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8xmille / Madagascar, Caritas Italiana vicina alla popolazione vittima del clima

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Una sequela di eventi atmosferici estremi ha colpito il Paese africano negli ultimi anni. Di fronte a tale emergenza la Chiesa cattolica si è attivata attraverso Caritas Madagascar, con programmi umanitari ad hoc. Dall’Italia sussidi in denaro alla popolazione per permettere alle famiglie di far fronte ai bisogni e sostenere l’economia locale.

Nel servizio di Enrico Casale per Vatican News (qui) l’intervista a Fabrizio Cavalletti, coordinatore dei programmi in Africa di Caritas Italiana, nella quale spiega: «L’impegno di Caritas Italiana si concentra sul supporto alla rete locale, attivando interventi che si focalizzano sui territori investiti dalle traiettorie distruttive dei venti. Nel 2025 gli interventi più significativi hanno riguardato la regione di Analamanga, nel centro dell’isola, e quella di Atsimo Andrefana, nella punta sud-occidentale. I cicloni seguono spesso una rotta diagonale: entrano dalle coste orientali, attraversano il cuore del paese e scaricano la loro furia verso le zone meridionali, lasciandosi alle spalle una scia di devastazione che non risparmia abitazioni né infrastrutture».

Gli effetti di questi eventi sono catastrofici per le popolazioni composte principalmente da piccoli agricoltori e allevatori. Il passaggio di un ciclone non significa solo lo sfollamento di migliaia di persone ma l’annientamento totale dei mezzi di sussistenza attraverso la perdita dei raccolti e degli animali. A ciò si aggiunge l’allerta sanitaria: le piogge torrenziali rendono le condizioni igieniche precarie, elevando esponenzialmente il rischio di epidemie di colera e di altre patologie. Per rispondere alla crisi, la strategia di aiuto si è evoluta verso un modello che punta al coinvolgimento della popolazione e alla ripresa dei mercati. Negli ultimi anni, spiega Cavalletti, «abbiamo adottato una strategia che privilegia i sussidi in denaro alla popolazione, preferendoli alla fornitura diretta di beni. Questa scelta permette alle famiglie di acquistare ciò di cui hanno effettivamente bisogno e, allo stesso tempo, inietta liquidità nell’economia locale, aiutando i piccoli commercianti e imprenditori a sopravvivere al disastro. Tuttavia, tale approccio resta possibile solo finché i mercati sono accessibili. In caso contrario la Caritas deve farsi carico di complessi e costosi sforzi logistici per trasportare beni di prima necessità in zone isolate dalle alluvioni».

Ma il vero nemico degli interventi in Madagascar è oggi il silenzio mediatico. «Nelle nostre comunità si conosce poco delle dinamiche africane perché i nostri media ne parlano raramente», osserva Cavalletti: «La conseguenza diretta di questo silenzio è la carenza di fondi per i programmi umanitari. La gente non è informata e difficilmente dona. Gran parte del lavoro svolto nel 2025 è stato possibile solo grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica stanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana. Senza un’informazione costante è difficile sensibilizzare le comunità e raccogliere le risorse necessarie per chi ha perso tutto».

Sviluppo dei popoli / 8xmille e la speranza oltre le sbarre

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“Ho voluto spalancare la Porta, oggi, qui. La prima l’ho aperta a San Pietro, la seconda è vostra”. Così papa Francesco il 26 dicembre dello scorso anno si è rivolto ai detenuti di Rebibbia aprendo la Porta Santa della chiesa del Padre Nostro, all’interno del carcere romano. Un gesto di speranza in un luogo di reclusione dove è più facile perderla. A un anno di distanza, quasi a conclusione del Giubileo, dal 12 al 14 dicembre, si svolge il Giubileo dei detenuti, con un invito rinnovato a tutti a spalancare le porte del cuore a una speranza che non delude. Un’opportunità per ribadire – come sottolineato da papa Leone XIV lo scorso 26 giugno per la Giornata di lotta alle dipendenze – che “la cultura dell’incontro è via alla sicurezza” e che “troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte”. Secondo il rapporto 2025 della Penal Reform International nel mondo la popolazione incarcerata ammonta a circa 11,5 milioni, di cui 3,5 milioni in attesa di giudizio. In 25 anni è aumentata ovunque, con un picco del 224% in America Latina. Preoccupano violenze e condizioni di sovraffollamento. La Chiesa italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene interventi per difendere la dignità di ogni recluso e dare prospettive di futuro, generando speranza proprio dentro a delle mura che sembrano volerla negare.

Ad esempio, in Nigeria i Carmelitani da decenni stanno accanto ai carcerati e portano le loro istanze all’esterno. Appena arrivati in Nigeria, su invito del vescovo i Carmelitani iniziarono un apostolato nelle prigioni della diocesi di Enugu. Furono quindi i bisogni sociali della Chiesa locale che li indussero a fondare l’Associazione Carmelitana per la cura dei Carcerati (Capio), un’organizzazione no-profit che opera nelle carceri e negli istituti correzionali per migliorare la situazione dei carcerati”. Capio è impegnata nella promozione di riforme legali, nella revisione del codice penale, nella fornitura di servizi medici e legali gratuiti ai prigionieri e nel loro accompagnamento riabilitativo una volta usciti di prigione. È proprio per evitare che i detenuti, una volta usciti di prigione, diventino recidivi che Capio ha concepito l’idea del Centro Hope, Centro della Speranza, in cui aiutare queste persone a riabilitarsi e reintegrarsi nella società attraverso un ampio programma educativo. Oltre a lavorare con detenuti ed ex detenuti fanno anche attività di lobbying e advocacy con stakeholder strategici quali governo, magistratura e forze dell’ordine. “Il centro Hope – spiega p. Jerome Paluku, Segretario Generale per la Cooperazione Missionaria – è pensato per creare condizioni di vita migliori per le famiglie disagiate delle persone incarcerate. Attività fondamentale è quella di migliorare e facilitare l’accesso all’istruzione o al supporto psicosociale dei bambini che hanno uno dei genitori in carcere. Questo perché l’attenzione sia al benessere mentale che ad un’istruzione completa prepara i bambini ad un futuro sereno e contribuisce a spezzare il ciclo della povertà e della criminalità nelle famiglie, consentendo loro di ripartire”.

“Ripartire” è anche il nome del progetto che Amu, Azione per un Mondo Unito, collegata ai Focolarini, porta avanti in Uruguay in collaborazione con l’associazione locale “El Chajá”.
In Uruguay, oltre 14.000 persone vivono dietro le sbarre. La popolazione carceraria è triplicata in vent’anni. Sono uomini e donne che hanno sbagliato, spesso giovani cresciuti in contesti di povertà, violenza o abbandono. Molti non hanno terminato la scuola, alcuni non sanno leggere. Quasi nessuno trova un lavoro stabile dopo la detenzione. Così più della metà torna in prigione entro poco tempo. Un percorso di accompagnamento come “Ripartire” può fare la differenza. Nei dipartimenti di Florida e Durazno, il progetto accompagna 60 persone – 30 uomini e 30 donne – nel loro reinserimento sociale e lavorativo, con ripercussioni positive sul futuro di oltre 350 familiari. “Quando penso al giorno in cui uscirò dal carcere – racconta Marco, 24 anni, di Durazno – il mio desiderio più grande è riallacciare i rapporti con la mia famiglia”. Dietro ogni numero c’è infatti una storia: un padre che vuole tornare ad essere un esempio per i propri figli, una giovane donna che sogna di aprire un salone di parrucchiera, un ragazzo che scopre di avere talento nella falegnameria. Attraverso formazione professionale, supporto psicologico e accompagnamento sociale personalizzato, “Ripartire” aiuta ciascuno a ricostruire la propria vita con dignità. Un impatto che genera fiducia e speranza.

Sviluppo dei popoli / 8xmille: anche piccole risposte danno vita a grandi progettualità

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I fondi dell’8xmille diventano risposte anche piccole e limitate a bisogni effettivi e pian piano, grazie proprio alla presenza sul territorio, all’esperienza, alla condivisione, all’attivazione di sinergie, possono dar vita a progettualità più ampie e articolate.

Esempi di una fede capace di “incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna”, come ha sottolineato Papa Leone XIV ricevendo lo scorso settembre gli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia.

Nella riunione di novembre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 8.812.312 euro per 60 progetti: 31 in Africa (€ 4.937.838), 15 in Asia (€ 1.873.968), 12 in America Latina (€ 1.789.935), 1 in Medio Oriente (€ 88.062), 1 in Oceania (€ 122.509).

Lo sanno bene le Suore Curatrici Missionarie di San Luca che a Germani, nella Diocesi di Singida, in Tanzania, si confrontano tutti i giorni con la povertà. “Nella regione – spiega suor Elisabeth – circa il 35% della popolazione, 472.000 persone, vive in condizioni di analfabetismo e le infrastrutture sanitarie ed educative sono carenti. La nostra congregazione è riuscita a creare un dispensario di medicine molto utile per la popolazione e ora vuole realizzare una scuola. L’unica scuola esistente è a 7 km dal villaggio ed è completamente fatiscente. L’analfabetismo dilagante porta la comunità ad avere una situazione socioeconomica disastrosa con arretratezza economica e culturale. Basti pensare che ancora oggi vengono praticate le mutilazioni genitali a bambine tra i 4 e i 12 anni e questo comporta l’abbandono scolastico e l’impossibilità di raggiungere l’indipendenza economica delle bimbe”. La scuola è pensata per garantire lo studio a 400 bambini ogni anno: 120 nella scuola materna e 280 nella scuola primaria. La gestione della scuola sarà affidata alla Congregazione in collaborazione con l’Ufficio dell’educazione del Governo locale che selezionerà gli insegnanti, i programmi sono quelli stabiliti dal Ministero dell’istruzione. L’istruzione sarà gratuita per tutti, grazie ad una convenzione con lo Stato. Inoltre, attraverso la collaborazione tra Congregazione, comunità-locali, associazioni e istituzioni, sarà possibile creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo. Solo così si potrà costruire un futuro più promettente per i bambini e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

Fondamentali sono anche per i Sacramentini, nel quartiere Kimaanya a Masaka, in Uganda, la conoscenza delle problematiche e il collegamento con la comunità locale. La costruzione della scuola materna e primaria nasce dalla necessità di assicurare a tutti i bambini, anche a quelli con disabilità, l’accesso alla scuola e un ambiente accogliente. Un’attenzione particolare è data all’abbattimento delle barriere architettoniche. È garantita la presenza di personale specializzato e verrà promossa sensibilizzazione della comunità sul tema dell’inclusione scolastica. La scuola accoglierà 400 bambini (120 bambini alla scuola materna e 280 alla scuola primaria) di cui almeno il 10% con disabilità.

Formazione e inclusione sono le parole-chiave per l’impegno della Fondazione Marista in Cambogia. A distanza di decenni, infatti, l’onda lunga dei Khmer rossi ha ancora oggi ricadute negative in quanto è mancata un’intera generazione di persone qualificate e preparate, uccise durante la dittatura. Non a caso la Cambogia fa registrare uno dei dati peggiori in Asia per l’accesso alla scuola: 1 bambino su 14 non ha accesso e addirittura 1 su 2 se il bambino è con disabilità. Takhmao, la località di progetto, è a circa 10 km. da Phnom Penh, e ha circa 75.000 abitanti. Constatato che anche in Cambogia spesso le famiglie abbandonano i ragazzi con disabilità, a causa dello stigma ancora forte, specie nelle campagne e che nessuna delle scuole della cittadina era in grado di accogliere questi ragazzi, già nel 1998 i Maristi attivarono una struttura dedicata, riconosciuta dalle autorità locali. Oggi ospita per l’intero ciclo dell’istruzione primaria un centinaio di scolari, quasi tutti provenienti da zone di campagna che ricevono anche assistenza sanitaria e servizi di riabilitazione.

5 dicembre 2025

8xmille / Emergenza freddo a La Spesia-Sarzana-Brugnano: scatta il piano per i senza dimora

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Dal primo dicembre e fino al 31 marzo 2026 scatta il piano studiato dalla Caritas Diocesana e dal Comune della Spezia per far fronte all’emergenza freddo. La Locanda il Samaritano, il presidio per l’ospitalità notturna di Caritas in via XV giugno a Pegazzano, operativo tutto l’anno, viene ampliato durante l’inverno per accogliere fino a 27 persone senza dimora. Caritas mette inoltre a disposizione ulteriori posti letto per le donne senza dimora presso la Comunità dell’Orto di via Brugnato. L’inserimento nelle strutture avviene attraverso il Centro di ascolto di via Don Minzoni, fino ad esaurimento posti. Secondo le disposizioni del piano attivato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dal direttore della Caritas, don Luca Palei, è prevista nell’ospitalità anche la colazione e il servizio pasti serali, a disposizione degli ospiti anche il servizio lavanderia. In caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse il dormitorio rimarrà aperto h24.

Finanziata dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Locanda il Samaritano è stata completamente rinnovata nel 2022 grazie anche alla sinergia tra Comune, Caritas e tante realtà del territorio che hanno deciso di sostenere il percorso di accoglienza e solidarietà.

Per poter accedere alla Locanda è richiesto un primo colloquio presso il Centro d’ascolto Caritas, dove alla persona sarà indicato il regolamento della struttura e il periodo di pernottamento nella stessa. Sarà lo stesso Centro d’ascolto che seguirà, socialmente, tutto il percorso della persona ospitata, valutando la possibilità di un successivo progetto individualizzato di reinserimento sociale, in collaborazione con gli altri servizi territoriali.

Il dormitorio è aperto tutto l’anno, accogliendo persone senza dimora sia durante il periodo di emergenza freddo, sia durante i mesi più caldi. La struttura, dotata di camere doppie con bagno, offre colazione e servizio lavanderia, nonché una sala adibita alla consumazione della cena.

Gli ospiti della Locanda possono rivolgersi per le loro esigenze agli operatori e ai volontari presenti in struttura, che da tempo collaborano nella gestione del dormitorio, curandone l’ambiente e la relazione con gli ospiti stessi.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille per rispondere al grido di tante persone in povertà

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Domenica 16 novembre è in programma il Giubileo dei Poveri. Dopo la Messa nella Basilica di San Pietro, Papa Leone pranzerà in Aula Paolo VI con alcuni di loro. Un evento che cade in concomitanza con la COP30, la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che si è aperta il 10 novembre a Belém, in Brasile, e si concluderà il 21 novembre.

In un mondo con disuguaglianze crescenti la ricchezza globale risulta sempre più concentrata, con l’1% che detiene più beni del 95% della popolazione mondiale. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari 2025 del Food Security Information Network, promosso dalla Rete globale contro le crisi alimentari – un’alleanza tra ONU, Unione Europea e diverse organizzazioni governative e non governative – quasi 300 milioni di persone in 53 Paesi affrontano gravi situazioni di fame e circa 808 milioni di persone sono in condizioni di povertà estrema, con meno di 3 dollari al giorno. Le conseguenze sono devastanti, soprattutto nelle aree già vulnerabili del pianeta, dove la povertà cresce rapidamente. Una povertà multidimensionale di cui Papa Leone XIV nella Dilexi te considera vari aspetti: l’economia disumana, l’ingiustizia sociale, la difficile realtà dei migranti, le violenze subite dalle donne, il traffico di persone, la piaga della malnutrizione e la crisi dell’istruzione.

Per rispondere al grido di tante persone in povertà la Chiesa italiana, con i fondi dell’8xmille, nel 2025 ha sostenuto 361 progetti in 63 Paesi per oltre 64 milioni di euro. Sono interventi che alimentano processi comunitari di sviluppo sostenibile e anche di accesso a opportunità formative a favore delle comunità locali e delle persone più fragili, discriminate e svantaggiate.

È quello che avviene, grazie alla Fondazione Magis Ets dei Gesuiti e al Centro Alternativo Cultura, in 10 comunità indigene dell’Amazzonia Brasiliana, nello Stato del Parà, a beneficio di 1.150 persone socialmente ed economicamente vulnerabili (di cui quasi 200 bambini e adolescenti), 50 donne organizzate in 10 gruppi di economia solidale, 49 educatrici popolari. L’iniziativa riguarda Ananindeua, Barcarena, Colares e Belém, città, quest’ultima, dove si svolge la COP30, una delle più violente del Brasile. I casi di omicidio sono frequenti e i più esposti sono gli afro-discendenti, i poveri, i senza tetto, i migranti e i bambini. L’obiettivo è quello di dar voce, accompagnare e rendere consapevoli le comunità locali, principali vittime delle minacce legate all’espansione dell’agricoltura intensiva, all’allevamento di bovini, all’estrazione mineraria, al disboscamento e alle centrali idroelettriche. È parte delle attività del Grido degli Esclusi e delle Escluse, “Grito dos Excluídos e Excluídas”, creato nel 1995. “L’importanza storica del Grido – sottolinea Juscelio Pantoja, del Centro Alternativo di Cultura e coordinatore locale – è di riunire movimenti, pastorali sociali, partiti, organizzazioni e istituzioni che lavorano in difesa della vita, della dignità umana e dei diritti umani. È uno spazio collettivo di ascolto, pianificazione e organizzazione delle voci degli esclusi”. Nel corso della sua storia, il Grido ha già dimostrato capacità di influenzare le politiche pubbliche, rafforzare la società civile e mantenere viva la speranza di una sempre crescente inclusione. “L’impatto – conclude Pantoja – sta nella pressione che rafforza la certezza che un altro modello di società è possibile, un modello in cui tutti abbiano voce, dignità e spazio”.

Quella dignità che, anche nei contesti più difficili, va sempre difesa. Come in Libano dove le Suore del Buon Pastore si occupano delle comunità più vulnerabili e marginalizzate in particolare ragazze, donne e ai bambini.  “Siamo accanto a quanti – dice suor Antoinette – soffrono a causa della povertà, dello sfollamento e dei traumi subiti. Sono famiglie arrivate senza nulla: le loro case sono state distrutte, non hanno nessuna risorsa, nessun mezzo per sopravvivere. Eppure la loro resilienza, la loro capacità di essere, nonostante tutto, solidali e attenti agli altri, è una forza che alimenta speranza anche in noi che le accompagniamo ogni giorno”.

La stessa speranza che arriva dalle tante storie di riscatto, come quella di Sorry, uno studente della scuola di ostetricia portata avanti da Medici con l’Africa CUAMM in un’altra zona segnata dalla guerra, a Lui, nel Sud Sudan. “È stata mia mamma a scegliere il nome Sorry, perché sono nato in un periodo in cui la guerra era ovunque, la gente scappava, abbandonava le proprie case, non c’era niente da mangiare, nemmeno le verdure. Così mia madre mi disse che si sentiva quasi in colpa per avermi messo al mondo in una simile situazione e ha voluto chiamarmi ‘Sorry’, ‘Scusa’. Ma io ora le voglio dire ‘grazie’. Crescendo infatti ho deciso di lavorare nella sanità così posso aiutare la mia gente e me stesso e grazie a questa scuola ci sto riuscendo. La scuola è un simbolo di pace e anche di speranza, perché qui ci sono molti amici che provengono da etnie e parti diverse del paese e stiamo tutti assieme”.

Storie che testimoniano – come ha ribadito Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri, che coincide con il Giubileo – che davvero “i poveri sono al centro dell’intera opera pastorale” e che “Dio ha assunto la loro povertà per renderci ricchi attraverso le loro voci, le loro storie, i loro volti”.

8xmille / I restauri alla Chiesa di San Michele e al Complesso conventuale di Carmignano

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Su Il Giornale dell’Arte lo scorso 20 ottobre è stato pubblicato un articolo di Roberto Mercuzio che fa il punto della situazione sull’intervento di restauro e messa in sicurezza della Chiesa di San Michele e del Complesso conventuale di Carmignano (Diocesi di Pistoia, ma Provincia di Prato), progetto di grande rilevanza storica, artistica e spirituale, sorretto da importanti risorse pubbliche e da contributi ecclesiastici. Il dettaglio del progetto e la presentazione ufficiale dell’intervento da parte della Diocesi ha visto nei giorni scorsi l’intervento del vescovo di Pistoia e Pescia Mons. Fausto Tardelli che negli ultimi anni si è speso personalmente per mettere insieme il partenariato che ha poi sostenuto la ricerca dei fondi e il successivo iter progettuale.

Il contributo 8xmille erogato dalla CEI, suddiviso in più tranche, è stato di 557.720,59 euro.

Qui l’articolo completo.

8xmille / Presentato il restauro della Chiesa di Santa Maria in Pantano a Massa Martana

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Su Il Giornale dell’Arte lo scorso 17 ottobre è stato pubblicato un articolo di Roberto Mercuzio che presenta i lavori di restauro all’abside di uno degli edifici di culto più antichi della Diocesi di Orvieto-Todi e del territorio umbro fondata tra l’VIII e il IX secolo: la Chiesa di Santa Maria in Pantano a Massa Martana.

Gli interventi, condotti sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e il supporto dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali e l’Edilizia di culto, sono stati eseguiti per ristabilire la piena fruibilità della chiesa, parzialmente danneggiata dal terremoto del 2016, e finanziati anche con fondi 8xmille alla Chiesa cattolica.

Qui l’articolo completo.

Sviluppo dei popoli / Interventi caritativi 8xmille: risposte immediate, percorsi di rinascita

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“La povertà – sottolinea papa Leone XIV nel Messaggio per la IX Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra il prossimo 16 novembre – ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovi segni di speranza che testimoniano la carità cristiana”.

È quanto la Chiesa cattolica fa, anche in contesti profondamente segnati da grave disagio e sofferenza, dove i fondi dell’8xmille diventano risposte immediate a bisogni primari, ma anche occasioni per restituire dignità, ascolto e visibilità a chi vive ai margini, generando percorsi di rinascita personale e comunitaria.

Nella riunione di ottobre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.407.829 euro per 83 progetti: 44 in Africa (€ 7.768.213), 24 in Asia (€ 4.362.311), 13 in America Latina (€ 1.915.612), 1 in Medio Oriente (€ 236.220), 1 in Europa (€ 125.473). Sono iniziative che mirano direttamente a mobilitare le comunità che si prendono cura delle persone in situazioni di povertà estrema.

Come avviene in Burundi, nella Diocesi di Muyinga, dove la Caritas locale, insieme al Foyer d’Enfants du Tanganika, sostiene i Pigmei Batwa, una delle tre principali componenti etniche del Paese, insieme agli Hutu e ai Tutsi. Una minoranza storica, fortemente emarginata, che oggi vive in estrema povertà e continua ad essere oggetto di discriminazione. Il progetto vuole contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita attraverso la creazione di sei cooperative, la formazione e l’accompagnamento di 300 persone per aiutarle a realizzare attività agricole e di allevamento che possano fornire loro un reddito. Un tentativo di coniugare assistenza immediata e sviluppo sostenibile, rispettando l’identità culturale dei Batwa e valorizzandone le potenzialità.

Anche il Programma “Integrated Development througth Empowerment and Action for Tribals” (IDEA) in India è rivolto alle comunità tribali marginalizzate. Punta a innescare un processo di crescita, sensibilizzazione e presa di coscienza in 24 villaggi nei distretti di Khammam e Bhadradri Kothagudem, dove più del 50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà è il tasso di scolarizzazione è meno del 40%. Prevede: formazione, educazione e sviluppo di capacità, salute e nutrizione, promozione di un corretto stile di vita. L’obiettivo è di migliorare la condizione delle comunità tribali e favorire uno sviluppo integrato nella prospettiva di una partecipazione al processo di governance locale, in particolare delle donne che – come sottolineato da Papa Francesco e ribadito da Papa Leone XIV nella Dilexi te (n.12) – sono “doppiamente povere” perché hanno “minori possibilità di difendere i loro diritti”.

Sempre per offrire dignità e speranza ai più vulnerabili in Perù la Diocesi di Chota sta avviando un Centro di formazione, cura e accompagnamento psicologico, in un territorio che si estende dai 100 ai 4.000 metri di altitudine, nella regione più povera del Paese. Solo nel 2024 sono stati segnalati 600 casi di violenza scolastica, ai quali si aggiungono numerosi episodi di violenza familiare e abusi. Il Centro risponde a un duplice bisogno: offrire cure e accompagnamento psicologico personalizzato a studenti, insegnanti, genitori e persone vulnerabili e, al tempo stesso, offrire opportunità di formazione. Ospiterà infatti anche laboratori per giovani e un programma strutturato per i genitori, con consulenza familiare ed educativa.

Piccoli barlumi che si accendono anche in zone devastate, come in Siria. La comunità di religiose nella zona di Midan ad Aleppo è composta da tre suore che, nonostante la situazione terribile dovuta al conflitto, cercano di restare accanto ai più indigenti. Guerra, violenze e sisma hanno precipitato il Paese al 6° posto al mondo per insicurezza alimentare. Le religiose, in collaborazione con donne e giovani volontari, si prendono cura direttamente di 300 persone, anziane o con problemi fisici, fornendo pasti caldi e assistenza domestica. Vengono anche consegnati buoni alimentari a 600 nuclei familiari e un contributo economico a 100 famiglie per la retta scolastica dei figli.

Tra i più poveri e vulnerabili ci sono anche i migranti e i malati ai quali si cerca di non far mancare segni di speranza. Come nell’Etiopia meridionale, presso il Vicariato Apostolico di Soddo, dove i Padri Spiritani stanno avviando un progetto di riabilitazione e reintegrazione sociale a favore dei migranti. Prevede coprogettazione e partecipazione degli 800 beneficiari diretti, con impatto indiretto su altre 4.000 persone, attraverso formazione professionale, supporto psichico e cura dei traumi, avvio di attività generatrici di reddito e programmi di sensibilizzazione della comunità. O come in Cambogia, dove il Vicariato Apostolico di Phnom-Penh, insieme all’Organizzazione Internazionale Douleurs Sans Frontieres, si prende cura dei malati cronici o terminali fornendo assistenza e cure palliative, con visite regolari e sostegno anche ai familiari.

Piccoli semi, capaci di portare frutto e offrire segni efficaci di speranza e di concretezza evangelica, anche nelle condizioni più estreme.

8xmille e Beni Ecclesiastici / Abbazia S. Scolastica Subiaco, in mostra i tesori della biblioteca donata da Pio VI al Seminario locale

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L’abbazia territoriale di Subiaco propone dal 14 settembre fino al 31 ottobre 2025 presso il monastero di Santa Scolastica, sala San Gregorio Magno, una mostra dedicata al patrimonio librario custodito nella biblioteca che Papa Pio VI, abate commendatario dell’abbazia dal 1773, donò al Seminario abbaziale da lui fatto riedificare dalle fondamenta.

La ricorrenza in questo 2025, si legge in una nota dell’abbazia, “segnato dal Giubileo e dalla nomina di Subiaco a Capitale italiana del libro, dal 250° anniversario della elezione del cesenate Giovanni Angelo Braschi al papato col nome di Pio VI, avvenuta nell’anno giubilare 1775, offre una preziosa opportunità per tornare a riflettere sui profondi segni lasciati dal pontefice a Subiaco e nel territorio in qualità di Abate commendatario dell’Abbazia Nullius sublacense. A chi percorre le vie della città – spiega la nota – non possono sfuggire l’imponente profilo della Rocca abbaziale, le decorazioni custodite nel palazzo della Missione, la maestosa mole della chiesa di Sant’Andrea apostolo e dell’adiacente Seminario, per ricordare le committenze più note, fino all’Arco trionfale che accoglie il visitatore al suo ingresso a Subiaco, eretto dalla cittadinanza per rendere omaggio al suo benefattore”.

Tra gli atti di maggiore munificenza compiuti da Pio VI a favore dell’Abbazia sublacense, ricorda la nota, vi fu la donazione al nuovo Seminario di una preziosa biblioteca destinata alla formazione dei giovani chierici avviati alla vita ecclesiastica, ma anche ‘aperta al pubblico intero’.

La raccolta era fornita di tutti i testi utili alla preparazione religiosa e spirituale dei giovani chierici nella ‘Dottrina’, nella ‘Religione Cristiana’ ed al ‘servire la Santa Messa’ nonché alla loro istruzione ‘nella piena Gramatica, Umanità, Rettorica, Filosofia, e Teologia’. A questi si aggiungevano volumi di storia, storia della Chiesa, diritto, musica e canto, arte e archeologia cristiana e pagana, geografia, fisica, matematica, trigonometria, scienze, medicina, per citarne alcuni, opera dei più rinomati autori tanto ‘antichi’ quanto ‘moderni’ e spesso in prime edizioni. Molti dei testi esposti sono stati oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro finanziati dalla stessa Abbazia grazie ai fondi dell’8xmille messi a disposizione dall’Ufficio nazionale Beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. “Una preziosa occasione – conclude la nota – per apprezzare la pregevolezza dei volumi esposti, spesso corredati da splendide coperte e da un ricco repertorio di illustrazioni disegnate e incise dai più grandi artisti, ma anche per lasciarsi affascinare dallo straordinario deposito di saggezza in essi custodito, tesoro inestimabile che il passato ha lasciato in eredità al presente per riconsegnarlo al futuro”. Orari di visita: 9.30-12.30; 15.30-18.30.

(Sir)

8xmille per lo Sviluppo dei popoli / Formazione, via di cambiamento e speranza

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Iniziative per lo sviluppo umano integrale e la giustizia sociale, promozione di attività economiche e accesso a servizi essenziali come acqua e salute. E poi programmi di formazione inclusiva. Così i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, diventano strumenti attivi per creare inclusione, cittadinanza e garantire uguaglianza e diritti attraverso progetti condivisi e concreti di cambiamento in contesti difficili. Nella riunione di luglio il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 9.463.351 euro per 61 progetti: 33 in Africa (€ 5.649.056), 10 in America Latina (€ 1.437.576), 18 in Asia (€ 2.376.719).

Il mondo ha bisogno di messaggi di speranza. Voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”, ha detto Papa Leone XIV salutando i giovani, accorsi da ogni parte del mondo in piazza San Pietro, per il Giubileo. Poi ha aggiunto “Diciamo tutti: vogliamo la pace nel mondo!”.

Parole che trovano declinazioni concrete anche in zone martoriate dalla guerra come il Sud Sudan. “La chiesa – sottolinea Mons. Carlassare, Vescovo di Bentiu – può svolgere un ruolo cruciale nell’educazione alla pace delle giovani generazioni. Prima di tutto attraverso la denuncia e la profezia. E soprattutto garantendo l’accesso alla scuola che non deve solo istruire ma educare e formare alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza responsabile”.

Sono diversi i progetti sostenuti proprio sul versante educativo, anche in zone di conflitto. Come, ad esempio, quello dei Padri Carmelitani a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, che mira ad ampliare la scuola esistente per garantire l’accesso all’istruzione primaria e secondaria ai sempre più numerosi bambini e ragazzi sfollati per la situazione di conflitto e insicurezza nel Nord Kivu. La scuola già accoglie più di 1300 alunni, di cui una cinquantina sono orfani.

Anche in Etiopia, nella regione di Tigray c’è urgente necessità di strutture scolastiche che per il 90% sono state gravemente danneggiate dagli scontri armati. Per consentire la ripresa delle attività didattiche a Wukro e Adigrat verranno ristrutturate due scuole delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata, una primaria e l’altra materna, che potranno così accogliere 3400 ragazzi.

In America Latina, nella diocesi di Santiago de Guatemala, i Missionari della Divina Redenzione hanno avviato un progetto che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento di un vecchio edificio abbandonato per trasformarlo in una nuova scuola primaria. La nuova struttura permetterà di accogliere ogni anno 150 bambini tra i 6 e i 12 anni, provenienti da famiglie a basso reddito, offrendo ambienti sicuri, attrezzati e inclusivi. A beneficiare di questo intervento non saranno solo gli alunni, ma anche le loro famiglie e l’intera comunità di Mixco, che potrà contare su una scuola capace di offrire un’educazione di qualità, un sostegno anche psicologico e nuove opportunità di crescita.

In Asia sono diverse le iniziative educative sostenute, in particolare per le comunità più emarginate. Per esempio, in Vietnam i Padri Salvatoriani stanno attivando un centro di apprendimento inclusivo a Ben Cut, nella diocesi di Phu Cuong, nel sud del paese, verso il confine con la Cambogia. È una zona povera, di forte immigrazione interna, e molte famiglie non hanno i soldi per mandare i figli a scuola, che rischiano così di restare intrappolati nel circolo vizioso della povertà. Il centro per l’insegnamento inclusivo si rivolge ai bambini di strada e migranti che sono esposti a sfruttamento lavorativo e sessuale. Intende offrire un sistema di istruzione alternativo, con supporto psicologico, attività ricreative, e formazione digitale. Inoltre, si potrà accedere ai corsi d’inglese, alla preparazione/formazione al lavoro per le donne e campi estivi per i ragazzi.

Sempre all’insegna dell’inclusione è la costruzione in India di un nuovo edificio per la scuola St. Mary per persone con disabilità uditive e della comunicazione. La diocesi di Nellore ha avviato questa scuola nel 1984 sulla costa del Golfo del Bengala, a Koduru Mandal. Circa 1400 ragazze e ragazzi con problemi di udito e di linguaggio hanno potuto ricevere un’istruzione negli ultimi 40 anni e inserirsi nella società. È l’unica scuola in tutta la diocesi con insegnanti formati nella lingua dei segni. L’integrazione nei contesti educativi generali offre agli studenti l’opportunità di socializzare e confrontarsi con i loro coetanei. Il nuovo edificio potrà ospitare 50 bambini.