Category Archives: Newsletter In Cerchio

Sviluppo dei popoli / Oltre 15 milioni di euro dall’8xmille per sanità e formazione

vai all’articolo
Offrire assistenza sanitaria e migliorare le condizioni di vita delle persone più fragili sono alcune delle sfide che la Chiesa in Italia ha raccolto con decisione e dedizione, facendosi prossima a tutti, in ogni angolo del mondo. Lo dimostrano i numerosi progetti realizzati in diversi Paesi con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.

Nella sua ultima riunione (11 e 12 luglio), il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 81 nuovi progetti. È stato deciso lo stanziamento di € 15.262.116, che permetterà di concretizzare 38 iniziative in Africa (€ 8.106.569), 19 in America Latina (€ 2.689.321), 22 in Asia (€ 4.268.302), 1 in Europa (€ 148.580) e 1 in Medio Oriente (€ 49.344). Tra queste, molte riguardano l’ambito sanitario e della cura.

Come, ad esempio, quella promosso in Costa d’Avorio dalle Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, che aiuteranno – grazie a materiali, attrezzature e trattamenti farmacologici personalizzati – 50 bambini con patologie gravi, congenite e croniche. Ad Oweri, in Nigeria, i Servi della Carità dell’Opera Don Guanella amplieranno l’attuale Centro di salute mentale che potrà così garantire riabilitazione, consulenza e cure a 60 ragazzi, dai 6 ai 25 anni, affetti da varie patologie, dalla sindrome di Down e da disturbi dello spettro autistico. Il nuovo edificio erogherà anche trattamenti ambulatoriali ad altri 20 giovani.

In India, le Soeurs des Missions Etrangeres, che gestiscono un Centro a Rawthankuppam nella Diocesi di Pondicherry and Cuddalore, offriranno assistenza sanitaria, alloggio e pasti ai malati di lebbra oltre che formazione professionale agli abitanti di 129 villaggi rurali.

In Kazakhstan, la Diocesi di Karaganda costruirà la “Casa della misericordia”, un luogo dove verrà promosso lo sviluppo integrale di adolescenti e giovani disabili attraverso fisioterapia specifica e percorsi professionali formativi volti all’inserimento sociale e lavorativo. Per assicurare l’approvvigionamento energetico all’ospedale “Holy Family” che fornisce assistenza medica a circa 60.000 persone l’anno, l’Arcidiocesi di Karachi, in Pakistan, installerà un impianto fotovoltaico.

In vista di un miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, la Caritas della Diocesi di Buea, in Camerun, costruirà nuovi pozzi per 3.600 nuclei familiari di 40 comunità per un totale di oltre 12.000 persone. In particolare, interverrà a favore di 200 disabili che vivono situazioni particolarmente difficili sul piano agro-alimentare. L’accesso all’acqua potabile e le attività di formazione aiuteranno a combattere inoltre l’epidemia di colera e altre malattie dovute alla scarsa igiene. In Zambia, invece, le Suore Salesiane di Don Bosco realizzeranno un “Training Centre” all’interno del Centro Agricolo Valponasca per offrire corsi formativi nel settore agricolo e dell’allevamento così da sviluppare le competenze, le conoscenze e i talenti degli agricoltori, in particolare dei più giovani.
Grande resta l’impegno della CEI sul fronte della formazione: in Rwanda, la Congregazione delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico costruirà una scuola primaria per assicurare la continuità didattica ai 145 bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, evitando loro di doversi allontanare diversi chilometri da Kibeho dove non sono presenti altri istituti scolastici primari. In Somalia, l’Associazione Soomaaliya Onlus amplierà l’edifico scolastico di Dalsan, nel Galmudug, per accogliere un maggior numero di alunni, estendendo così il diritto all’educazione anche alle fasce più vulnerabili, ovvero le famiglie di allevatori nomadi e seminomadi.

In Bolivia, la Diocesi di Bergamo doterà il collegio “Marien Garten” per la formazione tecnico-professionale (frequentato da circa 2000 studenti) di nuovi laboratori con l’obiettivo di facilitare l’avviamento al lavoro. La nuova struttura sarà dedicata a Mons. Eugenio Scarpellini, missionario e già direttore del collegio.

Punta alla formazione professionale anche il progetto promosso in Guinea Bissau dai Giuseppini del Murialdo che rinnoveranno i laboratori del CIFAP di Bissau, promuoveranno l’aggiornamento del corpo docente e attiveranno nuovi corsi di meccanica, idraulica, edilizia, saldatura e informatica.

Nell’ambito delle attività educative e culturali, la Diocesi di Verona ristrutturerà in Brasile un edificio messo a disposizione dell’Associação Amigos de Nazaré do Pico che dal 2017 porta avanti iniziative di valorizzazione della storia e della cultura locali. Grazie al progetto, una sessantina di bambini e adolescenti residenti nel distretto di Nazaré do Pico potranno frequentare laboratori di introduzione alla musica strumentale, al canto e alla danza popolare. In Paraguay, le Figlie della Misericordia del Terzo Ordine Regolare di San Francesco realizzeranno “El tinglado”, un luogo dove svolgere attività sportive e ricreative all’interno del Centro di promozione sociale di Itagua.
Non manca infine un’attenzione verso i carcerati: in Burkina Faso, la Diocesi di Manga costruirà una sala polivalente per favorire – con il supporto di 50 educatori – la socializzazione, il reinserimento sociale e l’accompagnamento di 250 detenuti.

Il “Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana si racconta l’opera OAMI, destinata all’assistenza anziani e persone con disabilità

vai all’articolo
Ospiti della V puntata della trasmissione “Sovvenire in radio: la Chiesa in servizio si racconta”, Luciano Damiazzi, responsabile OAMI Sardegna e la dottoressa Bianca Caredda, psicologa, educatrice e responsabile del Centro diurno per persone con disabilità dell’OAMI. Fondata nel 1965 da don Enrico Nardi, assistente spirituale UNITALSI, anche grazie ai fondi dell’8xmille diocesano del 2023 il progetto porta avanti un impegno importante accanto ad anziani e persone con disabilità nei suoi centri a Pirri e ad Assemini.

Ascolta la puntata

Avvenire / Caritas. Progetti aperti alle comunità. Con i poveri e spazio ai giovani

vai all’articolo
Vi segnaliamo questo articolo, pubblicato sul quotidiano Avvenire del 19 luglio scorso, sui progetti Caritas e il tentativo di orientarli in modo “animativo”. Che significa lo spiega Marcello Pietrobon, coordinatore dell’unità Amministrazione e responsabile del Servizio progettazione in Italia di Caritas italiana.

I progetti 8xmille di Caritas italiana nel 2023 sono stati in tutto 430 per quasi 28 milioni di euro di finanziamenti. Gli ambiti sono quelli abituali, dall’abitare al sostegno di mense ed empori, dalla formazione professionale e l’inserimento lavorativo a cura, accompagnamento e ascolto. «Ma la novità – spiega Marcello Pietrobon – è stato il tentativo di orientare tutti i progetti in modo animativo».

Cosa significa?
Lo sono sempre stati, ma occorre domandarsi che impatto abbiano, come quel che le Caritas fanno sui territori trasforma le comunità. Insomma, occorre capire il senso del servizio, altrimenti resta una attività filantropica. Quindi abbiamo iniziato a guardare i progetti dicendo alle Caritas diocesane di riflettere su questo tema, vedere come le mense classiche, gli empori, i servizi a bassa soglia vengano presi in carico dalla comunità.

Esistono progetti animativi della Caritas?
È uno sguardo trasversale
. Occorre valutare come i servizi vengano resi ai poveri attraverso le comunità e non come servizio sociale. La Caritas è per statuto deputata all’animazione della carità.

Ma come viene valutato l’impatto di un progetto Caritas su una comunità?
Quest’anno ci aiuta nella valutazione una équipe accademica del Sant’Anna di Pisa per capire in che modo possiamo misurare il cambiamento della comunità attraverso un determinato progetto
. Ovviamente è misurabile sul lungo termine, non nel tempo della realizzazione. Proviamo perciò a inserire nella riflessione alcuni elementi: primo se si è fatto un progetto per i poveri o con i poveri; secondo come le comunità accompagnano i percorsi. La nostra non è una misurazione numerica perché la logica della Caritas non è aumentare i servizi, l’obiettivo è invece diminuirli non per indifferenza, ma perché il problema è stato risolto o preso in carico dalla comunità e dagli enti pubblici. La trasversalità è il valore autentico perché evidenza il carattere animativo dei progetti.

Quanti sono stati valutati?
Un terzo che segnalano 11mila volontari coinvolti, oltre 700 partner territoriali, 1.400 realtà ecclesiali o 600 associazioni e organizzazioni territoriali impegnate. Per noi è questo il senso della animazione. In questi 150 progetti, 48 mila persone hanno ricevuto beni alimentari, ma più che altro conta chi li ha donati. Mediare l’intervento rendendo protagonisti i poveri e coinvolgendo la comunità è infatti più faticoso, ma sedersi al tavolo ad ascoltare aiuta anche a capire nuovi bisogni. Chi incrementa solo i servizi magari lo fa anche meglio di noi, ma spesso non ascolta.

Viene valutato anche il coinvolgimento dei giovani nei progetti?
Sì, ma non necessariamente per il volontariato immediato, perché magari al momento hanno bisogno di lavorare o non possono impegnarsi subito. Ma si può misurare la proposta nel loro dna. E magari diventeranno volontari tra 20 anni. Poi dobbiamo essere capaci di arrivare all’essenziale, oppure la gente rischia di seguire quello che emoziona di più. Se dalle risposte non passano lo stile e il senso di quello che fai, il cuore del messaggio evangelico, rischiamo di non venire più seguiti.

Radio Kalaritana racconta il “Sovvenire in radio” / 8xmille: ospite del 14 luglio il direttore della Caritas don Lai

vai all’articolo
Maria Chiara Cugusi conduce insieme a don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, una nuova puntata del podcast “Sovvenire in radio: la Chiesa in servizio si racconta”, il programma di Radio Kalaritana dedicato ai temi del sostegno economico alla Chiesa cattolica e che comprende i due filoni dell’8xmille e delle offerte per i sacerdoti “Uniti nel dono”.

In questo primo ciclo di puntate si parlerà dell’8xmille. Ospite della terza puntata don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana.

Tra le destinazioni dell’8xmille, oltre agli interventi di culto e pastorale, gli interventi di carità. Anche in questo senso l’8xmille ha delle ricadute importanti da un punto di vista sociale: è un moltiplicatore concreto di risorse e servizi per le persone più fragili, è un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, anche attraverso la costruzione di reti solidali e il rafforzamento di una vera e propria cultura del volontariato.

Qui la puntata da ascoltare

Il “Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana l’economo don Camboni descrive il vero “valore” dell’8xmille

vai all’articolo
Maria Chiara Cugusi conduce insieme a don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, la nuova puntata del podcast “Sovvenire in radio: la Chiesa in servizio si racconta”, il programma di Radio Kalaritana dedicato ai temi del sostegno economico alla Chiesa cattolica e che comprende i due filoni dell’8xmille e delle offerte per i sacerdoti “Uniti nel dono”.

In questo primo ciclo di puntate si parlerà dell’8xmille.

Ospite del secondo appuntamento don Giuseppe Camboni, l’economo della diocesi di Cagliari, per descrivere come vengono usate queste risorse sul territorio e spiegare come dietro i numeri ci siano tante persone, tanti volontari, sacerdoti, religiosi, tante energie buone che si mobilitano a favore del prossimo.

E accanto alle storie, ai volti e alle speranze di tante persone destinatarie di progetti si ricordano anche i valori che ruotano intorno all’8xmille, come l’idea di Chiesa comunione – che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato – corresponsabilità, solidarietà, partecipazione e trasparenza.

Qui la puntata del 7 luglio

Arcidiocesi di Cagliari / Mons. Baturi: l’8xmille costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della società

vai all’articolo
Lo scorso 15 giugno si è svolta, nella sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile di Cagliari, la presentazione dei progetti e dell’utilizzo dei fondi 8xmille nella diocesi di Cagliari, promossa dal Servizio diocesano del Sovvenire in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali e con la Fondazione Kalaritana Media, ed il supporto dell’economato e dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali. La notizia sul portale dell’Arcidiocesi chiesadicagliari.it.

La mattinata di lavori, coordinata dalla direttrice di Radio Kalaritana e vicedirettrice dell’Ufficio comunicazioni sociali Maria Luisa Secchi e dalla referente della comunicazione del Servizio diocesano del Sovvenire Maria Chiara Cugusi è stata scandita da due momenti fondamentali.

Il primo – informa la diocesi – dedicato al racconto dell’importanza dell’8xmille e dell’utilizzo di questi fondi nella in diocesi e il secondo riservato ad alcune testimonianze di esperienze concrete portate avanti grazie a questo prezioso strumento.

Nella prima parte sono intervenuti l’Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI Monsignor Giuseppe Baturi, il responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire don Alessandro Simula, l’economo don Giuseppe Camboni, l’architetto dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali Terenzio Puddu, e il referente della progettazione della Caritas diocesana Marcello Porceddu.

Nella seconda parte, le testimonianze dell’avvocata Silvia Cocchiara, membro del Servizio diocesano tutela minori, del responsabile OAMI Sardegna Luciano Damiazzi, della psicologa, psicoterapeuta, formatrice e consulente Ai.Bi. Associazione Amici dei bambini ETS Marcella Griva, dell’animatrice del Progetto Policoro di Chiara Durzu, e della missionaria diocesana fidei donum nell’Arcidiocesi di Mbeya, Tanzania Giada Melis,.

In occasione di questo incontro è stato prodotto e presentato un video documentaristico che racconta le esperienze dell’8xmille sul territorio.

«Questa iniziativa – spiega l’Arcivescovo – si inserisce in un cammino consolidato di trasparenza. Vogliamo che i fedeli e tutti i contribuenti sappiano come la Chiesa destina i propri fondi per poter apprezzare la capacità di bene per tutti: non si tratta di avvantaggiare certe categorie ma di contribuire alla diffusione del bene per l’intera collettività. L’aspetto quantitativo – prosegue – di cui si dà doverosamente conto è solo un indice del bene che mobilita tanti volontari, sacerdoti, persone di buona volontà a favore del prossimo, affinché tutto il tessuto della nostra società sia più solidale. Anche da questo punto di vista l’utilizzo dell’8xmille, che qui vogliamo raccontare attraverso esempi concreti, costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della nostra società».

L’8xmille è una delle principali fonti di finanziamento delle opere e attività pastorali della Chiesa, tra cui quelle destinate alle persone più fragili, alle famiglie, ai giovani, alle missioni.  Esso non solo è un moltiplicatore concreto di risorse e servizi per i bisognosi, ma è anche uno strumento di promozione e salvaguardia del lavoro, di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico, culturale, architettonico. Inoltre, esso è un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, anche attraverso la costruzione di reti di solidarietà e il rafforzamento di una vera e propria cultura del volontariato.

Qui l’intervista rilasciata da Mons. Baturi per rainews.it (TGR Sardegna).

Caritas Roma: progetti innovativi grazie all’8xmille

vai all’articolo
«Il mandato che abbiamo ricevuto da San Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”». A parlare è Giustino Trincia, diacono permanente, da tre anni direttore della Caritas diocesana di Roma, che in questa intervista – raccolta da Angelo Zema per romasette.it – racconta l’impegno dell’organismo pastorale della diocesi e si sofferma su alcuni progetti sostenuti dai fondi 8xmille.

La Caritas diocesana di Roma è stata tra i promotori della serie di convegni che hanno ripercorso in questi mesi i grandi temi del convegno diocesano del 1974 (scuola, sanità, casa, lavoro, ecc.) rimasto nelle cronache come quello sui “mali di Roma”. Qual è stato il senso di questo impegno? E quali frutti ne potrebbero derivare?

La scelta fatta a livello diocesano è stata di celebrare quell’evento guardando soprattutto al presente e al futuro della città, attraverso l’impegno comune di diversi uffici pastorali della diocesi e la ricerca del coinvolgimento diretto delle comunità parrocchiali e religiose. È un percorso che si concluderà in autunno, dopo quattro tappe diocesane di riflessione nelle periferie romane, perché è da lì che oggi è più facile leggere la Capitale d’Italia e i germogli di speranza per superare le tante, le troppe sofferenze accumulatesi. Tutto questo accade nell’anno “sapienziale” del cammino sinodale della nostra Chiesa, attraverso quell’ascolto pluriennale delle grida e delle attese di giustizia della nostra città alle quali la nostra Chiesa locale di Roma sarà chiamata a dare voce e al tempo stesso speranza, unita a delle testimonianze di carità evangelica.

Tre i grandi insegnamenti profetici di quel grande convegno del 1974 che sono ancora di insegnamento: quello pastorale, di una comunità corresponsabile nella Chiesa e nella città, in grado di leggere e di interpretare la realtà, dal punto di vista dei poveri, di chi è ai margini e di dimostrare come questo punto di vista sia quello più efficace per promuovere il bene comune e tutelare l’interesse generale. Questa è la via della fratellanza universale che accoglie tutti e non esclude nessuno, riconoscendo ad ognuno diritti, doveri, poteri e responsabilità. È fondamentale ricordare che il tavolo della convivenza è composto di queste quattro gambe e che ognuna di esse è coessenziale alle altre. È il tavolo del primato del noi, rispetto a quello dell’io che sta portando alle tante povertà che ci circondano.

Il secondo insegnamento profetico, per la comunità dei credenti, è quello di restituire centralità alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio per riuscire nel difficilissimo compito di discernere i segni dei nostri tempi. Il terzo è quello dell’urgenza di riscoprire lo stretto legame che c’è tra carità e giustizia, perché non si può continuare a dare per elemosina ciò che spetta per diritto. Il corollario di questo insegnamento è il rilancio della partecipazione diffusa, nelle forme e con i metodi del terzo millennio e dunque senza nostalgici sguardi al passato, in un processo aperto alle comunità ecclesiali, alle reti della società civile e ai diversi poli di responsabilità, nella Chiesa e nella città. Dobbiamo aiutare chi abita, chi vive Roma a trovare nuove motivazioni verso l’impegno e la corresponsabilità, a riscoprire l’orgoglio di appartenere ad una delle città più belle del mondo, quanto a cultura, a tradizioni religiose e civili e a calore umano, a fare di Roma la “città della speranza”, nell’anno giubilare e non solo.

Questo impegno spinge a riflettere sul ruolo che la Caritas esercita per la comunità ecclesiale e per quella civile, un compito di animazione della carità, mentre spesso si tende a vederla solo come un organismo assistenziale.

Se si separa la carità dalla giustizia, è inevitabile cadere nell’assistenzialismo e in forme vecchie e nuove di dipendenza (poco evangelica) tra chi dà e chi riceve. Il mandato che abbiamo ricevuto da san Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”. La strada classica seguita a Roma e altrove è stata quella delle “opere segno” – ostelli, comunità alloggio, case famiglia, mense, empori, ambulatori, centri di ascolto, spazi per l’infanzia – in cui la comunità ha l’opportunità di incontrare i fratelli e le sorelle in difficoltà, prendere coscienza delle ingiustizie e delle solitudini. La chiamiamo “pedagogia dei fatti”. Si tratta di luoghi di incontro e di prossimità verso i più deboli in grado di operare, grazie alla decisiva sinergia tra i volontari e gli operatori professionali della Cooperativa “Roma Solidarietà” promossa proprio dalla Caritas di Roma. Stiamo parlando di strutture, in gran parte purtroppo ancora necessarie, ma oggi cosa e quali sono le opere segno al passo con i tempi attuali? A me sembra che occorra pensare ad opere segno più legate alla capacità di incidere sulle relazioni tra le persone e tra le comunità; sulle terribili piaghe moderne: le varie forme di solitudine che colpiscono drammaticamente molti minori e giovani, tanti anziani e donne sole con bambini; il lavoro sempre più precario e spesso povero; la povertà educativa e culturale che investe molte generazioni disarmate rispetto al “bombardamento” della società dei consumi; la povertà abitativa, scandalosa quanto a dimensioni; le dipendenze nascoste provocate da droghe, alcool, sesso, sovraindebitamento e azzardo; la scarsa accoglienza e la poca integrazione dei molti che fuggono dalle guerre, dalla miseria, dalla crisi climatica del sud del pianeta; la grande crisi del Servizio sanitario nazionale che spesso provoca rinuncia alle cure sanitarie o altri debiti familiari. Ciò detto considero una grazia di Dio le tante opere segno promosse direttamente dalla Caritas grazie alla Diocesi; quelle nate su iniziativa delle comunità parrocchiali o religiose e da altre associazioni.

Può darci qualche cifra dell’impegno della Caritas a Roma? E indicarci in quali ambiti si esprime in particolare?

Il collant di questa rete di presenze è costituito da “sensori” qualificati, cioè dalle 332 comunità parrocchiali con ben 218 Centri di ascolto parrocchiali collegati tra loro in rete e dai nostri tre centri diocesani di ascolto nei quali la differenza tra poveri italiani e stranieri si va sempre più affievolendo. Questa rete di solidarietà nel 2023 ha distribuito 322mila pasti, accolto 1.727 persone, incontrato oltre 13mila persone nei Centri di ascolto, curato negli ambulatori 5mila pazienti esclusi dal Servizio sanitario nazionale, assistito nelle loro case 500 famiglie, distribuito alimenti nei cinque empori a 1.720 famiglie.

Quale importanza hanno i fondi 8xmille per la carità in diocesi?

Il 10% delle risorse necessarie per finanziare tutto ciò è stato assicurato attraverso i fondi dell’8xmille, come finanziamento diretto della diocesi oppure attraverso i progetti della Conferenza episcopale per la carità. Il resto delle risorse proviene per il 78% da servizi in convenzioni con gli enti locali – Comune, Regione, Asl, prefettura – e per il 12% da donazioni di privati cittadini. Mi fa piacere dire a tutti grazie!

Quali sono i progetti più significativi della Caritas sostenuti quest’anno dall’8xmille? Ci può fare qualche esempio?

Nel corso del 2024 sono otto i progetti finanziati attraverso Caritas italiana. Vorrei sottolineare l’innovatività e l’estrema attualità di tre di essi. “Giovani periferici” intende cogliere e rafforzare le potenzialità, l’autostima e la fiducia nei gruppi di giovani a rischio, motivandoli a partecipare e promuovere delle iniziative, ad essere una presenza significativa per riconoscere il proprio quartiere come una risorsa. Un progetto che vuole incidere sulle situazioni di disagio giovanile e sui percorsi di devianza per invertire i processi di emarginazione, soprattutto nelle parrocchie di periferia. Il progetto di housing sociale dedicato a “Don Roberto Sardelli” è rivolto alle persone più fragili, che vivono in strada o in alloggi precari, per fornire loro strumenti, informazioni ed elementi in grado di supportare ciascuno nel proprio percorso di autonomia abitativa rendendolo forte, consapevole dei propri diritti e dei propri doveri. “Officina delle Opportunità” è un servizio di accompagnamento, orientamento e inserimento lavorativo, rivolto in particolare alle persone che versano in condizione di fragilità e di povertà, per facilitarne l’inclusione lavorativa, prendendo atto della necessità di essere accompagnate e sostenute in un percorso che consenta loro di ritrovare la dignità e l’autonomia attraverso la formazione e il lavoro.

Ce ne sono altri?

Gli altri progetti puntano a rafforzare la rete parrocchiale delle Caritas: gli Empori della solidarietà, a ottobre inaugureremo il sesto centro diocesano nella zona Don Bosco; il Manuale operativo dei diritti, strumento a supporto dei Centri di ascolto con le misure di welfare istituzionale sempre aggiornate e iniziative di formazione permanenti; l’assistenza domiciliare agli anziani soli.

8xmille / Cerignola, inaugurato l’oratorio nella parrocchia Sant’Antonio da Padova

vai all’articolo
Dopo due anni di lavori è stato inaugurato il 4 giugno l’oratorio parrocchiale intitolato a Sant’Antonio da Padova, a Cerignola. Invitato dal Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons. Fabio Ciollaro, è stato ospite d’eccezione Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI.

Il presule ha celebrato la messa nella omonima parrocchia e poi si è spostato nei nuovi locali parrocchiali che sono stati realizzati grazie a un finanziamento dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Dopo la benedizione di rito e lo scoprimento di una lapide ricordo è stato il parroco, Mons. Carmine Ladogana, a presentare l’ospite, a ringraziarlo per la sua presenza e a sottolineare che senza il finanziamento della CEI l’opera non sarebbe stata realizzata. Da qui l’invito a “compiere un gesto d’amore, attraverso la propria firma a favore della Chiesa cattolica, perché quella firma oltre che a farti sentire bene consente di fare tanti altri gesti di amore”.

Subito dopo è intervento il sindaco di Cerignola, Francesco Bonito, che ha sottolineato la ricaduta positiva sull’intera città di un’opera sociale ed educativa che un oratorio può svolgere sul territorio. Prendendo la parola, Mons. Baturi ha sottolineato che “l’oratorio non è una forma o una cosa ma è un incontro, perché all’interno di esso ognuno esprime le proprie capacità e la propria creatività a servizio degli altri. Il servizio educativo che un oratorio svolge sul territorio è l’incontro tra generazioni diverse, ma tutte tendenti a sentire l’educazione dei più giovani come qualcosa che parte dal cuore, anche perché in esso non devono esserci schemi confezionati ma ognuno è chiamato ad usare il linguaggio della vita”. Ha concluso la serata Mons. Ciollaro, il quale ha ringraziato Mons. Baturi ed ha sottolineato come “il compimento dell’opera ora ha il suo inizio nelle varie attività e attraverso i ragazzi e i giovani che all’interno della nuova struttura troveranno accoglienza, disponibilità e ascolto”.

(Filippo Passantino, Agenzia Sir)

 

Caritas Italiana / Bilancio sociale 2023: azioni e progetti che fanno crescere le comunità

vai all’articolo
Il Bilancio sociale 2023 di Caritas Italiana rende conto – in una logica di trasparenza – dell’utilizzo e della valorizzazione delle risorse a disposizione e dell’impatto pedagogico, sociale e di sostenibilità di quanto operato da Caritas Italiana, in ordine al proprio mandato di promozione dello sviluppo umano integrale.

Non è soltanto un documento di rendicontazione finanziaria e operativa, ma soprattutto uno strumento di animazione di comunità. Riflette un impegno verso una “ecologia integrale”, in cui la solidarietà e la responsabilità collettiva si definiscono come pilastri per costruire un mondo più equo e inclusivo.

L’ultimo anno è stato segnato da una serie di incertezze e sfide che hanno attraversato il mondo, evidenziando quanto sia importante un impegno collettivo e unitario.

Nel Bilancio sociale sono stati messi in evidenza, tra l’altro, gli aspetti qualitativi dell’animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all’estero. Somme provenienti dall’8xmille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori.

A livello nazionale Caritas Italiana ha operato per fronteggiare le vecchie e nuove forme di povertà, facendo al tempo stesso fronte alle emergenze del contesto italiano. I progetti avviati da Caritas Italiana nel 2023 sono stati 430, in otto differenti aree tematiche, grazie ai fondi 8xmille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana.

In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d’ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84mila volontari.

Qui il video della presentazione e in allegato il Bilancio sociale pubblicato sul sito di Caritas Italiana.

8xmille / Dalla parte dei bambini

vai all’articolo
Sono 1.218 i progetti a favore dei bambini e dei minori in 80 Paesi di tutti i continenti per un totale di oltre 100 milioni di euro, finanziati dal 1991 attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei Popoli, grazie ai fondi dell’8xmille.

Nel mondo – secondo i dati Oil, Save the Children e Unicef – 1,4 miliardi di bambini con meno di 15 anni non godono di alcuna forma di protezione sociale e sono esposti a malattie, malnutrizione e povertà. Di questi 333 milioni vivono in povertà estrema e lottano per sopravvivere con meno di 2,15 dollari al giorno. Quasi un miliardo di bambini convive con la povertà multidimensionale.

“Ascoltiamoli, perché nella loro sofferenza ci parlano della realtà, con gli occhi purificati dalle lacrime e con quel desiderio tenace di bene che nasce nel cuore di chi ha veramente visto quanto è brutto il male”, esorta Papa Francesco nel Messaggio per la prima Giornata Mondiale dei bambini. Il Pontefice invita a non dimenticare “tutti quei bambini a cui ancora oggi con crudeltà viene rubata l’infanzia” e si trovano “a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza, chi soffre la fame e la sete, chi vive in strada, chi è costretto a fare il soldato o a fuggire come profugo, separato dai suoi genitori, chi non può andare a scuola, chi è vittima di bande criminali, della droga o di altre forme di schiavitù, degli abusi”.

I progetti finanziati rappresentano semi di speranza e quelle generate sono storie di vita ritrovata nonostante le sofferenze.

Come quella di Jean-Claude, ex bambino-soldato nella Repubblica Democratica del Congo. “Il mio nome è Démocratie, anzi, questo è il nome che mi sono scelto poiché, anche se la democrazia non l’ho mai conosciuta, credo sia la cosa più importante. Sono stato rapito all’età di 12 anni dalla milizia ribelle Lord’s Resistance Army di Joseph Kony. Mi hanno torturato e usato come uno schiavo. Ho passato 10 anni nella foresta, dove sono stato addestrato come soldato. Ho ucciso e ho visto uccidere. Era il nostro primo dovere, quello che ognuno di noi doveva fare se non voleva morire. Ho scalato la gerarchia militare fino a diventare capo della guardia personale di Kony. Quella posizione mi ha permesso dopo 10 lunghi anni di scappare. Oggi vivo a Dungu in una capanna con mia sorella e i suoi 8 figli. Cammino chilometri per andare a scuola, chilometri per andare a lavorare, ma sono sicuro che riuscirò a diventare un medico.” Démocratie tutte le mattine si alza alle 5 per andare a scuola, quando esce all’ora di pranzo si reca nella foresta dove, per mantenere la famiglia, fa il taglia-legna. Nonostante tutto, riesce a trovare tempo per frequentare i corsi professionali del Centro Juvenat, dove i missionari agostiniani accolgono e assistono ex bambini-soldato come lui. Lì può dare il suo contributo e aiutare Padre Blaise nel percorso di reinserimento dei nuovi arrivati. A giugno dello scorso anno si è diplomato alla scuola secondaria agostiniana Maman Dorothée e vorrebbe proseguire gli studi per non rinunciare al suo sogno e al suo progetto di vita: quello di essere un medico.

Si stima che siano stati reclutati 30.000 bambini-soldato nella zona di Dungu e Doruma e che molti siano nelle mani di vari gruppi paramilitari. La maggior parte di loro hanno dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze.

“La problematica dei bambini-soldato – sottolinea Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo – è molto complessa. Nella zona dell’Haut-Uélé c’è stato un conflitto devastante e di lungo periodo. I bambini hanno subìto le conseguenze più atroci: hanno perso i genitori, hanno abbandonato i processi educativi e, proprio per questo, la nostra azione vuole offrire riabilitazione psico-fisica ma anche alfabetizzazione e formazione lavorativa, non solamente a coloro che hanno avuto un’esperienza di guerra come soldati, ma a tutti quei bambini che hanno subito le conseguenze anche indirette della guerra e della povertà”.

Spesso poi i bambini pagano il prezzo più alto in situazioni e contesti discriminanti anche per gli adulti. Come avviene in Bangladesh per i Dalit, membri delle “caste basse”, etichettate come “intoccabili”, che sono da sempre oppresse ed emarginate. Sono poveri, con accesso limitato all’istruzione, al lavoro, all’alloggio, alla sanità e ai servizi pubblici. Circa il 96% è analfabeta. I bambini all’interno di questa comunità hanno pochissime opportunità per aspirare a un futuro dignitoso. Champa Das è un’eccezione, è riuscita a completare il ciclo di studi e ha iniziato a offrire a casa sua a tanti bambini un sostegno gratuito per l’apprendimento, sfidando le barriere secolari.

Grazie a questo impegno le è stato affidato il ruolo di insegnante per 83 ragazzi e ragazze della comunità Dalit, dalla classe 1 alla 10, nel Kajra Learning Center, in Bangladesh. È un progetto finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con chiesa locale, la Fondazione L’Albero della Vita (FADV) e il partner locale Dalit. La prima fase, dal 2021 al 2023, ha aiutato quasi 2000 bambini in 15 villaggi. È stata poi avviata una seconda fase che prevede di raggiungere altri 2500 piccoli in 22 villaggi.

Queste storie mettono in mostra, anche nelle situazioni più complesse e di grande sofferenza, l’importanza di farsi piccoli con i piccoli e imparare evangelicamente a guardare la vita con i loro occhi, con la loro capacità di stupirsi e di avere fiducia, nonostante tutto. E soprattutto la necessità di mettere al centro i bambini (Mt18,1-5, Mc 10,13-16). Testimoniano inoltre il grande potere di trasformazione dell’ascolto, dell’istruzione, dell’accompagnamento, della condivisione e il ruolo che tutto questo può giocare nel superare l’esclusione sociale, la discriminazione, la disperazione, restituendo prospettive di futuro. “Il mondo – sottolinea Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata – si trasforma prima di tutto attraverso le cose piccole, senza vergognarsi di fare solo piccoli passi. Anzi, la nostra piccolezza ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno gli uni degli altri, come membra di un unico corpo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,26). Da soli non si può neppure essere felici, perché la gioia cresce nella misura in cui la si condivide: nasce con la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto e che a nostra volta partecipiamo agli altri”.