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Il Papa a Verona e questa Chiesa, vista da un non credente

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Carlo Rovelli è un fisico, saggista e divulgatore scientifico, specializzato in fisica teorica. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente insegna in Francia. Nato a Verona, è un non credente che però domenica 19 maggio era tra la folla che ha accolto Papa Francesco proprio a Verona. L’Osservatore Romano ha pubblicato una sua toccante riflessione che unitineldono.it offre anche a voi: è un segno che se c’è dialogo, c’è davvero speranza.

Su queste pagine – quelle dell’Osservatore Romano, ndr – questo apparirà forse come un commento banale. Non lo è per me: sono cresciuto guidato da valori che mi sembravano lontani da quelli della Chiesa. Non sono mai stato credente, e non lo sono neanche oggi. Ma il mondo è cambiato, forse io sono cambiato, forse la Chiesa è cambiata, e oggi mi sento con stupore vicino alla Chiesa, alla sua guida morale, come non avrei mai creduto potesse diventare possibile. E credo, lo dico sottovoce, che siano oggi in molti, che erano molto lontani dalla Chiesa, a sentirsi così.

Sabato a Verona, la città dove sono cresciuto e ho vissuto tutta la prima parte della mia vita, il Papa ha raccolto attorno a sé una grande folla variopinta ed emozionata, animata dalle parole di pace, giustizia, dall’esortazione ad andare controcorrente, dalla denuncia di chi fomenta la guerra per lucrare, di chi fabbrica armi. Era una folla che sentivo fraterna. Nel momento più intenso della giornata, due uomini hanno preso la parola: «Sono Maoz Inon, vengo da Israele. Il 7 ottobre 2023 Hamas ha ucciso i miei genitori»; «Sono Aziz Abu Sarah, vengo dalla Palestina. Mio fratello è stato ucciso dai soldati israeliani». Poi si sono abbracciati. Diecimila persone vocianti nella grande Arena sono ammutolite. Poi si sono sciolte in un interminabile applauso. Io non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il dolore del mondo. La follia del mondo. E l’unica via per affrontarla… Il Papa li ha guardati commossi. Li ha abbracciati entrambi.

Questo è il mondo che vogliamo.
Il Papa ha parlato dei conflitti, ha esortato a non averne paura. Ad affrontarli parlando, cercando di comprendere le narrazioni opposte, il punto di vista di chi sta dall’altra parte, le sue paure, guardando le persistenti ingiustizie che nutrono i lunghi risentimenti, abbassando le armi, pensando al dolore immenso e reale degli esseri umani, cercando i punti di convergenza, i valori condivisi che ci fanno umani.

Questo è il mondo che vogliamo. Un mondo in cui l’umanità sappia vivere insieme in pace, affrontare gli inevitabili conflitti con il dialogo e la diplomazia, costruire insieme il bene di tutti e affrontare insieme i problemi comuni, come l’emergenza ambientale che incombe.

Vogliamo leader politici capaci di andare in questa direzione, come ce ne sono stati nel passato. Questo è il mondo auspicato dai fondatori delle Nazioni Unite. È il mondo di cui parla il Papa. È il mondo che sognano e per il quale provano a impegnarsi le diecimila persone presenti sabato nell’Arena di Verona, le innumerevoli associazioni, movimenti, e organizzazioni che lo splendido vescovo di Verona ha coinvolto per costruire insieme la manifestazione.

Ma non è questo il mondo che stiamo costruendo.
Il mondo che stiamo costruendo è fatto di milioni che tuttora vivono nella miseria, di una scandalosa e crescente disparità di beni, della follia delle armi atomiche che ci stanno sul capo come una spada di Damocle, e che ora abbiamo ricominciato a costruire più numerose. È fatto dal dilagare delle guerre, da tempo non così tante come ora, dal dolore che generano, dal devastante balzo in avanti delle spese militari ovunque, e soprattutto dal guardare sempre più in cagnesco gli altri potentati della Terra.

Siamo in un mondo dove i nostri governanti, invece di cercare di risolvere conflitti senza spargere sangue, parlando e cercando i punti di equilibrio, dicono invece sempre più spesso di voler abbattere il nemico, qualunque sia il costo di sangue e di dolore. Un mondo che a me sembra si stia avviando verso un’altra delle sue regolari esplosioni di follia, quando periodicamente ci massacriamo a milioni, ciascuno convinto di essere nel giusto.

Eravamo tanti sabato nell’Arena di Verona, a cercare gli uni negli altri la forza del sogno di un mondo migliore.
Il Papa era in mezzo a noi, con il suo consiglio e la sua parola che arriva forte a tanti cuori. Ma siamo pochi nei nostri paesi. La politica va in un’altra direzione, la stampa va in un’altra direzione.

Il potere, e chi lo segue e ne dipende, vanno in un’altra direzione. I più, temo, preferiscono chiudere un occhio sul dolore del mondo, sulla rapacità dei potenti, sui rischi della nostra arroganza, perché, alla fine, quelli che sono difesi con la violenza, sono i nostri privilegi. Lo scrivo con tristezza, non so se sia vero. La miopia è curabile, la miopia dell’egoismo mi sembra letale.

Non è la prima volta che questo Papa mi stupisce. L’ho incontrato brevemente anni fa, in occasione di una conferenza scientifica a Castel Gandolfo. Allora il nemico di turno dell’Occidente era l’Islam, io provai a suggerire al Papa di essere più esplicito con il suo popolo, nell’esortarlo a non considerare i musulmani come nemici. Con mio stupore, lo fece pubblicamente qualche giorno dopo. E quando ho cercato — ahimè senza esito alcuno —, raccogliendo l’appoggio di colleghi di scienza, di promuovere l’idea di un possibile negoziato globale per un disarmo bilanciato, che libererebbe un colossale dividendo di pace con sui potremmo insieme risolvere la miseria estrema e coprire i costi dei rimedi al riscaldamento climatico, il Papa ci espresse il suo sostegno.

Ma il regalo più grande, per me, è stato sabato, dopo l’incontro in Arena. La mia città lo accoglieva con governatore, sindaco, alti prelati e ogni sorta di vip. Ma Francesco è andato a pranzare con i detenuti nel carcere della città. Per questo segno l’ho amato, e ho riconosciuto in lui i valori che mi sembrano i più forti e i più sacri.

Da ragazzo volevo cambiare il mondo, sognavo un mondo più giusto, sognavo abolire privilegi, confini, eserciti, sfruttamento. La Chiesa mi sembrava uno degli ostacoli. Ora non più, e il Papa lo sento, con stupore, in un mondo sempre più cieco, come un saggio fratello maggiore.

di Carlo Rovelli
Fisico e saggista

(Foto Vatican Media/SIR)

Arcidiocesi di Perugia / Quelle “catene spezzate”: IX Rapporto su povertà e risorse

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È stato presentato lo scorso 5 giugno, presso il “Villaggio Sorella Provvidenza”, il IX Rapporto diocesano sulle povertà e sulle risorse dal provocante titolo: “Catene spezzate”, curato dall’Osservatorio Caritas. Ne dà notizia il sito della Diocesi di Perugia (qui).

Sono intervenuti l’Arcivescovo Ivan Maffeis, il direttore don Marco Briziarelli, l’economista Pierluigi Maria Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale, l’assistente sociale Silvia Bagnarelli e lo statistico Nicola Falocci, componenti dell’equipe dello stesso Osservatorio.

Le pagine di questo IX Rapporto raccontano di un viaggio che potremo scandire in tre tappe: dai problemi alle persone; dalla società alle istituzioni; dalla denuncia alla proposta”, ha affermato l’Arcivescovo Ivan Maffeis.

La prima tappa – ha precisato Mons. Maffeis – va dai problemi alle persone: il Rapporto, mentre fotografa e documenta i problemi, guarda alle persone di cui la nostra Caritas si prende cura. È il primo modo per affrontare seriamente una carità che sia riflesso della carità di Dio e qualifichi anche il nostro rapporto con chi vive situazioni di povertà.

La seconda tappa va dalla società alle Istituzioni: i poveri non possono essere delegati ad addetti ai lavori. L’opera di “rete” della nostra Caritas va nella direzione di una corresponsabilità e di una collaborazione che hanno a cuore il bene comune, il bene della città.

La terza è dalla denuncia delle “catene” alla proposta di “liberazione”. Il Rapporto racconta di una comunità che sa rimboccarsi le maniche, che ci mette cuore, passione, intelligenza, perché la carità sia intelligente e sappia aprire piste percorribili”.

Soffermandosi sulle risorse messe in campo per accogliere le tante richieste di aiuto, l’Arcivescovo ha parlato dello “zoccolo duro dell’8xmille alla Chiesa cattolica, importante ma che in Caritas ha un modello che deve essere esportato in altre realtà della nostra Chiesa: la percentuale assicurata dalla generosità di tanti cittadini praticanti e non, che firmano per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, deve trovare nel lavoro con le istituzioni, le aziende, le cooperative e tante persone generose il moltiplicatore perché quel poco diventi pane per tutti.

Il direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, ha spiegato la scelta del titolo del IX Rapporto, “Catene spezzate”: «Vedete in copertina questi piedi incatenati e le “Catene spezzate” rappresentano il lavoro compiuto, la missione svolta con molto impegno dove tante famiglie sono tornate libere di poter camminare, sciolte da quelle catene che papa Francesco ci ricorda parlando della povertà. “Catene spezzate” anche perché è il nostro invito-obiettivo della nostra vocazione, quella di continuare a riportare il povero al centro in un cammino che lo vede abbracciato da tante realtà per il ritorno all’autonomia. Essere nella condizione di povertà è una privazione di possibilità, è una privazione della libertà. Non avere la libertà di poter scegliere nel quotidiano e per il proprio futuro. La povertà è in aumento nella nostra diocesi con un dato importante, che ci dice che tante “catene” sono state spezzate, ma che tante nuove “catene” sono arrivate perché il 40% delle famiglie in difficoltà sono nuovi poveri nel rivolgersi per la prima volta alla Caritas nel loro cammino di vita».

Di seguito una sintesi di questo Rapporto a cura dal prof. Pierluigi Maria Grasselli, Rapporto divenuto negli anni un valido strumento di monitoraggio e riflessione sul fenomeno povertà, che va oltre i confini del territorio perugino, richiamando l’interesse di istituzioni, enti e organismi impegnati nell’opera di contrasto e prevenzione di questo fenomeno che riguarda sempre più italiani.

Aumentano le richieste degli italiani e la povertà in generale

Con riferimento alle attività del Centro di Ascolto della Diocesi di Perugia-Città della Pieve, nel 2023, possono cogliersi aspetti dinamici e modificazioni qualitative nel complesso dei richiedenti aiuto. Prosegue nel 2023 l’aumento (+9,2%) del numero totale (1805) di questi presso tale Centro, anche se con una riduzione del tasso di crescita della povertà (nel 2022 segnava +12,7%). La quota degli italiani sale al 25,3% (con un aumento rispetto al 2022) e quella degli stranieri scende al 71,5%. Le persone con doppia cittadinanza il 3,2%. Prosegue la netta prevalenza degli stranieri (provenienti da Perù, Marocco, Ucraina, Nigeria ed altri Paesi).

La povertà, dunque, non si riduce nonostante la presenza permanente di politiche di contrasto, dal Sostegno di inclusione attiva (SIA) al Reddito di inclusione (RDI), poi al Reddito di cittadinanza (RDC) ed infine all’Assegno di inclusione (ADI).

Se continuiamo, come nei precedenti Rapporti, a distinguere tra “vecchi” utenti e “nuovi” utenti, supponendo che i “nuovi” siano quelli con primo contatto in Caritas a partire da marzo 2020 (data del primo lockdown da pandemia), e che i “vecchi” lo abbiano avuto precedentemente, nel 2023 i vecchi utenti sono 568 pari al 31,5%, e i restanti 1237, pari al 68,5%, sono nuovi utenti.

Si noti il particolare interesse dell’analisi dei nuovi utenti, perché da essa possono risultare con particolare evidenza le nuove tendenze che si manifestano tra i richiedenti aiuto. Sotto questo profilo, segnaliamo, in termini di genere, il forte aumento dell’incidenza della componente maschile, che giunge, tra i nuovi, a superare quella femminile.

Per classi di età, tra gli stranieri il peso dei giovani fino ai 34 anni è doppio di quello tra gli italiani, mentre quello degli anziani (65 ed oltre) è tra gli italiani quasi quattro volte quello degli stranieri. Tra i nuovi utenti si osserva un’incidenza molto maggiore delle classi più giovani, il che può indicare la loro sofferenza per le difficoltà della situazione attuale

Lo stato civile degli utenti si distingue per il proseguimento della tendenza ad una sensibile diminuzione del peso di coniugati/e, e ad un aumento di quello dei celibi/nubili (che si possono supporre più provati dalla pandemia). Si pongono in evidenza stati di povertà molto connessi a forme di fragilità familiari. In termini di nucleo di convivenza, si evince, in continuità con il 2022, un cospicuo ulteriore aumento dell’incidenza di quelli che vivono soli, e una altrettanto forte diminuzione di quelli che vivono in un nucleo familiare. Tra i nuovi utenti, il marcato aumento della quota dei “soli” risente dell’alto livello tra gli italiani (molto rilevanti i livelli assoluti: gli italiani passano da 123 a 181, gli stranieri da 200 a 292).

Sul fronte abitativo, al primo posto per incidenza continua a porsi la casa in affitto da privati. Sempre tra i nuovi utenti, si rileva un forte aumento, rispetto ai vecchi, dei privi di abitazione, degli ospiti da amici o parenti, e del ricorso a subaffitto/posto letto.

Per il grado di istruzione, la quota di utenti che non dispongono di un titolo di studio più elevato della licenza media inferiore è del 47,0%, molto vicina a quella stimata per l’anno precedente. Si tratta di un livello di scolarizzazione medio molto basso, non tale da favorire una soddisfacente occupabilità degli utenti Caritas. Occorre accrescere tale livello, per contrastare la povertà educativa, e l’abbandono precoce del percorso scolastico. Sul fronte occupazionale, troviamo, nel 2023, al primo posto la condizione di disoccupato. Tutto sommato il quadro complessivo sembra più negativo e più incerto.

Dalle ricerche compiute da Caritas italiana trae conferma la stretta connessione tra povertà, difficoltà occupazionali e bassa scolarità.

Interventi Caritas

Il numero complessivo degli interventi erogati tramite il Centro di ascolto diocesano nel 2023 arriva a 85.049, con un aumento dell’11,6% rispetto al 2022, e addirittura del 66,5% rispetto al 2020: un aumento esplosivo delle attività di Caritas, sotto i colpi delle crisi di varia natura degli ultimi anni.

Al primo posto come quota di interventi sul totale di questi troviamo l’offerta di beni e servizi materiali, costituiti principalmente dai servizi di mensa, dall’attività degli Empori/market solidali, dalla distribuzione di pacchi viveri. Seguono i servizi di alloggio e quindi i servizi di Ascolto, per lo più accompagnato da discernimento e progetto, nonché finalizzato ad attività di monitoraggio.

Il servizio di Ascolto è preliminare a tutti gli interventi successivi, e prevede Coinvolgimenti – che consentono di costruire una rete sociale operativa, costituita da parrocchie e/o gruppi parrocchiali, enti pubblici, enti privati o del Terzo Settore, e gruppi laici di volontariato.

Per un quadro completo delle iniziative della Caritas diocesana, si ricorda inoltre il suo multiforme impegno progettuale, in tutte le principali direzioni dell’impegno ai più fragili. È particolarmente importante che i progetti siano fatti non solo per i poveri, ma con i poveri. La meta verso cui Caritas si orienta è l’animazione di comunità, stimolare cioè la comunità ad una carità realmente generativa, che ha come principio sociale fondamentale la solidarietà, applicata ad ogni aspetto e dimensione dell’esistenza.

(A cura di Riccardo Liguori)

Convegno Nazionale Economi / Transizione ecologica e sostenibilità economica: strategie per un futuro possibile

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Il Convegno Nazionale degli Economi e dei Direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane si terrà a Sacrofano presso la Fraterna Domus dal 3 al 6 giugno 2024.

Previsto, per giovedì 6 giugno, anche l’intervento di Massimo Monzio Compagnoni, responsabile Servizio Promozione CEI, Mons. Luigi Testore, presidente Istituto Centrale Sostentamento Clero e don Claudio Francesconi, economo CEI, su Sovvenire alle necessità della Chiesa: un’impresa di squadra. Punto della situazione sugli incontri regionali.

Si allega il programma.

Revisione concordataria 1984-2024 / A Catania un convegno su 40 anni di intese e progetti per la promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici

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Il 10 e 11 maggio 2024 si terrà a Catania la Giornata Nazionale XL CONCORDATO. 40 anni di intese e progetti per la promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici.

Il convegno è promosso dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e dalla diocesi di Catania con la partecipazione del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica e delle associazioni professionali di settore AMEI – Associazione musei ecclesiastici italiani -, AAE – Associazione archivistica ecclesiastica – e ABEI – Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani.

L’evento si svolgerà presso la sala della Pinacoteca del Museo Diocesano di Catania (ingresso da via Etnea 8). Si rivolge agli incaricati regionali e diocesani per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, ai responsabili e agli operatori degli Istituti culturali ecclesiastici. Diversi i temi affrontati: le prospettive di lavoro a quarant’anni dalla revisione del Concordato, le relazioni istituzionali che ha generato, l’impatto dell’8xmille alla Chiesa cattolica su crescita dei territori, valorizzazione e comunicazione dei beni culturali ecclesiastici.

Il convegno si aprirà con gli interventi del Segretario Generale della CEI, Monsignor Giuseppe Baturi e del Ministro della Cultura On. Gennaro Sangiuliano. L’intervento di Massimo Monzio Compagnoni, Responsabile del Servizio CEI Promozione Sostegno Economico su Chiamati ad essere protagonisti: il coinvolgimento delle comunità è previsto nella mattinata di sabato 11 maggio.

Per maggiori informazioni vedi il programma in allegato.

 

Diocesi di Roma / Ordinati 11 preti: linfa nuova per la Chiesa

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L’ordinazione è avvenuta lo scorso 20 aprile nella Basilica di San Pietro. Ne dà notizia Radio Vaticana con un servizio di Marina Tomarro.

Per noi è una grandissima gioia“, ha spiegato Monsignor Michele Di Tolve, ausiliare di Roma e rettore del Seminario Maggiore, nonché coordinatore delle attività del Pontificio Seminario Maggiore, l’Almo Collegio Capranica e il Seminario Redemptoris Mater. “Il Signore continua a parlare al cuore dei suoi discepoli. Queste ordinazioni – ha osservato il presule – sono anche il frutto della preghiera della Chiesa di Roma che chiede pastori per il suo popolo. Questi ragazzi, ognuno nella propria personale storia, hanno avuto la grazia di incontrare la parola del Signore e la vita della Chiesa in un cammino che loro già vivevano e di avere quella particolare chiamata, che ebbero a loro volta gli apostoli a Cafarnao mentre gettavano le reti della pesca, e decidere quindi di avere cura degli altri fratelli e sorelle, perché il sacerdozio ministeriale è a servizio del sacerdozio dei battezzati e siamo chiamati tutti a fare della nostra vita un’offerta. Questo è il miracolo e la gioia più grande. È la certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo”.

Qui l’intervista a don Nicola Pigna, uno dei nuovi sacerdoti

Dal 10 al 19 maggio a Pinerolo torna il Festival della Comunicazione

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I Paolini e le Paoline hanno scelto la diocesi di Pinerolo per organizzare il 19° Festival della Comunicazione che si svolgerà dal 10 al 19 maggio e che sarà sostenuto anche dal Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa.

L’evento, nato per celebrare la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, sarà dedicato al tema proposto da Papa Francesco: “Intelligenza Artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

In questi anni sta avvenendo un cambiamento radicale, epocale, simile all’invenzione della stampa: l’Intelligenza Artificiale. Siamo appena agli inizi. Ne siamo affascinati e spaventati. Affascinati dalle sue potenzialità e spaventati dai rischi, anche nel campo della comunicazione.

L’Intelligenza Artificiale può aumentare la libertà o generare omologazione; può migliorare la partecipazione o accrescere il dominio. Come dice il Papa, si può incorrere ancora una volta nella “tentazione di diventare come Dio senza Dio”. Non dobbiamo spaventarci ma conoscere. È urgente imparare, valutare, orientare, per vivere con sapienza il cambiamento: per governare il cambiamento.

Ecco allora che il Festival sarà una splendida opportunità. Scrive a tal proposito il Vescovo di Pinerolo Mons. Derio Olivero:
Con l’aiuto di esperti, saremo accompagnati dentro questi formidabili cambiamenti, con lo scopo di iniziare a delineare alcune attenzioni per crescere in umanità anche grazie a questi nuovi strumenti.
Ci auguriamo che non sia solo un evento per pochi, né solo un evento organizzato da un gruppo interno alla Chiesa, ma possa essere un vero evento di territorio, capace di mettere insieme credenti e non credenti, cattolici e valdesi, cristiani e musulmani. E, soprattutto, un evento capace di mettere insieme associazioni, gruppi, amministrazioni, scuole.
La comunicazione riguarda tutti, è responsabilità di tutti. E principalmente il futuro riguarda tutti ed è responsabilità di tutti”.

In allegato il programma 2024 e il messaggio del Papa.

 

8xmille alla Chiesa cattolica: un importante coinvolgimento di Azione Cattolica e Rinnovamento nello Spirito

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È iniziato il periodo più importante dell’anno per la sensibilizzazione alle firme 8xmille. Nonostante il grande successo a partire dal 1990 dell’8xmille, segno di fiducia e stima nei confronti della Chiesa, negli ultimi anni è stata registrata una flessione. Perciò, è ancora fondamentale sensibilizzare le nostre comunità e tutti i cattolici aderenti alle varie aggregazioni laicali a sentire sempre più come “cosa propria” la questione economica della Chiesa, anche attraverso la promozione della firma.

È bene ricordare a tutti che firmare per l’8xmille non costa nulla, non è una tassa in più, ma è l’opportunità di sostenere la missione della nostra Chiesa.

Perciò tutti i membri delle aggregazioni laicali, come pure gli aderenti ad Azione Cattolica e Rinnovamento nello Spirito, sono chiamati a vivere il gusto, la gioia e la responsabilità di fare la propria parte anche su questo tema così delicato: la sensibilizzazione alla firma dell’8xmille.

Anche per questo il Servizio Promozione sarà presente, con vari materiali promozionali e uno stand, ai due eventi nazionali che si svolgeranno proprio in questi giorni.

In particolare, per potenziare la bella alleanza ecclesiale tra il Servizio Promozione CEI e l’Azione Cattolica, il Servizio Promozione sarà presente alla 18^ Assemblea Nazionale  che avrà luogo a Roma (presso la Fraterna Domus – Via Sacrofanese, 25) dal 25 al 28 aprile, sul tema “Testimoni di tutte le cose da lui compiute”. Oltre ad uno stand con del materiale specifico destinato alle presidenze diocesane, ci sarà un breve intervento in plenaria il pomeriggio del 26 aprile e la proiezione di spot e testimonianze 8xmille.

Per iniziare, invece, una prima collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito, il Servizio Promozione CEI parteciperà alla 46^ Convocazione nazionale dei cenacoli, gruppi e comunità di questa aggregazione laicale, che si svolgerà dal 26 al 28 aprile presso la Fiera di Rimini su “Quando pregate, dite: Padre!”, con uno stand e la distribuzione di vario materiale promozionale.

Siamo tutti chiamati a rispondere a questo tempo difficile sognando insieme la Chiesa di domani e a concretizzare questo sogno anche attraverso la partecipazione corresponsabile ai progetti del Sovvenire, in particolare a “unafirmaXunire”. Se è vero che ogni gesto d’amore fa del bene sia a chi lo compie che a chi lo riceve, destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica può moltiplicare tale beneficio a dismisura.

Sarà dunque importante continuare a coinvolgere, educare e formare anche le diverse realtà associative ecclesiali presenti sul nostro territorio (associazioni, gruppi e movimenti) per contribuire a coltivare insieme e corresponsabilmente la sensibilità al sostegno economico alla nostra Chiesa.

A 40 anni dalla revisione concordataria, a Villa Cagnola si ricorda il card. Attilio Nicora

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Il 24 febbraio Convegno promosso dal «Comitato amici del cardinal Nicora» per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule, tra gli artefici degli accordi del 1984 tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Ne parla qui la “Chiesa di Milano”.

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«Stato italiano e Chiesa cattolica: quarant’anni dal “nuovo” Concordato (1984-2024)» è il tema del Convegno che sabato 24 febbraio a Villa Cagnola di Gazzada (Varese), «Il Comitato amici del cardinal Nicora» promuove anche per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule.

Nei rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano il mese di febbraio è un mese ricorrente.

Era l’11 febbraio 1929 quando furono firmati i Patti Lateranensi, che segnarono la conciliazione tra Stato e Santa Sede con la soluzione della cosiddetta «questione romana»: le firme erano quelle di Benito Mussolini, capo del fascismo e del governo italiano, e del cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri.

Era il 18 febbraio 1984 quando Bettino Craxi, presidente del Consiglio dei ministri, e il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano, siglarono gli Accordi di revisione concordataria, poi approvati a larga maggioranza dal Parlamento italiano.

Si aprì quindi una lunga e complessa fase attuativa di cui, per parte vaticana, fu indiscusso protagonista il cardinale Attilio Nicora, varesino, studi al Liceo Cairoli e in legge alla Cattolica di Milano, per anni leader del cattolicesimo giovanile della città giardino.

Sacerdote dal 1964, vescovo dal 1977, fu nominato co-presidente per la parte ecclesiastica della Commissione paritetica italo-vaticana, cui spettò il compito di preparare la riforma della disciplina riguardante i beni e gli enti ecclesiastici. L’altro co-presidente, sul versante dello Stato, era il professor Francesco Margiotta Broglio, uno dei massimi esperti laici delle relazioni Stato-Chiesa.

Carlo Cardia, insigne esperto di diritto ecclesiastico e già membro della Commissione paritetica dello Stato e consigliere di Enrico Berlinguer per le questioni religiose, nel suo intervento al primo convegno di Varese dedicato a «Don Attilio» – così preferiva essere chiamato – (12 maggio 2018, «Il Pastore e il diplomatico») ricordò i grandi sforzi compiuti «per la definizione di nuove relazioni tra Stato e Chiesa e per l’affermazione del diritto di libertà religiosa nel nostro ordinamento». Fu in quella stagione, sottolineò, che «si scrisse l’intelaiatura complessiva della legislazione ecclesiastica, compresa l’introduzione dell’8xmille, che pose fine al secolare sistema beneficiale e delle cosiddette congrue per i benefici più poveri istituito in Italia (è bene ricordarlo) dai governi liberali e risorgimentali».

Dall’11 febbraio 1987 monsignor Nicora venne posto a disposizione della presidenza della CEI con la qualifica di Incaricato per i problemi relativi all’attuazione degli accordi del 1984. Il 30 giugno 1992 venne nominato da Giovanni Paolo II Vescovo di Verona, dove svolse il suo ministero per cinque anni, seguitando però a collaborare con la CEI e con la Santa Sede per tutti i problemi giuridici inerenti la revisione concordataria.

Un’attenzione che non venne meno neppure negli anni successivi quando, in un crescendo di responsabilità, fu chiamato ai vertici dell’Apsa (l’organismo che amministra il patrimonio della sede apostolica), quindi nella “vigilanza” dello Ior (la ben nota banca vaticana) e infine al vertice dell’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria voluta da Benedetto XVI. Ruoli ricoperti all’insegna della massima trasparenza, nonostante abbia dovuto misurarsi con difficoltà e ostacoli di ogni genere nel suo lungo percorso di servizio alla Chiesa e alla società italiana. Il cardinale Attilio Nicora è morto a Roma il 22 aprile 2017.

«Il Comitato amici del cardinal Nicora» ha cercato in questi anni non solo di tenere vivo il suo messaggio, ma di farne in qualche misura tema di insegnamento, rilanciando e proponendo il suo lascito culturale e spirituale in quattro incontri pubblici: «Il pastore e il diplomatico» (2018); «Chiesa e società» (2019); «Carità e politica, per un servizio dei cristiani alla società civile» (2021); «Giustizia conflitti solidarietà» (2022).

Nell’intervista a Vatican News-Radio Vaticana è monsignor Luigi Mistò, presidente del FAS, Fondo Assistenza Sanitaria, e professore di Teologia-Sacra Scrittura all’Università LUMSA di Roma, a ricordare la sua figura e la sua opera. Del cardinale, nella relazione tenuta in apertura al Convegno, monsignor Mistò ha ricordato il servizio pastorale vissuto con un genuino senso di fede, di speranza e “con un caloroso senso di carità paziente e costante”.

Sacerdoti / Il teologo mons. Dianich: “senza la formazione permanente i preti rischiano di scoraggiarsi”

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“Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi”. Ne è convinto mons. Severino Dianich, teologo di lunghissimo corso nonché uno dei relatori durante il Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti, svoltosi in Vaticano nei giorni scorsi con la partecipazione di oltre mille sacerdoti provenienti da 60 Paesi. M. Micaela Nicolais dell’Agenzia Sir lo ha intervistato per un bilancio del convegno, promosso dal Dicastero per il Clero in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione e il Dicastero per le Chiese orientali.

Qual è l’identità dei sacerdoti in una Chiesa sinodale e missionaria?
Riguardo all’identità sacerdotale, la grande tradizione più antica vede al centro del ministero del prete la predicazione del Vangelo, mentre c’è una grande tradizione medievale, poi confermata dal Concilio di Trento, secondo la quale al centro dell’identità sacerdotale c’è l’Eucarestia. A mio avviso, questa dialettica è feconda, allora come oggi, perché l’Eucaristia è senza dubbio il punto più alto, più sublime dell’essenza del ministero sacerdotale, ma la predicazione del Vangelo è il punto primo: senza la predicazione del Vangelo non si fa l’Eucaristia.
Quarant’anni fa, sulla teologia del ministero ordinato c’era un grande fervore, poi dopo il Concilio il dibattito si è addormentato. Oggi trovo attinente questa dialettica tra predicazione del Vangelo ed Eucaristia, in un tempo in cui anche nei Paesi di antica tradizione cattolica si sta riaprendo la difficoltà non nella predicazione del Vangelo in Chiesa, ma dell’annuncio del Vangelo ai non credenti, che anche in questi Paesi sono diventati ormai numerosissimi. Per questo è importante concepire l’identità del sacerdote in senso sempre più missionario e sinodale.

Uno degli snodi forse da affrontare è lo scarto che c’è tra la formazione dei preti in seminario e la formazione permanente.
Il cardinale Tagle, nella sua introduzione al Convegno, è stato molto robusto e provocatorio su questo punto. Del resto, occorre tener presente che in un’epoca sempre più caratterizzata dai ritmi frenetici come la nostra ciò accade anche in altre professioni: molto spesso, infatti, la formazione personale si ferma a quella dell’università. Tra i preti, comunque, lo scarto tra la formazione dei seminari e la formazione permanente è abbastanza frequente, anche perché la pressione delle tante attività che si devono svolgere è così forte che difficilmente un prete trova il tempo per leggere un libro. Se, da un lato, la formazione permanente dei preti deve avere al centro la formazione teologica e pastorale, anche per approfondire le teorie e le conoscenze che caratterizzano il mondo contemporaneo e che sono in continua evoluzione, dall’altro occorre tenere conto del lato umano e sentimentale che fa parte del compito molto duro e difficile del sacerdote, molto spesso destinato alla frustrazione.
Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi, di incrociare le braccia e di venirsi a trovare in una situazione moralmente e spiritualmente deplorevole, perdendo così quello slancio che li aveva spinti ad abbracciare la vita sacerdotale.

Una parte importante della formazione di un sacerdote, oltre all’aspetto pastorale, spirituale e teologico – come ha sottolineato anche il Papa nell’udienza concessa ai partecipanti al convegno – è la “formazione umana integrale”, anche per scongiurare le derive più gravi degli abusi. Come affrontare questo capitolo così delicato
Secondo me ha pesato e pesa tuttora molto, anche sui preti giovani – anzi, per loro è perfino accentuata – quella inveterata abitudine per cui il prete è considerato una persona “diversa”, con qualcosa in più di irraggiungibile, perché è una persona sacra. Tutto ciò fa enormi danni, come ho constatato anche durante il convegno nel mio gruppo di lavoro. Due preti africani, ad esempio, hanno raccontato come da loro nessuno mai osa fare una critica ad un sacerdote.
Da noi i preti sono criticatissimi ma sui media, pochissimo invece faccia a faccia: nelle nostre comunità parrocchiali raramente si crea un rapporto di parità, per cui un prete possa ricevere anche rimproveri e critiche che sarebbero fecondissimi. In questo senso, l’esperienza recente del Sinodo è stata notevole, perché fra preti, laici, religiose e religiosi, vescovi, cardinali, c’era uno spirito di parità: scomparivano i titoli e si passava facilmente al “tu”. L’autocoscienza di un prete si forma moltissimo in parrocchia, e il seminario è il luogo della formazione teologica, spirituale ma anche umana: è qui che bisogna agire soprattutto. Se già in seminario l’elemento in cui si insiste è la predicazione del Vangelo, prima che l’elemento della celebrazione dei riti sacri, l’equilibrio dell’identità sacerdotale si sposta immediatamente in maniera feconda.

Nel suo discorso, Papa Francesco ha parlato anche della necessità di una “pastorale generativa”, legata al proprio popolo di appartenenza. Quale fotografia della Chiesa italiana lei scatterebbe, sotto questo aspetto?
Una fotografia senza ombra di dubbio positiva. Ho girato molti Paesi lungo la mia lunghissima vita, e devo dire che la Chiesa italiana – e lo dobbiamo a Don Bosco – dall’Ottocento in poi ha dato vita ad una figura di prete molto più legata alla popolazione, molto più familiare. Don Bosco è finito anche in manicomio, perché giocava a pallone con i suoi ragazzi, e questo profilo dell’identità sacerdotale è rimasto fino ad oggi. Rispetto ad altri Paesi del Nord Europa, ad esempio, dove la figura del prete è quasi assimilata a quella di un impiegato, con un orario di ufficio stabilito, la tradizione italiana è molto buona. Il rischio è che la si perda con le unità pastorali, in cui i parroci hanno quattro o cinque comunità, devono correre dall’una all’altra per celebrare la Messa e non hanno il tempo per stare con la gente. E’ un rischio che va evitato in tutte le maniere, ad esempio selezionando tra le attività del prete le cose più importanti e decentrando le responsabilità: in Italia abbiamo laici preparatissimi. Per questo, ancora una volta, è importante la sinodalità, affinché l’identità del sacerdoti trovi la sua definizione e regolazione anche con una riforma del Diritto Canonico, che il Sinodo sta chiedendo.

Dal 6 al 10 febbraio in Vaticano il Convegno sulla formazione permanente dei sacerdoti

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Ravviva il dono di Dio che è in te (2Tm 1,6) è il tema del “Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti“. L’iniziativa è promossa dal Dicastero per il Clero, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, e con il Dicastero per le Chiese Orientali. L’obiettivo è avviare un processo condiviso con tutte le Chiese locali per rafforzare l’accompagnamento dei sacerdoti.

Dal 6 al 10 febbraio circa 1.000 i partecipanti da 60 Paesi. In programma, momenti di preghiera, relazioni, ma anche l’ascolto reciproco in piccoli gruppi nello stile sinodale.

A Vatican News-Radio Vaticana, il prefetto del Dicastero per il Clero, Cardinale Lazzaro You Heung-sik, parla del Convegno e della necessità di rispondere alle esigenze dei sacerdoti in un contesto socio-culturale e di fede non facile; sottolinea, tra l’altro, la volontà di affrontare le difficoltà concrete della vita sacerdotale e insieme di mostrarne la bellezza, grazie alle tante “testimonianze meravigliose” esistenti.

Qui il servizio di Radio Vaticana di Renato Martinez e Adriana Masotti.

Qui le conclusioni dell’evento.