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Uniti nel Dono / Il Sentiero dell’Anima: quando la riconoscenza diventa un gesto concreto

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Ci sono emozioni che tutti conosciamo: la gioia di un incontro, la paura di una scelta difficile, la rabbia per un’ingiustizia, l’attesa di qualcosa che speriamo arrivi. Spesso attraversano la nostra vita senza che ci fermiamo davvero ad ascoltarle. Eppure, proprio lì, nel cuore della nostra esperienza quotidiana, si nasconde una preziosa occasione di crescita umana e spirituale.

Per questo il Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa cattolica della CEI ha realizzato “Il Sentiero dell’Anima”, un percorso digitale gratuito pensato per accompagnare le persone alla scoperta del proprio mondo interiore.

Dopo l’iscrizione, ogni quattro giorni si riceve una mail con contenuti che aiutano a rileggere emozioni, esperienze e stati d’animo alla luce del Vangelo. Attraverso parabole contemporanee, testimonianze di santità e immagini simboliche, il percorso invita a dare un nome a ciò che si vive e a riconoscere che le emozioni non sono un ostacolo alla fede, ma uno dei luoghi nei quali Dio continua a parlare all’uomo.

I Vangeli, infatti, ci presentano un Gesù profondamente umano: capace di gioire, commuoversi, soffrire e persino indignarsi. Seguirlo significa imparare ad abitare con maggiore consapevolezza anche il proprio mondo affettivo, riscoprendo che ogni esperienza interiore può diventare occasione di incontro, maturazione e crescita.

Ma “Il Sentiero dell’Anima” non si limita a un esercizio di introspezione. Conduce gradualmente a una scoperta ancora più importante: nessuno cresce da solo.

Quando rileggiamo la nostra storia con sincerità, ci accorgiamo che il nostro cammino è stato accompagnato da molte presenze significative. Persone che ci hanno ascoltato, incoraggiato, consolato nei momenti difficili e aiutato a trovare un senso agli eventi della vita. Per tanti credenti, tra queste figure ci sono anche i sacerdoti.

Sono loro che celebrano i sacramenti nei momenti più importanti dell’esistenza, che accolgono domande e fragilità, che accompagnano famiglie, giovani, anziani e persone sole. Una presenza spesso discreta, ma capace di lasciare tracce profonde nelle comunità e nelle vite personali.

È qui che il percorso trova il suo approdo naturale: la riconoscenza.

Riconoscere il bene ricevuto è infatti il passaggio che trasforma un sentimento in una scelta. E la riconoscenza, quando è autentica, cerca spontaneamente una forma concreta per esprimersi.

Per questo, al termine del percorso, nasce l’invito a sostenere i sacerdoti con un’offerta. Non come una semplice richiesta economica, ma come il gesto libero di chi prende coscienza del valore di una presenza che continua a generare bene nelle comunità.

L’offerta diventa così il segno tangibile di una gratitudine che si fa condivisione e responsabilità. Un modo per permettere ai sacerdoti di continuare la loro missione di ascolto, accompagnamento e servizio accanto alle persone.

“Il Sentiero dell’Anima” è quindi molto più di un percorso digitale: è un viaggio dentro se stessi che porta a riscoprire i legami che ci sostengono e il bene che abbiamo ricevuto. Perché ogni cammino interiore, quando è autentico, conduce inevitabilmente a uscire da sé e a restituire qualcosa agli altri. E la riconoscenza, allora, diventa il ponte naturale tra ciò che custodiamo nel cuore e i gesti concreti che possiamo compiere.

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Giovanni Maria Vianney: patrono dei preti “stropicciati”

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Titola così un servizio don di Alessandro Di Medio per l’Agenzia Sir su uno dei pochissimi parroci canonizzati dalla Chiesa cattolica: san Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars.

“C’è un aspetto della sua vita che in particolare mi colpisce, mi provoca e mi attrae: la sua perenne mancanza di riposo“, scrive in una nota per il Sir don Alessandro Di Medio, che osserva: “Sicuramente il riposo, il sonno e la distensione sono importanti per un sacerdote, per focalizzarsi e adempiere bene ai propri impegni (altrimenti il diavolo non avrebbe provato a rubarglielo il sonno, al Curato d’Ars); se però un prete vuole essere incisivo e davvero fecondo, credo che debba archiviare definitivamente l’idea di difendere la propria routine, il proprio equilibrio, i propri riposini, o arriverà inevitabilmente il giorno in cui sarà tentato di difendere tutto questo anche dalla gente per la quale aveva accettato di dare la vita”.

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CEI / Il 12 dicembre Papa Leone XIV incontrerà il clero italiano

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L’udienza sarà preceduta, nel pomeriggio di venerdì 11 da un momento di riflessione e da una Veglia di preghiera. Il doppio appuntamento si terrà nei giorni del primo anniversario della Lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, pubblicata in occasione del 60° anniversario dei Decreti conciliari “Optatam totius” e “Presbyterorum Ordinis”. Sarà pertanto, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI in una prima lettera inviata oggi ai Vescovi italiani, “un’occasione preziosa di comunione, preghiera e fraternità”, per “rinnovare la nostra adesione a Cristo e la disponibilità a servirlo nella Chiesa e nelle persone che ci sono affidate”.

“Il Papa ci ricorda che la fedeltà non è immobilità né ripetizione stanca, ma grazia da accogliere e cammino quotidiano di conversione”, ricorda il Cardinale Presidente evidenziando che i due Decreti conciliari, nel conservare “tutta la loro attualità”, aiutano “a custodire il ministero presbiterale nel legame vivo con Cristo e con la Chiesa, nella comunione con il Vescovo, nella fraternità del presbiterio e nel servizio al Popolo di Dio”. “Non siamo chiamati soltanto a ricordare, ma – rileva – ad accogliere una consegna per il presente e per il futuro”.

Nella lettera, il Card. Zuppi riconosce “la generosità dei nostri sacerdoti e la fedeltà umile con cui, ogni giorno, annunciano la Parola, celebrano l’Eucaristia, accompagnano le persone e custodiscono le comunità”, ma anche “le fatiche, la solitudine, lo scoraggiamento e il peso di responsabilità crescenti”. “Non vogliamo nascondere queste fatiche, ma nemmeno lasciare che abbiano l’ultima parola. Proprio per questo abbiamo bisogno di pregare insieme, di sostenerci e di ritrovare la gioia della chiamata”, osserva il Presidente della CEI, certo che “l’incontro con il Papa ci aiuterà a sentirci confermati nella fede, incoraggiati nella missione e più uniti nella comunione”. “Nessun Pastore – conclude – vive e serve da solo: abbiamo bisogno gli uni degli altri, della preghiera comune, dell’ascolto e di una fraternità concreta che sostenga la fedeltà e generi futuro”.

Oggi il ministero sacerdotale si trova ad affrontare sfide sempre più complesse: la diminuzione del numero dei presbiteri, l’ampliamento delle responsabilità pastorali, la crescente solitudine che molti vivono nelle comunità e la necessità di annunciare il Vangelo in un contesto sociale segnato da cambiamenti culturali profondi. A queste difficoltà si aggiungono le esigenze materiali che accompagnano la vita e il servizio dei sacerdoti, specialmente di coloro che operano in realtà più fragili o periferiche.

In questo contesto, l’appello del Cardinale Zuppi alla fraternità e alla comunione assume un significato ancora più forte. La missione dei sacerdoti, infatti, non riguarda solo loro stessi, ma l’intera comunità ecclesiale. Per questo i fedeli sono chiamati a sostenerli non soltanto con la preghiera, l’affetto e la collaborazione pastorale, ma anche attraverso forme concrete di partecipazione, come le erogazioni liberali destinate al sostentamento del clero. Un gesto di corresponsabilità che consente ai sacerdoti di dedicarsi pienamente all’annuncio del Vangelo, alla celebrazione dei sacramenti e all’accompagnamento delle persone, rendendo possibile quella presenza capillare della Chiesa sul territorio che continua a essere un punto di riferimento per tante comunità.

L’incontro con il Papa diventa così non solo un momento di incoraggiamento per i presbiteri, ma anche un’occasione per tutta la Chiesa italiana di riscoprire il valore del ministero sacerdotale e l’importanza di sostenerlo, affinché la fedeltà alla chiamata ricevuta possa continuare a generare speranza e futuro.

Uniti nel Dono / Don Antonio e i 31.000 sacerdoti diocesani: presenze che cambiano la vita delle comunità

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L’articolo di Sabina Leonetti pubblicato su unitineldono.it racconta l’esperienza di don Antonio Menichella, parroco della parrocchia San Paolo Apostolo nel quartiere CEP di Foggia, e offre una testimonianza concreta del valore che i sacerdoti diocesani rappresentano ogni giorno per le comunità italiane.

La storia di don Antonio Menichella e della parrocchia San Paolo Apostolo al CEP di Foggia dimostra quanto il ruolo di un sacerdote possa essere decisivo per la crescita di una comunità. Grazie al suo stile semplice, autentico e vicino alle persone, don Antonio è riuscito a trasformare la parrocchia in un vero punto di riferimento per il quartiere, capace di accogliere bambini, giovani, famiglie, anziani e persone in difficoltà.

Sotto la sua guida sono nati e cresciuti progetti che hanno un forte impatto sociale ed educativo: l’oratorio, che offre opportunità di formazione e inclusione a centinaia di ragazzi; il laboratorio di sartoria “Cuciamo le relazioni”, che favorisce integrazione e valorizzazione delle competenze; la BiblioCep, una biblioteca inclusiva che promuove cultura, lettura e socialità; e la Caritas parrocchiale, che sostiene concretamente 145 famiglie offrendo ascolto, aiuti materiali e servizi di orientamento.

In un territorio segnato da fragilità sociali, povertà e rischio di emarginazione, la parrocchia è diventata un presidio di legalità, solidarietà e speranza. Tutto questo è possibile grazie all’impegno di tanti volontari, ma anche alla presenza costante di un sacerdote che coordina, anima e accompagna la comunità nel suo cammino.

L’esperienza di don Antonio aiuta a comprendere l’importanza di sostenere non solo lui, ma anche gli oltre 31.000 sacerdoti diocesani presenti in Italia. Ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, essi non si limitano a celebrare i sacramenti, ma costruiscono relazioni, contrastano la solitudine, educano i giovani, assistono le famiglie in difficoltà e promuovono iniziative culturali e caritative. Sono una presenza concreta nei quartieri, nelle periferie e nei piccoli centri, dove contribuiscono a mantenere vivo il tessuto sociale delle comunità.

Sostenere i sacerdoti diocesani significa quindi sostenere una rete capillare di persone che ogni giorno si prendono cura degli altri e rendono possibile la realizzazione di opere che generano inclusione, solidarietà e speranza. La testimonianza della parrocchia San Paolo Apostolo di Foggia ne è un esempio eloquente: quando un sacerdote è messo nelle condizioni di svolgere pienamente la propria missione, i benefici si estendono a un’intera comunità.

Uniti nel Dono / Crema. Una seconda famiglia: l’oratorio che fa crescere ragazzi, educatori e comunità

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Nell’unità pastorale di Trescore Cremasco, Cremosano e Casaletto Vaprio, l’oratorio rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i giovani e le famiglie del territorio. Grazie all’impegno di don Alessandro Vanelli, del parroco don Francesco Gipponi e di numerosi volontari ed educatori, si propone un percorso educativo che va ben oltre le attività ricreative.

Dal grest estivo alle settimane di condivisione per gli studenti delle scuole superiori, i ragazzi trovano un ambiente accogliente dove crescere nelle relazioni, nella responsabilità e nella fede. Le esperienze comunitarie, vissute insieme a educatori, pedagogisti e volontari, aiutano i giovani a maturare e a sentirsi parte di una vera famiglia.

L’articolo di Giovanni Panozzo (che ha curato anche video e foto per unitineldono.it) racconta una comunità viva, in cui la collaborazione tra sacerdoti, educatori e laici genera opportunità di crescita per tutti. Un’esperienza che, come sottolinea don Alessandro (in foto coi bambini del grest), arricchisce non solo i ragazzi ma anche chi li accompagna nel cammino, rendendo concreto il valore della condivisione e del servizio reciproco.

Uniti nel Dono / Don Andrea Paddeu, un sacerdote che cammina accanto alle persone

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Nel quartiere di Altura a Trieste, la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes trova in don Andrea Paddeu un punto di riferimento capace di andare oltre i confini della comunità parrocchiale.

Ce ne parla su unitineldono.it Daniel Tarozzi. Parroco da quasi cinque anni, don Andrea affianca al ministero pastorale anche il servizio come consigliere spirituale del Rinnovamento nello Spirito Santo della diocesi di Trieste, incarico che svolge da dodici anni, e come assistente ecclesiastico dell’AGESCI di Trieste.

Il tratto distintivo del suo ministero è uno stile di grande vicinanza. Entrato in contatto con il Rinnovamento nello Spirito quando era ancora seminarista, don Andrea racconta di vivere il sacerdozio come un servizio svolto accanto agli altri, più da fratello che da guida distante. Un approccio che emerge chiaramente anche dalle testimonianze di chi lo conosce: una presenza costante, capace di incoraggiare, accompagnare e valorizzare i doni di ciascuno.

Nel Rinnovamento segue oggi cinque gruppi diocesani, sostenendo la preghiera comunitaria, il discernimento e la crescita spirituale delle persone. Per molti aderenti, questa esperienza è stata determinante nel superare momenti difficili e nel riscoprire la fede, anche grazie alla vicinanza di don Andrea, descritto come un sacerdote gioioso, disponibile e coinvolto nella vita quotidiana dei gruppi, fino ad animare gli incontri con la sua chitarra.

Lo stesso stile caratterizza il suo impegno con gli scout dell’AGESCI, dove lavora per favorire collaborazione e unità tra educatori, ragazzi e comunità. Dalla parrocchia allo scautismo, fino ai gruppi del Rinnovamento, don Andrea attraversa realtà diverse mantenendo un’unica linea pastorale: essere una presenza semplice e accogliente, capace di accompagnare le persone nel loro cammino umano e spirituale.

L’articolo restituisce così il ritratto di un sacerdote che ha fatto della prossimità il cuore del proprio ministero, aiutando le comunità a crescere nella fede, nell’accoglienza e nella fraternità, e offrendo a molti la forza per affrontare le sfide della vita quotidiana.

Uniti nel Dono / A Cagliari, S. Eusebio è molto più di una parrocchia

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Su unitineldono.it Maria Chiara Cugusi racconta come nel quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, la parrocchia di Sant’Eusebio, guidata da don Davide Meloni, rappresenta oggi molto più di un luogo di culto: è un presidio sociale, culturale ed educativo che risponde ai cambiamenti e alle fragilità del territorio attraverso una fitta rete di relazioni e servizi.

Di fronte all’invecchiamento della popolazione e al crescente rischio di solitudine, la comunità ha sviluppato numerose iniziative fondate sull’ascolto e sulla partecipazione. Tra queste spicca il Centro di ascolto Caritas, attivo dal 2022, che accompagna persone e famiglie in difficoltà con un approccio orientato non solo all’aiuto materiale, ma soprattutto alla costruzione di percorsi personalizzati, in collaborazione con Caritas diocesana, servizi sociali e altre realtà del territorio.

Accanto all’impegno caritativo, la parrocchia investe fortemente nella cultura come strumento di inclusione e aggregazione. La biblioteca parrocchiale, nata grazie al volontariato, ospita corsi, laboratori e incontri per adulti e anziani. Importante anche l’esperienza del Teatro Senza Quartiere, che ha trasformato l’ex cineteatro in uno spazio culturale aperto alla città, con spettacoli, attività educative e progetti di prevenzione sociale rivolti soprattutto ai giovani.

Negli ultimi anni anche lo sport è diventato un elemento di rilancio della vita comunitaria grazie alla riqualificazione degli impianti e alla riapertura dei campi sportivi, molto frequentati da studenti e giovani.

La vitalità della parrocchia è sostenuta inoltre da una rete di associazioni e gruppi che operano negli spazi di Sant’Eusebio, promuovendo solidarietà, formazione, sostegno alle famiglie, attività educative e aggregative. Tra queste figurano la San Vincenzo de’ Paoli, l’AVO, i percorsi per coppie, il catechismo, il doposcuola, gli incontri biblici e numerose iniziative rivolte a bambini e ragazzi.

L’esperienza di Sant’Eusebio dimostra come una parrocchia possa diventare un vero laboratorio di comunità, capace di mettere in relazione volontariato, cultura, educazione, sport e associazionismo. Pur senza sostituirsi ai servizi pubblici, essa contribuisce a rafforzare i legami sociali e a contrastare isolamento e fragilità, offrendo ai residenti un luogo di incontro, partecipazione e crescita condivisa.

Uniti nel dono / Don Guido, una vita tra parrocchia e carcere sulle orme di don Oreste Benzi

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La testimonianza sacerdotale di don Guido Mangiapelo, parroco a Veroli e sacerdote della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, è profondamente segnata dal carisma del Servo di Dio don Oreste Benzi e dall’impegno nell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Dall’esperienza vissuta accanto ai poveri, alle persone fragili, agli ex detenuti e alle vittime della tratta, don Guido ha maturato uno stile fondato sull’accoglienza, la gratuità e l’ascolto.

Il suo ministero si estende anche alla pastorale carceraria nel carcere di Frosinone, dove porta un messaggio di speranza e dignità ai detenuti.

Nelle parrocchie di Santa Maria del Giglio e San Michele Arcangelo a Veroli promuove una comunità viva e inclusiva, nella quale giovani, anziani e famiglie camminano insieme come un’unica famiglia, mettendo ciascuno i propri talenti al servizio degli altri.

Vai all’articolo a firma di Sabina Leonetti su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / “Annunciate dai tetti”, la missione digitale che dà voce al Vangelo

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Nata nel 2015 come semplice canale Telegram per portare il Vangelo nel mondo digitale, “Annunciate dai tetti” è oggi un’associazione di promozione sociale che, attraverso podcast, radio, web tv e percorsi formativi, promuove una comunicazione ispirata ai valori cristiani.

Fondata da don Domenico Bruno, l’associazione forma giovani e adulti all’uso responsabile delle nuove tecnologie, dando voce a scuole, realtà sociali, comunità religiose e persone fragili attraverso lo storytelling e il podcasting, con l’obiettivo di trasformare il digitale in uno spazio di incontro, inclusione ed evangelizzazione.

Vai all’articolo su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / A Cassano un progetto Caritas contro il disagio minorile: sostegno e futuro per 40 ragazzi

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Il direttore della Caritas diocesana di Cassano all’Jonio, don Giuseppe Cascardi, racconta a Sabina Leonetti per unitineldono.it – insieme a volontari e responsabili del progetto – come con il progetto “L’appetito vien studiando” l’intera comunità si sia mobilitata in soccorso dei più fragili, a cominciare proprio dai minori in condizioni più critiche e dalle loro famiglie.

Un’iniziativa concreta della Caritas diocesana che offre a 40 minori in difficoltà, tra i 6 e i 14 anni, un percorso educativo e sociale strutturato, con una lunga lista d’attesa a testimonianza del bisogno. Attivo in una diocesi della provincia di Cosenza segnata da fragilità economiche e familiari, il progetto punta a contrastare dispersione scolastica e marginalità attraverso una rete territoriale che coinvolge parrocchie, scuole, servizi sociali e realtà associative.

Il programma si sviluppa tutto l’anno, con attività estive e invernali, garantendo ai ragazzi un ambiente protetto dalla criminalità e servizi completi: trasporto, mensa, sostegno scolastico, supporto psicologico e numerosi laboratori (dalla musica all’informatica, dallo sport al teatro). Centrale anche il lavoro con le famiglie, attraverso un Centro dedicato e servizi di prevenzione sanitaria, inclusi screening e visite specialistiche.

Il progetto nasce per rispondere a criticità diffuse: disgregazione familiare, alta dispersione scolastica e carenza di spazi educativi sicuri. Negli anni si è ampliato includendo anche minori migranti e rafforzando l’offerta con attività educative, culturali e formative, oltre a gite e percorsi di valorizzazione del territorio.

Fondamentale il ruolo degli educatori e delle collaborazioni locali, che favoriscono l’inclusione e la crescita personale, anche attraverso responsabilizzazione e tutoraggio tra pari. Le famiglie esprimono forte apprezzamento per un’esperienza che promuove integrazione, socialità e benessere.

L’obiettivo resta ambizioso: ampliare le risorse e il numero di beneficiari. “Fare bene il bene”, sottolinea il direttore don Giuseppe Cascardi, rilanciando un impegno condiviso per restituire ai giovani opportunità e dignità.