigrare, poi dedicano anni a risparmiare per farle tornare indietro. ‘Condividi e vinci una domestica etiope’:  in Bahrein il governo ha stigmatizzato annunci di agenzie per l’impiego come questo nel 2019, ma la realtà delle colf senza protezione e della mentalità predatoria nei loro confronti non è cambiata. In Libano, nelle località balneari e nelle piscine è frequente il divieto alle domestiche di nuotare e diversi asili non ammettono i loro figli.

 

Quelle emigrate nel Paese dei Cedri sono circa 250mila. Il sistema di sponsorship (kafala) le lega direttamente alle famiglie, e così le esclude dalle tutele statali del diritto del lavoro. Con la pesante crisi economica causata dal Covid la loro condizione è precipitata: vengono licenziate, molte dormono in strada. Caritas Libano assicura loro un riparo, talora i rimpatri. Con un progetto sostenuto dalle firme dei fedeli italiani (24 mila euro), ha avviato corsi di formazione professionale, aiutandole a cambiare lavoro. A chi rientra in patria, onlus come quella di Amarich insegnano ad avviare attività in proprio con il microcredito: dalla tessitura all’allevamento, alla vendita di prodotti caseari, mantenendo se stesse e le famiglie”. “Diamo sempre volentieri il nostro aiuto alla promozione delle donne attraverso istruzione e microcredito – spiega don Leonardo Di Mauro, direttore del Servizio Cei per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo – Le Chiese locali con il nostro supporto spesso fanno la differenza: perché anche piccoli progetti hanno un impatto importante sulle persone e sul loro cambiamento di vita”. “Fino ad oggi non avevamo mai avuto informazioni sui nostri diritti – dice Marjani – Siamo esseri umani”.

 

 


Con la crisi il nostro dono servirà più di prima

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di PAOLA INGLESE foto FRANCESCO ZIZOLA

Nonostante gli oltre due mesi di confinamento in casa, che hanno reso impossibile un normale afflusso agli uffici postali, il primo semestre dell’anno si chiude con un bilancio meno pesante del previsto. Merito di uno spirito di comunione che si è fatto largo tra lo smarrimento e le difficoltà economiche delle famiglie. Ma i ritmi della partecipazione non potevano che essere discontinui:  dopo i dati incoraggianti fino a febbraio scorso, a marzo e aprile è arrivato il blackout. Alla pandemia i fedeli italiani hanno risposto a giugno dando man forte alla risposta solidale della Chiesa:  2.737 donazioni in più (+86%) rispetto allo stesso mese 2019, con un incremento di 125 mila euro per la raccolta complessiva (+67%). Degli effetti  di quest’accelerazione beneficia l’intero semestre: sul fronte dei soli bollettini postali, il numero di Offerte donate cresce del +18,7% (4.500 donazioni in più) rispetto al 30 giugno 2019. A sua volta anche l’importo complessivo si irrobustisce rispetto ad un anno fa (+8,8%): 1 milione 485 mila euro, a fronte dei precedenti 1 milione 360 mila euro. Comprensibilmente frena il contributo medio: non più 56, ma 51 euro (-8,4%).

Dunque i fedeli hanno edificato un argine di generosità, che è un attestato di fiducia verso il ruolo dei parroci in questi mesi inediti. E ricompone idealmente il vincolo con la comunità, proprio nelle settimane di distanziamento obbligato e celebrazioni senza l’assemblea. Nell’estrema incertezza occupazionale e sociale, si mostra radicata la determinazione di chi ama la Chiesa e sostiene l’opera dei sacerdoti. Per questo a chi potrà raggiungerli – anche con un piccolo segno concreto – nel servizio moltiplicato che li aspetta in questa seconda parte del 2020, va il grazie più grande. La direzione della fraternità, più salda di prima, è del resto quella indicata da Papa Francesco: “Il virus – ha detto il pontefice – nel grande dolore ci ha fatto riscoprire un’unica famiglia. È il tempo di avere un nuovo sguardo sul mondo, mettendo in circolo gli anticorpi della solidarietà. Non possiamo riscrivere la storia con le spalle rivolte alle sofferenze degli altri. Abbiamo visto l’unzione versata da tanti, dai medici ai sacerdoti, che non hanno smesso di fare ciò che sentivano di poter fare e che dovevano dare. Se ci comporteremo come un unico popolo potremo avere un impatto reale. È la nostra speranza che ci permette di contemplare la realtà sofferente con uno sguardo rinnovato”.


La parola ai nostri lettori

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LA TESTIMONIANZA / 1

“Durante il Covid la preghiera mi ha sostenuto”

Nella nostra zona il covid ha colpito duramente, abbiamo avuto un tasso di contagi tra 7 e 10 casi ogni mille persone. Ma nell’angoscia oltre cento si sono riuniti a pregare via streaming il Rosario per il parroco di Santa Maria Rossa, don Franco Amati, ricoverato per aver contratto il virus in forma grave. Don Franco si è salvato, come diversi amici. Altri invece ci hanno lasciato. Ma quella preghiera insieme, nello smarrimento, mi ha sostenuto. Il ritorno alla normalità dentro è difficile. Don Franco è tornato a celebrare la Messa lo scorso 24 maggio, festa dell’Ascensione. Nel Vangelo di quel giorno abbiamo letto: “Ecco io sono con voi tutti i giorni”. E nella colletta: “Padre, nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te”. Anche se faticheremo a tornare al ‘prima’, perché la prudenza è ancora indispensabile e tutto è cambiato, penso che tanti, nelle chiese rispetto a prima semivuote e nelle case, stiano facendo un cammino di fiducia in Dio e di affidamento, sperando gli uni per gli altri, contando gli uni sugli altri. Abbiamo tanti grazie in più da dire.
Anna Crescenzago (Milano)

 

LA TESTIMONIANZA / 2

Don Antonio, prete per amore del suo popolo

Vorrei sapessero tutti chi era don Antonio Di Stasio, sacerdote della diocesi di Ariano-Lacedonia morto per covid. Originario di Montefalcone Valfortore (Benevento), da sacerdote ha vissuto il Concilio Vaticano II. Si vedeva il suo amore per la parrocchia di San Liberatore dove ha operato per 29 anni, poi spostato a quella della Madonna di Fatima, fino all’ultimo incarico come parroco della basilica cattedrale di Ariano. Un sacerdote innamorato di Maria: ogni anni volava a Fatima, non mancava mai alla festa del 13 maggio. Io gli dicevo scherzando che ormai era di casa, era familiare di Fatima. Un sacerdote che -come ci ricorda Papa Francesco- aveva addosso l’odore delle pecore e si dava da fare per amore del  suo popolo. Il suo ricordo sia di esempio per i nuovi sacerdoti. Un arrivederci davanti a Dio mons. Antonio Di Stasio.
Raffaele Ariano Irpino (Avellino)

 

 

INCARICATI

Don Zuccarino, ci hai insegnato ad aiutare i sacerdoti

Il carissimo don Edoardo Zuccarino ci ha lasciati. Piccolo grande incaricato diocesano per il sovvenire a  Genova, poi referente regionale per la Liguria, aveva 92 anni. A 27 era diventato  sacerdote. Così spiegava il valore di ogni dono: “basta un euro al mese -diceva quando ‘inventò’ i bussolotti, le cassettine per le Offerte adottate poi in tutta Italia- Eliminate le sovvenzioni statali, è con le Offerte dei fedeli che vivono i preti. Quel che non è cambiato è il piacere di aiutarli da parte di chi frequenta la chiesa e apprezza il loro operato”. Il Signore ricompensi il suo testimone fedele.
Grazie a Marco di Montelupo Fiorentino (Firenze) e agli altri offerenti che ci hanno scritto della scelta di continuare a donare come facevano i genitori. Una storia di famiglie vicine alla missione dei sacerdoti, in cammino con tutta la Chiesa. “La presenza del prete –scriveva il cardinale Attilio Nicora- sia giovane o anziano, sia brillante o un po’ logoro, è un miracolo permanente dell’amore fedele di Dio, che continua a ‘prendere carne’ in mezzo a noi attraverso il volto amico di un uomo che ci vuol bene in nome Suo e per questo non si stanca di parlarci di Lui, anche quando non vorremmo ascoltare. È questa la funzione dei sacerdoti. E così essi ci riscattano dall’illusione e dalla disperazione e ci aiutano a credere alla possibilità di diventare uomini nuovi”.

 

Grazie anche a…

Giuseppe di Torino, Franco di Venezia, Giuseppe di Roma, Gloria di Sasso Marconi (Bologna), Valfranca e Luigi di Chiesina Uzzanese (Pistoia), Elena di Pioltello, Rosalia di Marghera (Venezia), Sergio di Trento,  Giovanna di Stintino (Sassari), Maria Teresa ed Enrico, Enrico di Avigliano (Potenza), Adele di Atri (Teramo), Roberto di San Benedetto Po (Mantova), Paola di Lugo (Ravenna), Emanuele di Catania, Maria di Botricello (Catanzaro). Il nostro ricordo affettuoso e grato va ad Anna di Montelupo Fiorentino (Firenze), Rosa e Vincenzo di Mantova, Michele di Roma, Caterina e Germano di Gussago (Brescia) tornati alla casa del Padre. Chiediamo ai sacerdoti di ricordarli nelle Ss. Messe con tutti i donatori.

Il mistero d’amore che ci rivela Dio

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a cura di TERESA CHIARI foto AGENZIA ROMANO SICILIANI/CREATIVE COMMONS

 

La Santissima Trinità ci appare il mistero più lontano e inafferrabile. Come avvicinarci?
È un enigma per la ragione, ma è anche quanto di più vicino a noi possiamo immaginare: perché è il Dio-amore, mistero di comunione nella sua dimensione più alta e più vera. Piuttosto che con la mente, possiamo intuirlo con il cuore dove lo Spirito ha la sua dimora. Lì si può avvicinarlo. Tre persone che si amano così tanto da essere – da sempre – una sola. È “il Dio dell’amore e della pace’’ come lo chiama san Paolo (2 Cor, 13, 11-13).
Il Signore si rivela e si nasconde. E’ così anche nelle Scritture?
È la modalità in cui Dio si fa conoscere. Come nell’Eucaristia, il suo nascondimento non ci schiaccia, non si impone, ma ci fa sentire quanto siamo amati. È così che ci mettiamo in ascolto e in ricerca. Pensiamo nell’Antico Testamento ai tre personaggi misteriosi che visitano Abramo alle Querce di Mamre. O a Mosè, che davanti al roveto ardente chiede al Signore il suo nome: “sarò Colui che sarò -gli viene detto- Sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”, cioè Dio disvela l’orizzonte di un progetto da realizzare insieme. Gli parla di mettersi in cammino, aprendosi ai fratelli e conformandosi a Lui, in un atteggiamento di continua conversione. Poi nel Cantico dei Cantici: l’amata cerca l’amato che si è rivelato ma si cela, sa che c’è ma non lo trova al risveglio. E’ innamorata dell’attesa dell’altro che ancora non è lì, ma attesta la sua presenza. Il Signore è Parola, azione e misericordia che non ci abbandonano mai. E ama chi ascolta la sua voce. Dio ci supera infinitamente: per questo si rivela e si vela. Lo vedremo così come è solo quando saremo davanti a Lui.
E nei Vangeli?
A differenza dei sinottici (Matteo, Marco e Luca, ndr) negli scritti giovannei respiriamo già la Trinità, la contemplazione del mistero di Dio nella sua profondità. Fin dall’inizio, l’inno del prologo (‘In principio era il Verbo’) ci immette in questa relazione del Padre con il Figlio e lo Spirito Santo. Quando viene presentato il Verbo “che in principio era presso Dio” ed “era Dio”, che si è fatto carne, ha preso dimora tra gli uomini e poi è tornato al Padre, sprofondiamo nella Trinità. “Dio nessuno l’ha mai visto, l’Unigenito ce lo ha rivelato” e il Figlio è rivolto verso il Padre nell’atteggiamento dell’abbraccio che non si consuma mai, come nel roveto ardente. Il fuoco, la forza di questo abbraccio continua ad ardere da sempre e per sempre. I 18 versetti iniziali sono la chiave di lettura dell’intero Vangelo di Giovanni. Il prologo è nel segno del ‘noi’: Giovanni e la  giovane Chiesa vivono ogni giorno alla luce di Cristo e della Trinità. In una comunità unita ‘Dio-relazione’ si manifesta: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Lo Spirito in una comunità unita porta ad aprire il cuore, a contemplare l’indicibile. E’ respiro trinitario, che non dice mai nulla di sé ma ci parla del Padre e del Figlio. E così fanno il Padre e il Figlio: uno rivela l’altro. “Chi vede me, vede il Padre” dice Gesù (Gv 14,9): il Padre porta a compimento il suo disegno nel Figlio e lo Spirito fa luce su entrambi, in un abbraccio che ci dà la vita.
Eppure quello dell’evangelista e dei primi cristiani non era un periodo storico facile.
Giovanni e i suoi affrontavano persecuzioni e divisioni interne. Guardare alla Trinità non solo li consolava per la promessa di beatitudine, ma tracciava la loro identità comunitaria contro la tentazione di dividersi. Anche per noi, in tempi di individualismo sfrenato e contrapposizioni, la Trinità è la strada da seguire. La verità infatti non è un principio, ma una presenza e una relazione che ci mostra quello che dovremmo essere. Dunque non egoisti e idolatri di noi stessi, ma figli, bisognosi di amore e chiamati ad amare. Il mistero trinitario parla anche di generazione (‘generato non creato’) come una relazione autentica, che rispetta l’altro, non lo mette in secondo piano, non lo sfrutta, ma lo asseconda nella sua pienezza. Nella Chiesa e in famiglia, la Trinità è una scuola di verità per le nostre relazioni, da quelle coniugali al rapporto genitori-figli: ci insegna paternità e maternità, figliolanza e fraternità, così come l’Unigenito è il solo che può rivelarci il Padre, la sua forza e la sua tenerezza. All’opposto, la tentazione semina sfiducia, il peccato rescinde la relazione. Come tra Caino e Abele, o nelle coppie ferite: il demonio, il “divisore” strappa e getta via, sfregia la comunione per cui siamo stati creati e deturpa la nostra identità improntata sulla Trinità.
Come scorgere un’impronta trinitaria nelle nostre comunità o nei matrimoni, segnati da fatiche, talora da fallimenti?
Quando, nonostante inadeguatezze e cadute, riusciamo a dare segni del bene che ci vogliamo, dei pesi che portiamo l’uno dell’altro, a perdonarci, allora riusciamo a dire qualcosa di Dio, trasmettiamo un riflesso di quello che Lui è, del mistero di unità e di amore che Lui è. Marito e moglie, padre e madre, in forza del sacramento sono chiamati ad essere profeti della Trinità. Amore e unità sono la via per vivere già qui con Dio e in Dio, in attesa della casa che ci attende: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna” (GV 3,16).
La mistica santa Elisabetta della Trinità diceva: “Amare è imitare Maria, esaltando la grandezza di Dio”.
Maria genera il Figlio nello Spirito, ma sempre nell’ottica della gratitudine e della libertà: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16); questa è Maria! La Sacra Famiglia è icona trinitaria, in cui ognuno si muove verso l’altro ed è al servizio dell’altro. Non lo possiede, ma lo riconosce come dono. l

Ripartizione 8xmille / Le assegnazioni 2022

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La 76ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha preso atto che, come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (1), la somma relativa all’otto per mille dell’IRPEF assegnata alla Chiesa cattolica per il 2021 risulta pari ad euro 1.111.587.265,93 determinati da euro 1.091.552.943,44 a titolo di anticipo per l’anno in corso, ed un conguaglio sulle somme riferite all’anno 2019 di euro 20.034.322,49. Considerate le proposte di ripartizione presentate dal Consiglio Permanente, sono state approvate le seguenti assegnazioni:

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(1) I dati trasmessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nell’anno 2022 e relativi alle dichiarazioni dell’anno 2019 (redditi 2018) indicano che la percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica è stata pari al 77,18% (-1,32% rispetto all’anno precedente)

 

Domenica 18 settembre 2022 / XXXIV Giornata Nazionale per il sostentamento dei sacerdoti

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I nostri preti sono sempre al nostro fianco. Ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. I nostri sacerdoti si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Anche noi possiamo far sentire loro la nostra presenza. Questo il cuore del messaggio che guiderà la XXXIV Giornata Nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti che si celebrerà in tutte le parrocchie domenica 18 settembre.

La Giornata Nazionale permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. “È un’occasione preziosa – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma un’opportunità per spiegare il valore dell’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”. 

Nonostante siano entrate in vigore nel 1989 (a seguito della revisione concordataria del 1984), le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

“Le offerte – aggiunge Monzio Compagnoni – rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”.

Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono, dunque, di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo.

In occasione della Giornata del 18 settembre in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni.

Nel sito www.unitineldono.it è possibile effettuare una donazione ed iscriversi alla newsletter mensile per essere sempre informati sulle numerose storie di sacerdoti e comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti. In allegato il comunicato stampa con il rendiconto della raccolta delle Offerte dal 1989 al 2021, il fabbisogno dei sacerdoti 2021 e le modalità per donare.

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