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Giornate di formazione e spiritualità / Comunione, solidarietà e speranza nella Chiesa e nella società. Intervista a padre Franco Annichiarico sj

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Dal 20 al 23 febbraio 85 incaricati e collaboratori diocesani del Sovvenire, provenienti da diverse regioni d’Italia, hanno preso parte, insieme a Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica e ai membri dell’Ufficio nazionale (qui una sua dichiarazione al Sir), Letizia Franchellucci e don Enrico Garbuio, alla prima edizione delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità promosse dal Servizio Promozione della CEI.

L’incontro, ospitato nel monastero San Giuseppe di Assisi, ha avuto come filo conduttore il tema “Collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24). Comunione e condivisione nel Nuovo Testamento per ripensare l’oggi. La guida spirituale è stata curata dal gesuita padre Franco Annicchiarico intervistato da Simone Incicco, incaricato e direttore del settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, L’Ancora.

Padre Franco, come è nata la sua vocazione?
La mia vocazione è nata in modo semplice, attraverso l’esperienza in parrocchia e poi nel Centro giovanile dei Gesuiti a Grottaglie, mio paese d’origine, in provincia di Taranto. Incontrando i Gesuiti, ho sentito un’attrazione profonda per il loro stile di vita, per la loro testimonianza. In particolare, mi ha colpito la loro capacità di annunciare la Parola e di ascoltare le persone. La predicazione e l’accompagnamento spirituale sono due pilastri della vita gesuita, soprattutto attraverso gli esercizi spirituali. In questo ho trovato una sintonia con ciò che sentivo dentro di me.

Nel suo libro autobiografico Spera, papa Francesco sottolinea il valore della vita comunitaria dei Gesuiti. Come possiamo trasformare la solitudine, la solitarietà, che affligge a volte le comunità, in solidarietà?
La vita religiosa ha una dimensione comunitaria che, purtroppo, a volte può venire meno anche tra i Gesuiti. Credo che la sfida sia riscoprire che la vita cristiana, in tutte le sue forme – laicale, presbiterale o religiosa – è sempre una vita in fraternità. Anche un eremita cristiano, pur nella solitudine, prega per il mondo e si sente parte della comunità. Seguire Cristo significa essere in relazione, ricevere in dono fratelli e sorelle con cui camminare. Questo ci aiuta a superare l’individualismo e a vivere nella condivisione. I beni – materiali e spirituali – non sono mai solo per noi stessi, ma devono diventare dono per gli altri. Lo vediamo anche negli Atti degli Apostoli: “Nessuno tra loro era bisognoso” (At 4,34). Questo è il cuore della solidarietà cristiana.

Durante le giornate ad Assisi ha parlato dell’“arte di vivere”. Come possiamo impararla?
Innanzitutto, riscoprendo la bellezza della vita umana e cristiana. L’arte di vivere nasce da uno sguardo capace di cogliere la bellezza nel quotidiano, come faceva Gesù. Egli si meravigliava dei gigli del campo, osservava sua madre impastare il pane e trasformava queste immagini in parabole sul Regno dei Cieli. Imparare quest’arte significa vivere con consapevolezza e gratitudine, guardando le cose con gli occhi di Dio. È necessario uscire dalla frenesia quotidiana, ritagliarsi uno spazio per il silenzio e il riposo. Il comandamento del sabato ci ricorda l’importanza di fermarsi per ritrovare noi stessi e la nostra relazione con Dio.

Come essere portatori di speranza in un mondo che ne sembra privo?
La speranza cristiana è reale, fondata su Cristo e le sue promesse. Abramo sperò contro ogni speranza perché si affidò a Dio. Anche noi oggi viviamo tempi difficili, dove tutto sembra alimentare la paura e lo scoraggiamento. Eppure, la nostra speranza è Cristo, il Risorto, colui che ha vinto la morte. Ricordo una frase del patriarca Pizzaballa: “Guardando la realtà, non vedo speranza. Ma la mia speranza è Cristo”. Questa è la nostra certezza. Non possiamo farci illusioni sulle situazioni del mondo, ma possiamo continuare a sperare perché sappiamo in chi abbiamo riposto la nostra fiducia.

Uno degli aspetti del Giubileo della Speranza è la restituzione: beni, debiti, giustizia. Come possiamo tornare ad annunciarla con forza?
Testimoniandola. Se vogliamo che il mondo ascolti il nostro messaggio, dobbiamo viverlo prima di tutto nelle nostre comunità. Se la Chiesa e i cristiani praticano una reale condivisione dei beni, allora diventano credibili nel chiedere ai governanti di fare altrettanto. Ci sono già realtà che incarnano questo spirito: comunità di famiglie che scelgono di condividere i beni, come Villa Pizzone a Milano, la comunità di Balicanti a Canelli o la comunità Maranatà a Bologna. In questi contesti, anche gli stipendi vengono messi in comune e ogni famiglia attinge in base alle necessità. Non è un modello per tutti, ma un segno che vivere diversamente è possibile.

Papa Francesco ha definito il denaro “lo sterco del diavolo”, riprendendo un’espressione della tradizione cristiana. Nel Vangelo, però, i beni materiali sono visti anche come dono di Dio, da amministrare con responsabilità. Come possono gli incaricati e i collaboratori diocesani del Sovvenire promuovere un uso evangelico delle risorse economiche, a sostegno della missione della Chiesa?
Nella Bibbia, i beni sono un dono di Dio, destinati alla vita dell’uomo. Diventano “sterco del diavolo” quando separano invece di unire, quando alimentano l’egoismo anziché la comunione. Il problema non è il denaro in sé, ma l’uso che ne facciamo: se lo trasformiamo in uno strumento di divisione, se lo mettiamo al centro anziché al servizio del bene comune. Ecco perché il servizio del Sovvenire è fondamentale: non è solo una questione amministrativa, ma una chiamata evangelica. Ricorda a ogni cristiano che la gestione dei beni e del denaro è parte integrante della sua fede. E questo può disturbare, perché tocca un aspetto molto concreto della vita. Gli incaricati e i collaboratori diocesani hanno quindi un ruolo chiave: devono aiutare le comunità parrocchiali a riscoprire il valore della condivisione e della responsabilità, educando a un’economia della fraternità. Non si tratta semplicemente di promuovere una firma o un’offerta, ma di favorire una conversione del cuore.

Un esercizio spirituale che tutti dovremmo fare è chiederci: “Signore, come vuoi che io utilizzi i beni che mi hai donato?” Anche nella morte possiamo testimoniare il Vangelo, destinando ciò che abbiamo non solo ai familiari, ma anche a chi è nel bisogno. Perché ciò che possediamo non ci appartiene veramente: è un dono da restituire, con gratitudine e giustizia.

La Chiesa è spesso vista solo attraverso gli scandali, mentre si racconta poco della “foresta che cresce” nel silenzio. Come uscire da questa dinamica?
Dobbiamo raccontare storie di vite trasformate dal Vangelo, testimoni credibili che mostrino la bellezza dell’umano realizzato in Dio. Non basta fare opere di carità: dobbiamo saper narrare il senso profondo di ciò che facciamo. Il rischio è altrimenti che la Chiesa venga percepita solo come un dispensatore di servizi, quando invece è molto di più: è una famiglia che genera vita.

Un ultimo pensiero?
Sono profondamente grato per questi giorni trascorsi insieme agli incaricati e collaboratori diocesani del Sovvenire. Ho visto persone vive, che servono la Chiesa con passione e si lasciano toccare dalla Parola di Dio. Questa esperienza ci ha ricordato che prima di ogni organizzazione e strategia, c’è il bisogno di mettersi in ascolto di Dio. Solo così possiamo essere autentici testimoni di speranza.

La formazione degli incaricati e dei collaboratori diocesani si è conclusa domenica 23 febbraio con la Messa delle 11.30 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, presieduta dall’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis.

Prossimi appuntamenti
Le prossime Giornate nazionali di formazione e spiritualità si terranno dal 17 al 20 marzo nel Centro di spiritualità Maria Candida di Armeno (Novara) e dal 24 al 27 aprile nell’Oasi Santi Martiri Idruntini di Santa Cesarea Terme (Otranto).

Ferrara / Ai referenti del Sovvenire lo stile coraggioso delle prime comunità cristiane

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Il 7 febbraio alle ore 21.00 presso l’Istituto di Cultura “Casa Giorgio Cini” a Ferrara si terrà il primo incontro di formazione per i referenti parrocchiali del Sovvenire dal titolo Costruttori di comunità e di comunione. Lo stile coraggioso delle prime comunità cristiane e una buona notizia per l’oggi (At 2-5).

L’incontro sarà tenuto dalla Prof.ssa Annalisa Guida, docente incaricata di Esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale.

Sono invitati anche gli operatori pastorali impegnati nelle parrocchie di Ferrara negli organismi di corresponsabilità (Consiglio Pastorale e Consiglio per gli Affari Economici).

La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia / In vigore dal 9 gennaio nuovi orientamenti e norme per i seminari

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È entrato in vigore lo scorso 9 gennaio, ad experimentum per tre anni, il documento “La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari” (quarta edizione), approvato dalla 78a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi dal 13 al 16 novembre 2023.

Il testo (in allegato), che ha ottenuto la conferma della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero, presenta un iter formativo al presbiterato articolato in due tempi: una prima fase di carattere iniziatico, dedicata alla costruzione della consistenza interiore, in un rapporto educativo forte con i formatori, attraverso lo sviluppo di una solida vita spirituale, l’applicazione seria allo studio e alla preghiera, una vita comunitaria intensa, la conoscenza di sé. La seconda fase è dedicata alla scoperta del Popolo di Dio e al maggiore coinvolgimento della comunità cristiana nella formazione dei candidati al presbiterato.

Nel primo capitolo si risponde alla domanda su quale prete si debba formare e per quale Chiesa. Per questo, da una parte, si assume la formazione permanente in alcuni suoi elementi, ritenuti necessari al presbitero italiano odierno, come paradigma della formazione in Seminario; dall’altra, si accentuano decisamente le due dimensioni della missione e della comunione come orizzonte fondamentale di tale formazione.

Nel secondo capitolo la pastorale vocazionale è presentata come impegno di tutta la comunità ecclesiale, passando poi a specificare le modalità di accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani, basato su una seria formazione spirituale. Si conferma la validità del Seminario Minore, si propongono le comunità semiresidenziali come nuove modalità di accompagnamento e si parla delle vocazioni adulte.

Il terzo capitolo presenta le quattro tappe dell’itinerario formativo proposto dalla Ratio fundamentalis: propedeutica (un anno), discepolare (due anni), configuratrice (quattro anni) e di sintesi vocazionale (un anno). Lo stile fondamentale della proposta educativa chiede di investire sugli obiettivi formativi senza scandire i tempi in modo rigido e predefinito, favorendo la personalizzazione dell’itinerario ed evitando il rischio che le tappe si appiattiscano rigidamente agli anni previsti dagli studi teologici e da altri automatismi.

Nel quarto capitolo si parla della formazione nel Seminario Maggiore che viene presentata come unica, integrale, comunitaria e missionaria: non si esaurisce nell’apprendimento di nuovi contenuti, né si limita ai comportamenti morali o disciplinari, ma deve riguardare il campo delle motivazioni e delle convinzioni personali, è formazione della coscienza. Due paragrafi riguardano il tema della protezione dei minori e delle persone vulnerabili: i formatori potranno avvalersi, nei percorsi educativi, della pubblicazione La formazione iniziale in tempo di abusi. Sussidio per formatori al presbiterato e alla vita consacrata e per i giovani in formazione, curata dal Servizio Nazionale per la tutela dei minori.

Il quinto capitolo illustra gli agenti della formazione. È stata recepita la richiesta emersa nel Cammino sinodale di allargare la condivisione dell’opera formativa dei seminaristi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e invitando a pensare creativamente le forme di collaborazione possibili con particolare riguardo alla figura femminile.

 

Al via la nuova campagna della Chiesa cattolica: nelle nostre vite, ogni giorno

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Un viaggio emozionale tra i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità di fede con le porte aperte a quanti sono in cerca del senso della vita e sempre al fianco dei più fragili. È la nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana che racconta una presenza fatta di piccoli gesti, di mani tese, di momenti di conforto che trasformano le difficoltà in speranza. Come una casa accogliente, una famiglia che unisce, una comunità che ascolta, la Chiesa risponde alle domande di chi ha bisogno di sostegno e di un punto di riferimento.

La campagna, dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, si articola attorno ad alcune domande – quanto è importante per te chi ti sostiene nella fede? Che valore dai a chi aiuta ad imparare un mestiere o porta speranza ai dimenticati? – e ricorda l’impegno quotidiano dei sacerdoti e delle comunità loro affidate, attraverso immagini vive e autentiche di bambini, giovani, famiglie e anziani. L’azione visibile della Chiesa cattolica è un’opera corale per accompagnare la crescita umana e spirituale di ogni persona, senza smettere di offrire sostegno ai più vulnerabili.

“Nell’Italia di oggi, se non ci fosse la Chiesa con la sua rete solidale e il lavoro straordinario svolto da migliaia di volontari, ci sarebbe un vuoto enorme. Con la campagna – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – vogliamo raccontare il valore tangibile di questa presenza nella vita di tante persone, cattoliche e non”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza episcopale italiana, on air dal 1° dicembre fino a fine gennaio 2025, si snoda tra tv, radio, web, social e stampa. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina ogni giorno attraverso cinque esempi concreti: ascolto, che si traduce nella capacità di accogliere ogni voce, soprattutto quelle inascoltate; fede, che illumina il cammino di chi è alla ricerca di Dio e di significato; lavoro, che diventa impegno per offrire strumenti e opportunità a chi è in cerca di un futuro migliore; speranza ai dimenticati, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; ponte tra le generazioni, che valorizza il dialogo tra giovani e anziani come ricchezza e crescita per tutta la comunità.

Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per stimolare una riflessione profonda sui valori dell’ascolto e della condivisione. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

Per maggiori informazioni:

www.8xmille.it
www.unitineldono.it

Lancio corsi di formazione su “Uniti in Rete” / Il 29 ottobre nuovo incontro online

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Invitiamo tutti gli incaricati e collaboratori diocesani, che non erano potuti intervenire all’incontro del 24 settembre, ad iscriversi all’evento e partecipare al nuovo webinar collegandosi martedì 29 ottobre (ore 17-18) a questo link Zoom:

https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_HCK3P_QSSpeV6o7if8qs7Q

Ripetiamo volentieri il webinar perchè all’appuntamento dello scorso 24 settembre, dedicato alla presentazione dei primi due corsi progettati per gli operatori del Sovvenire, non tutti gli incaricati e collaboratori diocesani avevano potuto partecipare. Pertanto, è stato organizzato quest‘altro appuntamento sullo stesso argomento per il 29 ottobre.

Di cosa si parlerà? Dopo un’introduzione su come accedere all’area di formazione, saranno presentati il corso Il Sovvenire (sulla storia, i valori e la struttura del Sovvenire, oltre e a due approfondimenti su 8xmille e Offerte deducibili) e il corso Comunicazione (sulle basi della comunicazione efficace, i materiali di comunicazione, gli eventi in presenza e online, e come misurare gli obiettivi di comunicazione).

Un consiglio – Per chi non avesse mai utilizzato strumenti come la videoconferenza o la chat online durante un webinar, potrebbe essere utile farsi affiancare da una persona esperta per rendere l’esperienza più semplice e fluida.

RICORDA! Martedì 29 ottobre dalle ore 17 alle 18. Il webinar sarà registrato e la partecipazione è gratuita.

 

F.A.C.I./ Da novembre nuovi corsi di aggiornamento amministrativo–canonico

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La F.A.C.I. organizza una serie di incontri di aggiornamento amministrativo e giuridico per parroci, sacerdoti, laici impegnati nell’amministrazione delle parrocchie e delle curie, nonché professionisti che vi collaborano professionalmente.

Gli incontri si tengono via web, divisi in cinque moduli, con lezioni al mattino (9-12) e risposte dei relatori alle domande dei partecipanti al pomeriggio (15-16.30).

Il linguaggio è divulgativo e pratico. È previsto l’invio di dispense e di schemi al termine di ciascun incontro.

Il 2 dicembre sarà la volta del Sovvenire, con la partecipazione del responsabile del Servizio CEI Massimo Monzio Compagnoni.

DOCENTI E TEMI 

I MODULO: (4 novembre)

  • Introduzione al corso (Mons. Antonio Interguglielmi, Presidente F.A.C.I.)
  • l’Ente ecclesiastico e la Parrocchia in particolare. Profili canonici, civili e amministrativi.
  • Gli aspetti fiscali dell’ente ecclesiastico: IMU, TASI, IRES etc. (dott. Federico Rossi)

 II MODULO (11 novembre)

  • Matrimonio: elementi canonici base, la pratica matrimoniale e i casi particolari. Il processo di dichiarazione di nullità (don Giovanni Giove e don Paolo Lobiati, giudici Tribunale Ecclesiastico)

III MODULO (18 novembre)

  • Il diritto penale canonico: profili generali; i delitti nel CIC e le modifiche introdotte dal nuovo libro VI del CIC

(Prof. Giorgio Giovanelli, professore diritto canonico PUL e Avv. Alessia Gullo, Avvocato della Rota Romana e della Santa Sede)

 IV MODULO (25 novembre)

  • I delitti riservati alla Santa Sede, in particolare la procedura nel caso di accuse di pedofilia.

(Avv. Alessia Gullo)

 V MODULO (2 dicembre)

  • Il sostentamento del clero. La previdenza e la pensione del clero
  • Il Sovvenire

(dott. Vittorio Spinelli e dott. Massimo Monzio Compagnoni, Responsabile Nazionale Sovvenire).

In allegato le modalità di iscrizione.

 

Fraternità a Loreto / Accendere il fuoco della fede, per essere fuoco nel mondo

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“Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo,” scriveva quasi 700 anni fa Santa Caterina da Siena. Ma cosa accade quando un gruppo di cristiani decide di prendere sul serio queste parole? Il fuoco divampa, e non si può più contenere.

Questo è ciò che è successo a Loreto dal 26 al 29 agosto, durante il terzo raduno di Fraternità, la più grande community di giovani cattolici d’Italia. Quasi 500 ragazzi, provenienti da ogni angolo della penisola, si sono riuniti dopo essere stati invitati da amici o attraverso i social media. Diventato ormai un appuntamento immancabile per Fraternità, l’evento attira ogni anno sempre più partecipanti, affascinati dalla bellezza e dalla semplicità con cui tanti giovani vivono la fede nel quotidiano.

La frase di Santa Caterina ha fatto da guida durante questi giorni intensi, in cui l’immagine del fuoco, così ricca di significato simbolico, ha permeato ogni incontro: dalle catechesi ai momenti di preghiera, fino alle feste. Il simbolo di una fiamma ardente, stampata sulla maglietta di ogni partecipante, rappresentava il fuoco della fede che, da oltre 2000 anni, continua ad animare e infiammare i cuori dei credenti.

Un programma ricco, per innescare l’incendio

Perché il fuoco si accenda, è necessario un innesco: un aumento di calore che, a contatto con il combustibile, genera la fiamma. Lo stesso vale per la fede: anche questa si trasmette per contatto, attraverso una scintilla esterna capace di accenderci dentro. È proprio ciò che tanti giovani hanno sperimentato in Fraternità e, in modo particolare, durante questo raduno: un incontro autentico con ragazzi animati dal desiderio di camminare verso Cristo. Per molti, questo evento ha rappresentato la scintilla decisiva, capace di ravvivare un fuoco che era ormai spento o fioco, riportando speranza e rinnovando la fede.

Le giornate erano scandite da un alternarsi armonioso di preghiera, festa, catechesi e momenti di condivisione. Ogni attività era orientata a un unico grande obiettivo: aiutare i giovani a coltivare un dialogo profondo con Dio e a rafforzare i legami fraterni.

Le catechesi, prima don Alberto Ravagnani sacerdote che è alla guida di tutta l’esperienza e successivamente di Fra Roberto Pasolini, Suor Katia Roncalli e don Pierluigi Banna, hanno stimolato i ragazzi a interrogarsi sul proprio cammino di fede e su quelle problematiche che spesso impediscono di mantenere viva la fiamma della fede. Ogni relatore ha saputo toccare il cuore dei giovani, suscitando riflessioni profonde con interventi carichi di significato.

I laboratori, invece, si sono concentrati su un aspetto centrale della missione cristiana: l’annuncio del Vangelo. Diversi professionisti hanno guidato i ragazzi nell’approfondimento delle dinamiche che caratterizzano il mondo di oggi, per insegnare loro come comunicare il messaggio del Vangelo in modo efficace. “La buona notizia” rimane immutata, ma il contesto in cui viene annunciata è cambiato radicalmente. Per questo, momenti di formazione come questi risultano fondamentali, poiché insegnano a dialogare con una realtà in costante evoluzione.

Tre serate indimenticabili hanno incantato i ragazzi, facendoli ballare, gioire, divertirsi e pregare insieme. La prima sera è stata caratterizzata da uno spettacolo incandescente, in cui degli artisti hanno utilizzato il fuoco come elemento centrale delle loro esibizioni, lasciando tutti a bocca aperta. La seconda sera è stata animata da un DJ set, con la presenza di Padre Guilherme, il celebre prete DJ che ha già fatto ballare i giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona. Una festa piena di emozioni, in cui i ragazzi hanno celebrato la bellezza di vivere come fratelli e sorelle. Infine, l’ultima serata ha avuto inizio con una processione, ognuno con una piccola torcia, in un cammino che ha portato i ragazzi alla basilica. Qui, l’adorazione eucaristica ha preso il via, protratta per diverse ore durante la notte. Uniti come un solo corpo, i giovani hanno cantato, pregato e lodato il Signore in un momento di intensa spiritualità.

Tra gli ospiti di rilievo, spiccano figure come il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI e arcivescovo di Bologna, Mons. Lucio Adrian Ruiz, segretario generale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, e l’arcivescovo di Loreto, Mons. Fabio Dal Cin, insieme ad altri vescovi che hanno preso parte alle celebrazioni eucaristiche.

Ecco le parole che S. Em. Card. Zuppi ha condiviso coi ragazziLasciamo davvero che questi giorni possano essere la via per  accendere il fuoco del nostro cuore, quel fuoco che il Signore vuole che sia acceso quando dice ‘io sono venuto ad accendere un fuoco’, ad accendere una luce della speranza, a far ardere il cuore! È quello che è successo anche a Sant’Agostino che cercava la felicità in tanti modi e che poi alla fine l’ha trovata abbandonandosi al Signore e scoprendo che quel Signore non era da un’altra parte, ma ce l’aveva nel cuore.

Vi chiediamo di vivere la comunione. La comunione è qualcosa forse di più di volersi bene: è pensarci insieme! Questo è il frutto dell’amore, quando uno si vuole bene si pensa insieme, per certi versi non può fare a meno dell’altro, perché? Perché lo amo, perché gli voglio bene, ci penso e quando sono lontano penso a lui. Ci pensiamo insieme. La comunione è quel filo d’oro che ci unisce anche quando siamo distanti. Coltiviamo e coltivate tanto, in una generazione con tanto individualismo e protagonismo solitario, la dolcezza, la bellezza, l’umiltà della comunione, il semplice volersi bene, il gusto dello stare insieme della fraternità”.

Una fiamma da custodire

“Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?»” (Lc 24,32)

Come i discepoli di Emmaus, anche quei 500 ragazzi sono tornati nelle loro case e comunità, portando nel cuore quell’incontro profondo con Dio, che non lascia mai indifferenti o freddi. Tante piccole fiammelle ora brillano in tutta Italia: non è necessario che la fiamma sia appariscente o vistosa, ma che venga custodita con cura, giorno dopo giorno, per continuare ad accendere il cuore delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino: questa è Fraternità.

(Agenzia Sir)

Il Sovvenire alla Summer School dell’ANSPI / L’invito ai giovani: essere protagonisti del cambiamento

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Si è trattato di un incontro pieno di stimoli, riflessioni e proposte concrete quello con Paolo Cortellessa, referente incaricato per le attività di studi e ricerche della Conferenza Episcopale Italiana che, il 4 settembre 2024, a Bellaria, è intervenuto all’interno della Summer School dell’ANSPI (Associazione nazionale San Paolo Italia), ossia nell’appuntamento formativo per animatori ed educatori d’Oratorio della 42^ Rassegna sportivo-culturale associativa “L’Oratorio in Festa”.

Oltre cento giovani provenienti da tutte le Diocesi d’Italia hanno ascoltato con interesse e sollecitudine la descrizione dello scenario giovanile presentato e si sono riconosciuti, a vario livello, in quella incerta e difficile condizione lavorativa e personale che è venuta fuori da una rilettura dei numeri statistici.

I giovani d’oggi, è stato spiegato, si confrontano con lavori precari e spesso sottopagati, un mercato del lavoro instabile e una crescente sensazione di inadeguatezza e solitudine. Dato certamente allarmante che il 39% dei giovani italiani soffra di disturbi legati ad ansia e depressione, mentre la disoccupazione giovanile è al 20,1%, una delle percentuali più alte d’Europa.

Con questo sguardo all’attualità, l’intervento si è aperto a riflessioni piene di fiducia e speranza sull’importante ruolo che gioca la partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale e religiosa, benché quest’ultima risulti attualmente compromessa da un sentimento di disillusione e distacco palese anche nei numeri in decrescita dell’8xmille.

Con stupore, i giovani presenti hanno appreso che la Chiesa si sostiene solo grazie alle offerte dei fedeli e che tutto quanto di bello, di prezioso e di utile le comunità parrocchiali fanno per le comunità, sia possibile solo grazie alla generosità di chi non ha mai smesso di vedere e sostenere quella bellezza, preziosità e utilità delle opere.

L’intervento di Cortellessa, richiamando le parole di Papa Francesco e di Giovanni Paolo II, si è trasformato allora in un appello accorato alla responsabilità e all’azione: con chiarezza ed entusiasmo, l’incaricato della CEI ha invitato i giovani a “mettersi in gioco” per dimostrare, con i fatti, cosa e quanto la Chiesa può fare, ma soprattutto cosa loro stessi possono realizzare all’interno della comunità ecclesiale e sociale; in altre parole, l’invito è stato quello di diventare protagonisti del cambiamento, sia all’interno della Chiesa sia nella società. Invito reso ancora più concreto dalla presentazione di un concorso che verrà lanciato nei prossimi mesi, pensato per stimolare la creazione di contenuti social che mettano in luce cosa la Chiesa faccia di bello e di importante per la società civile.

Beni Culturali / Progetto “Nel tuo nome, l’arte parla di comunità”

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Lunedì 1 luglio 2024 il direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, don Luca Franceschini, il dott. Andrea Nante, curatore scientifico del progetto “Nel tuo nome, l’arte parla di comunità”, e il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile per il Servizio per la promozione del sostegno economico alla chiesa cattolica, hanno partecipato al webinar di presentazione delle iniziative collaterali alla Mostra 2025 che le diocesi italiane sono invitate a realizzare.

Sul sito dell’Ufficio Nazionale Beni culturali ecclesiastici e edilizia di culto il link del webinar e gli allegati.

“Sacerdoti tra schermo e realtà”: una proposta per tutti

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Il Servizio Promozione Sostegno Economico della CEI insieme all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, con la collaborazione della Fondazione Ente dello Spettacolo e dell’Acec, presentano una proposta per tutte le parrocchie: un sussidio per accompagnare le comunità in un percorso cinematografico dedicato ai sacerdoti, quattro pellicole di successo, che possono essere una buona occasione per rilanciare il tema delle firme per l’8xmille e soprattutto delle offerte deducibili per il sostentamento dei sacerdoti.

I titoli scelti – Come un gatto in tangenziale. Ritorno a Coccia di Morto (2021) di Riccardo Milani; Se Dio vuole (2015) di Edoardo Falcone; Io, loro e Lara (2010) di Carlo Verdone; Alla luce del sole (2005) di Roberto Faenza. Quindi anche un focus storico dedicato a Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e a La messa è finita (1985) di Nanni Moretti – che offrono spaccati di testimonianza e provocano la memoria perché si compia il passaggio dallo schermo alla realtà.

Ci troviamo di fronte a preti nati dalla penna di brillanti sceneggiatori oppure caratterizzati da trascinanti attori, come pure a figure che prendono le mosse da veri testimoni del Vangelo che presidiano le periferie della società. Un modo per richiamare l’attenzione sul valore e sull’impegno costante che i sacerdoti mettono in campo nella vita di tutti i giorni, affrontando numerose sfide per e con la comunità.

L’opuscolo, a cura di Sergio Perugini, Eliana Ariola e Massimo Giraldi, con note introduttive di Massimo Monzio Compagnoni e don Enrico Garbuio, rispettivamente responsabile e collaboratore del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, è arricchito dai contributi di mons. Davide Milani, presidente FEdS, e don Gianluca Bernardini, presidente Acec. Tra le pagine si scorgono sguardi cinematografici che si raccordano così alle tante storie di cui dà sistematicamente conto il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. In apertura del sussidio, le riflessioni di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. Di seguito vi proponiamo quella di Massimo Monzio Compagnoni.

MA LA VITA NON È UN FILM

La magia della settima arte conserva un fascino intatto anche nell’epoca dei cellulari e dei tablet. Certo, un bel film si può vedere anche sul telefono o comodamente seduti in casa propria, ma gustarlo insieme, in una sala della comunità o in un’arena all’aperto, è qualcosa di diverso e di più bello. Se poi, dopo il film, si riesce anche a condividere le sensazioni, le suggestioni e le riflessioni che una pellicola trasmette e suscita, allora l’esperienza si fa ancora più arricchente ed è quello che vorremmo si realizzasse grazie al progetto che vi stiamo proponendo.

Il filo rosso che unisce le storie che abbiamo scelto è la figura del sacerdote, calato nella nostra quotidianità. Immagino quanti di noi fantasticheranno, di fronte allo schermo, pensando alla propria parrocchia guidata da un prete come Luca Argentero, Alessandro Gassmann, Carlo Verdone o Luca Zingaretti. Ma sono altrettanto certo che saranno in molti a riconoscere, proprio nei tratti caratteriali abilmente messi in scena da questi straordinari interpreti, delle situazioni già vissute nella propria comunità.

Ritroveranno, ne sono sicuro, nella disponibilità e nella simpatia, nella creatività e nella passione, nei limiti e nelle fragilità di questi personaggi, molte delle peculiarità che hanno imparato a frequentare, conoscere e amare nei parroci delle proprie comunità di origine. Ritroveranno, soprattutto, il fascino che inevitabilmente emana dalla scelta di vita di chi mette tutta la propria esistenza nelle mani di Dio, per il bene di tutti.

Questi film assomigliano decisamente alla nostra vita, ma la vita non è un film.

Ecco, la vita non è un film: per questo abbiamo organizzato in questi quarant’anni abbiamo imparato a conoscere bene nelle sue molteplici sfaccettature. I fondi dell’8xmille, infatti, oltre a contribuire al sostentamento dei sacerdoti, servono per sopperire alle esigenze di culto e pastorale della popolazione (si pensi, tra le altre cose, alla manutenzione delle nostre bellissime chiese) e alle opere di carità a servizio dei più fragili, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo. Eppure, pensate che tra quanti frequentano abitualmente la Messa domenicale le statistiche ci dicono che uno su due non firma.

È un dato sconcertante, se ci riflettiamo, e la dice lunga su quanto abbiamo ancora bisogno di prendere consapevolezza di questa necessità. Negli ultimi 20 anni, gradualmente, la percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica è passata dal 90 al 70%. Vuol dire che c’è bisogno di un supplemento d’anima e di consapevolezza, anche tra i praticanti: l’8xmille non è una conquista garantita una volta per tutte, ma una libera scelta che va continuamente rinnovata, se ci teniamo alla comunità di cui siamo parte viva. La Chiesa è costantemente impegnata a ricordarlo a tutti i contribuenti italiani, ma la Chiesa siamo tutti noi e non possiamo delegare ad altri la nostra parte.

Massimo Monzio Compagnoni
Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica