Category Archives: Newsletter In Cerchio

Il Papa ai sacerdoti / No al carrierismo

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Paolo Ondarza ci racconta, nel suo servizio per vaticannews.va di sabato 28 gennaio (Città del Vaticano), il senso del discorso di Francesco consegnato ai 70 sacerdoti dell’arcidiocesi di Barcellona impegnati nella pastorale giovanile e ricevuti la mattina in Sala Clementina.

È stato un appello a rispondere alla chiamata di Gesù a partire dalla propria povertà e fragilità, rifiutando la doppia vita e le soddisfazioni mondane e testimoniando la misericordia del Signore, senza dare lezioni. Testimoniare l’esperienza della misericordia di Dio senza mettersi in cattedra e cercare la fratellanza in tutti gli ambiti sociali. Secondo Francesco infatti “l’esperienza degli apostoli ha sempre un duplice aspetto”: personale e comunitario.

Rossano Cariati / Incontro formativo con gli IRC

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All’interno della consueta formazione permanente degli insegnanti di religione cattolica (IRC) si è tenuto lo scorso 14 gennaio a Corigliano Rossano (presso le Suore Madre Isabella de Rosis), un incontro formativo nel quale sono state affrontate e approfondite le seguenti tematiche:

  • sovvenire alle necessità della Chiesa: condivisione, comunicazione, relazione. Dinamiche d’intervento;
  • le relazioni interpersonali: esame degli strumenti d’intervento.

Si è partiti dal principio che fondamento della Chiesa, in tutte le sue manifestazioni è:

  • l’attenzione al bene comune, la carità con particolare attenzione ai più fragili e poveri
  • la relazione come elemento centrale e distintivo del nostro essere cristiani credibili
  • la comunione, la condivisione, la corresponsabilità, la perequazione sono le modalità operative che definiscono e danno un senso compiuto alla relazione
  • il “sovvenire” (8xmille/Offerte) ha rappresentato l’intuizione di applicare detti principi anche all’aspetto economico come naturale conseguenza ecclesiale e pastorale.

Si è poi esaminato nello specifico le modalità per rendere efficace una relazione d’aiuto che deve essere fatta necessariamente di: ascolto, accoglienza, comprensione, accompagnamento e cura.

Notevole è stata sia la partecipazione degli insegnanti (90 su 120) che il gradimento dell’evento stesso. Con i docenti si sono potute gettare le basi per migliorare il loro ruolo di “educatori”.

A prossimi incontri l’onere di approfondire specifiche tematiche di comune interesse.

Stefano Maria Gasseri

Rivista del Clero Italiano / A gennaio I preti e i soldi

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La Rivista del Clero Italiano, mensile fondato nel 1920, è uno strumento di aggiornamento pastorale attento a interpretare il cambiamento in atto, sia nel contesto religioso sia in quello socio-culturale. Pensata per coloro che hanno ruoli di responsabilità nella Chiesa italiana, vi compaiono contributi sui diversi ambiti del lavoro pastorale: liturgia, aggiornamento teologico, Bibbia, catechesi, spiritualità e morale, ministero del prete, dibatti culturali e recensioni. La Rivista propone ogni anno alcuni dossier monografici e diverse rubriche tematiche distribuite negli undici fascicoli annui.

A tal proposito a gennaio vi segnaliamo un interessante dossier sul rapporto fra condizioni economiche e lavoro pastorale, centrato in modo particolare sulla ricaduta che questo rapporto ha sulla figura del prete. Si intitola I preti e i soldi. Economia del ministero, con i contributi di:

Luca Bressan, Il ministero del prete. Tra gestione dei servizi religiosi e testimonianza dell’amore evangelico

Claudio Margaria, Preti, vangelo e denaro. L’ambiguità del ‘mio’

Mauro Rivella, Remunerare il clero. Riflessioni sul clero italiano

Giacomo Incitti, L’onere dell’amministrazione. Vincoli canonici e forme del ministero

Donato Negro, Solidarietà e sussidiarietà. I frutti buoni del sovvenire.

Nola / Diario di una condivisione

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La Diocesi di Nola e la parrocchia del Sacro Cuore, Marigliano, località Pontecitra (NA) nei giorni 2-3 dicembre 2022 hanno promosso due incontri di formazione per volontari (diocesani e parrocchiali) dal titolo:

  • sovvenire alle necessità della Chiesa: la relazione d’aiuto come strumento di servizio nel lavoro sul territorio
  • le relazioni interpersonali: strumento d’intervento con abilità di counseling per operatori nel territorio.

Nel primo incontro, rivolto al Gruppo di lavoro diocesano e ad alcune realtà territoriali, si è sottolineata la profonda sinergia tra il “sovvenire” e il lavoro di educazione svolto nel territorio per promuoverne al meglio i valori di: comunione, condivisione, corresponsabilità, perequazione. Al secondo hanno partecipato tutti quei volontari che ogni giorno si rivolgono e prestano servizio nel territorio della parrocchia. La fascia d’età è partita dai 16 anni sino ai 70 e tutti si sono mostrati attenti e partecipativi per l’intera durata degli incontri.
L’affluenza è stata superiore ad ogni più rosea aspettativa, circa 250 persone distribuite in 3 sessioni.

Sono state affrontate abilità di counseling e simulate relazioni d’aiuto, utili per aiutare a sviluppare competenze di base specifiche da applicare nel territorio.

Nei due incontri sono stati affrontati i diversi approcci ad una corretta relazione di aiuto, di cura nel senso più profondo del “mi sta a cuore”:

  • aiutare l’altro a soddisfare i bisogni e le aspettative
  • una cura educativa tesa a mettere l’altro nelle condizioni di provvedere da sé ai propri bisogni e promuovendo la capacità di aver cura di sé per essere in grado in seguito di fare lo stesso con gli altri.

Per questo ogni volontario che nel proprio territorio vuole “prendersi cura” degli altri, non può non affrontare in modo profondo e consapevole le relazioni interpersonali; esse danno un cuore ad ogni forma di comunicazione efficace, vera e attenta all’altro.

Il nostro essere cristiani c’impone di essere testimoni credibili dell’Amore di Dio. Dice San Paolo in (Fil 2, 6-8):

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce

Per far questo, a imitazione di Cristo, l’altro (il fragile, l’anziano, il povero, l’emarginato e chiunque necessità di aiuto) deve trovare in noi una persona disposta a prendersi cura di loro, delle proprie difficoltà e dei propri bisogni. Dobbiamo essere balsamo per la solitudine che opprime il desiderio di vivere, naturale aspirazione di ciascuna persona.

Diceva Viktor Frankl: «Ho trovato il senso della mia vita aiutando gli altri a trovare il significato della propria».

Questa frase riassume al meglio il servizio di volontariato di chi si prende cura dell’altro.

Stefano Maria Gasseri

Il Papa ai seminaristi / La vostra sia vita di preghiera che nasce dal ringraziamento

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Nel discorso non pronunciato ma consegnato alla comunità del Seminario di Barcellona, il Papa sottolinea che la missione dei presbiteri è quella di rendere Cristo “presente nell’Eucaristia, nei sacramenti, nella parola, affinché nasca nel cuore degli uomini”.

Qui il servizio di Amedeo Lomonaco per Radio Vaticana.

Nel cammino della formazione, avverte il Pontefice, ci sono due tentazioni. La prima consiste nel “concentrarsi sulle cose brutte, tenendo conto solo delle esperienze negative”. L’altra è “quella di presentare un mondo idilliaco e irreale”.

Ricordate che, quando sarete sacerdoti, il vostro primo obbligo sarà una vita di preghiera che nasca dal ringraziamento per questo amore di predilezione che Dio vi ha dimostrato nel chiamarvi al suo servizio. Questo è il primo mistero gioioso dal quale tutto nasce.

Dallo Spirito Santo, spiega il Pontefice, arriva il dono che accompagna il cammino dopo la vocazione: quello di essere sacerdoti di Cristo.

Non smettete mai di assaporare e rievocare questo amore di predilezione che si riversa e si riverserà abbondantemente nel vostro cuore, nella vostra ordinazione e nel resto dei vostri giorni. Non spegnete mai quel fuoco che vi renderà intrepidi predicatori del Vangelo, dispensatori dei tesori divini. Unite la vostra carne a quella di Gesù, come Maria, per immolarvi con Lui nel sacrificio eucaristico, e anche nella gloria del suo trionfo.

Il Papa esorta infine i seminaristi a prendere il rosario, a chiedere a Maria, Regina e Madre della Misericordia, di aiutarli “a scoprire i misteri del sacerdozio”. E a contemplare i misteri di suo Figlio, “accettando che la gioia della sequela e la perfetta identificazione sulla croce sono l’unico cammino per la gloria”.

 

Il Papa ai preti / Vicinanza, tenerezza e misericordia, le tre caratteristiche del sacerdote

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Il Papa, parlando a “braccio” ai partecipanti al corso per rettori e formatori dei seminari dell’America Latina, ha definito le tre caratteristiche che deve avere un sacerdote: “Vicinanza, tenerezza e misericordia“. Ha inoltre raccomandato di “discernere bene” durante la formazione: “Se un formatore non ha la capacità di discernere, dovrebbe dire al Vescovo ‘mandami da un’altra parte’”. Ha anche  lanciato un monito contro i pettegolezzi: “Attenti, facciamo la pelle dei nostri compagni…. Siamo fratelli”.

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano – 11 novembre 2022

Vicinanza, perché è triste avere preti “alla guida di una parrocchia che gridano a squarciagola” o “che vivono semplicemente di tre o quattro cose e non sanno dialogare”. Tenerezza, perché è brutto vedere sacerdoti “incapaci di accarezzare un bambino, di baciare un anziano” o che sono “rigidi” verso chi viene a chiedere perdono in confessione. E soprattutto preghiera, perché “un sacerdote che non prega finisce nella discarica”.

Qui il suo intervento.

Rapporto Caritas Italiana 2022 / L’anello debole

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In occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre a Roma il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo “L’anello debole”.

Dal Rapporto emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini.

Tra gli “anelli deboli”, i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla povertà ereditaria, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla povertà educativa, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.

Solo nel 2021 quasi 2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi, per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.

Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.

Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU.

Qui il Rapporto completo e la sintesi.

Catechisti Parrocchiali / Cosa significa appartenere alla comunità cristiana

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In questo numero di In Cerchio vi proponiamo l’ultimo contributo scritto da don Roberto Laurita su Catechisti Parrocchiali di novembre, in uscita in questi giorni, dal titolo

APPARTENERE ALLA COMUNITÀ CRISTIANA

A Roma, nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, durante l’emergenza per il Covid 19 è stato effettuato un salto di qualità. Assieme a don Fabio sono tanti i parrocchiani che mettono a disposizione il proprio tempo a favore di chi è in difficoltà. Siamo nel quartiere Tuscolano e, intorno al parroco, si è formata una squadra di 40 volontari, dedicata alla distribuzione di pacchi viveri a circa 190 famiglie: una macchina organizzativa che si occupa di ritirare gli alimenti dai supermercati che li mettono a disposizione, del magazzinaggio in un locale parrocchiale, del confezionamento e, infine, delle consegne. Perché tutto questo si possa realizzare è indispensabile il coordinamento del diacono Danilo che, assieme a sua moglie Angela, si è messo a disposizione, anche in pieno lockdown, per consentire l’apertura dei locali parrocchiali.

La parrocchia, tuttavia, non propone solo assistenza, ma anche studio, condivisione e intrattenimento. Crocevia di iniziative, grazie alla disponibilità di alcuni insegnanti, si tengono lezioni di italiano per stranieri, che permettono ai tanti immigrati, residenti nel quartiere, di integrarsi sempre più nella comunità, e corsi di recitazione per i ragazzi, dallo scorso anno aperti agli adulti, ma con il progetto di estenderli anche ai bambini. In prossimità del Natale si è replicata l’iniziativa «Un regalo per i bambini»: una raccolta di doni consegnati dai «Re Magi» ai più piccoli in occasione dell’Epifania.

CHE COSA SIGNIFICA?
Cristiani come questi ci insegnano cosa significa appartenere a una comunità cristiana
. Gesù non ha cercato spettatori che battono le mani, ma non se le sporcano. E neppure clienti, disposti a pagare per i servizi che chiedono. Ha fatto la proposta di diventare suoi discepoli, di vivere con lui l’avventura del Vangelo. Sai qual è il primo nome che si sono dati i seguaci di Gesù? «Coloro che sono lungo la via». In effetti vivere da cristiani significa prendere «la via» per la quale Gesù ci chiama. È un percorso, che avviene in mezzo alle gioie e ai dolori di ogni esistenza umana. Vi sono momenti di sosta e di fatica, ma anche partenze e incoraggiamenti, come in ogni cammino. Tutti coloro che hanno scelto «la Via» formano la Chiesa.

SPIRITO DI CHIESA: FRATELLI E SORELLE
Non si è cristiani da soli.
Ognuno ha bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di lui. Ecco perché un momento fondamentale è l’Eucaristia della domenica in cui tutti ricevono la Parola e il Pane, indispensabili per affrontare la settimana.

I cristiani si considerano fratelli e sorelle: che nome splendido è questo! È un legame interiore il loro, un’unità che si realizza attraverso il cuore e lo spirito! I fratelli e le sorelle sono chiamati a sostenersi a vicenda. Quando uno di essi attraversa un periodo di difficoltà, non lo abbandonano, anche se lasciano a ciascuno una libertà completa.

I fratelli e le sorelle condividono gioie e pene. Si interessano l’uno all’altro e si preoccupano che ognuno abbia il necessario. Tra i fratelli e le sorelle non dovrebbe capitare che qualcuno ha troppo e altri non hanno nulla. La fraternità si verifica attraverso la condivisione!  I cristiani formano una famiglia: è la famiglia di Cristo! Ma non si tratta di un’espressione pia, né di un titolo onorifico. È una realtà da manifestare e una chiamata da vivere!

COLLABORATORI
La comunità è come un cantiere e ognuno è un operaio
. Ognuno si considera a servizio. Il lavoro nel cantiere è enorme. Perché possa progredire è essenziale ripartire i compiti. In questo modo nessun aspetto della costruzione sarà dimenticato e ognuno potrà investire pienamente i suoi talenti. Essa sarà in grado, così, di proseguire la missione che le è stata affidata: portare a compimento l’opera di amore di Gesù.

Una comunità non è una prigione, un posto in cui ci si deve uniformare in tutto e per tutto agli altri. È, invece, lo spazio in cui si mettono in comune i talenti personali, le idee, le ricerche, le attività… e anche quello che si ha. Il cristiano non dona solo il superfluo: egli «si» dona, senza contare né il denaro, né il suo amore, né il suo impegno, né la sua presenza. Dona le sue capacità e il suo tempo.

Tale dedizione incondizionata è il dono che, in modo particolare, ogni sacerdote fa di se stesso alla propria comunità; il sostegno deve essere, dunque, vicendevole.

STRUMENTI DI FRATERNITÀ
La Chiesa cattolica italiana, grazie alle firme di molti papà e di molte mamme, per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, offre aiuto, conforto e sostegno ai più fragili.

MA NON SOLO. Esiste anche «un servizio nazionale», l’Istituto Centrale Sostentamento Clero, dedicato ai sacerdoti. I preti non sono, infatti, superuomini, ma persone in carne e ossa, con le necessità e i bisogni di ognuno di noi. Sono a servizio delle parrocchie e ne costituiscono il cuore pulsante. Coloro che si sentono parte di una comunità, con le proprie offerte, destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, pensano a loro, si prendono cura della loro esistenza. «Donare ai preti» equivale a «fare attraverso di loro», a compiere per mezzo di loro tutto il bene di cui sono capaci.

PROVA A SCOPRIRE

Attraverso una breve intervista al tuo parroco o alle catechiste

  • Perché in una città è necessaria una parrocchia?
  • Che significa far parte di una parrocchia?
  • Di quale servizio c’è bisogno in questo momento nella tua parrocchia in quanto nessuno lo svolge? Chi potrebbe assicurarlo?
  • Quali doti si richiedono in coloro che vogliono collaborare?

 

Il dossier / Una Chiesa in uscita con la missione nel DNA

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Padre Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria, è un teologo e un volto noto ai telespettatori italiani. Con i lettori di Sovvenire ha condiviso i suoi appunti sull’identità missionaria della Chiesa, che è nata “in uscita”. Quella del dossier della rivista, nel numero di ottobre, è una pagina da leggere con il cuore e da meditare, intrisa di poesia e ricca di citazioni bibliche. L’abbiamo anticipata anche nel sito Unitineldono.it.

Consiglio Episcopale Permanente / Le indicazioni del nuovo Presidente CEI Card. Zuppi

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Un clima di fraterna condivisione ha caratterizzato la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente (CEP), che si è svolta il 5 luglio, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Attenzione alla persona, comunione e rinnovamento sono state le tre parole chiave dell’indirizzo di saluto che Mons. Zuppi ha rivolto in apertura della sessione del CEP.

“Credo che le attese, espresse in tanti modi all’inizio della Presidenza, ci coinvolgano tutti”, ha affermato ricordando “con stima e riconoscenza” tutti i predecessori, in particolare “il Card. Poletti, che mi ha visto giovane prete nella sua Chiesa di Roma, il Card. Ruini, il Card. Bagnasco e il Card. Bassetti dal quale ereditiamo uno spirito di serena e appassionata fraternità”.

Nel ricordo di Suor Dell’Orto
Il primo pensiero del Cardinale è andato a “quanti con semplicità, dedizione, silenziosamente offrono la vita per amore del Vangelo, vivendo la vocazione di tutti i cristiani a lasciare tutto e seguirlo ovunque”. Il Presidente ha quindi ricordato “con emozione e senso di riconoscenza e debito” suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, uccisa sabato 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, che da vent’anni viveva “in una terra segnata dalla povertà e dalla violenza” e “continuava, con tanta tenerezza, a non essere rassegnata o cinica come facilmente avviene confrontandosi con una situazione così disastrata”. “Con lei – ha aggiunto – vorrei ricordare tutti i nostri missionari e missionarie che restano in tanti Paesi spesso teatro della guerra mondiale così poco ricordata. Li portiamo nel cuore e nelle pandemie del COVID e della guerra ci aiutano loro a capire dove sta la Chiesa e ci ricordano l’unico necessario, strappandoci dalla tentazione di chiuderci, accontentarci di laboratori e interpretazioni colte che non si relazionano con la sofferenza e l’urgenza della vita reale”.

Insieme alle donne e agli uomini del nostro tempo

Di fronte a questi “segni dei tempi drammatici”, ha continuato, “sentiamo la necessità di non fare mancare il nostro aiuto alla costruzione di una società più umana e giusta, abitata dalla fraternità. Ma, per questo, non basta solo esortare o deprecare; occorre invece contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”. Secondo il Cardinale Presidente, “siamo chiamati a un rinnovamento”. “Ce lo richiedono con urgenza e determinazione – ha spiegato – la sofferenza e la povertà della nostra gente, acuite dall’isolamento e da un tessuto di relazioni così lacerato. Non voglio dimenticare gli anziani, tutti i fragili, come i giovani che non escono di casa e le tante persone con problemi psichiatrici. I poveri sono sempre all’origine della vocazione della Chiesa e la Chiesa è di tutti se è particolarmente dei poveri”.
Richiamando le parole di Papa Francesco al Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, il Presidente ha incoraggiato a dare vita a una “Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”. “Non abbiamo – ha sottolineato – una nostra vicenda a parte, nel recinto delle nostre istituzioni, ma c’è una storia in comune con le donne, gli uomini, i poveri, i popoli del nostro tempo. A volte è più faticosa, certamente rischiosa, ma è quella indicata da Gesù che ci manda per strada fino agli estremi confini della terra. Solo così la Chiesa saprà comunicare l’unica Verità che è sempre Gesù, via e vita. Altrimenti parla a se stessa e tradisce il suo mandato”.

Il dramma della guerra
Nel suo intervento, il Cardinale Zuppi non ha mancato di fare riferimento alla guerra che “riempie il cuore di incertezze per i rischi imprevedibili che porta con sé”. La guerra “è una pandemia terribile, che rivela anche tante complicità, omissioni, rimandi, la inquietante facilità con cui il suo incendio può distruggere la vita normale delle persone. Non basta solo esortare o deprecare, ma occorre contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico. La guerra, in questo mondo dalle connessioni globali, si contagia anche a Paesi lontani, come vediamo con la preoccupante crisi alimentare, che metterà in gravissima difficoltà tutte le economie, specie quelle del Sud del mondo. Questo comporta anche gravi conseguenze sociali nel nostro Paese che ci responsabilizzano e che richiedono interventi dello Stato e maggiore solidarietà. Dobbiamo attrezzarci a questa situazione di emergenza anche in Italia per i nuovi bisogni e le povertà che si apriranno. E questo richiede un rinnovato e responsabile senso di unità e di ricerca del bonum comune, capace di mettere da parte approcci ideologici sterili e pericolosamente opportunistici, interessi di parte, polarizzazioni controproducenti e di contribuire ciascuno con la propria visione, ma nella consapevolezza di un destino che ci unisce. Le prossime scelte segneranno la vita della nostra gente per molto tempo! Sarà necessario anche rinvigorire e riorientare la nostra azione di solidarietà, come Chiesa in Italia, in tante parti del mondo che saranno toccate drammaticamente dalla crisi economica e alimentare, aggiornando ai bisogni e alle emergenze il nostro modo di aiutare ed essere vicini”.

Migrazioni e cittadinanza
Una delle sfide su cui anche la Chiesa è chiamata a misurarsi è quella del fenomeno migratorio, un tema “sempre seguito con attenzione dalla CEI”. “La migrazione – ha osservato il Cardinale – è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. In questo senso, “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”.
Nel ricordare che su tale istanza la CEI si è espressa da tempo, ha fatto riferimento a quanto pronunciato dal Cardinale Angelo Bagnasco nel 2013 quando affermava che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato”. Senza dimenticare l’appello di Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013, invitava “ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”.
Secondo il Presidente inoltre è indispensabile “una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”.

La persona al centro
L’attenzione alla persona, sia in termini di solidarietà concreta verso quanti sono in difficoltà sia di richiesta di nuove politiche di accoglienza e cittadinanza, abbraccia poi il tema del fine vita e degli abusi. “Sarà necessario – ha affermato il Presidente della CEI – intervenire con chiarezza su alcune priorità per la difesa della persona, sempre e chiunque, anche con la necessaria interlocuzione con la politica. Tra le priorità desidero menzionare quella degli abusi e la necessità di essere conseguenti agli impegni presi, nella trasparenza delle risposte, assumendoci, come deve essere, la piena responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, migliorando se necessario gli strumenti già decisi. Ci aiuteranno professionisti che sono e saranno chiamati a verificare il nostro lavoro, sia a livello centrale come diocesano, verso i quali sospetti di compiacenza sono offensivi per la loro professionalità”.

Nelle pieghe della società
“Il nostro – ha rimarcato il Cardinale – è un Paese di donne e uomini generosi. Sappiamo quanto è vasto l’impegno di solidarietà e di amicizia con i più poveri, spesso nascosto nelle pieghe della nostra società. Sono ‘segni’ di questo tempo, che ci invitano a essere più attenti, meno rassegnati. Sono uomini e donne di buona volontà, magari non provenienti dai nostri ambienti, con cui dialogare, stringere legami, parlare: risorse di speranza e di fraternità. La Chiesa, formata dal Cammino sinodale, è chiamata tutta a entrare in dialogo con questi uomini e donne”, ha detto il Presidente della CEI che ha concluso il suo indirizzo di saluto citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, “parroco che a partire dai ragazzi voleva cambiare i cuori e la vita dei giovani e dei suoi fedeli a Palermo” e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.