Category Archives: Newsletter In Cerchio

Festival della Comunicazione / A Borgo Laudato si’ 400 giovani comunicatori cattolici per il concerto dei The Sun

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Borgo Laudato si’ ha fatto da cornice al concerto conclusivo del Festival della Comunicazione, accogliendo circa 400 giovani provenienti da tutta Italia riuniti nella diocesi di Albano per l’iniziativa promossa dalla CEI, dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Ad aprire la serata è stato don Manuel Dorantes, direttore gestionale amministrativo del Centro di Alta Formazione Laudato si’, che nel suo saluto ai giovani (qui la versione integrale) ha sottolineato il valore autentico della comunicazione e dell’unicità di ogni persona: “Il contenuto più bello che potrete mai offrire al mondo non sarà mai un algoritmo perfetto, un reel virale o un profilo impeccabile. Il dono più grande siete voi. La vostra presenza. La vostra voce. Il vostro cuore”. Un messaggio accolto con attenzione dai ragazzi presenti, invitati a essere “luce” nel mondo digitale e nella vita quotidiana”.

Protagonisti della serata sono stati i The Sun, tra i più noti gruppi di christian music italiani, che hanno portato sul palco la loro arte e la loro testimonianza, coinvolgendo i giovani presenti in un intenso momento di comunione e partecipazione.

Durante il Festival, i partecipanti hanno preso parte a incontri, laboratori e attività dedicate al tema della comunicazione digitale responsabile, confrontandosi sull’importanza di vivere i social e gli ambienti digitali con consapevolezza e autenticità. Molti dei giovani presenti provenivano inoltre dal progetto Shine To Share promosso dalla CEI.

La serata finale a Borgo Laudato si’ ha unito spiritualità, comunicazione e musica in un’esperienza intensa e partecipata, lasciando nei ragazzi il desiderio di continuare a “comunicare il bene” anche nella quotidianità digitale.

CEI / Il Sovvenire al Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica

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Si è svolto dal 23 al 25 aprile presso il TH Hotel Carpegna Palace Domus Mariae a Roma, il 3° Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica dal titolo “Il cuore parla al cuore” a cura del Servizio Nazionale per l’insegnamento della religione cattolica e dell’Ufficio Nazionale per l’educazione la scuola e l’università – CEI.

Il tema dell’evento – “Il cuore parla al cuore”. L’Irc laboratorio di cultura e dialogo – riprende la celebre frase di San John Henry Newman (cor ad cor loquitur), di recente proclamato patrono del mondo educativo da Papa Leone XIV e la nota pastorale sull’IRC approvata dall’Assemblea generale della CEI nel novembre 2025.

La mattina del 24 aprile ha avuto uno spazio anche il Sovvenire con l’intervento del responsabile del Servizio Promozione CEI Massimo Monzio Compagnoni e dell’incaricato del settore studi e ricerche dello stesso Servizio Paolo Cortellessa moderati da Ernesto Diaco, coordinatore Area annuncio e celebrazione della fede della Conferenza Episcopale Italiana .

Fabriano-Matelica / Con il progetto “Orasprint” l’8xmille mette il turbo a oratori e comunità locali

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L’associazione NOI (a servizio delle comunità parrocchiali con finalità di solidarietà civile, culturale e sociale volte alla promozione dell’aggregazione, in particolare delle giovani generazioni) attraverso la rete, formata da Oratori e Circoli presenti sul territorio nazionale promuove e sostiene esperienze significative di crescita umana ponendo l’attenzione alle fasce sociali più deboli. Sulle sue pagine web dà notizia di una bella iniziativa.

Di che si tratta? Nel cuore dell’Appennino marchigiano prende forma un’esperienza concreta di comunità educante che mette al centro i giovani e il loro futuro. Si chiama “ORASPRINT” ed è un progetto rivolto a ragazzi e ragazze che trova linfa vitale nei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, uno strumento capace di generare inclusione, relazioni e crescita nei territori.

L’iniziativa, realizzata nella diocesi di Fabriano-Matelica anche con la partnership di alcune realtà locali, nasce con un obiettivo chiaro e impegnativo: costruire comunità locali più inclusive e vitali, capaci di accogliere i giovani e accompagnarli nel loro percorso di crescita. Non si tratta dunque di un intervento episodico e di corto respiro, ma un’azione strutturata che punta a creare spazi autentici di aggregazione e di socialità attiva.

Il primo ambito di intervento, il Progetto “Oratori”, valorizza il ruolo degli oratori parrocchiali nella diocesi di Fabriano-Matelica, riconosciuti come presìdi educativi fondamentali per giovani e famiglie. Grazie al sostegno dell’8xmille, questi luoghi hanno potuto rafforzare e ampliare la propria offerta ludico-formativa, diventando ancora più accoglienti e ricchi di opportunità. Gli interventi hanno riguardato la cura e la manutenzione degli ambienti, l’acquisto di materiali e il coinvolgimento di personale qualificato, capace di accompagnare i ragazzi con competenza e passione. Ne emerge un tessuto vivo, fatto di relazioni quotidiane, in cui i giovani trovano spazi per incontrarsi, crescere e sentirsi parte di una comunità.

I numeri descrivono la portata del progetto: sette oratori coinvolti, di cui due nel Comune di Matelica e cinque nel Comune di Fabriano, ai quali si aggiunge un oratorio in fase di avviamento nel Comune di Sassoferrato. Complessivamente, sono oltre quattrocento i ragazzi e le ragazze raggiunti nel corso degli anni, segno di una presenza educativa radicata e capillare.

Accanto a questo, il secondo ambito, il Progetto “SPRINT” – Sport e pratiche d’integrazione, si rivolge a minori in situazione di fragilità seguiti dai Servizi Sociali, offrendo loro l’opportunità di avvicinarsi allo sport come esperienza educativa e inclusiva. In questo contesto, l’attività sportiva si conferma uno strumento prezioso: promuove il benessere, favorisce la costruzione di relazioni e contribuisce a rafforzare l’autostima. È un’occasione concreta per sentirsi parte di un gruppo, scoprire le proprie capacità e immaginare nuove prospettive.

Anche qui, i dati raccontano una crescita significativa: trentacinque minori coinvolti nella stagione sportiva 2023/2024, sessantadue nel 2024/2025 e cinquanta nel 2025/2026, con la fase di tesseramento ancora in corso. Numeri che riflettono non solo l’ampliamento dell’iniziativa, ma anche la fiducia crescente delle famiglie e dei servizi territoriali.

“SPRINT” guarda inoltre oltre il singolo intervento, puntando a rafforzare le reti sociali del territorio affinché ogni ragazzo possa contare su una comunità capace di sostenerlo e valorizzarne il potenziale. Un impegno che ha già prodotto risultati tangibili: alcuni partecipanti sono stati premiati durante la Festa dello Sport 2025 organizzata dal Comune di Fabriano per i risultati conseguiti in competizioni nazionali. Un riconoscimento che supera il dato sportivo e testimonia il successo di un percorso educativo fondato su impegno, crescita e nuove opportunità.

Il tutto, dà la misura del ruolo decisivo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che non è un semplice sostegno economico, ma un investimento lungimirante nelle persone e nelle comunità.

Leone XIV / Incontro con i preti romani: gioia e urgenze pastorali

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Esprimendo grande gioia, Papa Leone XIV nel suo discorso al clero di Roma ha evidenziato le attuali urgenze, tra cui i rischi di sacramentalizzazione senza evangelizzazione. Fondamentale, dunque, un cambio di passo per aiutare le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. Ringraziando i sacerdoti della diocesi di Roma per il loro lavoro parrocchiale, il Papa chiede un’inversione di marcia tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, criticando i modelli classici focalizzati prevalentemente sui sacramenti che presumono la trasmissione familiare della fede; i cambiamenti culturali mostrano un’erosione della pratica religiosa.

Sul fronte giovanile, il quadro risulta essere complesso, con elementi di fede mischiati a quelli culturali/sociali; serve cogliere il disagio esistenziale, lo smarrimento, la difficoltà dei giovani, le influenze virtuali e l’aggressività che porta anche alla violenza.

Accogliere e ascoltare

Riconoscendo, dunque, l’impegno e anche il senso di impotenza dei preti, il Papa suggerisce il dialogo parrocchiale con le istituzioni, le scuole, gli specialisti educativi e con chi cura i giovani. Non ci sono soluzioni facili che assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, si deve restare in ascolto dei giovani, rendersi presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita.

Ravvivare il dono di Dio

Il sacerdote non è esecutore passivo, ma creativo collaboratore di Dio; alla Chiesa di Roma il Papa ricorda di “ravvivare il dono di Dio”, una fiamma da riattizzare contro cambiamenti, stanchezza, routine e disaffezione religiosa.

Un maggiore coordinamento

È cambiata la vita delle persone, c’è più mobilità perché ci si sposta per motivi di lavoro ma non solo, è cambiata la vita delle parrocchie che non sono più l’espressione di un territorio . Perciò sono chiamate ad aprirsi ed “avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione”. “Serve – evidenzia il Papa – un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale”. Lavorare in comunione, dunque, e non da soli è una metodologia, vincendo l’autoreferenzialità, collaborando tra parrocchie vicine, condividendo carismi e evitando sovrapposizioni.

Ai preti giovani: “Non chiudetevi”

Ai giovani preti, che vivono potenzialità e fatiche della generazione l’invito è a non perdere l’entusiasmo, la fedeltà al Signore e a confrontarsi sulle stanchezze con confratelli per essere aiutati.

Prendersi cura gli uni degli altri

Il Papa invita tutti ad ascoltare, a vivere la fraternità presbiterale, perché l’impegno più grande è di custodire e far crescere la vocazione nella conversione, nella fedeltà e soprattutto prendendosi cura gli uni degli altri.

San Benedetto del Tronto / Una storia di successo: Cathy, dal Camerun alla laurea in Economia in Italia

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Due occhi profondi, un sorriso sincero: Cathy Mande Fotsing, 27enne camerunese, ha conquistato la Laurea Triennale in Economia all’Università di San Benedetto del Tronto lo scorso 13 febbraio 2026. La giovane donna è arrivata in Italia nel 2022 con un visto di studio. Dopo tre anni di sacrifici, ha raggiunto questo encomiabile traguardo grazie al suo grande impegno come studentessa e come lavoratrice e grazie al sostegno della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto (che opera principalmente grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica), che l’ha aiutata a superare le difficoltà familiari, economiche e sociali alle quali ha dovuto far fronte.

Carletta Di Blasio l’ha intervistata per raccontarne la storia su anconaonline.it.

In sintesi, Cathy proviene dal Camerun, da una famiglia di 8 fratelli. Ha scelto l’Italia anche perché due fratelli sono già qui (Rimini, Cesena). Un intoppo burocratico la porta a San Benedetto: la Caritas le dà stanza, pasti e lavoro da cameriera. “Un tetto e due pasti salvano la vita!”, afferma Cathy.

La tesi della triennale la presenta in inglese su politiche linguistiche nel business. Prossimamente vuole prendere la laurea magistrale ad Ancona e poi lavorare nel campo bancario.

Il messaggio che Cathy vuole trasmettere a tutti è quello di rincorrere i propri sogni, studiare per la pace, e vivere con amore oltre le differenze!

Anticipiamo una delle risposte su come è stata la sua vita in Caritas.

La Caritas fa molto per aiutare la gente. In questi anni ho visto persone che non sapevano dove dormire o cosa mangiare e la Caritas ha dato loro una mano concreta. Ho conosciuto stranieri che sono giunti in Italia con i barconi, provenienti dalla Guinea o dal Gambia, i quali mi hanno raccontato la loro storia e come sono stati accolti qui dopo aver rischiato seriamente di morire. Ho visto rifugiate ucraine con i loro figli trovare un tetto accogliente. La Caritas fa veramente molto per aiutare, anche se non può aiutare tutti, sia perché mancano i finanziamenti sia perché a volte gli ospiti hanno delle dipendenze dalle quali è difficile uscire. Ma la Caritas si prende cura di tutti, soprattutto di quelli che non hanno nessuno che si prenda cura di loro.

In Caritas ho ritrovato l’ambiente accogliente del mio Paese. In Camerun si parlano tante lingue: oltre all’inglese e al francese, ci sono oltre 200 dialetti bantu. Professiamo anche più religioni: quella cristiana per lo più, ma non solo cattolica, anche protestante ed evangelica. In Camerun inoltre è consentita la poligamia, anche se si fa sempre più fatica a trovare donne consenzienti che accettino di dividere il proprio marito con altre donne. E proveniamo da villaggi diversi, con usi e tradizioni diversi. Nonostante tutte queste differenze, noi siamo abituati a vivere tutti insieme. La nostra è una cultura accogliente, che non fa discriminazioni. Ci sentiamo tutti fratelli. Se in un Paese straniero incontriamo un camerunense, noi lo aiutiamo. In Caritas ho ritrovato molto di questi valori: tutti si sentono come fratelli e vivono sempre sentimenti di accoglienza, rispetto e condivisione”.

Leone XIV / Il Papa ai sacerdoti: appartenete a Dio continuando a camminare tra gli uomini

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Papa Leone XIV ha inviato una Lettera ai circa 1500 preti partecipanti all’Assemblea presbiterale in corso a Madrid nella quale riflette sulla figura e sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui “la fede è strumentalizzata e banalizzata” ma si registra un rinnovato senso di “inquietudine”.

Il Pontefice esorta i sacerdoti a esercitare il ministero nella fraternità e nel servizio al prossimo, senza protagonismi, indicando Dio ma non “usurpandone il posto”. Celibato, povertà e obbedienza, afferma il Papa, non sono “negazione della vita”, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini.

Qui la Lettera (l’originale in lingua spagnola), con la quale il Papa vuole esprimere un gesto di vicinanza e incoraggiamento ai presbiteri, sapendo come il ministero sacerdotale spesso avvenga “in mezzo alla stanchezza, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone”.

La lettura del presente, si legge nella Lettera, non può ignorare il quadro culturale e sociale in cui la fede è vissuta ed espressa oggi. In molti ambienti assistiamo a processi avanzati di secolarizzazione, a una crescente polarizzazione nel discorso pubblico e alla tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola da ideologie o categorie parziali e insufficienti. In questo contesto, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata al regno dell’irrilevante, mentre le forme di coesistenza che rinunciano a qualsiasi riferimento trascendente vengono rafforzate.

Il Vangelo, dunque, incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato.

Ma non tutto è perduto. Il Successore di Pietro si dice infatti “convinto” che “una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani”. “L’assolutizzazione del benessere non ha portato la felicità attesa; una libertà separata dalla verità non ha generato il compimento promesso; e il progresso materiale, da solo, non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano”. Oltre a ciò, “le prospettive prevalenti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un maggiore senso di stanchezza e di vuoto”. È per questo che molte persone “stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica” che “le sta riconducendo all’incontro con Cristo”.

Per il sacerdote non è questo, allora, “un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e generosa disponibilità”, incoraggia il Papa.

Si fa quindi più chiaro di quale tipo di sacerdoti Madrid – e tutta la Chiesa – abbia bisogno in questo tempo. Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé.

“Città Nuova” / Monzio Compagnoni: “La famiglia di chi non ha più famiglia”

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Quale contributo offre la Chiesa alla società italiana attraverso i fondi dell’8xmille? Risponde Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Promozione Sostegno Economico della CEI, sul periodico dei focolarini Città Nuova in questa intervista rilasciata a Giulio Meazzini.

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Massimo Monzio Compagnoni è un laico che ha scelto di mettere al servizio della Chiesa le competenze professionali che ha sviluppato in una vita di lavoro. In pratica, nella seconda fase della sua vita ha scoperto la bellezza di poter far coincidere i propri valori con l’attività che svolge, quindi di mettere a disposizione della Chiesa cattolica i propri valori, quello che ha imparato nella vita.

Riassumiamo brevemente queste competenze professionali…
Ho iniziato in un’azienda di consulenza, passando dal marketing strategico alla riorganizzazione aziendale, all’analisi dei dati e dei bilanci, fino alle strategie per i media. Successivamente sono entrato in un grande editore italiano, poi in una multinazionale americana dell’editoria. Siccome avevo il pallino dell’innovazione, ho lanciato anche una startup e poi l’ho venduta. Alla fine, sono arrivato alla Chiesa cattolica perché volevo restituire quello che la vita mi aveva dato, visto che sono stato fortunato. Adesso mi piace l’idea di essere al servizio di qualcosa di importante.

Quest’anno ricorrono i quarant’anni da quando è stata istituita, per i contribuenti italiani, la possibilità di devolvere l’8 per mille del proprio reddito. Quale bilancio si può fare?
Per la Chiesa cattolica è il bilancio di una presenza, nella società italiana, prima di tutto per un servizio di tipo spirituale, molto importante in un mondo in cui ansia, solitudine e smarrimento stanno crescendo. La Chiesa ti offre una presenza, un ascolto, un accompagnamento umano e spirituale, accessibile a tutti, credenti e non credenti. Una presenza che dura da secoli e secoli, nella storia.

Poi c’è anche la parte dei servizi…
Le differenze sociali oggi stanno crescendo. Quindi il ruolo della Chiesa sembra diventare sempre più importante perché le persone non sono più in grado di ottenere quello che prima era considerato il minimo indispensabile, tipo la sanità in tempi adeguati e così via. Avere la Chiesa che fa anche welfare, quanto vale? Tantissimo secondo me, e la gente non se ne rende conto finché non ne ha bisogno.

Normalmente si pensa che la Caritas distribuisca solo panini, invece lei parla di sanità…
Faccio un esempio, l’ambulatorio polifunzionale della Caritas diocesana di Cagliari. Servizio totalmente gratuito, sostenuto da 70 volontari fra medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti e amministrativi che garantiscono visite di medicina generale e 18 specialità. Nel 2025 hanno erogato 1.700 prestazioni mediche per circa 600 persone fra italiani e stranieri. In tutta Italia quest’anno siamo arrivati a 5 milioni di interventi della Caritas per beni e servizi, materiali, distribuzione, cibo, mense, empori, alloggio e ascolto.

I servizi sono assicurati da laici, volontari e professionisti?
Anche i professionisti sono volontari. Forniamo sostegno socio-assistenziale, affidamento familiare, sostegno socio-educativo e assistenza domiciliare. Socio-educativo vuol dire che vengono aiutate le persone nel reinserimento nella società, nel mondo del lavoro e così via, perché dare un aiuto non significa soltanto offrire un panino, ma anche cercare di riportare le persone a vivere una vita normale, che siano italiani o no. Ci sono tanti italiani nel bisogno, ormai la sanità è quella che è. E poi forniamo anche orientamento, consulenze, tutela sui diritti e così via. Infine formazione, cioè la scuola, che è un mondo. In totale 5 milioni di interventi. In quarant’anni la Chiesa ha riportato nel territorio 30 miliardi di euro, tasse pagate che, grazie ai servizi che la Chiesa offre, sono rientrati tipicamente nel territorio. Lo Stato dovrebbe riconoscere il valore dell’aiuto immediato che offre la Chiesa, la quale diventa la famiglia di chi non ha più famiglia. Quando non hai, non trovi, sei da solo, dove vai? Una porta aperta, che diventa la tua famiglia, molto spesso è la Chiesa.

Uniti nel Dono / Al Carmine di Taranto, una conversazione del Serra club per sensibilizzare al Sovvenire

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Tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”, il versetto del secondo capitolo degli Atti degli apostoli è stato l’incipit della conversazione che mons. Marco Gerardo ha tenuto, martedì 9 dicembre, ai soci del Serra club di Taranto e ai cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Taranto (qui l’articolo originale tratto dal giornale dell’Arcidiocesi di Taranto Nuovo Dialogo). L’incontro è stato presentato dal delegato Benedetto Mainini e dalla presidente Maria Cristina Scapati che ha sottolineato il costante e forte impegno del Serra a favore dei sacerdoti.

“Ogni riflessione sulla nostra vita ecclesiale viene ispirata dalla Sacra Scrittura – ha esordito don Marco – e anche quando i fatti narrati sembrano molto distanti, le dinamiche che raccontano, permangono nel tempo”. Alcuni termini sono particolarmente importanti e vanno attentamente analizzati. Tutti, cioè tutti i credenti, tutti coloro che sono battezzati ieri come oggi. Stavano insieme, ovvero condividevano non solo lo stesso luogo inteso come spazio, bensì come finalità del vivere secondo Cristo. Avevano in comune, il verbo al tempo imperfetto indica una continuità nell’azione che non si esaurisce in una raccolta occasionale bensì sottende un fatto strutturato di aiuto vicendevole e costante. Chi aveva di più provvedeva alle necessità di chi aveva di meno non per una ideologia ma per il sentimento di una comunità finalizzata alla carità dalla fede condivisa.

La Chiesa primitiva aveva la consapevolezza di essere primizia di una nuova umanità, consapevolezza che oggi dobbiamo ritrovare per far fronte all’indifferenza religiosa che pervade la società. La Chiesa delle origini ci insegna che la partecipazione alla vita ecclesiale è un diritto ma anche un dovere dei battezzati che si estrinseca con la partecipazione ai sacramenti, con la collaborazione fattiva nelle parrocchie ma anche con un contributo economico sempre più necessario alla vita delle nostre chiese. La responsabilità del sostegno economico che in tutti i paesi è affidata alle singole comunità in maniera diversa, in Italia ha una lunga storia che in qualche maniera ci ha fatto dimenticare la nostra responsabilità.

Il Sovvenire, ha spiegato don Marco, è il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, è stato costituito nel 1989 alla segreteria generale della CEI come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative in tal senso, alla luce della riforma concordataria del 1984.

Il Sovvenire risponde alle valenze teologiche e alle direttive pastorali dell’episcopato in ordine alla corretta impostazione ed alla articolazione concreta del rapporto della Chiesa con i beni temporali e chiama i fedeli laici, ad una partecipazione più diretta e corresponsabile nell’amministrazione delle risorse materiali, in vista del raggiungimento delle finalità spirituali della Chiesa. Esso si attua con la firma dell’8xmille nella personale dichiarazione dei redditi e rispondendo alle campagne “Uniti nel Dono” che vengono promosse ogni anno come offerte deducibili. L’urgenza, ha sottolineato ancora don Marco, nasce dalla diminuzione dei gettiti e quindi dalla successiva riduzione delle attività della Chiesa italiana che non riguarda solo il sostegno dei sacerdoti, ma anche i restauri e il mantenimento delle nostre chiese, il fondo per le case canoniche, l’istituzione di oratori, l’attenzione agli ultimi.

“Sempre noi cristiani ci affidiamo alla Provvidenza e ben sappiamo che una sana povertà ci può far bene, – ha concluso il parroco del Carmine di Taranto – ma è anche vero che una comunità si ritrova sia nel momento presente sia in una visione di futuro”. Uniti nel dono è il segno di una partecipazione alla vita della Chiesa che dobbiamo interiorizzare per rispondere alle sfide che ci pone una società in profondo cambiamento.

TV2000 / Con Luigino Bruni torna “Pani e pesci, l’economia del Vangelo”

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Su TV2000 torna “Pani e pesci, l’economia del Vangelo”, otto puntate dall’11 ottobre, in onda il sabato alle ore 15.15. Novità di quest’anno: l’attore Ettore Bassi legge i brani della Bibbia che aprono la trasmissione settimanale, condotta come sempre da Eugenia Scotti e guidata dalle riflessioni bibliche del professor Luigino Bruni, economista della Lumsa di Roma e co-fondatore della Scuola di Economia Civile.

All’origine del programma, giunto alla quarta stagione, l’idea che i principi dell’economia e le pagine delle Sacre Scritture hanno una cosa in comune: tutte e due si occupano, da prospettive diverse, della vita quotidiana delle donne e degli uomini. Ma quest’anno, in maniera ancora più decisa rispetto al passato, si affrontano questioni al centro dell’esperienza delle famiglie italiane. Tra i temi proposti: il costo proibitivo degli affitti, la gestione della paghetta dei figli, la trasformazione della cucina e della ristorazione italiana, i prodotti e i servizi dedicati alla terza età, le spese per la cura degli animali domestici.

La Basilica di San Giovanni in Laterano è la cornice nella quale Ettore Bassi legge i brani dell’Antico e del Nuovo Testamento. La costruzione dell’Arca di Noè, la presentazione di Gesù al tempio, il miracolo alle nozze di Cana, il rinnegamento di Pietro e tutti gli altri passi scelti, offrono l’occasione di rileggere i cambiamenti del presente e di dialogare con gli ospiti in studio sul rapporto con il fallimento, sulla convivialità, sull’invecchiamento progressivo della nostra società, sul legame tra benessere economico e felicità.

A confrontarsi con Luigino Bruni ed Eugenia Scotti sono quest’anno, tra gli altri, la stilista Marina Spadafora; la divulgatrice scientifica, Barbara Gallavotti; la docente di economia ed ex ministra Elsa Fornero; gli scrittori Erri De Luca e Gianrico Carofiglio; la vicepresidente della Scuola di Economia Civile, Elena Granata.

“Pani e Pesci” è scritto da Dario Quarta e Luigino Bruni, con Elena Di Dio ed Eugenia Scotti, ed è realizzato in collaborazione con la Scuola di Economia Civile. La regia è di Alessandro Tresa.

Prima puntata

Perché lusso e ricchezza ci affascinano? A cosa servono i beni materiali? Ed è sempre vero che le ricchezze corrompono la nostra vita spirituale? Attorno a questi interrogativi il professore Luigino Bruni interpreta il brano dal Primo Libro dei Re che racconta l’incontro tra la Regina di Saba e Re Salomone. Così si apre la quarta stagione di “Pani e Pesci, l’economia del Vangelo”. In ogni puntata il professore spiega perché le Letture bibliche ci parlano ancora oggi.

Per rivedere tutte le puntate clicca qui

Salva la data! / Il 13 ottobre il terzo appuntamento con Luigino Bruni su L’altro nome dell’economia

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Lunedì 13 ottobre, dalle 20.30 alle 22.00, si svolgerà il terzo e ultimo appuntamento con l’economista dott. Luigino Bruni, docente di economia presso l’Università Lumsa di Roma e Vicepresidente della Fondazione The Economy of Francesco su La fedeltà e il riscatto (Torino, Edizioni Qiqajon, 2023). Un piccolo libro della Bibbia, una storia familiare, un brano della storia di Israele e, prima ancora, una storia di donne: questo è il libro di Rut. Un elogio della pratica della bontà, di una prassi di umanità improntata a rispetto e riconoscimento dell’altro, caratterizzata da attenzione, sensibilità e delicatezza, ma anche da giustizia, obbedienza alle leggi reinterpretate in modo creativo e inedito dalle donne, osservanza dei comandamenti finalizzati alla pienezza della vita. Rut è un testo che contiene molteplici messaggi: etici, sociali, economici e religiosi. L’economia del libro di Rut è quella di chi vede prima di tutto le donne e gli uomini, e in essi la prima ricchezza, considerando i beni una benedizione solo nella relazione. Come sarebbero state le leggi, l’economia, la scienza del management se le avessero scritte le donne, se fossero state le Rut a pensarle e a insegnarle? Certamente diverse, forse molto diverse.

Qui la registrazione del primo incontro (La grammatica del per sempre)  e qui quella del secondo (Il dono del grano sospeso).

Vi invitiamo a partecipare numerosi a questo prezioso momento di approfondimento e condivisione!

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