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Uniti in Rete / Online il nuovo corso su “I Valori del Sovvenire”

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Un nuovo percorso per approfondire il significato più autentico del Sovvenire e riscoprirne tutta l’attualità alla luce del Vangelo e delle sfide del presente. Su Uniti in Rete è disponibile gratuitamente “I Valori del Sovvenire”, il nuovo corso di formazione dedicato agli operatori impegnati nella promozione e nella diffusione della cultura del Sovvenire.

Attraverso un itinerario formativo agile e accessibile, il corso accompagna i partecipanti alla scoperta della ricchezza di significati e valori che caratterizzano il Sovvenire, esplorandone il legame con il Vangelo e il ruolo che può svolgere nel mondo contemporaneo.

Come tutte le proposte formative presenti su Uniti in Rete, il corso può essere seguito in qualsiasi momento, sia da computer sia da smartphone, offrendo la massima flessibilità di fruizione. Per trarre il massimo beneficio dall’esperienza formativa, si consiglia tuttavia di affrontarlo dopo aver completato il corso introduttivo sul Sovvenire.

“I Valori del Sovvenire” è un percorso di approfondimento articolato in tre moduli, con circa 40 minuti complessivi di videolezioni e un impegno individuale stimato in non oltre due ore. Ogni partecipante potrà procedere secondo i propri tempi, iniziando e interrompendo il corso quando desidera, pur mantenendo la continuità necessaria per vivere pienamente l’esperienza formativa.

L’obiettivo non è soltanto trasmettere contenuti, ma coinvolgere attivamente ogni corsista in un percorso personale di crescita e riflessione. Per questo il corso combina diversi strumenti didattici:

  • videolezioni di 4-8 minuti con sottotitoli e trascrizioni scaricabili;
  • test di autovalutazione per consolidare le conoscenze acquisite;
  • letture ispirazionali per approfondire temi e fonti di riferimento;
  • domande riflessive che aiutano a collegare quanto appreso alla propria esperienza personale;
  • test finale valido per ottenere la certificazione di completamento.

A supporto del percorso è disponibile anche un pratico workbook, progettato per raccogliere appunti, riflessioni e osservazioni. Scaricabile e stampabile, può trasformarsi in un vero e proprio diario di bordo, utile per accompagnare e documentare tutte le tappe dell’apprendimento.

Il nuovo corso “I Valori del Sovvenire” è stato realizzato con la collaborazione della Fondazione The Economy of Francesco.

L’invito è semplice: entrare in piattaforma e iniziare il viaggio alla scoperta dei valori che rendono il Sovvenire una proposta ancora viva, attuale e capace di generare comunità.

Il Sovvenire e i suoi valori / Dono e condivisione: un messaggio ancora attuale

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A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, Dono e Condivisione di Mons. Donato Negro* conserva una straordinaria attualità e rappresenta uno dei contributi più significativi alla riflessione sul valore del Sovvenire nella vita della Chiesa. Attraverso una lettura dei capitoli 8 e 9 della Seconda Lettera ai Corinzi, dedicati alla colletta promossa da San Paolo per la Chiesa di Gerusalemme, l’autore conduce il lettore a scoprire il significato più profondo del dono cristiano: non un gesto materiale o una semplice forma di aiuto, ma un’esperienza di fede che genera comunione, fraternità e corresponsabilità.

Il dono nasce dalla grazia e genera comunione
Nel testo, Donato Negro, ricorda che la Chiesa nasce da un dono ricevuto e vive come comunità di persone chiamate a condividere quel dono. Il cristiano non è mai isolato: la fede è esperienza di comunione e il dono diventa il linguaggio concreto attraverso cui la Chiesa manifesta la propria identità.
Donare non è un dovere, ma una risposta d’amore
San Paolo ricorda che “Dio ama chi dona con gioia”. Il dono cristiano non deriva dall’obbligo o dall’interesse, ma dalla gratitudine per quanto si è ricevuto da Dio. Per questo ogni gesto di generosità acquista un valore spirituale e diventa testimonianza del Vangelo.
La solidarietà è parte dell’evangelizzazione
La colletta per Gerusalemme non viene presentata dall’apostolo come una semplice raccolta di fondi, ma come un vero atto ecclesiale e missionario. Attraverso la condivisione dei beni si rende visibile la comunione tra le comunità cristiane e si annuncia concretamente l’amore di Cristo.
La logica evangelica trasforma la povertà in ricchezza
Uno degli aspetti centrali del testo è il paradosso cristiano: le comunità della Macedonia, pur nella povertà, riescono a esprimere una straordinaria generosità. Il dono mostra così la forza della grazia di Dio, capace di trasformare la mancanza in abbondanza spirituale, la fragilità in fraternità, il bisogno in occasione di comunione.
Il Sovvenire come espressione della corresponsabilità ecclesiale
Il Quaderno insiste sul fatto che sostenere la Chiesa significa partecipare alla sua missione. Le offerte libere, il sostegno economico alle comunità e ai sacerdoti attraverso le erogazioni liberali, così come l’8xmille, non sono semplicemente strumenti organizzativi, ma modalità concrete con cui i fedeli condividono la responsabilità della vita e della missione ecclesiale.
La Chiesa è autentica quando vive “per gli altri”
Per l’autore una comunità cristiana non esiste per se stessa. Essa è veramente Chiesa quando sa farsi prossima alle necessità degli altri, quando sa Sovvenire ai bisogni delle persone e delle comunità, ricordando che ogni credente è chiamato a essere custode del fratello.
L’attualità del messaggio per il Sovvenire
Il valore di Dono e Condivisione risiede nella capacità di ricondurre il tema del sostegno economico alla sua radice spirituale e pastorale. In un tempo in cui il rischio è ridurre il Sovvenire a una questione tecnica o finanziaria, Donato Negro ricorda che esso nasce dall’Eucaristia, dalla fraternità e dalla consapevolezza che la Chiesa è una comunità chiamata a condividere i doni ricevuti.

Le parole dell’autore richiamano ancora oggi tutti i fedeli a vivere il dono come espressione di fede, a riconoscersi corresponsabili della missione ecclesiale e a promuovere una cultura della solidarietà che metta al centro la persona e la comunione. Il Sovvenire, pertanto, non è semplicemente un aiuto economico, ma una forma concreta di partecipazione alla vita della Chiesa e alla sua opera di evangelizzazione.

In sintesi, il Quaderno di Mons. Negro ci consegna una convinzione fondamentale: la condivisione è il volto concreto della comunione ecclesiale. Donare significa partecipare alla missione della Chiesa, testimoniare il Vangelo e rendere visibile l’amore di Dio nella storia. Per questo il Sovvenire non va considerato un obbligo, ma una grazia e una responsabilità che scaturiscono dal Battesimo e trovano il loro compimento nella solidarietà, nella corresponsabilità e nella comunione tra tutti i membri del Popolo di Dio.

In allegato il pdf del Quaderno che può essere letto anche qui.

*Già presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, ora è Vescovo emerito dell’Arcidiocesi di Otranto.

Sovvenire a Napoli / L’incaricato Iervolino promuove una scelta consapevole insieme ai vertici nazionali e locali delle ACLI

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Presso il Teatro Paradiso, nella suggestiva cornice della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli nel Rione Alto a Napoli, si è tenuto, lo scorso 23 giugno, un incontro straordinario volto a informare l’intera comunità partenopea sul valore profondo e sull’utilità sociale della firma a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. L’evento, ideato e condotto con straordinario dinamismo dal Diacono Raffaele Iervolino, incaricato diocesano del Servizio del Sovvenire, ha saputo rompere i vecchi schemi della burocrazia fiscale per restituire la parola alla vita vissuta.

Tanti i progetti concreti realizzabili sul territorio grazie a un semplice gesto consapevole. A testimoniarlo visivamente, attraverso due intensi ed emozionanti videomessaggi, sono stati il Vescovo Ausiliare Mons. Francesco Beneduce e Suor Marisa, colonna portante della Caritas diocesana, quotidianamente impegnata nella gestione di numerose case di accoglienza e nel servizio ai fratelli senza fissa dimora. Le loro parole hanno tracciato una linea retta tra i fondi raccolti e il sollievo offerto agli ultimi nelle periferie esistenziali della città.

“Dietro ogni modulo, dietro ogni firma consapevole, non ci sono freddi numeri di bilancio, ma ci sono storie, volti, pane spezzato e dignità restituita a chi pensava di averla persa per sempre”. Tra i momenti più alti del pomeriggio, spicca la testimonianza di Padre Carmelo che ha illustrato lo straordinario cammino del progetto “Il Binario della Solidarietà”, un centro di accoglienza che vanta ben 35 anni di storia e di infaticabile servizio nel tessuto sociale napoletano. Un’opera segno straordinaria che non si limita all’assistenza immediata, ma che punta al reinserimento attivo delle persone. Tra i progetti più innovativi presentati, ha riscosso grande ammirazione il corso professionale di panificazione e pizzeria realizzato in collaborazione con i celeberrimi Maestri dell’Antica Pizzeria da Michele, che offre ai ragazzi un’effettiva opportunità di riscatto sociale e lavorativo.

La validità tecnica e il valore sociale del lavoro svolto quotidianamente dai Patronati e dai CAF ACLI sono stati magistralmente sviscerati durante un vivace blocco in stile talk-show.

Sul palco, sollecitati dalle domande puntuali del Diacono Iervolino, sono intervenuti il Direttore Generale Nazionale delle ACLI, il Dott. Simone Zucca, e il Presidente delle ACLI Metropolitane di Napoli, il Dott. Umberto Cristadoro. Entrambi i relatori hanno evidenziato il ruolo deontologico ed etico dei professionisti nel guidare i contribuenti verso una scelta libera, trasparente e partecipe alla cura del bene comune.

L’incontro si è concluso in un’atmosfera di profonda commozione grazie a un momento esperienziale in cui la burocrazia ha lasciato definitivamente il passo alla pura espressione artistica. L’intervento musicale della giovanissima musicologa, chitarra e voce, ha incarnato perfettamente la bellezza e la freschezza di una comunità parrocchiale viva, capace di farsi casa per tutti. Il messaggio finale giunge forte e chiaro: firmare per l’8xmille non è un dovere burocratico, ma un autentico atto d’amore.

La firma che diventa solidarietà di Rosanna Borsillo per Nuova Stagione, n.25 del 5 luglio 2026, pag.4.

Calabria / Giornata regionale clero, Mons. Rega: «chi si isola si spegne, il sacerdote che cammina con i fratelli cresce»

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Un momento di fraternità ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, quello vissuto dal clero calabrese lo scorso 18 giugno a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del clero calabrese

Nella sua introduzione Monsignor Stefano Rega, Vescovo di San Marco Argentano – Scalea e delegato CEC per la Commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che il Papa ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica, su «Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio», partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, Monsignor Rega ha ricordato che il Papa ha invitato ad avere «una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce».

Fraternità presbiterale che, ha ricordato Monsignor Rega, come scritto dal Papa nella lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, deve essere considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato».

Un invito a «camminare a due a due», partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua lectio, ha ricordato che vivere così il ministero «educa e introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato e accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni» in quanto «vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé». Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la «logica del dono» e vivere in essa «è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogno di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, sia nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case, in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa; al contrario, una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra».

Nel portare i saluti della diocesi che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il Vescovo di Lamezia Terme, Monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti «hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria» in linea con l’invito del Papa «a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché, in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale, che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità».

Nel concludere l’incontro, il presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che «è stata un dono di Dio», nel corso della quale ha visto «la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo a vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il Vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio».

Al termine della lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’Adorazione eucaristica comunitaria.

La giornata si è conclusa con un’agape fraterna.

Conferenza Episcopale Lombarda / I Vescovi scrivono ai sacerdoti

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Nel giorno della Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il sito della Conferenza Episcopale Lombarda pubblica una lettera dei Vescovi indirizzata idealmente a tutti i presbiteri. È stata scritta prendendo spunto da un incontro che, lo scorso 19 marzo, ha riunito a Caravaggio i membri dei Consigli presbiterali delle 10 Diocesi della Regione. Il testo (qui integrale) rilegge quel momento e offre una prospettiva sul futuro del ministero presbiterale in Lombardia.

“Vi scriviamo con animo fraterno, nella Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti. Nell’esercizio della paternità affidata al nostro ministero episcopale, ci siamo posti in attento ascolto delle vostre esperienze di vita, oggi sempre più connotate da una realtà sociale in continuo cambiamento e da forme pastorali per la maggior parte di noi mutate nel tempo. Un ascolto appassionante, carico di consolazione e dal quale siamo usciti rincuorati. Un ascolto che sempre ci apre alla preghiera. E ci siamo detti: questo è il volto autentico di un presbiterio vivo e reale, espressione di tutte le stagioni della vita sacerdotale e di una multiforme varietà di incarichi pastorali”.

I Vescovi rinnovano quindi la “gratitudine per la fedeltà quotidiana con la quale venite in aiuto alla nostra debolezza, nella guida del popolo di Dio a noi affidato”. Precisano: “Viviamo un tempo che non possiamo più leggere con categorie abituali. Non si tratta solo di affrontare difficoltà nuove, ma di riconoscere che siamo dentro un cambiamento che ci supera e insieme ci coinvolge. È un tempo che può generare smarrimento, talvolta anche scoraggiamento, ma che porta con sé una promessa: quella di una Chiesa più essenziale, più fraterna, più vicina alla vita reale delle persone. Non siete soli dentro questo passaggio. E non siete chiamati a ‘risolverlo’, ma ad abitarlo con fede”.

Il documento prevede quattro paragrafi: Senza attraversare le fatiche non nasce nulla di nuovo; Senza fraternità il ministero si indebolisce; Senza corresponsabilità la sinodalità resta incompiuta; Senza formazione adeguata il cambiamento non regge.

“Carissimi, non abbiamo soluzioni pronte da offrirvi, ma desideriamo camminare con voi, ascoltarvi ancora, accompagnarvi”, concludono i Vescovi. “E insieme a voi vogliamo lasciarci guidare dallo Spirito, che non smette di aprire strade nuove. Affidiamo questo tempo, e ciascuno di voi, al Signore. E vi chiediamo di continuare a essere, con semplicità e verità, ciò che siete: uomini del Vangelo, dentro la vita ordinaria della nostra gente”.

Concluso il Festival Biblico / Grande partecipazione e prezioso contributo del Sovvenire con gli incaricati diocesani

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Dal 9 aprile al 1° giugno 2026 si è svolta la 22ª edizione del Festival Biblico, dedicata al tema “Il potere del limite”, un invito a riflettere su una delle questioni più urgenti del nostro tempo.

In una società che tende spesso a percepire il limite come un ostacolo da superare e il potere come esercizio unilaterale della forza, il Festival Biblico ha proposto uno sguardo alternativo: il limite come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà, e il potere come responsabilità, cura e custodia. A partire da queste prospettive, il Festival (che si è tenuto in varie diocesi) ha promosso un dialogo aperto e interdisciplinare, intrecciando religione, filosofia, scienze umane, arte e attualità, coinvolgendo dieci diocesi da Nord a Sud.

A sostegno della manifestazione è intervenuto anche il Servizio Promozione CEI per il Sostegno Economico alla Chiesa con la presenza di don Enrico Garbuio a Vicenza, nella serata inaugurale. Quindi, in diverse diocesi, sono stati previsti momenti di approfondimento a cura degli incaricati diocesani del Sovvenire, che hanno accompagnato gli eventi con brevi interventi di sensibilizzazione sull’importanza e il valore di sostenere economicamente la Chiesa anche attraverso una firma consapevole a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. In occasione degli appuntamenti sono stati organizzati stand informativi con materiali promozionali e divulgativi, distribuiti ai partecipanti per far conoscere le attività e il valore del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

 

Tra gli incaricati diocesani che sono interventui al Festival ricordiamo: don Roberto Rosario Catalano a Catania (8 maggio), il diacono Guglielmo Zampollo a Rovigo (9 maggio, dialogo), il dottor Paolo Grazian a Vittorio Veneto – Conegliano (10 maggio, dialogo), il dottor Fabio Brocca a Padova (14 maggio, conferenza), don Mauro Motterlini a Treviso (22 maggio, dialogo), don Giuseppe Miola a Vicenza in occasione della lectio magistralis conclusiva (24 maggio) e Davide Cecchini a Chioggia (29 maggio, incontro biblico).

Nel corso degli interventi è stato sottolineato come, lungo tutto il territorio nazionale, il Festival Biblico abbia offerto a migliaia di persone preziose occasioni di incontro con l’arte, la cultura e la bellezza, valorizzando al contempo l’ispirazione dei testi della Sacra Scrittura.

È stato inoltre evidenziato come tali iniziative siano rese possibili dal dinamismo delle comunità ecclesiali, dall’impegno di numerosi volontari e anche dal contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Attraverso queste risorse – destinate alla pastorale, alla carità e alla tutela del patrimonio artistico e sociale – si genera infatti un beneficio concreto per l’intera collettività: una firma che non comporta costi per il contribuente, ma che sostiene in maniera significativa il bene comune, confermando come l’8xmille sia davvero “più di quanto si creda”.

“Shine to Share” / I giovani creator protagonisti del Festival della Comunicazione di Albano

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Dall’11 al 24 maggio 2026 il Festival della Comunicazione ha fatto tappa ad Albano Laziale, organizzato in sinergia dalla Società San Paolo, fondatrice della manifestazione itinerante, e dalla Diocesi suburbicaria di Albano. Il Festival si è sviluppato attorno al tema indicato da Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Custodire voci e volti umani”.

Tra i protagonisti più significativi di questa edizione è spiccata la presenza dei giovani digital content creator del progetto Shine to Share”, un gruppo selezionato a livello nazionale attraverso il contest promosso dai Servizi CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse), guidato da Massimo Monzio Compagnoni, e per la Pastorale Giovanile (Snpg), diretto da don Riccardo Pincerato. La formazione sulle competenze di storytelling digitale è stata curata negli ultimi sei mesi dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve).

Già venerdì 15 maggio il Festival aveva aperto uno spazio di riflessione sul rapporto tra comunicazione, responsabilità e costruzione delle narrazioni attraverso la tavola rotonda “Parole che generano responsabilità, scelte e azioni”, moderata da Francesco Misceo, con gli interventi della giornalista Safiria Leccese, del sociologo Massimiliano Padula e di Rosanna Savoldelli, senior consulting di Eumetra. La serata si è poi conclusa con il momento di animazione missionaria “Voci, volti e storie da raccontare”, animato dai Giovani Costruttori per l’Umanità, che ha offerto testimonianze ed esperienze di impegno e solidarietà internazionale.

Il momento centrale della loro partecipazione si è svolto sabato 16 maggio, quando i giovani creator, accompagnati dai referenti Spse e dai tutor Iusve, hanno visitato alcune Opere Segno della Caritas diocesana di Albano, entrando in contatto diretto con realtà sostenute anche attraverso i fondi dell’8xmille: i Centri Servizi Caritas di Albano e di Genzano con l’Emporio Solidale, le Piccole Sorelle dei Poveri di Marino dedicate all’accoglienza degli anziani fragili, il Centro Servizi Caritas di Torvaianica con i servizi di accoglienza per famiglie e persone vulnerabili, la Caritas parrocchiale di San Bonifacio a Pomezia e il centro diurno “Il Crocicchio” di Anzio per persone senza dimora.

“Oggi stiamo vivendo questa grande rivoluzione – ha spiegato il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, ai microfoni dei giovani di “Shine to Share” – che sta cambiando il nostro ecosistema di relazione, di lavoro, il mondo della scuola, ma direi anche le nostre parrocchie. Siamo tutti influenzati e anche sedotti da queste tecnologie, però è importante che custodiamo l’umano, che non perdiamo lo spessore antropologico, etico”.

Nel pomeriggio di sabato 16 i giovani hanno partecipato alla catechesi sul tema “Custodire l’irripetibile”, tenuta da padre Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra gli appuntamenti più significativi del Festival anche il concerto dei The Sun ospitato presso il Borgo Laudato Si’, collocato all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, luogo simbolo dell’ecologia integrale e della formazione ispirata all’enciclica sulla custodia della casa comune.

Il Festival si è concluso con la celebrazione eucaristica a Genzano presieduta dal cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha ricordato ai giovani l’importanza di mantenere Cristo al centro della comunicazione: “Per non comunicare noi stessi, mai, per non sostituirci al messaggio, alla Parola, che è molto più importante”.

Sovvenire / “Dimmi come spendi e ti dirò chi ami”: incontro formativo al Pontificio Seminario Campano

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Nel progetto educativo del Pontificio Seminario Campano Interregionale sono previsti diversi laboratori che rappresentano momenti significativi del cammino formativo. In questi appuntamenti vengono approfonditi temi specifici delle diverse tappe dell’itinerario formativo, attraverso modalità che privilegiano l’interazione, il confronto e l’esercitazione pratica.

Nel biennio viene valorizzata soprattutto la conoscenza di sé, anche grazie al contributo di esperti in ambito psico-pedagogico e a dinamiche di gruppo dedicate; nel triennio, invece, l’attenzione si concentra maggiormente sulla dimensione pastorale e concreta del ministero.

All’interno di questo percorso, lo scorso 6 maggio i seminaristi del VI anno hanno partecipato al settimo laboratorio dedicato al tema “Amministrazione economica della parrocchia e Sovvenire”. L’incontro ha offerto un’occasione di approfondimento sul valore della corresponsabilità ecclesiale e sulla gestione trasparente delle risorse economiche come espressione concreta della missione pastorale della Chiesa.

A guidare il momento formativo è stato don Enrico Garbuio, collaboratore del Servizio CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. Sono intervenuti don Antonio Calandriello, incaricato del coordinamento Economi e Responsabili Amministrativi della Conferenza Episcopale Campana, e padre Andrea Piccolo, rettore del Seminario. Presente all’incontro Mons. Carlo Villano, Vescovo di Pozzuoli ed Ischia.

L’esperienza si è conclusa con un momento di rilettura e confronto, nel quale i seminaristi hanno potuto riflettere sull’importanza di una formazione che integri spiritualità, responsabilità amministrativa e attenzione alla comunione ecclesiale.

Proponiamo di seguito la riflessione del seminarista Giovanni Vernino, della Parrocchia San Nicola di Bari, che il prossimo 29 maggio sarà ordinato diacono:

“Dimmi come spendi e ti dirò chi ami”
«Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore» (Gv 21,17)

È il gregge del Signore che il pastore, con i propri carismi, è chiamato a guidare. Il parroco, “pastore proprio” della comunità, è chiamato a fare in modo che il gregge del Signore, sotto la sua cura attenta ed amorevole possa progredire nel cammino verso la santità. Questa cura non riguarda soltanto la dimensione spirituale ma necessariamente coinvolge anche quella materiale. Fin dalle origini, infatti, la Chiesa non ha mai smesso di prendersi cura del gregge del Signore tenendo unite la dimensione spirituale e quella amministrativa. Nel libro degli Atti degli Apostoli si racconta come la condivisione dei beni non era un gesto accessorio, ma una conseguenza naturale della fede vissuta nella carità (cf At 4, 32-34). Ciò che ciascuno possedeva diventava risorsa per tutti, specialmente per i più fragili.

Tra le continue novità della storia, ancora oggi la Chiesa desidera fermamente «andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo a ogni creatura» (cf. Mc 16,15). Nell’edificazione del Popolo Santo di Dio è coinvolto ogni fedele, presbitero o laico che sia. In questa prospettiva si colloca la nascita dell’8xmille alla Chiesa cattolica, un modo per rendere concreta e visibile la missione universale della Chiesa, offrendo a tutti l’opportunità di poter liberamente parteciparvi. Non si tratta, dunque, di una questione meramente burocratica e fiscale, ma di una scelta di fede che si traduce in uno stile di vita. Sono i fondi dell’8xmille, infatti, a permettere la realizzazione di attività caritative a servizio dei più bisognosi; la tutela degli edifici di culto, patrimonio inestimabile di arte e cultura; il sostegno quotidiano ai sacerdoti nell’esercizio del ministero. In tal modo la missione di pascere il gregge del Signore non è più attività sola ed esclusiva del presbitero ma di tutta la comunità chiamata gradualmente a trasformarsi in «casa e scuola di comunione» (San Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 43). È un autentico esercizio di corresponsabilità.

Per quanti si preparano a essere parroci, riflettere su questo tema significa anche prepararsi a vivere il ministero con uno sguardo aperto e responsabile, consapevoli che la gestione economica di una parrocchia diventa attestazione di credibilità. La giornata di sensibilizzazione, vissuta da noi ragazzi del VI anno del Seminario di Posillipo, guidata da don Enrico Garbuio, ha reso ancora più chiara l’idea che anche una buona amministrazione è testimonianza evangelica. L’incontro formativo, articolato tra memoria passata e prospettive future, accompagnato da esperienze laboratoriali, è stato fondamentale per comprendere che essere pastori secondo il cuore di Cristo implica non solo annunciare il Vangelo, ma anche saper amministrare con trasparenza e senso evangelico le risorse affidate alla comunità. È proprio del parroco, infatti, attendere alle sue funzioni «con la diligenza del buon padre di famiglia» (cf. can. 1284 CIC). Ciò vuol dire imparare a vivere una paternità che è sia spirituale ma che non può obliare la concretezza della realtà. È il principio dell’Incarnazione, della storia, che Dio stesso ha scelto di assumere. Una spiritualità avulsa dalla vita rischia di diventare sterile e vuota. Il Sovvenire, dunque, non è soltanto un sostegno economico, ma un segno di comunione, un legame vivo tra i fedeli e i loro pastori.

Le risorse economiche, quando sono orientate al bene, si trasformano in strumenti di evangelizzazione e di carità. A noi è affidato il compito esigente di diventare, attraverso le nostre scelte, testimoni coerenti e credibili del Vangelo di Cristo, che si incarna anche nelle modalità concrete con cui la Chiesa vive e si sostiene. L’8xmille alla Chiesa cattolica diviene dunque un esempio concreto di fede vissuta, speranza alimentata e carità incarnata. Dimmi come spendi e ti dirò chi ami.

 

Ad Albano il Festival della Comunicazione / Protagonisti anche i giovani creator di Shine to Share

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Dall’11 al 24 maggio 2026 la diocesi suburbicaria di Albano sarà al centro del Festival della Comunicazione la manifestazione nazionale promossa dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo in occasione della 60ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. Un appuntamento, all’interno della Settimana della Comunicazione, ormai consolidato e che ogni anno approda in una diocesi diversa d’Italia. Quest’anno si svilupperà attorno al tema indicato da Papa Leone XIV: “Custodire voci e volti umani”.

Due settimane di eventi, celebrazioni e iniziative diffuse sul territorio diocesano, con un programma intenso che intreccia riflessione, condivisione e creatività, articolato come di consueto lungo cinque percorsi tematici: la via della conoscenza, la via dei linguaggi, la via della bellezza, la via dell’aggregazione e la via della solidarietà. In calendario incontri, convegni, spettacoli, mostre e momenti di dialogo pensati per coinvolgere comunità, giovani e operatori della comunicazione (programma in allegato).

Tra i protagonisti di questa edizione anche i giovani digital content creator di Shine to Share, che prenderanno parte ad alcuni degli appuntamenti più significativi del Festival insieme alla comunità dei missionari digitali “La Chiesa ti ascolta”.

I creator di Shine to Share, provenienti da tutte le regioni ecclesiastiche italiane, sono stati selezionati attraverso un contest nazionale promosso dai Servizi CEI Promozione Sostegno Economico alla Chiesa (Spse) e Pastorale Giovanile e che ha raccolto oltre cento candidature.

Alle spalle hanno già sei mesi di formazione e accompagnamento professionale, curati dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve), dopo una prima fase realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un percorso che li ha preparati a coniugare competenze digitali, linguaggi social e responsabilità comunicativa.

Momento centrale della loro partecipazione sarà la giornata di sabato 16 maggio. In mattinata, accompagnati dai referenti del Spse, i giovani di Shine to Share visiteranno alcuni progetti realizzati grazie ai fondi dell’8xmille nella diocesi suburbicaria di Albano, incontrando operatori e beneficiari delle opere sostenute. L’esperienza diventerà poi racconto e testimonianza sui social, con particolare attenzione alle attività della Caritas diocesana. Dopo il pranzo presso le opere Caritas, nel pomeriggio i creator prenderanno parte alla catechesi per adolescenti e giovani (16–30 anni) dal titolo “Custodire l’irripetibile”.

La presenza dei giovani creator al Festival rappresenta uno dei segni più concreti del dialogo tra Chiesa e nuovi linguaggi digitali, in linea con l’invito del Papa a prendersi cura delle persone anche negli spazi della comunicazione contemporanea.

Sovvenire CEI / Shine to Share: a Napoli i creator digitali imparano a raccontare le “storie del dono”

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Dal 17 al 19 aprile 2026, i 33 giovani creator digitali denominati “Shine Crew” hanno vissuto un weekend di formazione professionale presso l’Eremo del Santissimo Salvatore dei Camaldoli a Napoli, nell’ambito del progetto Shine to Share, del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse) e del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Cei, guidati rispettivamente da Massimo Monzio Compagnoni e don Riccardo Pincerato.

Selezionati tra oltre cento candidati di un contest nazionale, i giovani digital creator provenienti da tutte le regioni ecclesiastiche d’Italia, hanno già alle spalle sei mesi di formazione e accompagnamento professionale curati dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve) Nicolò Fazioni, Sara Lovato e Marco Sanavio, dopo una prima fase affidata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il weekend partenopeo era, in questo senso, una tappa attesa: il momento in cui il lavoro fatto si misura con la realtà. A Napoli il percorso ha fatto un salto di qualità: sotto la guida del fotografo Giovanni Cocco, co-fondatore e direttore creativo di Ulilearn, i giovani creator hanno affrontato una sessione di lavoro professionale capace di trasformare la tecnica fotografica in una riflessione più profonda su cosa significhi realmente raccontare storie positive.

Con il coordinamento di Paolo Cortellessa e don Enrico Garbuio del Spse, i ragazzi si sono poi immersi in una caccia fotografica per i vicoli della città con un obiettivo preciso: riconoscere e immortalare storie e logiche del dono.

L’esperienza ha lasciato il segno, dentro e fuori. Sofia Toti, del Lazio, ha descritto con precisione ciò che molti hanno vissuto tra quei vicoli: “Siamo immersi ogni giorno in un flusso continuo di immagini, così veloce da rischiare di renderci ciechi. Eppure, a Napoli, qualcosa si è fermato o, forse, siamo stati noi a fermarci davvero. Educarsi all’immagine significa in fondo educarsi alla relazione”.

Laura Pagnini, dalle Marche, ha invece messo a fuoco la responsabilità di chi sceglie di comunicare: “È importante saper distinguersi e cogliere tutti i dettagli attraverso la nostra sensibilità, non tanto per “emergere”, ma perché ognuno è ‘prezioso’ a modo proprio”.

A suggellare il tutto il brano dei discepoli di Emmaus che ha guidato la riflessione della domenica, colta da Simone Colombo di Milano come uno specchio fedele di quanto vissuto in quei tre giorni: “In questi giorni a Napoli abbiamo sperimentato cosa vuol dire essere chiesa, quella compagnia di amici nella quale possiamo riconoscere la presenza del Signore Gesù. Questo è ciò che ci fa aprire gli occhi, come quando si coglie l’attimo in una foto”.

(Sir)