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Consiglio Episcopale Permanente / Le indicazioni del nuovo Presidente CEI Card. Zuppi

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Un clima di fraterna condivisione ha caratterizzato la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente (CEP), che si è svolta il 5 luglio, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Attenzione alla persona, comunione e rinnovamento sono state le tre parole chiave dell’indirizzo di saluto che Mons. Zuppi ha rivolto in apertura della sessione del CEP.

“Credo che le attese, espresse in tanti modi all’inizio della Presidenza, ci coinvolgano tutti”, ha affermato ricordando “con stima e riconoscenza” tutti i predecessori, in particolare “il Card. Poletti, che mi ha visto giovane prete nella sua Chiesa di Roma, il Card. Ruini, il Card. Bagnasco e il Card. Bassetti dal quale ereditiamo uno spirito di serena e appassionata fraternità”.

Nel ricordo di Suor Dell’Orto
Il primo pensiero del Cardinale è andato a “quanti con semplicità, dedizione, silenziosamente offrono la vita per amore del Vangelo, vivendo la vocazione di tutti i cristiani a lasciare tutto e seguirlo ovunque”. Il Presidente ha quindi ricordato “con emozione e senso di riconoscenza e debito” suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, uccisa sabato 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, che da vent’anni viveva “in una terra segnata dalla povertà e dalla violenza” e “continuava, con tanta tenerezza, a non essere rassegnata o cinica come facilmente avviene confrontandosi con una situazione così disastrata”. “Con lei – ha aggiunto – vorrei ricordare tutti i nostri missionari e missionarie che restano in tanti Paesi spesso teatro della guerra mondiale così poco ricordata. Li portiamo nel cuore e nelle pandemie del COVID e della guerra ci aiutano loro a capire dove sta la Chiesa e ci ricordano l’unico necessario, strappandoci dalla tentazione di chiuderci, accontentarci di laboratori e interpretazioni colte che non si relazionano con la sofferenza e l’urgenza della vita reale”.

Insieme alle donne e agli uomini del nostro tempo

Di fronte a questi “segni dei tempi drammatici”, ha continuato, “sentiamo la necessità di non fare mancare il nostro aiuto alla costruzione di una società più umana e giusta, abitata dalla fraternità. Ma, per questo, non basta solo esortare o deprecare; occorre invece contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”. Secondo il Cardinale Presidente, “siamo chiamati a un rinnovamento”. “Ce lo richiedono con urgenza e determinazione – ha spiegato – la sofferenza e la povertà della nostra gente, acuite dall’isolamento e da un tessuto di relazioni così lacerato. Non voglio dimenticare gli anziani, tutti i fragili, come i giovani che non escono di casa e le tante persone con problemi psichiatrici. I poveri sono sempre all’origine della vocazione della Chiesa e la Chiesa è di tutti se è particolarmente dei poveri”.
Richiamando le parole di Papa Francesco al Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, il Presidente ha incoraggiato a dare vita a una “Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”. “Non abbiamo – ha sottolineato – una nostra vicenda a parte, nel recinto delle nostre istituzioni, ma c’è una storia in comune con le donne, gli uomini, i poveri, i popoli del nostro tempo. A volte è più faticosa, certamente rischiosa, ma è quella indicata da Gesù che ci manda per strada fino agli estremi confini della terra. Solo così la Chiesa saprà comunicare l’unica Verità che è sempre Gesù, via e vita. Altrimenti parla a se stessa e tradisce il suo mandato”.

Il dramma della guerra
Nel suo intervento, il Cardinale Zuppi non ha mancato di fare riferimento alla guerra che “riempie il cuore di incertezze per i rischi imprevedibili che porta con sé”. La guerra “è una pandemia terribile, che rivela anche tante complicità, omissioni, rimandi, la inquietante facilità con cui il suo incendio può distruggere la vita normale delle persone. Non basta solo esortare o deprecare, ma occorre contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico. La guerra, in questo mondo dalle connessioni globali, si contagia anche a Paesi lontani, come vediamo con la preoccupante crisi alimentare, che metterà in gravissima difficoltà tutte le economie, specie quelle del Sud del mondo. Questo comporta anche gravi conseguenze sociali nel nostro Paese che ci responsabilizzano e che richiedono interventi dello Stato e maggiore solidarietà. Dobbiamo attrezzarci a questa situazione di emergenza anche in Italia per i nuovi bisogni e le povertà che si apriranno. E questo richiede un rinnovato e responsabile senso di unità e di ricerca del bonum comune, capace di mettere da parte approcci ideologici sterili e pericolosamente opportunistici, interessi di parte, polarizzazioni controproducenti e di contribuire ciascuno con la propria visione, ma nella consapevolezza di un destino che ci unisce. Le prossime scelte segneranno la vita della nostra gente per molto tempo! Sarà necessario anche rinvigorire e riorientare la nostra azione di solidarietà, come Chiesa in Italia, in tante parti del mondo che saranno toccate drammaticamente dalla crisi economica e alimentare, aggiornando ai bisogni e alle emergenze il nostro modo di aiutare ed essere vicini”.

Migrazioni e cittadinanza
Una delle sfide su cui anche la Chiesa è chiamata a misurarsi è quella del fenomeno migratorio, un tema “sempre seguito con attenzione dalla CEI”. “La migrazione – ha osservato il Cardinale – è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. In questo senso, “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”.
Nel ricordare che su tale istanza la CEI si è espressa da tempo, ha fatto riferimento a quanto pronunciato dal Cardinale Angelo Bagnasco nel 2013 quando affermava che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato”. Senza dimenticare l’appello di Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013, invitava “ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”.
Secondo il Presidente inoltre è indispensabile “una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”.

La persona al centro
L’attenzione alla persona, sia in termini di solidarietà concreta verso quanti sono in difficoltà sia di richiesta di nuove politiche di accoglienza e cittadinanza, abbraccia poi il tema del fine vita e degli abusi. “Sarà necessario – ha affermato il Presidente della CEI – intervenire con chiarezza su alcune priorità per la difesa della persona, sempre e chiunque, anche con la necessaria interlocuzione con la politica. Tra le priorità desidero menzionare quella degli abusi e la necessità di essere conseguenti agli impegni presi, nella trasparenza delle risposte, assumendoci, come deve essere, la piena responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, migliorando se necessario gli strumenti già decisi. Ci aiuteranno professionisti che sono e saranno chiamati a verificare il nostro lavoro, sia a livello centrale come diocesano, verso i quali sospetti di compiacenza sono offensivi per la loro professionalità”.

Nelle pieghe della società
“Il nostro – ha rimarcato il Cardinale – è un Paese di donne e uomini generosi. Sappiamo quanto è vasto l’impegno di solidarietà e di amicizia con i più poveri, spesso nascosto nelle pieghe della nostra società. Sono ‘segni’ di questo tempo, che ci invitano a essere più attenti, meno rassegnati. Sono uomini e donne di buona volontà, magari non provenienti dai nostri ambienti, con cui dialogare, stringere legami, parlare: risorse di speranza e di fraternità. La Chiesa, formata dal Cammino sinodale, è chiamata tutta a entrare in dialogo con questi uomini e donne”, ha detto il Presidente della CEI che ha concluso il suo indirizzo di saluto citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, “parroco che a partire dai ragazzi voleva cambiare i cuori e la vita dei giovani e dei suoi fedeli a Palermo” e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.

 

Il Papa al clero siciliano / “Vi guidi il Concilio”

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Andrea De Angelis per la Radio Vaticana è autore di questo servizio sull’udienza che papa Francesco ha dedicato al clero siciliano in occasione della Solennità della Patrona, la Madonna Odigitria, e nel ricordo dei Beati don Pino Puglisi e Rosario Livatino: custodite la pietà popolare ma educatela al passo con la crescita dell’esperienza ecclesiale.

Protagonisti nella storia, accanto alla gente nel “pieno stile del pastore”, dunque con “vicinanza, compassione e tenerezza”, perché “il cambiamento d’epoca nel quale ci ritroviamo a vivere richiede scelte coraggiose, illuminate con il discernimento dello Spirito Santo”, e “la Sicilia non è fuori da questo cambiamento”. In questo contesto occorre comprendere le peculiarità della Sicilia, “per annunciare il Vangelo di Dio”. Un compito che “chiede a noi sacerdoti e vescovi il servizio pieno, totale ed esclusivo”. Papa Francesco rivolge questo invito ai quindici vescovi e circa trecento sacerdoti siciliani ricevuti oggi in Vaticano, nella Sala Clementina, in occasione della solennità della Madonna Odigitria, patrona dell’isola.

La situazione sociale
Il Papa sottolinea come in passato la Sicilia si sia trovata “al centro di percorsi storici che i popoli continentali disegnano”, e accogliendo “i passaggi di questi popoli, ora dominatori ora migranti”, nel tempo “li ha integrati nel suo tessuto, sviluppando una propria cultura”. Una cultura che Francesco ricorda di aver conosciuto anche attraverso un film, “Il Kaos”, dei fratelli Taviani, dove protagonisti sono quattro racconti di Pirandello. “Sono rimasto stupito da quella bellezza, da quella cultura, da quella insularità continentale”. Questo non vuol dire però negare le difficoltà esistenti.

Questo non significa che sia un’isola felice, perché la condizione di insularità incide profondamente sulla società siciliana, finendo per mettere in maggior risalto le contraddizioni che portiamo dentro di noi. Sicché si assiste in Sicilia a comportamenti e gesti improntati a grandi virtù come a crudeli efferatezze. Come pure, accanto a capolavori di straordinaria bellezza artistica si vedono scene di trascuratezza mortificanti. E ugualmente, a fronte di uomini e donne di grande cultura, molti bambini e ragazzi evadono la scuola rimanendo tagliati fuori da una vita umana dignitosa. La quotidianità siciliana assume forti tinte, come gli intensi colori del cielo e dei fiori, dei campi e del mare, che risplendono per la forza della luminosità solare. Non a caso tanto sangue è stato versato per la mano di violenti, ma anche per la resistenza umile ed eroica dei santi e dei giusti, servitori della Chiesa e dello Stato.

I giovani siciliani
Francesco parla di una situazione sociale “in netta regressione da anni”, palesata ad esempio “dallo spopolamento dell’isola, dovuto sia al calo delle nascite, sia all’emigrazione massiccia dei giovani”. E nel chiedere ai sacerdoti e vescovi un “servizio pieno, totale ed esclusivo”, rivolge proprio ai più giovani il suo pensiero:

I giovani stentano a percepire nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali un aiuto alla loro ricerca del senso della vita; e non sempre vi scorgono la chiara presa di distanza da vecchi modi di agire, errati e perfino immorali, per imboccare decisamente la strada della giustizia e dell’onestà. Io mi sono addolorato quando ho dovuto avere nelle mani qualche pratica che è arrivata alle Congregazioni romane per qualche giudizio su sacerdoti e persone di Chiesa: ma come mai, come mai si è arrivati a questa strada di ingiustizia e disonestà?

I Beati, esempio di vicinanza
Il Papa ricorda poi come in passato non siano mancate, come oggi, “figure di sacerdoti e fedeli che abbracciano pienamente le sorti del popolo”. Il suo pensiero va in particolare a due di loro:

Come non ricordare i Beati don Pino Puglisi e Rosario Livatino, ma anche persone meno note, donne e uomini che hanno vissuto in ogni stato di vita la fedeltà a Cristo e al popolo? Come ignorare il silenzioso lavoro, tenace e amorevole, di tanti sacerdoti in mezzo alla gente sfiduciata o senza lavoro, in mezzo ai fanciulli o agli anziani sempre più soli? Per questo, in Sicilia, si guarda ancora ai sacerdoti come a guide spirituali e morali, persone che possono anche contribuire a migliorare la vita civile e sociale dell’Isola, a sostenere la famiglia e ad essere riferimento per i giovani in crescita. Alta ed esigente è l’attesa della gente siciliana verso i sacerdoti. Non restare a metà cammino, per favore. 

Lo stile di Dio e del pastore
Dinanzi al cambiamento, alle difficoltà di tutti i giorni, quando – evidenzia Francesco – “prevale l’amarezza e la delusione per la distanza che separa la Sicilia dalle zone più ricche ed evolute” d’Italia e d’Europa, è lì, sostiene, che “noi pastori siamo chiamati ad abbracciare fino in fondo la vita di questo popolo”. Sono tre le parole che il Santo Padre indica ai religiosi:

Vicinanza, compassione e tenerezza: questo è lo stile di Dio ed è anche lo stile del pastore. Lo stesso Signore dice al suo popolo: “Dimmi, quale popolo ha i suoi dei così vicini come tu me?”. La vicinanza, che è compassionevole, perdona tutto, è tenera. Abbraccia, accarezza.

Uno stile che mette al centro l’Eucaristia. Il Papa, chiedendo ai religiosi di stare attenti al carrierismo, “strada sbagliata che alla fine ti lascia solo, deluso”, ricorda quanto detto a Palermo quasi quattro anni fa, nel discorso al clero, ai religiosi e ai seminaristi:

Le parole dell’Istituzione delineano la nostra identità sacerdotale: ci ricordano che il prete è uomo del dono, del dono di sé, ogni giorno, senza ferie e senza sosta. Perché la nostra, cari sacerdoti, non è una professione ma una donazione; non un mestiere, che può servire pure per fare carriera, ma una missione.

La sinodalità e l’affidamento a Maria
Il Papa prosegue il suo discorso apprezzando i propositi delle diocesi siciliane di “fare esercizi di sinodalità”, una pratica che ha come “primo valore quello dell’unità”:

Nelle varie iniziative per la formazione regionale del clero, è bello il vostro proposito di fare esercizi di sinodalità vivificando la fraternità e la paternità sacerdotale, di “camminare insieme” narrando reciprocamente le esperienze umane e spirituali, le iniziative pastorali, con sincerità e naturalezza, con gratitudine e stupore per i passi compiuti con l’aiuto dello Spirito. Un cammino che certamente richiede apertura alle sorprese di Dio nella nostra vita e negli snodi esistenziali delle nostre comunità, con la consapevolezza che attraverso l’ascolto, umile e sincero, possiamo vivere un discernimento che raggiunge il cuore e ci modifica interiormente.

Quindi Francesco sottolinea l’importanza “dell’affidamento a Maria”, presupposto di “un dialogo che conforta e lenisce ogni ferita”, in grado di mostrare al sacerdote “la fecondità del celibato”:

In questo dialogo semplice, fatto di sguardi e di parole umili come quelle del Rosario, il sacerdote scopre come la perla della verginità di Maria, totalmente dedita a Dio, la renda madre tenera verso tutti. Così anche lui, quasi a sua insaputa, vede la fecondità di un celibato, a volte faticoso da portare avanti, ma prezioso e ricco nella sua trasparenza.

La riforma liturgica del Concilio
Al termine del discorso, Francesco si rivolge ai vescovi e sacerdoti invitandoli a custodire la pietà popolare e ad educarla, ricordando “quanto diceva San Paolo VI: allontanarla da ogni gesto superstizioso ma anche prendere quella sostanza che ha dentro”
. Quindi mette in guardia dal chiacchiericcio, “una peste che distrugge la Chiesa, distrugge le comunità, distrugge l’appartenenza, distrugge la personalità”. Poi l’invito a favorire la riforma liturgica a sessant’anni dal Concilio:

Io non vado a Messa lì, ma ho visto delle fotografie. Io parlo chiaro, eh? Ma carissimi, voi ancora i merletti, le monete …: ma dove stiamo? Sessant’anni dopo un Concilio? Un po’ di aggiornamento anche nell’arte liturgica, nella moda liturgica! Sì, alle volte portare qualche merletto della nonna va, ma alle volte … È per fare un omaggio alla nonna, no? (grande applauso) Avete capito tutto, no?, avete capito. È bello fare omaggio alla nonna, ma è meglio celebrare la madre, la Santa Madre Chiesa, e come la Madre Chiesa vuole essere celebrata. E che la insularità non impedisca la vera riforma liturgica che i il Concilio ha mandato avanti. E non rimanere quietisti.

Festival di Rieti / Ad Amatrice Monzio Compagnoni e il racconto della ricostruzione dopo il terremoto

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Raccontare la distruzione e la ricostruzione di Amatrice per non dimenticare il terremoto del 24 agosto 2016, mettersi in cammino verso un nuovo futuro, e ascoltare una comunità i cui bisogni non sono terminati con l’emergenza immediata. Questo il tema dell’incontro che si è svolto nell’auditorium della Laga della città, in un evento parte del festival della Comunicazione di Rieti.

Tra i relatori all’incontro anche Massimo Monzio Compagnoni. Qui la sua intervista per Radio Vaticana.

La Chiesa in prima linea

Citando Papa Francesco – che ha visitato Amatrice pochi mesi dopo il terremoto, ad ottobre 2016 – Compagnoni ribadisce l’importanza di “andare avanti con coraggio nei tempi belli e nei tempi brutti” e in questo senso ha ricordato il ruolo della Chiesa nella ricostruzione. “La Chiesa cattolica è stata presente fin dall’inizio con un forte dispiego di risorse”, spiega, e ha immediatamente investito un milione di euro per l’emergenza immediata. Poi sono stati raccolti 27 milioni di euro tramite le collette nazionali e un altro milione di euro con i fondi 8xmille”, strumento che si è rivelato ancora una volta decisivo – 253 milioni di euro l’importo destinato alla carità per il 2021. La Chiesa, ha ribadito, è stata presente, sostenendo le persone che stavano soffrendo, con la Caritas in prima linea, ma anche il luogo dove la gente ha potuto ritrovarsi insieme e darsi forza.

Festival di Rieti / Ad Amatrice Monzio Compagnoni e il racconto della ricostruzione dopo il terremoto

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Raccontare la distruzione e la ricostruzione di Amatrice per non dimenticare il terremoto del 24 agosto 2016, mettersi in cammino verso un nuovo futuro, e ascoltare una comunità i cui bisogni non sono terminati con l’emergenza immediata. Questo il tema dell’incontro che si è svolto nell’auditorium della Laga della città, in un evento parte del festival della Comunicazione di Rieti.

Tra i relatori all’incontro anche Massimo Monzio Compagnoni. Qui la sua intervista per Radio Vaticana.

La Chiesa in prima linea

Citando Papa Francesco – che ha visitato Amatrice pochi mesi dopo il terremoto, ad ottobre 2016 – Compagnoni ribadisce l’importanza di “andare avanti con coraggio nei tempi belli e nei tempi brutti” e in questo senso ha ricordato il ruolo della Chiesa nella ricostruzione. “La Chiesa cattolica è stata presente fin dall’inizio con un forte dispiego di risorse”, spiega, e ha immediatamente investito un milione di euro per l’emergenza immediata. Poi sono stati raccolti 27 milioni di euro tramite le collette nazionali e un altro milione di euro con i fondi 8xmille”, strumento che si è rivelato ancora una volta decisivo – 253 milioni di euro l’importo destinato alla carità per il 2021. La Chiesa, ha ribadito, è stata presente, sostenendo le persone che stavano soffrendo, con la Caritas in prima linea, ma anche il luogo dove la gente ha potuto ritrovarsi insieme e darsi forza.

Beni culturali / Un viaggio nella bellezza

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Il Servizio CEI per la promozione del sostegno economico ha realizzato un’interessante collaborazione con la rivista Bell’Italia e l’emittente La7.

Sarà infatti presente in 5 puntate del programma televisivo “Bell’Italia. In Viaggio” e nel numero di giugno del periodico Bell’Italia, con alcuni tra i più interessanti beni artistici restaurati anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica.

Potete trovare una anticipazione dell’articolo che uscirà a giugno in edicola qui.

Grazie alla collaborazione con l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI sono stati selezionati questi 5 luoghi che verranno visitati e raccontati all’interno delle puntate dedicate alle relative regioni.

  1. Toscana – Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino, Ponte allo Spino, Sovicille (Siena)
  2. Puglia – Cattedrale di Altamura – Museo Diocesano di Altamura annesso alla cattedrale (Bari)
  3. Umbria – Museo Diocesano di Assisi, nei sotterranei della cattedrale (Perugia).
  4. Liguria – Palazzo Vescovile di Savona, con l’appartamento di Pio VII, confinato a Savona da Napoleone
  5. Sicilia – Chiesa di Santa Maria dell’Itria a Piazza Armerina. Inserita in un percorso di visita al notevole centro storico

Un viaggio nella bellezza che condurrà alla conoscenza del valore del nostro immenso patrimonio culturale, così prezioso e così fragile, e alla consapevolezza della necessità di difenderlo e conservarlo. Come fa ogni anno anche l’8xmille alla Chiesa cattolica destinando fondi per la sua tutela e conservazione.

IL PROGRAMMA TV – Un breve approfondimento sul programma tv “Bell’Italia. In viaggio”
Riparte a fine maggio la seconda stagione di “Bell’Italia. In Viaggio” alla scoperta del nostro bel Paese. Come nella prima edizione il programma si propone di celebrare l’Italia e la sua ricchezza naturalistica, artistica e culturale. Ma viaggiare significa anche incontrare e conoscere le molteplici eccellenze del territorio, le storie e le tradizioni raccontate da chi, per professione o per passione, continua a salvaguardare questo tesoro inestimabile per la gioia dei turisti italiani e stranieri.
Un viaggio che percorre tutta la nostra penisola, isole comprese, attraverso lo sguardo di Fabio Troiano, attore e sceneggiatore che veste i panni di una guida speciale, un “Virgilio” colto e sensibile alla bellezza di ciò che si ammira. Ma soprattutto, viaggiatore appassionato, Fabio Troiano incarna perfettamente il lettore fedele di “Bell’Italia”, storico mensile di viaggio di Cairo Editore dedicato da sempre alle bellezze artistiche, paesaggistiche e turistiche d’Italia e il telespettatore di La7, abituato a proposte documentaristiche di qualità in un mix innovativo di racconto e rappresentazione.
Seguire Fabio con la rivista in mano sarà il modo migliore per i nostri lettori e telespettatori che amano viaggiare, di ripercorrere e toccare con mano la ricchezza del nostro bel paese.
Ecco una anticipazione della prima puntata Sinossi puntata 1- TOSCANA.

(R)evoluzione digitale / Presentato il Festival della Comunicazione

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È partita dal “perché” la presentazione del Festival della Comunicazione a Rieti. L’evento nazionale promosso dalle Paoline e dai Paolini viene realizzato quest’anno dalla diocesi di Rieti ed è stato il Vescovo Domenico Pompili a spiegarne le ragioni, nel pomeriggio del 27 aprile, nell’Auditorium Varrone. A una platea composta di cittadini, operatori della comunicazione e figure istituzionali ha indicato la prospettiva di accrescere la consapevolezza sul panorama mediale in cui abitiamo: un ambiente misto, nel quale ciascuno sta con un piede on-line e uno off-line. Una situazione che «sta ridisegnando le nostre vite quotidiane con effetti dirompenti nelle relazioni interpersonali, nella coscienza individuale, nelle dinamiche economiche e sociali, nella stessa esperienza spirituale», ha detto il Vescovo, evocando il rischio di venir condizionati dagli algoritmi.

È qui che si innesta il tema del Festival, ricavato dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: Ascoltare con l’orecchio del cuore. Secondo il Vescovo «Si intuisce una grande questione che è insieme culturale ed educativa», perché «ogni cambio tecnologico produce anche un cambio antropologico», e allora è necessario «chiarire i nessi tra il nuovo linguaggio digitale che soppianta l’analogico e la vita dei nostri bambini, adolescenti, giovani, adulti e anziani». Non a caso il Festival vero e proprio, in calendario dal 21 al 29 maggio, sarà preceduto, dal 2 all’8 maggio, da un ciclo di eventi tutti dedicati ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie, che sarà aperto da Marco Carrara, autore e conduttore RAI, che parlerà dei social: un mondo da abitare nel modo giusto, per il bene di tutti. Tanti gli eventi dedicati anche ai più piccoli che faranno leva sull’esperienza fisica.

Gli eventi del Festival della Comunicazione, sostenuto anche dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, intendono coinvolgere a vari livelli la cittadinanza e attrarre operatori della comunicazione da tutta Italia, valorizzando i tratti distintivi del territorio con l’intento di promuovere la conoscenza delle sue bellezze e della sua storia, facendo leva sul cuore francescano della Valle Santa e sulle caratteristiche dei suoi borghi e del suo paesaggio naturale. Il tutto senza dimenticare di tenere acceso un riflettore sui temi della ricostruzione che segue il terremoto del 2016.

Tutti gli eventi saranno gratuiti e aperti al pubblico senza prenotazione fino ad esaurimento posti.

In allegato il comunicato stampa diramato il 27 aprile con il programma.

La cura dei beni della Chiesa / Mons. Mario Delpini per il “sovvenire”

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È Vescovo di Milano da neppure cinque anni. E ne ha già parlato (ufficialmente) almeno tre volte (vedi anche qui e qui). Con questa, fa quattro.

Il tema generale è sempre la perequazione economica, anche all’interno della Chiesa. E il capitolo relativo al “sovvenire”, non manca mai. Per Mons. Mario Delpini, è una cartina di tornasole.

Lo ha scritto ancora una volta nel documento – in libreria in questi giorni – indirizzato ai Consigli per gli affari economici delle parrocchie. Si intitola: «La cura dei beni della Chiesa», edito dal Centro Ambrosiano.

Accompagnati da una ampia riflessione, l’Arcivescovo, con pragmatismo ambrosiano, indica pure alcuni obiettivi da centrare in ordine alla gestione delle risorse economiche: potenziare il prestito tra le parrocchie; ridare vita a immobili sottoutilizzati che possono magari diventare case di accoglienza; ricorrere a sagge alienazioni o dismissioni, confrontandosi con la Curia. Infine, per stare nel nostro settore, riservare progressivamente la maggior parte dell’8xmille alle opere di carità rispetto alle spese di culto e di pastorale. 

Il presule, in particolare, comunicando il previsto drastico ridimensionamento dell’8xmille alla Chiesa cattolica, scrive: «Intendo privilegiare la destinazione di queste somme alla carità, per le spese degli organismi centrali e per i contributi alle parrocchie che hanno difficoltà economiche». Ridando stima anche all’ordinaria “tasse decreto”. «Il nome è antipatico – condivide Delpini – ma la sostanza ha evidenti tratti evangelici. Il prelievo di somme significative dalle entrate straordinarie di una parrocchia è un modo abituale con cui si ricavano risorse da destinare a parrocchie che hanno sensate necessità di aiuto e ai servizi centrali per il funzionamento degli uffici».

Ma le questioni economiche, non possono essere ridotte a soli tecnicismi. Infatti, il successore di Ambrogio, riconferma, nel testo fresco di stampa, il necessario approccio educativo.

«Insieme con la gratitudine – si legge – faccio giungere a voi il mio appello per chiedere il vostro contributo a far crescere nelle nostre comunità la giusta sensibilità per l’aspetto materiale, amministrativo, gestionale delle parrocchie e degli enti collegati».

Ne è certo, il Vescovo: «La trasparenza e la competenza contribuiscono a mostrare il volto di una Chiesa che in ogni sua azione, anche nella gestione dei beni, vive la sua missione a servizio dell’annuncio del Vangelo, della solidarietà verso i poveri, dell’investimento convinto e generoso nell’educazione delle Giovani generazioni».

La conclusione di Delpini – che lui chiama propriamente testimonianza e che gli uomini d’azienda tradurrebbero in reputation economy – suona così: «Questi tratti esemplari, sono fattori che promuovono la fiducia di molti italiani, dentro e fuori la Chiesa, e li convince che la firma per l’8xmille, la generosità nelle offerte, la destinazione di risorse nei lasciti testamentari, sono forme ragionevoli per sostenere una istituzione, come la Chiesa Cattolica, che per il bene che fa merita fiducia».

La lettera dell’Arcivescovo milanese vuole essere un incoraggiamento e un ringraziamento per chi, come il “servo fedele” del Vangelo, amministra saggiamente i beni che il Signore gli ha affidato.

Massimo Pavanello
Incaricato diocesano Sovvenire – Milano

Campus Comunidare / Tutte le novità

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Dopo un fermo obbligatorio di ben due anni a causa della pandemia, quest’anno stiamo riprendendo le varie attività anche in “presenza”.

Menzione speciale va al Campus ComuniDare, esperienza di formazione integrativa per seminaristi del V e VI anno e giovani preti; partita in forma sperimentale dal 2003 al 2008 e poi in forma stabile nel 2009 (determinante è stata l’approvazione avuta dai Vescovi nell’Assemblea Generale a maggio 2008).

Abbiamo colto l’occasione del tempo forzato di fermo per rimodulare il percorso formativo del Campus e renderlo più agile e attento agli inevitabili cambiamenti avvenuti in questi anni anche nella Chiesa.

Destinatari: verranno coinvolti tutti i seminari maggiori, diocesani e regionali.

Come nelle precedenti edizioni, il Campus si terrà presso l’Istituto “Il Carmelo” – località Sassone – Ciampino (Roma), nel periodo: 5/9 settembre 2022.

Verranno affrontati, con l’aiuto di docenti qualificati, i seguenti argomenti:

  • i valori del “sovvenire”
  • la parte economica (comprensiva anche di una parte esperienziale con workshop sul fundraising)
  • la comunicazione (comprensiva di una tavola rotonda, dove si affronteranno quei luoghi comuni che tanto danno hanno fatto e fanno all’immagine della Chiesa)
  • le pastorali (con l’aiuto di altri uffici della CEI si farà una lettura trasversale del rapporto tra: “sovvenire”, presbiteri, rapporto con l’ambiente).

Tutti gli incaricati sono invitati a sollecitare i seminari vicini alla propria diocesi/regione a partecipare al Campus, inviando una congrua rappresentanza di seminaristi/giovani preti.

Amico del Clero / Il Campus Comunidare: una scommessa formativa

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Anche a marzo il mensile della FACI ha ospitato un articolo sull’importanza della formazione dei seminaristi ai temi del “sovvenire” a firma di don Graziano Donà, membro del Comitato per la promozione del sostegno economico della CEI.

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Il Campus “Comunidare” è stata l’espressione più concreta dell’impegno di “educare al sovvenire” da parte dei Vescovi Italiani nei confronti dei seminaristi. Infatti, nel documento Sostenere la Chiesa per servire tutti è presente un’importante esortazione nella quale si chiede ai seminaristi di accogliere la formazione riguardante le motivazioni teologiche e pastorali che stanno alla base del sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia e i concreti meccanismi del suo funzionamento, definiti in seguito alla revisione del Concordato tra Stato italiano e Chiesa Cattolica avvenuta nel 1984.
Il primo Campus si è tenne a Roma nel 2009 e i successivi appuntamenti annuali sono proseguiti ininterrottamente fino al 2019, quando la pandemia ha costretto a restrizioni importanti gli incontri in presenza; l’organizzazione è sempre stata affidata al Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica che ha operato in stretta collaborazione con la Segreteria generale della CEI.
Nel definire il programma e gli interventi per “educare i seminaristi al sovvenire”, i responsabili del Servizio Promozione, scelsero inizialmente di seguire tre criteri che poi nel tempo sono divenuti il riferimento per tutti gli altri Campus. Vediamoli nel dettaglio.

Il primo criterio consiste nella “presunzione” che i temi del “sovvenire” non sono marginali o appartenenti solo a coloro che sono a conoscenza di un certo linguaggio economico o giuridico, ma sono temi centrali perché nascono e richiamano una precisa idea di Chiesa, radicata nel messaggio evangelico e fedele agli insegnamenti del concilio Vaticano II: un’esperienza di comunione, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede loro l’impegno alla corresponsabilità e alla condivisione delle risorse (Sostenere la Chiesa per servire tutti, 4).

Il secondo criterio si basa nel desiderio di dare fondamento al “sovvenire” e quindi, da un lato, fornire una formazione concreta ed esperienziale, dall’altro fare riflessioni e approfondimenti teologici e pastorali. Concretamente questo equilibrio si è sempre avuto attraverso delle lezioni in aula in piccoli gruppi che hanno permesso fattualmente una interazione ideale tra seminaristi e docenti qualificati.

Il terzo criterio si fonda nella condivisione della fraternità e nella conoscenza di sacerdoti e Vescovi responsabili di vari ambiti e uffici della Conferenza Episcopale Italiana.

Nel corso degli anni, il criterio motivo di confronto e revisione è sempre stato il secondo. I temi di attualità ecclesiale e civile e le caratteristiche dei seminaristi, han portato sempre ad interrogarsi al fine di trovare il giusto equilibrio tra la parte formativa e quella partica o progettuale. E proprio in quest’ottica, la sospensione dovuta alla pandemia, ha portato ad una revisione del metodo del Campus che nelle prossime settimane verrà ufficialmente presentato nella sua nuova veste.

Ad oggi però ciò che emerge è un senso di gratitudine per il lavoro svolto e per la formazione avuta e condivisa. Ogni anno oltre cento seminaristi hanno dato vita ad un laboratorio di idee e di vita che nel tempo ha dato frutti e che ha permesso, a molti giovani sacerdoti, di avere gli strumenti, per essere in grado un giorno di accompagnare con convinzione e con lealtà le comunità loro affidate (Sostenere la Chiesa per Servire tutti, 16).

Il Papa ai sacerdoti / Il prete non è uno “scapolo” ma un buon pastore dal cuore sempre aperto

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Non “discorsi interminabili” e teorie “su ciò che dovrebbe essere” la teologia del sacerdozio, ma quattro “vicinanze”, a Dio, al Vescovo, tra i presbiteri e al popolo, che “possono aiutare in modo pratico, concreto e speranzoso a ravvivare il dono e la fecondità che un giorno ci sono stati promessi” come presbiteri. L’intervento di Papa Francesco che ha aperto il Simposio “Per una teologia fondamentale del sacerdozio”, promosso dalla Congregazione per i Vescovi in Aula Paolo VI (17-19 febbraio 2022), ha avuto lo scopo di “condividere gli atteggiamenti che danno solidità alla persona del sacerdote, le quattro colonne costitutive della nostra vita sacerdotale” e che chiama le “quattro vicinanze”, “perché seguono lo stile di Dio, che fondamentalmente è uno stile di vicinanza”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Il servizio di Alessandro di Bussolo per Radio Vaticana.