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Emergenza Covid, dalla Diocesi di Milano distribuiti oltre 9 milioni di euro

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Per affrontare l’emergenza Covid, lo scorso aprile la Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di erogare un contributo straordinario alle varie diocesi italiane per sostenere, tramite i fondi dell’8xmille, persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà.

Così la Diocesi di Milano ha ricevuto dalla CEI 9.129.800 euro come quota straordinaria, che si aggiungono agli oltre 7 milioni che rappresentano lo stanziamento ordinario per il capitolo “Culto e pastorale” (il bilancio ordinario generale è pubblicato annualmente sul sito della diocesi). Dopo le opportune verifiche e valutazioni delle scorse settimane, questo rilevante contributo verrà ora distribuito in modo capillare sul territorio della Diocesi.

Tre i capitoli di spesa: parrocchie, aiuto alle famiglie per sostenere le rette scolastiche nelle scuole dell’infanzia, enti (culturali e caritativi).

In particolare, 3.106.000 euro andranno a 195 parrocchie che si sono ritrovate in difficoltà nell’affrontare le spese ordinarie a causa del calo delle offerte dovuto alla sospensione delle Messe domenicali nei mesi di marzo, aprile e maggio. Si tratta di parrocchie distribuite in modo omogeneo su tutto il territorio della Diocesi.

«Durante il lockdown – spiega il Vicario episcopale per gli Affari generali, monsignor Bruno Marinoni – i fedeli non hanno più potuto riunirsi nelle chiese per le celebrazioni domenicali. La mancata partecipazione alle Messe ha determinato anche una mancata raccolta delle offerte. Le parrocchie con le spalle più larghe hanno affrontato la nuova situazione senza particolari problemi. Altre più deboli hanno avuto maggiori difficoltà. Grazie al fondo straordinario della CEI, compenseremo questi mancati introiti. Inoltre proprio il senso di responsabilità dei parroci ci ha permesso di intervenire solo nei casi più gravi. Alcuni, infatti, pur potendo chiedere il contributo vi hanno rinunciato. Altri, addirittura, anche grazie alla generosità di privati cittadini, hanno raccolto risorse per i loro confratelli che si aggiungono allo stanziamento dell’8xmille. Un bell’esempio di solidarietà».

Altri 2 milioni di euro saranno assegnati ai genitori i cui figli frequentano le scuole per l’infanzia d’ispirazione cattolica. Gli istituti coinvolti sono 500, i beneficiari circa 5mila famiglie con Isee annuo inferiore ai 20mila euro. «Le domande sono state raccolte dalle scuole e saranno le scuole a distribuire le risorse. In un momento di grave difficoltà economica abbiamo voluto sostenere la libertà di scelta di chi ha meno risorse», spiega don Fabio Landi, responsabile del Servizio per la pastorale scolastica della Diocesi.

Infine, gli enti diocesani riceveranno complessivamente 4.130.000 euro, di cui un milione e 810mila derivanti dal cosiddetto fondo “emblematico”, assegnato a Diocesi, come quella di Milano, colpite in modo particolare dalla pandemia. Tra i beneficiari enti che svolgono un’attività pastorale o culturale, come la Fondazione Oratori Milanesi, il Museo Diocesano, la Biblioteca Ambrosiana e il Centro Asteria, ed enti caritativi, come la Fondazione San Carlo, la Casa della Carità e il Consorzio Farsi Prossimo.

Sono risorse, queste ultime, che serviranno a sostenere iniziative assunte durante l’emergenza sanitaria: dalla didattica a distanza ai contributi per l’affitto, dall’accoglienza al sostegno alimentare. Uno sforzo straordinario – che si aggiunge agli interventi ordinari della Diocesi di Milano (ad esempio attraverso il Fondo San Giuseppe) – resosi necessario per rispondere all’aumento delle domande di aiuto giunte dalla fascia più povera della popolazione, la più vulnerabile alle conseguenze delle misure di contenimento della pandemia.

Pubblicato su chiesadimilano.it mercoledì 21 ottobre 2020. In allegato la pagina che Avvenire (Milano Sette) ha dedicato a questo tema con il commento del nostro incaricato diocesano don Massimo Pavanello.

Caritas Italiana pubblica un Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia

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Il rapporto di Caritas Italiana, pubblicato su www.caritas.it in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008. I dati dei centri di ascolto Caritas vanno proprio in questa direzione.

Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità. A fare la differenza, tuttavia, rispetto allo shock economico del 2008 è il punto dal quale si parte: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers.

In questo tempo inedito, gli interventi della rete Caritas sono numerosi e diversificati. Una vivacità di iniziative e opere realizzate anche grazie all’azione di circa 62mila volontari, a partire dai giovani impegnati nel Servizio Civile Universale. Sono 19.087 gli over 65 che si sono dovuti fermare per ragioni di sicurezza sanitaria e 5.339 le nuove leve (under 34), attivate in questo tempo di emergenza. Da Nord a Sud del Paese, continuano a non far mancare la loro prossimità e generosità verso i più poveri e i più vulnerabili e sono segnali della presenza di “anticorpi della solidarietà” che aiutano a diradare le nebbie della crisi in atto. Una crisi che, secondo i dati pubblicati da Banca d’Italia, nei mesi di aprile e maggio, ha provocato una riduzione di reddito per la metà delle famiglie italiane, anche tenendo conto degli eventuali strumenti di sostegno ricevuti; addirittura per il 15% del campione il calo è di oltre la metà del reddito complessivo.

Fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, di fronte a queste sfide drammatiche e forti criticità, Caritas Italiana e le Caritas diocesane hanno continuato a stare accanto agli ultimi e alle persone in difficoltà, spesso in forme nuove e adattate alle necessità contingenti. Per cercare di avere un quadro complessivo dell’attività svolta e tentare di descrivere l’impatto economico e sociale della pandemia, sono stati realizzati tre monitoraggi nazionali: uno ad aprile in pieno lockdown, il secondo a giugno, dopo la riapertura dei confini regionali e il terzo a settembre dopo il periodo estivo. I dati raccolti testimoniano due grandi fasi attraversate finora, che corrispondono in parte ai diversi step di avvio delle misure e dei provvedimenti governativi: la prima, della “dura emergenza” coincidente con il blocco totale delle attività e con i 69 giorni nei quali gli italiani sono rimasti a casa, durante la quale si è pagato il prezzo più alto in termini di vite umane, sul fronte dei contagi e dell’impatto economico; la seconda, vissuta nei mesi estivi, nella quale si è avviata una lenta ripartenza, dai contorni e confini incerti.  In ciascuna delle due fasi le azioni messe in campo dalla rete Caritas sono state preziose.

Entrando nello specifico delle attività, la prima cosa da evidenziare è la riapertura dei centri di ascolto “in presenza”, per lo più su appuntamento o ad accesso libero; un ascolto di prossimità che va tuttavia in parallelo con i servizi telefonici e on line ancora molto diffusi. Da sottolineare poi tutta la preziosa attività sul fronte dell’accompagnamento e orientamento rispetto alle misure previste dal Decreto “Cura Italia” e “Decreto Rilancio; sono state azioni molto utili, che hanno permesso a numerose persone e famiglie in difficoltà di poter accedere a tali sostegni pubblici (l’83% delle diocesi ha svolto questa specifica attività).

C’è infine il tema del lavoro, in particolare quello della sofferenza sperimentata da tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi: rispetto a questo fronte le Caritas diocesane hanno erogato sostegni economici specifici, in ben 136 diocesi sono stati attivati fondi dedicati, utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività, ecc.). Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti/lavoratori autonomi accompagnati in questo tempo.

Caritas Italiana ha anche esaminato il funzionamento delle misure emergenziali disposte dal Governo in particolare di quelle volte a sostenere i redditi di famiglie e lavoratori, anche per individuare i difetti e le criticità da evitare in futuro. Da una rilevazione ad hoc condotta su un campione di 756 nuclei beneficiari dei servizi Caritas nei mesi di giugno-luglio 2020, il REM è risultata la misura più richiesta (26,3%) ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%).

Il REM è stato fruito prevalentemente da nuclei composti da adulti over 50, soprattutto single e monogenitori con figli maggiorenni, con un reddito fino a 800 euro e bassi tassi di attività lavorativa. Si tratta di un profilo del tutto sovrapponibile a quello di coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza (32,5%) all’interno dello stesso campione intervistato: nuclei a reddito molto basso (49,7%), single (45,3%) e coppie senza figli (43,7%), prevalentemente anziani (42,2%). Questo dice che tra le due misure, rispetto alle caratteristiche dei beneficiari, vi sia sovrapposizione piuttosto che compensazione.

Inoltre coloro che hanno ricevuto dalle Caritas servizi di orientamento hanno fatto domanda per il REM tre volte di più rispetto a chi non ha ricevuto tale supporto dalle Caritas e hanno accresciuto di un sesto la possibilità di ottenerlo effettivamente. Orientamento e supporto fanno la differenza, in genere, soprattutto in situazioni di emergenza. Ecco perché nella indagine sulle misure di emergenza, nella metà dei casi (50,1%) i servizi e gli operatori Caritas sono stati identificati come la principale forma di aiuto e sostegno, sia concreto che psicologico durante l’emergenza Covid.

Quello che il Covid-19 ha messo in evidenza è il carattere mutevole della povertà e stiamo ora entrando in una nuova fase nel nostro Paese.  Di fronte a una situazione “inedita”, occorrono strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto. In particolare ci sarà dunque bisogno di:

mettere in relazione i dati sulla povertà (assoluta e relativa) con dati sui percettori delle misure di contrasto;

realizzare analisi di lungo periodo per monitorare come cambiano le condizioni di vita delle persone in povertà e se e come su di esse incidano le misure pubbliche;

concepire le misure nazionali di contrasto alla povertà come un “work in progress”, che, a partire da un attento e sistematico lavoro di monitoraggio e valutazione del loro funzionamento e del loro impatto sulle vite delle persone vengano periodicamente “aggiustate” per poter adeguarsi e meglio rispondere alle trasformazioni in corso e per affrontare l’incertezza;

intercettare le cause della povertà, come dice papa Francesco: “lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi” (3 ottobre 2020). Solo in questo modo invece di accettare passivamente e in blocco il presente, si forniscono elementi a partire dai quali proiettarsi in un futuro di concreto cambiamento.

“Tre giorni del clero”, raduno organizzato dall’Arcidiocesi di Bologna

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Da lunedì 14 a mercoledì 16 settembre si è svolta a Bologna la “tre giorni del clero”, un momento di raduno di tutti i sacerdoti e diaconi dell’Arcidiocesi di Bologna, intorno all’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi.
Quest’anno – causa della pandemia – con modalità diverse rispetto al passato con un misto di “presenze” e “collegamenti”.

Lunedì 14 settembre in presenza in Cattedrale: per tutti i preti e i diaconi.

Martedì 15 settembre al mattino presso i Vicariati in presenza e nel pomeriggio in streaming con comunicazioni varie in diretta dalla Cripta della Cattedrale: ognuno ha seguito dalla propria parrocchia e ad ogni sacerdote e diacono è stato inviato il link per la diretta.

Mercoledì 16 settembre in presenza, presso il Cinema parrocchiale “Fossolo” con il saluto e le conclusioni dell’Arcivescovo .

Le comunicazioni date in streaming direttamente ad ogni singolo sacerdote nella seconda giornata sono state l’occasione per un intervento da parte dell’incaricato diocesano del “sovvenire” Giacomo Varone anche sui temi del “sostegno economico alla Chiesa e ai sacerdoti”.

Durante questo spazio – che era stato assegnato per presentare riflessioni sui temi del “sovvenire” durante la fase preparatoria dell’ordine del giorno dei lavori della tre giorni – è stato presentato il rendiconto delle assegnazioni e ripartizione a livello nazionale e diocesano relative all’anno 2020 dei fondi 8xmille con un focus particolare sulle fonti per il sostentamento dei sacerdoti diocesani .

L’occasione è stata propizia per riportare all’attenzione di tutti i sacerdoti le tematiche cardine del “sovvenire” riaffermando i principi sui quali, d’intesa con il Servizio centrale della Conferenza Episcopale Italiana, si basa tutta l’azione di promozione annuale sulle tematiche del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Qui le riflessioni del Card. Zuppi sulla “tre giorni del clero” bolognese.

Giacomo Varone
(incaricato diocesano per il “sovvenire”)

8xmille online

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Termoli, riaperta al culto la chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo
Lo scorso 7 ottobre, festa della Beata Maria Vergine del Rosario, è stata riaperta al culto la chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo a Termoli. A presiedere la celebrazione il Vescovo di Termoli-Larino Gianfranco De Luca. La riapertura fa seguito agli importanti interventi di ampliamento e sistemazione finanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana, nell’ambito dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, e con fondi propri della parrocchia. Il progetto complessivo ha previsto, tra le altre cose, anche la realizzazione dei nuovi locali pastorali, con un grande salone (dove si sono svolte le funzioni nel periodo dei lavori) e ampi spazi per la catechesi e altre attività. (Agenzia Sir)

Lucca, poiché «inserisce i rifugiati nel lavoro» l’Unhcr premia la cooperativa agricola Calafata
La Cooperativa agricola Calafata, legata alla diocesi di Lucca e nata nel 2012 con i fondi dell’8xmille, ha ricevuto un importante riconoscimento dall’Unhcr: premiazione il 10 novembre. La notizia è stata diffusa da Toscana Oggi.

A Viterbo inaugurato il progetto “be food”
Inaugurato il 9 ottobre in strada Acquabianca alla Quercia il centro per l’aiuto alimentare Visconti, nato dal progetto “be food”. Caritas italiana e fondi CEI dell’8xmille sono i due fattori di questa equazione vincente per il sostegno alle classi più deboli. Un’iniziativa che grazie alla sinergia tra banco alimentare del Lazio e diocesi di Viterbo e Civita Castellana ha reso possibile il taglio del nastro del primo centro per l’aiuto alimentare. La notizia su viterbonews24.it

A Spoleto grazie all’8xmille ci sono state 2 consacrazioni
Su umbriaon.it la notizia di 2 consacrazioni entrambe rese possibili grazie ai fondi 8xmille. Si tratta della della nuova chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Paolo II nel quartiere di San Nicolò e dell’inaugurazione dell’oratorio della parrocchia di San Venanzo intitolato a San Giovanni Bosco.

TuttixTutti: a Bologna la “Casa del Pellegrino”

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La parrocchia dei Santi Pietro e Girolamo di Rastignano (Bologna) ha vinto il terzo premio del concorso nazionale TuttixTutti, indetto dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, che intende promuovere le idee nate nelle parrocchie grazie ai fondi dell’8xmille a vantaggio dei più deboli.

La parrocchia, avendo a disposizione un piccolo appartamento adiacente alla canonica, quello che era un tempo l’appartamento del sagrestano, ha deciso di concederlo in comodato gratuito a chi ne ha davvero bisogno, aprendo le porte in particolare a famiglie in una situazione di indigenza economica, per dare un alloggio e superare un momento difficile, dovuto perlopiù alla perdita del lavoro e alla difficile condizione di immigrazione e, ora, aggravato dalla pandemia del Covid-19. Con i fondi disponibili e le offerte dei fedeli, gli ambienti sono stati ristrutturati e hanno avuto la denominazione di Casa del Pellegrino.

In tempi diversi la Casa ha accolto due nuclei famigliari: al momento non si ritiene di fissare un periodo massimo di permanenza in modo da dare tempo e serenità agli ospitati accolti per emanciparsi senza angosce ulteriori: durante l’ospitalità le famiglie sono seguite dal gruppo della Caritas parrocchiale per la ricerca di un lavoro e per il reperimento di una casa definitiva. La Casa del Pellegrino è solo una sistemazione provvisoria ed urgente per le famiglie in difficoltà. I diecimila euro ottenuti da TuttixTutti andranno a coprire in parte le spese per la ristrutturazione, gli arredamenti, impianto fotovoltaico, pompe di calore, elettrodomestici, utenze e per le spese necessarie a sostegno delle famiglie in difficoltà.

Covid-19: vantaggi fiscali per le donazioni in parrocchia

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Il Decreto Legge n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) ha introdotto per l’anno 2020 una agevolazione fiscale per incentivare le erogazioni liberali effettuate a favore o per il tramite di determinate entità e finalizzate esclusivamente al finanziamento di:

  • interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19
  • misure di solidarietà alimentare

Queste offerte liberali possono essere effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti che svolgono un’attività economica (imprenditori, società, ecc.).

Tra le entità destinatarie di queste erogazioni sono indicati dalla norma – oltre allo Stato, Regioni ed altri – anche gli enti religiosi civilmente riconosciuti (ad esempio le parrocchie) che – come le altre entità – possono utilizzare gli importi ricevuti solo per le finalità evidenziate ai numeri 1) e 2).

Misura e destinatari dell’agevolazione

Alle persone fisiche ed agli enti non commerciali spetta una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito (IRPEF) pari al 30% dell’importo della erogazione, per un importo non superiore a 30.000 euro (ad esempio: su una donazione di 1.000 euro si beneficia di una detrazione dall’IRPEF di 300 euro).

Per i soggetti che svolgono un’attività economica l’offerta è invece deducibile dal reddito fiscale dell’impresa.

Come deve essere effettuata l’erogazione liberale

Al fine di poter usufruire dell’agevolazione, l’erogazione deve essere “tracciabile” e dunque può essere effettuata dal donatore tramite:

  • bonifico bancario
  • bonifico postale
  • carte di debito
  • carte di credito
  • carte prepagate
  • assegni bancari e circolari

Le erogazioni in contanti non consentono dunque la fruizione della agevolazione.

Documentazione attestante il sostenimento dell’onere

Per quanto riguarda la documentazione attestante il sostenimento dell’onere, è necessario che dalla ricevuta del versamento bancario o postale effettuato dal donatore oppure – in caso di pagamento del donatore con carta di credito, carta di debito o carta prepagata – dall’estratto conto della società che gestisce tali carte, sia possibile individuare:

  • il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale
  • il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Nel caso di assegni bancari e circolari nonché nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce le carte non sia possibile individuare gli elementi sopra evidenziati è da ritenere che, in questi casi, possa rendersi applicabile la procedura prevista dall’Agenzia delle Entrate per donazioni analoghe previste da altre norme.

Pertanto, il donatore dovrà essere in possesso della ricevuta rilasciata a suo favore dall’ente religioso (quindi ad es. dalla parrocchia) dalla quale risultino, oltre al beneficiario:

  • Il donante
  • la modalità di pagamento utilizzata
  • il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 oppure a finanziare misure di solidarietà alimentare.

 

“Liberi di partire, liberi di restare”: si conclude dopo 3 anni un’iniziativa straordinaria

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Si è svolta a Roma, lo scorso 14 ottobre, l’evento conclusivo della Campagna CEI “Liberi di partire, liberi di restare”.

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Sono i quattro verbi indicati più volte da papa Francesco e ribaditi nell’Enciclica “Fratelli tutti” come sintesi dell’impegno nei confronti delle persone migranti. Proprio questi verbi hanno fatto da filo conduttore alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata dalla Chiesa Italiana nel 2017 per aumentare la consapevolezza delle storie dei migranti, sperimentare un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione di quanti arrivano nel nostro Paese, riconoscere il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra.

In quest’ottica, la Campagna ha agito a livello concreto, finanziando (con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica) 130 progetti in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza dei flussi migratori, per un totale di 27.529.890 euro.

Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per 14.879.290 euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative (9.433.920) e 81 quelli voluti dalle diocesi (5.445.370).

Sono invece 7 i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di 4.284.600 euro.

Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di 8.366.000 euro.

All’intervento negli ambiti della formazione, della sanità, del lavoro e dello sviluppo, si è affiancata un’opera sul fronte culturale, volta alla sensibilizzazione e alla promozione di una cultura dell’incontro. A coordinare le attività della Campagna, è stato il “Tavolo Migrazioni”, un organismo formato da rappresentanti dell’Ufficio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, di Caritas Italiana, di Migrantes, di Missio e dell’Apostolato del mare, che nel tempo è diventato anche un modello di lavoro per le diocesi. Grazie al coinvolgimento dei Vescovi, infatti, sono nate diverse esperienze di pastorale integrata a livello locale, preludio all’elaborazione e alla realizzazione di progetti e all’organizzazione di iniziative sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’accompagnamento dei minori.

Dal 31 ottobre 2017, è online il portale www.liberidipartireliberidirestare.it che ha accompagnato lo svolgersi della Campagna, raccontando le storie e le testimonianze delle persone coinvolte, sia dei promotori delle attività sia dei loro beneficiari. La grande mappa in home page permette di “entrare” nei luoghi di intervento, di scoprire cosa vi si realizza e con quante risorse, mentre la sezione “news” aiuta ad approfondire il significato e gli ambiti di questa iniziativa straordinaria della CEI attraverso le voci dei protagonisti.

Insieme al sito, per tutta la durata della Campagna è stata offerta alle diocesi, alle parrocchie, alle Caritas locali, ai Centri missionari e Migrantes, ai gruppi, alle associazioni e agli operatori pastorali impegnati a vario titolo sul fronte delle migrazioni, dell’accoglienza e dell’educazione alla mondialità la Newsletter, uno strumento agile per contribuire alla riflessione e alla sinergia, oltre che per favorire il confronto e lo scambio di esperienze a livello nazionale e internazionale.

Il mistero d’amore che ci rivela Dio

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a cura di TERESA CHIARI foto AGENZIA ROMANO SICILIANI/CREATIVE COMMONS

 

La Santissima Trinità ci appare il mistero più lontano e inafferrabile. Come avvicinarci?
È un enigma per la ragione, ma è anche quanto di più vicino a noi possiamo immaginare: perché è il Dio-amore, mistero di comunione nella sua dimensione più alta e più vera. Piuttosto che con la mente, possiamo intuirlo con il cuore dove lo Spirito ha la sua dimora. Lì si può avvicinarlo. Tre persone che si amano così tanto da essere – da sempre – una sola. È “il Dio dell’amore e della pace’’ come lo chiama san Paolo (2 Cor, 13, 11-13).
Il Signore si rivela e si nasconde. E’ così anche nelle Scritture?
È la modalità in cui Dio si fa conoscere. Come nell’Eucaristia, il suo nascondimento non ci schiaccia, non si impone, ma ci fa sentire quanto siamo amati. È così che ci mettiamo in ascolto e in ricerca. Pensiamo nell’Antico Testamento ai tre personaggi misteriosi che visitano Abramo alle Querce di Mamre. O a Mosè, che davanti al roveto ardente chiede al Signore il suo nome: “sarò Colui che sarò -gli viene detto- Sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”, cioè Dio disvela l’orizzonte di un progetto da realizzare insieme. Gli parla di mettersi in cammino, aprendosi ai fratelli e conformandosi a Lui, in un atteggiamento di continua conversione. Poi nel Cantico dei Cantici: l’amata cerca l’amato che si è rivelato ma si cela, sa che c’è ma non lo trova al risveglio. E’ innamorata dell’attesa dell’altro che ancora non è lì, ma attesta la sua presenza. Il Signore è Parola, azione e misericordia che non ci abbandonano mai. E ama chi ascolta la sua voce. Dio ci supera infinitamente: per questo si rivela e si vela. Lo vedremo così come è solo quando saremo davanti a Lui.
E nei Vangeli?
A differenza dei sinottici (Matteo, Marco e Luca, ndr) negli scritti giovannei respiriamo già la Trinità, la contemplazione del mistero di Dio nella sua profondità. Fin dall’inizio, l’inno del prologo (‘In principio era il Verbo’) ci immette in questa relazione del Padre con il Figlio e lo Spirito Santo. Quando viene presentato il Verbo “che in principio era presso Dio” ed “era Dio”, che si è fatto carne, ha preso dimora tra gli uomini e poi è tornato al Padre, sprofondiamo nella Trinità. “Dio nessuno l’ha mai visto, l’Unigenito ce lo ha rivelato” e il Figlio è rivolto verso il Padre nell’atteggiamento dell’abbraccio che non si consuma mai, come nel roveto ardente. Il fuoco, la forza di questo abbraccio continua ad ardere da sempre e per sempre. I 18 versetti iniziali sono la chiave di lettura dell’intero Vangelo di Giovanni. Il prologo è nel segno del ‘noi’: Giovanni e la  giovane Chiesa vivono ogni giorno alla luce di Cristo e della Trinità. In una comunità unita ‘Dio-relazione’ si manifesta: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Lo Spirito in una comunità unita porta ad aprire il cuore, a contemplare l’indicibile. E’ respiro trinitario, che non dice mai nulla di sé ma ci parla del Padre e del Figlio. E così fanno il Padre e il Figlio: uno rivela l’altro. “Chi vede me, vede il Padre” dice Gesù (Gv 14,9): il Padre porta a compimento il suo disegno nel Figlio e lo Spirito fa luce su entrambi, in un abbraccio che ci dà la vita.
Eppure quello dell’evangelista e dei primi cristiani non era un periodo storico facile.
Giovanni e i suoi affrontavano persecuzioni e divisioni interne. Guardare alla Trinità non solo li consolava per la promessa di beatitudine, ma tracciava la loro identità comunitaria contro la tentazione di dividersi. Anche per noi, in tempi di individualismo sfrenato e contrapposizioni, la Trinità è la strada da seguire. La verità infatti non è un principio, ma una presenza e una relazione che ci mostra quello che dovremmo essere. Dunque non egoisti e idolatri di noi stessi, ma figli, bisognosi di amore e chiamati ad amare. Il mistero trinitario parla anche di generazione (‘generato non creato’) come una relazione autentica, che rispetta l’altro, non lo mette in secondo piano, non lo sfrutta, ma lo asseconda nella sua pienezza. Nella Chiesa e in famiglia, la Trinità è una scuola di verità per le nostre relazioni, da quelle coniugali al rapporto genitori-figli: ci insegna paternità e maternità, figliolanza e fraternità, così come l’Unigenito è il solo che può rivelarci il Padre, la sua forza e la sua tenerezza. All’opposto, la tentazione semina sfiducia, il peccato rescinde la relazione. Come tra Caino e Abele, o nelle coppie ferite: il demonio, il “divisore” strappa e getta via, sfregia la comunione per cui siamo stati creati e deturpa la nostra identità improntata sulla Trinità.
Come scorgere un’impronta trinitaria nelle nostre comunità o nei matrimoni, segnati da fatiche, talora da fallimenti?
Quando, nonostante inadeguatezze e cadute, riusciamo a dare segni del bene che ci vogliamo, dei pesi che portiamo l’uno dell’altro, a perdonarci, allora riusciamo a dire qualcosa di Dio, trasmettiamo un riflesso di quello che Lui è, del mistero di unità e di amore che Lui è. Marito e moglie, padre e madre, in forza del sacramento sono chiamati ad essere profeti della Trinità. Amore e unità sono la via per vivere già qui con Dio e in Dio, in attesa della casa che ci attende: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna” (GV 3,16).
La mistica santa Elisabetta della Trinità diceva: “Amare è imitare Maria, esaltando la grandezza di Dio”.
Maria genera il Figlio nello Spirito, ma sempre nell’ottica della gratitudine e della libertà: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16); questa è Maria! La Sacra Famiglia è icona trinitaria, in cui ognuno si muove verso l’altro ed è al servizio dell’altro. Non lo possiede, ma lo riconosce come dono. l

«Fede e spirito di comunità ci faranno ricominciare»

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di GIORGETTO GIUGIARO designer industriale
testi a cura di MANUELA BORRACCINO foto ALBERTO PEROLI per ITALDESIGN

Sarà come nel dopoguerra: tutto da ricostruire, da ripensare. Con la differenza che negli anni ’50, specie quelli come me nati nei piccoli borghi come Garessio, eravamo abituati ad una vita semplice e qualsiasi conquista era un miglioramento delle condizioni di vita precedenti, mentre le giovani generazioni di oggi che dovranno inventare nuovi modi di lavorare e produrre hanno conosciuto il benessere e il comfort. Ed ora la pandemia, oltre a gravi perdite umane, ci ha portato ad un impoverimento. Come avverrà la ripartenza? È molto difficile fare previsioni. Ma spero che questa crisi porti a riscoprire che le vere fonti di valore per le nostre vite sono le relazioni umane e quelle con l’ambiente: non siamo solo individui e consumatori, ma persone interdipendenti con gli altri e con il territorio. Tale è stata per me l’ininterrotta relazione con la mia comunità di origine di Garessio, un paese di 3 mila anime fra Cuneo e Imperia, sulle cui montagne mi diverto ogni domenica ad andare in trial. Arrivai a Torino a 14 anni, nel 1952: volevo andare all’Accademia di Belle Arti poiché tutta la mia famiglia, dal mio bisnonno a mio padre, proveniva dal mondo della pittura e del disegno: una dinastia di artisti musicisti in un paese in cui c’erano più chiese che case, patria di uno scultore di fama internazionale come Giuseppe Penone, dove l’oratorio era il luogo del cinematografo, del gioco, dello stare insieme e dove il parroco era leader della comunità. Con il grande quadro del Mortorio che ho dipinto per i miei 80 anni a Garessio per la nostra chiesa di San Giovanni, ho voluto rendere omaggio alla memoria collettiva, e far conoscere a chi arriva questa rappresentazione sacra che celebra il connubio fra fede, arte, musica, scenografia. Avevo 3 anni quando mio nonno iniziò a farmi giocare a passare gli spilli sopra le linee dei suoi disegni: dal Rinascimento è il primo passo per la campitura degli affreschi. 
Quando mi trasferii a Torino non sognavo l’automobile. Sono arrivato quasi per caso alla progettazione tecnica: entrai diciassettenne nel Centro Stile Fiat come apprendista designer. Nel 1959 ero alla Carrozzeria Bertone e l’anno dopo, a 22 anni, disegnai la prima Alfa Romeo Sprint. E poi l’Iso Grifo coupé, la Fiat 850 spider e la Mazda Luce 1500/1800. Tra il 1965 e il 1967, anni nei quali visitai per la prima volta il Giappone, disegnai la Maserati Ghibli, la De Tomaso Mangusta e prototipi come la Fiat 850 Vanessa. Fino a fondare nel 1968 con Aldo Mantovani la Italdesign.
Come si coglie il gusto di un’epoca? Al successo si arriva per un training lunghissimo: in nessuna professione ben riuscita ci si improvvisa. Ad un giovane non posso che consigliare di studiare il più possibile. Si osserva quello che c’è sul mercato, si apprende a riprodurre l’esistente, nasce il desiderio di fare qualcosa di diverso: più sportivo, o più funzionale. Con il tempo e l’esperienza si impara a dare nuova forma alla bellezza, come avviene per la bellezza delle donne, che con il passare degli anni cambia impercettibilmente, nei dettagli e nei lineamenti. Penso che il comune denominatore del mio lavoro sia stato la ricerca dell’equilibrio tra le proporzioni, la semplicità e la funzionalità.
Certo i prodotti devono portare alle aziende risultati economici, ma oggi più che mai la creatività è a rischio di venire asservita da parte di chi ha le leve dell’economia. In Italia abbiamo avuto la fortuna di avere dei grandi creativi, artigiani diventati industriali, come Enzo Ferrari, Nuccio Bertone, Sergio Pininfarina: rispetto alla Germania, abbiamo avuto il vantaggio di offrire un’alternativa più edonistica dei prodotti di massa. E l’Italia ha portato avanti a lungo queste produzioni di nicchia perché c’era un artigianato così abile e capace da rimanere sul mercato con prodotti quasi personalizzati e relativamente economici. Anche oggi le nostre piccole e medie imprese, insieme alla riscoperta dei borghi e della terra, potranno essere punti di forza per superare la crisi causata dal Covid-19.

 

UNA LEGGENDA DEL MADE IN ITALY

«La mia strada disegnata con la matita»

È stato dichiarato nel 1999 “car designer del secolo”, ma lui si definisce “un manovale della matita”. Classe 1938, nato a Garessio (Cuneo), Giorgetto Giugiaro dal 1959 ha calcato le scene dell’industria automobilistica e poi dell’oggettistica (suo, fra gli altri, il telefono fisso Sirio entrato in tutte le case) fino a divenire icona del made in Italy. Ha firmato decine di vetture, dalla Golf  alla Panda, e beni di consumo progettati con la sua Italdesign (oggi è presidente di GFG Style guidata dal figlio Fabrizio). Il suo stile gli è valso 7 lauree ad honorem e 5 premi Compasso d’Oro. M.B.

Chi dona per i sacerdoti moltiplica la speranza

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MASSIMO MONZIO COMPAGNONI direttore del Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa

 

Cari lettori,

entrando in questa comunità, la vostra comunità di fedeli attivi sostenitori della Chiesa e delle sue attività, raccolgo con gioia un testimone carico di responsabilità. Per me è l’inizio di un cammino insieme a voi che accompagnate con l’Offerta e il vostro amore la missione dei sacerdoti diocesani che operano nei paesi spopolati o nelle periferie urbane, con i volontari nelle opere per i più soli o per sostenere i giovani.
Nel tempo vorrei instaurare con voi un dialogo attraverso le pagine di Sovvenire, attorno a storie, rendiconti e testimonianze, cercando di incontrarci ogni trimestre per sostenere chi annuncia oggi il Vangelo con la Parola e le opere, chi aiuta il Paese degli ultimi a superare le difficoltà e a riprendere fiducia, perché a fare il bene sono in tanti, sempre meglio visibili, anche attraverso le pagine del nostro giornale.
Chi si ritrova su Sovvenire è l’esempio di una Chiesa partecipe e misericordiosa che dà testimonianza: i fedeli corresponsabili e informati sulle necessità della Chiesa che prima di altri hanno sentito che era tempo di fare un passo avanti. Testimoni concreti di uno spirito ecclesiale che trasmette responsabilità e gioia ai sacerdoti. Come ci ricorda spesso anche Papa Francesco, il loro annuncio rinfranca il nostro cammino, ma anche la comunità viva, con la sua vicinanza e aiuto, fa il buon sacerdote.
Così la nostra ‘comunità a distanza’ è una lanterna che indica la via di casa, sempre accesa anche nelle stagioni più incerte, come quella attuale. Quest’autunno, alle prese con le grandi necessità innescate dalla crisi sanitaria, economica e sociale, vivremo probabilmente mesi inediti e complessi.  Per questo l’aiuto di tutti, anche piccolo ma donato in tanti, darà ancora spazio alla speranza. Il sovvenire è infatti scuola di condivisione: insegna a tessere relazioni fraterne e a non dimenticare, a ricordare con il cuore e donare quanto si può con gioia, insegna appunto a sovvenire. È un modello di carità e di vita di cui avremo sempre più bisogno.