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Caritas Italiana pubblica un Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia

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Il rapporto di Caritas Italiana, pubblicato su www.caritas.it in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008. I dati dei centri di ascolto Caritas vanno proprio in questa direzione.

Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità. A fare la differenza, tuttavia, rispetto allo shock economico del 2008 è il punto dal quale si parte: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers.

In questo tempo inedito, gli interventi della rete Caritas sono numerosi e diversificati. Una vivacità di iniziative e opere realizzate anche grazie all’azione di circa 62mila volontari, a partire dai giovani impegnati nel Servizio Civile Universale. Sono 19.087 gli over 65 che si sono dovuti fermare per ragioni di sicurezza sanitaria e 5.339 le nuove leve (under 34), attivate in questo tempo di emergenza. Da Nord a Sud del Paese, continuano a non far mancare la loro prossimità e generosità verso i più poveri e i più vulnerabili e sono segnali della presenza di “anticorpi della solidarietà” che aiutano a diradare le nebbie della crisi in atto. Una crisi che, secondo i dati pubblicati da Banca d’Italia, nei mesi di aprile e maggio, ha provocato una riduzione di reddito per la metà delle famiglie italiane, anche tenendo conto degli eventuali strumenti di sostegno ricevuti; addirittura per il 15% del campione il calo è di oltre la metà del reddito complessivo.

Fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, di fronte a queste sfide drammatiche e forti criticità, Caritas Italiana e le Caritas diocesane hanno continuato a stare accanto agli ultimi e alle persone in difficoltà, spesso in forme nuove e adattate alle necessità contingenti. Per cercare di avere un quadro complessivo dell’attività svolta e tentare di descrivere l’impatto economico e sociale della pandemia, sono stati realizzati tre monitoraggi nazionali: uno ad aprile in pieno lockdown, il secondo a giugno, dopo la riapertura dei confini regionali e il terzo a settembre dopo il periodo estivo. I dati raccolti testimoniano due grandi fasi attraversate finora, che corrispondono in parte ai diversi step di avvio delle misure e dei provvedimenti governativi: la prima, della “dura emergenza” coincidente con il blocco totale delle attività e con i 69 giorni nei quali gli italiani sono rimasti a casa, durante la quale si è pagato il prezzo più alto in termini di vite umane, sul fronte dei contagi e dell’impatto economico; la seconda, vissuta nei mesi estivi, nella quale si è avviata una lenta ripartenza, dai contorni e confini incerti.  In ciascuna delle due fasi le azioni messe in campo dalla rete Caritas sono state preziose.

Entrando nello specifico delle attività, la prima cosa da evidenziare è la riapertura dei centri di ascolto “in presenza”, per lo più su appuntamento o ad accesso libero; un ascolto di prossimità che va tuttavia in parallelo con i servizi telefonici e on line ancora molto diffusi. Da sottolineare poi tutta la preziosa attività sul fronte dell’accompagnamento e orientamento rispetto alle misure previste dal Decreto “Cura Italia” e “Decreto Rilancio; sono state azioni molto utili, che hanno permesso a numerose persone e famiglie in difficoltà di poter accedere a tali sostegni pubblici (l’83% delle diocesi ha svolto questa specifica attività).

C’è infine il tema del lavoro, in particolare quello della sofferenza sperimentata da tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi: rispetto a questo fronte le Caritas diocesane hanno erogato sostegni economici specifici, in ben 136 diocesi sono stati attivati fondi dedicati, utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività, ecc.). Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti/lavoratori autonomi accompagnati in questo tempo.

Caritas Italiana ha anche esaminato il funzionamento delle misure emergenziali disposte dal Governo in particolare di quelle volte a sostenere i redditi di famiglie e lavoratori, anche per individuare i difetti e le criticità da evitare in futuro. Da una rilevazione ad hoc condotta su un campione di 756 nuclei beneficiari dei servizi Caritas nei mesi di giugno-luglio 2020, il REM è risultata la misura più richiesta (26,3%) ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%).

Il REM è stato fruito prevalentemente da nuclei composti da adulti over 50, soprattutto single e monogenitori con figli maggiorenni, con un reddito fino a 800 euro e bassi tassi di attività lavorativa. Si tratta di un profilo del tutto sovrapponibile a quello di coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza (32,5%) all’interno dello stesso campione intervistato: nuclei a reddito molto basso (49,7%), single (45,3%) e coppie senza figli (43,7%), prevalentemente anziani (42,2%). Questo dice che tra le due misure, rispetto alle caratteristiche dei beneficiari, vi sia sovrapposizione piuttosto che compensazione.

Inoltre coloro che hanno ricevuto dalle Caritas servizi di orientamento hanno fatto domanda per il REM tre volte di più rispetto a chi non ha ricevuto tale supporto dalle Caritas e hanno accresciuto di un sesto la possibilità di ottenerlo effettivamente. Orientamento e supporto fanno la differenza, in genere, soprattutto in situazioni di emergenza. Ecco perché nella indagine sulle misure di emergenza, nella metà dei casi (50,1%) i servizi e gli operatori Caritas sono stati identificati come la principale forma di aiuto e sostegno, sia concreto che psicologico durante l’emergenza Covid.

Quello che il Covid-19 ha messo in evidenza è il carattere mutevole della povertà e stiamo ora entrando in una nuova fase nel nostro Paese.  Di fronte a una situazione “inedita”, occorrono strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto. In particolare ci sarà dunque bisogno di:

mettere in relazione i dati sulla povertà (assoluta e relativa) con dati sui percettori delle misure di contrasto;

realizzare analisi di lungo periodo per monitorare come cambiano le condizioni di vita delle persone in povertà e se e come su di esse incidano le misure pubbliche;

concepire le misure nazionali di contrasto alla povertà come un “work in progress”, che, a partire da un attento e sistematico lavoro di monitoraggio e valutazione del loro funzionamento e del loro impatto sulle vite delle persone vengano periodicamente “aggiustate” per poter adeguarsi e meglio rispondere alle trasformazioni in corso e per affrontare l’incertezza;

intercettare le cause della povertà, come dice papa Francesco: “lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi” (3 ottobre 2020). Solo in questo modo invece di accettare passivamente e in blocco il presente, si forniscono elementi a partire dai quali proiettarsi in un futuro di concreto cambiamento.

“Tre giorni del clero”, raduno organizzato dall’Arcidiocesi di Bologna

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Da lunedì 14 a mercoledì 16 settembre si è svolta a Bologna la “tre giorni del clero”, un momento di raduno di tutti i sacerdoti e diaconi dell’Arcidiocesi di Bologna, intorno all’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi.
Quest’anno – causa della pandemia – con modalità diverse rispetto al passato con un misto di “presenze” e “collegamenti”.

Lunedì 14 settembre in presenza in Cattedrale: per tutti i preti e i diaconi.

Martedì 15 settembre al mattino presso i Vicariati in presenza e nel pomeriggio in streaming con comunicazioni varie in diretta dalla Cripta della Cattedrale: ognuno ha seguito dalla propria parrocchia e ad ogni sacerdote e diacono è stato inviato il link per la diretta.

Mercoledì 16 settembre in presenza, presso il Cinema parrocchiale “Fossolo” con il saluto e le conclusioni dell’Arcivescovo .

Le comunicazioni date in streaming direttamente ad ogni singolo sacerdote nella seconda giornata sono state l’occasione per un intervento da parte dell’incaricato diocesano del “sovvenire” Giacomo Varone anche sui temi del “sostegno economico alla Chiesa e ai sacerdoti”.

Durante questo spazio – che era stato assegnato per presentare riflessioni sui temi del “sovvenire” durante la fase preparatoria dell’ordine del giorno dei lavori della tre giorni – è stato presentato il rendiconto delle assegnazioni e ripartizione a livello nazionale e diocesano relative all’anno 2020 dei fondi 8xmille con un focus particolare sulle fonti per il sostentamento dei sacerdoti diocesani .

L’occasione è stata propizia per riportare all’attenzione di tutti i sacerdoti le tematiche cardine del “sovvenire” riaffermando i principi sui quali, d’intesa con il Servizio centrale della Conferenza Episcopale Italiana, si basa tutta l’azione di promozione annuale sulle tematiche del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Qui le riflessioni del Card. Zuppi sulla “tre giorni del clero” bolognese.

Giacomo Varone
(incaricato diocesano per il “sovvenire”)

Covid-19: vantaggi fiscali per le donazioni in parrocchia

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Il Decreto Legge n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) ha introdotto per l’anno 2020 una agevolazione fiscale per incentivare le erogazioni liberali effettuate a favore o per il tramite di determinate entità e finalizzate esclusivamente al finanziamento di:

  • interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19
  • misure di solidarietà alimentare

Queste offerte liberali possono essere effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti che svolgono un’attività economica (imprenditori, società, ecc.).

Tra le entità destinatarie di queste erogazioni sono indicati dalla norma – oltre allo Stato, Regioni ed altri – anche gli enti religiosi civilmente riconosciuti (ad esempio le parrocchie) che – come le altre entità – possono utilizzare gli importi ricevuti solo per le finalità evidenziate ai numeri 1) e 2).

Misura e destinatari dell’agevolazione

Alle persone fisiche ed agli enti non commerciali spetta una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito (IRPEF) pari al 30% dell’importo della erogazione, per un importo non superiore a 30.000 euro (ad esempio: su una donazione di 1.000 euro si beneficia di una detrazione dall’IRPEF di 300 euro).

Per i soggetti che svolgono un’attività economica l’offerta è invece deducibile dal reddito fiscale dell’impresa.

Come deve essere effettuata l’erogazione liberale

Al fine di poter usufruire dell’agevolazione, l’erogazione deve essere “tracciabile” e dunque può essere effettuata dal donatore tramite:

  • bonifico bancario
  • bonifico postale
  • carte di debito
  • carte di credito
  • carte prepagate
  • assegni bancari e circolari

Le erogazioni in contanti non consentono dunque la fruizione della agevolazione.

Documentazione attestante il sostenimento dell’onere

Per quanto riguarda la documentazione attestante il sostenimento dell’onere, è necessario che dalla ricevuta del versamento bancario o postale effettuato dal donatore oppure – in caso di pagamento del donatore con carta di credito, carta di debito o carta prepagata – dall’estratto conto della società che gestisce tali carte, sia possibile individuare:

  • il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale
  • il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Nel caso di assegni bancari e circolari nonché nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce le carte non sia possibile individuare gli elementi sopra evidenziati è da ritenere che, in questi casi, possa rendersi applicabile la procedura prevista dall’Agenzia delle Entrate per donazioni analoghe previste da altre norme.

Pertanto, il donatore dovrà essere in possesso della ricevuta rilasciata a suo favore dall’ente religioso (quindi ad es. dalla parrocchia) dalla quale risultino, oltre al beneficiario:

  • Il donante
  • la modalità di pagamento utilizzata
  • il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 oppure a finanziare misure di solidarietà alimentare.

 

8xmille online

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Termoli, riaperta al culto la chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo
Lo scorso 7 ottobre, festa della Beata Maria Vergine del Rosario, è stata riaperta al culto la chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo a Termoli. A presiedere la celebrazione il Vescovo di Termoli-Larino Gianfranco De Luca. La riapertura fa seguito agli importanti interventi di ampliamento e sistemazione finanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana, nell’ambito dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, e con fondi propri della parrocchia. Il progetto complessivo ha previsto, tra le altre cose, anche la realizzazione dei nuovi locali pastorali, con un grande salone (dove si sono svolte le funzioni nel periodo dei lavori) e ampi spazi per la catechesi e altre attività. (Agenzia Sir)

Lucca, poiché «inserisce i rifugiati nel lavoro» l’Unhcr premia la cooperativa agricola Calafata
La Cooperativa agricola Calafata, legata alla diocesi di Lucca e nata nel 2012 con i fondi dell’8xmille, ha ricevuto un importante riconoscimento dall’Unhcr: premiazione il 10 novembre. La notizia è stata diffusa da Toscana Oggi.

A Viterbo inaugurato il progetto “be food”
Inaugurato il 9 ottobre in strada Acquabianca alla Quercia il centro per l’aiuto alimentare Visconti, nato dal progetto “be food”. Caritas italiana e fondi CEI dell’8xmille sono i due fattori di questa equazione vincente per il sostegno alle classi più deboli. Un’iniziativa che grazie alla sinergia tra banco alimentare del Lazio e diocesi di Viterbo e Civita Castellana ha reso possibile il taglio del nastro del primo centro per l’aiuto alimentare. La notizia su viterbonews24.it

A Spoleto grazie all’8xmille ci sono state 2 consacrazioni
Su umbriaon.it la notizia di 2 consacrazioni entrambe rese possibili grazie ai fondi 8xmille. Si tratta della della nuova chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Paolo II nel quartiere di San Nicolò e dell’inaugurazione dell’oratorio della parrocchia di San Venanzo intitolato a San Giovanni Bosco.

TuttixTutti: a Bologna la “Casa del Pellegrino”

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La parrocchia dei Santi Pietro e Girolamo di Rastignano (Bologna) ha vinto il terzo premio del concorso nazionale TuttixTutti, indetto dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, che intende promuovere le idee nate nelle parrocchie grazie ai fondi dell’8xmille a vantaggio dei più deboli.

La parrocchia, avendo a disposizione un piccolo appartamento adiacente alla canonica, quello che era un tempo l’appartamento del sagrestano, ha deciso di concederlo in comodato gratuito a chi ne ha davvero bisogno, aprendo le porte in particolare a famiglie in una situazione di indigenza economica, per dare un alloggio e superare un momento difficile, dovuto perlopiù alla perdita del lavoro e alla difficile condizione di immigrazione e, ora, aggravato dalla pandemia del Covid-19. Con i fondi disponibili e le offerte dei fedeli, gli ambienti sono stati ristrutturati e hanno avuto la denominazione di Casa del Pellegrino.

In tempi diversi la Casa ha accolto due nuclei famigliari: al momento non si ritiene di fissare un periodo massimo di permanenza in modo da dare tempo e serenità agli ospitati accolti per emanciparsi senza angosce ulteriori: durante l’ospitalità le famiglie sono seguite dal gruppo della Caritas parrocchiale per la ricerca di un lavoro e per il reperimento di una casa definitiva. La Casa del Pellegrino è solo una sistemazione provvisoria ed urgente per le famiglie in difficoltà. I diecimila euro ottenuti da TuttixTutti andranno a coprire in parte le spese per la ristrutturazione, gli arredamenti, impianto fotovoltaico, pompe di calore, elettrodomestici, utenze e per le spese necessarie a sostegno delle famiglie in difficoltà.

“Liberi di partire, liberi di restare”: si conclude dopo 3 anni un’iniziativa straordinaria

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Si è svolta a Roma, lo scorso 14 ottobre, l’evento conclusivo della Campagna CEI “Liberi di partire, liberi di restare”.

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Sono i quattro verbi indicati più volte da papa Francesco e ribaditi nell’Enciclica “Fratelli tutti” come sintesi dell’impegno nei confronti delle persone migranti. Proprio questi verbi hanno fatto da filo conduttore alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata dalla Chiesa Italiana nel 2017 per aumentare la consapevolezza delle storie dei migranti, sperimentare un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione di quanti arrivano nel nostro Paese, riconoscere il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra.

In quest’ottica, la Campagna ha agito a livello concreto, finanziando (con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica) 130 progetti in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza dei flussi migratori, per un totale di 27.529.890 euro.

Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per 14.879.290 euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative (9.433.920) e 81 quelli voluti dalle diocesi (5.445.370).

Sono invece 7 i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di 4.284.600 euro.

Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di 8.366.000 euro.

All’intervento negli ambiti della formazione, della sanità, del lavoro e dello sviluppo, si è affiancata un’opera sul fronte culturale, volta alla sensibilizzazione e alla promozione di una cultura dell’incontro. A coordinare le attività della Campagna, è stato il “Tavolo Migrazioni”, un organismo formato da rappresentanti dell’Ufficio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, di Caritas Italiana, di Migrantes, di Missio e dell’Apostolato del mare, che nel tempo è diventato anche un modello di lavoro per le diocesi. Grazie al coinvolgimento dei Vescovi, infatti, sono nate diverse esperienze di pastorale integrata a livello locale, preludio all’elaborazione e alla realizzazione di progetti e all’organizzazione di iniziative sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’accompagnamento dei minori.

Dal 31 ottobre 2017, è online il portale www.liberidipartireliberidirestare.it che ha accompagnato lo svolgersi della Campagna, raccontando le storie e le testimonianze delle persone coinvolte, sia dei promotori delle attività sia dei loro beneficiari. La grande mappa in home page permette di “entrare” nei luoghi di intervento, di scoprire cosa vi si realizza e con quante risorse, mentre la sezione “news” aiuta ad approfondire il significato e gli ambiti di questa iniziativa straordinaria della CEI attraverso le voci dei protagonisti.

Insieme al sito, per tutta la durata della Campagna è stata offerta alle diocesi, alle parrocchie, alle Caritas locali, ai Centri missionari e Migrantes, ai gruppi, alle associazioni e agli operatori pastorali impegnati a vario titolo sul fronte delle migrazioni, dell’accoglienza e dell’educazione alla mondialità la Newsletter, uno strumento agile per contribuire alla riflessione e alla sinergia, oltre che per favorire il confronto e lo scambio di esperienze a livello nazionale e internazionale.

«Fede e spirito di comunità ci faranno ricominciare»

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di GIORGETTO GIUGIARO designer industriale
testi a cura di MANUELA BORRACCINO foto ALBERTO PEROLI per ITALDESIGN

Sarà come nel dopoguerra: tutto da ricostruire, da ripensare. Con la differenza che negli anni ’50, specie quelli come me nati nei piccoli borghi come Garessio, eravamo abituati ad una vita semplice e qualsiasi conquista era un miglioramento delle condizioni di vita precedenti, mentre le giovani generazioni di oggi che dovranno inventare nuovi modi di lavorare e produrre hanno conosciuto il benessere e il comfort. Ed ora la pandemia, oltre a gravi perdite umane, ci ha portato ad un impoverimento. Come avverrà la ripartenza? È molto difficile fare previsioni. Ma spero che questa crisi porti a riscoprire che le vere fonti di valore per le nostre vite sono le relazioni umane e quelle con l’ambiente: non siamo solo individui e consumatori, ma persone interdipendenti con gli altri e con il territorio. Tale è stata per me l’ininterrotta relazione con la mia comunità di origine di Garessio, un paese di 3 mila anime fra Cuneo e Imperia, sulle cui montagne mi diverto ogni domenica ad andare in trial. Arrivai a Torino a 14 anni, nel 1952: volevo andare all’Accademia di Belle Arti poiché tutta la mia famiglia, dal mio bisnonno a mio padre, proveniva dal mondo della pittura e del disegno: una dinastia di artisti musicisti in un paese in cui c’erano più chiese che case, patria di uno scultore di fama internazionale come Giuseppe Penone, dove l’oratorio era il luogo del cinematografo, del gioco, dello stare insieme e dove il parroco era leader della comunità. Con il grande quadro del Mortorio che ho dipinto per i miei 80 anni a Garessio per la nostra chiesa di San Giovanni, ho voluto rendere omaggio alla memoria collettiva, e far conoscere a chi arriva questa rappresentazione sacra che celebra il connubio fra fede, arte, musica, scenografia. Avevo 3 anni quando mio nonno iniziò a farmi giocare a passare gli spilli sopra le linee dei suoi disegni: dal Rinascimento è il primo passo per la campitura degli affreschi. 
Quando mi trasferii a Torino non sognavo l’automobile. Sono arrivato quasi per caso alla progettazione tecnica: entrai diciassettenne nel Centro Stile Fiat come apprendista designer. Nel 1959 ero alla Carrozzeria Bertone e l’anno dopo, a 22 anni, disegnai la prima Alfa Romeo Sprint. E poi l’Iso Grifo coupé, la Fiat 850 spider e la Mazda Luce 1500/1800. Tra il 1965 e il 1967, anni nei quali visitai per la prima volta il Giappone, disegnai la Maserati Ghibli, la De Tomaso Mangusta e prototipi come la Fiat 850 Vanessa. Fino a fondare nel 1968 con Aldo Mantovani la Italdesign.
Come si coglie il gusto di un’epoca? Al successo si arriva per un training lunghissimo: in nessuna professione ben riuscita ci si improvvisa. Ad un giovane non posso che consigliare di studiare il più possibile. Si osserva quello che c’è sul mercato, si apprende a riprodurre l’esistente, nasce il desiderio di fare qualcosa di diverso: più sportivo, o più funzionale. Con il tempo e l’esperienza si impara a dare nuova forma alla bellezza, come avviene per la bellezza delle donne, che con il passare degli anni cambia impercettibilmente, nei dettagli e nei lineamenti. Penso che il comune denominatore del mio lavoro sia stato la ricerca dell’equilibrio tra le proporzioni, la semplicità e la funzionalità.
Certo i prodotti devono portare alle aziende risultati economici, ma oggi più che mai la creatività è a rischio di venire asservita da parte di chi ha le leve dell’economia. In Italia abbiamo avuto la fortuna di avere dei grandi creativi, artigiani diventati industriali, come Enzo Ferrari, Nuccio Bertone, Sergio Pininfarina: rispetto alla Germania, abbiamo avuto il vantaggio di offrire un’alternativa più edonistica dei prodotti di massa. E l’Italia ha portato avanti a lungo queste produzioni di nicchia perché c’era un artigianato così abile e capace da rimanere sul mercato con prodotti quasi personalizzati e relativamente economici. Anche oggi le nostre piccole e medie imprese, insieme alla riscoperta dei borghi e della terra, potranno essere punti di forza per superare la crisi causata dal Covid-19.

 

UNA LEGGENDA DEL MADE IN ITALY

«La mia strada disegnata con la matita»

È stato dichiarato nel 1999 “car designer del secolo”, ma lui si definisce “un manovale della matita”. Classe 1938, nato a Garessio (Cuneo), Giorgetto Giugiaro dal 1959 ha calcato le scene dell’industria automobilistica e poi dell’oggettistica (suo, fra gli altri, il telefono fisso Sirio entrato in tutte le case) fino a divenire icona del made in Italy. Ha firmato decine di vetture, dalla Golf  alla Panda, e beni di consumo progettati con la sua Italdesign (oggi è presidente di GFG Style guidata dal figlio Fabrizio). Il suo stile gli è valso 7 lauree ad honorem e 5 premi Compasso d’Oro. M.B.

Chi dona per i sacerdoti moltiplica la speranza

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MASSIMO MONZIO COMPAGNONI direttore del Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa

 

Cari lettori,

entrando in questa comunità, la vostra comunità di fedeli attivi sostenitori della Chiesa e delle sue attività, raccolgo con gioia un testimone carico di responsabilità. Per me è l’inizio di un cammino insieme a voi che accompagnate con l’Offerta e il vostro amore la missione dei sacerdoti diocesani che operano nei paesi spopolati o nelle periferie urbane, con i volontari nelle opere per i più soli o per sostenere i giovani.
Nel tempo vorrei instaurare con voi un dialogo attraverso le pagine di Sovvenire, attorno a storie, rendiconti e testimonianze, cercando di incontrarci ogni trimestre per sostenere chi annuncia oggi il Vangelo con la Parola e le opere, chi aiuta il Paese degli ultimi a superare le difficoltà e a riprendere fiducia, perché a fare il bene sono in tanti, sempre meglio visibili, anche attraverso le pagine del nostro giornale.
Chi si ritrova su Sovvenire è l’esempio di una Chiesa partecipe e misericordiosa che dà testimonianza: i fedeli corresponsabili e informati sulle necessità della Chiesa che prima di altri hanno sentito che era tempo di fare un passo avanti. Testimoni concreti di uno spirito ecclesiale che trasmette responsabilità e gioia ai sacerdoti. Come ci ricorda spesso anche Papa Francesco, il loro annuncio rinfranca il nostro cammino, ma anche la comunità viva, con la sua vicinanza e aiuto, fa il buon sacerdote.
Così la nostra ‘comunità a distanza’ è una lanterna che indica la via di casa, sempre accesa anche nelle stagioni più incerte, come quella attuale. Quest’autunno, alle prese con le grandi necessità innescate dalla crisi sanitaria, economica e sociale, vivremo probabilmente mesi inediti e complessi.  Per questo l’aiuto di tutti, anche piccolo ma donato in tanti, darà ancora spazio alla speranza. Il sovvenire è infatti scuola di condivisione: insegna a tessere relazioni fraterne e a non dimenticare, a ricordare con il cuore e donare quanto si può con gioia, insegna appunto a sovvenire. È un modello di carità e di vita di cui avremo sempre più bisogno.

 


Famiglie e imprese in difficoltà, le diocesi rispondono

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A cura di DANIELA DE VECCHIS (Bologna), STEFANO NASSISI (Pescara), TERESA CHIARI (Cagliari), MANUELA BORRACCINO (Novara)

foto AGENZIA ROMANO SICILIANI / EMANUELE GIOVANNI SANDON (Novara)/ MAURIZIO COGLIANDRO/CREATIVE COMMONS

BOLOGNA
“Ora serve un nuovo modello di carità”
“Se una crisi inedita disegna nuovi profili di povertà, allora anche la carità va ripensata. Il Fondo San Petronio (FSP) nasce per aiutare chi, per l’emergenza Covid, ha perso il lavoro o ha visto ridursi significativamente la sua attività” spiega don Matteo Prosperini, direttore della Caritas di Bologna. Cambiano i poveri e cambia il tipo di aiuto. “Mentre accompagniamo come sempre i più fragili e l’utenza ordinaria in un cammino di sostegno, ai nuovi vulnerabili diamo risorse immediate, sul conto corrente, per rimettersi in moto e scongiurare il pericolo che vadano ad ingrossare le fila della fragilità”. Voluto dal cardinale Matteo Maria Zuppi e finanziato dall’Arcidiocesi di Bologna con un milione di euro, all’FSP “sono arrivate oltre 2.300 domande, di cui più di 500 risultate idonee. Abbiamo già consegnato i primi assegni, tra 400 e 800 euro al mese (in base alla condizione di singolo, coppia e al numero di figli), reiterabili fino a tre volte”. 
“È stata dura restare chiusi due mesi e mezzo –racconta Cinzia, parrucchiera – e alla riapertura si sono aggiunti i costi della sanificazione del locale. Sola con due figli, il Fondo mi ha dato la concreta possibilità di fare la spesa, senza non so come avrei fatto”. Tra le domande accolte anche quella di Maria, originaria dell’Iran, che con il fratello ripara biciclette e potrà far fronte ad affitti e scadenze. “Oltre alle bollette arretrate -afferma Paolo, pizzaiolo- ho pagato il dentista per mia figlia. Ringrazio di cuore la Provvidenza e chi ci ha aiutato”. Ma urge un cambiamento di mentalità. “La carità – osserva don Matteo – è sempre stata interpretata come l’aiuto del ricco al povero, una donazione del superfluo, mentre le operatrici dell’ FSP si sono trovate spesso di fronte persone come loro, con richieste che faremmo pure noi se ci trovassimo improvvisamente in rosso, come un tablet per i figli o la spesa. Si impone dunque una riflessione: oggi aiutare significa fondamentalmente condividere”. L’FSP, aggiunge il sacerdote, 43 anni, approdato alla vita consacrata sull’esempio di tanti preti instancabili nell’aiutare il prossimo, “è uno strumento pastorale perché ha creato una rete tra parroci e Caritas”. Sullo sfondo, il sostegno dell’8xmille, “risorsa che ci dà la possibilità di fare progetti a lungo termine”. D.D.V.

 

PESCARA
“Custodiamo il lavoro e le persone”

Piccoli imprenditori. Artigiani. Famiglie monoreddito. Precari. Lavoratori non in regola. Prima dell’emergenza Covid molti riuscivano, seppur a fatica, a sbarcare il lunario. Ora però rischiano di sprofondare. Sono almeno 500 le nuove famiglie seguite dalla Caritas nel territorio di Pescara-Penne, il 30% in più. Per loro il “Salvadanaio della solidarietà, un fondo d’emergenza costituito da offerte di fedeli. “L’aiuto fraterno non si è fatto attendere: siamo già a oltre 60 donazioni” racconta Corrado De Dominicis, direttore Caritas, che ha ereditato il progetto avviato da don Marco Pagniello, chiamato a Roma al coordinamento delle politiche sociali e welfare della Caritas nazionale. “L’emergenza non è finita, ora bisogna ripartire con gli strumenti giusti. In questa prima fase provvediamo alle esigenze più immediate, come affitti e utenze. Poi proveremo a riavviare alcune attività con un aiuto economico e sosterremo il rientro nel mondo del lavoro con tirocinii formativi. Per dirla con Madre Teresa, questa è la nostra goccia nell’oceano. Una goccia che guarda oltre, che si propone di salvare il connubio indissolubile tra persone e lavoro e di custodire così la famiglia”. Una goccia che presto sarà pioggia. S.N.

 

CAGLIARI
“È tempo di vivere per gli altri”
È già in funzione a Cagliari il Fondo diocesano di solidarietà. Dotazione: 1 milione 61 mila euro. Cioè l’intero contributo straordinario ‘covid’ inviato dalla Cei grazie alle firme 8xmille. “L’inedita crisi sociale innescata dalla pandemia rischia di far cadere tanti nell’indigenza – spiega l’arcivescovo Giuseppe Baturi – La Chiesa è provocata ad esprimere nel modo più ampio la sua missione di annuncio della Parola di Dio e di servizio alla carità. Sentiamo una responsabilità enorme di prossimità al Paese, mettendo in opera, come ha detto Papa Francesco, la ‘creatività dell’amore’”. “Un quarto dei fondi ha già raggiunto famiglie ed enti assistenziali. Li utilizzeremo tutti entro l’anno – spiega don Marco Orrù, sacerdote da 38 anni, economo diocesano e parroco di San Sebastiano, ad Elmas, 9.400 abitanti, in zona aeroporto – In alcune mense le richieste di aiuto alimentare sono il 100% in più. Emergono fragilità nascoste. Prima arrivavano persone sole, ora famiglie intere”. L’arcivescovo ha invitato tutti a donare: sacerdoti, parrocchie, fedeli. Tutti. “È tempo di ‘portare i pesi gli uni degli altri’ – ha chiesto Baturi citando san Paolo nella Lettera ai Galati (Gal 6,2) – La possibile sproporzione tra le nostre possibilità d’aiuto e la smisuratezza del bisogno non può scoraggiarci”. “È ora di vivere per gli altri più di prima. Possiamo rinnovare la mentalità nella gestione dei beni personali, aprendoci alla condivisione –aggiunge don Marco – Dagli aiuti in denaro ai gesti di vicinanza verso i più soli”. Intanto il Fondo si prepara a diventare strumento permanente di solidarietà della Chiesa cagliaritana.
   
NOVARA
“Senza la Caritas non so come avremmo fatto”
Le cose sembravano finalmente mettersi bene per Rigoberta, rifugiata 38enne salvadoregna: dopo 2 anni di lavoro come badante a Turbigo, nel Milanese, aveva realizzato lo scorso ottobre il sogno di far arrivare in Italia i figli di 16 e 10 anni. «Avevamo trovato casa a Novara, andavo dai miei anziani in treno e i ragazzi si stavano inserendo a scuola». Poi è arrivato il Covid e di colpo tutto rischiava di crollare. «Dall’8 marzo non sono più potuta andare a lavorare in Lombardia, la dispensa si è svuotata, i risparmi sono finiti. Nessuno voleva aiutarci. La Caritas ci ha salvato: non è stato solo l’aiuto materiale che abbiamo ricevuto con le borse alimentari, ma il sollievo di sapere che non eravamo più soli». Rigoberta è una delle 450 mila persone che nel 2020 si sono rivolte per la prima volta alla Caritas, secondo l’ultimo monitoraggio nazionale, il 95% delle quali a causa della perdita delle fonti di reddito: solo nella diocesi di Novara 400 famiglie si sono aggiunte alle 900 già assistite. Tra loro quella di Antonio, 44 anni, muratore, italiano come il 61,4% dei “nuovi poveri” creati dal Covid: «Con i cantieri fermi, ero a casa con mia moglie e tre figli: senza la Caritas non so come avremmo fatto». Oltre ai 250mila euro tratti dal fondo straordinario per il Covid stanziato dalla Cei con l’8xmille, la Caritas diocesana di Novara ha messo a disposizione dei piccoli negozi altri 10mila euro con il progetto #Ripartireinsieme: «Dopo aver sostenuto l’emergenza – spiega il direttore della Caritas diocesana di Novara, don Giorgio Borroni – è tempo di sostenere il lavoro e tornare a costruire il Welfare generativo, non assistenziale, promosso dalla Chiesa italiana per aiutare sia chi è in difficoltà sia le piccole attività che stanno ripartendo». M.B.

“Ragazzi, non rinunciate all’università e al futuro”

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di MARY VILLALOBOS foto AGENZIA ROMANO SICILIANI

 

La formazione accademica della generazione Covid19 è a rischio. Uno studio dell’Università Federico II di Napoli a maggio scorso ha rilevato che in Italia almeno 10 mila giovani (due terzi nel sud) potrebbero rinunciare ad iscriversi all’università quest’autunno perché la situazione economica delle famiglie è scossa dalla pandemia. È a repentaglio il loro futuro, oltre che le prospettive di sviluppo del nostro Paese, già ora fanalino di coda Ue per numero di laureati. Ancora troppo pochi per una democrazia tecnologicamente avanzata.

Davanti a quest’emergenza educativa, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha fatto la prima mossa: con l’Istituto Giuseppe Toniolo, suo ente fondatore, ed Educatt (la fondazione per il diritto allo studio dell’ateneo) ha bandito on line 100 borse, più 100 premi di studio in base al merito.
 La partecipazione è gratuita, senza distinzioni. A ciascun borsista 2.000 euro, rinnovabili negli anni, 3 mila per chi alloggerà nel campus. Fondi che si aggiungono alle 3 mila borse di studio annue Educatt per reddito e merito. “È tempo di attenzione e condivisione.
Non è carità intellettuale, avrebbe detto Papa san Paolo VI, né solo un contributo economico, ma l’inizio di un percorso di umanesimo integrale”, chiarisce don Giorgio Begni, dell’Istituto Toniolo e assistente pastorale all’Università Cattolica.
Con un’economia che tarderà a riprendersi, il bando verrà ripetuto? “Penso proprio di sì. La situazione è occasione, dice il nostro arcivescovo Mario Delpini. I tempi non sono facili, ma reagiamo con creatività e dedizione verso gli studenti”. Da tenere d’occhio dunque nei prossimi semestri il sito borsepermeritouc.it.
Don Giorgio, varesino, classe 56, era indeciso se diventare medico o insegnante: “poi scoprii che stare dalla parte del Vangelo significa indovinare la vita”, dice.
Non poté contare su speciali risorse negli anni del seminario: “sono stati tanti i ‘grazie’ sperimentati lungo il mio percorso sacerdotale. Oggi vanno ai fedeli che donano l’Offerta per il nostro sostentamento. Raggiungendo anche me e la missione di traghettare gli studenti verso il futuro”.