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Sul settimanale diocesano del Fossanese, lafedeltà.it, il racconto di due progetti della Caritas diocesana di Mondovì per il 2025, finanziati in buona parte dai fondi 8xmille “Cei-Caritas Italiana”, che cercano rispettivamente di ovviare al disagio abitativo e di promuovere l’inserimento o il reinserimento nel lavoro come veicolo di dignità per le persone “fragili”.
Si legge, tra l’altro, come l’offerta abitativa sia insufficiente: si assiste alla penuria di alloggi pubblici disponibili ed emerge una scarsa propensione dei privati ad affittare a chi non fornisce le garanzie auspicabili (reddito, contratto di lavoro, affidabilità …).
Il termometro di tale povertà lo danno la quantità di alloggi sfitti (nella sola Mondovì il Comune li quantifica in 3.200) e l’impennata degli sfratti nel “privato”. Gli effetti emergono al Centro di ascolto diocesano Caritas: nel 2024 delle 734 persone/famiglie incontrate circa il 30% avevano un’emergenza abitativa:
perché, pur avendo lavoro, magari a tempo indeterminato, non trovano una locazione, soprattutto se si è giovani o stranieri, se si hanno figli;
perché, a causa della discontinuità nell’impiego, hanno necessità di aiuto per affitti, spese condominiali e utenze;
per uno sfratto già esecutivo o in itinere;
perché occupano case malsane o senza servizi (quali luce, riscaldamento, acqua potabile).
Dalle parrocchie arrivano segnalazioni analoghe.
Queste ragioni hanno motivato il progetto “Obiettivo Casa” della Caritas diocesana in collaborazione con la Città di Mondovì e il Consorzio per i Servizi Sociali, sostenuto da fondi CEI 8xmille 2025: mira ad aiutare chi soffre per il disagio abitativo a trovar casa.
I servizi offerti comprendono l’accoglienza abitativa per situazioni di emergenza, l’orientamento alle risorse del territorio, la consulenza sui contratti di locazione e di mutuo, la mediazione con le agenzie immobiliari e con i proprietari di case.
Il progetto, inoltre, aspira a tentare vie percorribili per fornire garanzie di affidabilità ai locatari in difficoltà, tali da indurre i proprietari a superare la diffidenza e ad affittare.
“Lavori in corso – Un ponte verso l’autonomia”
Prosegue inoltre l’impegno della Caritas diocesana – con l’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro, grazie a fondi CEI 8xmille, a risorse diocesane e a contributi del Comune di Mondovì e del Consorzio per i Servizi Socio-Assistenziali del Monregalese – nel supportare l’inserimento lavorativo di persone “fragili”, maggiormente esposte all’impoverimento per la difficoltà ad ottenere e a mantenere un’occupazione.
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Un piccolo centro formativo a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, si sta rivelando una vera e propria fucina di futuro. È il Foyer Universitaire Saint Paul, un progetto nato nel 2009 grazie all’Associazione Centro Orientamento Educativo ETS (COE ETS), che da oltre sessant’anni promuove cultura, dialogo e solidarietà tra Nord e Sud del mondo. In Congo, l’associazione è attiva da tempo, ma è con questo progetto che ha voluto lasciare un’impronta duratura e trasformativa.
A rendere possibile il progetto è un finanziamento quinquennale (2022-2026) della Conferenza Episcopale Italiana, pari a 578.597 euro, attraverso il fondo dell’8xmille. Fondamentali anche i contributi di Credito Artigiano, Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Fondazione Cariplo e della realtà partner locale CENASC.
Un’opportunità concreta per cambiare il destino dei giovani congolesi. L’articolo completo di Prashanth Cattaneo su gente.it pubblicato lo scorso 8 luglio.
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Su gente.it tutti i particolari di questo intervento della FOCSIV. Siamo nella Piana di Ninive, a nord-est di Mosul, là dove solo pochi anni fa imperversava la violenza del gruppo Stato islamico, oggi si coltiva pace. E lo si fa con le mani nella terra, nelle serre che producono fragole, cetrioli e cavoli: frutti di un lavoro quotidiano che restituisce dignità, reddito e speranza a decine di famiglie. Nel distretto di Hamdaniya, un territorio martoriato dai conflitti, si sta scrivendo una nuova pagina per l’Iraq. Lo raccontano le voci di chi abita queste terre: contadini, madri, giovani uomini e donne che hanno scelto di restare, o di tornare, per ricostruire. Nessun proclama ufficiale, ma un tessuto fatto di gesti semplici, faticosi, eppure fondamentali.
«Ogni germoglio è come un nuovo figlio», dice Noura, una giovane agricoltrice che ha sfidato i pregiudizi della sua comunità per lavorare nelle serre. È una dei 60 beneficiari del progetto Percorsi di pace e di dialogo fra le comunità del Kurdistan iracheno e in Iraq, promosso da Focsiv, la federazione delle ONG di ispirazione cristiana, in collaborazione con Celime l’arcidiocesi siriaco-cattolica di Mosul. Il progetto è finanziato dall’8xmille alla Chiesa cattolica, risorsa chiave per realizzare iniziative concrete nei territori più fragili.
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Bambini e adolescenti dimenticati, costretti a sopravvivere in condizioni disumane, sperimentano per la prima volta i benefici dell’ascolto e dell’inclusione grazie ai volontari di Celim.
Vivono nascosti nei canali fognari, nei rifugi di fortuna, nei margini più oscuri delle città. Sono i ragazzi di strada di Lusaka, capitale dello Zambia. Bambini e adolescenti dimenticati, costretti a sopravvivere in condizioni disumane, senza accesso all’acqua pulita, a cure mediche o a una rete di protezione. Esposti a violenze, abusi e malattie, molti di loro fuggono da contesti familiari segnati da povertà, maltrattamenti o dalla perdita dei genitori.
Per cercare di invertire questo destino, è nato «Promuovere l’inclusione sociale dei giovani più vulnerabili nell’Arcidiocesi di Lusaka», progetto promosso da CELIM con il sostegno dell’Unioneeuropea e il contributo dei fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica italiana.
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Come stati utilizzati i fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica nel 2024? Lo spiega il Rendicontodisponibile online che “non si limita a registrare cifre e percentuali, ma racconta volti, storie, scelte di prossimità e speranza”. “Noi non abbandoniamo nessuno non è uno slogan, ma la sintesi di un’intenzione profonda che orienta il cammino della Chiesa in Italia”, sottolinea Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI. “Le persone – osserva – non sono numeri né strumenti di strategie, ma volti, storie, figli e figlie di Dio. A loro guarda, con amore preferenziale, la Chiesa: a chi soffre per la povertà, la guerra, l’ingiustizia, a chi è invisibile o scartato”.
In maniera organica – attraverso dati, testimonianze e grafici – viene spiegato come le risorse sono state impiegate nei tre ambiti previsti dalla legge: culto e pastorale, interventi caritativi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo e sostentamento dei sacerdoti.
“Pubblicare il Rendiconto non è solo adempiere a un obbligo di legge, ma è testimoniare una scelta: quella di una gestione vigilante, sobria, orientata al bene comune”, sottolinea il Segretario Generale ricordando che “ogni progetto viene valutato con rigore e attenzione, secondo criteri di efficacia, impatto, coinvolgimento delle comunità locali – specialmente dei più poveri –, sostenibilità economica e ambientale”. Ecco allora che “illustrare con chiarezza come sono stati impiegati i fondi ricevuti significa corrispondere a una fiducia ricevuta, ma soprattutto vuol dire affermare una visione di Chiesa che, anche attraverso la cura delle risorse, si fa più trasparente, maggiormente animata dalla comunione corresponsabile, più vicina”.
“Concretamente, attraverso l’8xmille, si restituisce dignità a chi è ai margini, si sostiene chi opera nei territori e negli ambienti di vita e di lavoro, si incoraggia il cammino delle comunità cristiane anche oltre i confini nazionali”, afferma Mons. Baturi, evidenziando che “l’obiettivo –non è solo soccorrere, ma promuovere”. “È insufficiente una logica di mera assistenza; occorre – conclude – un’azione che generi protagonismo, responsabilità condivisa, sviluppo umano integrale”.
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La 80ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha preso atto che, come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (1), la somma relativa all’8xmille dell’IRPEF assegnata alla Chiesa cattolica per il 2025 risulta pari ad euro 1.014.987.405,48 determinati da euro 1.053.268.335,86 a titolo di anticipo per l’anno in corso, ed un conguaglio sulle somme riferite all’anno 2022 di euro -38.280.930,38. Considerate le proposte di ripartizione presentate dal Consiglio Permanente, sono state approvate le seguenti assegnazioni:
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(1) I dati trasmessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nell’anno 2024 e relativi alle dichiarazioni dell’anno 2022 (redditi 2021) indicano che la percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica è stata pari al 69,51% (-0,83% rispetto all’anno precedente).
(2) Alle Diocesi per le “esigenze di culto e pastorale” è ulteriormente destinata la somma di euro 56,336 milioni prelevandola dal Fondo “a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi” costituito dalla 51ª Assemblea Generale.
vai all’articolo Movimenti, Associazioni e nuove Comunità, che il 7 e l’8 giugno celebrano il loro Giubileo, giocano un importante ruolo a sostegno di quanto Diocesi, Congregazioni religiose e realtà ecclesiali riescono a fare, nei diversi contesti e nei diversi continenti accanto ai più poveri e meno tutelati. Una collaborazione preziosa sperimentata concretamente anche nei 458 progetti che la Chiesa italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, ha potuto realizzare nel 2024 in 68 Paesi con oltre 83 milioni di euro.
“È particolarmente prezioso il vostro impegno di movimenti e associazioni popolari, che concretamente e ‘dal basso’, in dialogo con tutti e con la creatività e genialità che nascono dalla cultura della pace, state portando avanti progetti e azioni al servizio concreto delle persone e del bene comune. In questo modo voi generate speranza”, ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi ai circa 300 delegati rappresentanti di associazioni e movimenti ricevuti nella sala Clementina. Si tratta di organismi che hanno partecipato ad Arena di pace, evento che si è svolto a Verona il 18 maggio 2024, tappa importante nel cammino condiviso di ricerca della giustizia e della pace.
Tra questi c’era il Movimento dei Focolari che tramite Amu (Azione per un Mondo Unito), organismo di cooperazione internazionale, ha avviato in Burundi un’azione congiunta con l’associazione locale Casobu (Cadre Associatif des Solidaires du Burundi). Il progetto “Acqua fonte di vita e di sviluppo a Cibitoke“, grazie anche al sostegno CEI, con la costruzione di una rete di approvvigionamento di acqua potabile sull’asse Rubirizi-Rukana di oltre 20 km apre una nuova fase per fornire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base nei comuni di Mugina e Rugombo della provincia di Cibitoke. Il coinvolgimento delle comunità locali – famiglie, responsabili amministrativi, parrocchie e altri partner – sin dall’inizio, nell’identificazione delle priorità, e poi nell’esecuzione dei lavori è fondamentale. Così come la formazione di comitati locali per la cura e conservazione delle sorgenti e per la manutenzione delle infrastrutture realizzate. Sono previste inoltre attività per sensibilizzare e aiutare i beneficiari a strutturarsi in una mutua sanitaria di comunità o unirsi a mutue sanitarie di comunità esistenti, per poter avere accesso all’assistenza sanitaria. Cambiamenti possibili grazie proprio alla sinergia tra associazioni che assicura l’incontro di volti e di storie, con il coinvolgimento e il protagonismo dei destinatari. E apre così cammini condivisi.
Mons. Tonino Bello parlava della “ricerca del volto” del prossimo come di un fondamentale allenamento alla pace che consente di seminare speranza anche nei terreni più difficili. Come i volti di Noura, Yasser e Sabri, che con il progetto Altaeyush, in Iraq, nel distretto di Hamdaniya nella piana di Ninive, hanno avuto l’opportunità di ricominciare grazie alla costruzione di 20 serre che stanno dando nuova dignità a loro e alle loro famiglie colpite da anni di conflitti. Il progetto è portato avanti dalla FOCSIV-Volontari nel Mondo, insieme a 4 organismi soci della Federazione e due organizzazioni locali HRNO e SOAED. Altaeyush in arabo significa convivenza tra culture e religioni diverse nel “rispetto dell’altro”, nasce dalla volontà di mettere in atto processi comunitari integrati e multidimensionali di inclusione e coesione socioeconomica. Per Noura, Yasser e Sabri il progetto ha rappresentato non solo un’opportunità economica, ma anche una rinascita personale e comunitaria. Hanno ricevuto formazione, strumenti e supporto per avviare la coltivazione in serre condivise. “Fino a pochi mesi, fa le condizioni climatiche e la mancanza di strumenti agricoli rendevano quasi impossibile la coltivazione della terra – dice Khudhur Mulla Ahmed Direttore dell’Associazione degli agricoltori – Oggi invece, grazie alla costruzione delle serre, gli agricoltori possono produrre ortaggi sani e in modo sostenibile tutto l’anno. Aumentando il proprio reddito e garantendo un futuro più sicuro ai propri figli”. Piccoli semi che però possono generare speranza se, come ha auspicato papa Leone XIV, sono “presenti dentro la pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità”.
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Dal 30 maggio al 1° giugno si svolgerà il Giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani. Un’occasione per ribadire come sia fondamentale favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dei più piccoli e l’inclusione sociale dei più anziani, attraverso luoghi e servizi dedicati di cura e accompagnamento. È quanto fa la Chiesa Italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostenendo migliaia di progetti specifici rivolti a bambini e anziani, in oltre 100 Paesi.
Il futuro dell’umanità, sottolineava Papa Francesco, è proprio in questi due estremi: nei bambini e negli anziani: “quando si incontrano i bambini con i nonni è una cosa bellissima. I nonni hanno tutto un passato che ci dà tanto, i bambini hanno un futuro che riceve dal passato”.
La popolazione mondiale sta invecchiando in modo molto rapido, anche se disomogeneo. Si stima che entro la fine del 2070 il numero di persone di 65 anni o più dovrebbe superare quello dei minori di 18 anni, che comunque in alcune aree continuerà a crescere.È dunque fondamentale sostenere progetti che mirano a proteggere e valorizzare entrambe fasce di popolazione, oltre che a soddisfarne i rispettivi bisogni.
Come avviene all’Istituto Maman Dorothée gestito dai Missionari Agostiniani insieme alla Fondazione Agostiniani nel mondo nella zona di Dungu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Allo stato attuale la scuola ospita 330 alunni, di cui 92 alla materna e 238 nella primaria. Si stanno ampliando i locali per riuscire ad accogliere 1000 studenti. Ci sono programmi specifici per assistere i più poveri ed un programma per contrastare il lavoro minorile. Nella Repubblica Democratica del Congo, infatti, ancora tantissimi bambini e bambine sono costretti a lavorare. Inoltre, con l’aggravarsi dell’instabilità in tutta la regione del Kivu molte scuole sono state chiuse e crescono le violenze contro i bambini, così come il fenomeno dei bambini-soldato. Sono decine di migliaia quelli nelle mani di vari gruppi paramilitari. Molti scappano dopo aver subito violenze e vengono accolti, sempre dai Missionari Agostiniani, al Centro Juvenat. La maggior parte ha dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze, come Rebecca: “Vengo da Bitima, un villaggio al confine con il Sudan meridionale. Sono stata vittima delle atrocità dell’LRA (Lord’s Resistance Army) che hanno ucciso entrambi i miei genitori. Qui al Centro mi stanno aiutando a superare il trauma che mi porto dentro. Da quando sono arrivata, sono entrata a far parte del gruppo di taglio e cucito dove, oltre alla parte teorica, ho imparato a cucire gonne e mutande e ora stiamo lavorando sulle camicie. Sono molto orgogliosa di questo. Prima di venire qui non sapevo nulla perché non avevo avuto l’opportunità di andare a scuola. Se avrò un po’ di soldi, penso di comprare una macchina da cucire e diventare una brava sarta”.
Far nascere ed animare luoghi e contesti comunitari in cui ognuno venga valorizzato e nei quali, al contempo, venga fornito supporto fisico e psicologico è una priorità anche per le persone più avanti con gli anni, la cui marginalizzazione è purtroppo una piaga ricorrente in tutto il mondo.
Anche in India, ad esempio – un Paese relativamente giovane ma destinato a seguire il trend di rapido invecchiamento della popolazione mondiale – è sempre più necessaria un’attenzione alle esigenze e ai bisogni degli anziani, spesso abbandonati dalle proprie famiglie e in situazione di estrema indigenza o vittime di violenze fisiche e psicologiche.
Per questo in Kerala, nel sud-ovest del Paese, è stato avviato un progetto di durata triennale, che ha coinvolto oltre 4 mila persone anziane in attività ricreative e di formazione, facendole sentire ancora attive. Anche le famiglie e l’intera comunità hanno partecipato a iniziative comuni e programmi di sensibilizzazione e advocacy. Decine di anziani hanno ricevuto sussidi e aiuti, e oltre 500 hanno beneficiato di assistenza, cure mediche gratuite, supporto e consulenza per pratiche sociali e legali. È solo uno degli innumerevoli esempi di comunità che non lasciano indietro nessuno e – come auspicato da Papa Leone XIV – si fanno “piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità” che “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno”.
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Destinata a chi è in povertà estrema, per la maggior parte famiglie in difficoltà economica e migranti residenti sul territorio, la mensa diocesana della Caritas di Oppido Mamertina-Palmi è una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale.
Opera-segno della Caritas diocesana, la mensa nasce dal progetto 8xmille “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” per rispondere ai bisogni primari di molte persone in stato di vulnerabilità residenti nel territorio. Sorta presso l’Istituto delle Suore della Carità, in una zona centrale del paese, offre ampi spazi con 100 posti a sedere. Aperta due giorni a settimana, grazie ad una squadra di 30 volontari, la mensa distribuisce 400 pasti a settimana. In un ambiente familiare, gli operatori condividono con gioia alcuni momenti della giornata con gli ospiti: chi arriva ha la certezza non soltanto di ricevere un pasto caldo ma di essere accolto, di trovare qualcuno sempre pronto ad ascoltarlo.
“La mensa, situata in un luogo strategico, abbraccia un notevole bacino di utenza – spiega il diacono Michele Vomera, direttore della Caritas – ed è anche situata in una zona di passaggio per i molti migranti che vivono negli insediamenti del territorio. Ogni giorno entriamo in contatto con famiglie in difficoltà ed immigrati. I fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica ci hanno permesso di realizzare uno spazio accogliente e ampio per aiutare i nostri ospiti a sentirsi a casa. La mensa è un punto di riferimento che trae valore aggiunto anche dalla presenza delle Suore della Carità che con il loro amorevole sorriso sono sempre pronte a donare supporto ed una parola di conforto”.
Grazie alle firme, nel triennio 2020-2024, sono arrivati 130mila euro che hanno permesso di offrire dei servizi stabili tra i quali spicca la mensa sociale che detiene un regime di funzionamento ottimale. Il lavoro dei volontari coinvolti in mensa permette di costruire una fitta rete non solo a livello ecclesiale ma anche civile e di rispondere con più efficacia ai tanti bisogni che emergono di volta in volta. Spesso gli ospiti restituiscono l’accoglienza ricevuta offrendo il loro aiuto ai volontari e ai nuovi arrivati nell’integrazione linguistica oppure condividendo la propria cultura e le proprie tradizioni attraverso la preparazione e il consumo di un pasto tradizionale dei propri Paesi di origine. Uno scambio che va quindi oltre il cibo, coinvolgendo abitudini, usanze, creando legami di amicizia duraturi e una rete di sostegno alle persone.
“Il servizio è nato nel periodo della pandemia – conclude il direttore– con il metodo d’asporto, nella consapevolezza che proprio nei momenti di maggiore asperità è necessario portare sostegno ai più fragili”.
L’ente gestore dell’opera è l’Associazione “I Segni dei Tempi ETS”, braccio operativo della Caritas diocesana, alla quale fanno capo la maggior parte delle progettualità. Quest’ultima gestisce anche l’emporio solidale “Il Carrello della Condivisione”, altra opera segno insieme al Centro d’Ascolto diocesano.
La mensa è il luogo ideale per raggiungere gli ultimi, anche con sportelli di ascolto, occasioni di scambio e di condivisione, realizzati grazie alla disponibilità di alcuni operatori parrocchiali e volontari.
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Situato all’interno del centro storico di Salerno, il Polo della Carità, nato nel 2022, offre risposte concrete ai bisogni delle persone in condizione di povertà estrema, grazie ad un sistema di accoglienza diffusa che garantisce interventi di sostegno e supporto a chi vive in stato di disagio. Il Polo, attraverso il potenziamento di servizi già esistenti sul territorio diocesano, offre oltre ai servizi primari, anche attività di accompagnamento e sostegno con colloqui individualizzati, segretariato sociale, orientamento ai servizi, ambulatorio medico e supporto nelle cure e nell’assunzione dei farmaci, in particolare per gli ospiti con malattie cronico-degenerative.
Una rete solidale che si snoda in varie sedi nel cuore della città: a ridosso della Cattedrale e della sede arcivescovile, vi sono il Dormitorio “Gesù Misericordioso” e il Centro diurno “San Francesco di Paola”, strutture a bassa soglia per persone senza fissa dimora. I servizi offerti sono: accoglienza diurna e notturna con una capienza di circa 40 posti, di cui 28 destinati agli uomini e 9 alle donne; cena e colazione; servizi igienici e doccia; servizio guardaroba e lavanderia; ascolto e orientamento, supporto nella ricerca di lavoro, consulenza legale; ambulatorio medico e banco farmaceutico. Dormitorio e Centro diurno sono attivi maggiormente nel periodo dell’emergenza freddo, ma restano aperti tutto l’anno con la funzionalità di Pronto Intervento per ospitare persone che hanno particolari situazioni di fragilità e vulnerabilità.
A Piazza San Francesco, annesso al Convento dei Frati Cappuccini, si trova il Dormitorio (di secondo livello) intitolato a “Don Tonino Bello” che ospita soggetti in emergenza abitativa avviati ed accompagnati in un percorso di reinserimento sociale e, ove possibile, lavorativo.
Le donne sole o con minori, in fuga da guerre o in uno stato di difficoltà, trovano una casa accogliente a Via Angrisani: in questo momento l’appartamento ospita 3 famiglie ucraine.
La Mensa intitolata a “San Francesco” completa il cerchio della solidarietà che la Chiesa salernitana, attraverso la Caritas, ha attivato sul territorio a favore dei fratelli che vivono in difficoltà economiche e sociali. Vi si preparano quotidianamente 200 pasti per pranzo servendone circa 75/80 in sala e 30/35 da asporto oltre a quelli per gli ospiti dei Dormitori da servire a cena.
“Accogliere – spiega don Flavio Manzo, direttore della Caritas di Salerno – significa essere vicini a chi è solo e donare speranza a chi ha perso la fiducia. La povertà è multidimensionale, non è solo fame e mancanza di denaro. È povertà di speranza, di opportunità, di scelta. Il primo strumento operativo che mettiamo in campo è la “relazione”, che può diventare trampolino di lancio per nuove sfide. Le persone, con il giusto supporto, possono accettare di rimettersi in gioco e tentare nuovi percorsi di vita”.
L’approccio della Caritas diocesana, supportata dai fondi 8xmille, si basa su azioni strutturate, articolate sulla presa in carico, sul potenziamento delle capacità della persona e sulla costruzione di un tessuto relazionale, attraverso progetti educativi individualizzati e finalizzati alla ripresa di una graduale autonomia. L’8xmille alla Chiesa cattolica ha significato per questa realtà mezzi e porte aperte grazie ad un contributo, nel 2024 di 200.000 euro.
Con una squadra di 85 volontari, il Polo è un punto di riferimento per tante persone senza dimora, con carattere di temporaneità o cronicità. Molti sono reduci da lavori stagionali, legati al turismo estivo o all’agricoltura: la richiesta di aiuto, dunque, aumenta nel periodo invernale quando, alle difficoltà quotidiane di chi non riesce a mantenere una dimora stabile e finisce in strada, si aggiungono quelle legate a temperature rigide. Poi ci sono gli anziani sempre più presenti tra i “nuovi poveri” anche a causa di reti familiari fragili.
“Molto spesso – prosegue il direttore – il dormitorio o la mensa sono il primo posto che la persona in difficoltà raggiunge per avere un aiuto immediato (un posto letto o il pasto). Il nostro obiettivo è offrire ai più vulnerabili non solo accoglienza e sollievo, ma anche uno spazio di ascolto e confronto, dove vivere una dignitosa convivialità, puntando alla promozione della dignità umana”.
Presso il dormitorio “Don Tonino Bello” è stato attivato inoltre un percorso di seconda accoglienza, ovvero un servizio di ospitalità rivolto ai senza dimora di lunga durata in emergenza abitativa, in cui l’accoglienza è accompagnata da progetti individualizzati con il macro-obiettivo di superare progressivamente le condizioni di vulnerabilità. La proposta è articolata in rete con il Centro di Ascolto diocesano e con i centri parrocchiali, condividendo la corresponsabilità di accompagnare le persone in un processo di autonomia.
Nel Dormitorio sono servite circa 2.880 cene e colazioni ogni mese e distribuiti oltre 400 capi di abbigliamento e scarpe a chi ne aveva bisogno. La presenza media giornaliera è circa 30 persone per quanto concerne il Dormitorio e la cena, di 20 ospiti per il Centro diurno, nel quale è possibile trascorrere al caldo le fredde giornate invernali. Nel 2024 le persone in condizione di povertà estrema o marginalità che si sono rivolte al Polo della Carità sono state in totale 191 di cui 80% uomini e 20% donne. Attraverso i diversi servizi di accoglienza offerti (Dormitori, Centro diurno), il Polo della Carità ha preso in carico 217 persone in condizione di povertà estrema, di cui 80% uomini e 20% donne, il 60% italiani e 40% stranieri. Gli ospiti accolti durante tutto l’anno sono stati 465; di questi 345 sono nuovi ascolti mentre 120 erano già inserite nel database. La fascia di età media delle persone ospitate è quella dai 30 ai 50 anni (circa il 75% di entrambi i sessi). Le persone che si avvalgono in maniera continuativa del servizio mensa sono sia italiani che stranieri (54% italiani e 46% stranieri), per la maggior parte uomini (80% uomini e 20% donne) inoccupati. “Tutto questo è possibile – conclude don Flavio – grazie al lavoro quotidiano, sette giorni su sette per 24 ore al giorno, svolto dagli operatori della Caritas diocesana, e dall’impegno di tanti volontari che si alternano nel servizio ai poveri. All’interno della squadra è costante la presenza della comunitàdiaconale,così come dei gruppi scout di Salerno e provincia, gruppi parrocchiali e tanti semplici cittadini di buona volontà che dedicano qualche ora del proprio tempo a questa opera”.