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8xmille / Oltre 1 miliardo di euro nel 2026. Il 67,28% dei contribuenti ha scelto la Chiesa cattolica

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È pari a 1.086.752.778,01 euro la somma relativa all’8xmille dell’Irpef assegnata alla Chiesa cattolica per il 2026, come comunicato dal Ministero dell’economia e delle finanze. Lo ha reso noto l’82ª Assemblea generale della CEI, che ha approvato la ripartizione delle somme (v. allegato).

La cifra è determinata da 1.063.069.466,83 euro a titolo di anticipo per l’anno in corso e da un conguaglio di 23.683.311,18 euro sulle somme riferite all’anno 2023.

La percentuale delle scelte a favore della Chiesa cattolica nell’anno 2023 (redditi 2022) è stata pari al 67,28%, in calo del 2,23% rispetto all’anno precedente.

Le risorse sono ripartite in tre grandi voci: esigenze di culto e pastorale (408.208.000 euro), interventi caritativi (284.544.000 euro) e sostentamento del clero (394.000.000 euro).

Tra le destinazioni principali:
158 milioni alle diocesi per culto e pastorale
129 milioni per l’edilizia di culto (di cui 25 milioni per la tutela dei beni culturali ecclesiastici)
150 milioni alle diocesi per la carità
80 milioni per lo sviluppo dei popoli
394 milioni per il sostentamento del clero.

Sviluppo dei popoli / Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili

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Complessivamente, nella riunione del 28 e 29 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione dai fondi 8xmille 11.326.020 euro per 64 progetti: 39 in Africa (€  7.268.083), 16 in Asia (€ 2.756.186), 6 in America Latina (€ 791.062), 2 in Europa (€ 330.197), 1 in Medio Oriente (€ 180.492) .

È lievito che fa crescere e aiuta contesti e comunità a potenziare e moltiplicare talenti, avviando o rafforzando processi. Ogni intervento è una goccia che cade su terreni dove quotidianamente sacerdoti, religiose e religiosi, laici, volontari, professionisti, si impegnano nelle periferie sociali e geografiche, promuovendo incontro, dialogo e solidarietà al di là di ogni divisione.

È quanto avviene in India, Paese segnato da forti contrasti, dove convivono una formidabile crescita con una fragilità che impressiona. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la più grande democrazia del mondo e un mosaico di culture, lingue e religioni. Accanto allo sviluppo nei settori tecnologico e digitale, persistono profonde disuguaglianze, povertà diffusa e forti divari tra città e campagne. Il sistema delle caste, sebbene formalmente abolito, continua a incidere soprattutto su “dalit” – i fuoricasta – e comunità tribali. I cristiani, pur minoranza, svolgono un ruolo significativo nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza ai più poveri. In questo contesto, le donne — spesso ancora limitate da stereotipi — emergono come potenti agenti di compassione, cura, educazione e trasformazione sociale. In particolare, nella sanità diventano spesso il volto della cura, dell’accompagnamento, della difesa della dignità umana.  Uno degli aspetti più straordinari è proprio il contributo delle religiose cattoliche nella sanità. Circa 1000 religiose-medico, 25000 suore-infermiere e un esercito di religiosi che lavorano nell’ambito della salute, di cui l’80% opera in regioni remote, rappresentano spesso l’unico riferimento sanitario per molte comunità. Attraverso una rete di oltre 3.500 istituzioni, la Catholic Health Association of India raggiunge più di 21 milioni di persone ogni anno, garantendo cure e assistenza anche nelle zone più povere e marginalizzate.

“Nei corridoi dell’ospedale vedo due Indie che convivono: una moderna e tutelata, l’altra fragile, fatta di migranti e lavoratori senza assicurazione, costretti a rimandare le cure finché anche una malattia lieve diventa grave. L’ospedale diventa uno specchio del Paese”, spiega suor Beena Madhavat Devasia, religiosa orsolina, una delle 1000 religiose-medico, che dirige l’Holy Family Hospital di Mumbai.

Se poi dalle metropoli come Mumbai ci si sposta nelle aree più svantaggiate dell’India, i contrasti sociali si fanno ancora più evidenti. Nella diocesi di Guntur, nello Stato dell’Andhra Pradesh, centinaia di baraccopoli ospitano una popolazione segnata da estrema povertà, carenza di infrastrutture e precarietà lavorativa. In questo contesto, una rete di 106 parrocchie mobilita ogni giorno sacerdoti, religiose e volontari per sostenere lo sviluppo comunitario e assistere i più fragili.

Con il contributo di professionisti e delle Suore Francescane Clarisse, impegnate nell’assistenza infermieristica e nel sostegno alle famiglie, uno dei progetti approvati a maggio dal Comitato, si andrà a creare un centro dedicato ai bambini affetti da talassemia. La struttura sarà dotata di una banca del sangue specializzata e di un reparto per trasfusioni diurne, per garantire cure salvavita a piccoli pazienti costretti a sottoporsi a trasfusioni ogni tre o quattro settimane. Nella regione sono parecchi i bambini affetti da questa malattia a fronte di pochi centri specializzati: molte famiglie devono percorrere oltre 400 chilometri per accedere alle cure. Il nuovo polo sanitario offrirà raccolta e conservazione del sangue, trasfusioni periodiche, campagne di donazione, programmi di prevenzione e supporto psicologico. È previsto anche un ambulatorio mobile per raggiungere le aree rurali più isolate.

Il centro potrà assistere ogni anno tra 200 e 300 bambini, con fino a 4.000 trasfusioni, riducendo drasticamente i viaggi e migliorando la continuità delle cure. Portare le cure più vicino alle comunità non significherà solo salvare vite, ma anche restituire dignità e speranza a centinaia di famiglie. “La Chiesa – come ha ricordato Papa Leone XIV ricevendo i membri dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) – sente molto il valore di questo stare vicino: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

(Qui un articolo su altri progetti 8xmille per l’India di Ferruccio Ferrante pubblicato sul Sir)

Focsiv / In Iraq l’8xmille ridà vita alla terra e prospettive alle famiglie con i peperoni verdi

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Nell’edizione del 14 maggio del Tg Volontariato DIRE, Vincenzo Giardina racconta un progetto della Focsiv realizzato anche grazie all’8xmille-Chiesa cattolica.

A Baghdad sono sempre più richiesti i peperoni verdi coltivati a Qaraqosh e rappresentano un simbolo di rinascita. Con riso, agnello e spezie danno sapore al dolma, uno dei piatti più tipici della cucina irachena. Prodotti localmente e coltivati con cura, questi ortaggi sono diventati anche un simbolo di rinascita in un Paese segnato da anni di guerra e violenze. Nelle serre crescono anche i cocomeri, spiega Frans Awdar Barbar: “All’inizio, le principali sfide erano il tempo e l’impegno, perché le piante richiedono molta cura ed energia. Non si tratta solo di piantare e innaffiare: serve un’attenzione continua”.

Frans è uno dei 60 agricoltori al lavoro nelle serre: 20 strutture ai margini del deserto, nel nord dell’Iraq, che stanno ridando vita alla terra e prospettive alle famiglie.

L’iniziativa è coordinata dalla federazione Focsiv, la federazione italiana che gestisce il progetto delle serre, ed è intitolata Percorsi di pace e di dialogo fra le comunità nel Kurdistan iracheno e in Iraq: prevede corsi di formazione, dalla semina fino all’irrigazione, ed è allo stesso tempo un richiamo alle sfide di un Paese che è un mosaico splendido ma fragile. Secondo Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, “in territori ancora segnati dai conflitti e dall’instabilità, investire nella sicurezza alimentare e nel protagonismo delle comunità locali significa costruire condizioni reali di stabilità e convivenza”.

Decisivi i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica: una scelta gratuita, che si può sommare al 5xmille in favore di Focsiv, per coltivare la pace in Iraq.

Ma l’impegno non si limita all’agricoltura. “Il progetto ha garantito attività educative, artistiche e di supporto scolastico a oltre 500 bambini e ragazzi, offrendo spazi sicuri di aggregazione e crescita in un contesto in cui i servizi per i giovani risultano ancora molto limitati”, sottolinea Borsotto. “Attenzione è stata inoltre dedicata all’empowerment femminile, attraverso percorsi di formazione e sostegno economico rivolti a 50 donne della piana di Ninive”. La sfida è favorire l’avvio di attività che generino reddito e contribuiscano, dopo anni di violenza, a rafforzare, in una prospettiva di pace, il tessuto delle comunità.

8xmille / Terremoto Emilia-Romagna: 14° anniversario. La diocesi di Carpi prosegue la ricostruzione dei beni diocesani

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Il servizio di Virginia Panzani per il Settimanale diocesano Notizie di Carpi fa il punto della situazione a quattordici anni dal sisma del maggio 2012. La Diocesi di Carpi prosegue il percorso di ricostruzione del patrimonio ecclesiastico danneggiato, con l’obiettivo di restituire progressivamente alle comunità chiese, campanili, canoniche, cinema-teatri e altri edifici parrocchiali ancora interessati da lavori o progettazioni.

“Il programma delle opere pubbliche comprende complessivamente 69 interventi, dei quali 36 sono già stati ultimati e dunque restituiti alla fruizione pubblica – afferma l’architetto Sandra Losi, direttore dell’Ufficio Diocesano Patrimonio Immobiliare -. Tra gli edifici non ancora riaperti, otto sono interessati da cantieri in corso o in avvio imminente; per gli altri è comunque stata avviata la procedura finalizzata ad arrivare al cantiere e, successivamente, alla riapertura. Nessun edificio è abbandonato e per ciascun bene è previsto un percorso di recupero”.

I tempi, inevitabilmente diversi da caso a caso, dipendono dalla complessità degli interventi necessari: “non si tratta soltanto di ricostruire quanto è andato perduto o riparare le parti superstiti – spiega l’architetto Losi -, ma anche di rendere gli edifici più sicuri, così da ridurre il rischio che un futuro evento sismico possa comprometterne nuovamente l’integrità. Questo percorso di restituzione del patrimonio ecclesiale alle comunità è reso possibile grazie ai fondi regionali messi a disposizione per la ricostruzione”.

Accanto all’avanzamento tecnico e amministrativo degli interventi, la Diocesi intende rafforzare anche il coinvolgimento delle comunità locali. Sono infatti previsti incontri nei territori e iniziative di cantiere aperto, pensati per illustrare lo stato di avanzamento dei progetti, spiegare la natura degli interventi e accompagnare le parrocchie nel percorso che porterà alla riapertura degli edifici. Alcune date sono già state fissate, altre saranno programmate nei prossimi mesi, entro l’autunno.

Le chiese nei centri

Tra gli edifici più attesi vi è certamente la chiesa di San Francesco a Carpi, unica chiesa del centro storico cittadino ancora inagibile dal 2012. Per San Francesco, annuncia l’architetto, “sono arrivate le autorizzazioni necessarie per dare corso alle procedure preliminari alla gara d’appalto. Inoltre, sabato 6 giugno, alle ore 18, è previsto in parrocchia un incontro di illustrazione dei lavori che saranno realizzati per la riparazione dei danni da sisma. Nella stessa occasione – aggiunge – saranno presentate anche le opere di manutenzione straordinaria che riguarderanno i locali parrocchiali, sostenute da un contributo CEI 8xmille edilizia e da un’ulteriore donazione privata. L’avvio dei lavori è previsto entro l’anno francescano in corso”.

Per quanto riguarda le altre chiese ancora inagibili nei centri di paese, in particolare la parrocchiale di San Michele Arcangelo a Novi e la parrocchiale della Conversione di San Paolo Apostolo a Concordia, spiega l’architetto, “è stata avviata l’istruttoria della prima fase progettuale e sono in corso di elaborazione le integrazioni richieste dalla struttura commissariale. La Diocesi sta inoltre predisponendo un calendario di incontri dedicati sul territorio, per aggiornare direttamente le comunità interessate sullo stato dei rispettivi percorsi di recupero”.

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8xmille e legalità / Da Nardò l’impegno contro le mafie parte da un bene confiscato

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Dalla masseria confiscata alla Sacra Corona Unita “La Tenente”, a Copertino, arriva un segnale concreto di rinascita e impegno civile: qui si è conclusa la “Settimana della legalità” promossa dalla diocesi di Nardò-Gallipoli. Come racconta Filippo Passantino (Sir), il bene sottratto alla criminalità è oggi uno spazio di educazione e partecipazione, reso possibile anche grazie ai fondi dell’8xmille e al sostegno di Caritas Italiana. Un esempio di come la memoria delle stragi si traduca in azioni quotidiane, soprattutto a favore dei più giovani, per costruire una cultura della legalità radicata nel territorio.

Un’iniziativa che ha scelto di partire dai giovani, dalle scuole e dai territori per rilanciare una cultura capace di opporsi non solo alle mafie, ma anche alla rassegnazione sociale.

“La memoria delle stragi è una memoria collettiva – spiega al Sir don Giuseppe Venneri, direttore della Caritas diocesana – e l’impegno contro la criminalità organizzata riguarda tutta la Chiesa e tutti i battezzati”. Parole che acquistano un significato ancora più forte in un territorio segnato da episodi recenti di violenza e intimidazione. “Dobbiamo necessariamente tenere desta l’attenzione”, osserva il sacerdote.

Per questo la diocesi ha deciso di dedicare la settimana di commemorazione della strage di Capaci alla figura del beato don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia a Brancaccio nel 1993. Non soltanto un simbolo della lotta a Cosa nostra, ma soprattutto un testimone capace di “interpellare le coscienze”, spingendo ciascuno a scegliere da che parte stare.

Il cuore del messaggio lanciato dalla manifestazione è racchiuso proprio nelle parole più note di don Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. Una frase che, secondo don Venneri, non appartiene soltanto alla memoria, ma indica ancora oggi una direzione concreta. “Abbiamo voluto coinvolgere soprattutto le scuole e i ragazzi perché lavorare sulle giovani generazioni significa investire sul presente e sul futuro”.

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San Benedetto del Tronto / Con l’8xmille “La Terra degli Ortolani”

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Il progetto “La Terra degli Ortolani” affonda le sue radici nel cuore della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto, nascendo come risposta concreta a un paradosso rilevato quotidianamente dai Centri di Ascolto del territorio: molti degli ospiti delle strutture, pur possedendo un bagaglio di esperienze legate all’agricoltura nei propri paesi d’origine, si ritrovavano intrappolati in un presente di inattività e marginalità.

La sfida principale era dunque quella di abbattere gli stereotipi e superare le barriere che impedivano a persone fragili, come immigrati e senza fissa dimora, di accedere a percorsi di autonomia reale.

L’opera, che ha ricevuto 72.000 euro dei fondi dell’8xmille, si è evoluta nel tempo partendo da una prima intuizione sperimentale nel 2024, trasformandosi in un vero laboratorio di vita dove i destinatari sono stati coinvolti fin dalla fase di ideazione. Attraverso un attento percorso di co-progettazione, si è scoperto che il contatto con la terra non è solo fatica, ma un potente ponte emotivo con le radici di questi uomini e uno strumento per ritrovare responsabilità e speranza.

L’impatto generato abbraccia l’intera comunità: i prodotti della terra riforniscono la mensa Caritas, creando un’economia circolare virtuosa, e raggiungono le tavole di circa cento famiglie del territorio attraverso il loro coinvolgimento.

Questo cammino ha portato alla strutturazione attuale del progetto, che oggi vede la messa a sistema di circa 10 ettari di terreno tra San Benedetto del Tronto e Acquaviva Picena, grazie anche al supporto gratuito di un’azienda agricola tutor locale: 14 uomini, tra i 21 e i 50 anni, sono protagonisti di questo cambiamento attraverso Tirocini di Inclusione Sociale che permettono loro di imparare un mestiere e riacquistare fiducia nel futuro.

Oggi l’opera si caratterizza per un modello di inclusione che unisce formazione tecnica, supporto psicologico e lavoro sul campo.

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Lamezia Terme / Ripartiamo dalla Persona: con l’8xmille dignità, inclusione, lavoro

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Il progetto “Ripartiamo dalla Persona: dignità, inclusione, lavoro” della Caritas diocesana di Lamezia Terme nasce da un bisogno chiaro e urgente: superare l’assistenzialismo e offrire alle persone strumenti concreti per riconquistare autonomia, dignità e futuro attraverso il lavoro.

In un territorio segnato da disoccupazione e fragilità sociali, la sfida è stata fin dall’inizio quella di trasformare il bisogno in opportunità.

Nel tempo, il progetto (che ha ricevuto 186.000 euro dei fondi dell’8xmille) si è evoluto da semplice spazio di ascolto a percorso strutturato di accompagnamento: orientamento personalizzato, formazione, inserimento lavorativo e sostegno all’autoimprenditorialità. Un passaggio decisivo è stato il rafforzamento delle reti territoriali, che ha reso più efficace l’incontro tra persone e opportunità.

L’edizione 2026 segna un’innovazione. Al centro c’è una scelta precisa: sostenere in modo concreto le donne, soprattutto madri sole o con figli piccoli, spesso escluse dal lavoro per difficoltà di conciliazione.

Per questo nascono servizi innovativi di doposcuola e cura per bambini 0-6 anni, affiancati dal coinvolgimento di volontari senior in un virtuoso scambio intergenerazionale.

Accanto a questo, si rafforzano i percorsi di orientamento e lavoro, laboratori di educazione finanziaria e genitorialità. L’impatto è concreto: più competenze, più autonomia, più inclusione.

Ma soprattutto, una comunità che si attiva, si prende cura e cresce insieme, rimettendo al centro la persona e il suo valore.

“Le difficoltà legate all’occupazione – dichiara don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana e referente del progetto – incidono direttamente sulle condizioni economiche delle persone, rendendo complesso pagare bollette, affitto e, in alcuni casi, persino accedere a cure mediche e farmaci. Le principali criticità che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro locale includono: mancanza di qualifiche professionali e competenze linguistiche o tecniche spendibili; scarsa conoscenza delle opportunità lavorative disponibili sul territorio, specie tra chi proviene da contesti di estrema marginalità; gravi carenze infrastrutturali, in particolare un sistema di trasporti inadeguato, che costringe molti lavoratori a spostarsi autonomamente. Ecco perché, proprio per rispondere a queste esigenze, abbiamo deciso di rafforzare i servizi di ascolto e orientamento”.

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8xmille per lo sviluppo dei popoli / Giovani e lavoro: tra opportunità e nuove sfide globali

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Il lavoro resta centrale per il futuro dei giovani, ma i dati globali secondo le principali tendenze rilevate da ILOSTAT mostrano forti criticità: 70% di partecipazione alla forza lavoro, 60% di occupazione effettiva, 7% di disoccupazione e un divario occupazionale del 20%. A questo si aggiungono 60% di lavoro informale e 20% di povertà lavorativa. Particolarmente rilevante è il dato dei giovani: il tasso NEET raggiunge il 30%, indicando una quota significativa di ragazzi tra 15 e 24 anni che non studiano e non lavorano.

Numeri che evidenziano come il problema non sia solo occupazionale, ma riguardi qualità e inclusione. Come ricorda Papa Leone XIV: “Sono proprio i giovani a diventare protagonisti del loro futuro, senza venir considerati strumenti funzionali all’organizzazione di un’azienda o ingranaggi utili al successo commerciale”. In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro: accanto a nuove opportunità, rischia di ridurre l’accesso dei giovani alle prime esperienze professionali, automatizzando molte mansioni di base. Di fronte a queste trasformazioni, va recuperata una visione capace di mantenere al centro la dignità e il talento delle persone. In particolare, nel Messaggio “Custodire voci e volti umani” per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, a proposito di quella che il Papa definisce “industria creativa umana”, ma vale per ogni attività, si sottolinea l’esigenza “che il volto e la voce tornino a dire la persona”. Grazie ai fondi 8xmille, la Chiesa cattolica punta proprio a questo: a valorizzare i talenti delle persone anche nei contesti più fragili.

È il caso del progetto sostenuto dalla Caritas di Bondoukou nel Nord-Est della Costa d’Avorio, nelle regioni del Gontougo e del Bounkani. L’iniziativa ha coinvolto 7 parrocchie, con 245 donne organizzate in gruppi produttivi e 140 giovani impegnati in attività agricole, per un totale di 14 gruppi. Le donne si sono dedicate alla produzione di attiéké, burro di karité e sapone locale, mentre i giovani alla coltivazione di mais, manioca e pomodori. Particolare attenzione è stata data alla formazione: 7 centri di alfabetizzazione, attivi per sei mesi, hanno permesso a 245 donne di imparare a leggere, scrivere e calcolare, affiancando percorsi su gestione cooperativa, microcredito e tecniche produttive. È stato inoltre sviluppato un sistema di filiera locale, in cui i prodotti agricoli dei giovani vengono trasformati e venduti dai gruppi di donne. “Lavorare in gruppo – racconta Alima – ci ha dato forza: ora produciamo insieme e vendiamo i nostri prodotti.”

Formazione professionale mirata e creazione di attività economiche collettive sono i pilastri anche di un progetto sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzato dalla Salem Social Service Society (SSSS) in quattro villaggi del distretto di Salem, nello Stato del Tamil Nadu, in India. Il progetto realizzato in 4 villaggi del Tamil Nadu ha coinvolto 204 giovani, di cui circa 90 formati nel primo anno, in 8 settori professionali. Attraverso percorsi pratici – dalla sartoria alla ristorazione, dall’allevamento alla produzione artigianale – e il sostegno alla creazione di imprese collettive, i giovani hanno avviato attività concrete, dalla produzione tessile ai servizi, fino ad allevamenti con 12 bovini. In entrambi i contesti, il coinvolgimento delle comunità locali è stato decisivo: formazione, lavoro e cooperazione si confermano strumenti fondamentali per costruire percorsi sostenibili di autonomia, dignità e inclusione sociale.

Anche in un contesto segnato da crisi multiple come il Libano, la formazione alle professioni che apre le porte di possibile impiego può costruire percorsi concreti di dignità e speranza per i più vulnerabili come donne migranti e rifugiate — spesso vittime di violenza e tratta — che arrivano nei centri di accoglienza in cerca di protezione e nuove opportunità. Per rafforzare le loro competenze e favorire il loro reinserimento sociale Caritas Libano e Academia hanno offerto dei corsi di informatica per 30 donne nei centri Olive e Cedar. Le partecipanti provenivano da diversi Paesi, tra cui Siria, Kenya, Etiopia, Sudan, Camerun e Sri Lanka, e hanno avuto strumenti concreti per autonomia e reinserimento. Le competenze digitali sono diventate così una leva per la loro indipendenza economica.

Esempi di come “l’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa” come hanno scritto i Vescovi italiani nel Messaggio per la Festa dei Lavoratori, ricordando che “ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità” e che “il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura”.

8xmille / Beni Culturali: il museo diocesano di Padova incontra Monzio Compagnoni

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Il progetto “Nel Segno di Massimo” è un’iniziativa del Museo diocesano di Padova dedicata alla riscoperta della figura di San Massimo, tradizionalmente considerato il secondo vescovo della città dopo San Prosdocimo, alla guida della Chiesa euganea tra il 141 e il 166 d.C., e dei luoghi a lui legati.

Nell’ambito di questo progetto, giovedì 21 maggio alle ore 17.30, presso il Museo diocesano (Palazzo Vescovile, Piazza Duomo 12), si terrà un incontro con il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

L’incontro sarà l’occasione per approfondire il valore dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che sostiene non solo le attività pastorali e di aiuto della Chiesa, ma anche la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, di cui beneficia anche il Museo diocesano di Padova.

L’8xmille sostiene un mondo fatto di fede, aiuto e presenza quotidiana. Tuttavia, pochi sanno che sostenere la Chiesa con l’8xmille non significa solo supportare una rete capillare di prossimità spesso invisibile, ma anche riconoscere il valore e il ruolo della Chiesa nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico.

Firmare per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica è una scelta significativa ed importante anche nei confronti dei beni culturali che sono parte fondamentale della nostra storia e cultura.

Dopo l’incotro con Monzio Compagnoni, è prevista una visita guidata gratuita al Museo diocesano e al Palazzo Vescovile con il direttore, dott. Andrea Nante.

Per saperne di più sul programma della rassegna vai su https://www.museodiocesanopadova.it/

Asti / L’8xmille per la cura e la salute all’ambulatorio “Fratelli Tutti”

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Grazie all’Ambulatorio Fratelli Tutti non mi vergogno più a sorridere ai miei nipoti e posso farlo senza coprirmi la bocca! Ho sempre cucinato per la mia famiglia ma, a causa dei costi spropositati delle protesi dentarie e della mia pensione minima, ormai potevo solo più mangiare cose morbide: ero senza denti. Qui, oltre a ridarmi un sorriso, mi hanno dimostrato che il bene esiste ancora!”. La testimonianza è firmata da Gina, beneficiaria “Fratelli Tutti”.

Ispirato all’enciclica Fratelli Tutti di papa Francesco (2020), che invita a vivere una fraternità concreta, l’Ambulatorio diocesano di cure gratuite nasce ad Asti in risposta alla sollecitazione rivolta dal Santo Padre durante la sua visita nel novembre 2022. Il nome scelto richiama proprio un’idea di accoglienza, inclusione e attenzione verso i più fragili.

Inaugurato il 20 novembre 2023 alla presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, l’ambulatorio è stato supportato grazie anche a 75.000 euro dei fondi 8xmille (dal 2024 al 2026) e offre cure gratuite con una missione chiara: accogliere, includere e sostenere le persone in difficoltà.

A due anni dall’inaugurazione, l’ambulatorio registra un aumento costante degli accessi, con oltre 350 persone prese in carico. Le richieste riguardano soprattutto odontoiatria (oltre 1.000 prestazioni) e oculistica (152 prestazioni, con fornitura anche di occhiali). Dal 2025 sono attive anche cure ortodontiche pediatriche per minori in difficoltà.

Sono attive oltre 22 specialità mediche e, da gennaio 2025, grazie a una donazione, vengono effettuati anche esami diagnostici come ecografie ed ecodoppler. L’accesso avviene tramite Caritas, Servizi Sociali o Patronati/CAF, con soglie ISEE definite per visite, farmaci e prestazioni.

L’attività è interamente fondata sul volontariato: 93 volontari tra medici, infermieri, farmacisti, operatori sociosanitari e amministrativi mettono a disposizione tempo e competenze.

Scopri di più su 8xmille.it.