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Meeting di Rimini 2026 | Una Chiesa esperta di umanità: il percorso del Servizio Promozione CEI

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Il concept dello stand del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, presente al Meeting di Rimini 2026 dal 21 al 26 agosto, si sviluppa attorno al tema della 47^ edizione, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, e propone ai visitatori un percorso immersivo per riscoprire il significato autentico del sostegno alla Chiesa: non soltanto un contributo economico, ma una partecipazione concreta alla vita di una comunità che ogni giorno genera relazioni, speranza e opere al servizio delle persone.

Una Chiesa “esperta di umanità”

Al centro dell’allestimento si trova la parete principale, che accoglie i visitatori con una domanda provocatoria: “Sai davvero come si sostiene la Chiesa cattolica?”. La risposta supera la dimensione puramente economica e richiama la corresponsabilità di tutti i fedeli: la Chiesa si sostiene attraverso la presenza delle persone, che si traduce in opere, testimonianze, firma dell’8xmille e offerte deducibili.

Il percorso espositivo sviluppa il concetto di una “Chiesa esperta di umanità”, espressione che diventa il filo conduttore dell’intero stand. Attraverso nove volti di uomini e donne impegnati in diversi ambiti della vita ecclesiale e sociale, il visitatore incontra storie concrete di fede che si fanno servizio. Dai contesti di missione alle periferie sociali, dall’educazione alla cultura, dalla sanità alla solidarietà, queste testimonianze raccontano una Chiesa capace di accompagnare le persone nelle sfide quotidiane.

Tra i protagonisti figurano l’attrice e catechista Beatrice Fazi, il Vescovo missionario in Sud Sudan Christian Carlassare, la pediatra Martina Borellini, il parroco Luigi Milano, il pedagogista Emanuele Vasques, il responsabile Caritas Marco Colombo, l’artista Simona Atzori, il sacerdote e scrittore Paolo Alliata e la responsabile educativa Angela Marino. Le loro storie mostrano come il sostegno alla Chiesa renda possibili percorsi di accoglienza, cura, educazione e promozione umana.

Dai santi di ieri ai testimoni di oggi

Un’altra parete dello stand è dedicata ai santi e ai testimoni della fede, con il titolo “Anche tu puoi fare grande la Chiesa!”. Attraverso una serie di card interattive, vengono accostate figure di santi e beati a volti contemporanei e giovani, per sottolineare la continuità di una stessa vocazione al bene che attraversa le epoche.

Da Pier Giorgio Frassati a Carlo Acutis, da don Pino Puglisi a Giulia di Barolo, il messaggio è chiaro: la santità non è un fenomeno distante nel tempo, ma una possibilità concreta che continua a manifestarsi nella vita ordinaria delle persone. Un sistema di QR code consentirà ai visitatori di approfondire le singole storie attraverso i contenuti dedicati del sito dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.

Oltre i pregiudizi: la realtà che sorprende

Un’altra parete invita, invece, a confrontarsi con alcuni luoghi comuni sulla Chiesa e sul suo operato. Attraverso il format delle card interattive #nonècomecredi, il visitatore sarà chiamato a scoprire cosa si cela dietro stereotipi e convinzioni diffuse.

L’obiettivo è mostrare che dietro ogni pregiudizio esistono esperienze concrete di umanità, servizi e opere che spesso rimangono poco conosciuti. Girando le card e leggendo le informazioni contenute, il pubblico sarà invitato a lasciarsi sorprendere dalla realtà. Qui ci sarà anche la possibilità di giocare con “Nessun Tabù”.

Comunione, corresponsabilità e partecipazione

Un altro spazio affronta il tema del sostegno economico alla Chiesa dal punto di vista della partecipazione ecclesiale. Al centro, il titolo “Sostenere la Chiesa per servire tutti” richiama il valore della comunione e della corresponsabilità.

Accanto alla citazione del cardinale Attilio Nicora, una timeline ripercorre le tappe che hanno portato all’attuale sistema di sostegno economico: dai Patti Lateranensi del 1929 alla revisione del Concordato del 1984, fino all’introduzione dell’8xmille e delle offerte deducibili per il sostentamento dei sacerdoti.

Il percorso mette in evidenza un principio fondamentale: ai bisogni della Chiesa non provvedono né lo Stato né il Vaticano, ma i fedeli stessi, chiamati a condividere responsabilità e risorse per sostenere la missione evangelizzatrice e caritativa della comunità ecclesiale.

Uno spazio per la riflessione personale

Completano l’esperienza due elementi simbolici. Sul desk dello stand sarà distribuito “L’Inciampo. Parabole contemporanee”, una pubblicazione pensata come strumento di meditazione personale e approfondimento spirituale. Il richiamo alle parabole evangeliche come “pietre d’inciampo” invita il visitatore a fermarsi, interrogarsi e lasciarsi provocare dal Vangelo.

Sopra lo spazio espositivo, un elemento aereo e un gioco di specchi rilanceranno il messaggio chiave dell’intero allestimento: “Chiamati a essere esperti di umanità” e “Una Chiesa esperta di umanità”.

Il video: il sostegno che diventa volto

A rafforzare la narrazione dello stand contribuirà anche un video emozionale che accompagnerà il visitatore in un viaggio attraverso le storie dei nove protagonisti. Il racconto mostra come sostenere la Chiesa significhi sostenere persone e opere concrete: chi costruisce pace, chi educa, chi cura, chi accoglie, chi promuove la dignità umana e chi testimonia la fede nella vita quotidiana.

Il messaggio conclusivo sintetizza il cuore della proposta: sostenere la Chiesa significa partecipare alla sua storia e alla sua missione, attraverso la propria presenza, l’8xmille e le offerte, contribuendo a costruire una comunità sempre più capace di essere, oggi, “esperta di umanità”.

All’interno dei tantissimi convegni, tavole rotonde, dibattiti del Meeting due i panel previsti e curati da  AVSI/Tracce, con diverse testimonianze di progetti che hanno beneficiato dei fondi 8xmille.

Domenica 23 agosto alle 11.30 un incontro dal titolo Accanto ai Bambini. Storie di cambiamento in Camerum e Kenya con Mireille Yoga (Centro Edimar, Camerun), Antonio Masuri (AVSI Kenya), Simona Beretta (Università Cattolica), moderatrice Giulia Bossi (AVSI).

Sempre il 23 agosto ma alle 15.00 l’altro panel sul tema Come sta il Libano oggi? La testomonianza dell’AVSI con la presenza, tra gli altri, di Monsignor Mounir Khairallah, Vescovo dell’eparchia maronita di Batrun (Batroun) in Libano.

Ogni firma conta / Dieci progetti che trasformano l’8xmille in speranza concreta

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Dall’inserimento lavorativo all’accoglienza abitativa, dal sostegno ai minori alla lotta contro la povertà alimentare, i progetti sostenuti con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica raccontano ogni giorno come una firma possa trasformarsi in opportunità reali per migliaia di persone. In tutta Italia, le Caritas diocesane e le realtà del territorio danno vita a interventi capaci di rispondere ai bisogni emergenti delle comunità, mettendo al centro dignità, inclusione e relazioni.

Lavoro e inclusione: ricostruire il futuro

A Pozzuoli, il progetto “Agorà – Lavoro di prossimità” aiuta giovani e adulti in cerca di occupazione a orientarsi nel mercato del lavoro, offrendo percorsi di formazione, bilancio delle competenze e supporto nella ricerca professionale. L’iniziativa punta a contrastare la sfiducia e la rassegnazione che spesso accompagnano la disoccupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, favorendo un inserimento lavorativo consapevole e duraturo.
A Tortona, i laboratori “Ri-Cuci & Ri-Crea” trasformano materiali destinati allo scarto in strumenti di inclusione sociale e lavorativa. RI-CUCI, laboratorio di sartoria solidale, offre alle donne in condizioni di fragilità l’opportunità di imparare un mestiere e acquisire autonomia. RI-CREA, invece, recupera e restaura mobili e oggetti coinvolgendo persone con disabilità o in percorsi di reinserimento sociale. Due esperienze che dimostrano come il lavoro, la creatività e la sostenibilità possano generare nuove opportunità di vita.

Casa e accoglienza: ripartire dalla dignità

A Pordenone, l’Asilo Notturno “La Locanda” accoglie persone senza dimora o in grave difficoltà abitativa, offrendo non solo un posto letto e servizi essenziali, ma soprattutto relazioni, ascolto e percorsi di accompagnamento verso una nuova autonomia. Dal 2016 ha ospitato oltre 700 persone, diventando un punto di riferimento per chi cerca una possibilità di ripartenza.
A Pesaro, il progetto “Casa don Giorgio: un percorso verso l’autonomia” propone un’accoglienza temporanea per persone che stanno affrontando difficoltà economiche, lavorative o relazionali. Attraverso progetti personalizzati e il supporto di operatori e volontari, gli ospiti vengono accompagnati verso il recupero della propria autonomia abitativa e sociale.
Anche a Vercelli, il Centro Accoglienza Notturna “Don Mauro Stragiotti – M. Luisa Campi” rappresenta molto più di un dormitorio. Nato per rispondere all’emergenza abitativa, il centro offre ascolto, orientamento e accompagnamento a uomini senza dimora o in situazioni di forte fragilità, costruendo percorsi di reinserimento grazie alla collaborazione tra Caritas, servizi sociali e volontari del territorio.

Minori e famiglie: investire nell’educazione

A Bisceglie, il progetto “Meno è di più… non solo un doposcuola”, ospitato nel Centro La Bussola, offre a ragazzi tra gli 11 e i 14 anni uno spazio educativo alternativo alla strada. Oltre al supporto scolastico, propone laboratori artistici, attività sportive, percorsi di educazione emotiva e iniziative di cittadinanza attiva. Il coinvolgimento delle famiglie e la collaborazione con scuole e servizi sociali rendono il progetto un vero “villaggio educativo” capace di accompagnare la crescita dei giovani più fragili.
Ad Acerra, il Centro Diurno per Minori “Maria Pia Messina” rappresenta uno dei principali presìdi educativi della diocesi. Situato nel centro cittadino, offre doposcuola, attività sportive, laboratori artistici e percorsi formativi a bambini e adolescenti che vivono situazioni di disagio sociale o povertà educativa. Negli ultimi tre anni ha accolto quasi mille minori, diventando un luogo di crescita, inclusione e speranza.
Ad Acerenza, il progetto “Oltre i Confini” affronta le fragilità educative e relazionali di bambini e adolescenti attraverso un’ampia rete che coinvolge famiglie, scuole, parrocchie e servizi sociali. Incontri formativi, laboratori dedicati alle emozioni, percorsi per genitori e il Centro d’Ascolto Cambia-Menti contribuiscono a costruire una comunità educativa capace di prevenire e accompagnare il disagio.

Solidarietà alimentare e comunità

A Viterbo, il progetto “Orti Solidali di Comunità” trasforma il lavoro della terra in uno strumento di inclusione, formazione e sostegno. In un terreno recuperato nel quartiere Santa Barbara, persone in difficoltà economica e sociale coltivano ortaggi, sviluppano competenze e rafforzano la propria autonomia, contribuendo al tempo stesso alla solidarietà verso altre famiglie del territorio.
A Reggio Emilia, CESARE – Centro di Solidarietà Alimentare Reggiano è diventato il punto di riferimento logistico di una vasta rete territoriale impegnata nel contrasto alla povertà alimentare. Nato dall’esperienza della pandemia, coordina la raccolta e la distribuzione delle donazioni coinvolgendo parrocchie, associazioni ed enti del terzo settore. Non è soltanto un magazzino alimentare, ma un modello innovativo che mette in relazione persone, organizzazioni e comunità.
A Livorno, l’Emporio Solidale propone un approccio fondato sulla dignità e sulla libertà di scelta. Le famiglie in difficoltà possono accedere a un vero e proprio supermercato solidale attraverso una tessera punti gratuita, scegliendo autonomamente i prodotti necessari. Accanto al sostegno materiale, l’Emporio offre ascolto, accompagnamento educativo e percorsi di autonomia, promuovendo al tempo stesso il recupero delle eccedenze alimentari e la lotta allo spreco.

Una rete di prossimità che genera cambiamento

Pur operando in contesti diversi, tutti questi progetti condividono una stessa visione: rispondere ai bisogni concreti delle persone mettendo al centro la loro dignità e valorizzando le risorse delle comunità locali. Che si tratti di trovare un lavoro, recuperare una casa, sostenere la crescita di un ragazzo o garantire l’accesso al cibo, le opere sostenute dall’8xmille testimoniano una presenza capillare e concreta nei territori.

Ogni firma destinata all’8xmille alla Chiesa cattolica si traduce così in servizi, relazioni, opportunità e percorsi di rinascita che contribuiscono a rendere le comunità più inclusive, solidali e attente alle fragilità di chi vive momenti di difficoltà.

Vuoi dare il tuo contributo? I progetti sostenuti dall’8xmille vivono anche grazie all’impegno quotidiano di operatori e volontari. Se desideri mettere a disposizione il tuo tempo e le tue competenze, puoi contattare la Caritas della tua diocesi o la realtà che realizza uno dei progetti presentati. Anche poche ore alla settimana possono diventare un aiuto concreto per costruire comunità più accoglienti e solidali.

8xmille e anziani / La comunità vince la solitudine: uno spazio per la terza età

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Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15) è il tema scelto da Papa Leone XIV per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che richiama la fedeltà dell’amore di Dio anche nella fragilità della vecchiaia. La vecchiaia non è un tempo da marginalizzare, ma una stagione della vita da custodire e valorizzare, perché ogni anziano porta con sé una storia, una memoria e una ricchezza per la comunità.

Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica significa non lasciare soli gli anziani più fragili: a Vercelli l’opera «AMOS» offre assistenza sanitaria agli anziani del territorio, «Casa Wanda» a Roma accoglie malati di Alzheimer e sostiene le famiglie, mentre il progetto «Giro Nonni» a Rimini porta pasti e compagnia agli anziani soli. Sono solo tre dei tanti progetti che ogni anno prendono vita grazie a una firma.

Nel Centro Sociale per anziani, affidato alla Caritas di Vigevano, nasce il progetto «I colori della vita». Tra ascolto, laboratori, ginnastica dolce e attività quotidiane, gli over 65 riscoprono il piacere di stare insieme. Un presidio gratuito, sostenuto dall’8xmille alla Chiesa cattolica, che trasforma la solitudine in nuove relazioni e opportunità di incontro.

Attraverso attività ricreative, stimolo cognitivo, motorie e gruppi di sostegno, il centro è diventato un vero e proprio punto di riferimento per la comunità e una nuova “famiglia” per centinaia di anziani. Promuove benessere e partecipazione, restituendo valore al tempo e combattendo l’isolamento.

Destinando l’8xmille alla Chiesa cattolica sulla dichiarazione dei redditi, si sostengono anche le attività per la terza età e il contrasto alla solitudine. Ogni firma porterà compagnia e gioia di vivere.

Cassano all’Jonio / Inaugurata a Trebisacce la mensa “La Locanda del Samaritano”

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È stata inaugurata a Trebisacce (Cs) la mensa “La Locanda del Samaritano”. Il nuovo servizio, promosso dalla Caritas diocesana di Cassano all’Jonio, dalle parrocchie di Trebisacce e dal Comune è stato possibile grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Franco Mundo, don Pasquale Zipparri, il direttore della Caritas diocesana, don Giuseppe Cascardi, e Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Jonio che ha concluso l’incontro con una riflessione sul tema “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

La nuova struttura nasce per offrire un sostegno concreto alle persone e alle famiglie che vivono situazioni di fragilità, mettendo a disposizione non solo un pasto, ma anche un luogo di accoglienza, ascolto e prossimità. La mensa sarà aperta nei giorni di martedì, giovedì e sabato. Fino al 1° agosto il servizio sarà effettuato alle 12, mentre dal 3 al 29 agosto l’apertura è prevista alle 19.30. Con l’apertura della “Locanda del Samaritano”, Trebisacce si dota di un nuovo presidio sociale al servizio della comunità, nato dalla collaborazione tra istituzioni, Chiesa e volontariato per rispondere ai bisogni delle persone più fragili.

Come si legge sul sito della diocesi, per Mons. Savino «La parola che deve guidarci è cura».

Infatti, il momento centrale della serata è stato l’intervento del Vescovo Mons. Savino, che ha proposto una riflessione sul significato più profondo della nuova Opera Segno. «Viviamo il tempo del deficit del riconoscimento dell’altro. Viviamo il tempo della paura», ha affermato, osservando come oggi le persone non muoiano soltanto per la mancanza di cure o di medicine, ma troppo spesso anche perché vengono meno l’amore, la vicinanza e l’attenzione verso il prossimo.

Per il Vescovo esiste una parola capace di orientare non soltanto la Chiesa, ma anche la politica, la scuola, le istituzioni e l’intera società: cura. «La Locanda del Buon Samaritano è vivere la cultura della cura. Una cura che significa amore, benevolenza, attenzione concreta. Una cura che dice all’altro: “Tu mi stai a cuore, tu non mi sei indifferente”.» Riprendendo uno dei passaggi centrali del suo intervento, Mons. Savino ha ricordato come la pandemia abbia lasciato una lezione che non può essere dimenticata: prendersi cura gli uni degli altri.

Nel ringraziare il Sindaco Avv. Franco Mundo e l’Amministrazione comunale, ha evidenziato come la collaborazione tra Comune, Chiesa, parrocchie e volontariato rappresenti un esempio concreto di sussidiarietà, uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa.

«Quando Comune, Chiesa, parrocchie e volontariato collaborano insieme per il bene comune, si realizza quella che chiamiamo sussidiarietà orizzontale.»

Richiamando le parole pronunciate da Papa Francesco durante la pandemia – “Nessuno si salva da solo” – ha invitato tutta la comunità a costruire alleanze, abbattere divisioni e camminare insieme, ricordando come “La Locanda del Samaritano” sia nata proprio da un sogno condiviso tra comunità ecclesiale, istituzioni civili e mondo del volontariato.

Rivolgendosi ai volontari ha lanciato uno degli appelli più intensi della serata: «Non limitatevi a servire i poveri. Fermatevi con loro. Mangiate con loro. Ascoltateli.» Ha quindi ricordato che l’incontro con chi vive la fragilità è un autentico incontro con Cristo: «Quando tocchiamo un povero, quando tocchiamo un malato, tocchiamo la carne viva di Cristo.»

La riflessione conclusiva è stata un invito a guardare oltre la semplice assistenza. «La Locanda non deve essere soltanto un luogo di assistenza. Deve essere anche un luogo di cultura, di formazione e di cambiamento sociale.»

Per Mons. Savino è necessario superare il paradigma dell’assistenzialismo, costruendo comunità capaci di affrontare non soltanto gli effetti, ma anche le cause della povertà.

Ha inoltre ricordato come opere come La Locanda del Samaritano siano rese possibili grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, invitando i fedeli a continuare a sostenerle attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.

Ha concluso con un forte richiamo al legame inscindibile tra carità e giustizia: «La carità senza giustizia è incompleta, così come la giustizia senza carità diventa fredda e impersonale. Se ci limitiamo all’assistenza senza affrontare le cause della povertà, rischiamo di svuotare la carità del suo significato più autentico.»

Con l’apertura della Locanda del Samaritano, la diocesi di Cassano all’Jonio consegna alla Vicaria dell’Alto Jonio non soltanto una mensa, ma un luogo in cui il pane condiviso diventa occasione di ascolto, fraternità e speranza. Un’Opera Segno che nasce dalla collaborazione tra Chiesa, istituzioni e volontariato e che vuole essere, ogni giorno, un segno concreto del Vangelo della carità.

Caritas Otranto / A Melpignano il nuovo servizio di caffetteria sociale “Fratelli Tutti”

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È stato inaugurato lo scorso 29 giugno il nuovo servizio di caffetteria “Fratelli Tutti”, un’iniziativa di Caritas Idruntina che, a Melpignano, con il Centro diurno per disabilità lieve, gestito dalla Cooperativa Atuttotenda, ha negli anni sperimentato e promosso iniziative di catering e banqueting, coinvolgendo persone con altre abilità.

Il progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra Caritas Idruntina, Bar Caffè del Parco della pace, Polo tecnico del Mediterraneo “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme, il Comune di Melpignano e le famiglie coinvolte, è finanziato dai fondi CEI 8xmille con l’obiettivo di costruire percorsi occupazionali sostenibili e replicabili nel territorio.

Esso nasce – si legge in un contributo pubblicato sul sito web della diocesi – con l’obiettivo di promuovere l’inserimento lavorativo e la piena partecipazione sociale delle persone con disabilità, valorizzandone competenze, capacità relazionali e autonomia.

Tre – viene spiegato – sono le parole chiave di questo progetto: uscita, apertura, coinvolgimento. Nello specifico si intende coniugare l’esperienza maturata nel Centro diurno (preparazione e somministrazione buffet) con l’uscita da esso, portando i ragazzi a sperimentare le skils maturate in un contesto pubblico, già avviato e frequentato dalla comunità di Melpignano, il bar presso il Parco della pace, per esperire non solo una reale inclusione lavorativa ma un contatto diretto, seppur protetto dalla presenza degli educatori del centro, con la comunità, una conoscenza che si fa esperienza, frequentazione.

“Crediamo che il lavoro rappresenti uno strumento fondamentale di crescita personale, inclusione e cittadinanza attiva”, ha commentato don Maurizio Tarantino, direttore di Caritas Idruntina. “Con questa iniziativa – ha aggiunto – vogliamo dare un volto alle grandi dissertazioni sull’inclusione e la fraternità, creare occasioni in cui le persone possano esprimere il proprio potenziale, contribuendo concretamente alla vita della comunità.

Terremoto in Venezuela / La vicinanza della Chiesa italiana; 500mila euro dall’8xmille per le prime necessità

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.

In un messaggio inviato a Mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. “Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”.

Il Presidente della CEI ricorda che “ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura”. Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per “autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita”.

Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

26 giungo 2026

Diocesi di Volterra / Mensa Caritas, non solo un pasto caldo: un luogo di ascolto e vicinanza

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Vi segnaliamo su Toscana Oggi.it questo servizio sulla mensa della parrocchia di Santa Maria della Marca a Castelfiorentino, una realtà che continua la propria attività grazie anche ai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica attraverso la diocesi di Volterra.

A pranzo accoglie ogni giorno circa 30 persone e rappresenta da quasi vent’anni un punto di riferimento per chi vive situazioni di fragilità. Il nuovo parroco, don Lorenzo Mancini, arrivato da poche settimane alla guida della comunità, spiega come il servizio sia ormai una presenza storica sul territorio: «La mensa è aperta tutti i giorni, da lunedì al venerdì all’ora di pranzo dalle 12 alle 14. Al suo interno viene servito un pasto caldo completo e vengono distribuiti inoltre pacchi alimentari grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la rete della Caritas parrocchiale». Un pasto caldo, un luogo accogliente dove trascorrere un’ora in compagnia, un pacco alimentare per affrontare la settimana, la struttura ospitata nei locali sottostanti la parrocchia di Santa Maria della Marca è conosciuta da molti semplicemente come «la mensa di Castelfiorentino». Accanto alla distribuzione dei pasti vengono preparati e consegnati anche pacchi alimentari alle famiglie che ne hanno bisogno.

«I pacchi vengono distribuiti grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la Caritas parrocchiale – spiega don Lorenzo – molte famiglie sanno che possono trovarli qui e vengono a ritirarli negli orari di apertura della mensa».

Le origini del servizio risalgono al 2009: «La mensa fu avviata da don Armando Volpi – racconta Eros Coli, responsabile della struttura dal 2014 – recuperò alcune attrezzature di seconda mano da ristoranti e cucine che le stavano dismettendo e iniziò questa esperienza nei locali che utilizziamo ancora oggi. All’inizio venivano cinque o sei persone, poi la presenza è cresciuta progressivamente. Prima del Covid arrivavamo a servire anche cinquanta o sessanta persone – ricorda Coli – molte famiglie venivano con i loro contenitori per ritirare il pranzo da portare a casa. Durante la pandemia abbiamo dovuto interrompere questa modalità e sostituirla con la distribuzione di pacchi alimentari e approfittando della chiusura della mensa, abbiano dato corso ad una ristrutturazione della cucina togliendo i vecchi apparecchi obsoleti fin dal tempo in cui ci furono donati con altri più efficienti e a norma».

Una scelta resa necessaria dall’emergenza sanitaria ma che ha prodotto un cambiamento destinato a rimanere anche negli anni successivi: «Molte famiglie hanno preferito continuare a ricevere il pacco alimentare anche dopo la fine della pandemia. Preferiscono cucinare autonomamente e coinvolgere maggiormente il nucleo familiare. Così la mensa è rimasta soprattutto un punto di riferimento soprattutto per le persone sole».

Oggi gli ospiti sono in gran parte anziani, persone con disabilità, persone che vivono condizioni di forte disagio economico oppure situazioni abitative precarie, alcuni ricevono il pasto direttamente a domicilio: «Ci sono persone che non riescono a muoversi per motivi di salute o per l’età avanzata, in questi casi siamo noi a portare il pranzo a casa. Per altri la mensa rappresenta soprattutto un’occasione per stare insieme, fare due chiacchiere e vivere un momento di socialità. Qualcuno viene anche per trovare un ambiente accogliente – sottolinea il responsabile – c’è chi approfitta per ricaricare il telefono, chi cerca un capo di abbigliamento tra quelli che mettiamo a disposizione, chi semplicemente desidera trascorrere un po’ di tempo in compagnia».

Ogni giorno il pranzo prevede generalmente un primo, un secondo con contorno, pane e, quando possibile, frutta o dolce. Per prepararlo è impegnata una squadra di volontari, dotati di tutte le certificazioni sanitarie e di legge necessarie, che rappresenta il vero cuore della struttura. Dietro a gesti che possono apparire semplici c’è una rete che ogni giorno rende possibile una delle opere caritative più importanti del territorio di Castelfiorentino: «Sono tutte persone che mettono gratuitamente il loro tempo a disposizione degli altri – sottolinea con orgoglio don Lorenzo – ci sono le suore presenti in parrocchia e i volontari della Caritas che si occupano della cucina, dell’accoglienza, della distribuzione dei pacchi e di tutte le attività necessarie». «Molto spesso partecipano al servizio soggetti inviati da enti terzi per svolgere periodi di tirocinio come ragazzi in inserimento socio – terapeutico per problematiche sanitarie, persone in inserimento assistenziale a causa di difficolta economiche e di mancanza di lavoro oltre ai ragazzi che svolgono un periodo di volontariato in quanto sospesi da scuola» continua Coli.

Nel concreto, ogni giorno sono impegnate circa sei persone: due si occupano del recupero degli alimenti presso supermercati e attività commerciali del territorio, due lavorano in cucina e altre due seguono la preparazione e il servizio. Una parte fondamentale del lavoro consiste proprio nel recupero delle eccedenze alimentari: «Tutte le mattine passiamo da supermercati e negozi che ci donano prodotti non più vendibili ma ancora perfettamente buoni. Spesso basta una confezione danneggiata o un frutto leggermente ammaccato perché un intero lotto venga ritirato dalla vendita. Noi recuperiamo ciò che è utilizzabile e i volontari selezionano con attenzione i prodotti».

Grazie a queste donazioni arrivano frutta, verdura, pane e molti altri generi alimentari, più difficile, invece, è reperire le proteine necessarie per garantire pasti equilibrati: «La parte più complicata è proprio quella – spiega Coli – molti alimenti li riceviamo in dono, ma carne, pesce e altre fonti proteiche spesso devono essere acquistate».

Ed è qui che emerge l’importanza decisiva del sostegno economico garantito dall’8xmille.

«Se non ci fosse il contributo della diocesi di Volterra sarebbe molto difficile mantenere la mensa – afferma con chiarezza don Lorenzo – l’8xmille viene destinato alla diocesi e successivamente redistribuito alle varie realtà che svolgono servizi caritativi. Per una struttura come la nostra rappresenta un sostegno fondamentale».

Le spese da sostenere non riguardano soltanto gli alimenti ma anche le utenze, la manutenzione dei locali e tutte le necessità quotidiane di una cucina che lavora senza sosta ogni giorno dell’anno. Un impegno economico importante che però si traduce in un aiuto concreto per decine di persone che trovano non soltanto un piatto caldo ma anche ascolto, relazioni e vicinanza umana.

Lo scorso 29 maggio la mensa della Marca ha ricevuto un premio dal gruppo Lyons Club Certaldo per l’impegno «Al servizio degli ultimi», un riconoscimento dopo quasi vent’anni di attività, per chi continua a rappresentare uno dei volti più concreti della solidarietà sul territorio. Un’opera silenziosa, sostenuta dal lavoro dei volontari e dalla generosità di chi sceglie di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, trasformando una firma in un aiuto reale per chi attraversa momenti di difficoltà.

Sulmona-Valva / A Roccaraso inaugurato uno spazio di aggregazione per i giovani grazie all’8xmille

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Non è semplicemente un edificio restituito alla cittadinanza dopo un attento lavoro di riqualificazione edilizia, ma è, per sua stessa natura, una promessa di futuro e un presidio di speranza. Sabato 13 giugno Roccaraso (L’Aquila) si è vestita a festa per l’apertura ufficiale della nuova “Casa del Giovane”, un centro pastorale e di aggregazione interamente rinnovato grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica e ai fondi della Parrocchia stessa. Al taglio del nastro e alla successiva benedizione dei locali, accanto ai ragazzi, alle famiglie e alle autorità locali, il Vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco.

«Vogliamo che questa casa sia un cantiere aperto di speranza e un punto di riferimento educativo per l’intero territorio – sottolinea il Vescovo Fusco -. Grazie alle firme per l’8xmille, la generosità e la fiducia dei cittadini si trasformano in un segno tangibile di prossimità ecclesiale. Investire sui giovani e offrire loro spazi protetti di crescita non è un costo, ma il più fecondo degli investimenti sul domani delle nostre comunità».

L’opera, caratterizzata da una struttura solida, accogliente e pensata a misura di ragazzo, rappresenta l’esempio plastico di come le firme dei contribuenti si trasformino in progetti tangibili di promozione umana. In contesti come quello degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, noti per la straordinaria vocazione turistica ed estiva ma talvolta esposti, nei mesi invernali, al rischio di isolamento sociale per i residenti, un centro di questo tipo assume una valenza doppiamente strategica: un’ancora contro lo spopolamento e un incubatore di idee.

Oltre le mura: la visione della “sala della comunità”. Per comprendere appieno la visione pastorale che anima questo nuovo centro, lo sguardo deve necessariamente allargarsi ai grandi orientamenti della Chiesa italiana. La “Casa del Giovane” di Roccaraso si inserisce infatti perfettamente nel solco tracciato dalla storica Nota pastorale del 25 marzo 1999 (“La sala della comunità: un servizio pastorale e culturale”), curata dalla Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali della Cei.

In quel documento, i Vescovi italiani offrivano una definizione illuminante che sembra scritta oggi per le mura di questa nuova struttura: la sala della comunità è il «luogo della riflessione e dell’accoglienza, dell’incontro e dell’approfondimento», uno spazio prezioso per «sviluppare in modo creativo l’intelligenza credente, per leggere la storia a partire dallo sguardo di uomini e donne illuminati dalla fede».

A Roccaraso la sfida è esattamente questa. Non si tratta di aprire un semplice locale ricreativo, ma di dare vita a un laboratorio antropologico dove la cultura, la musica, lo sport, il gioco e l’uso consapevole dei nuovi linguaggi multimediali diventino strumenti sussidiari per fare catechesi, educazione e cittadinanza attiva. Un luogo dove il Vangelo incontra la vita quotidiana e i sogni dei ragazzi.

La forza dell’8xmille: un bene che ritorna sul territorio. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il motore economico e valoriale dell’8xmille. Spesso percepito come un meccanismo burocratico e astratto, questo strumento si dimostra qui, ancora una volta, un eccezionale moltiplicatore di bene comune. La Curia diocesana, investendo queste risorse nel restauro della struttura, ha voluto dare un segnale forte, di trasparenza e vicinanza: i fondi offerti dai cittadini tornano direttamente alle comunità sotto forma di spazi educativi protetti, moderni e gratuiti.

Investire sui giovani significa credere che il domani si edifichi nel presente. Tra il calore della comunità parrocchiale e il mandato pastorale di Mons. Fusco, la “Casa del Giovane” apre i suoi battenti non come un monumento passivo, ma come una casa viva, dalle porte aperte, dove ogni ragazzo del territorio potrà finalmente dire: “Questo è il mio spazio”.

8xmille / Una firma che diventa cura, bellezza e speranza: i progetti raccontati dalle comunità

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Firmo per l’8xmille perché è una firma che gratuitamente produce ricchezza”, Angela Gallo; “Firmo perché grazie alla Chiesa la mia famiglia è stata aiutata”, Francesca Lanciano; “Firmo perché grazie all’8xmille possiamo offrire un’alternativa alla strada”, Angela Marino; “Firmo per contribuire alla ristrutturazione del patrimonio architettonico italiano”, Francesco Raschi; “Firmo perché anch’io voglio contribuire a rendere migliore il luogo in cui viviamo”, Giuseppina Campana; “Firmo perché la Chiesa possa stare vicino alle famiglie in difficoltà”, Katia Kuzzo.

Sono solo alcune delle testimonianze pubblicate sul sito 8xmille.it che sintetizzano cosa può produrre concretamente, per il bene comune, una firma consapevole e motivata. Una firma che equivale ad un “voto” e non comporta nessuna tassa aggiuntiva. Una firma che va rinnovata ogni anno.

Ve lo raccontano direttamente le voci di alcune comunità, che animano ogni giorno tanti progetti sul nostro territorio da Nord a Sud.

Per saperne di più visitare il sito 8xmille.it oppure cliccare di seguito sul nome dei progetti:

La Cooperativa sociale “Michea”Chieti

Empori di “Scambi di Idee”Savona

Condominio solidale “Don Artibano”Novara

Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II”Pescara

Laboratorio Orchestrale Lucchese – L.O.L. – “fratel Arturo Paoli” Lucca

Centri di Ascolto “SS. Annunziata” e “Don Luigi Di Liegro”Frosinone

Centro Diurno “Papa Francesco”Ferrara

“SICAR Hub”: Sportello di Orientamento ed Accompagnamento Psico-Socio-SanitarioBari

“Nuove Vie”, lavoro e formazioneFoggia

Cagliari / «Dove va l’8xmille?»: i progetti realizzati dalla diocesi grazie alla firma sulla dichiarazione dei redditi

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Oltre due milioni di euro destinati alla carità, al sostegno delle famiglie più fragili, ai giovani, alle attività pastorali e alla cura del patrimonio ecclesiastico.

La diocesi di Cagliari ha presentato i progetti finanziati con i fondi dell’8xmille durante l’incontro «Dove va l’8xmille», svoltosi venerdì 29 maggio nei locali della Curia arcivescovile.

L’iniziativa, promossa dal Servizio diocesano del Sovvenire insieme all’Ufficio per le comunicazioni sociali e alla fondazione Kalaritana Media, è stata un momento di racconto sull’utilizzo delle risorse ricevute e sulle ricadute concrete per le comunità.

Ad aprire i lavori sono stati l’Arcivescovo Monsignor Giuseppe Baturi e il direttore del Servizio diocesano del Sovvenire, don Alessandro Simula.

«La presentazione dei progetti e del bilancio sociale dell’8xmille è un momento di trasparenza – ha spiegato don Simula – che mostra come le risorse vengano impiegate in opere e servizi a favore del territorio, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità».

Nel 2025 la diocesi ha ricevuto complessivamente 2.107.324,51 euro dai fondi dell’8xmille: 1.084.146,28 euro per il culto e la pastorale e 1.023.178,23 euro per la carità.

A illustrare nel dettaglio dati e progetti, don Giuseppe Camboni, vicario episcopale per l’amministrazione dei beni temporali della Chiesa.

«L’8xmille – ha detto – sostiene le situazioni di bisogno, promuove il lavoro, tutela il patrimonio artistico e culturale e rafforza il welfare comunitario attraverso reti solidali e la diffusione della cultura del volontariato».

Tra gli interventi sociali più rilevanti figurano 402.500 euro destinati alle famiglie in difficoltà socio-economica, 77.000 euro per i giovani e 315.000 euro per catechesi e formazione.

Gli interventi di carità immediata raggiungono 769.000 euro, pari al 36,49% del totale, includendo anche i progetti legati al Giubileo 2025. Tra i cosiddetti «segni giubilari» rientrano il microcredito «Mi fido di noi», i centri di accoglienza Caritas, il sostegno al Centro di aiuto alla vita e percorsi di reinserimento sociale, per un totale di 85.000 euro.

Ulteriori risorse sono state destinate ad anziani e malati (80.000 euro), alle persone detenute (60.000 euro), alle comunicazioni sociali (125.000 euro), alle missioni (17.000 euro) e alle parrocchie (273.000 euro).

Previsti inoltre 218.200 euro per gli uffici diocesani e 449.500 euro per edilizia e manutenzioni, con attenzione anche all’efficientamento energetico degli immobili ecclesiastici.

A ciò si aggiungono gli interventi di restauro e recupero del patrimonio storico e religioso, grazie ai fondi erogati direttamente dall’8xmille della Cei, integrati anche con la compartecipazione dei Comuni.

Tra questi, il restauro della chiesa di San Pietro Apostolo a Monastir e il recupero del campanile della chiesa di Villagreca, ciascuno dei quali per un importo di 110mila euro, di cui 77.000 provenienti dai fondi Cei e la restante quota dai Comuni.

A Settimo San Pietro sarà invece restaurata la chiesa di San Pietro Apostolo con un intervento da 100.000 euro, finanziato per 70.000 euro dai fondi Cei, e per il resto dal Comune.

A Guamaggiore è prevista la riqualificazione della casa canonica della parrocchia di San Sebastiano Martire: investimento complessivo da 150mila euro, di cui 105mila provenienti dalla CEI e il resto da Diocesi e parrocchia.

Ancora, l’intervento sulla Casa canonica della parrocchia Cattedrale di Cagliari, per un importo complessivo di 240mila euro, di cui 168mila provenienti dalla CEI e il resto da Diocesi e parrocchia.

«L’8xmille è un sostegno concreto – evidenzia don Mario Pili, direttore dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e i beni culturali – soprattutto per le comunità più piccole e periferiche. I progetti coinvolgono professionisti e imprese, generando lavoro sul territorio e contribuendo alla conservazione della memoria storica».

Previsti anche impianti di videosorveglianza in cinque parrocchie, per favorire una maggiore tutela e fruibilità degli edifici.

Inoltre, una quota sarà destinata al Museo diocesano, alla Biblioteca del Seminario, all’Archivio storico diocesano e all’Archivio della Provincia dei frati minori cappuccini della Sardegna.

Tra le opere realizzate grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica rientrano anche i «segni giubilari»: una rete di progetti capaci di favorire la partecipazione, rafforzare i legami comunitari e attivare nuove risorse nei territori.

Maria Chiara Cugusi
(Fonte articoli: Kalaritana Media / Diocesi di Cagliari e Kalaritana Avvenire)