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CEI / Gestione dei fondi 8xmille nella Chiesa cattolica: un Vademecum

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Uno strumento chiaro e condiviso a supporto delle Diocesi per una gestione corretta e trasparente dei fondi dell’8xmille. È disponibile online il Vademecum “Gestione dei fondi 8xmille nella Chiesa cattolica. Principi normativi, criteri pastorali, responsabilità amministrativa e rendicontazione”, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 24 marzo 2026 (in allegato).

“Con questo documento la Conferenza Episcopale Italiana compie un passo ulteriore nel rafforzare trasparenza, responsabilità e coerenza evangelica nella gestione delle risorse: tutto è orientato al servizio del bene comune e a una visione etica e sostenibile. Un passo avanti che si pone in attuazione concreta delle indicazioni emerse nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia”, spiega don Claudio Francesconi, economo della CEI.

Il Vademecum approfondisce in maniera articolata i principi, le procedure e gli strumenti che regolano la gestione dei fondi dell’8xmille.

Dopo una prima parte dedicata ai criteri per l’amministrazione e al ruolo della CEI, il documento entra nel dettaglio delle procedure di assegnazione, gestione e rendicontazione dei fondi destinati al culto, alla pastorale e agli interventi caritativi. Ampio spazio è riservato alle modalità operative delle diocesi, distinguendo tra erogazioni dirette e indirette, e alle linee guida su trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità finanziaria e comunicazione.

Il testo dedica inoltre specifiche sezioni alla gestione dei progetti, agli aspetti contabili e alla proposta di revisione e aggiornamento dello schema di ripartizione dei fondi 8xmille.

Il documento è frutto di un percorso di revisione e aggiornamento avviato dalla CEI per rispondere alle trasformazioni normative, organizzative e tecnologiche che negli anni hanno interessato il sistema di gestione delle risorse.

Fin dalle prime disposizioni successive all’attuazione della Legge n. 222 del 1985, la CEI ha progressivamente rafforzato i criteri di trasparenza, tracciabilità e responsabilità nell’utilizzo dei fondi dell’8xmille. Un impegno che negli ultimi anni ha richiesto un ripensamento organico delle procedure, alla luce delle nuove esigenze amministrative e delle richieste di maggiore chiarezza e condivisione.

In questo contesto, il 19 luglio 2024 la Segreteria Generale della CEI ha istituito un Tavolo di lavoro sulla rendicontazione, composto da esperti con competenze amministrative, tecniche e pastorali. Il tutto nel solco del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, valorizzando la corresponsabilità e la cura delle risorse come dimensione concreta della vita ecclesiale.

8xmille / Avezzano: il giovane don Antonio svolge il suo servizio pastorale con passione ed entusiasmo

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Alle porte di Avezzano, le comunità di San Pelino e Caruscino costituiscono una sola grande famiglia radicata nella fede e aperta al territorio. Affidate allo stesso sacerdote, don Antonio Allegritti, le parrocchie di San Michele Arcangelo in San Pelino e di San Giuseppe Artigiano in Caruscino vivono una collaborazione sempre più stretta nella liturgia, nella catechesi e nelle iniziative caritative, diventando un punto di riferimento per tanti abitanti della piana del Fucino.

“San Pelino e Caruscino – sottolinea il parroco don Antonio Allegrittisono come una casa grande con due porte d’ingresso: chi entra da una parte o dall’altra trova lo stesso clima di accoglienza, di ascolto e di fraternità. Il nostro desiderio è che nessuno si senta spettatore, ma tutti si scoprano protagonisti di una storia di fede e di amicizia che unisce le nostre comunità e le apre al servizio dei più fragili”.

La scelta di condividere progetti, percorsi formativi e momenti di festa permette di valorizzare le diverse tradizioni locali, mettendole a servizio di un unico cammino evangelico. Nel corso dell’anno, momenti importanti come l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua vengono scanditi da celebrazioni comuni, veglie di preghiera, iniziative per bambini, giovani e famiglie, offrendo a tutti la possibilità di sentirsi parte della comunità.

Classe 1989, don Antonio Allegritti, ordinato sacerdote il 7 settembre 2014 e contestualmente parroco, guida con entusiasmo e dedizione una comunità di oltre 5.000 abitanti. La sua è una vocazione giovanile (è entrato in seminario a 18 anni ed è stato ordinato sacerdote a soli 25 anni), coltivata con passione e accompagnata da un costante desiderio di incontrare le persone nei luoghi della quotidianità.

Oltre al ministero parrocchiale, don Antonio è Direttore del Servizio di Pastorale Giovanile sia della diocesi di Avezzano che della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Con progetti e iniziative, parla il linguaggio delle nuove generazioni e le coinvolge in percorsi di fede, responsabilità e servizio. Tra gli appuntamenti più sentiti dell’anno 2026, il 19 aprile l’incontro diocesano dei giovani con oltre 700 partecipanti e il cammino a piedi al Santuario di San Nunzio, il 2 maggio: occasioni in cui la spiritualità incontra la festa e la condivisione. Già in cantiere, l’organizzazione della partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul.

L’impegno del giovane parroco non si limita alla pastorale giovanile ma segue con attenzione anche gli anziani, collabora come assistente ecclesiastico con il Centro Italiano Femminile (CIF) e con il Movimento per la Vita, mantenendo uno sguardo aperto su tutte le realtà sociali del territorio.

Nella sua opera può contare sull’aiuto del collaboratore don Angelo Di Bucchianico, 60 anni, parroco di San Sebastiano in Paterno, con cui condivide la visione di comunità legate ma al contempo con la propria identità: unite, solidali e partecipative.

Accanto al ministero pastorale, don Antonio svolge anche attività di insegnamento: è docente del corso di laurea in Scienze Religiose di L’Aquila e Pescara e insegna storia e filosofia al liceo, con lo stesso impegno educativo che caratterizza la sua azione sacerdotale.

La comunità di San Pelino è una terra di emigrazione, ma anche di ritorni: nei mesi estivi le feste patronali e le iniziative di comitati di animazione delle celebrazioni per i santi titolari della Parrocchia diventano occasioni di incontro e rilancio. Importante la presenza di giovani in tali comitati, segno di cittadinanza attiva e speranza per il futuro. “I giovani – conclude don Antonio – sono i protagonisti del nostro territorio. Con la forza delle loro idee e la loro voglia di fare, stanno facendo riscoprire anche agli adulti il valore del servizio e dell’appartenenza”.

San Pelino e Caruscino rappresentano una presenza viva e ospitale, capace di dialogare con il tessuto sociale e culturale del territorio, costruendo relazioni, pace e solidarietà e facendo della quotidianità un’occasione per annunciare il Vangelo. Con un volto sinodale e ministeriale, unendo le forze e promuovendo l’incontro tra esperienze e generazioni.

Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, tante comunità come quelle di Avezzano possono contare su una vicinanza attenta e costante. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di circa 31 mila sacerdoti in tutta Italia come don Antonio Allegritti, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.

8xmille in Giordania / Don Cornioli: “Ridare dignità ai profughi è il primo passo per riaccendere la speranza”

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La Giordania è considerata uno degli Stati più stabili del Medio Oriente nonostante le tensioni regionali. Ospita numerosi rifugiati provenienti soprattutto da Siria e Palestina. La religione predominante è l’Islam sunnita e ci sono minoranze cristiane integrate nella società. Finora, grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica è stato possibile sostenere 50 progetti sostenuti in Giordania con quasi 20 milioni di euro.

Don Mario Cornioli, sacerdote della diocesi di Fiesole e fidei donum del Patriarcato latino di Gerusalemme, ha scritto per il Sir un servizio dal quale emerge, tra l’altro, l’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.

Inizia così la testimonianza di don Cornioli, impegnato da anni accanto ai profughi in Giordania:

“Quando sono arrivato in Giordania nel 2015, dopo tanti anni trascorsi in Palestina al servizio del Patriarcato latino di Gerusalemme come sacerdote fidei donum della diocesi di Fiesole, ho trovato una realtà fatta di accoglienza, ospitalità e grande umanità. Ho incontrato un Paese bellissimo e una Chiesa viva, animata da una fede sincera. Ma soprattutto ho visto la dignità e il coraggio di uomini e donne, cristiani e musulmani, che continuano a credere nella convivenza nonostante tutto sembri lavorare nella direzione opposta”, racconta il sacerdote.

La Giordania, ricorda don Cornioli, “ha accolto negli anni circa tre milioni di profughi su una popolazione di dieci milioni di abitanti. Un dato impressionante, soprattutto se si considera che si tratta di uno dei Paesi più poveri al mondo per risorse e disponibilità d’acqua”.

Il cuore dell’impegno pastorale e sociale di don Cornioli è rivolto ai rifugiati iracheni e siriani, segnati da anni di guerra, violenze e precarietà. “L’unico modo per riaccendere la speranza nei cuori di intere generazioni cresciute sotto le bombe è ridare loro dignità”, spiega. “L’incertezza del futuro, l’attesa di poter ripartire per Paesi come Canada, Australia o Stati Uniti, insieme all’impossibilità di lavorare, studiare o accedere facilmente ai servizi sanitari, rende la vita quotidiana molto pesante”.

Per questo, grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana e ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sono nati due progetti diventati negli anni veri percorsi di rinascita: “Mar Yohanna”, ristorante italiano gestito da profughi, e “Rafedìn”, laboratorio sartoriale di moda.

“Mar Yohanna, nato nove anni fa, ha formato circa 120 ragazzi e oggi dà lavoro a 31 persone. Rafedìn, attivo da dieci anni, ha formato circa 150 ragazze e continua a offrire occupazione a 14 giovani donne”, racconta il sacerdote. “Sono laboratori di vita prima ancora che luoghi di lavoro: spazi sereni dove imparare un mestiere, valorizzare i propri talenti e ritrovare fiducia in sé stessi”.

Secondo don Cornioli, “la cosa più importante è aver restituito dignità e sorriso ai beneficiari”. Dietro questi progetti, aggiunge, “c’è una convinzione profonda: anche dagli scarti possono nascere cose belle”.

Cpntinua a leggere l’articolo sul Sir.

“Ci sto” / Caritas di Potenza: con l’8xmille il progetto “L’officina delle idee – a casa di Leo”

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A Potenza i volontari della Caritas insegnano l’arte del taglio e del cucito a donne senza un lavoro e che hanno vissuto o vivono situazioni di fragilità economica o sociale. Il progetto “L’officina delle idee – a casa di Leo”, grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, ha l’obiettivo di inserire le donne nel mondo del lavoro attraverso una formazione sartoriale. La sartoria nasce in un container sistemato nel rione periferico Bucaletto che in passato ha ospitato gli sfollati della città dopo il terremoto dei primi anni Ottanta. Qui si impara a cucire, rammendare e confezionare, in un contesto sereno e di condivisione.

8xmille / Povertà sanitaria, a Città di Castello un anno di cure e una sfida che cresce

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A Città di Castello la povertà sanitaria non è più soltanto un indicatore statistico, ma un fenomeno concreto che assume il volto di famiglie che rinunciano alle cure, di genitori costretti a rimandare visite per i figli, di persone sole o lavoratori fragili che non riescono a sostenere anche le spese mediche più essenziali. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana di Città di Castello nel primo anniversario dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, l’opera segno nata anche con il sostegno dell’8xmille per offrire cure odontoiatriche di base a chi non può permettersele.

A un anno dall’apertura, l’ambulatorio “Santa Margherita” di Città di Castello racconta non soltanto una serie di prestazioni sanitarie, ma un presidio concreto di prossimità. Un luogo dove, come hanno sintetizzato sia Lombardo sia Zucchini, “i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine; ed è questa la forza che ci spinge ad andare avanti”.

Nel corso della presentazione è stato proiettato anche il racconto video sull’ambulatorio tifernate realizzato per la campagna “Firmato da te” della Chiesa cattolica italiana, a sottolineare il ruolo concreto delle risorse dell’8xmille nella realizzazione di opere sociali sul territorio.

8xmille / Inaugurato a Cagliari il nuovo centro di accoglienza «Nostra Signora del Carmine»

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Nel pomeriggio dell’11 maggio è stato inaugurato il nuovo Centro di accoglienza «Nostra Signora del Carmine», realizzato dalla Caritas diocesana all’interno dell’omonima parrocchia a Cagliari. La notizia pubblicata su kalaritanamedia.it, a cura di Maria Chiara Cugusi, evidenzia che si tratta di un segno concreto di una Chiesa impegnata in prima linea nel rispondere all’emergenza abitativa, promuovendo al contempo percorsi di accompagnamento a lungo termine verso l’autonomia e il riscatto personale.

Il progetto, del valore complessivo di 100 mila euro, è stato finanziato per il 60% attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e per il 40% grazie al contributo di una donatrice privata. L’intervento ha riguardato la ristrutturazione e la riconfigurazione degli spazi, ora destinati all’accoglienza.

All’inaugurazione era presente l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi, che ha sottolineato il valore umano e spirituale dell’iniziativa: «Si apre la possibilità di offrire un contributo diverso, qualcosa di nuovo rispetto a ciò a cui siamo stati abituati: attenzione, premura, cura – ha detto –. Sono nomi concreti dell’amore, della gentilezza, del rispetto. Tutti cercano una casa, ma non solo un posto letto: cercano un luogo in cui essere accolti, dove sperimentare la misericordia, che è concreta, affettiva ed effettiva». L’Arcivescovo ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione tra realtà ecclesiali e istituzioni: «La libertà della Chiesa si esprime nella capacità di operare insieme agli altri per il bene della persona».

Il centro, nato nell’ambito di un più ampio percorso di co-programmazione e co-progettazione con il Comune di Cagliari, dispone di 18 posti e di operatori dedicati. Il modello organizzativo è pensato per rispondere sia all’accoglienza notturna sia all’accompagnamento sociale delle persone ospitate.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio protocollo di collaborazione che coinvolge l’Arcidiocesi di Cagliari, l’Ordine dei Carmelitani, la Caritas carmelitana in Italia, la parrocchia Nostra Signora del Carmine e la Fondazione Caritas San Saturnino. Nei mesi scorsi l’accordo ha già portato all’apertura della Casa di accoglienza Sant’Anna, destinata a donne fragili e gestita insieme alle Suore Figlie della Carità.

Si tratta dell’ottavo centro di accoglienza a bassa soglia promosso dalla Chiesa diocesana, per un totale di circa 150 posti letto, a cui si aggiunge il servizio di accoglienza invernale. Un sistema articolato di interventi a sostegno delle persone in condizione di grave marginalità.

«Si tratta di una Chiesa che continua ad accogliere e accompagnare i poveri, in uno spirito di corresponsabilità e collaborazione con le istituzioni e il terzo settore – ha spiegato il direttore della Caritas, don Marco Lai –. L’obiettivo più ampio è accompagnare gli ospiti in percorsi di recupero dell’autonomia personale e sociale, capaci di restituire dignità e fiducia nel futuro. Circa il 35% delle persone accolte ogni anno riesce a raggiungere una condizione di autonomia».

«Fa parte del carisma carmelitano l’attenzione alle persone fragili e umili – ha aggiunto il parroco padre Giuseppe Basile –. Questo centro nasce proprio con l’obiettivo di accompagnare chi vive ai margini, promuovendo dignità e percorsi di riscatto».

Presente anche l’assessora alla Salute e al benessere del Comune di Cagliari, Anna Puddu, che ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa: «Un ulteriore tassello nell’impegno dell’amministrazione comunale per dare risposte concrete all’emergenza abitativa, affinché nessuno resti in strada. È fondamentale garantire non solo posti letto, ma anche percorsi di vita, emancipazione e progettualità personalizzate».

8xmille / Vigevano: uno spazio gratuito per over 65, contro solitudine e fragilità

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In una società che invecchia rapidamente, è fondamentale favorire l’inclusione sociale, la cura e l’accompagnamento degli anziani attraverso strutture e servizi su misura. È quello che accade a Vigevano dove, nel settembre 2023, la Caritas ha assunto la gestione del Centro Sociale Anziani per offrire uno spazio accogliente, di ascolto e condivisione per la popolazione over 65 della città.

“I dati statistici spiega don Moreno Locatelli, direttore Caritas – ci raccontavano di una città senza luoghi aggregativi per gli anziani attivi, desiderosi di trovarsi e stare insieme. Da questa considerazione è nata l’idea di avviare un’iniziativa per questa fascia di popolazione utilizzando uno spazio, già esistente e da sempre destinato alla popolazione anziana che, complice anche il periodo pandemico, aveva subito un calo di frequentazione e non era più stato utilizzato al massimo delle sue potenzialità”.

Nato nell’ambito del progetto “I colori della vita”, il centro intende contrastare solitudine e isolamento, promuovendo il benessere psicofisico degli anziani e rafforzando i legami di comunità sul territorio vigevanese. “Abbiamo pensato di trasformare un luogo già conosciuto – aggiunge Elena Galuppo, coordinatrice area famiglia Fondazione Caritas Vigevano – in uno spazio aperto, dove trovare sempre qualcuno disponibile all’ascolto, alla condivisone di un caffè in compagnia offrendo un ventaglio di proposte di attività specifiche per stimolare e conservare le capacità residue.”

Laboratori espressivi e manuali, ginnastica dolce, esercizi di stimolazione cognitiva, gruppi di sostegno, sportelli di ascolto e attività ricreative e laboratoriali, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità, sono alcune delle attività settimanali completamente gratuite. È previsto anche un laboratorio dedicato agli anziani con Alzheimer, pensato per stimolare le capacità cognitive, favorire una quotidianità più serena e offrire sollievo ai familiari e ai caregiver.

“Grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica – riprende don Locatelli – abbiamo avuto la possibilità di fornire una risposta concreta agli anziani del nostro territorio. La comunità vuole farsi prossima, offrendo luoghi e relazioni che generano fiducia, partecipazione e speranza, soprattutto nelle fasi più delicate della vita”.

L’équipe è composta da una coordinatrice, un’operatrice sociale, oltre a figure educative, professionali e volontari che si alternano nella proposta delle attività. Il Centro è oggi un riferimento per la città di Vigevano dove gli anziani possono accedere gratuitamente, partecipando alle proposte dell’équipe, che oltre alla parte socializzante e ricreativa, offre anche supporto psicoeducativo alla persona, con spazi individuali, dove poter condividere timori, pesi e fatiche.

“L’attenzione che cerchiamo di avere è cresciuta nel tempo arrivando ad avere uno sguardo sempre più ampio – aggiunge Elena Galuppo – e oggi anche i caregiver di persone anziane possono trovare informazioni, orientamento e ascolto per una migliore gestione delle situazioni di fragilità che hanno in carico. Oltre alle attività calendarizzate, proponiamo durante l’anno momenti di formazione e informazione su tematiche specifiche, in collaborazione con esperti esterni: sono stati effettuati ad esempio due percorsi sulla demenza precoce e i suoi campanelli d’allarme, la gestione e cura del malato”.

Il servizio è inserito in una rete solidale che coinvolge parrocchie, istituzioni locali e mondo del volontariato, contribuendo allo sviluppo di un welfare di comunità attento alla terza età e alle nuove povertà relazionali. C’è ormai una stabile e fruttuosa collaborazione con le forze dell’ordine locali, che annualmente formano gli anziani sulle possibili truffe più comuni. Consolidata è anche l’attenzione riservata al territorio, grazie alla sinergia con Associazioni Culturali che supportano il Centro nel far conoscere agli ospiti luoghi meno frequentati ma con grande valenza artistica. “Ciò che ad oggi continua a stupirci – conclude il direttore Caritas – è la fiducia che viene riposta nelle nostre idee da parte delle persone che ogni giorno incontriamo. Crediamo fortemente in questo progetto, nel clima accogliente che pervade la nostra realtà che è fonte di ispirazione e voglia di andare avanti. Smussiamo depressione e diffidenza in persone che non uscivano di casa da anni. Una pensionata ci ha detto ‘grazie perché ora non ho solo te come amico, ma una comunità intera”.

8xmille / Cagliari: un punto di riferimento per chi vive in strada

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Nel cuore del centro storico di Cagliari, il dormitorio maschile collocato all’interno del Centro Caritas Papa Francesco rappresenta uno dei luoghi simbolo dell’attenzione della Caritas diocesana verso le persone senza dimora. Nato e operante in collaborazione con il Comune e sostenuto dal lavoro quotidiano di operatori e volontari, è un’opera segno, sorta dopo la visita del papa a Cagliari, testimonianza di una Chiesa e di una città attente agli ultimi e impegnate a costruire percorsi di inclusione reale.

In questo spazio, attivo tutti i giorni, vengono accolti uomini, in stato di fragilità, che spesso vivono sulla strada e che qui trovano un luogo sicuro, un letto pulito, servizi essenziali e un’équipe pronta ad ascoltare e a costruire con ciascuno un progetto di ripartenza. In questo senso la struttura di via Corte d’Appello è parte di una rete di opere-segno che animano la città.

“L’incidenza della Chiesa rispetto alle povertà più estreme – spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari – è davvero notevole, è un rimettere al centro la persona. Grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica riusciamo ad offrire un presidio continuo e costante fatto di cura, attenzione e accoglienza”.

Aperto dalle 14 alle 9, il dormitorio, articolato in 6 stanze, accoglie 16 ospiti, accuditi da un team di 5 operatori. A questi si aggiungono i volontari delle unità di strada che, ogni sera, raggiungono nelle vie di Cagliari le persone che vivono all’addiaccio, offrendo ascolto, un pasto caldo, generi di prima necessità e un orientamento ai servizi di accoglienza. Questo servizio, attivo tutto l’anno, rappresenta una presenza discreta ma continuativa accanto a chi sperimenta povertà estrema ed emarginazione, contribuendo a costruire relazioni di fiducia e percorsi di accompagnamento personalizzati.

L’azione delle unità di strada si integra con le strutture di accoglienza notturna e i servizi di bassa soglia presenti in città, in una rete che coinvolge Caritas, realtà del Terzo settore e istituzioni locali, per garantire non solo un riparo dal freddo, ma anche occasione di inclusione sociale e di riscatto dopo aver vissuto momenti di difficoltà.

“C’è una domanda importante di spiritualità e le unità di strada – prosegue don Laisignificano dialogo, percorsi formativi non limitati a cercare casa ma opportunità per fare ripartire le persone in tutte le loro potenzialità. Nei dormitori Caritas non offriamo solo un letto, ma la possibilità di ricominciare. Rappresentano porte d’ingresso a percorsi più ampi: dall’accesso a una casa stabile al riavvicinamento alla famiglia, dal sostegno economico alla presa in carico da parte dei servizi sociali”.

Molti ospiti, una volta ritrovato un minimo di stabilità, diventano essi stessi protagonisti di gesti di solidarietà verso altri fratelli più fragili, segno di una comunità che non si limita a erogare servizi ma prova a camminare insieme. Tanti dalla strada sono diventati operatori o volontari.

“Questo aspetto racconta uno stile di carità – aggiunge don Lai – in cui l’azione non si ferma al soccorso immediato, ma apre percorsi di rinascita per le persone e diventa un moltiplicatore di risorse”.

Analizzando la tipologia degli ospiti emerge un quadro estremamente variegato. Molti sono giovani, talvolta con problemi di dipendenza; altri sono persone separate o reduci da rotture familiari che, a seguito della crisi del nucleo domestico, hanno perso la casa e si sono ritrovati senza un alloggio stabile.

Quando si aprono nuove possibilità offerte dal sistema pubblico o quando si riesce a trovare un alloggio adeguato, si amplia la capacità di accompagnare queste persone nel loro percorso di reinserimento sociale e lavorativo. Tuttavia, il fenomeno è complesso: molte abitazioni private vengono destinate agli affitti brevi o ai B&B, riducendo così la disponibilità di alloggi a lungo termine. “Garantire un circuito virtuoso di accoglienza e recupero è una sfida – conclude don Lai – che coinvolge più attori: il Centro di Ascolto, i parroci, la rete delle politiche sociali. Nonostante gli sforzi, resta difficile riuscire ad accogliere tutti”.

La destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica significa per questa realtà mezzi e porte aperte. L’approccio della Caritas diocesana si basa su azioni strutturate, articolate sulla presa in carico, sul potenziamento delle capacità della persona e sulla costruzione di un tessuto relazionale, attraverso progetti educativi individualizzati e finalizzati alla ripresa di una graduale autonomia.

8xmille / Migranti, nuovi arrivi con i corridoi umanitari di Caritas Italiana

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Mercoledì 29 aprile sono arrivati a Roma 63 rifugiati nell’ambito del progetto dei corridoi umanitari promosso da Caritas Italiana e reso possibile anche grazie al sostegno della Conferenza Episcopale Italiana attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Si tratta di famiglie e persone vulnerabili che, dopo oltre sei mesi di attesa e di complesse procedure necessarie a garantire un’uscita sicura dalla Giordania, potranno finalmente iniziare in Italia un nuovo cammino di vita e di speranza. Ne dà notizia il sito di Caritas Italiana.

L’arrivo all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino (RM) è stato un momento che ha segnato il compimento di un lavoro silenzioso e delicato, frutto della collaborazione tra organizzazioni umanitarie, Governo italiano e autorità dei Paesi di primo asilo. Ad accogliere i nuclei familiari le Caritas diocesane coinvolte nel progetto, pronte ad accompagnare le persone verso le destinazioni finali e a sostenerle nei primi passi di integrazione sociale, abitativa e lavorativa.

L’accoglienza delle Caritas diocesane
Hanno aderito con generosità le diocesi di Vittorio Veneto, Fano, Conversano-Monopoli, San Marco Argentano, Messina, Verona, Milano, Oppido Mamertina-Palmi, Perugia, Como, Vigevano, Tricarico e l’Eparchia di Piana degli Albanesi che si sono attivate fin da subito per offrire accoglienza diffusa e percorsi concreti di inclusione, insieme alle comunità locali.

Come ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello: “I corridoi umanitari non hanno la pretesa di risolvere da soli il dramma che accompagna le migrazioni forzate, ma testimoniano con chiarezza che un’altra strada esiste ed è praticabile. Sono una via concreta che nasce dal desiderio di costruire percorsi sicuri e dalla volontà di mettere al centro la dignità della persona”.

Tra i beneficiari in partenza da Amman vi sono numerosi bambini e famiglie provenienti da Yemen, Sudan, Iraq e Somalia. Per molti di loro questo viaggio è la concreta possibilità di lasciare alle spalle guerra, precarietà e paura per aprirsi a un futuro di speranza.

8xmille / Cerreto Sannita: una pasticceria sociale costruisce il futuro di ragazzi con disabilità

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Un laboratorio di pasticceria sociale di comunità per accrescere le relazioni interpersonali e sviluppare un modello volto a promuovere l’autonomia e il progetto di vita delle persone con disabilità. Si chiama “Dolcemente” l’iniziativa della Caritas diocesana della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, avviata nel 2018 insieme alla cooperativa iCare, grazie anche al contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un progetto concreto che coinvolge una rete di pasticceri, volontari, genitori e ragazzi con disabilità che vengono formati alla preparazione di dolci e nella realizzazione di piccoli catering.


“Abbiamo circa trenta ragazzi con tante fragilità e caratteristiche molto diverse tra loro che frequentano settimanalmente il nostro laboratorio – spiega don Giuseppe Di Santo, direttore Caritas – e ci proponiamo tre obiettivi: la risocializzazione di persone adulte con disabilità, l’acquisizione di competenze lavorative e, in ultima fase, l’inserimento lavorativo”.

Il progetto nasce da un’attenta lettura del territorio che ha fatto emergere la richiesta di impiego di persone adulte con disabilità che si trovano fuori dai circuiti della formazione o dai contesti socio-riabilitativi. “La Chiesa diocesana ha rappresentato il motore della realizzazione del progetto – aggiunge Salvatore Carlo referente progetti 8xmille della Caritas diocesana – e grazie anche ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica siamo riusciti nell’intento di soddisfare un bisogno fondamentale della nostra comunità”. I genitori hanno da subito potuto apprezzare le qualità dell’equipe coinvolta e anche l’importanza di un luogo in grado di rifondere fiducia nei loro figli: “Sapere che ci sono persone che hanno una particolare predisposizione all’accoglienza e alla socializzazione, a farli sentire sicuri, a restituire quella dignità di cui hanno realmente bisogno, per noi genitori è una conquista e un traguardo”.

A distanza di anni dall’avvio del progetto, il laboratorio sociale è ormai un’esperienza quotidiana, consolidata, che combina la concretezza del lavoro con la crescita personale nell’ottica di prevenire forme di emarginazione e di promuovere una cultura dell’integrazione socio-lavorativa. Concetti che si declinano nella narrazione diffusa dei canali social di iCare che illustrano con immagini significative la creatività dei prodotti realizzati e venduti dalla pasticceria.

Ho sposato l’idea sin dal primo momento, cioè da quando abbiamo scavato le fondamenta di questo luogo – racconta Marco Federico Lavorgna, responsabile di produzione “Dolcemente”. Stare qui per me significa impegnarmi ogni giorno per provare a fare qualcosa di nuovo e più bello. Bisogna capire che lavorare nel nostro laboratorio è un’esperienza unica ed è importante viverla per comprendere questa differenza.

Un progetto che partendo dal presente intende edificare il futuro dei tanti ragazzi che hanno intrapreso un cammino formativo col proposito di poter poi affrontare le sfide della vita. “Quando penso al domani – sottolinea il responsabileio immagino i giovani ormai autonomi, magari collocati in un punto vendita o dietro il bancone di un bar a mettere in pratica quello che hanno imparato ed è questa volontà che ci spinge a impegnare sempre maggiori energie tra queste mura”.

Ogni giovane è accompagnato in un percorso personalizzato che tiene conto delle sue inclinazioni e potenzialità e il lavoro non è inteso come semplice strumento riabilitativo, ma come mezzo per restituire dignità e autonomia. L’inclusione sociale, infatti, non può prescindere dal creare le premesse per avvicinarsi a opportunità lavorative reali, che permettano di superare la condizione di dipendenza e di esclusione.

La nostra attività – conclude il direttore – è resa possibile grazie all’impegno degli operatori e molti volontari. La nostra sfida è far sì che questi ragazzi possano non solo formarsi ma sentirsi parte di una comunità. Troppo spesso le persone con autismo o disagio psichico vengono relegate ai margini della società. Noi vogliamo dimostrare che possono avere un ruolo attivo, costruirsi una professionalità e contribuire al bene comune”.

Nel piccolo borgo del Sannio beneventano, tra i profumi di crema e cioccolata che riempiono la pasticceria, ogni giorno si rinnova una promessa: ognuno può realizzare il suo progetto di vita.