Category Archives: Formazione

“Shine to Share” / I giovani creator protagonisti del Festival della Comunicazione di Albano

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Dall’11 al 24 maggio 2026 il Festival della Comunicazione ha fatto tappa ad Albano Laziale, organizzato in sinergia dalla Società San Paolo, fondatrice della manifestazione itinerante, e dalla Diocesi suburbicaria di Albano. Il Festival si è sviluppato attorno al tema indicato da Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Custodire voci e volti umani”.

Tra i protagonisti più significativi di questa edizione è spiccata la presenza dei giovani digital content creator del progetto Shine to Share”, un gruppo selezionato a livello nazionale attraverso il contest promosso dai Servizi CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse), guidato da Massimo Monzio Compagnoni, e per la Pastorale Giovanile (Snpg), diretto da don Riccardo Pincerato. La formazione sulle competenze di storytelling digitale è stata curata negli ultimi sei mesi dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve).

Già venerdì 15 maggio il Festival aveva aperto uno spazio di riflessione sul rapporto tra comunicazione, responsabilità e costruzione delle narrazioni attraverso la tavola rotonda “Parole che generano responsabilità, scelte e azioni”, moderata da Francesco Misceo, con gli interventi della giornalista Safiria Leccese, del sociologo Massimiliano Padula e di Rosanna Savoldelli, senior consulting di Eumetra. La serata si è poi conclusa con il momento di animazione missionaria “Voci, volti e storie da raccontare”, animato dai Giovani Costruttori per l’Umanità, che ha offerto testimonianze ed esperienze di impegno e solidarietà internazionale.

Il momento centrale della loro partecipazione si è svolto sabato 16 maggio, quando i giovani creator, accompagnati dai referenti Spse e dai tutor Iusve, hanno visitato alcune Opere Segno della Caritas diocesana di Albano, entrando in contatto diretto con realtà sostenute anche attraverso i fondi dell’8xmille: i Centri Servizi Caritas di Albano e di Genzano con l’Emporio Solidale, le Piccole Sorelle dei Poveri di Marino dedicate all’accoglienza degli anziani fragili, il Centro Servizi Caritas di Torvaianica con i servizi di accoglienza per famiglie e persone vulnerabili, la Caritas parrocchiale di San Bonifacio a Pomezia e il centro diurno “Il Crocicchio” di Anzio per persone senza dimora.

“Oggi stiamo vivendo questa grande rivoluzione – ha spiegato il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, ai microfoni dei giovani di “Shine to Share” – che sta cambiando il nostro ecosistema di relazione, di lavoro, il mondo della scuola, ma direi anche le nostre parrocchie. Siamo tutti influenzati e anche sedotti da queste tecnologie, però è importante che custodiamo l’umano, che non perdiamo lo spessore antropologico, etico”.

Nel pomeriggio di sabato 16 i giovani hanno partecipato alla catechesi sul tema “Custodire l’irripetibile”, tenuta da padre Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra gli appuntamenti più significativi del Festival anche il concerto dei The Sun ospitato presso il Borgo Laudato Si’, collocato all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, luogo simbolo dell’ecologia integrale e della formazione ispirata all’enciclica sulla custodia della casa comune.

Il Festival si è concluso con la celebrazione eucaristica a Genzano presieduta dal cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha ricordato ai giovani l’importanza di mantenere Cristo al centro della comunicazione: “Per non comunicare noi stessi, mai, per non sostituirci al messaggio, alla Parola, che è molto più importante”.

Festival della Comunicazione / A Borgo Laudato si’ 400 giovani comunicatori cattolici per il concerto dei The Sun

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Borgo Laudato si’ ha fatto da cornice al concerto conclusivo del Festival della Comunicazione, accogliendo circa 400 giovani provenienti da tutta Italia riuniti nella diocesi di Albano per l’iniziativa promossa dalla CEI, dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Ad aprire la serata è stato don Manuel Dorantes, direttore gestionale amministrativo del Centro di Alta Formazione Laudato si’, che nel suo saluto ai giovani (qui la versione integrale) ha sottolineato il valore autentico della comunicazione e dell’unicità di ogni persona: “Il contenuto più bello che potrete mai offrire al mondo non sarà mai un algoritmo perfetto, un reel virale o un profilo impeccabile. Il dono più grande siete voi. La vostra presenza. La vostra voce. Il vostro cuore”. Un messaggio accolto con attenzione dai ragazzi presenti, invitati a essere “luce” nel mondo digitale e nella vita quotidiana”.

Protagonisti della serata sono stati i The Sun, tra i più noti gruppi di christian music italiani, che hanno portato sul palco la loro arte e la loro testimonianza, coinvolgendo i giovani presenti in un intenso momento di comunione e partecipazione.

Durante il Festival, i partecipanti hanno preso parte a incontri, laboratori e attività dedicate al tema della comunicazione digitale responsabile, confrontandosi sull’importanza di vivere i social e gli ambienti digitali con consapevolezza e autenticità. Molti dei giovani presenti provenivano inoltre dal progetto Shine To Share promosso dalla CEI.

La serata finale a Borgo Laudato si’ ha unito spiritualità, comunicazione e musica in un’esperienza intensa e partecipata, lasciando nei ragazzi il desiderio di continuare a “comunicare il bene” anche nella quotidianità digitale.

Sovvenire / “Dimmi come spendi e ti dirò chi ami”: incontro formativo al Pontificio Seminario Campano

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Nel progetto educativo del Pontificio Seminario Campano Interregionale sono previsti diversi laboratori che rappresentano momenti significativi del cammino formativo. In questi appuntamenti vengono approfonditi temi specifici delle diverse tappe dell’itinerario formativo, attraverso modalità che privilegiano l’interazione, il confronto e l’esercitazione pratica.

Nel biennio viene valorizzata soprattutto la conoscenza di sé, anche grazie al contributo di esperti in ambito psico-pedagogico e a dinamiche di gruppo dedicate; nel triennio, invece, l’attenzione si concentra maggiormente sulla dimensione pastorale e concreta del ministero.

All’interno di questo percorso, lo scorso 6 maggio i seminaristi del VI anno hanno partecipato al settimo laboratorio dedicato al tema “Amministrazione economica della parrocchia e Sovvenire”. L’incontro ha offerto un’occasione di approfondimento sul valore della corresponsabilità ecclesiale e sulla gestione trasparente delle risorse economiche come espressione concreta della missione pastorale della Chiesa.

A guidare il momento formativo è stato don Enrico Garbuio, collaboratore del Servizio CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. Sono intervenuti don Antonio Calandriello, incaricato del coordinamento Economi e Responsabili Amministrativi della Conferenza Episcopale Campana, e padre Andrea Piccolo, rettore del Seminario. Presente all’incontro Mons. Carlo Villano, Vescovo di Pozzuoli ed Ischia.

L’esperienza si è conclusa con un momento di rilettura e confronto, nel quale i seminaristi hanno potuto riflettere sull’importanza di una formazione che integri spiritualità, responsabilità amministrativa e attenzione alla comunione ecclesiale.

Proponiamo di seguito la riflessione del seminarista Giovanni Vernino, della Parrocchia San Nicola di Bari, che il prossimo 29 maggio sarà ordinato diacono:

“Dimmi come spendi e ti dirò chi ami”
«Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore» (Gv 21,17)

È il gregge del Signore che il pastore, con i propri carismi, è chiamato a guidare. Il parroco, “pastore proprio” della comunità, è chiamato a fare in modo che il gregge del Signore, sotto la sua cura attenta ed amorevole possa progredire nel cammino verso la santità. Questa cura non riguarda soltanto la dimensione spirituale ma necessariamente coinvolge anche quella materiale. Fin dalle origini, infatti, la Chiesa non ha mai smesso di prendersi cura del gregge del Signore tenendo unite la dimensione spirituale e quella amministrativa. Nel libro degli Atti degli Apostoli si racconta come la condivisione dei beni non era un gesto accessorio, ma una conseguenza naturale della fede vissuta nella carità (cf At 4, 32-34). Ciò che ciascuno possedeva diventava risorsa per tutti, specialmente per i più fragili.

Tra le continue novità della storia, ancora oggi la Chiesa desidera fermamente «andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo a ogni creatura» (cf. Mc 16,15). Nell’edificazione del Popolo Santo di Dio è coinvolto ogni fedele, presbitero o laico che sia. In questa prospettiva si colloca la nascita dell’8xmille alla Chiesa cattolica, un modo per rendere concreta e visibile la missione universale della Chiesa, offrendo a tutti l’opportunità di poter liberamente parteciparvi. Non si tratta, dunque, di una questione meramente burocratica e fiscale, ma di una scelta di fede che si traduce in uno stile di vita. Sono i fondi dell’8xmille, infatti, a permettere la realizzazione di attività caritative a servizio dei più bisognosi; la tutela degli edifici di culto, patrimonio inestimabile di arte e cultura; il sostegno quotidiano ai sacerdoti nell’esercizio del ministero. In tal modo la missione di pascere il gregge del Signore non è più attività sola ed esclusiva del presbitero ma di tutta la comunità chiamata gradualmente a trasformarsi in «casa e scuola di comunione» (San Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 43). È un autentico esercizio di corresponsabilità.

Per quanti si preparano a essere parroci, riflettere su questo tema significa anche prepararsi a vivere il ministero con uno sguardo aperto e responsabile, consapevoli che la gestione economica di una parrocchia diventa attestazione di credibilità. La giornata di sensibilizzazione, vissuta da noi ragazzi del VI anno del Seminario di Posillipo, guidata da don Enrico Garbuio, ha reso ancora più chiara l’idea che anche una buona amministrazione è testimonianza evangelica. L’incontro formativo, articolato tra memoria passata e prospettive future, accompagnato da esperienze laboratoriali, è stato fondamentale per comprendere che essere pastori secondo il cuore di Cristo implica non solo annunciare il Vangelo, ma anche saper amministrare con trasparenza e senso evangelico le risorse affidate alla comunità. È proprio del parroco, infatti, attendere alle sue funzioni «con la diligenza del buon padre di famiglia» (cf. can. 1284 CIC). Ciò vuol dire imparare a vivere una paternità che è sia spirituale ma che non può obliare la concretezza della realtà. È il principio dell’Incarnazione, della storia, che Dio stesso ha scelto di assumere. Una spiritualità avulsa dalla vita rischia di diventare sterile e vuota. Il Sovvenire, dunque, non è soltanto un sostegno economico, ma un segno di comunione, un legame vivo tra i fedeli e i loro pastori.

Le risorse economiche, quando sono orientate al bene, si trasformano in strumenti di evangelizzazione e di carità. A noi è affidato il compito esigente di diventare, attraverso le nostre scelte, testimoni coerenti e credibili del Vangelo di Cristo, che si incarna anche nelle modalità concrete con cui la Chiesa vive e si sostiene. L’8xmille alla Chiesa cattolica diviene dunque un esempio concreto di fede vissuta, speranza alimentata e carità incarnata. Dimmi come spendi e ti dirò chi ami.

 

Ad Albano il Festival della Comunicazione / Protagonisti anche i giovani creator di Shine to Share

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Dall’11 al 24 maggio 2026 la diocesi suburbicaria di Albano sarà al centro del Festival della Comunicazione la manifestazione nazionale promossa dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo in occasione della 60ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. Un appuntamento, all’interno della Settimana della Comunicazione, ormai consolidato e che ogni anno approda in una diocesi diversa d’Italia. Quest’anno si svilupperà attorno al tema indicato da Papa Leone XIV: “Custodire voci e volti umani”.

Due settimane di eventi, celebrazioni e iniziative diffuse sul territorio diocesano, con un programma intenso che intreccia riflessione, condivisione e creatività, articolato come di consueto lungo cinque percorsi tematici: la via della conoscenza, la via dei linguaggi, la via della bellezza, la via dell’aggregazione e la via della solidarietà. In calendario incontri, convegni, spettacoli, mostre e momenti di dialogo pensati per coinvolgere comunità, giovani e operatori della comunicazione (programma in allegato).

Tra i protagonisti di questa edizione anche i giovani digital content creator di Shine to Share, che prenderanno parte ad alcuni degli appuntamenti più significativi del Festival insieme alla comunità dei missionari digitali “La Chiesa ti ascolta”.

I creator di Shine to Share, provenienti da tutte le regioni ecclesiastiche italiane, sono stati selezionati attraverso un contest nazionale promosso dai Servizi CEI Promozione Sostegno Economico alla Chiesa (Spse) e Pastorale Giovanile e che ha raccolto oltre cento candidature.

Alle spalle hanno già sei mesi di formazione e accompagnamento professionale, curati dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve), dopo una prima fase realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un percorso che li ha preparati a coniugare competenze digitali, linguaggi social e responsabilità comunicativa.

Momento centrale della loro partecipazione sarà la giornata di sabato 16 maggio. In mattinata, accompagnati dai referenti del Spse, i giovani di Shine to Share visiteranno alcuni progetti realizzati grazie ai fondi dell’8xmille nella diocesi suburbicaria di Albano, incontrando operatori e beneficiari delle opere sostenute. L’esperienza diventerà poi racconto e testimonianza sui social, con particolare attenzione alle attività della Caritas diocesana. Dopo il pranzo presso le opere Caritas, nel pomeriggio i creator prenderanno parte alla catechesi per adolescenti e giovani (16–30 anni) dal titolo “Custodire l’irripetibile”.

La presenza dei giovani creator al Festival rappresenta uno dei segni più concreti del dialogo tra Chiesa e nuovi linguaggi digitali, in linea con l’invito del Papa a prendersi cura delle persone anche negli spazi della comunicazione contemporanea.

CEI / Il Sovvenire al Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica

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Si è svolto dal 23 al 25 aprile presso il TH Hotel Carpegna Palace Domus Mariae a Roma, il 3° Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica dal titolo “Il cuore parla al cuore” a cura del Servizio Nazionale per l’insegnamento della religione cattolica e dell’Ufficio Nazionale per l’educazione la scuola e l’università – CEI.

Il tema dell’evento – “Il cuore parla al cuore”. L’Irc laboratorio di cultura e dialogo – riprende la celebre frase di San John Henry Newman (cor ad cor loquitur), di recente proclamato patrono del mondo educativo da Papa Leone XIV e la nota pastorale sull’IRC approvata dall’Assemblea generale della CEI nel novembre 2025.

La mattina del 24 aprile ha avuto uno spazio anche il Sovvenire con l’intervento del responsabile del Servizio Promozione CEI Massimo Monzio Compagnoni e dell’incaricato del settore studi e ricerche dello stesso Servizio Paolo Cortellessa moderati da Ernesto Diaco, coordinatore Area annuncio e celebrazione della fede della Conferenza Episcopale Italiana .

Fabriano-Matelica / Con il progetto “Orasprint” l’8xmille mette il turbo a oratori e comunità locali

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L’associazione NOI (a servizio delle comunità parrocchiali con finalità di solidarietà civile, culturale e sociale volte alla promozione dell’aggregazione, in particolare delle giovani generazioni) attraverso la rete, formata da Oratori e Circoli presenti sul territorio nazionale promuove e sostiene esperienze significative di crescita umana ponendo l’attenzione alle fasce sociali più deboli. Sulle sue pagine web dà notizia di una bella iniziativa.

Di che si tratta? Nel cuore dell’Appennino marchigiano prende forma un’esperienza concreta di comunità educante che mette al centro i giovani e il loro futuro. Si chiama “ORASPRINT” ed è un progetto rivolto a ragazzi e ragazze che trova linfa vitale nei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, uno strumento capace di generare inclusione, relazioni e crescita nei territori.

L’iniziativa, realizzata nella diocesi di Fabriano-Matelica anche con la partnership di alcune realtà locali, nasce con un obiettivo chiaro e impegnativo: costruire comunità locali più inclusive e vitali, capaci di accogliere i giovani e accompagnarli nel loro percorso di crescita. Non si tratta dunque di un intervento episodico e di corto respiro, ma un’azione strutturata che punta a creare spazi autentici di aggregazione e di socialità attiva.

Il primo ambito di intervento, il Progetto “Oratori”, valorizza il ruolo degli oratori parrocchiali nella diocesi di Fabriano-Matelica, riconosciuti come presìdi educativi fondamentali per giovani e famiglie. Grazie al sostegno dell’8xmille, questi luoghi hanno potuto rafforzare e ampliare la propria offerta ludico-formativa, diventando ancora più accoglienti e ricchi di opportunità. Gli interventi hanno riguardato la cura e la manutenzione degli ambienti, l’acquisto di materiali e il coinvolgimento di personale qualificato, capace di accompagnare i ragazzi con competenza e passione. Ne emerge un tessuto vivo, fatto di relazioni quotidiane, in cui i giovani trovano spazi per incontrarsi, crescere e sentirsi parte di una comunità.

I numeri descrivono la portata del progetto: sette oratori coinvolti, di cui due nel Comune di Matelica e cinque nel Comune di Fabriano, ai quali si aggiunge un oratorio in fase di avviamento nel Comune di Sassoferrato. Complessivamente, sono oltre quattrocento i ragazzi e le ragazze raggiunti nel corso degli anni, segno di una presenza educativa radicata e capillare.

Accanto a questo, il secondo ambito, il Progetto “SPRINT” – Sport e pratiche d’integrazione, si rivolge a minori in situazione di fragilità seguiti dai Servizi Sociali, offrendo loro l’opportunità di avvicinarsi allo sport come esperienza educativa e inclusiva. In questo contesto, l’attività sportiva si conferma uno strumento prezioso: promuove il benessere, favorisce la costruzione di relazioni e contribuisce a rafforzare l’autostima. È un’occasione concreta per sentirsi parte di un gruppo, scoprire le proprie capacità e immaginare nuove prospettive.

Anche qui, i dati raccontano una crescita significativa: trentacinque minori coinvolti nella stagione sportiva 2023/2024, sessantadue nel 2024/2025 e cinquanta nel 2025/2026, con la fase di tesseramento ancora in corso. Numeri che riflettono non solo l’ampliamento dell’iniziativa, ma anche la fiducia crescente delle famiglie e dei servizi territoriali.

“SPRINT” guarda inoltre oltre il singolo intervento, puntando a rafforzare le reti sociali del territorio affinché ogni ragazzo possa contare su una comunità capace di sostenerlo e valorizzarne il potenziale. Un impegno che ha già prodotto risultati tangibili: alcuni partecipanti sono stati premiati durante la Festa dello Sport 2025 organizzata dal Comune di Fabriano per i risultati conseguiti in competizioni nazionali. Un riconoscimento che supera il dato sportivo e testimonia il successo di un percorso educativo fondato su impegno, crescita e nuove opportunità.

Il tutto, dà la misura del ruolo decisivo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che non è un semplice sostegno economico, ma un investimento lungimirante nelle persone e nelle comunità.

Sovvenire CEI / Shine to Share: a Napoli i creator digitali imparano a raccontare le “storie del dono”

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Dal 17 al 19 aprile 2026, i 33 giovani creator digitali denominati “Shine Crew” hanno vissuto un weekend di formazione professionale presso l’Eremo del Santissimo Salvatore dei Camaldoli a Napoli, nell’ambito del progetto Shine to Share, del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse) e del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Cei, guidati rispettivamente da Massimo Monzio Compagnoni e don Riccardo Pincerato.

Selezionati tra oltre cento candidati di un contest nazionale, i giovani digital creator provenienti da tutte le regioni ecclesiastiche d’Italia, hanno già alle spalle sei mesi di formazione e accompagnamento professionale curati dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve) Nicolò Fazioni, Sara Lovato e Marco Sanavio, dopo una prima fase affidata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il weekend partenopeo era, in questo senso, una tappa attesa: il momento in cui il lavoro fatto si misura con la realtà. A Napoli il percorso ha fatto un salto di qualità: sotto la guida del fotografo Giovanni Cocco, co-fondatore e direttore creativo di Ulilearn, i giovani creator hanno affrontato una sessione di lavoro professionale capace di trasformare la tecnica fotografica in una riflessione più profonda su cosa significhi realmente raccontare storie positive.

Con il coordinamento di Paolo Cortellessa e don Enrico Garbuio del Spse, i ragazzi si sono poi immersi in una caccia fotografica per i vicoli della città con un obiettivo preciso: riconoscere e immortalare storie e logiche del dono.

L’esperienza ha lasciato il segno, dentro e fuori. Sofia Toti, del Lazio, ha descritto con precisione ciò che molti hanno vissuto tra quei vicoli: “Siamo immersi ogni giorno in un flusso continuo di immagini, così veloce da rischiare di renderci ciechi. Eppure, a Napoli, qualcosa si è fermato o, forse, siamo stati noi a fermarci davvero. Educarsi all’immagine significa in fondo educarsi alla relazione”.

Laura Pagnini, dalle Marche, ha invece messo a fuoco la responsabilità di chi sceglie di comunicare: “È importante saper distinguersi e cogliere tutti i dettagli attraverso la nostra sensibilità, non tanto per “emergere”, ma perché ognuno è ‘prezioso’ a modo proprio”.

A suggellare il tutto il brano dei discepoli di Emmaus che ha guidato la riflessione della domenica, colta da Simone Colombo di Milano come uno specchio fedele di quanto vissuto in quei tre giorni: “In questi giorni a Napoli abbiamo sperimentato cosa vuol dire essere chiesa, quella compagnia di amici nella quale possiamo riconoscere la presenza del Signore Gesù. Questo è ciò che ci fa aprire gli occhi, come quando si coglie l’attimo in una foto”.

(Sir)

Leone XIV / Incontro con i preti romani: gioia e urgenze pastorali

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Esprimendo grande gioia, Papa Leone XIV nel suo discorso al clero di Roma ha evidenziato le attuali urgenze, tra cui i rischi di sacramentalizzazione senza evangelizzazione. Fondamentale, dunque, un cambio di passo per aiutare le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. Ringraziando i sacerdoti della diocesi di Roma per il loro lavoro parrocchiale, il Papa chiede un’inversione di marcia tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, criticando i modelli classici focalizzati prevalentemente sui sacramenti che presumono la trasmissione familiare della fede; i cambiamenti culturali mostrano un’erosione della pratica religiosa.

Sul fronte giovanile, il quadro risulta essere complesso, con elementi di fede mischiati a quelli culturali/sociali; serve cogliere il disagio esistenziale, lo smarrimento, la difficoltà dei giovani, le influenze virtuali e l’aggressività che porta anche alla violenza.

Accogliere e ascoltare

Riconoscendo, dunque, l’impegno e anche il senso di impotenza dei preti, il Papa suggerisce il dialogo parrocchiale con le istituzioni, le scuole, gli specialisti educativi e con chi cura i giovani. Non ci sono soluzioni facili che assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, si deve restare in ascolto dei giovani, rendersi presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita.

Ravvivare il dono di Dio

Il sacerdote non è esecutore passivo, ma creativo collaboratore di Dio; alla Chiesa di Roma il Papa ricorda di “ravvivare il dono di Dio”, una fiamma da riattizzare contro cambiamenti, stanchezza, routine e disaffezione religiosa.

Un maggiore coordinamento

È cambiata la vita delle persone, c’è più mobilità perché ci si sposta per motivi di lavoro ma non solo, è cambiata la vita delle parrocchie che non sono più l’espressione di un territorio . Perciò sono chiamate ad aprirsi ed “avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione”. “Serve – evidenzia il Papa – un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale”. Lavorare in comunione, dunque, e non da soli è una metodologia, vincendo l’autoreferenzialità, collaborando tra parrocchie vicine, condividendo carismi e evitando sovrapposizioni.

Ai preti giovani: “Non chiudetevi”

Ai giovani preti, che vivono potenzialità e fatiche della generazione l’invito è a non perdere l’entusiasmo, la fedeltà al Signore e a confrontarsi sulle stanchezze con confratelli per essere aiutati.

Prendersi cura gli uni degli altri

Il Papa invita tutti ad ascoltare, a vivere la fraternità presbiterale, perché l’impegno più grande è di custodire e far crescere la vocazione nella conversione, nella fedeltà e soprattutto prendendosi cura gli uni degli altri.

San Benedetto del Tronto / Una storia di successo: Cathy, dal Camerun alla laurea in Economia in Italia

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Due occhi profondi, un sorriso sincero: Cathy Mande Fotsing, 27enne camerunese, ha conquistato la Laurea Triennale in Economia all’Università di San Benedetto del Tronto lo scorso 13 febbraio 2026. La giovane donna è arrivata in Italia nel 2022 con un visto di studio. Dopo tre anni di sacrifici, ha raggiunto questo encomiabile traguardo grazie al suo grande impegno come studentessa e come lavoratrice e grazie al sostegno della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto (che opera principalmente grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica), che l’ha aiutata a superare le difficoltà familiari, economiche e sociali alle quali ha dovuto far fronte.

Carletta Di Blasio l’ha intervistata per raccontarne la storia su anconaonline.it.

In sintesi, Cathy proviene dal Camerun, da una famiglia di 8 fratelli. Ha scelto l’Italia anche perché due fratelli sono già qui (Rimini, Cesena). Un intoppo burocratico la porta a San Benedetto: la Caritas le dà stanza, pasti e lavoro da cameriera. “Un tetto e due pasti salvano la vita!”, afferma Cathy.

La tesi della triennale la presenta in inglese su politiche linguistiche nel business. Prossimamente vuole prendere la laurea magistrale ad Ancona e poi lavorare nel campo bancario.

Il messaggio che Cathy vuole trasmettere a tutti è quello di rincorrere i propri sogni, studiare per la pace, e vivere con amore oltre le differenze!

Anticipiamo una delle risposte su come è stata la sua vita in Caritas.

La Caritas fa molto per aiutare la gente. In questi anni ho visto persone che non sapevano dove dormire o cosa mangiare e la Caritas ha dato loro una mano concreta. Ho conosciuto stranieri che sono giunti in Italia con i barconi, provenienti dalla Guinea o dal Gambia, i quali mi hanno raccontato la loro storia e come sono stati accolti qui dopo aver rischiato seriamente di morire. Ho visto rifugiate ucraine con i loro figli trovare un tetto accogliente. La Caritas fa veramente molto per aiutare, anche se non può aiutare tutti, sia perché mancano i finanziamenti sia perché a volte gli ospiti hanno delle dipendenze dalle quali è difficile uscire. Ma la Caritas si prende cura di tutti, soprattutto di quelli che non hanno nessuno che si prenda cura di loro.

In Caritas ho ritrovato l’ambiente accogliente del mio Paese. In Camerun si parlano tante lingue: oltre all’inglese e al francese, ci sono oltre 200 dialetti bantu. Professiamo anche più religioni: quella cristiana per lo più, ma non solo cattolica, anche protestante ed evangelica. In Camerun inoltre è consentita la poligamia, anche se si fa sempre più fatica a trovare donne consenzienti che accettino di dividere il proprio marito con altre donne. E proveniamo da villaggi diversi, con usi e tradizioni diversi. Nonostante tutte queste differenze, noi siamo abituati a vivere tutti insieme. La nostra è una cultura accogliente, che non fa discriminazioni. Ci sentiamo tutti fratelli. Se in un Paese straniero incontriamo un camerunense, noi lo aiutiamo. In Caritas ho ritrovato molto di questi valori: tutti si sentono come fratelli e vivono sempre sentimenti di accoglienza, rispetto e condivisione”.

Leone XIV / Il Papa ai sacerdoti: appartenete a Dio continuando a camminare tra gli uomini

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Papa Leone XIV ha inviato una Lettera ai circa 1500 preti partecipanti all’Assemblea presbiterale in corso a Madrid nella quale riflette sulla figura e sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui “la fede è strumentalizzata e banalizzata” ma si registra un rinnovato senso di “inquietudine”.

Il Pontefice esorta i sacerdoti a esercitare il ministero nella fraternità e nel servizio al prossimo, senza protagonismi, indicando Dio ma non “usurpandone il posto”. Celibato, povertà e obbedienza, afferma il Papa, non sono “negazione della vita”, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini.

Qui la Lettera (l’originale in lingua spagnola), con la quale il Papa vuole esprimere un gesto di vicinanza e incoraggiamento ai presbiteri, sapendo come il ministero sacerdotale spesso avvenga “in mezzo alla stanchezza, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone”.

La lettura del presente, si legge nella Lettera, non può ignorare il quadro culturale e sociale in cui la fede è vissuta ed espressa oggi. In molti ambienti assistiamo a processi avanzati di secolarizzazione, a una crescente polarizzazione nel discorso pubblico e alla tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola da ideologie o categorie parziali e insufficienti. In questo contesto, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata al regno dell’irrilevante, mentre le forme di coesistenza che rinunciano a qualsiasi riferimento trascendente vengono rafforzate.

Il Vangelo, dunque, incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato.

Ma non tutto è perduto. Il Successore di Pietro si dice infatti “convinto” che “una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani”. “L’assolutizzazione del benessere non ha portato la felicità attesa; una libertà separata dalla verità non ha generato il compimento promesso; e il progresso materiale, da solo, non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano”. Oltre a ciò, “le prospettive prevalenti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un maggiore senso di stanchezza e di vuoto”. È per questo che molte persone “stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica” che “le sta riconducendo all’incontro con Cristo”.

Per il sacerdote non è questo, allora, “un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e generosa disponibilità”, incoraggia il Papa.

Si fa quindi più chiaro di quale tipo di sacerdoti Madrid – e tutta la Chiesa – abbia bisogno in questo tempo. Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé.