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8xmille / Reggio Emilia: centomila pasti caldi in un anno, la tavola diocesana serve la città

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Una necessità nata nell’emergenza sanitaria e proseguita per raggiungere persone in difficoltà e andare oltre il semplice pasto: il sistema delle “mense diffuse” realizzato dalla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla è un ponte per costruire un percorso di accompagnamento a partire dai momenti di convivialità e di ascolto.

Destinate a chi è in povertà estrema, persone in difficoltà economica e migranti residenti sul territorio, le mense della Caritas di Reggio Emilia rappresentano un modo per stare accanto a quanti sono a rischio di esclusione sociale.

Il progetto, attivato grazie anche al contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, è un segno tangibile di una solidarietà creativa.

“Tutto è nato con il primo lockdown quando – spiega Andrea Gollini, direttore della Caritas reggiana – abbiamo dovuto ripensare il servizio della mensa per esigenze organizzative per adeguarci a quelli che erano i vincoli normativi del periodo, attuando un grande lavoro organizzativo e formativo dei volontari e di accompagnamento delle persone nelle mense”.

“Gli ospiti– aggiunge Marco Colombo, responsabile dell’area alimentare della Caritas reggiana – sono quasi unicamente maschi con un’età media di 45-50 anni di cui 60% stranieri e 40% italiani. Oggi serviamo 100.000 pasti all’anno a circa 140 ospiti al giorno con un servizio che si articola nel pranzo in presenza e nella consegna dei pasti da asporto per la sera. In tal modo chi ha bisogno di sostegno può contare su un supporto alimentare quotidiano completo”.

Un processo esteso e condiviso di una comunità che ha sopperito alle criticità emerse nel corso dell’emergenza sanitaria – nel 2020, primo anno della pandemia, il numero di poveri assoluti in Italia aveva raggiunto la cifra record di 5,6 milioni di persone – e che ha saputo trovare delle soluzioni per non lasciare indietro nessuno. Sono aperte 365 giorni all’anno, anche a Pasqua e ad agosto, grazie ad un team di circa 300 volontari, suddivisi in squadre che si occupano delle singole mense diffuse. Queste sono articolate su sei diverse postazioni, di cui 5 presso locali parrocchiali e una collocata in un locale diocesano, con un unico centro di cottura.

In un ambiente familiare, gli operatori condividono alcuni momenti della giornata con gli ospiti: un aiuto gratuito che non si concretizza solo nella preparazione di un pasto, ma anche nel reinserimento della persona nel contesto sociale.

La Caritas diocesana organizza l’accesso tramite le Caritas parrocchiali e il centro d’ascolto diocesano, per valutare le reali esigenze e necessità dei richiedenti, ai quali viene rilasciato un tesserino personale.

“Grazie ai fondi dell’8xmille – sottolinea Marco Colombo – è stato possibile investire sull’idea delle mense diffuse con un grosso lavoro formativo di accompagnamento dei volontari, prime sentinelle che danno ascolto alle persone. L’8xmille è fondamentale perché non è solo una firma; dietro quel gesto ci sono storie, c’è un sostegno, una presa in carico, un accompagnamento. È importante avere cura di quest’azione del cittadino grazie alla quale si possono mettere in atto una serie di attività e servizi. Ormai il nostro si può considerare un vero e proprio modello ripreso da altre realtà sul territorio diocesano”.

Un sistema complesso per rispondere alla domanda di un bene primario come il cibo si struttura secondo un’organizzazione inappuntabile. “La mia giornata – racconta Paola Oleari, responsabile cucinainizia alle otto del mattino quando prepariamo le pietanze per tutte le mense presenti sul territorio. Le cibarie vengono inserite in appositi contenitori per mantenerle al caldo e poi consegnate agli autisti e quindi distribuite a tutte le mense”. L’impegno, tuttavia, è molto più articolato, perché, finita la consegna del giorno, già è tempo di pensare al pranzo del successivo. “Dalle 10 alle 14 – aggiunge la cuocaprepariamo il menu del giorno dopo, così, quando alle 8 dell’indomani ci presentiamo in cucina, possiamo rispettare i tempi di consegna, visto che circa l’80% del lavoro è stato già fatto”.

Dal cibo all’ascolto si sviluppa un cammino che abbatte le barriere tra chi serve e chi è servito. “Di questa esperienza – prosegue Paola Olearimi resta impressa una frase detta da mio marito: ‘Non ti ho mai visto con uno sguardo così felice’. Ed è perché sono soddisfatta di coltivare una mia passione per persone che ne hanno bisogno: un’azione che non ha prezzo”. Una sensazione condivisa dal gruppo dei volontari. “La ricchezza più rilevante – conclude Marco Colombo – è costituita dal sentirsi parte di un cambiamento importante nel coinvolgimento delle persone, un percorso che mi sento di facilitare mettendo i volontari nelle condizioni di aiutare concretamente gli ospiti che incontrano quotidianamente”. 

Dalle firme, nel 2025, sono arrivati 140 mila euro che hanno permesso di offrire un servizio stabile di mensa sociale con un regime ottimale di funzionamento che si attesta sui 140 pasti giornalieri. Le mense sono il luogo ideale per raggiungere gli ultimi, anche con sportelli di ascolto, occasioni di scambio e di condivisione, realizzati grazie alla disponibilità di operatori parrocchiali e volontari.

8xmille / Diocesi Siracusa, Villa Mater Dei racconta l’accoglienza che diventa futuro

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Con la nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica, on air dal 12 aprile, il racconto dell’impegno quotidiano della Chiesa accanto ai più fragili passa anche da Siracusa. Tra le esperienze protagoniste c’è Villa Mater Dei, centro di accoglienza straordinaria sulle alture di Belvedere, gestito dalla Fondazione Sant’Angela Merici.

In nove anni ha registrato 1.186 presenze e ha accompagnato centinaia di persone in percorsi di seconda accoglienza. Grazie ai fondi dell’8xmille è stato possibile, tra gli interventi, ristrutturare la mensa e rafforzare servizi educativi e sociali, trasformando la struttura in uno spazio di relazione e crescita. Un modello di accoglienza diffusa che, nel segno della dignità e della reciprocità, traduce la firma dei contribuenti in servizi concreti e in nuove opportunità di vita.

La struttura, nata nel 2017 su impulso dell’arcidiocesi di Siracusa, accoglie oggi 64 ospiti, in prevalenza migranti provenienti da Paesi africani, tra cui 22 bambini tra i 3 mesi e i 16 anni. Non si tratta solo di un luogo di prima accoglienza, ma di un percorso strutturato di integrazione, autonomia e inclusione sociale, che coinvolge famiglie, donne sole e persone in condizione di particolare vulnerabilità.

“Questa è la nostra scommessa più grande”, sottolinea il presidente della Fondazione, don Alfio Li Noce, evidenziando l’impegno educativo verso i minori e la costruzione di reti con il territorio.

La struttura opera in sinergia con prefettura, questura e Asp di Siracusa, che ha attivato un presidio sanitario interno con medico di base, pediatra e dermatologo. Villa Mater Dei è anche un presidio di welfare comunitario: vi lavorano 20 operatori, supportati da volontari, servizio civile e numerose realtà associative.

8xmille / Monzio Compagnoni: “Non solo aiuto immediato, ma percorsi che restituiscono dignità e futuro”

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Una campagna che evolve e punta sulla consapevolezza. Dopo una prima fase dedicata al racconto della presenza della Chiesa nella vita quotidiana, la nuova comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica entra nel vivo con una chiamata esplicita alla firma. Al centro, storie concrete di accoglienza e rinascita e un messaggio chiaro: sostenere la Chiesa significa sostenere una rete capillare di prossimità spesso invisibile. Ne parla al Sir Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica in questa intervista di Filippo Passantino.

Qual è lo spirito della nuova campagna 8xmille?
Questa campagna nasce come evoluzione di un percorso iniziato con una prima fase dedicata all’immagine della Chiesa. In quel momento non chiedevamo nulla: volevamo semplicemente raccontare che la Chiesa è molto più di quanto si creda. Oggi facciamo un passo in più, con una call to action chiara sulla firma dell’8xmille. Diciamo che la Chiesa è carità, attenzione, ascolto, vicinanza: realtà concrete che possono essere sostenute proprio attraverso quella firma. È un invito a rendersi conto che l’8xmille sostiene un mondo fatto di fede, aiuto e presenza quotidiana.

Al centro ci sono sei storie di accoglienza e rinascita. Quanto è importante questo concetto?
È fondamentale. L’approccio della Chiesa cattolica e della Caritas non è quello di offrire solo un aiuto immediato e poi fermarsi, ma di accompagnare le persone in un percorso. L’obiettivo è aiutarle a ricostruire la propria vita, che si tratti di italiani o di stranieri. Siamo presenti nelle emergenze, nei contesti più difficili, anche nei Paesi più poveri, ma sempre con l’idea di offrire strumenti per una vita dignitosa. La parola “rinascita” descrive bene questo modo di operare: non assistenzialismo, ma accompagnamento e autonomia.

C’è anche un tema di percezione del ruolo della Chiesa nella società…
Sì, ed è un punto decisivo. Il ruolo sociale della Chiesa spesso non è percepito fino in fondo dalla maggior parte degli italiani. Eppure, è un ruolo sociale fondamentale. Senza questa presenza capillare sul territorio, ci sarebbero vuoti molto difficili da colmare. La campagna vuole anche rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto nella quotidianità.

Quali sono le principali novità sul piano del linguaggio e dei media?
La televisione resta centrale, ma abbiamo rafforzato in modo significativo la presenza sui canali digitali e social. Un contributo importante è arrivato anche dai giovani coinvolti nel progetto “Shine to share”: hanno visitato le opere nei loro territori e alcuni hanno partecipato direttamente alla realizzazione degli spot. Questo ha portato un linguaggio più fresco, più autentico, capace di parlare anche alle nuove generazioni.

A chi si rivolge la campagna?
L’obiettivo è raggiungere tutti gli italiani, ma con una segmentazione chiara. Ci sono i nostri interlocutori più vicini, già coinvolti nella vita delle diocesi, a cui ricordiamo l’importanza di rinnovare la fiducia. Poi c’è una fascia molto ampia di persone tra i 40 e i 50 anni, che condividono i nostri valori ma sono più distanti dalla pratica ecclesiale: per loro la campagna può rappresentare un’occasione di riavvicinamento. Infine, guardiamo anche a chi è molto lontano dalla Chiesa, ma può riconoscerne il valore, ad esempio nella tutela del patrimonio artistico o nel contributo sociale. Anche per loro l’8xmille può diventare una scelta significativa.

Sviluppo dei popoli / Progetti 8xmille: condividere con semplicità e sobrietà

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Condividere la vita, con semplicità e sobrietà. È questa “koinonia” che anima i progetti che la Chiesa cattolica accompagna in tutto il mondo. A marzo sono stati approvati 85 progetti, sostenuti con quasi 12,5 milioni di euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.

Non solo dati ma anche tante testimonianze accompagnano i progetti sostenuti dall’8xmille.

Bangadlesh – “Quando, dopo essere diventata suora, mi recai al villaggio, vidi che la placenta non si staccava dopo il parto di una donna. Dato che ero suora, tutti vennero da me chiedendomi di aiutarla. Mi sono sentita impotente e ho sofferto con quella donna. Da quel momento nacque però il mio interesse per la professione infermieristica”. Suor Leah Drong si commuove ancora a quel ricordo. Ha poi studiato infermieristica e ha fondato il Collegio Infermieristico delle Missionarie Salesiane di Maria Immacolata, a Mymensingh, dove si formano studentesse provenienti da famiglie povere.

Le suore vivono nel cuore del Bangladesh, in contesti spesso segnati da povertà e fragilità sociale, e sono una presenza educativa e umana fondata su un principio antico e profondamente attuale: la koinonia, la comunione di vita. Non semplicemente assistenza o istruzione. Una scelta più radicale: vivere insieme alle ragazze che accolgono, condividendo spazi, tempi e quotidianità. Lo stile è volutamente sobrio. L’intero progetto si fonda sulle relazioni: ascolto, dialogo e fiducia reciproca diventano elementi centrali di un’esperienza educativa che mira a valorizzare ogni ragazza nella sua unicità.

In un mondo dove spesso prevalgono modelli educativi distanti e impersonali, l’esperienza delle religiose in Bangladesh racconta un’altra possibilità: quella di una comunità che si fa casa, dove la condivisione non è solo un valore dichiarato, ma una pratica concreta che trasforma le vite. Su un loro piccolo appezzamento di terreno hanno gettato le fondamenta di un edificio e con grandi sforzi stanno cercando di completare la struttura e costruire altri piani. Al momento possono ammettere 60 studenti per un diploma, 20 per il corso di laurea triennale post-base e 30 per il corso di laurea triennale di base. Allo stesso tempo, il convitto dispone di 140 posti letto, ma le richieste sono molte di più. “Poiché i gruppi tribali continuano ad affrontare difficoltà economiche, educative e sociali – aggiunge suor Leah – diamo loro maggiore priorità, ma offriamo anche un’opportunità agli altri. Il nostro obiettivo è fornire un sistema che permetta anche ai più poveri di rendersi indipendenti”. Questo progetto delle Suore Salesiane Missionarie di Maria Immacolata è uno dei tanti approvati nella riunione di marzo il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli. Un esempio di come i fondi dell’8xmille, anche in contesti culturali e sociali complessi, grazie proprio alla koinonia, diventano strumenti di prossimità nella semplicità, riducendo le distanze e favorendo relazioni autentiche.

Complessivamente a marzo il Comitato ha messo a disposizione 12.470.452 euro per 85 progetti: 61 in Africa (€ 10.329.949), 11 in Asia (€ 864.213), 12 in America Latina (€ 1.245.590), 1 in Europa (€ 30.700). Alla base di molti di questi interventi c’è proprio una visione di vita comunitaria e fraternità. Che dona speranza.

L’Arche mi sostiene ogni volta che mi sento scoraggiata e mi fa sentire forte e motivata, ascoltata, in una grande famiglia”, confida Maria, accolta dal centro a Choluteca, in Honduras, dove l’Arche promuove un programma di sostegno con attività di sviluppo personale e imprenditoria sociale a beneficio di oltre 500 persone con disabilità e le loro famiglie. L’ascolto è alla base di un cammino condiviso, forma della vita comune e “la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”, come sottolinea papa Leone XIV nel Messaggio per questa Quaresima.

“È un’opera d’amore e di speranza – racconta Ronald, uno degli operatori di Arche – dove ritroviamo noi stessi e scopriamo i nostri doni; è un luogo dove creiamo legami simili a quelli di una famiglia, la famiglia che ci siamo scelti”. Il lavoro che l’associazione porta avanti è di sinergia e condivisione di vita tra ragazzi, operatori, famiglie, comunità locale.

Grazie a questi e a tanti altri piccoli segni simili, sostenuti in ogni angolo del mondo, prende concretezza la missione evangelizzatrice a cui tutti sono chiamati e che – come ricorda il Papa – “esige la testimonianza di una gioia umile e semplice, la disponibilità al servizio, la condivisione della vita”.

8xmille: campagna 2026 in due tempi / Monzio Compagnoni “prima il racconto della presenza della Chiesa, poi l’invito alla firma”

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Una campagna divisa in due momenti: prima raccontare la presenza della Chiesa. Poi, invitare a sostenerla attraverso la firma dell’8xmille.

È questa l’idea che guida la nuova strategia di comunicazione che accompagnerà nel 2026 il percorso verso la firma dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un cammino pensato in due momenti, strettamente collegati tra loro: prima una pre-campagna che racconta la presenza concreta della Chiesa nella vita delle persone e delle comunità, poi la campagna dell’8xmille, che invita a sostenerla attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.

La scelta nasce da una constatazione: “Oggi la firma dell’8xmille non è più un gesto automatico. È una decisione che matura nel tempo, dentro l’immagine che ciascuno si fa della Chiesa e di ciò che essa rappresenta nella società. Per questo la comunicazione non può limitarsi al momento in cui si chiede la firma. Deve prima aiutare a vedere ciò che spesso resta sullo sfondo della vita quotidiana”, spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

La prima fase ha per protagonista la Chiesa cattolica. “Qui invitiamo il pubblico ad allargare lo sguardo e a guardare oltre ciò che spesso si pensa o si dà per scontato. Non chiede nulla, non sollecita alcuna azione: semplicemente mostra. Mostra piccoli gesti che accadono ogni giorno e che raccontano una presenza fatta di vicinanza e di cura. Una mano tesa, una casa che accoglie, un ascolto che non giudica, qualcuno che resta accanto a chi attraversa un momento difficile. È un modo per rendere visibile una realtà che molti, soprattutto chi è più lontano dalla Chiesa, non sempre vedono o conoscono solo in parte. Parrocchie, sacerdoti, opere sociali, volontari e comunità diventano così il volto di una presenza discreta ma diffusa, fatta di valori, relazioni, sostegno e prossimità”.

Dopo questo primo passaggio, la comunicazione proseguirà con la campagna dedicata all’8xmille alla Chiesa cattolica. “Se nella pre-campagna il centro del racconto è la presenza della Chiesa, nella campagna emerge il gesto che permette a quella presenza di continuare a esistere. Il passaggio è naturale: ciò che nella prima fase viene mostrato e riconosciuto, nella seconda può essere sostenuto attraverso la firma. Perché dietro quella firma non c’è soltanto una scelta fiscale, ma il sostegno a una rete diffusa di comunità, servizi e opere che ogni giorno offrono aiuto materiale e spirituale a milioni di persone”. Le due fasi fanno quindi parte di un unico percorso: prima aiutare le persone a riconoscere una presenza, poi invitarle a sostenerla. Perché, come ricorda il messaggio della campagna, “la firma dell’8xmille è più di quanto credi”.

(Sir)

Rendiconto 8xmille 2025 Umbria / “Nel cuore della Chiesa gli anziani e i deboli”

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Sarà presentato mercoledì 12 marzo alle ore 11.30, nella Sala del Dottorato nel complesso della Cattedrale di Perugia, il Rendiconto 8xmille 2025 delle Diocesi dell’Umbria, il documento che illustra l’impiego delle risorse provenienti dalla firma dei contribuenti a favore della Chiesa cattolica.

L’incontro è promosso dalla Conferenza episcopale umbra e dal Servizio Regionale Sovvenire, nell’ambito delle iniziative di informazione e trasparenza dedicate al sistema dell’8xmille.

Il rendiconto regionale – giunto alla nona edizione – rappresenta uno strumento di conoscenza e di rendicontazione pubblica delle attività e dei progetti realizzati nelle diocesi umbre grazie alle risorse dell’8xmille. L’edizione 2025 è dedicata al temaNel cuore della Chiesa gli anziani e i deboli”, con un’attenzione particolare alle opere e ai servizi che nelle comunità ecclesiali si rivolgono alle persone più fragili.

Nel corso dell’incontro interverranno Mons. Ivan Maffeis, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve; Giovanni Lolli, diacono delegato Sovvenire per l’Umbria; Daniele Fiorelli, economo della Conferenza episcopale umbra e Daniele Morini, giornalista e componente della Segreteria pastorale della Conferenza Episcopale Umbra. Durante la presentazione saranno illustrati il significato e il funzionamento del sistema dell’8xmille della Chiesa cattolica, il lavoro svolto dalle diocesi umbre e il valore della rendicontazione e della comunicazione nel raccontare le opere realizzate sul territorio. L’incontro sarà inoltre l’occasione per presentare alcuni progetti sostenuti grazie a queste risorse.

Roma e Ostia / Fino al 31 marzo il concorso per le parrocchie “Donare con una firma: l’8xmille!”

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Un video di un minuto per raccontare il valore di una semplice firma. È il cuore del concorso “Donare con una firma: l’8xmille!”, promosso dal Servizio diocesano per la promozione del sostegno alla Chiesa cattolica – Sovvenire e rivolto a tutte le parrocchie della diocesi di Roma e Ostia.
L’obiettivo è promuovere e ampliare la diffusione della firma per l’8xmille, gesto gratuito per il contribuente che permette alla Chiesa cattolica di sostenere ogni anno oltre 12.000 progetti in Italia e nel mondo.

Per partecipare, le parrocchie dovranno realizzare un breve video e caricarlo su YouTube secondo le modalità indicate nel regolamento (in allegato). Una giuria di qualità selezionerà i tre lavori che avranno comunicato il messaggio in modo più coerente, originale e tecnicamente curato. La premiazione si svolgerà durante il Meeting Sovvenire 2026, in programma a fine maggio.

In palio ci sono premi destinati alle parrocchie vincitrici: 2.000 euro per il primo classificato, 1.000 euro per il secondo e 500 euro per il terzo. La partecipazione è gratuita ed è riservata alle parrocchie della diocesi di Roma e Ostia che abbiano nominato al loro interno un referente parrocchiale Sovvenire; la nomina può avvenire anche contestualmente all’adesione al concorso.

Tutta la documentazione relativa a privacy e diritto d’autore, allegata al bando e disponibile anche sul sito diocesano nella sezione Archivio Documenti, dovrà essere compilata, firmata e conservata in parrocchia per 10 anni. La scheda di partecipazione, insieme al link del video, dovrà essere inviata entro il 31 marzo all’indirizzo mail sovvenire@diocesidiroma.it.

«Si tratta di un’iniziativa nella quale coinvolgere i bambini, i giovani e i gruppi presenti nelle comunità parrocchiali e che permetterà di raccontare ai fedeli la bellezza dell’essere comunità e del sostegno reciproco», spiega Lisa Manfrè, referente diocesana del Sovvenire. «Per partecipare – ricorda ancora Manfrè – occorre nominare un referente parrocchiale Sovvenire e disporre di un cellulare per girare il video».

Sviluppo dei popoli / Con l’8xmille, dall’Africa all’India, la prossimità diventa possibilità di futuro

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“Ogni libro che apro, ogni lezione a cui partecipo alimenta i miei sogni e mi spinge ad andare avanti”. Jomo è orgoglioso del suo percorso al Daniel Comboni Vocational Training Center. Era uno dei tanti ragazzi di strada che vivono nelle baraccopoli di Nairobi, a Korogocho, rovistando nelle discariche, esposti al rischio di tossicodipendenze, abusi sessuali, furti, rapine. “La relazione, il sentirmi ascoltato, accettato e amato non ha solo cambiato la mia vita, ma ha anche piantato in me il seme di uno scopo. Sto cercando di diventare anche io una persona che incoraggia gli altri, perché ho capito che la vera grandezza sta nel servizio”. L’umanità di Korogocho fa sì che persino in quest’inferno per tanti ragazzi ci sia ancora spazio per speranze e sogni.

I missionari comboniani sono in Kenya dal 1973. Proprio dal loro stare con questi ragazzi ogni giorno, condividendone le difficoltà e la precarietà, hanno preso vita pian piano i diversi interventi: dal 2006 è stato avviato un programma per la riabilitazione e poi sono stati aperti altri centri, di cui uno residenziale, e un centro di formazione professionale, il Comboni Vocational Training Center, per offrire uno sbocco lavorativo. Attualmente ci sono 5 indirizzi professionali. Ora si sta realizzando un nuovo laboratorio per fare formazione anche nel settore dell’alimentazione e ristorazione, molto richiesto, che darebbe un’opportunità professionale anche per le ragazze. È la conferma che l’amore ha bisogno di concretezza, di presenza, di incontro, ha bisogno di tempo e spazio donati. I fondi dell’8xmille diventano così strumenti per rendersi prossimi a chi soffre, ai più fragili, per camminare insieme.

Nella riunione di gennaio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.383.881 euro per 71 progetti: 38 in Africa (€ 9.600.991), 15 in Asia (€ 2.165.085), 15 in America Latina (€ 2.269.151), 2 in Medio Oriente (€ 298.654), 1 in Europa dell’Est (€ 50.000).

Incontri e relazioni che ridanno fiducia possono fiorire ovunque, anche nei contesti dove sembra impossibile. Come nel carcere di Jacmel, ad Haiti. Il Paese sta attraversando una grave crisi sociale, criminali di vario genere terrorizzano la popolazione, molti giovani vengono reclutati da gruppi armati e la delinquenza giovanile ha raggiunto livelli estremamente alti. La prigione di Jacmel, costruita per accogliere 120 prigionieri, ne ha attualmente 833. Nell’ambito della giustizia penale in Haiti il colpevole è punito per le sue azioni, ma poi viene abbandonato a sé stesso, non è inserito in un programma di riabilitazione. Aiutare i carcerati a vivere meglio la propria situazione e a prepararsi al reinserimento nella società è l’obiettivo dell’intervento della Diocesi di Jacmel che riguarda anche l’ambito della giustizia riparativa in cui un dialogo viene stabilito tra vittima e colpevole. In modo specifico, lavorando sul reinserimento sociale dei carcerati attraverso corsi di formazione professionale e, al momento dell’uscita dal carcere, organizzando un sostegno psicologico. I beneficiari sono 100 giovani dai 18 ai 25 anni.

Gesti che – come ha sottolineato Papa Leone XIV in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana del 4 febbraio – testimoniano come la comunione non può essere archiviata come “utopia d’altri tempi” e “la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. Una potenzialità che deve essere realizzata attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”. Come avviene anche in India, nell’area costiera a sud, nel Kerala, la zona più densamente popolata con circa 1.550 ab/kmq. Qui le famiglie vivono prevalentemente di pesca, ma in condizioni di povertà perché il mare è meno pescoso, esposto a rischi ambientali e disastri naturali oltre che a inquinamento e degrado dell’ecosistema costiero. Nel 2017 l’area è stata colpita dal ciclone Ockhi, e nonostante i numerosi interventi, ancora molte famiglie sono in difficoltà. La Trivandrum Social Service Society (TSSS), il braccio sociale della Diocesi, ha organizzato unità di volontari nei singoli territori, individuando 5 ambiti, a favore di 150 famiglie, cioè 600 persone. Nello specifico, è previsto un contributo economico per far studiare 35 giovani, selezionati con il supporto delle comunità, perché imparino un lavoro. Inoltre, vengono avviate 13 piccole attività micro-imprenditoriali per 44 donne che ricevono formazione e poi vengono seguite nella fase di avvio. Il progetto riguarda anche la fornitura di 12 barche da pesca e relative attrezzature. Così, lavorando insieme, 50 pescatori potranno di nuovo riprendere in mano il loro futuro e quello delle loro famiglie.

Chiuse le porte del Giubileo resta aperta la porta della speranza, e continuano a crescere frutti che generano e fanno rinascere.

Ragusa / “Progetto Presidio”: l’8xmille per lavoratori, famiglie, minori

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Il “Progetto Presidio” nasce nel 2014 come risposta della rete di Caritas Italiana al problema dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, un fenomeno diffuso in diversi territori del paese e caratterizzato dall’assenza di infrastrutture, servizi e strumenti di assistenza per i lavoratori agricoli e le loro famiglie. A Ragusa ha sede a Marina di Acate e opera nel territorio della cosiddetta Fascia Trasformata, l’insediamento di coltivazioni in serra della provincia di Ragusa di cui Marina di Acate è il cuore. In totale sono stati destinati 89.000 euro dei fondi dell’8xmille.

In questi dodici anni di attività il Presidio Caritas si è rivolto principalmente ai braccianti delle aziende agricole del territorio di Acate, Vittoria e Santa Croce Camerina, assicurando ascolto, orientamento e assistenza gratuita attraverso uno sportello legale e un ambulatorio medico, nonché con un servizio di distribuzione gratuita di coperte e vestiti usati, raccolti da privati o dalle parrocchie della diocesi. A partire dal 2017 si sono organizzate anche attività laboratoriali e di sostegno scolastico per i minori figli dei braccianti che patiscono particolarmente le situazioni di segregazione e bassa scolarizzazione.

Le attività principali del servizio includono:

  • Ascolto e presenza
  • Sportello legale e amministrativo
  • Sportello Sanitario
  • Sportello donne
  • Distribuzione di beni di prima necessità
  • Attività educative e di integrazione
  • Sensibilizzazione e advocacy

Ma oltre i numeri ci sono le metamorfosi personali: famiglie che si ricompongono, donne che trovano spazi di ascolto, lavoratori che conquistano dignità e stabilità. È in queste vite che la trasformazione ha preso forma concreta.

La presenza di un luogo fisico di incontro e la costanza degli operatori che hanno battuto palmo a palmo il territorio ha reso il servizio della Caritas un punto di riferimento non solo per i lavoratori agricoli, ma anche per l’intero territorio.

Dal punto di vista dell’impatto si sono generate delle vere e proprie infrastrutturazioni sociali, con risultati duraturi, di cui Presidio è stato promotore:

  • nascita di servizi pubblici (scuola dell’infanzia, trasporto scolastico, raccolta differenziata, servizi sanitari di prossimità);
  • maggiore visibilità politica e istituzionale della fascia trasformata;
  • protocolli di rete tra enti e aziende;
  • coinvolgimento dei media e crescente attenzione pubblica alla filiera agricola.

A fronte di queste conquiste la vera sfida è dare continuità a ciò che si è trasformato, consolidare i risultati e mantenere viva la spinta propulsiva che ha permesso al Presidio di cambiare forma alla realtà.

Scopri di più su 8xmille.it.

Caritas Lamezia Terme / Concluso il progetto “Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”

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Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”. Questo il progetto che la Caritas di Lamezia Terme, nel corso del 2025, proseguendo un’attività già avviata nel 2024, ha realizzato nel lametino grazie anche ai fondi 8xmille CEI. La finalità del progetto è stata quella di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di persone inoccupate o disoccupate, provenienti da contesti di marginalità.

Dai dati raccolti dalla Caritas, che ha approfondito quelli del Sistema informativo lavoro (Sil) della Regione Calabria, nel 2023, su un campione di 79.402 individui tra i 18 e i 70 anni nei comuni della diocesi risultavano: 10.722 inoccupati e 15.047 disoccupati. Numeri che “confermano le difficoltà che emergono quotidianamente nel Centro di ascolto diocesano e nel Centro interculturale insieme”.

Secondo i dati raccolti tramite il database OspoWeb, infatti, nel periodo compreso tra il primo gennaio ed il 31 dicembre 2024, su un totale di 2.777 bisogni espressi, ben 482 (17,35%) erano legati a problemi occupazionali: disoccupazione, lavoro nero, sfruttamento e salari inferiori ai minimi contrattuali.

“Le difficoltà legate all’occupazione – spiega don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas – incidono direttamente sulle condizioni economiche delle persone, rendendo complesso pagare bollette, affitto e, in alcuni casi, persino accedere a cure mediche e farmaci.

Le principali criticità che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro locale includono: mancanza di qualifiche professionali e competenze linguistiche o tecniche spendibili; scarsa conoscenza delle opportunità lavorative disponibili sul territorio, specie tra chi proviene da contesti di estrema marginalità; gravi carenze infrastrutturali, in particolare un sistema di trasporti inadeguato, che costringe molti lavoratori a spostarsi autonomamente. La mancanza di una patente di guida rappresenta spesso un ulteriore elemento di esclusione dal mercato del lavoro”.

In particolare, nel 2025 sono state ascoltate dagli sportelli diocesani e interparrocchiali 742 persone (261 donne e 481 uomini), prevalentemente in età occupazionale dai 25 ai 34 anni – 33,6%, dai 35 ai 44 anni – 24,8% e dai 45 ai 54 anni – 15%. L’11,6 % riguarda anche la classe dai 19 ai 24 anni.

Coloro che, invece, hanno richiesto supporto per inserimento e reinserimento lavorativo o per potenziamento di competenze e acquisizione di nuove, segnalate e ascoltate dagli sportelli di ascolto e lavoro dedicati al Progetto sono stati 204, quasi tutti in disoccupazione, sotto occupazione e irregolarità.

(Sir)