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Il progetto “La Terra degli Ortolani” affonda le sue radici nel cuore della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto, nascendo come risposta concreta a un paradosso rilevato quotidianamente dai Centri di Ascolto del territorio: molti degli ospiti delle strutture, pur possedendo un bagaglio di esperienze legate all’agricoltura nei propri paesi d’origine, si ritrovavano intrappolati in un presente di inattività e marginalità.
La sfida principale era dunque quella di abbattere gli stereotipi e superare le barriere che impedivano a persone fragili, come immigrati e senza fissa dimora, di accedere a percorsi di autonomia reale.
L’opera, che ha ricevuto 72.000 euro dei fondi dell’8xmille, si è evoluta nel tempo partendo da una prima intuizione sperimentale nel 2024, trasformandosi in un vero laboratorio di vita dove i destinatari sono stati coinvolti fin dalla fase di ideazione. Attraverso un attento percorso di co-progettazione, si è scoperto che il contatto con la terra non è solo fatica, ma un potente ponte emotivo con le radici di questi uomini e uno strumento per ritrovare responsabilità e speranza.
L’impatto generato abbraccia l’intera comunità: i prodotti della terra riforniscono la mensa Caritas, creando un’economia circolare virtuosa, e raggiungono le tavole di circa cento famiglie del territorio attraverso il loro coinvolgimento.
Questo cammino ha portato alla strutturazione attuale del progetto, che oggi vede la messa a sistema di circa 10 ettari di terreno tra San Benedetto del Tronto e Acquaviva Picena, grazie anche al supporto gratuito di un’azienda agricola tutor locale: 14 uomini, tra i 21 e i 50 anni, sono protagonisti di questo cambiamento attraverso Tirocini di Inclusione Sociale che permettono loro di imparare un mestiere e riacquistare fiducia nel futuro.
Oggi l’opera si caratterizza per un modello di inclusione che unisce formazione tecnica, supporto psicologico e lavoro sul campo.
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Il progetto “Ripartiamo dalla Persona: dignità, inclusione, lavoro” della Caritas diocesana di Lamezia Terme nasce da un bisogno chiaro e urgente: superare l’assistenzialismo e offrire alle persone strumenti concreti per riconquistare autonomia, dignità e futuro attraverso il lavoro.
In un territorio segnato da disoccupazione e fragilità sociali, la sfida è stata fin dall’inizio quella di trasformare il bisogno in opportunità.
Nel tempo, il progetto (che ha ricevuto 186.000 euro dei fondi dell’8xmille) si è evoluto da semplice spazio di ascolto a percorso strutturato di accompagnamento: orientamento personalizzato, formazione, inserimento lavorativo e sostegno all’autoimprenditorialità. Un passaggio decisivo è stato il rafforzamento delle reti territoriali, che ha reso più efficace l’incontro tra persone e opportunità.
L’edizione 2026 segna un’innovazione. Al centro c’è una scelta precisa: sostenere in modo concreto le donne, soprattutto madri sole o con figli piccoli, spesso escluse dal lavoro per difficoltà di conciliazione.
Per questo nascono servizi innovativi di doposcuola e cura per bambini 0-6 anni, affiancati dal coinvolgimento di volontari senior in un virtuoso scambio intergenerazionale.
Accanto a questo, si rafforzano i percorsi di orientamento e lavoro, laboratori di educazione finanziaria e genitorialità. L’impatto è concreto: più competenze, più autonomia, più inclusione.
Ma soprattutto, una comunità che si attiva, si prende cura e cresce insieme, rimettendo al centro la persona e il suo valore.
“Le difficoltà legate all’occupazione – dichiara don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana e referente del progetto – incidono direttamente sulle condizioni economiche delle persone, rendendo complesso pagare bollette, affitto e, in alcuni casi, persino accedere a cure mediche e farmaci. Le principali criticità che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro locale includono: mancanza di qualifiche professionali e competenze linguistiche o tecniche spendibili; scarsa conoscenza delle opportunità lavorative disponibili sul territorio, specie tra chi proviene da contesti di estrema marginalità; gravi carenze infrastrutturali, in particolare un sistema di trasporti inadeguato, che costringe molti lavoratori a spostarsi autonomamente. Ecco perché, proprio per rispondere a queste esigenze, abbiamo deciso di rafforzare i servizi di ascolto e orientamento”.
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Il lavoro resta centrale per il futuro dei giovani, ma i dati globali secondo le principali tendenze rilevate da ILOSTAT mostrano forti criticità: 70% di partecipazione alla forza lavoro, 60% di occupazione effettiva, 7% di disoccupazione e un divario occupazionale del 20%. A questo si aggiungono 60% di lavoro informale e 20% di povertà lavorativa. Particolarmente rilevante è il dato dei giovani: il tasso NEET raggiunge il 30%, indicando una quota significativa di ragazzi tra 15 e 24 anni che non studiano e non lavorano.
Numeri che evidenziano come il problema non sia solo occupazionale, ma riguardi qualità e inclusione. Come ricorda Papa Leone XIV: “Sono proprio i giovani a diventare protagonisti del loro futuro, senza venir considerati strumenti funzionali all’organizzazione di un’azienda o ingranaggi utili al successo commerciale”. In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro: accanto a nuove opportunità, rischia di ridurre l’accesso dei giovani alle prime esperienze professionali, automatizzando molte mansioni di base. Di fronte a queste trasformazioni, va recuperata una visione capace di mantenere al centro la dignità e il talento delle persone. In particolare, nel Messaggio “Custodire voci e volti umani” per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, a proposito di quella che il Papa definisce “industria creativa umana”, ma vale per ogni attività, si sottolinea l’esigenza “che il volto e la voce tornino a dire la persona”. Grazie ai fondi 8xmille, la Chiesa cattolica punta proprio a questo: a valorizzare i talenti delle persone anche nei contesti più fragili.
È il caso del progetto sostenuto dalla Caritas di Bondoukou nel Nord-Est della Costa d’Avorio, nelle regioni del Gontougo e del Bounkani. L’iniziativa ha coinvolto 7 parrocchie, con 245 donne organizzate in gruppi produttivi e 140 giovani impegnati in attività agricole, per un totale di 14 gruppi. Le donne si sono dedicate alla produzione di attiéké, burro di karité e sapone locale, mentre i giovani alla coltivazione di mais, manioca e pomodori. Particolare attenzione è stata data alla formazione: 7 centri di alfabetizzazione, attivi per sei mesi, hanno permesso a 245 donne di imparare a leggere, scrivere e calcolare, affiancando percorsi su gestione cooperativa, microcredito e tecniche produttive. È stato inoltre sviluppato un sistema di filiera locale, in cui i prodotti agricoli dei giovani vengono trasformati e venduti dai gruppi di donne. “Lavorare in gruppo – racconta Alima – ci ha dato forza: ora produciamo insieme e vendiamo i nostri prodotti.”
Formazione professionale mirata e creazione di attività economiche collettive sono i pilastri anche di un progetto sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzato dalla Salem Social Service Society (SSSS) in quattro villaggi del distretto di Salem, nello Stato del Tamil Nadu, in India. Il progetto realizzato in 4 villaggi del Tamil Nadu ha coinvolto 204 giovani, di cui circa 90 formati nel primo anno, in 8 settori professionali. Attraverso percorsi pratici – dalla sartoria alla ristorazione, dall’allevamento alla produzione artigianale – e il sostegno alla creazione di imprese collettive, i giovani hanno avviato attività concrete, dalla produzione tessile ai servizi, fino ad allevamenti con 12 bovini. In entrambi i contesti, il coinvolgimento delle comunità locali è stato decisivo: formazione, lavoro e cooperazione si confermano strumenti fondamentali per costruire percorsi sostenibili di autonomia, dignità e inclusione sociale.
Anche in un contesto segnato da crisi multiple come il Libano, la formazione alle professioni che apre le porte di possibile impiego può costruire percorsi concreti di dignità e speranza per i più vulnerabili come donne migranti e rifugiate — spesso vittime di violenza e tratta — che arrivano nei centri di accoglienza in cerca di protezione e nuove opportunità. Per rafforzare le loro competenze e favorire il loro reinserimento sociale Caritas Libano e Academia hanno offerto dei corsi di informatica per 30 donne nei centri Olive e Cedar. Le partecipanti provenivano da diversi Paesi, tra cui Siria, Kenya, Etiopia, Sudan, Camerun e Sri Lanka, e hanno avuto strumenti concreti per autonomia e reinserimento. Le competenze digitali sono diventate così una leva per la loro indipendenza economica.
Esempi di come “l’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa” come hanno scritto i Vescovi italiani nel Messaggio per la Festa dei Lavoratori, ricordando che “ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità” e che “il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura”.
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Il progetto “Nel Segno di Massimo” è un’iniziativa del Museo diocesano di Padova dedicata alla riscoperta della figura di San Massimo, tradizionalmente considerato il secondo vescovo della città dopo San Prosdocimo, alla guida della Chiesa euganea tra il 141 e il 166 d.C., e dei luoghi a lui legati.
Nell’ambito di questo progetto, giovedì 21 maggio alle ore 17.30, presso il Museo diocesano (Palazzo Vescovile, Piazza Duomo 12), si terrà un incontro con il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.
L’incontro sarà l’occasione per approfondire il valore dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che sostiene non solo le attività pastorali e di aiuto della Chiesa, ma anche la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, di cui beneficia anche il Museo diocesano di Padova.
L’8xmille sostiene un mondo fatto di fede, aiuto e presenza quotidiana. Tuttavia, pochi sanno che sostenere la Chiesa con l’8xmille non significa solo supportare una rete capillare di prossimità spesso invisibile, ma anche riconoscere il valore e il ruolo della Chiesa nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico.
Firmare per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica è una scelta significativa ed importante anche nei confronti dei beni culturali che sono parte fondamentale della nostra storia e cultura.
Dopo l’incotro con Monzio Compagnoni, è prevista una visita guidata gratuita al Museo diocesano e al Palazzo Vescovile con il direttore, dott. Andrea Nante.
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“Grazie all’Ambulatorio Fratelli Tutti non mi vergogno più a sorridere ai miei nipoti e posso farlo senza coprirmi la bocca! Ho sempre cucinato per la mia famiglia ma, a causa dei costi spropositati delle protesi dentarie e della mia pensione minima, ormai potevo solo più mangiare cose morbide: ero senza denti. Qui, oltre a ridarmi un sorriso, mi hanno dimostrato che il bene esiste ancora!”. La testimonianza è firmata da Gina, beneficiaria “Fratelli Tutti”.
Ispirato all’enciclica Fratelli Tutti di papa Francesco (2020), che invita a vivere una fraternità concreta, l’Ambulatorio diocesano di cure gratuite nasce ad Asti in risposta alla sollecitazione rivolta dal Santo Padre durante la sua visita nel novembre 2022. Il nome scelto richiama proprio un’idea di accoglienza, inclusione e attenzione verso i più fragili.
Inaugurato il 20 novembre 2023 alla presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, l’ambulatorio è stato supportato grazie anche a 75.000 euro dei fondi 8xmille (dal 2024 al 2026) e offre cure gratuite con una missione chiara: accogliere, includere e sostenere le persone in difficoltà.
A due anni dall’inaugurazione, l’ambulatorio registra un aumento costante degli accessi, con oltre 350 persone prese in carico. Le richieste riguardano soprattutto odontoiatria (oltre 1.000 prestazioni) e oculistica (152 prestazioni, con fornitura anche di occhiali). Dal 2025 sono attive anche cure ortodontiche pediatriche per minori in difficoltà.
Sono attive oltre 22 specialità mediche e, da gennaio 2025, grazie a una donazione, vengono effettuati anche esami diagnostici come ecografie ed ecodoppler. L’accesso avviene tramite Caritas, Servizi Sociali o Patronati/CAF, con soglie ISEE definite per visite, farmaci e prestazioni.
L’attività è interamente fondata sul volontariato: 93 volontari tra medici, infermieri, farmacisti, operatori sociosanitari e amministrativi mettono a disposizione tempo e competenze.
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Uno strumento chiaro e condiviso a supporto delle Diocesi per una gestione corretta e trasparente dei fondi dell’8xmille. È disponibile online il Vademecum “Gestione dei fondi 8xmille nella Chiesa cattolica. Principi normativi, criteri pastorali, responsabilità amministrativa e rendicontazione”, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 24 marzo 2026 (in allegato).
“Con questo documento la Conferenza Episcopale Italiana compie un passo ulteriore nel rafforzare trasparenza, responsabilità e coerenza evangelica nella gestione delle risorse: tutto è orientato al servizio del bene comune e a una visione etica e sostenibile. Un passo avanti che si pone in attuazione concreta delle indicazioni emerse nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia”, spiega don Claudio Francesconi, economo della CEI.
Il Vademecum approfondisce in maniera articolata i principi, le procedure e gli strumenti che regolano la gestione dei fondi dell’8xmille.
Dopo una prima parte dedicata ai criteri per l’amministrazione e al ruolo della CEI, il documento entra nel dettaglio delle procedure di assegnazione, gestione e rendicontazione dei fondi destinati al culto, alla pastorale e agli interventi caritativi. Ampio spazio è riservato alle modalità operative delle diocesi, distinguendo tra erogazioni dirette e indirette, e alle linee guida su trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità finanziaria e comunicazione.
Il testo dedica inoltre specifiche sezioni alla gestione dei progetti, agli aspetti contabili e alla proposta di revisione e aggiornamento dello schema di ripartizione dei fondi 8xmille.
Il documento è frutto di un percorso di revisione e aggiornamento avviato dalla CEI per rispondere alle trasformazioni normative, organizzative e tecnologiche che negli anni hanno interessato il sistema di gestione delle risorse.
Fin dalle prime disposizioni successive all’attuazione della Legge n. 222 del 1985, la CEI ha progressivamente rafforzato i criteri di trasparenza, tracciabilità e responsabilità nell’utilizzo dei fondi dell’8xmille. Un impegno che negli ultimi anni ha richiesto un ripensamento organico delle procedure, alla luce delle nuove esigenze amministrative e delle richieste di maggiore chiarezza e condivisione.
In questo contesto, il 19 luglio 2024 la Segreteria Generale della CEI ha istituito un Tavolo di lavoro sulla rendicontazione, composto da esperti con competenze amministrative, tecniche e pastorali. Il tutto nel solco del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, valorizzando la corresponsabilità e la cura delle risorse come dimensione concreta della vita ecclesiale.
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Alle porte di Avezzano, le comunità di San Pelino e Caruscino costituiscono una sola grande famiglia radicata nella fede e aperta al territorio. Affidate allo stesso sacerdote, don Antonio Allegritti, le parrocchie di San Michele Arcangelo in San Pelino e di San Giuseppe Artigiano in Caruscino vivono una collaborazione sempre più stretta nella liturgia, nella catechesi e nelle iniziative caritative, diventando un punto di riferimento per tanti abitanti della piana del Fucino.
“San Pelino e Caruscino – sottolinea il parroco don Antonio Allegritti – sono come una casa grande con due porte d’ingresso: chi entra da una parte o dall’altra trova lo stesso clima di accoglienza, di ascolto e di fraternità. Il nostro desiderio è che nessuno si senta spettatore, ma tutti si scoprano protagonisti di una storia di fede e di amicizia che unisce le nostre comunità e le apre al servizio dei più fragili”.
La scelta di condividere progetti, percorsi formativi e momenti di festa permette di valorizzare le diverse tradizioni locali, mettendole a servizio di un unico cammino evangelico. Nel corso dell’anno, momenti importanti come l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua vengono scanditi da celebrazioni comuni, veglie di preghiera, iniziative per bambini, giovani e famiglie, offrendo a tutti la possibilità di sentirsi parte della comunità.
Classe 1989, don Antonio Allegritti, ordinato sacerdote il 7 settembre 2014 e contestualmente parroco, guida con entusiasmo e dedizione una comunità di oltre 5.000 abitanti. La sua è una vocazione giovanile (è entrato in seminario a 18 anni ed è stato ordinato sacerdote a soli 25 anni), coltivata con passione e accompagnata da un costante desiderio di incontrare le persone nei luoghi della quotidianità.
Oltre al ministero parrocchiale, don Antonio è Direttore del Servizio di Pastorale Giovanile sia della diocesi di Avezzano che della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Con progetti e iniziative, parla il linguaggio delle nuove generazioni e le coinvolge in percorsi di fede, responsabilità e servizio. Tra gli appuntamenti più sentiti dell’anno 2026, il 19 aprile l’incontro diocesano dei giovani con oltre 700 partecipanti e il cammino a piedi al Santuario di San Nunzio, il 2 maggio: occasioni in cui la spiritualità incontra la festa e la condivisione. Già in cantiere, l’organizzazione della partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul.
L’impegno del giovane parroco non si limita alla pastorale giovanile ma segue con attenzione anche gli anziani, collabora come assistente ecclesiastico con il Centro Italiano Femminile (CIF) e con il Movimento per la Vita, mantenendo uno sguardo aperto su tutte le realtà sociali del territorio.
Nella sua opera può contare sull’aiuto del collaboratore don Angelo Di Bucchianico, 60 anni, parroco di San Sebastiano in Paterno, con cui condivide la visione di comunità legate ma al contempo con la propria identità: unite, solidali e partecipative.
Accanto al ministero pastorale, don Antonio svolge anche attività di insegnamento: è docente del corso di laurea in Scienze Religiose di L’Aquila e Pescara e insegna storia e filosofia al liceo, con lo stesso impegno educativo che caratterizza la sua azione sacerdotale.
La comunità di San Pelino è una terra di emigrazione, ma anche di ritorni: nei mesi estivi le feste patronali e le iniziative di comitati di animazione delle celebrazioni per i santi titolari della Parrocchia diventano occasioni di incontro e rilancio. Importante la presenza di giovani in tali comitati, segno di cittadinanza attiva e speranza per il futuro. “I giovani – conclude don Antonio – sono i protagonisti del nostro territorio. Con la forza delle loro idee e la loro voglia di fare, stanno facendo riscoprire anche agli adulti il valore del servizio e dell’appartenenza”.
San Pelino e Caruscino rappresentano una presenza viva e ospitale, capace di dialogare con il tessuto sociale e culturale del territorio, costruendo relazioni, pace e solidarietà e facendo della quotidianità un’occasione per annunciare il Vangelo. Con un volto sinodale e ministeriale, unendo le forze e promuovendo l’incontro tra esperienze e generazioni.
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, tante comunità come quelle di Avezzano possono contare su una vicinanza attenta e costante. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di circa31 mila sacerdoti in tutta Italia come don Antonio Allegritti, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.
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La Giordania è considerata uno degli Stati più stabili del Medio Oriente nonostante le tensioni regionali. Ospita numerosi rifugiati provenienti soprattutto da Siria e Palestina. La religione predominante è l’Islam sunnita e ci sono minoranze cristiane integrate nella società. Finora, grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica è stato possibile sostenere 50 progetti sostenuti in Giordania con quasi 20 milioni di euro.
Don Mario Cornioli, sacerdote della diocesi di Fiesole e fidei donum del Patriarcato latino di Gerusalemme, ha scritto per il Sir un servizio dal quale emerge, tra l’altro, l’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.
Inizia così la testimonianza di don Cornioli, impegnato da anni accanto ai profughi in Giordania:
“Quando sono arrivato in Giordania nel 2015, dopo tanti anni trascorsi in Palestina al servizio del Patriarcato latino di Gerusalemme come sacerdote fidei donum della diocesi di Fiesole, ho trovato una realtà fatta di accoglienza, ospitalità e grande umanità. Ho incontrato un Paese bellissimo e una Chiesa viva, animata da una fede sincera. Ma soprattutto ho visto la dignità e il coraggio di uomini e donne, cristiani e musulmani, che continuano a credere nella convivenza nonostante tutto sembri lavorare nella direzione opposta”, racconta il sacerdote.
La Giordania, ricorda don Cornioli, “ha accolto negli anni circa tre milioni di profughi su una popolazione di dieci milioni di abitanti. Un dato impressionante, soprattutto se si considera che si tratta di uno dei Paesi più poveri al mondo per risorse e disponibilità d’acqua”.
Il cuore dell’impegno pastorale e sociale di don Cornioli è rivolto ai rifugiati iracheni e siriani, segnati da anni di guerra, violenze e precarietà. “L’unico modo per riaccendere la speranza nei cuori di intere generazioni cresciute sotto le bombe è ridare loro dignità”, spiega. “L’incertezza del futuro, l’attesa di poter ripartire per Paesi come Canada, Australia o Stati Uniti, insieme all’impossibilità di lavorare, studiare o accedere facilmente ai servizi sanitari, rende la vita quotidiana molto pesante”.
Per questo, grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana e ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sono nati due progetti diventati negli anni veri percorsi di rinascita: “Mar Yohanna”, ristorante italiano gestito da profughi, e “Rafedìn”, laboratorio sartoriale di moda.
“Mar Yohanna, nato nove anni fa, ha formato circa 120 ragazzi e oggi dà lavoro a 31 persone. Rafedìn, attivo da dieci anni, ha formato circa 150 ragazze e continua a offrire occupazione a 14 giovani donne”, racconta il sacerdote. “Sono laboratori di vita prima ancora che luoghi di lavoro: spazi sereni dove imparare un mestiere, valorizzare i propri talenti e ritrovare fiducia in sé stessi”.
Secondo don Cornioli, “la cosa più importante è aver restituito dignità e sorriso ai beneficiari”. Dietro questi progetti, aggiunge, “c’è una convinzione profonda: anche dagli scarti possono nascere cose belle”.
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A Potenza i volontari della Caritas insegnano l’arte del taglio e del cucito a donne senza un lavoro e che hanno vissuto o vivono situazioni di fragilità economica o sociale. Il progetto “L’officina delle idee – a casa di Leo”, grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, ha l’obiettivo di inserire le donne nel mondo del lavoro attraverso una formazione sartoriale. La sartoria nasce in un container sistemato nel rione periferico Bucaletto che in passato ha ospitato gli sfollati della città dopo il terremoto dei primi anni Ottanta. Qui si impara a cucire, rammendare e confezionare, in un contesto sereno e di condivisione.
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A Città di Castello la povertà sanitaria non è più soltanto un indicatore statistico, ma un fenomeno concreto che assume il volto di famiglie che rinunciano alle cure, di genitori costretti a rimandare visite per i figli, di persone sole o lavoratori fragili che non riescono a sostenere anche le spese mediche più essenziali. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana di Città di Castello nel primo anniversario dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, l’opera segno nata anche con il sostegno dell’8xmille per offrire cure odontoiatriche di base a chi non può permettersele.
A un anno dall’apertura, l’ambulatorio “Santa Margherita” di Città di Castello racconta non soltanto una serie di prestazioni sanitarie, ma un presidio concreto di prossimità. Un luogo dove, come hanno sintetizzato sia Lombardo sia Zucchini, “i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine; ed è questa la forza che ci spinge ad andare avanti”.
Nel corso della presentazione è stato proiettato anche il racconto video sull’ambulatorio tifernate realizzato per la campagna “Firmato da te” della Chiesa cattolica italiana, a sottolineare il ruolo concreto delle risorse dell’8xmille nella realizzazione di opere sociali sul territorio.