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Una società senza pregiudizi è forse un’utopia, ma ciascuno può contribuire a contrastarli attraverso la conoscenza e l’informazione. È il messaggio che emerge dall’esperienza dell’Arcidiocesi di Gorizia, dove la Caritas diocesana e la Cappellania della Casa circondariale hanno promosso il progetto “Oltre il Pre-Giudizio”, sostenuto dai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. L’iniziativa nasce per contrastare i luoghi comuni sulle persone detenute e favorirne il reinserimento sociale.
Nel 2025 sono state sostenute 64 persone detenute o in misura alternativa con aiuti economici e beni di prima necessità, mentre sei percorsi di inserimento lavorativo hanno coinvolto cooperative sociali e imprese del territorio.
Accanto agli interventi concreti, è stato realizzato anche il percorso di sensibilizzazione “Dialoghi sulla giustizia”, dedicato ai temi della pena, della giustizia di comunità e della giustizia riparativa.
L’esperienza si inserisce nel più ampio impegno sostenuto dall’8xmille, spesso al centro di luoghi comuni. Tra i “falsi miti” più diffusi vi sono quelli riguardanti il sostentamento dei sacerdoti e la destinazione delle risorse. In realtà, ricorda la Chiesa italiana, i circa 31mila sacerdoti percepiscono mediamente meno di mille euro netti al mese e solo una minima parte del loro sostegno deriva dalle offerte raccolte durante le Messe. Inoltre, una delle tre finalità previste dalla legge per la ripartizione dell’8xmille riguarda proprio gli interventi caritativi: nel 2024 quasi 300 milioni di euro sono stati destinati a sostenere famiglie, anziani e persone fragili, oltre a interventi per l’emergenza abitativa.
Anche nell’Arcidiocesi di Gorizia e grazie al sostegno dei fondi 8xmille è stato recentemente possibile cercare di abbattere altri “falsi miti”: quelli legati al carcere. La Caritas diocesana e la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia hanno diffuso negli scorsi mesi l’opuscolo “I falsi miti del carcere…” dove, in maniera semplice e grazie anche ad efficaci illustrazioni, si cerca di abbattere luoghi comuni quali “Il carcere è un hotel a 5 stelle” (falso: sovraffollamento, situazioni malsane degli istituti di pena, mancanza di speranza nel futuro rendono la vita all’interno difficile per rei e per agenti penitenziari), “I carcerati vivono a sbafo” (quando invece il detenuto deve versare all’Erario una quota giornaliera per le spese di mantenimento), oppure ancora “Chi è in carcere è privilegiato perché studia, si laurea, e appena esce trova subito lavoro” (nel 2024 solo il 31% dei detenuti risultava iscritto a un corso scolastico e soltanto il 10% ha partecipato a corsi di formazione professionale).
L’opuscolo è stato distribuito durante gli eventi formativi della Caritas diocesana e si sta diffondendo nelle parrocchie e nei luoghi di incontro: una piccola goccia nel mare, che desidera però rimettere al centro la dignità della persona.
Il pieghevole fa infatti parte di un progetto più ampio, finanziato dai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica a disposizione di Caritas Italiana, chiamato “Oltre il Pre-Giudizio” cui la finalità è ridurre il pregiudizio verso le persone detenute, in misure alternative alla carcerazione o che hanno scontato la pena.
La progettualità è stata realizzata appunto grazie a un’intensa collaborazione tra la Caritas diocesana di Gorizia, la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia e un gruppo di volontariato che svolge servizio in favore delle persone ristrette.
Nel 2025 “Oltre il Pre-Giudizio” ha sostenuto con piccoli sussidi economici e generi di prima necessità (quali ad esempio vestiario e beni per l’igiene personale) 64 persone detenute, oppure in regime alternativo alla carcerazione.
Nello stesso anno sono stati attivati tramite le doti lavoro 6 progetti di inserimento lavorativo a favore di tre detenuti nella Casa circondariale del capoluogo isontino, di una persona beneficiaria di misure alternative alla carcerazione e infine di una persona che ha appena scontato la pena. Questi progetti di inserimento lavorativo hanno coinvolto due cooperative sociali e due imprese profit che in questo modo hanno aiutato nel superare le paure nei confronti delle persone detenute.
Per concludere, nel corso dell’annualità 2025 il progetto ha realizzato un percorso di sensibilizzazione sui temi della giustizia dal titolo “Dialoghi sulla giustizia” in cui si è riflettuto su diversi approcci della stessa: il criterio penale detentivo, che prevede la restrizione della libertà della persona che ha commesso reato; l’approccio comunitario che prevede che la pena possa essere scontata con un impegno a favore del bene comune tramite ad esempio i lavori di pubblica utilità; infine la giustizia riparativa che consiste nel suggellare un accordo tra chi ha commesso un crimine e le persone danneggiate dal reato, con il che reo si impegna a riparare il danno causato.
Questo terzo approccio ha come finalità la presa di coscienza della persona che ha commesso l’illecito, del male che ha arrecato, giungendo alla riconciliazione tra il colpevole e le persone offese.
