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Servizio promozione CEI / A Bellaria per la 43ª Rassegna Nazionale ANSPI “Gioca con il sorriso”

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Anche quest’anno torna uno degli appuntamenti più attesi del panorama associativo e pastorale nazionale: la 43ª Rassegna Nazionale culturale e sportiva “Gioca con il sorriso”, organizzata da ANSPI Oratori e Circoli. L’evento si terrà dal 3 al 7 settembre 2025 nella vivace cornice di Bellaria Igea Marina (provincia di Rimini), con il patrocinio del Comune e la collaborazione di numerose realtà educative e sociali del territorio. Un’iniziativa che coniuga sport, laboratori, spettacoli, formazione e spiritualità, per promuovere uno stile di vita sano, partecipativo e aperto al dialogo.
(In foto Paolo Cortellessa del Servizio Promozione CEI all’evento ANSPI 2024)

Per cinque giorni, la rassegna offrirà un’ampia gamma di proposte rivolte a ragazzi, educatori, animatori, famiglie e volontari provenienti da oratori e circoli ANSPI di tutta Italia:

  • Tornei sportivi: calcio, basket, atletica, giochi popolari e attività inclusive;
  • Laboratori espressivi e creativi, animazioni, giochi in spiaggia e feste comunitarie;
  • Spettacoli serali, musica e teatro all’aperto, in un clima di gioia e condivisione;
  • Convegni e momenti formativi, dedicati ai temi dell’educazione, della cittadinanza attiva e del protagonismo giovanile.

Tra gli appuntamenti della rassegna, spiccano le due lezioni organizzate dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, in programma il 5 e 6 settembre. Le lezioni, intitolate “Shine to Share / Comunicare la Chiesa, oggi…”, saranno rivolte in particolare ai giovani partecipanti della Summer School e del Master di formazione ANSPI, e offriranno uno sguardo attuale e coinvolgente sul modo in cui la Chiesa in Italia si racconta, comunica e si apre al mondo contemporaneo, con strumenti e linguaggi capaci di parlare alle nuove generazioni. Un’opportunità preziosa per riflettere sull’importanza della trasparenza, della testimonianza e della corresponsabilità nel contesto ecclesiale di oggi. Comunicare bene il bene ci aiuta nel promuovere in modo consapevole e credibile il sostegno economico alla Chiesa, attraverso i due strumenti principali del sistema: le offerte deducibili per il sostentamento dei sacerdoti, molti dei quali impegnati proprio negli oratori e nei circoli ANSPI, e le firme dell’8xmille, che permettono alla Chiesa di realizzare progetti pastorali, educativi e sociali su tutto il territorio nazionale.

Bellaria Igea Marina si conferma una città ideale per ospitare questo tipo di manifestazione, grazie alla sua tradizione turistica, alla disponibilità delle strutture sportive e ricettive, e a un clima di calda accoglienza. Le iscrizioni sono aperte a tutti i circoli e oratori ANSPI, con possibilità di partecipazione anche per gruppi familiari e singoli interessati. Per informazioni dettagliate sul programma, i laboratori, la logistica e le modalità di iscrizione, è possibile consultare il sito ufficiale: www.anspi.it.

Serra International Italia / Al Contest Fotografico 2025 un premio speciale dal Servizio Promozione CEI

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Una gran bella notizia arricchirà la cerimonia di premiazione del Contest Fotografico 2025 #guardosenzafiltri, che si terrà a Bologna il prossimo 21 giugno (programma in allegato).

Ai premi, riconoscimenti e menzioni speciali conferiti dal Serra Italia, si aggiungeranno i prestigiosi premi conferiti dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica della CEI: due assegni del valore di euro 300 ciascuno.

I vincitori selezionati da Maria Chiara Giuli, esperta di comunicazione e promozione 8xmille, sono i seguenti:

CASTELLO FRANCESCO

MATERA (MT) settore under 21

Amore, bellezza, felicità, famiglia

Motivazione

Questa fotografia ci invita a riscoprire la bellezza delle relazioni autentiche e la ricchezza che deriva dalla condivisione di sentimenti ed esperienze all’interno del proprio ‘nido’. Lo scatto celebra la famiglia trasmettendo un senso di calore, sicurezza e armonia, ricordandoci che la vera connessione umana nasce spesso nei momenti più semplici e quotidiani. È un potente promemoria che l’umanità condivisa si manifesta nella sua forma più autentica attraverso l’amore e la cura reciproca.

CRESTANI ELISA

TORREGLIA (PD) settore over 21

In un abbraccio silenzioso si intrecciano a volte molteplici emozioni: conforto, gratitudine, comprensione; L’importanza di sentirsi accolti, ascoltati, accettati nella propria umanità e fragilità. L’abbraccio diviene un gesto che consola e guarisce. Gli occhi lucidi parlano di dolore condiviso, di gioie e ritrovate, di una presenza che sa ascoltare senza bisogno di parole.

Motivazione

La foto cattura un momento di profonda connessione umana: l’abbraccio tra una donna anziana e una più giovane, di cui non si vede il volto.

Questa scelta rende l’abbraccio universale, permettendo a chi osserva di immedesimarsi in chi lo riceve, sottolineando come il bisogno di conforto e accoglienza sia un sentimento condiviso da tutti, al di là dell’età o dell’identità.

La forza della fotografia sta proprio nella sua capacità di evocare, senza spiegare. Lascia allo spettatore il compito di immaginarne la storia: forse un momento di gioia, forse di commozione o di dolore. Qualunque sia il contesto, non servono parole per percepirne la profondità emotiva.

Qui il link che permetterà di collegarsi online per la cerimonia di premiazione del  Contest Fotografico che si terrà a Bologna giorno 21 giugno alle ore 11.40 dove saranno consegnati i premi di Serra International Italia e di Sovvenire.

Vent’anni di Settimana e Festival della Comunicazione: un intreccio tra fede, media e cultura

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La Settimana della Comunicazione (dal 25 maggio al 1° giugno 2025) e il Festival della Comunicazione (dal 30 maggio all’8 giugno) celebrano vent’anni di impegno nella promozione di una cultura della comunicazione ispirata ai valori del Vangelo. Queste due iniziative, nate nel 2006 dall’intuizione della Società San Paolo e delle Figlie di San Paolo, sono diventate nel tempo due eventi di riferimento per chi opera nel mondo della comunicazione, facendo da cassa di risonanza del messaggio che ogni anno il Papa scrive in occasione della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali.

Il Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa è tra i sostenitori dell’evento che si svolgerà nei prossimi giorni.

Comunicazione. La parola evoca il mettere in comune, rendere partecipe altri, condivisione di qualcosa di importante che si intende trasmettere rendendo anche chi ascolta protagonista del processo comunicativo. Ancora una volta, la dimensione comunitaria è la chiave di interpretazione di questo evento che, come cristiani, mettiamo a disposizione della comunità diocesana”. Così Mons. Rocco Pennacchio, Arcivescovo di Fermo, scrive in occasione di questo appuntamento che sarà ospitato nella sua diocesi.

E nella conferenza stampa del 5 giugno saranno l’Arcrivescovo Mons. Pennacchio e l’incaricato diocesano per il Sovvenire don Michele Rogante ad interventire sul tema Le vostre firme per noi. Utilizzo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica in diocesi.

In questi anni la Settimana della Comunicazione, con eventi organizzati in tutto il territorio nazionale, ha toccato temi fondamentali che vanno dalla ricerca della verità in un contesto segnato dalle fake news, all’etica giornalistica, all’uso responsabile dei social, all’importanza di una narrazione empatica, fino a giungere alla necessità di una comunicazione pienamente umana nell’era attuale dell’intelligenza artificiale.

In un mondo sempre più dominato dall’informazione digitale e dal rapido progresso tecnologico, questa iniziativa ha saputo mantenere il suo carattere profetico, proponendo una comunicazione ispirata ai valori della fraternità, della giustizia e della dignità umana, mettendo in evidenza l’importanza del ruolo dei comunicatori nel trasmettere speranza e costruire un linguaggio che non sia divisivo ma generativo.

Il cuore della Settimana della Comunicazione è il Festival della Comunicazione, un evento itinerante che ogni anno fa tappa in una diversa diocesi italiana: una manifestazione dinamica e festosa, animata da iniziative culturali, artistiche e spirituali. Il Festival è un’occasione preziosa per creare sinergie tra le diverse realtà presenti nel territorio della diocesi, rafforzando la collaborazione e il senso di comunità.

L’edizione del 2025, si preannuncia particolarmente ricca, con un programma che si pone l’obiettivo di analizzare le sfide etiche e professionali della comunicazione attuale nel solco del messaggio di Papa Francesco per la 59ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo “Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cfr 1Pt 3,15-16)”.

In allegato il programma e il comunicato stampa

“Volti dei Vangeli”, il Papa racconta il pubblicano Zaccheo

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Il secondo episodio dei 18 che compongono “Volti dei Vangeli”, riproposti da Vatican News in questo tempo pasquale, è incentrato sulla figura di Zaccheo, capo dei pubblicani, corrotto e arricchito sulle spalle degli altri ma che ha l’audacia di salire su un albero per vedere Gesù. Lo sguardo del Maestro lo inonda di gioia e gli fa cambiare vita per sempre.

Sappiamo che Zaccheo promette di dare la metà di quello che possiede ai poveri e a chi ha rubato, restituirà quattro volte tanto.

Papa Francesco cita a tal proposito una regola d’oro che è questa: “quando la conversione arriva alle tasche, è sicura”.

Il programma, andato in onda in prima serata la domenica di Pasqua del 2022 su Rai Uno, è stato curato dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana, i Musei Vaticani e Rai Cultura. Nella serie Papa Francesco racconta alcuni degli incontri di Gesù. Gli autori del programma sono Andrea Tornielli e Lucio Brunelli, la regia e la fotografia sono state curate da Renato Cerisola, le musiche originali di Michelangelo Palmacci.

Movimento Rinascita Cristiana / Anche l’8xmille alla Chiesa cattolica realizza la speranza

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Il Movimento Rinascita Cristiana si ritrova a Gorizia per riflettere sulla “Speranza” in un luogo emblematico in cui il confine, in passato solo lacerazione, oggi può essere rinascita.

Per questo 2025 il Movimento Rinascita Cristiana ha proposto ai propri aderenti un’occasione rara di riflessione, nata dalla volontà di mettere insieme il tema giubilare della “Speranza” e l’evento unico ed emblematico di designazione a Capitale Europea della cultura di Nova Gorica–Gorizia.

Una sfida di rinascita, così viene letta questa designazione, e l’ascolto come strategia di convivenza e di superamento di un periodo buio di diritti del confinante sistematicamente negati, di risanamento di un confine con migliaia di giovani morti e di tragedie umane ancora vivide nella memoria personale, familiare e collettiva, le cui conseguenti tensioni, dolori, rabbia e risentimento sono rimasti per troppo tempo inascoltati.

Al convegno di tre giorni, dal 4 al 6 aprile 2025, dal titolo “Sul confine la Speranza” che si è tenuto presso il Seminario Arcivescovile di Gorizia sono giunti partecipanti pressoché da ogni regione d’Italia. Tanti i temi e le riflessioni proposte.

Il percorso di conoscenza ha avuto inizio grazie alla tavola rotonda coordinata dalla giornalista Selina Trevisan, settimanale diocesano la Voce Isontina, alla quale hanno dato un ricco contributo lo storico Alessandro Cattunar e il teologo, nonché direttore della Fondazione Basilica di Aquileia, Andrea Bellavite. È stata fondamentale una lunga e dettagliata ricostruzione della storia degli ultimi cento anni di questa terra, della cultura poliglotta e poli culturale preesistente alla Prima guerra mondiale, del concetto di “gorizianità” che in passato veniva prima dell’essere italiani o sloveni, perché tutti consapevoli dell’unicum che questa identità portava in sé. Poi la fine della prima guerra, il fascismo, gli aspri eventi della fine del secondo conflitto mondiale, il comunismo sul fronte opposto. Nel 1947 viene eretto quel muro che farà da modello a quello berlinese, che dividerà il centro storico dalla propria stazione e spaccherà in due la città e le sue relazioni.

Dal 2004 la Slovenia entra nell’Unione europea e poi nel 2007 aderisce all’area Schengen, il valico finalmente resta senza controlli. Il lavoro non è concluso, la cultura è e deve essere il fondamento della ricostruzione, come è emerso dalla tavola rotonda con Renata Kodilja (Università di Udine), Pavla Jark (Kulturni Dom Nova Gorica), Igor Komel (Kulturni Dom Gorizia) e Neva Makuc (ZRC SAZU Ist. Storico). Anche alla stampa è affidato questo compito e ne sono consapevoli i giornalisti Guido Baggi, Mauro Ungaro, Mirko Marinčič e Ivo Jevnikar, che rappresentano la stampa diocesana, la Rai in lingua slovena, il quotidiano della minoranza slovena.

Tutti gli interventi in certo modo riaffermano che la designazione a capitale europea della cultura è una occasione, una spinta alla rinascita del dialogo (oggi complicato da una conoscenza delle lingue non più condivisa) e della collaborazione. La Speranza, dunque, deve essere sostenuta e concretizzata con impegno.

Il convegno si è poi spostato sul territorio, con la visita della Basilica di Aquileia, del San Michele, di Nova Gorica ed infine della piazza Transalpina, per vedere la centralità di quel muro che per decenni ha spaccato la comunità.

La conclusione della tre giorni è stata affidata a Don Santi Grasso, che ci ha presentato il suo nuovo libro “Confini, patirli o scavalcarli?”, uscito proprio in occasione della designazione di Gorizia, e da biblista ci ricorda che con l’incarnazione Dio rompe il confine, non è più totalmente altro dall’uomo, perché l’universalità non è solo andare verso l’altro portando idee e convinzioni, ma avere il coraggio dello scambio: sul confine si vive davvero la fraternità.

Ha inoltre partecipato Don Enrico Garbuio con un intervento “Una Chiesa povera per i poveri”, affrontando il tema della generosità e della conversione personale, per promuovere una cultura di responsabilità anche economica in seno alla Chiesa cattolica (8xmille), poiché è anche grazie a questo contributo che occasioni come questo convegno sono realizzabili.

Maria Serena Asso
Movimento Rinascita Cristina

“Shine to Share” / Prorogate le date per partecipare all’iniziativa social destinata ai giovani messaggeri di speranza

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Sono state prorogate le date del progetto “Shine to Share”.

I video potranno essere inviati entro il 20 aprile e la loro valutazione avverrà entro il 5 maggio. Il 6 maggio verranno annunciati i 100 giovani selezionati.

Ricordiamo che l’iniziativa è rivolta a coloro che hanno tra i 18 e i 35 anni e frequentano la parrocchia, l’oratorio o fanno parte di un’associazione o movimento cattolico.

Per partecipare basta creare un video reel verticale (1 minuto al massimo) per raccontare la propria esperienza di fede, un momento di preghiera che ha toccato nel profondo, un gesto di solidarietà vissuto all’interno della comunità o qualsiasi altra esperienza concreta che abbia acceso una luce dentro.

Il progetto offre la possibilità di formazione gratuito per diventare Content Creator organizzato dalla Chiesa cattolica in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

In allegato il pieghevole con tutte le informazioni sull’iniziativa e il volantino.

Chiesa cattolica / “Shine to Share”, un contest per 100 futuri content creator

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Un progetto per diventare content creator della Chiesa cattolica: ecco “Shine to share”. I giovani, tra i 18 e i 35 anni, potranno così imparare a realizzare contenuti video per i social network e lanciare un messaggio di speranza e di fede nel mondo digitale. L’iniziativa è promossa dalla Chiesa cattolica, attraverso il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e il Servizio per la promozione del sostegno economico della CEI, con la direzione didattica dell’Università Cattolica.

Per partecipare basta raccontare con un video un evento o un’esperienza significativa vissuta in oratorio, in parrocchia, con gli scout o in un’associazione cattolica, che testimoni la propria esperienza di fede, di vita di comunità cristiana e lo spirito di servizio che la anima. Il video, della durata di 40/60 secondi, deve essere caricato sul sito www.shinetoshare.chiesacattolica.it a partire dal 17 marzo e fino al 6 aprile. Tra le caratteristiche che deve presentare, la coerenza e profondità del messaggio, la qualità e chiarezza espositiva, la creatività e capacità di raccontare storie originali e coinvolgenti. Entro il 27 aprile 2025 una giuria di qualità, composta da esperti del mondo della comunicazione, selezionerà 100 video finalisti e i loro giovani autori saranno invitati a partecipare a un corso online di 36 ore per diventare Content creator, con focus sullo storytelling, il marketing digitale, il video editing e l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Il corso organizzato dall’Università Cattolica di Milano sarà totalmente gratuito.

“Il bene va raccontato, bene”, dichiara don Riccardo Pincerato responsabile della Pastorale Giovanile, “e #ShinetoShare è la possibilità per avere strumenti e occhi per raccontare il bello e il bene della Chiesa attraverso gli occhi e la voce dei giovani che ci possono sorprendere con le loro visioni e le loro narrazioni”. “Gesù si è identificato talmente tanto con noi che ci chiama con il suo nome, ci chiama luce” – “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14), ricorda Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa “#ShinetoShare ci ribadisce che non solo abbiamo questa luce ma siamo chiamati a diffonderla anche nei social a chi non conosce ancora la gioia della vita nuova in Gesù”.

Al termine del corso online di 36 ore, dal 23 al 26 giugno 2025, i cento giovani selezionati parteciperanno a un workshop in presenza di 4 giorni presso il Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi Religiosi a Seveso. Avranno così la possibilità di apprendere regole e strumenti per una comunicazione social in linea con i valori e la missione della Chiesa cattolica. Tutti i costi (laboratorio, vitto, alloggio e viaggio) saranno a carico della CEI. Inoltre, il 30 e 31 luglio i cento giovani si trasferiranno a Roma per partecipare ad alcuni eventi durante il Giubileo dei giovani. Per l’occasione, potranno mettere in pratica quello che hanno appreso realizzando contenuti coinvolgenti, in video reel, per raccontare l’esperienza e le emozioni vissute durante il Giubileo. I video verranno condivisi sui propri account social e caricati sulla piattaforma dedicata dal 1° agosto 2025 al 31 agosto 2025, utilizzando l’hashtag #ShinetoShare. Entro il 30 settembre 2025 una giuria composta da esperti di comunicazione della CEI selezionerà i 20 giovani (uno per ogni Regione d’Italia) che avranno realizzato i video più creativi, di qualità e in linea con i valori della Chiesa cattolica e proporrà loro di diventare Ambassador per realizzare e pubblicare contenuti sui profili social della CEI (Instragram, Facebook, X, TikTok). “Non si tratta semplicemente di un evento mediatico o promozionale, ma di un vero e proprio itinerario pastorale, durante il quale i ragazzi saranno formati, guidati e chiamati a testimoniare la propria fede, cultura e identità cristiana nello spazio digitale”, spiegano i promotori.

Regolamento in allegato.

(Filippo Passantino per il Sir)

Giornate di formazione e spiritualità / Comunione, solidarietà e speranza nella Chiesa e nella società. Intervista a padre Franco Annichiarico sj

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Dal 20 al 23 febbraio 85 incaricati e collaboratori diocesani del Sovvenire, provenienti da diverse regioni d’Italia, hanno preso parte, insieme a Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica e ai membri dell’Ufficio nazionale (qui una sua dichiarazione al Sir), Letizia Franchellucci e don Enrico Garbuio, alla prima edizione delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità promosse dal Servizio Promozione della CEI.

L’incontro, ospitato nel monastero San Giuseppe di Assisi, ha avuto come filo conduttore il tema “Collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24). Comunione e condivisione nel Nuovo Testamento per ripensare l’oggi. La guida spirituale è stata curata dal gesuita padre Franco Annicchiarico intervistato da Simone Incicco, incaricato e direttore del settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, L’Ancora.

Padre Franco, come è nata la sua vocazione?
La mia vocazione è nata in modo semplice, attraverso l’esperienza in parrocchia e poi nel Centro giovanile dei Gesuiti a Grottaglie, mio paese d’origine, in provincia di Taranto. Incontrando i Gesuiti, ho sentito un’attrazione profonda per il loro stile di vita, per la loro testimonianza. In particolare, mi ha colpito la loro capacità di annunciare la Parola e di ascoltare le persone. La predicazione e l’accompagnamento spirituale sono due pilastri della vita gesuita, soprattutto attraverso gli esercizi spirituali. In questo ho trovato una sintonia con ciò che sentivo dentro di me.

Nel suo libro autobiografico Spera, papa Francesco sottolinea il valore della vita comunitaria dei Gesuiti. Come possiamo trasformare la solitudine, la solitarietà, che affligge a volte le comunità, in solidarietà?
La vita religiosa ha una dimensione comunitaria che, purtroppo, a volte può venire meno anche tra i Gesuiti. Credo che la sfida sia riscoprire che la vita cristiana, in tutte le sue forme – laicale, presbiterale o religiosa – è sempre una vita in fraternità. Anche un eremita cristiano, pur nella solitudine, prega per il mondo e si sente parte della comunità. Seguire Cristo significa essere in relazione, ricevere in dono fratelli e sorelle con cui camminare. Questo ci aiuta a superare l’individualismo e a vivere nella condivisione. I beni – materiali e spirituali – non sono mai solo per noi stessi, ma devono diventare dono per gli altri. Lo vediamo anche negli Atti degli Apostoli: “Nessuno tra loro era bisognoso” (At 4,34). Questo è il cuore della solidarietà cristiana.

Durante le giornate ad Assisi ha parlato dell’“arte di vivere”. Come possiamo impararla?
Innanzitutto, riscoprendo la bellezza della vita umana e cristiana. L’arte di vivere nasce da uno sguardo capace di cogliere la bellezza nel quotidiano, come faceva Gesù. Egli si meravigliava dei gigli del campo, osservava sua madre impastare il pane e trasformava queste immagini in parabole sul Regno dei Cieli. Imparare quest’arte significa vivere con consapevolezza e gratitudine, guardando le cose con gli occhi di Dio. È necessario uscire dalla frenesia quotidiana, ritagliarsi uno spazio per il silenzio e il riposo. Il comandamento del sabato ci ricorda l’importanza di fermarsi per ritrovare noi stessi e la nostra relazione con Dio.

Come essere portatori di speranza in un mondo che ne sembra privo?
La speranza cristiana è reale, fondata su Cristo e le sue promesse. Abramo sperò contro ogni speranza perché si affidò a Dio. Anche noi oggi viviamo tempi difficili, dove tutto sembra alimentare la paura e lo scoraggiamento. Eppure, la nostra speranza è Cristo, il Risorto, colui che ha vinto la morte. Ricordo una frase del patriarca Pizzaballa: “Guardando la realtà, non vedo speranza. Ma la mia speranza è Cristo”. Questa è la nostra certezza. Non possiamo farci illusioni sulle situazioni del mondo, ma possiamo continuare a sperare perché sappiamo in chi abbiamo riposto la nostra fiducia.

Uno degli aspetti del Giubileo della Speranza è la restituzione: beni, debiti, giustizia. Come possiamo tornare ad annunciarla con forza?
Testimoniandola. Se vogliamo che il mondo ascolti il nostro messaggio, dobbiamo viverlo prima di tutto nelle nostre comunità. Se la Chiesa e i cristiani praticano una reale condivisione dei beni, allora diventano credibili nel chiedere ai governanti di fare altrettanto. Ci sono già realtà che incarnano questo spirito: comunità di famiglie che scelgono di condividere i beni, come Villa Pizzone a Milano, la comunità di Balicanti a Canelli o la comunità Maranatà a Bologna. In questi contesti, anche gli stipendi vengono messi in comune e ogni famiglia attinge in base alle necessità. Non è un modello per tutti, ma un segno che vivere diversamente è possibile.

Papa Francesco ha definito il denaro “lo sterco del diavolo”, riprendendo un’espressione della tradizione cristiana. Nel Vangelo, però, i beni materiali sono visti anche come dono di Dio, da amministrare con responsabilità. Come possono gli incaricati e i collaboratori diocesani del Sovvenire promuovere un uso evangelico delle risorse economiche, a sostegno della missione della Chiesa?
Nella Bibbia, i beni sono un dono di Dio, destinati alla vita dell’uomo. Diventano “sterco del diavolo” quando separano invece di unire, quando alimentano l’egoismo anziché la comunione. Il problema non è il denaro in sé, ma l’uso che ne facciamo: se lo trasformiamo in uno strumento di divisione, se lo mettiamo al centro anziché al servizio del bene comune. Ecco perché il servizio del Sovvenire è fondamentale: non è solo una questione amministrativa, ma una chiamata evangelica. Ricorda a ogni cristiano che la gestione dei beni e del denaro è parte integrante della sua fede. E questo può disturbare, perché tocca un aspetto molto concreto della vita. Gli incaricati e i collaboratori diocesani hanno quindi un ruolo chiave: devono aiutare le comunità parrocchiali a riscoprire il valore della condivisione e della responsabilità, educando a un’economia della fraternità. Non si tratta semplicemente di promuovere una firma o un’offerta, ma di favorire una conversione del cuore.

Un esercizio spirituale che tutti dovremmo fare è chiederci: “Signore, come vuoi che io utilizzi i beni che mi hai donato?” Anche nella morte possiamo testimoniare il Vangelo, destinando ciò che abbiamo non solo ai familiari, ma anche a chi è nel bisogno. Perché ciò che possediamo non ci appartiene veramente: è un dono da restituire, con gratitudine e giustizia.

La Chiesa è spesso vista solo attraverso gli scandali, mentre si racconta poco della “foresta che cresce” nel silenzio. Come uscire da questa dinamica?
Dobbiamo raccontare storie di vite trasformate dal Vangelo, testimoni credibili che mostrino la bellezza dell’umano realizzato in Dio. Non basta fare opere di carità: dobbiamo saper narrare il senso profondo di ciò che facciamo. Il rischio è altrimenti che la Chiesa venga percepita solo come un dispensatore di servizi, quando invece è molto di più: è una famiglia che genera vita.

Un ultimo pensiero?
Sono profondamente grato per questi giorni trascorsi insieme agli incaricati e collaboratori diocesani del Sovvenire. Ho visto persone vive, che servono la Chiesa con passione e si lasciano toccare dalla Parola di Dio. Questa esperienza ci ha ricordato che prima di ogni organizzazione e strategia, c’è il bisogno di mettersi in ascolto di Dio. Solo così possiamo essere autentici testimoni di speranza.

La formazione degli incaricati e dei collaboratori diocesani si è conclusa domenica 23 febbraio con la Messa delle 11.30 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, presieduta dall’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis.

Prossimi appuntamenti
Le prossime Giornate nazionali di formazione e spiritualità si terranno dal 17 al 20 marzo nel Centro di spiritualità Maria Candida di Armeno (Novara) e dal 24 al 27 aprile nell’Oasi Santi Martiri Idruntini di Santa Cesarea Terme (Otranto).

Ferrara / Ai referenti del Sovvenire lo stile coraggioso delle prime comunità cristiane

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Il 7 febbraio alle ore 21.00 presso l’Istituto di Cultura “Casa Giorgio Cini” a Ferrara si terrà il primo incontro di formazione per i referenti parrocchiali del Sovvenire dal titolo Costruttori di comunità e di comunione. Lo stile coraggioso delle prime comunità cristiane e una buona notizia per l’oggi (At 2-5).

L’incontro sarà tenuto dalla Prof.ssa Annalisa Guida, docente incaricata di Esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale.

Sono invitati anche gli operatori pastorali impegnati nelle parrocchie di Ferrara negli organismi di corresponsabilità (Consiglio Pastorale e Consiglio per gli Affari Economici).

La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia / In vigore dal 9 gennaio nuovi orientamenti e norme per i seminari

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È entrato in vigore lo scorso 9 gennaio, ad experimentum per tre anni, il documento “La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari” (quarta edizione), approvato dalla 78a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi dal 13 al 16 novembre 2023.

Il testo (in allegato), che ha ottenuto la conferma della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero, presenta un iter formativo al presbiterato articolato in due tempi: una prima fase di carattere iniziatico, dedicata alla costruzione della consistenza interiore, in un rapporto educativo forte con i formatori, attraverso lo sviluppo di una solida vita spirituale, l’applicazione seria allo studio e alla preghiera, una vita comunitaria intensa, la conoscenza di sé. La seconda fase è dedicata alla scoperta del Popolo di Dio e al maggiore coinvolgimento della comunità cristiana nella formazione dei candidati al presbiterato.

Nel primo capitolo si risponde alla domanda su quale prete si debba formare e per quale Chiesa. Per questo, da una parte, si assume la formazione permanente in alcuni suoi elementi, ritenuti necessari al presbitero italiano odierno, come paradigma della formazione in Seminario; dall’altra, si accentuano decisamente le due dimensioni della missione e della comunione come orizzonte fondamentale di tale formazione.

Nel secondo capitolo la pastorale vocazionale è presentata come impegno di tutta la comunità ecclesiale, passando poi a specificare le modalità di accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani, basato su una seria formazione spirituale. Si conferma la validità del Seminario Minore, si propongono le comunità semiresidenziali come nuove modalità di accompagnamento e si parla delle vocazioni adulte.

Il terzo capitolo presenta le quattro tappe dell’itinerario formativo proposto dalla Ratio fundamentalis: propedeutica (un anno), discepolare (due anni), configuratrice (quattro anni) e di sintesi vocazionale (un anno). Lo stile fondamentale della proposta educativa chiede di investire sugli obiettivi formativi senza scandire i tempi in modo rigido e predefinito, favorendo la personalizzazione dell’itinerario ed evitando il rischio che le tappe si appiattiscano rigidamente agli anni previsti dagli studi teologici e da altri automatismi.

Nel quarto capitolo si parla della formazione nel Seminario Maggiore che viene presentata come unica, integrale, comunitaria e missionaria: non si esaurisce nell’apprendimento di nuovi contenuti, né si limita ai comportamenti morali o disciplinari, ma deve riguardare il campo delle motivazioni e delle convinzioni personali, è formazione della coscienza. Due paragrafi riguardano il tema della protezione dei minori e delle persone vulnerabili: i formatori potranno avvalersi, nei percorsi educativi, della pubblicazione La formazione iniziale in tempo di abusi. Sussidio per formatori al presbiterato e alla vita consacrata e per i giovani in formazione, curata dal Servizio Nazionale per la tutela dei minori.

Il quinto capitolo illustra gli agenti della formazione. È stata recepita la richiesta emersa nel Cammino sinodale di allargare la condivisione dell’opera formativa dei seminaristi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e invitando a pensare creativamente le forme di collaborazione possibili con particolare riguardo alla figura femminile.