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Il “Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana l’economo don Camboni descrive il vero “valore” dell’8xmille

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Maria Chiara Cugusi conduce insieme a don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, la nuova puntata del podcast “Sovvenire in radio: la Chiesa in servizio si racconta”, il programma di Radio Kalaritana dedicato ai temi del sostegno economico alla Chiesa cattolica e che comprende i due filoni dell’8xmille e delle offerte per i sacerdoti “Uniti nel dono”.

In questo primo ciclo di puntate si parlerà dell’8xmille.

Ospite del secondo appuntamento don Giuseppe Camboni, l’economo della diocesi di Cagliari, per descrivere come vengono usate queste risorse sul territorio e spiegare come dietro i numeri ci siano tante persone, tanti volontari, sacerdoti, religiosi, tante energie buone che si mobilitano a favore del prossimo.

E accanto alle storie, ai volti e alle speranze di tante persone destinatarie di progetti si ricordano anche i valori che ruotano intorno all’8xmille, come l’idea di Chiesa comunione – che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato – corresponsabilità, solidarietà, partecipazione e trasparenza.

Qui la puntata del 7 luglio

Arcidiocesi di Cagliari / Mons. Baturi: l’8xmille costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della società

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Lo scorso 15 giugno si è svolta, nella sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile di Cagliari, la presentazione dei progetti e dell’utilizzo dei fondi 8xmille nella diocesi di Cagliari, promossa dal Servizio diocesano del Sovvenire in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali e con la Fondazione Kalaritana Media, ed il supporto dell’economato e dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali. La notizia sul portale dell’Arcidiocesi chiesadicagliari.it.

La mattinata di lavori, coordinata dalla direttrice di Radio Kalaritana e vicedirettrice dell’Ufficio comunicazioni sociali Maria Luisa Secchi e dalla referente della comunicazione del Servizio diocesano del Sovvenire Maria Chiara Cugusi è stata scandita da due momenti fondamentali.

Il primo – informa la diocesi – dedicato al racconto dell’importanza dell’8xmille e dell’utilizzo di questi fondi nella in diocesi e il secondo riservato ad alcune testimonianze di esperienze concrete portate avanti grazie a questo prezioso strumento.

Nella prima parte sono intervenuti l’Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI Monsignor Giuseppe Baturi, il responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire don Alessandro Simula, l’economo don Giuseppe Camboni, l’architetto dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali Terenzio Puddu, e il referente della progettazione della Caritas diocesana Marcello Porceddu.

Nella seconda parte, le testimonianze dell’avvocata Silvia Cocchiara, membro del Servizio diocesano tutela minori, del responsabile OAMI Sardegna Luciano Damiazzi, della psicologa, psicoterapeuta, formatrice e consulente Ai.Bi. Associazione Amici dei bambini ETS Marcella Griva, dell’animatrice del Progetto Policoro di Chiara Durzu, e della missionaria diocesana fidei donum nell’Arcidiocesi di Mbeya, Tanzania Giada Melis,.

In occasione di questo incontro è stato prodotto e presentato un video documentaristico che racconta le esperienze dell’8xmille sul territorio.

«Questa iniziativa – spiega l’Arcivescovo – si inserisce in un cammino consolidato di trasparenza. Vogliamo che i fedeli e tutti i contribuenti sappiano come la Chiesa destina i propri fondi per poter apprezzare la capacità di bene per tutti: non si tratta di avvantaggiare certe categorie ma di contribuire alla diffusione del bene per l’intera collettività. L’aspetto quantitativo – prosegue – di cui si dà doverosamente conto è solo un indice del bene che mobilita tanti volontari, sacerdoti, persone di buona volontà a favore del prossimo, affinché tutto il tessuto della nostra società sia più solidale. Anche da questo punto di vista l’utilizzo dell’8xmille, che qui vogliamo raccontare attraverso esempi concreti, costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della nostra società».

L’8xmille è una delle principali fonti di finanziamento delle opere e attività pastorali della Chiesa, tra cui quelle destinate alle persone più fragili, alle famiglie, ai giovani, alle missioni.  Esso non solo è un moltiplicatore concreto di risorse e servizi per i bisognosi, ma è anche uno strumento di promozione e salvaguardia del lavoro, di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico, culturale, architettonico. Inoltre, esso è un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, anche attraverso la costruzione di reti di solidarietà e il rafforzamento di una vera e propria cultura del volontariato.

Qui l’intervista rilasciata da Mons. Baturi per rainews.it (TGR Sardegna).

Caritas Roma: progetti innovativi grazie all’8xmille

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«Il mandato che abbiamo ricevuto da San Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”». A parlare è Giustino Trincia, diacono permanente, da tre anni direttore della Caritas diocesana di Roma, che in questa intervista – raccolta da Angelo Zema per romasette.it – racconta l’impegno dell’organismo pastorale della diocesi e si sofferma su alcuni progetti sostenuti dai fondi 8xmille.

La Caritas diocesana di Roma è stata tra i promotori della serie di convegni che hanno ripercorso in questi mesi i grandi temi del convegno diocesano del 1974 (scuola, sanità, casa, lavoro, ecc.) rimasto nelle cronache come quello sui “mali di Roma”. Qual è stato il senso di questo impegno? E quali frutti ne potrebbero derivare?

La scelta fatta a livello diocesano è stata di celebrare quell’evento guardando soprattutto al presente e al futuro della città, attraverso l’impegno comune di diversi uffici pastorali della diocesi e la ricerca del coinvolgimento diretto delle comunità parrocchiali e religiose. È un percorso che si concluderà in autunno, dopo quattro tappe diocesane di riflessione nelle periferie romane, perché è da lì che oggi è più facile leggere la Capitale d’Italia e i germogli di speranza per superare le tante, le troppe sofferenze accumulatesi. Tutto questo accade nell’anno “sapienziale” del cammino sinodale della nostra Chiesa, attraverso quell’ascolto pluriennale delle grida e delle attese di giustizia della nostra città alle quali la nostra Chiesa locale di Roma sarà chiamata a dare voce e al tempo stesso speranza, unita a delle testimonianze di carità evangelica.

Tre i grandi insegnamenti profetici di quel grande convegno del 1974 che sono ancora di insegnamento: quello pastorale, di una comunità corresponsabile nella Chiesa e nella città, in grado di leggere e di interpretare la realtà, dal punto di vista dei poveri, di chi è ai margini e di dimostrare come questo punto di vista sia quello più efficace per promuovere il bene comune e tutelare l’interesse generale. Questa è la via della fratellanza universale che accoglie tutti e non esclude nessuno, riconoscendo ad ognuno diritti, doveri, poteri e responsabilità. È fondamentale ricordare che il tavolo della convivenza è composto di queste quattro gambe e che ognuna di esse è coessenziale alle altre. È il tavolo del primato del noi, rispetto a quello dell’io che sta portando alle tante povertà che ci circondano.

Il secondo insegnamento profetico, per la comunità dei credenti, è quello di restituire centralità alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio per riuscire nel difficilissimo compito di discernere i segni dei nostri tempi. Il terzo è quello dell’urgenza di riscoprire lo stretto legame che c’è tra carità e giustizia, perché non si può continuare a dare per elemosina ciò che spetta per diritto. Il corollario di questo insegnamento è il rilancio della partecipazione diffusa, nelle forme e con i metodi del terzo millennio e dunque senza nostalgici sguardi al passato, in un processo aperto alle comunità ecclesiali, alle reti della società civile e ai diversi poli di responsabilità, nella Chiesa e nella città. Dobbiamo aiutare chi abita, chi vive Roma a trovare nuove motivazioni verso l’impegno e la corresponsabilità, a riscoprire l’orgoglio di appartenere ad una delle città più belle del mondo, quanto a cultura, a tradizioni religiose e civili e a calore umano, a fare di Roma la “città della speranza”, nell’anno giubilare e non solo.

Questo impegno spinge a riflettere sul ruolo che la Caritas esercita per la comunità ecclesiale e per quella civile, un compito di animazione della carità, mentre spesso si tende a vederla solo come un organismo assistenziale.

Se si separa la carità dalla giustizia, è inevitabile cadere nell’assistenzialismo e in forme vecchie e nuove di dipendenza (poco evangelica) tra chi dà e chi riceve. Il mandato che abbiamo ricevuto da san Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”. La strada classica seguita a Roma e altrove è stata quella delle “opere segno” – ostelli, comunità alloggio, case famiglia, mense, empori, ambulatori, centri di ascolto, spazi per l’infanzia – in cui la comunità ha l’opportunità di incontrare i fratelli e le sorelle in difficoltà, prendere coscienza delle ingiustizie e delle solitudini. La chiamiamo “pedagogia dei fatti”. Si tratta di luoghi di incontro e di prossimità verso i più deboli in grado di operare, grazie alla decisiva sinergia tra i volontari e gli operatori professionali della Cooperativa “Roma Solidarietà” promossa proprio dalla Caritas di Roma. Stiamo parlando di strutture, in gran parte purtroppo ancora necessarie, ma oggi cosa e quali sono le opere segno al passo con i tempi attuali? A me sembra che occorra pensare ad opere segno più legate alla capacità di incidere sulle relazioni tra le persone e tra le comunità; sulle terribili piaghe moderne: le varie forme di solitudine che colpiscono drammaticamente molti minori e giovani, tanti anziani e donne sole con bambini; il lavoro sempre più precario e spesso povero; la povertà educativa e culturale che investe molte generazioni disarmate rispetto al “bombardamento” della società dei consumi; la povertà abitativa, scandalosa quanto a dimensioni; le dipendenze nascoste provocate da droghe, alcool, sesso, sovraindebitamento e azzardo; la scarsa accoglienza e la poca integrazione dei molti che fuggono dalle guerre, dalla miseria, dalla crisi climatica del sud del pianeta; la grande crisi del Servizio sanitario nazionale che spesso provoca rinuncia alle cure sanitarie o altri debiti familiari. Ciò detto considero una grazia di Dio le tante opere segno promosse direttamente dalla Caritas grazie alla Diocesi; quelle nate su iniziativa delle comunità parrocchiali o religiose e da altre associazioni.

Può darci qualche cifra dell’impegno della Caritas a Roma? E indicarci in quali ambiti si esprime in particolare?

Il collant di questa rete di presenze è costituito da “sensori” qualificati, cioè dalle 332 comunità parrocchiali con ben 218 Centri di ascolto parrocchiali collegati tra loro in rete e dai nostri tre centri diocesani di ascolto nei quali la differenza tra poveri italiani e stranieri si va sempre più affievolendo. Questa rete di solidarietà nel 2023 ha distribuito 322mila pasti, accolto 1.727 persone, incontrato oltre 13mila persone nei Centri di ascolto, curato negli ambulatori 5mila pazienti esclusi dal Servizio sanitario nazionale, assistito nelle loro case 500 famiglie, distribuito alimenti nei cinque empori a 1.720 famiglie.

Quale importanza hanno i fondi 8xmille per la carità in diocesi?

Il 10% delle risorse necessarie per finanziare tutto ciò è stato assicurato attraverso i fondi dell’8xmille, come finanziamento diretto della diocesi oppure attraverso i progetti della Conferenza episcopale per la carità. Il resto delle risorse proviene per il 78% da servizi in convenzioni con gli enti locali – Comune, Regione, Asl, prefettura – e per il 12% da donazioni di privati cittadini. Mi fa piacere dire a tutti grazie!

Quali sono i progetti più significativi della Caritas sostenuti quest’anno dall’8xmille? Ci può fare qualche esempio?

Nel corso del 2024 sono otto i progetti finanziati attraverso Caritas italiana. Vorrei sottolineare l’innovatività e l’estrema attualità di tre di essi. “Giovani periferici” intende cogliere e rafforzare le potenzialità, l’autostima e la fiducia nei gruppi di giovani a rischio, motivandoli a partecipare e promuovere delle iniziative, ad essere una presenza significativa per riconoscere il proprio quartiere come una risorsa. Un progetto che vuole incidere sulle situazioni di disagio giovanile e sui percorsi di devianza per invertire i processi di emarginazione, soprattutto nelle parrocchie di periferia. Il progetto di housing sociale dedicato a “Don Roberto Sardelli” è rivolto alle persone più fragili, che vivono in strada o in alloggi precari, per fornire loro strumenti, informazioni ed elementi in grado di supportare ciascuno nel proprio percorso di autonomia abitativa rendendolo forte, consapevole dei propri diritti e dei propri doveri. “Officina delle Opportunità” è un servizio di accompagnamento, orientamento e inserimento lavorativo, rivolto in particolare alle persone che versano in condizione di fragilità e di povertà, per facilitarne l’inclusione lavorativa, prendendo atto della necessità di essere accompagnate e sostenute in un percorso che consenta loro di ritrovare la dignità e l’autonomia attraverso la formazione e il lavoro.

Ce ne sono altri?

Gli altri progetti puntano a rafforzare la rete parrocchiale delle Caritas: gli Empori della solidarietà, a ottobre inaugureremo il sesto centro diocesano nella zona Don Bosco; il Manuale operativo dei diritti, strumento a supporto dei Centri di ascolto con le misure di welfare istituzionale sempre aggiornate e iniziative di formazione permanenti; l’assistenza domiciliare agli anziani soli.

8xmille / Cerignola, inaugurato l’oratorio nella parrocchia Sant’Antonio da Padova

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Dopo due anni di lavori è stato inaugurato il 4 giugno l’oratorio parrocchiale intitolato a Sant’Antonio da Padova, a Cerignola. Invitato dal Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons. Fabio Ciollaro, è stato ospite d’eccezione Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI.

Il presule ha celebrato la messa nella omonima parrocchia e poi si è spostato nei nuovi locali parrocchiali che sono stati realizzati grazie a un finanziamento dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Dopo la benedizione di rito e lo scoprimento di una lapide ricordo è stato il parroco, Mons. Carmine Ladogana, a presentare l’ospite, a ringraziarlo per la sua presenza e a sottolineare che senza il finanziamento della CEI l’opera non sarebbe stata realizzata. Da qui l’invito a “compiere un gesto d’amore, attraverso la propria firma a favore della Chiesa cattolica, perché quella firma oltre che a farti sentire bene consente di fare tanti altri gesti di amore”.

Subito dopo è intervento il sindaco di Cerignola, Francesco Bonito, che ha sottolineato la ricaduta positiva sull’intera città di un’opera sociale ed educativa che un oratorio può svolgere sul territorio. Prendendo la parola, Mons. Baturi ha sottolineato che “l’oratorio non è una forma o una cosa ma è un incontro, perché all’interno di esso ognuno esprime le proprie capacità e la propria creatività a servizio degli altri. Il servizio educativo che un oratorio svolge sul territorio è l’incontro tra generazioni diverse, ma tutte tendenti a sentire l’educazione dei più giovani come qualcosa che parte dal cuore, anche perché in esso non devono esserci schemi confezionati ma ognuno è chiamato ad usare il linguaggio della vita”. Ha concluso la serata Mons. Ciollaro, il quale ha ringraziato Mons. Baturi ed ha sottolineato come “il compimento dell’opera ora ha il suo inizio nelle varie attività e attraverso i ragazzi e i giovani che all’interno della nuova struttura troveranno accoglienza, disponibilità e ascolto”.

(Filippo Passantino, Agenzia Sir)

 

Caritas Italiana / Bilancio sociale 2023: azioni e progetti che fanno crescere le comunità

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Il Bilancio sociale 2023 di Caritas Italiana rende conto – in una logica di trasparenza – dell’utilizzo e della valorizzazione delle risorse a disposizione e dell’impatto pedagogico, sociale e di sostenibilità di quanto operato da Caritas Italiana, in ordine al proprio mandato di promozione dello sviluppo umano integrale.

Non è soltanto un documento di rendicontazione finanziaria e operativa, ma soprattutto uno strumento di animazione di comunità. Riflette un impegno verso una “ecologia integrale”, in cui la solidarietà e la responsabilità collettiva si definiscono come pilastri per costruire un mondo più equo e inclusivo.

L’ultimo anno è stato segnato da una serie di incertezze e sfide che hanno attraversato il mondo, evidenziando quanto sia importante un impegno collettivo e unitario.

Nel Bilancio sociale sono stati messi in evidenza, tra l’altro, gli aspetti qualitativi dell’animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all’estero. Somme provenienti dall’8xmille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori.

A livello nazionale Caritas Italiana ha operato per fronteggiare le vecchie e nuove forme di povertà, facendo al tempo stesso fronte alle emergenze del contesto italiano. I progetti avviati da Caritas Italiana nel 2023 sono stati 430, in otto differenti aree tematiche, grazie ai fondi 8xmille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana.

In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d’ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84mila volontari.

Qui il video della presentazione e in allegato il Bilancio sociale pubblicato sul sito di Caritas Italiana.

8xmille / Dalla parte dei bambini

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Sono 1.218 i progetti a favore dei bambini e dei minori in 80 Paesi di tutti i continenti per un totale di oltre 100 milioni di euro, finanziati dal 1991 attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei Popoli, grazie ai fondi dell’8xmille.

Nel mondo – secondo i dati Oil, Save the Children e Unicef – 1,4 miliardi di bambini con meno di 15 anni non godono di alcuna forma di protezione sociale e sono esposti a malattie, malnutrizione e povertà. Di questi 333 milioni vivono in povertà estrema e lottano per sopravvivere con meno di 2,15 dollari al giorno. Quasi un miliardo di bambini convive con la povertà multidimensionale.

“Ascoltiamoli, perché nella loro sofferenza ci parlano della realtà, con gli occhi purificati dalle lacrime e con quel desiderio tenace di bene che nasce nel cuore di chi ha veramente visto quanto è brutto il male”, esorta Papa Francesco nel Messaggio per la prima Giornata Mondiale dei bambini. Il Pontefice invita a non dimenticare “tutti quei bambini a cui ancora oggi con crudeltà viene rubata l’infanzia” e si trovano “a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza, chi soffre la fame e la sete, chi vive in strada, chi è costretto a fare il soldato o a fuggire come profugo, separato dai suoi genitori, chi non può andare a scuola, chi è vittima di bande criminali, della droga o di altre forme di schiavitù, degli abusi”.

I progetti finanziati rappresentano semi di speranza e quelle generate sono storie di vita ritrovata nonostante le sofferenze.

Come quella di Jean-Claude, ex bambino-soldato nella Repubblica Democratica del Congo. “Il mio nome è Démocratie, anzi, questo è il nome che mi sono scelto poiché, anche se la democrazia non l’ho mai conosciuta, credo sia la cosa più importante. Sono stato rapito all’età di 12 anni dalla milizia ribelle Lord’s Resistance Army di Joseph Kony. Mi hanno torturato e usato come uno schiavo. Ho passato 10 anni nella foresta, dove sono stato addestrato come soldato. Ho ucciso e ho visto uccidere. Era il nostro primo dovere, quello che ognuno di noi doveva fare se non voleva morire. Ho scalato la gerarchia militare fino a diventare capo della guardia personale di Kony. Quella posizione mi ha permesso dopo 10 lunghi anni di scappare. Oggi vivo a Dungu in una capanna con mia sorella e i suoi 8 figli. Cammino chilometri per andare a scuola, chilometri per andare a lavorare, ma sono sicuro che riuscirò a diventare un medico.” Démocratie tutte le mattine si alza alle 5 per andare a scuola, quando esce all’ora di pranzo si reca nella foresta dove, per mantenere la famiglia, fa il taglia-legna. Nonostante tutto, riesce a trovare tempo per frequentare i corsi professionali del Centro Juvenat, dove i missionari agostiniani accolgono e assistono ex bambini-soldato come lui. Lì può dare il suo contributo e aiutare Padre Blaise nel percorso di reinserimento dei nuovi arrivati. A giugno dello scorso anno si è diplomato alla scuola secondaria agostiniana Maman Dorothée e vorrebbe proseguire gli studi per non rinunciare al suo sogno e al suo progetto di vita: quello di essere un medico.

Si stima che siano stati reclutati 30.000 bambini-soldato nella zona di Dungu e Doruma e che molti siano nelle mani di vari gruppi paramilitari. La maggior parte di loro hanno dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze.

“La problematica dei bambini-soldato – sottolinea Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo – è molto complessa. Nella zona dell’Haut-Uélé c’è stato un conflitto devastante e di lungo periodo. I bambini hanno subìto le conseguenze più atroci: hanno perso i genitori, hanno abbandonato i processi educativi e, proprio per questo, la nostra azione vuole offrire riabilitazione psico-fisica ma anche alfabetizzazione e formazione lavorativa, non solamente a coloro che hanno avuto un’esperienza di guerra come soldati, ma a tutti quei bambini che hanno subito le conseguenze anche indirette della guerra e della povertà”.

Spesso poi i bambini pagano il prezzo più alto in situazioni e contesti discriminanti anche per gli adulti. Come avviene in Bangladesh per i Dalit, membri delle “caste basse”, etichettate come “intoccabili”, che sono da sempre oppresse ed emarginate. Sono poveri, con accesso limitato all’istruzione, al lavoro, all’alloggio, alla sanità e ai servizi pubblici. Circa il 96% è analfabeta. I bambini all’interno di questa comunità hanno pochissime opportunità per aspirare a un futuro dignitoso. Champa Das è un’eccezione, è riuscita a completare il ciclo di studi e ha iniziato a offrire a casa sua a tanti bambini un sostegno gratuito per l’apprendimento, sfidando le barriere secolari.

Grazie a questo impegno le è stato affidato il ruolo di insegnante per 83 ragazzi e ragazze della comunità Dalit, dalla classe 1 alla 10, nel Kajra Learning Center, in Bangladesh. È un progetto finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con chiesa locale, la Fondazione L’Albero della Vita (FADV) e il partner locale Dalit. La prima fase, dal 2021 al 2023, ha aiutato quasi 2000 bambini in 15 villaggi. È stata poi avviata una seconda fase che prevede di raggiungere altri 2500 piccoli in 22 villaggi.

Queste storie mettono in mostra, anche nelle situazioni più complesse e di grande sofferenza, l’importanza di farsi piccoli con i piccoli e imparare evangelicamente a guardare la vita con i loro occhi, con la loro capacità di stupirsi e di avere fiducia, nonostante tutto. E soprattutto la necessità di mettere al centro i bambini (Mt18,1-5, Mc 10,13-16). Testimoniano inoltre il grande potere di trasformazione dell’ascolto, dell’istruzione, dell’accompagnamento, della condivisione e il ruolo che tutto questo può giocare nel superare l’esclusione sociale, la discriminazione, la disperazione, restituendo prospettive di futuro. “Il mondo – sottolinea Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata – si trasforma prima di tutto attraverso le cose piccole, senza vergognarsi di fare solo piccoli passi. Anzi, la nostra piccolezza ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno gli uni degli altri, come membra di un unico corpo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,26). Da soli non si può neppure essere felici, perché la gioia cresce nella misura in cui la si condivide: nasce con la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto e che a nostra volta partecipiamo agli altri”.

8xmille alla Chiesa cattolica. Monzio Compagnoni: “Un incredibile vortice di solidarietà”

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In occasione della Giornata Nazionale 8xmille, il Sir (Servizio d’informazione religiosa della CEI) ha pubblicato l’intervista al responsabile del Servizio Promozione della CEI, Massimo Monzio Compagnoni.

Perché è importante la firma per l’8xmille?
Riguardo all’8xmille circolano molti luoghi comuni fuorvianti ed è bene subito fare un po’ di chiarezza. Molti credono che la firma comporti un aggravio a livello fiscale, ma non è affatto così. Lo 0,8% dell’intero gettito Irpef (ovvero l’8xmille, appunto) è stato già versato da tutti i contribuenti, non solo da chi firma. Chi firma però ha la possibilità di contribuire a scegliere in che modo questi soldi verranno spesi, a chi verranno affidati dall’Erario. Per questo rinunciare alla firma vuol dire rinunciare alla possibilità di scegliere, affidare questa decisione ad altri.

E questo discorso vale per chiunque percepisca una qualsiasi forma di reddito, non solo per chi è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Anche i pensionati o chi percepisce una minima retribuzione, quindi, hanno diritto a partecipare a questo processo di democrazia fiscale che esiste da quando è entrata in vigore la legge 222 del 1985. La firma di un anziano con la pensione sociale o quella di un imprenditore milionario hanno lo stesso identico valore!

E perché firmare proprio per la Chiesa cattolica?
Perché fa bene. E lo dico con la massima convinzione e nel senso più ampio di questa espressione. Firmare per la Chiesa cattolica significa entrare in un incredibile vortice di solidarietà che ogni anno reca benefici a migliaia e migliaia di persone, in Italia e anche nei paesi più poveri del mondo. La Chiesa da sempre si occupa degli ultimi e di chi è in difficoltà e il modo in cui i fondi dell’8xmille vengono spesi è dettagliatamente rendicontato. Basta fare un giro nel sito www.8xmille.it. La Chiesa “fa bene”, quindi, e firmare contribuisce a rendere possibile quest’opera, ma fa anche bene alla persona che firma. È quello che abbiamo cercato di comunicare attraverso la campagna di questi ultimi due anni: se fare un gesto di solidarietà fa stare bene chi lo compie… immaginiamo partecipare a farne migliaia!

Possiamo spiegarlo un po’ meglio in cosa consiste questo “fare il bene”?
Certo che possiamo, anche perché è esattamente quello che è stato stabilito quando è stato rinnovato il Concordato tra Stato e Chiesa, nel 1984, e che poi è stato fissato nella legge dell’anno seguente, la 222. Questo “bene” si incanala lungo tre diverse strade. La prima è quella delle esigenze pastorali e di culto della popolazione italiana, compresa la buona gestione dell’immenso patrimonio architettonico e artistico che la storia della Chiesa ci ha tramandato qui in Italia. Pensiamo, ad esempio, a quanti campanili fanno parte integrante dei nostri paesi e delle nostre città e a quanto sia importante che questi edifici e i tesori d’arte che essi contengono siano mantenuti bene.

Poi ci sono i progetti di solidarietà in Italia e nel mondo: quasi 250 milioni di euro che ogni anno migliorano la vita di anziani, disabili, famiglie in difficoltà, donne vittime di abusi, persone che non hanno ancora trovato o hanno perduto il lavoro, popolazioni sofferenti nelle periferie del pianeta, sulla cui vita pesano ingiustizie globali e cambiamenti climatici estremi, migranti in cerca di accoglienza e integrazione.

Infine, ed è la terza via, c’è il sostentamento dei circa 32.000 sacerdoti che lavorano nelle nostre diocesi, compresi quelli più anziani e malati e i circa 300 missionari fidei donum. Sono uomini che si spendono a tempo pieno per il bene di tutti, non solo dei cattolici, e ai quali l’8xmille contribuisce a garantire una sussistenza dignitosa, dalle parrocchie alpine fino a quelle nelle isole più sperdute del nostro mare.

Quindi dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica non beneficiano solo i cattolici?
Assolutamente no, e tutti possono sperimentarlo. Avete mai visto una mensa della Caritas, o un dormitorio, o una casa di accoglienza, che agli ospiti chieda un certificato di battesimo per accoglierli? No, perché non è quello che il Vangelo ci ha insegnato.

La Chiesa raccoglie un grido di sofferenza che rischierebbe fortemente di rimanere inascoltato se fosse affidato solamente alla burocrazia e alle altre istituzioni.

Provate a immaginare cosa succederebbe se, all’improvviso, scomparissero tutte le opere finanziate dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, e con esse il lavoro delle migliaia di volontari che offrono gratuitamente tempo, passione e competenze per soccorrere i più bisognosi. Ecco perché chiediamo a tutti di mettere la firma, non solo ai cattolici.

Ma per i cattolici questo invito è più forte?
Dovrebbe esserlo. Purtroppo, parte della nostra comunità ha perso la consapevolezza che, come tale, sia chiamata al sostegno della Chiesa. Pensate che ben il 45% dei praticanti non firma! La Chiesa non è ricca! I redditi provenienti dal suo patrimonio coprono solo il 5% del fabbisogno per il mantenimento dei sacerdoti. Il 70% di questo costo è coperto dai fondi 8xmille. Il modello pensato 40 anni fa prevede che sia la comunità a prendersi cura di questa istituzione e farlo con l’8xmille non costa proprio nulla. Come in ogni famiglia ci si sente tutti partecipi della gestione delle spese e dei conti di casa, così dovrebbe essere anche per le nostre comunità. Siamo una grande famiglia in quanto figli di Dio e quindi fratelli. Come tali dobbiamo essere i primi a preoccuparci delle nostre chiese, dei nostri sacerdoti, dei nostri progetti di carità. È fondamentale che non smettiamo di ricordarlo a tutti e oggi è ancora più importante perché negli ultimi anni la percentuale dei firmatari per la Chiesa cattolica è scesa dal 90 al 70%. Questo significa che abbiamo bisogno di una nuova consapevolezza, a cominciare dai territori in cui ogni giorno si svolge la nostra vita di fedeli. Insieme e in comunione ce la possiamo fare e dobbiamo farlo.

8xmille: un breve viaggio nelle 7 opere scelte per la campagna 2024

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Con il lavoro straordinario svolto dalla macchina del volontariato, attraverso l’impegno quotidiano dei nostri sacerdoti, dei religiosi e religiose, dei laici impegnati nelle aggregazioni laicali e anche grazie alle risorse dell’8xmille, la Chiesa cattolica continua il suo annuncio di salvezza senza lasciare indietro nessuno: poveri, immigrati, disoccupati, anziani, giovani, donne sole e famiglie vulnerabili. Come è ormai noto, questo lavoro incessante è al centro della campagna 8xmille 2024 che racconta, attraverso sette storie di speranza e di coraggio, il valore della gratuità e gli sforzi di una Chiesa in uscita, che si prende costantemente cura dei più deboli. Migliaia di gesti d’amore che si possono realizzare anche grazie alla firma per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.

Tutto ciò è ben sintetizzato in questo breve “viaggio” di un minuto nelle 7 opere 8xmille protagoniste dell’attuale campagna di comunicazione. Un video utile per animare gli incontri dedicati alla sensibilizzazione delle nostre comunità alla firma.

Ricordiamo le opere:

a Salerno troviamo il Dormitorio Don Tonino Bello che offre risposte concrete e percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema;

a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, la mensa diocesana della Caritas che rappresenta una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale;

a Verona è stata visitata Casa Santa Elisabetta, condominio solidale per donne sole con minori, dove in molte hanno trovato un’occasione di riscatto,

a Santhià, nel vercellese, c’è il Poliambulatorio medico che svolge attività di assistenza e servizio medico in modo gratuito, con la finalità di contrastare i lunghi tempi di attesa del Servizio Sanitario Nazionale;

a Cassano All’Ionio ecco il doposcuola L’appetito vien studiando, dove i ragazzi mangiano, studiano e si formano attraverso attività laboratoriali, in un luogo sicuro, che offre così opportunità di crescita, studio e gioco.

Ci spostiamo poi a Gubbio per visitare la chiesa della Madonna del Prato, gioiello barocco, sottoposta ad un intervento di restauro conservativo.

Infine anche quest’anno la campagna ha voluto rappresentare i tanti progetti realizzati all’estero prendendo come esempio un’opera in Sri Lanka, a Mannar, dove, grazie alle firme dei contribuenti, è stato possibile costruire un nuovo ostello per gli studenti della scuola St Xavier’s e che ha consentito di aprire le porte dell’istituto anche a gruppi etnici minoritari.

 

8xmille: dal 14 aprile la nuova campagna della CEI

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Condomini solidali, doposcuola, poliambulatori, case di accoglienza, dormitori, mense, restauri di beni culturali e artistici, stanziamenti per calamità naturali o emergenze umanitarie nel mondo: sono solo alcuni esempi dell’articolata rete di aiuto messa in campo ogni anno dalla Chiesa cattolica per rispondere alle nuove povertà e a fasce di popolazione con bisogni diversi e sempre più complessi. Ad agire sono le mani e i cuori di professionisti e volontari grazie al supporto dell’8xmille alla Chiesa cattolica che dal 1990 realizza ogni anno migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.

Nel 2023 sono stati assegnati oltre 243 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 13 ad esigenze di rilievo nazionale di cui circa la metà destinati a Caritas Italiana e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 403 milioni di euro per il sostentamento degli oltre 32 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 352 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici anche con interventi di restauro per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché sostenere l’indotto economico e turistico locale.

L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. Un sostegno concreto per i più fragili che fugge le logiche del mero assistenzialismo ma anzi diventa un volano di percorsi di promozione umana. Basta guardare, nell’ambito della carità locale, alle opportunità derivanti dai tanti progetti promossi dalle diocesi nel solo 2023 dove troviamo, ad esempio, progetti a favore di famiglie disagiate e persone economicamente fragili, precari e disoccupati (53 milioni di euro), di anziani (oltre 4 milioni di euro), di persone senza fissa dimora (13 milioni di euro), di persone portatrici di handicap (quasi 3 milioni di euro), di formazione e prevenzione per bambini e ragazzi a rischio devianza (oltre 2 milioni di euro), di sostegno e liberazione per chi è vittima di tratta, usura o dipendenze patologiche (circa 3 milioni e mezzo di euro) e molto altro. Oppure volgendo lo sguardo all’estero e alle tragedie umanitarie nel mondo come non ricordare lo stanziamento per le popolazioni turche e siriane colpite dal terremoto o per l’emergenza ucraina (in totale 1 milione di euro), per l’emergenza alluvione in Emilia Romagna (1 milione di euro) o l’emergenza in Marocco (300 mila euro).

L’8xmille fornisce, dunque, carburante ad una macchina della carità immensa a beneficio di tutti, non solo dei cattolici, e dove tanti, ogni giorno, trovano porte aperte e speranza restituita grazie a questo strumento di democrazia fiscale davvero straordinario. Ogni anno infatti la Chiesa si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei contribuenti per rinnovare la firma che si trasforma in mezzi per la realizzazione di opere.

“Il welfare cattolico – afferma il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – si è evoluto nel corso degli ultimi decenni e ormai, oltre alla presenza fondamentale dei volontari, coinvolge anche diverse figure professionali per rispondere alla complessità delle esigenze e per spingersi oltre le forme assistenziali. Le nostre parrocchie ed i nostri servizi aprono le porte per accogliere le molteplici sfide della povertà, senza dimenticare l’importanza di operare in rete con le altre risorse presenti sul territorio.”

Tutto questo è reso possibile da una semplice firma, quella per l’8xmille, grazie alla quale la Chiesa non lascia indietro nessuno: poveri, immigrati, disoccupati, anziani, giovani, donne sole e famiglie vulnerabili. “Se non ci fosse la Chiesa e il lavoro straordinario svolto dalla macchina del volontariato – aggiunge Monzio Compagnoni – ci sarebbe un vuoto enorme”.

E questo lavoro incessante è al centro della campagna 2024 che racconta, attraverso sette storie di speranza e di coraggio, il valore della gratuità e gli sforzi di una Chiesa in uscita, che si prende costantemente cura dei più deboli. La campagna, on air dal 14 aprile, mette in luce la relazione tra la vita quotidiana di tutti noi e le opere della Chiesa, attraverso la metafora dei “gesti d’amore”: piccoli o grandi gesti di altruismo che capita di compiere nella vita e che non fanno sentire bene solo chi li riceve, ma anche chi li compie.

“L’obiettivo è far comprendere il valore di un gesto molto semplice come una firma –, conclude il responsabile – abbinandolo a momenti della vita di tutti i giorni. Siamo partiti da questo concetto per mettere a punto una campagna valoriale che sottolinea il rilievo di una scelta, espressione del desiderio di diventare protagonisti di un cambiamento, offrendo sostegno a chi è in difficoltà”.

Come accade a Salerno dove il Dormitorio Don Tonino Bello offre risposte concrete e percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema o a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove la mensa diocesana della Caritas, rappresenta una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale. L’azione costante della Chiesa consente a molti di cambiare il proprio futuro come accade a Verona a Casa Santa Elisabetta, condominio solidale per donne sole con minori, dove in molte hanno trovato un’occasione di riscatto, oppure a Santhià, nel vercellese, dove un Poliambulatorio medico svolge attività di assistenza e servizio medico in modo gratuito, con la finalità di contrastare i lunghi tempi di attesa del Servizio Sanitario Nazionale. Tante anche le iniziative per offrire un futuro sereno a bambini e giovani, provenienti da famiglie vulnerabili, come il doposcuola L’appetito vien studiando, di Cassano all’Ionio, dove i ragazzi mangiano, studiano e si formano attraverso attività laboratoriali, in un luogo sicuro, che offre così opportunità di crescita, studio e gioco.

Con il fondamentale sostegno delle firme, ogni anno, vengono restituiti a fedeli e visitatori molti tesori dimenticati. Come a Gubbio dove la chiesa della Madonna del Prato, gioiello barocco, è stata sottoposta ad un intervento di restauro conservativo. Anche quest’anno la campagna ha voluto rappresentare anche i tanti progetti realizzati all’estero prendendo come esempio un’opera in Sri Lanka, a Mannar, dove, grazie alle firme dei contribuenti, è stato possibile costruire un nuovo ostello per gli studenti della scuola St Xavier’s e che ha consentito di aprire le porte dell’istituto anche a gruppi etnici minoritari.

La campagna 8xmille CEI è ideata dall’agenzia VML: la creatività è di Pierfranco Fedele e Anna Mochi Onori sotto la direzione creativa di Massimiliano Traschitti e Antonio Codina, la regia è di Edoardo Lugari. Le foto sono di Francesco Zizola. La casa di produzione è Casta Diva/Masi Film. Pianificata su tv e web con sette soggetti nei formati 20”, 15” e 6”, a seconda del canale e dei diversi target, la campagna si svilupperà anche su stampa, affissione e radio.
Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento sulle singole opere, al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza.

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