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Uniti in Rete / Online il nuovo corso su “I Valori del Sovvenire”

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Un nuovo percorso per approfondire il significato più autentico del Sovvenire e riscoprirne tutta l’attualità alla luce del Vangelo e delle sfide del presente. Su Uniti in Rete è disponibile gratuitamente “I Valori del Sovvenire”, il nuovo corso di formazione dedicato agli operatori impegnati nella promozione e nella diffusione della cultura del Sovvenire.

Attraverso un itinerario formativo agile e accessibile, il corso accompagna i partecipanti alla scoperta della ricchezza di significati e valori che caratterizzano il Sovvenire, esplorandone il legame con il Vangelo e il ruolo che può svolgere nel mondo contemporaneo.

Come tutte le proposte formative presenti su Uniti in Rete, il corso può essere seguito in qualsiasi momento, sia da computer sia da smartphone, offrendo la massima flessibilità di fruizione. Per trarre il massimo beneficio dall’esperienza formativa, si consiglia tuttavia di affrontarlo dopo aver completato il corso introduttivo sul Sovvenire.

“I Valori del Sovvenire” è un percorso di approfondimento articolato in tre moduli, con circa 40 minuti complessivi di videolezioni e un impegno individuale stimato in non oltre due ore. Ogni partecipante potrà procedere secondo i propri tempi, iniziando e interrompendo il corso quando desidera, pur mantenendo la continuità necessaria per vivere pienamente l’esperienza formativa.

L’obiettivo non è soltanto trasmettere contenuti, ma coinvolgere attivamente ogni corsista in un percorso personale di crescita e riflessione. Per questo il corso combina diversi strumenti didattici:

  • videolezioni di 4-8 minuti con sottotitoli e trascrizioni scaricabili;
  • test di autovalutazione per consolidare le conoscenze acquisite;
  • letture ispirazionali per approfondire temi e fonti di riferimento;
  • domande riflessive che aiutano a collegare quanto appreso alla propria esperienza personale;
  • test finale valido per ottenere la certificazione di completamento.

A supporto del percorso è disponibile anche un pratico workbook, progettato per raccogliere appunti, riflessioni e osservazioni. Scaricabile e stampabile, può trasformarsi in un vero e proprio diario di bordo, utile per accompagnare e documentare tutte le tappe dell’apprendimento.

Il nuovo corso “I Valori del Sovvenire” è stato realizzato con la collaborazione della Fondazione The Economy of Francesco.

L’invito è semplice: entrare in piattaforma e iniziare il viaggio alla scoperta dei valori che rendono il Sovvenire una proposta ancora viva, attuale e capace di generare comunità.

Il Sovvenire e i suoi valori / Dono e condivisione: un messaggio ancora attuale

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A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, Dono e Condivisione di Mons. Donato Negro* conserva una straordinaria attualità e rappresenta uno dei contributi più significativi alla riflessione sul valore del Sovvenire nella vita della Chiesa. Attraverso una lettura dei capitoli 8 e 9 della Seconda Lettera ai Corinzi, dedicati alla colletta promossa da San Paolo per la Chiesa di Gerusalemme, l’autore conduce il lettore a scoprire il significato più profondo del dono cristiano: non un gesto materiale o una semplice forma di aiuto, ma un’esperienza di fede che genera comunione, fraternità e corresponsabilità.

Il dono nasce dalla grazia e genera comunione
Nel testo, Donato Negro, ricorda che la Chiesa nasce da un dono ricevuto e vive come comunità di persone chiamate a condividere quel dono. Il cristiano non è mai isolato: la fede è esperienza di comunione e il dono diventa il linguaggio concreto attraverso cui la Chiesa manifesta la propria identità.
Donare non è un dovere, ma una risposta d’amore
San Paolo ricorda che “Dio ama chi dona con gioia”. Il dono cristiano non deriva dall’obbligo o dall’interesse, ma dalla gratitudine per quanto si è ricevuto da Dio. Per questo ogni gesto di generosità acquista un valore spirituale e diventa testimonianza del Vangelo.
La solidarietà è parte dell’evangelizzazione
La colletta per Gerusalemme non viene presentata dall’apostolo come una semplice raccolta di fondi, ma come un vero atto ecclesiale e missionario. Attraverso la condivisione dei beni si rende visibile la comunione tra le comunità cristiane e si annuncia concretamente l’amore di Cristo.
La logica evangelica trasforma la povertà in ricchezza
Uno degli aspetti centrali del testo è il paradosso cristiano: le comunità della Macedonia, pur nella povertà, riescono a esprimere una straordinaria generosità. Il dono mostra così la forza della grazia di Dio, capace di trasformare la mancanza in abbondanza spirituale, la fragilità in fraternità, il bisogno in occasione di comunione.
Il Sovvenire come espressione della corresponsabilità ecclesiale
Il Quaderno insiste sul fatto che sostenere la Chiesa significa partecipare alla sua missione. Le offerte libere, il sostegno economico alle comunità e ai sacerdoti attraverso le erogazioni liberali, così come l’8xmille, non sono semplicemente strumenti organizzativi, ma modalità concrete con cui i fedeli condividono la responsabilità della vita e della missione ecclesiale.
La Chiesa è autentica quando vive “per gli altri”
Per l’autore una comunità cristiana non esiste per se stessa. Essa è veramente Chiesa quando sa farsi prossima alle necessità degli altri, quando sa Sovvenire ai bisogni delle persone e delle comunità, ricordando che ogni credente è chiamato a essere custode del fratello.
L’attualità del messaggio per il Sovvenire
Il valore di Dono e Condivisione risiede nella capacità di ricondurre il tema del sostegno economico alla sua radice spirituale e pastorale. In un tempo in cui il rischio è ridurre il Sovvenire a una questione tecnica o finanziaria, Donato Negro ricorda che esso nasce dall’Eucaristia, dalla fraternità e dalla consapevolezza che la Chiesa è una comunità chiamata a condividere i doni ricevuti.

Le parole dell’autore richiamano ancora oggi tutti i fedeli a vivere il dono come espressione di fede, a riconoscersi corresponsabili della missione ecclesiale e a promuovere una cultura della solidarietà che metta al centro la persona e la comunione. Il Sovvenire, pertanto, non è semplicemente un aiuto economico, ma una forma concreta di partecipazione alla vita della Chiesa e alla sua opera di evangelizzazione.

In sintesi, il Quaderno di Mons. Negro ci consegna una convinzione fondamentale: la condivisione è il volto concreto della comunione ecclesiale. Donare significa partecipare alla missione della Chiesa, testimoniare il Vangelo e rendere visibile l’amore di Dio nella storia. Per questo il Sovvenire non va considerato un obbligo, ma una grazia e una responsabilità che scaturiscono dal Battesimo e trovano il loro compimento nella solidarietà, nella corresponsabilità e nella comunione tra tutti i membri del Popolo di Dio.

In allegato il pdf del Quaderno che può essere letto anche qui.

*Già presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, ora è Vescovo emerito dell’Arcidiocesi di Otranto.

The Economy of Francesco Fondation / Capitale spirituale e narrativo al centro della nuova ricerca sostenuta da Sovvenire

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Il Servizio Promozione della CEI ha scelto di sostenere un importante progetto accademico attraverso il finanziamento di una borsa di ricerca dedicata allo studio delle nozioni emergenti di “capitale spirituale” e “capitale narrativo”.

La borsa di ricerca è stata assegnata al dott. Stefano Rozzoni che si occupa dello studio delle relazioni tra umano e non umano in testi letterari e culturali principalmente anglofoni, spaziando tra periodi, media e temi diversi. Da anni il suo lavoro si muove nel dialogo tra letteratura, filosofia ed economia, con particolare attenzione alle etiche relazionali e ambientali. Attivo nel movimento The Economy of Francesco (EoF) fin dagli esordi, vi ha contribuito su più fronti. Sul piano editoriale, ha co-curato insieme a Plinio Limata The Economy of Francesco. Un glossario per riparare il linguaggio dell’economia (Città Nuova, 2022), tradotto in tre lingue, e attualmente co-cura, insieme a Tony Guidotti (Harvard Business School), una special collection dedicata al capitale narrativo all’interno della rivista accademica International Review of Economics. Nel contesto di EoF è inoltre tra le persone che hanno dato vita a G.R.I.O.T- (Gruppo di Ricerca Imprese, Opere e Testi) e collabora regolarmente all’organizzazione di eventi e iniziative del movimento. Stefano Rozzoni ha conseguito un dottorato di ricerca in “Studi Umanistici Transculturali” (Università di Bergamo) in co-tutela con il programma in “Literary and Cultural Studies” della Justus-Liebig-Universität di Gießen.

I particolari sul progetto accademico in questa intervista a Chiara Pancino, General Secretariat The Economy of Francesco Foundation.

In cosa consiste questa borsa di ricerca?
La borsa di ricerca, della durata di dodici mesi (dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027), è dedicata allo studio delle nozioni emergenti di “capitale spirituale” e “capitale narrativo”, all’interno del quadro teorico e valoriale sviluppato da The Economy of Francesco (EoF) che mira allo sviluppo di nuova economia con al centro l’attenzione alle diverse forme di povertà, marginalità e vulnerabilità. Il progetto si colloca all’intersezione tra ricerca accademica e produzione di contenuti divulgativi, di strumenti pratici (come guide e proposte di attività pronte all’uso) e percorsi formativi, con l’obiettivo di rendere i risultati accessibili anche a un pubblico non specialistico.

La ricerca ha un carattere sia teorico sia applicativo. Sul piano teorico, mira a chiarire e consolidare questi concetti nel dibattito accademico internazionale; si tratta di un posizionamento importante non solo per contribuire a tale dibattito, ma anche per orientare studi futuri su questi temi. Sul piano applicativo, l’obiettivo è tradurre questi concetti in prassi economiche concrete in diversi ambiti, ad esempio nell’educazione, nella gestione di organizzazioni e imprese, nell’accompagnamento delle comunità e nell’elaborazione di politiche a diversi livelli, generando al tempo stesso conoscenza scientifica e ricadute culturali, pastorali e comunicative. Il percorso si articola, principalmente, in quattro fasi:

  • indagine, che comprende sia la ricerca bibliografica sia la riflessione su casi di studio (anche attingendo dalle attività di CEI–SPSE);
  • momenti di confronto del gruppo di ricerca attraverso riunioni e workshop, raccolta di feedback da esperti provenienti dalla ricerca, dall’imprenditoria, dal mondo educativo e dalle realtà ecclesiali e sociali; dialogo con gli stakeholders;
  • redazione e peer-review di saggi scientifici e di altri materiali divulgativi;
  • disseminazione dei risultati.

Qual è l’istituzione di riferimento?
È la Fondazione The Economy of Francesco, che supervisiona il progetto attraverso la propria comunità scientifica internazionale di esperti junior e senior, accompagnandone lo sviluppo e garantendo solidità metodologica e coerenza con gli obiettivi dell’iniziativa.

Stefano Pozzoni ricoprirà il ruolo di Principal Investigator, cosa significa?
Il Principal Investigator è la persona che cura, organizza e supervisiona le attività del gruppo di ricerca. La ricerca su questi temi non è infatti un lavoro individuale, ma il frutto di uno scambio costante e sistematico tra esperte ed esperti di diversa provenienza, che lavorano in modo coordinato seguendo la visione di una guida, in questo caso sempre in dialogo con EoF.

Il progetto prevede un core group con competenze specifiche in ambito economico, narrativo, teologico e filosofico, dedicato a chiarire e sistematizzare l’impianto teorico del progetto. A questo si affianca una rete più ampia di esperte ed esperti provenienti da settori diversi, con il compito di mettere alla prova il lavoro teorico sviluppandone la dimensione applicativa in molteplici ambiti, tra cui: cura, organizzazione, management, policy making, educazione.

Il Servizio Promozione della CEI ha scelto di sostenere questo progetto. Perché è importante?
Sostenere questo progetto significa riconoscere nella ricerca uno strumento privilegiato per trovare risposte nuove a problemi socio-economici sotto gli occhi di tutti, ad esempio: disuguaglianze crescenti, marginalizzazione delle vulnerabilità, legami comunitari che si impoveriscono. E significa farlo partendo da una prospettiva alternativa al modello economico dominante, basato sulla logica del massimo profitto individuale al minimo costo, in cui a pagare il conto sono i più fragili. Nella visione di questo progetto la logica si rovescia: al centro ci sono la persona, la cura dei legami, l’attenzione ai margini, un uso responsabile delle risorse.

Il supporto, inoltre, non è limitato alla previsione della ricezione dei risultati di ricerca, ad attività conclusa: il Sovvenire è esso stesso parte attiva della ricerca, con il suo patrimonio di informazioni ed esperienze, esempi di capitale spirituale e narrativo che possono arricchire il modo in cui le imprese lavorano, le comunità si organizzano e le persone danno valore a ciò che fanno ogni giorno.

Infine, la volontà di sostenere questo progetto è legata anche al suo risvolto pratico-applicativo: non si tratta infatti di un progetto limitato alla dimensione teorica. In linea con l’attività svolta da The Economy of Francesco a partire chiamata di Papa Francesco del 2019 a giovani economisti, imprenditori e change-makers, il movimento ha infatti prodotto risultati tangibili e trasferibili: pubblicazioni, start-up, iniziative culturali, formative e partecipative in tutto il mondo.

Quali i contenuti?
Al centro del progetto ci sono, appunto, le nozioni di “capitale spirituale” e il “capitale narrativo”. Il “capitale spirituale” riconosce il valore collettivo, orientato al bene comune, del patrimonio spirituale dell’umanità: quello cristallizzato nelle tradizioni e nelle forme spirituali presenti in tutto il mondo, ma anche quello che ciascuna persona porta con sé come risorsa interiore e che, come ha ricordato Papa Francesco, risponde alla ricerca di senso per la propria vita “quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno e andare al lavoro, e genera quella gioia di vivere necessaria anche all’economia”. È una via concreta per “dare un’anima all’economia di domani”, la missione dei giovani di The Economy of Francesco di fronte ai problemi socio-economici di oggi.

Un esempio. Le nostre comunità rischiano oggi di impoverirsi nella capacità di cooperare, vivere legami significativi, affrontare i conflitti e costruire azioni collettive. Questa capacità è un patrimonio che non si compra e non si improvvisa: nasce nelle famiglie, nelle reti di prossimità e in tutti quei luoghi dove le persone imparano a fidarsi le une delle altre e a condividere responsabilità e speranze. In questo scenario, la presenza quotidiana della Chiesa, della parrocchia e del sacerdote assume un significato che va ben oltre la dimensione liturgica, sacramentale o sociale: rappresenta un presidio di “capitale spirituale” comunitario che si esprime, ad esempio, attraverso l’accompagnamento delle persone nei momenti di difficoltà, tessendo legami tra famiglie, volontari, associazioni e istituzioni, costruendo fiducia in modalità peculiari e differenti da altre agenzie sociali; peculiarità che il progetto intende esplorare e chiarire.

Lo stesso vale per il capitale narrativo: il patrimonio di storie, testi e narrazioni di diverso tipo che ha la capacità di informare e trasformare la cultura, reintroducendo nel dibattito pubblico concetti, esperienze e prassi legati alla dimensione spirituale in grado di generare cambiamento individuale e collettivo. Basti pensare a come la sola storia di Francesco d’Assisi stia ispirando, proprio nel contesto di EoF, la riscrittura di nuove traiettorie economiche, teoriche e pratiche imprenditoriali e organizzative.

In che modo sono legati al Sovvenire?
La riflessione sul Sovvenire nasce da una visione economica che va oltre la dimensione puramente monetaria e quantitativa: chi dona e viene in aiuto della comunità esprime un legame con essa, sostiene la Chiesa e il ministero di chi la serve e partecipa a una logica di dono e di corresponsabilità. È attraverso questo sostegno, e attraverso l’opera quotidiana dei sacerdoti e delle comunità, che l’aiuto raggiunge poi anche le fragilità e le povertà dei territori. È esattamente qui che i due concetti al centro del progetto entrano in gioco. Il “capitale spirituale” aiuta a dare un nome e un fondamento a ciò che muove questi gesti: quel patrimonio interiore e comunitario di fede e di valori che si traduce in scelte concrete, anche economiche. Il “capitale narrativo”, a sua volta, offre gli strumenti per raccontare tutto questo: le storie delle persone, delle parrocchie e delle opere sostenute. Storie che rendono visibile il frutto di ogni offerta, alimentano nuova partecipazione. Ma anche storie che plasmano la cultura, favorendo il diffondersi, ad esempio, della logica del Sovvenire in altri contesti, in un circolo virtuoso che determina così CEI – SPSE come interlocutore attivo del progetto.

Quali sono gli obiettivi finali e quali gli sviluppi possibili?
L’obiettivo finale è triplice. In primo luogo, realizzare un posizionamento accademico sui temi in oggetto, attraverso una cura scientifica dedicata, la partecipazione a conferenze accademiche e l’organizzazione di workshop e seminari con la comunità di ricerca internazionale. In secondo luogo, valorizzare esperienze già esistenti in diverse realtà (a partire da quella della CEI–SPSE) che, riposizionate nel quadro del “capitale spirituale” e “capitale narrativo”, possono diventare modelli utili a orientare iniziative analoghe in altri contesti, replicabili e adattabili. Infine, produrre materiali di carattere divulgativo: in forma saggistica, per un pubblico più ampio e per arricchire il dibattito in incontri con le comunità, ma anche attraverso risorse più operative, utilizzabili in ambiti educativi (scuole, gruppi di cammino, catechesi) e attività di formazione.

In questo modo, il progetto intende generare uno slancio riflessivo, produrre nuova conoscenza, sostenere la formazione e favorire l’applicazione dei risultati della ricerca in molteplici contesti, per un cambiamento effettivo delle pratiche economiche mainstream in senso ampio: organizzative, manageriali, progettuali e di policy, a diversi livelli.

Sovvenire a Napoli / L’incaricato Iervolino promuove una scelta consapevole insieme ai vertici nazionali e locali delle ACLI

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Presso il Teatro Paradiso, nella suggestiva cornice della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli nel Rione Alto a Napoli, si è tenuto, lo scorso 23 giugno, un incontro straordinario volto a informare l’intera comunità partenopea sul valore profondo e sull’utilità sociale della firma a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. L’evento, ideato e condotto con straordinario dinamismo dal Diacono Raffaele Iervolino, incaricato diocesano del Servizio del Sovvenire, ha saputo rompere i vecchi schemi della burocrazia fiscale per restituire la parola alla vita vissuta.

Tanti i progetti concreti realizzabili sul territorio grazie a un semplice gesto consapevole. A testimoniarlo visivamente, attraverso due intensi ed emozionanti videomessaggi, sono stati il Vescovo Ausiliare Mons. Francesco Beneduce e Suor Marisa, colonna portante della Caritas diocesana, quotidianamente impegnata nella gestione di numerose case di accoglienza e nel servizio ai fratelli senza fissa dimora. Le loro parole hanno tracciato una linea retta tra i fondi raccolti e il sollievo offerto agli ultimi nelle periferie esistenziali della città.

“Dietro ogni modulo, dietro ogni firma consapevole, non ci sono freddi numeri di bilancio, ma ci sono storie, volti, pane spezzato e dignità restituita a chi pensava di averla persa per sempre”. Tra i momenti più alti del pomeriggio, spicca la testimonianza di Padre Carmelo che ha illustrato lo straordinario cammino del progetto “Il Binario della Solidarietà”, un centro di accoglienza che vanta ben 35 anni di storia e di infaticabile servizio nel tessuto sociale napoletano. Un’opera segno straordinaria che non si limita all’assistenza immediata, ma che punta al reinserimento attivo delle persone. Tra i progetti più innovativi presentati, ha riscosso grande ammirazione il corso professionale di panificazione e pizzeria realizzato in collaborazione con i celeberrimi Maestri dell’Antica Pizzeria da Michele, che offre ai ragazzi un’effettiva opportunità di riscatto sociale e lavorativo.

La validità tecnica e il valore sociale del lavoro svolto quotidianamente dai Patronati e dai CAF ACLI sono stati magistralmente sviscerati durante un vivace blocco in stile talk-show.

Sul palco, sollecitati dalle domande puntuali del Diacono Iervolino, sono intervenuti il Direttore Generale Nazionale delle ACLI, il Dott. Simone Zucca, e il Presidente delle ACLI Metropolitane di Napoli, il Dott. Umberto Cristadoro. Entrambi i relatori hanno evidenziato il ruolo deontologico ed etico dei professionisti nel guidare i contribuenti verso una scelta libera, trasparente e partecipe alla cura del bene comune.

L’incontro si è concluso in un’atmosfera di profonda commozione grazie a un momento esperienziale in cui la burocrazia ha lasciato definitivamente il passo alla pura espressione artistica. L’intervento musicale della giovanissima musicologa, chitarra e voce, ha incarnato perfettamente la bellezza e la freschezza di una comunità parrocchiale viva, capace di farsi casa per tutti. Il messaggio finale giunge forte e chiaro: firmare per l’8xmille non è un dovere burocratico, ma un autentico atto d’amore.

La firma che diventa solidarietà di Rosanna Borsillo per Nuova Stagione, n.25 del 5 luglio 2026, pag.4.

Calabria / Giornata regionale clero, Mons. Rega: «chi si isola si spegne, il sacerdote che cammina con i fratelli cresce»

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Un momento di fraternità ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, quello vissuto dal clero calabrese lo scorso 18 giugno a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del clero calabrese

Nella sua introduzione Monsignor Stefano Rega, Vescovo di San Marco Argentano – Scalea e delegato CEC per la Commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che il Papa ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica, su «Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio», partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, Monsignor Rega ha ricordato che il Papa ha invitato ad avere «una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce».

Fraternità presbiterale che, ha ricordato Monsignor Rega, come scritto dal Papa nella lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, deve essere considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato».

Un invito a «camminare a due a due», partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua lectio, ha ricordato che vivere così il ministero «educa e introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato e accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni» in quanto «vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé». Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la «logica del dono» e vivere in essa «è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogno di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, sia nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case, in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa; al contrario, una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra».

Nel portare i saluti della diocesi che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il Vescovo di Lamezia Terme, Monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti «hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria» in linea con l’invito del Papa «a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché, in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale, che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità».

Nel concludere l’incontro, il presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che «è stata un dono di Dio», nel corso della quale ha visto «la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo a vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il Vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio».

Al termine della lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’Adorazione eucaristica comunitaria.

La giornata si è conclusa con un’agape fraterna.

Conferenza Episcopale Lombarda / I Vescovi scrivono ai sacerdoti

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Nel giorno della Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il sito della Conferenza Episcopale Lombarda pubblica una lettera dei Vescovi indirizzata idealmente a tutti i presbiteri. È stata scritta prendendo spunto da un incontro che, lo scorso 19 marzo, ha riunito a Caravaggio i membri dei Consigli presbiterali delle 10 Diocesi della Regione. Il testo (qui integrale) rilegge quel momento e offre una prospettiva sul futuro del ministero presbiterale in Lombardia.

“Vi scriviamo con animo fraterno, nella Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti. Nell’esercizio della paternità affidata al nostro ministero episcopale, ci siamo posti in attento ascolto delle vostre esperienze di vita, oggi sempre più connotate da una realtà sociale in continuo cambiamento e da forme pastorali per la maggior parte di noi mutate nel tempo. Un ascolto appassionante, carico di consolazione e dal quale siamo usciti rincuorati. Un ascolto che sempre ci apre alla preghiera. E ci siamo detti: questo è il volto autentico di un presbiterio vivo e reale, espressione di tutte le stagioni della vita sacerdotale e di una multiforme varietà di incarichi pastorali”.

I Vescovi rinnovano quindi la “gratitudine per la fedeltà quotidiana con la quale venite in aiuto alla nostra debolezza, nella guida del popolo di Dio a noi affidato”. Precisano: “Viviamo un tempo che non possiamo più leggere con categorie abituali. Non si tratta solo di affrontare difficoltà nuove, ma di riconoscere che siamo dentro un cambiamento che ci supera e insieme ci coinvolge. È un tempo che può generare smarrimento, talvolta anche scoraggiamento, ma che porta con sé una promessa: quella di una Chiesa più essenziale, più fraterna, più vicina alla vita reale delle persone. Non siete soli dentro questo passaggio. E non siete chiamati a ‘risolverlo’, ma ad abitarlo con fede”.

Il documento prevede quattro paragrafi: Senza attraversare le fatiche non nasce nulla di nuovo; Senza fraternità il ministero si indebolisce; Senza corresponsabilità la sinodalità resta incompiuta; Senza formazione adeguata il cambiamento non regge.

“Carissimi, non abbiamo soluzioni pronte da offrirvi, ma desideriamo camminare con voi, ascoltarvi ancora, accompagnarvi”, concludono i Vescovi. “E insieme a voi vogliamo lasciarci guidare dallo Spirito, che non smette di aprire strade nuove. Affidiamo questo tempo, e ciascuno di voi, al Signore. E vi chiediamo di continuare a essere, con semplicità e verità, ciò che siete: uomini del Vangelo, dentro la vita ordinaria della nostra gente”.

Concluso il Festival Biblico / Grande partecipazione e prezioso contributo del Sovvenire con gli incaricati diocesani

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Dal 9 aprile al 1° giugno 2026 si è svolta la 22ª edizione del Festival Biblico, dedicata al tema “Il potere del limite”, un invito a riflettere su una delle questioni più urgenti del nostro tempo.

In una società che tende spesso a percepire il limite come un ostacolo da superare e il potere come esercizio unilaterale della forza, il Festival Biblico ha proposto uno sguardo alternativo: il limite come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà, e il potere come responsabilità, cura e custodia. A partire da queste prospettive, il Festival (che si è tenuto in varie diocesi) ha promosso un dialogo aperto e interdisciplinare, intrecciando religione, filosofia, scienze umane, arte e attualità, coinvolgendo dieci diocesi da Nord a Sud.

A sostegno della manifestazione è intervenuto anche il Servizio Promozione CEI per il Sostegno Economico alla Chiesa con la presenza di don Enrico Garbuio a Vicenza, nella serata inaugurale. Quindi, in diverse diocesi, sono stati previsti momenti di approfondimento a cura degli incaricati diocesani del Sovvenire, che hanno accompagnato gli eventi con brevi interventi di sensibilizzazione sull’importanza e il valore di sostenere economicamente la Chiesa anche attraverso una firma consapevole a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. In occasione degli appuntamenti sono stati organizzati stand informativi con materiali promozionali e divulgativi, distribuiti ai partecipanti per far conoscere le attività e il valore del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

 

Tra gli incaricati diocesani che sono interventui al Festival ricordiamo: don Roberto Rosario Catalano a Catania (8 maggio), il diacono Guglielmo Zampollo a Rovigo (9 maggio, dialogo), il dottor Paolo Grazian a Vittorio Veneto – Conegliano (10 maggio, dialogo), il dottor Fabio Brocca a Padova (14 maggio, conferenza), don Mauro Motterlini a Treviso (22 maggio, dialogo), don Giuseppe Miola a Vicenza in occasione della lectio magistralis conclusiva (24 maggio) e Davide Cecchini a Chioggia (29 maggio, incontro biblico).

Nel corso degli interventi è stato sottolineato come, lungo tutto il territorio nazionale, il Festival Biblico abbia offerto a migliaia di persone preziose occasioni di incontro con l’arte, la cultura e la bellezza, valorizzando al contempo l’ispirazione dei testi della Sacra Scrittura.

È stato inoltre evidenziato come tali iniziative siano rese possibili dal dinamismo delle comunità ecclesiali, dall’impegno di numerosi volontari e anche dal contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Attraverso queste risorse – destinate alla pastorale, alla carità e alla tutela del patrimonio artistico e sociale – si genera infatti un beneficio concreto per l’intera collettività: una firma che non comporta costi per il contribuente, ma che sostiene in maniera significativa il bene comune, confermando come l’8xmille sia davvero “più di quanto si creda”.

8xmille e disabilità / Suor Veronica Donatello: “una società che lascia indietro troppe persone è fragile”

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“Siamo davvero sicuri che il Pil sappia misurare ciò che tiene in piedi un Paese?”. Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della CEI, ha aperto con questo interrogativo il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, nell’incontro “Come cambia la sostenibilità sociale: inclusione, diritti, futuro”, dedicato al rapporto tra welfare, inclusione e diritti.

“Ci sono cose che non entrano nei grafici economici ma senza le quali una società si spezza: la fiducia, la prossimità, la possibilità di non sentirsi soli”, ha osservato, mettendo in guardia dal rischio di società “economicamente sofisticate ma socialmente sempre più sole”.

Per la religiosa, infatti, “le società non si reggono solo sui bilanci” ma “sui legami”, motivo per cui “una società che lascia indietro troppe persone non è soltanto ingiusta. È una società fragile. E una società fragile, prima o poi, diventa anche economicamente insostenibile”.

Al centro dell’intervento il tema dell’8xmille, indicato da suor Donatello come “una delle più grandi reti di welfare partecipato d’Europa”. “Non nasce da una tassa obbligatoria. Non nasce dal mercato. Nasce da una firma”, ha spiegato, definendolo “una vera infrastruttura sociale del Paese”, perché “dietro quella firma non ci sono solo fondi. Ci sono comunità, persone, presenze quotidiane”. Citando progetti sostenuti attraverso i fondi CEI, la responsabile del Servizio disabilità ha ricordato che “ad Assisi alcuni giovani con autismo stanno facendo percorsi di stage che possono trasformarsi in assunzioni”, mentre “a Ravenna si è passati dalla semplice accessibilità alla partecipazione attiva”. “La vera sfida – ha concluso – è passare dall’accesso alla partecipazione”.

(Sir)

“Shine to Share” / I giovani creator protagonisti del Festival della Comunicazione di Albano

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Dall’11 al 24 maggio 2026 il Festival della Comunicazione ha fatto tappa ad Albano Laziale, organizzato in sinergia dalla Società San Paolo, fondatrice della manifestazione itinerante, e dalla Diocesi suburbicaria di Albano. Il Festival si è sviluppato attorno al tema indicato da Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Custodire voci e volti umani”.

Tra i protagonisti più significativi di questa edizione è spiccata la presenza dei giovani digital content creator del progetto Shine to Share”, un gruppo selezionato a livello nazionale attraverso il contest promosso dai Servizi CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse), guidato da Massimo Monzio Compagnoni, e per la Pastorale Giovanile (Snpg), diretto da don Riccardo Pincerato. La formazione sulle competenze di storytelling digitale è stata curata negli ultimi sei mesi dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve).

Già venerdì 15 maggio il Festival aveva aperto uno spazio di riflessione sul rapporto tra comunicazione, responsabilità e costruzione delle narrazioni attraverso la tavola rotonda “Parole che generano responsabilità, scelte e azioni”, moderata da Francesco Misceo, con gli interventi della giornalista Safiria Leccese, del sociologo Massimiliano Padula e di Rosanna Savoldelli, senior consulting di Eumetra. La serata si è poi conclusa con il momento di animazione missionaria “Voci, volti e storie da raccontare”, animato dai Giovani Costruttori per l’Umanità, che ha offerto testimonianze ed esperienze di impegno e solidarietà internazionale.

Il momento centrale della loro partecipazione si è svolto sabato 16 maggio, quando i giovani creator, accompagnati dai referenti Spse e dai tutor Iusve, hanno visitato alcune Opere Segno della Caritas diocesana di Albano, entrando in contatto diretto con realtà sostenute anche attraverso i fondi dell’8xmille: i Centri Servizi Caritas di Albano e di Genzano con l’Emporio Solidale, le Piccole Sorelle dei Poveri di Marino dedicate all’accoglienza degli anziani fragili, il Centro Servizi Caritas di Torvaianica con i servizi di accoglienza per famiglie e persone vulnerabili, la Caritas parrocchiale di San Bonifacio a Pomezia e il centro diurno “Il Crocicchio” di Anzio per persone senza dimora.

“Oggi stiamo vivendo questa grande rivoluzione – ha spiegato il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, ai microfoni dei giovani di “Shine to Share” – che sta cambiando il nostro ecosistema di relazione, di lavoro, il mondo della scuola, ma direi anche le nostre parrocchie. Siamo tutti influenzati e anche sedotti da queste tecnologie, però è importante che custodiamo l’umano, che non perdiamo lo spessore antropologico, etico”.

Nel pomeriggio di sabato 16 i giovani hanno partecipato alla catechesi sul tema “Custodire l’irripetibile”, tenuta da padre Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra gli appuntamenti più significativi del Festival anche il concerto dei The Sun ospitato presso il Borgo Laudato Si’, collocato all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, luogo simbolo dell’ecologia integrale e della formazione ispirata all’enciclica sulla custodia della casa comune.

Il Festival si è concluso con la celebrazione eucaristica a Genzano presieduta dal cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha ricordato ai giovani l’importanza di mantenere Cristo al centro della comunicazione: “Per non comunicare noi stessi, mai, per non sostituirci al messaggio, alla Parola, che è molto più importante”.

Festival della Comunicazione / A Borgo Laudato si’ 400 giovani comunicatori cattolici per il concerto dei The Sun

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Borgo Laudato si’ ha fatto da cornice al concerto conclusivo del Festival della Comunicazione, accogliendo circa 400 giovani provenienti da tutta Italia riuniti nella diocesi di Albano per l’iniziativa promossa dalla CEI, dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Ad aprire la serata è stato don Manuel Dorantes, direttore gestionale amministrativo del Centro di Alta Formazione Laudato si’, che nel suo saluto ai giovani (qui la versione integrale) ha sottolineato il valore autentico della comunicazione e dell’unicità di ogni persona: “Il contenuto più bello che potrete mai offrire al mondo non sarà mai un algoritmo perfetto, un reel virale o un profilo impeccabile. Il dono più grande siete voi. La vostra presenza. La vostra voce. Il vostro cuore”. Un messaggio accolto con attenzione dai ragazzi presenti, invitati a essere “luce” nel mondo digitale e nella vita quotidiana”.

Protagonisti della serata sono stati i The Sun, tra i più noti gruppi di christian music italiani, che hanno portato sul palco la loro arte e la loro testimonianza, coinvolgendo i giovani presenti in un intenso momento di comunione e partecipazione.

Durante il Festival, i partecipanti hanno preso parte a incontri, laboratori e attività dedicate al tema della comunicazione digitale responsabile, confrontandosi sull’importanza di vivere i social e gli ambienti digitali con consapevolezza e autenticità. Molti dei giovani presenti provenivano inoltre dal progetto Shine To Share promosso dalla CEI.

La serata finale a Borgo Laudato si’ ha unito spiritualità, comunicazione e musica in un’esperienza intensa e partecipata, lasciando nei ragazzi il desiderio di continuare a “comunicare il bene” anche nella quotidianità digitale.