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8xmille / La gente di Boncore (LE) ritrova la speranza

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A Boncore, una frazione di Nardò (LE), nel 2021 è stato inaugurato il centro socioeducativo Core a Cuore, grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, opera della Caritas diocesana di Nardò Gallipoli. Il direttore della Caritas, don Giuseppe Venneri, ci accompagna a conoscere questa testimonianza di come, insieme, si possa far rinascere la voglia di rimanere a vivere anche lontano dalle grandi città. 

Un territorio incantevole ricco di testimonianze passate e bellezze paesaggistiche: dalle spiagge di sabbia bianca ai centri storici, dalle riserve marine alle zone rurali, dalle tradizioni culturali alla cucina locale. È il versante ionico della penisola salentina, ricco di comuni e frazioni, che si attraversano senza accorgersene, a volte perdendosi, con strade superaffollate per il turismo estivo, e sconfinando dalla provincia di Lecce a quelle di Brindisi e Taranto. Qui a Boncore, una frazione di Nardò (LE), nel 2021 è stato inaugurato il centro socioeducativo Core a Cuore, grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, opera della Caritas diocesana di Nardò Gallipoli.

Perché proprio Boncore?
“Perché – ci spiega il direttore Don Giuseppe Venneri, classe 1978 – questa località è tra le frazioni più lontane dalla città, quasi 25 chilometri, e la popolazione residente, circa 300 abitanti, non aveva alcun centro aggregativo, esclusa la parrocchia, che potesse offrire servizi quotidiani per bambini, ragazzi e adulti. Oggi disponiamo di un centro d’ascolto, di uno sportello di assistenza psicologica, di un centro di accompagnamento allo studio e di aggregazione sociale (biblioteca, sala multimediale, sale ludico ricreative), tutti servizi che hanno favorito il consolidamento dei legami nella comunità”.

Ma la popolazione come ha recepito la nascita di questo luogo?
“Dalla prima annualità abbiamo dovuto faticare per guadagnare la fiducia della comunità, disillusa da anni di trascuratezza istituzionale. Se si pensa che fino al 2014 a Boncore erano presenti una scuola elementare e materna, un ufficio postale e una farmacia che oggi non ci sono più, le persone si sono viste abbandonate. Oggi anche usufruire del medico di base è difficoltoso per la distanza dal centro abitato. Invece è nata una collaborazione con l’amministrazione comunale e abbiamo potuto avviare un periodo di ascolto e confronto con le famiglie, che ci ha portato a calibrare le attività del progetto. Il comune di Nardò, poi, ci ha consegnato l’ex scuola elementare, che abbiamo adibito a sede del progetto. Oggi il centro Core a Cuore è inserito nelle strutture convenzionate con l’Ambito Territoriale 3 di Nardò e vi lavorano cinque educatori professionali, un’assistente sociale e una psicologa.

“Il supporto psicologico – aggiunge il coordinatore del centro, Pierluigi Polo – è stato fondamentale negli anni del covid, considerando il tasso di dispersione scolastica e le paure legate all’isolamento da virus. Accogliamo utenti dai 4 ai 18 anni non compiuti, non abbiamo contezza delle centinaia di ragazzi che in cinque anni hanno usufruito del nostro centro. L’evento tanto atteso è la festa finale di fine luglio che conclude un campo di un mese e mezzo. Siamo gli unici a non far pagare il camposcuola, usufruendo anche dei buoni della Regione Puglia, oltre che di un contributo dell’8xmille.”

Andrea Vairo, 50 anni, originario di Asti, si è trasferito in Puglia da Torino, dove lavorava, insieme alla moglie, originaria di Nardò, per crescere qui il loro figlio.

“Sono educatore da sempre – afferma Vairo – e qui ho conosciuto ragazzi splendidi, con tanta voglia di conoscere, raccontare e mettersi in gioco. La realtà di una frazione come Boncore è lontana da ogni forma di aggregazione infantile e giovanile: oratori, cinema, parchi giochi, pub. A parte il mare, splendido, il rischio isolamento, specie d’inverno, è altissimo. Con i nostri ragazzi proiettiamo film e li commentiamo, trattiamo tematiche come il bullismo, offriamo loro sempre nuovi spunti di riflessione. Anche i litigi fra di loro non sono mai dovuti a forme di prevaricazione. Notiamo che hanno difficoltà a riportare correttamente i vissuti e i percorsi scolastici anche in famiglia e noi ci occupiamo di educazione civica, di argomenti ambientali, di raccolta differenziata, di spreco alimentare”.

Veruska, 42 anni, è mamma di 4 figli, di cui 3 frequentano il centro. È la prima ad arrivare alla festa di questa estate, con l’entusiasmo di una ragazzina. “Dopo la separazione da mio marito – confida – ho instaurato con tutti loro un legame fraterno. I miei figli gemelli dopo la bocciatura scolastica hanno recuperato il profitto, anche mia figlia dislessica ha fatto molti progressi. Con loro ho pianto e gioito anche quando pensavo di non farcela, sono stati pazienti ad aspettarmi quando, a causa degli orari di lavoro, arrivavo sempre tardi al centro per portare via i miei figli. Giovanni, 16 anni, oggi ha sviluppato la capacità di fare da solo ed è di aiuto ai più piccoli”.

Giulia Filograna è la giovanissima psicologa del centro, impiegata da gennaio scorso. “Questa mia prima esperienza occupazionale in un centro educativo – precisa – mi costringe a rivedere continuamente i rapporti: è molto stimolante lavorare con loro, trattandosi di ragazzi e rispettive famiglie che vivono situazioni di fragilità. Mi occupo di sostenere il benessere emotivo e relazionale, ma anche di affiancare i giovani con difficoltà di apprendimento, aiutandoli a sviluppare consapevolezza, strategie personalizzate e fiducia nelle proprie risorse. L’obiettivo è quello di creare un percorso integrato, in cui mente, cuore e relazioni possano crescere insieme. Oggi, a distanza di sei mesi, posso affermare che la motivazione è cresciuta notevolmente”.

“È un progetto che mette al centro la persona in tutte le sue dimensioni – conclude don Giuseppe Venneri –, avendo come bussola l’amore per l’uomo, tutto l’uomo, secondo la pedagogia del Vangelo. Il nostro progetto è aperto a quanti vogliano offrire il proprio contributo per la crescita della comunità in senso lato. Abbiamo scelto Boncore perché rappresenta la comunità ideale, la polis nel senso classico del termine, in cui i risultati delle buone prassi possono essere immediatamente riscontrabili e replicabili in altre comunità. Ecco perché faccio appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché offrano il proprio contributo al progetto e di conseguenza alla comunità. Nell’ambito del turismo, grazie al già avviato Progetto Opera Seme, stiamo promuovendo il territorio attraverso il turismo lento e il coinvolgimento degli imprenditori: aziende, ristoratori e albergatori che vogliono aderire al codice etico del progetto. Infine, nel prossimo autunno, grazie ad un progetto di Caritas Italiana che coinvolge cinque diocesi avvieremo un ambulatorio sociale in cui presteranno servizio cinque medici volontari per diverse specializzazioni. L’ambulatorio avrà in dotazione un ecografo multidisciplinare di nuova generazione per la prevenzione e la diagnostica. Vogliamo superare l’idea di una carità che si manifesta solo nell’assistenza, passando a quella carità intelligente di cui parlava Papa Francesco, che sia intraprendente e crei opportunità”.

(Uniti nel DonoSabina Leonetti – foto gentilmente concessa da don Giuseppe Venneri)

 

 

 

8xmille / Caritas Italiana ad Haiti per incontrare le donne beneficiarie del progetto “Caminos de Esperanza”

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Una delegazione di Caritas Italiana è tornata ad Haiti, ad Anse-à-Pitres, al confine con la Repubblica Dominicana, per incontrare le donne beneficiarie del progetto binazionale “Caminos de Esperanza”. Un’iniziativa – viene sottolineato in un comunicato – sostenuta dalla Conferenza Episcopale Italiana – con i fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica – e realizzata insieme alla Congregazione scalabriniana, che nasce per accompagnare donne migranti haitiane che vivono nei bateyes dominicani e altre che, da un giorno all’altro, sono state deportate con violenza in un Paese, Haiti, che spesso non conoscevano più, perché cresciute e radicate in terra dominicana.

Il dramma che vivono queste donne – viene evidenziato da Caritas Italiana – è profondo: politiche migratorie restrittive negano loro il diritto alla regolarizzazione, rendendole invisibili, escluse dai servizi sanitari, soffrendo continue violazioni dei propri diritti. Molte di loro vivono da anni – alcune da sempre – nella Repubblica Dominicana, ma sono costrette a nascondersi per paura di essere espulse.

“Ad Haiti”, racconta Clara Zampaglione di Caritas Italiana, “abbiamo ascoltato le storie di donne costrette a ricominciare da zero, senza legami, senza riferimenti, con il solo peso della sopravvivenza sulle spalle”. Con il progetto “Caminos de Esperanza”, Caritas Italiana e le suore scalabriniane garantiscono sostegno concreto: accesso alla documentazione, opportunità di reddito, accompagnamento umano e spirituale. Un aiuto per ritrovare la propria dignità e ricostruirsi una vita.

Caritas Italiana

8xmille / Rondine: l’Unesco riconosce la Cittadella della Pace come modello per la trasformazione dei conflitti

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“Rondine è nata per dimostrare che la pace non è una parola da pronunciare, ma una pratica quotidiana fatta di coraggio, fatica e convivenza. Da ventisette anni, ogni giovane che arriva qui porta con sé un pezzo di conflitto e lo trasforma in un seme di dialogo”.

Con queste parole Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine, ha inaugurato i percorsi formativi della Cittadella della Pace 2025-26.

L’inaugurazione è stata accompagnata da un riconoscimento di valore mondiale: Rondine ha infatti ricevuto il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come esperienza educativa innovativa per la trasformazione creativa dei conflitti e la promozione della pace. Un traguardo che si lega anche alla Giornata della virtù civile in Toscana, promossa dall’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, che per il secondo anno ha scelto Rondine come cornice simbolica dell’iniziativa.

Il riconoscimento Unesco ci ricorda che ciò che accade a Rondine non resta chiuso tra queste mura, ma parla al mondo intero. L’educazione è il nostro strumento di pace e dialogo, anche nei luoghi segnati dal conflitto”, ha sottolineato Vaccari.

Per l’occasione è giunto il messaggio del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito il modello Rondine “una risorsa preziosa da proteggere e sostenere”. Dello stesso tenore la lettera del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: “La Costituzione italiana ci ricorda che il nostro Paese ripudia la guerra. Non è un’astensione passiva, ma una scelta coraggiosa che nasce dal dolore della storia e diventa un impegno presente”.

Presentata anche la nuova generazione della World House, lo studentato internazionale della Cittadella, che accoglierà per i prossimi due anni 20 giovani provenienti da aree di conflitto in Europa dell’Est, Balcani, Caucaso e America Latina, con il ritorno significativo di studenti da Medio Oriente e Africa. Il progetto è realizzato anche con il contributo della CEI, attraverso i fondi dell’8xmille.

(Sir, 27 settembre 2025)

8xmille / Cremona, i detenuti della Casa circondariale ristrutturano le persiane della Casa dell’accoglienza

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Nell’anno del Giubileo, un segno concreto di speranza e giustizia arriva dalla falegnameria della Casa circondariale di Cremona, dove due persone detenute sono protagoniste di un progetto di reinserimento e restituzione alla comunità.

In questi mesi, stanno lavorando alla ristrutturazione di 48 persiane della Casa dell’Accoglienza di Cremona, opera-segno scelta dalla diocesi per il Giubileo 2025. L’iniziativa, promossa da Caritas Cremonese nell’ambito del progetto “Dare Speranza alla Giustizia” finanziato con i fondi dell’8xmille di Caritas Italiana, mira a trasformare la pena in un’opportunità formativa e sociale.

“Vogliamo che la ristrutturazione abbia un significato più profondo – spiega suor Mariagrazia Girola, referente Caritas per i progetti in carcere a TeleRadio Cremona Cittanova – offrendo non solo un’occupazione, ma anche un’occasione di senso e dignità”. A guidare il lavoro è il falegname Emanuele, affiancato dal volontario Maurizio Lanfranchi, presidente dell’Associazione MEDeA. Uno dei detenuti coinvolti, ex meccanico, racconta la sua esperienza come una vera sfida di apprendimento e cambiamento.

La ristrutturazione della Casa dell’Accoglienza, inaugurata nel 1988, si inserisce in un più ampio progetto di rilancio della struttura come centro formativo e simbolo della carità diocesana. L’intera comunità è chiamata a sostenere l’opera durante l’Anno Santo, con momenti di preghiera, pellegrinaggi e testimonianze promosse da Caritas.

(Sir)

8xmille / Caritas Potenza: inaugurato a Baragiano Scalo il nuovo centro di aggregazione giovanile “Uno, monta la luna!”

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Il 9 settembre, con la benedizione ed il taglio del nastro, ha aperto i battenti a Baragiano Scalo il nuovo centro di aggregazione giovanile “Uno, monta la luna!”, promosso dalla Caritas diocesana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e realizzato grazie al fondo CEI 8xmille di Caritas Italiana e fondi diocesani presso l’ex casa canonica del centro pastorale di Baragiano Scalo. Un’inaugurazione che – viene sottolineato in una nota – rappresenta molto più di un evento locale: è un segnale forte e concreto di speranza e rigenerazione per le aree interne, spesso segnate da spopolamento e solitudini. Con questo nuovo spazio si restituisce centralità e dignità ad un territorio che vuole restare vivo, abitato e coeso.

Il centro nasce come luogo di aggregazione, cultura, educazione e inclusione, rivolto in particolare ai minori e ai giovani del territorio, ma ovviamente aperto anche alle famiglie e all’intera comunità. Attraverso servizi come il doposcuola, laboratori educativi, attività ludiche, tornei e momenti di confronto e convivialità, “Uno, monta la luna!” si propone di contrastare l’isolamento sociale, la povertà educativa e di favorire legami autentici tra le persone.

“Questo spazio è frutto del desiderio di offrire ai giovani un luogo nel quale ritrovarsi e dove condividere sogni ma anche difficoltà, per rispondere ai problemi delle povertà educative con la centralità delle famiglie. Questa opera pastorale permette, dopo circa 7 anni, di restituire dei locali alla collettività. Questi fondi sono stati una carezza, perciò, invito a sostenere l’8xmille”, ha affermato il parroco, don Josè Conti, precisando che ogni anno proprio grazie all’8xmille il Centro di ascolto parrocchiale può sostenere le famiglie in difficoltà e a rischio esclusione sociale.

Per l’Arcivescovo Davide Carbonaro nasce “un luogo di aggregazione, di amicizia, di condivisione e di vita. È giusto che l’educazione all’interno della comunità cristiana trovi la sua specificità nell’annuncio della fede ma anche nella dimensione umana; pertanto, questo luogo aggregativo è un segno importantissimo in particolare per le aree interne”. “Oggi siamo 200 gocce di acqua pura per dissetare questa nostra piccola comunità”, ha ribadito Mons. Carbonaro rivolgendosi ai tanti fedeli presenti. “Come Caritas diocesana crediamo profondamente che essere comunità significhi prendersi cura gli uni degli altri, camminare insieme, creare luoghi dove ciascuno possa sentirsi accolto, riconosciuto, valorizzato. Questo centro è un presidio educativo e sociale, ma soprattutto un seme di futuro. Un punto di riferimento per i giovani e per le famiglie, una porta aperta al dialogo tra scuola, istituzioni e realtà locali. Un luogo di prossimità, partecipazione e speranza abilmente alimentata con la forza della fede e la capacità dell’ascolto da don Josè, che ringrazio per l’impegno profuso e le energie spese in questa progettualità”, ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana, Marina Buoncristiano, esprimendo piena gratitudine all’Amministrazione comunale di Baragiano, al corpo docenti dell’I.c. Carlucci, alla dirigente dell’Ussm, Caterina Ferrone, al Centro di ascolto Caritas parrocchiale e a tutto l’instancabile gruppo di volontari del centro di aggregazione giovanile.

(Sir)

8xmille / Un futuro per le donne disoccupate, corsi per attività artigianali organizzati dalla diocesi di Cefalù

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Con un comunicato stampa del 12 settembre la diocesi di Cefalù dà notizia dell’inaugurazione, nella parrocchia Santa Maria di Gesù di Caltavuturo, del progetto “Tessere Opportunità”, a cura del Servizio ausiliare Caritas diocesana realizzato grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica.

“L’iniziativa ha l’obiettivo di creare lavoro stabile e dignitoso per donne disoccupate, mamme in difficoltà economica e giovani alla ricerca di occupazione ma spesso escluse dai circuiti lavorativi tradizionali. Il progetto vuole così diventare un motore di sviluppo locale, puntando su un modello artigianale e sostenibile capace di consolidarsi nel tempo”, si legge in una nota della diocesi di Cefalù.

Le partecipanti al progetto, una volta formate, potranno scegliere se avviare una propria iniziativa imprenditoriale, idea già prospettata da alcune delle corsiste che hanno manifestato la volontà di costruire un futuro professionale autonomo e fortemente sostenuta dal Vescovo Mons. Giuseppe Marciante, che ha seguito fin dalle prime fasi la progettazione di questa realtà, oppure inserirsi in botteghe artigianali già attive nel territorio – a Petralia Sottana, Cerda, Polizzi Generosa e Bagheria – che rappresentano un’importante opportunità di lavoro concreto e qualificato.

8xmille in Sud Sudan / Mons. Carlassare: “Chiesa, spazio di pace, nonostante tutto”

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La Chiesa cattolica nel Paese è molto giovane, ci sono vocazioni locali e anche una grande presenza di religiosi missionari. Una realtà molto viva che la Conferenza Episcopale Italiana ha sostenuto e accompagnato. In particolare, attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha finanziato 58 progetti grazie a 16,5 milioni di euro provenienti dai fondi 8xmille destinati dai cittadini alla Chiesa cattolica. È stato possibile intervenire in vari settori: sanità, con ospedali e cliniche, agricoltura, approvvigionamento idrico, istruzione, con scuole di tutti i livelli e progetti di educazione inclusiva come quelli realizzati con AVSI. Ma anche in altri ambiti, come appunto quello dei ragazzi di strada, o quello della salute mentale, con il progetto M(H)IND (Mental Health and Integration for Development), coordinato da AMREF per avviare e rafforzare servizi integrati. Sono stati anche messi a disposizione fondi per far fronte alle emergenze causate dalla guerra, dalla siccità, dalle inondazioni per realizzare, attraverso Caritas Italiana, interventi di carattere sanitario e nutrizionale di Medici con l’Africa CUAMM, dando anche supporto all’ospedale comboniano di Wau e a progetti di riabilitazione socioeconomica della Caritas locale.

Sul Sir (qui) è stata pubblicata un’intervista di Ferruccio Ferrante a Mons. Christian Carlassare, missionario comboniano e Vescovo della giovane diocesi di Bentiu, nel Sud Sudan, eretta da papa Francesco nel 2023. Ne proponiamo di seguito qualche stralcio.

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In Sud Sudan la pace resta un orizzonte fragile e necessario, da costruire giorno per giorno nelle comunità, tra ferite ancora aperte e povertà strutturali. Ne è convinto Mons. Christian Carlassare, missionario comboniano e vescovo della giovane diocesi di Bentiu, eretta da papa Francesco nel 2023. Un territorio vastissimo, segnato da conflitti, sfollamenti e precarietà, dove la Chiesa si fa famiglia, spazio di incontro e di speranza. Carlassare racconta le sfide e le fatiche di un popolo che “aspira alla pace”, e il compito della comunità ecclesiale chiamata a resistere alla logica delle armi e a generare fraternità.

Nel 2021, poco prima della sua ordinazione episcopale, lei è stato vittima di un grave attentato. Quell’esperienza ha prodotto più cicatrici o linfa?
È stata una esperienza molto dolorosa sia per me che per la chiesa in Rumbek. Porto le cicatrici sulle gambe, ma altri le portano nel cuore, soprattutto chi ancora non riconosce l’errore fatto. Abbiamo tutti bisogno di verità, conversione e perdono. In diocesi ci siamo tesi la mano, ci siamo rialzati e abbiamo iniziato un bel percorso insieme. Quindi direi che le ferite hanno portato più linfa che aiuta la guarigione. È stato un momento di grazia, fraternità e cambiamento che continua a portare frutti per capire meglio cosa significhi essere chiesa, comunità più matura nella fede e nell’amore. La sfida è togliere l’etichetta di una chiesa/agenzia umanitaria perché si veda sempre più il vero volto di una chiesa famiglia, comunità alternativa di resistenza e cambiamento nella fede.

Quali sono le sfide più grandi in un contesto complesso come il Sud Sudan, ferito da guerra, vulnerabilità climatica, tensioni sociali che lacerano la società e acuiscono la povertà?
Il paese aspira alla pace. Ma la pace non scende dal cielo se non siamo pronti ad accoglierla nei nostri cuori e costruirla a partire dalle comunità, giorno per giorno, superando le relazioni conflittuali. La chiesa può svolgere un ruolo cruciale nell’educazione alla pace delle giovani generazioni. Prima di tutto attraverso la denuncia e la profezia, parlando apertamente contro la proliferazione delle armi, l’arruolamento di giovani, violenze e ingiustizie. I media ci possono aiutare a trasmettere messaggi di speranza, piuttosto che alimentare sconforto con pregiudizi e ideologia.

Cosa significa essere vescovo di Bentiu, zona devastata dal conflitto, con il più grande campo profughi del paese e 130 mila sfollati totalmente dipendenti dall’aiuto umanitario?
Essere vescovo qui mi chiede di fermarmi, di chinarmi e farmi prossimo di una popolazione che è stata vittima di briganti. Ci vuole tanta pazienza, e compassione. Le risorse sono limitate: non abbiamo che vino e olio per trattarne le ferite, e quanto basta per pagare due giorni alla locanda che accoglie tutti. Ma la risorsa più bella è la nostra umanità e la solidarietà. La Provvidenza non mancherà nella misura in cui vivremo la fraternità con coraggio e speranza. Sarà importante sostenere iniziative per lo sviluppo umano integrale e la giustizia sociale incoraggiando attività economiche e accesso a servizi essenziali come acqua e salute. Siamo nel mezzo di una palude dove da 5 anni il 30% del territorio è sott’acqua, ma non abbiamo acqua potabile e nei mesi scorsi, abbiamo avuto una terribile epidemia di colera che si è portata via quasi 200 vite, soprattutto anziani e bambini.

Papa Leone XIV ha sottolineato che “La nonviolenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni”. Una scelta che chiede, però, anche cambiamenti strutturali…
È tempo di un nuovo risveglio. La politica è subordinata agli interessi del mercato. Si continua a fare la guerra perché ci sono interessi economici sostenuti da gruppi di potere. Si parla di riarmo e deterrenza, ma è ideologico pensare che le armi possano aiutarci a mantenere la pace. In realtà si mantiene il mondo in una dinamica permanente di conflitto e di emergenza umanitaria. Prima o poi quelle armi saranno vendute, scambiate o regalate. Allora in questo momento storico che sembra avere perso la strada della pace, del dialogo e della nonviolenza, dobbiamo avere il coraggio di invertire la rotta. Come dice papa Leone: “Il male non trionferà”.

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Sviluppo dei popoli / L’8xmille per favorire giustizia e diritti e ridare speranza

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Il 20 settembre si celebra il Giubileo degli operatori di giustizia, che riguarda quanti sono coinvolti nel mondo della giustizia laica, canonica, ecclesiastica, a vario titolo: giudici, pubblici ministeri, magistrati, avvocati, operatori del diritto. La Chiesa italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene in tutto il mondo migliaia di progetti, sia specificamente rivolti agli operatori di giustizia, sia in senso più ampio volti a dare opportunità, rigenerare speranza, diventando così volano per declinare la giustizia, anche in contesti difficili e precari.

Costruire giustizia vuol dire esigere il rispetto dei diritti, di tutti. Nell’ultimo Rapporto del “Norwegian Refugee Council” (NRC), pubblicato lo scorso giugno, sono elencate le dieci crisi più dimenticate al mondo di “forced displacement”, in cui le persone si spostano dalla propria regione o paese non volontariamente, ma a causa di persecuzioni, conflitti, violenza generalizzata, violazione dei diritti umani o disastri ambientali. Otto riguardano Paesi africani, ai quali si aggiungono l’Iran – con un numero crescente di rifugiati afghani – e l’Honduras. Circa 245mila honduregni hanno presentato domanda di asilo nel 2024, mentre almeno 100mila sono stati sfollati all’interno del Paese. Si tratta probabilmente di una sottostima, che maschera la reale portata della crisi. Il paese è un punto di transito per molti migranti diretti verso il nord, di cui spesso si perdono le tracce. La Chiesa locale da oltre 30 anni sostiene loro e le loro famiglie nel richiedere il rispetto dei loro diritti. Con un supporto legale ha potuto così aiutare tante famiglie di migranti scomparsi riunite in comitati nella costante ricerca di verità, giustizia e riparazione.

Come avviene anche in Messico, dove il Centro diritti umani “Miguel Agustín Pro Juárez” (Prodh), fondato dai gesuiti nel 1988, accompagna la ricerca della verità e della giustizia di numerose famiglie in cerca dei loro cari, mettendo risorse e capacità tecniche, materiali e umane al servizio delle vittime. Più in generale offre l’aiuto per rompere il silenzio contro impunità, corruzione e arresti arbitrari, con una costante azione di sensibilizzazione e difesa dei diritti. Dal 1° luglio a dirigerlo c’è, per la prima volta, una donna, la prof.ssa María Luisa Aguilar Rodríguez. “Ogni giorno – raccontano gli avvocati che patrocinano gratuitamente e i volontari che cercano di formare i cittadini per cambiare istituzioni e mentalità – vediamo la speranza delle vittime che, nonostante le avversità, continuano a lottare per la giustizia e la verità con resilienza e generosità. Le accompagniamo con una consulenza legale. Pubblicizziamo i loro casi alla radio, alla televisione e sulla stampa”. Alcune donne indigene Yañ”u che sono state imprigionate e condannate a 7 anni di carcere, grazie alla consulenza ricevuta, sono state rilasciate e il Procuratore generale della nazione ha chiesto loro perdono in un auditorium di circa 250 persone.

Casi singoli che diventano percorsi di comunità, di dialogo fondato sul rispetto della dignità umana, sulla verità, sulla responsabilità, sulla giustizia. A partire proprio dai meno tutelati. Come avviene in India, negli Stati di Goa e Maharashtra (provincia di Pune), grazie a un progetto della Fondazione Magis che attraverso formazione e accompagnamento, consente alle comunità vulnerabili di interfacciarsi con i dipartimenti e le istituzioni governative per chiedere il rispetto dei diritti e l’attuazione dei programmi sociali.

In Brasile invece, negli stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e San Paolo, la Chiesa attraverso il Consiglio Missionario Indigeno difende i diritti territoriali dei popoli indigeni che spesso si trovano in tavoli di conciliazione, interminabili negoziazioni con l’intento, in generale, di convincerli a rinunciare ai loro diritti costituzionali e ad accettare risarcimenti o scambi di terre, per favorire gli interessi economici e politici dei grandi proprietari terrieri e dell’agroindustria.

Nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, la Diocesi di Budjala cerca di sviluppare le capacità delle comunità rurali in 25 villaggi, spesso vittime di gravi violazioni da parte dello Stato e di privati, nella promozione e difesa dei diritti umani e nella gestione pacifica dei conflitti. Tutto questo attraverso campagne di sensibilizzazione e la formazione di operatori delle Commissioni di Giustizia e Pace.

Progetti e contesti diversi che parlano di giustizia, pace e riconciliazione, diritti umani, formazione, informazione e stimolo nei confronti dell’opinione pubblica. Perché tutti siano consapevoli dei propri diritti, ma anche dei doveri nei confronti degli altri. Così ogni comunità può diventare, come papa Leone ha detto ai Vescovi italiani, una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).

8xmille / È il momento di agire: informare è fondamentale, scegliere fa la differenza!

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I dati appena pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi alle scelte dell’8xmille espresse nella dichiarazione dei redditi 2024 (anno d’imposta 2023), ci offrono uno spaccato chiaro e prezioso: ci dicono dove siamo e dove possiamo – dobbiamo – andare.

C’è una buona notizia: si è fermata l’emorragia di firme a favore della Chiesa cattolica.
Negli ultimi anni si perdevano oltre 200.000 firme ogni anno. Stavolta no. Il calo si è ridotto a sole 66.000 firme: un cambiamento netto, un segnale incoraggiante. Un risultato che premia il lavoro di chi, con passione e costanza, ha informato, sensibilizzato e spiegato l’importanza di una firma. Quando si informa, si sceglie. E quando si sceglie consapevolmente, si fa la differenza.

Le firme a favore della Chiesa si attestano oggi al 66,2% del totale, con una flessione contenuta di appena un punto percentuale rispetto al 2023. Ma il dato davvero rilevante è un altro: ben 11,3 milioni di contribuenti hanno scelto la Chiesa cattolica come destinataria dell’8xmille.

Un numero che supera quello dei cattolici praticanti, e che ci dice qualcosa di fondamentale: gli italiani continuano ad avere fiducia nella Chiesa, nel suo impegno sociale, nella sua vicinanza agli ultimi. Una fiducia che va oltre la frequenza alla Messa e che si traduce in una scelta concreta, libera e responsabile.

Ma attenzione: non è il momento di rilassarsi.
Lo Stato ha registrato un incremento netto di oltre 200.000 firme. Una parte firma per lo Stato perché nessuno ha spiegato loro che possono scegliere anche altro. Questo è un terreno di sfida e di opportunità.

Il campo di battaglia principale resta il modello 730, da cui arriva il 75% delle firme alla Chiesa cattolica. Ma è lo stesso canale attraverso cui cresce anche lo Stato.

E poi c’è un territorio tutto da conquistare: i contribuenti con modello CU.
Qui i numeri sono allarmanti: solo 20.000 firme alla Chiesa (lo 0,4% del totale), in calo rispetto all’anno precedente. È un bacino spesso escluso dal sistema dell’8xmille, fatto di pensionati, persone che non sanno di poter scegliere, o non sono coinvolte attivamente nella dichiarazione. È proprio qui che possiamo crescere di più.

Ogni firma lasciata al caso è una firma persa. Ogni cittadino non informato è un’opportunità che svanisce.
È il momento di scendere in campo, con determinazione e coraggio. Parliamone nei luoghi di lavoro, in parrocchia, con gli amici, online. Una firma può cambiare una vita, anzi migliaia di vite. Dietro ogni firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica c’è una storia vera.

Una famiglia che ritrova un tetto. Un giovane che riscopre il senso della vita. Un anziano che non resta solo. Un bambino che riceve cure, cibo, istruzione. Sono oltre 12.000 i progetti che ogni anno prendono vita grazie a questo gesto semplice ma di grande valore. La firma per la Chiesa cattolica è una scelta di solidarietà, speranza e responsabilità. È una scelta che dice chi siamo.

Se non lo fai tu, chi lo farà? Se non adesso, quando? Aiuta anche tu a far conoscere l’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni firma conta. E oggi, più che mai, può fare la differenza.

8xmille / Accoglienza migranti nel Salento: un progetto che unisce istituzioni e volontariato

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Nel cuore del Capo di Leuca, estremo lembo del Basso Salento, la Fondazione Parco Culturale Ecclesiale De Finibus Terrae rappresenta da anni un baluardo di umanità e accoglienza per i migranti in transito. Grazie alla sinergia con la Caritas diocesana di Ugento-Santa Maria di Leuca e all’impiego dei fondi 8xmille per la carità della Chiesa cattolica, ha preso forma un presidio che coniuga solidarietà e progettualità.

Fiore all’occhiello del progetto è lo sportello. Nessuno è straniero, attivo dal 2019, con la collaborazione dell’associazione Form.ami. Nato con l’obiettivo di fornire supporto concreto ai migranti, è oggi una realtà capace di offrire ascolto, orientamento e integrazione sul territorio, anche nei momenti più critici degli sbarchi, come quelli avvenuti negli anni scorsi nel porto di Santa Maria di Leuca.

Il principio ispiratore è semplice, ma rivoluzionario: la terra appartiene a tutti. È da questa convinzione che nasce un modello di inclusione replicabile e sostenibile.

Uno dei progetti più significativi portati avanti è Cose buone dal mondo, un’iniziativa di catering multietnico che fonde sapori, tradizioni e storie, con l’obiettivo di creare ponti tra migranti e comunità locali. Un modo originale e concreto per fare dell’integrazione una pratica quotidiana, capace di coinvolgere anche l’economia locale. A questa azione si affianca il lavoro formativo per la creazione di figure di interpreti madrelingua (bengalese, arabo, fula, cinese), indispensabili per garantire una comunicazione efficace e rispettosa delle culture di origine. L’intero impianto è alimentato dall’insegnamento del venerabile don Tonino Bello, promotore della “convivialità delle differenze”, e trova pieno sostegno nel pensiero del Vescovo Vito Angiuli, che vede nella vocazione mediterranea del territorio un ponte naturale verso la pace e l’accoglienza.

L’articolo completo di Luana Prontera su gente.it del 9 luglio.