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Un prete in corsia / Don Marco h24 con i malati Covid

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Vicino ai malati fino alla fine e al fianco degli operatori sanitari per sostenerli spiritualmente nel loro difficile lavoro. Questa la delicata “missione” svolta da don Marco Galante, 46 anni, amministratore di quattro parrocchie ai piedi dei Colli Euganei (San Giacomo, Ca’ Oddo, Schiavonia e Marendole) e da sei anni cappellano nel presidio di Monselice dell’Ulss 6 Euganea. Don Marco ha visto con i suoi occhi le conseguenze della pandemia, vivendo nell’ospedale di Schiavonia, primo Covid Hospital del Veneto e d’Italia, in provincia di Padova, dove il 21 febbraio 2020 morì la vittima numero uno del coronavirus.

“È stata un’esperienza dura, impegnativa – sottolinea don Marco Galante –. A volte subentra anche un senso di impotenza, come quando un paziente ti chiede un po’ d’aria e non sai come aiutarlo”.

La Chiesa di Padova si è sentita coinvolta dall’emergenza ed ha deciso di lanciare un segnale concreto chiedendo a don Marco di alleviare la solitudine dei malati, impossibilitati a ricevere visite, e di dare sostegno umano e spirituale al personale ospedaliero e medico. E’ stata una decisione presa dal Vescovo Claudio Cipolla e annunciata durante l’omelia  della Santa Messa del 2 novembre 2020, celebrata al cimitero Maggiore di Padova “Per indicare che i cristiani sono chiamati a servire la vita in tutti i suoi momenti, anche quelli della malattia, ho incaricato un prete della nostra Diocesi per una missione particolare: stare 24 ore su 24 presso l’ospedale di Schiavonia a disposizione degli ammalati di Covid, dei loro famigliari, degli operatori sanitari: un modo per annunciare il Vangelo della vita, un segno per invitare tutti a servire la vita e a testimoniare che Dio ama la vita, questa nostra vita umana anche nei suoi momenti più estremi».

Con il nome scritto con il pennarello sulle tute anti Covid, come medici ed operatori sanitari, don Marco ha vissuto, nel novembre 2020, all’interno dell’ospedale seguendo anche un corso di «vestizione» per apprendere il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione in dotazione ai sanitari. Bardato con camice, calzari, cuffietta, visiera, guanti e mascherina ha fatto quotidianamente il giro dei malati colpiti dal virus per portare conforto e fiducia, sostenendo le famiglie di coloro che hanno perso i propri cari.

Don Marco ha raccontato la sua straordinaria esperienza umana a Giovanni Panozzo nel corto dal titolo “Vide e si fermò”, filmato della serie sulle vite e sulla missione dei sacerdoti, disponibile nel canale youtube Insieme ai sacerdoti. Una storia che inviatiamo tutti a condvidere sui social.

“La prima medicina che somministro – spiega don Marco – è quella della speranza. Spesso le persone ricoverate, soprattutto nei primi giorni, sono intimorite dalla malattia che non sanno come evolverà. Io le ascolto e prego con loro. Anche se, secondo i protocolli, la visita deve essere veloce vedo che, di solito, quando si comincia a pregare, le persone si rasserenano. Bisogna far sentire meno soli gli ammalati perché il virus isola molto. C’è proprio il desiderio di una parola di conforto, l’isolamento è un tempo in cui si può diventare tristi, impauriti, e la vicinanza di qualcuno aiuta a superare questi stati d’animo”.

Dalla preghiera in corsia a quella in Chiesa. Nel pomeriggio il cappellano si è dedicato all’aspetto spirituale, celebrando la messa nella cappella del Covid Hospital, dotata di una telecamera che rimanda le immagini in diretta nelle televisioni a circuito chiuso poste ai piedi di ogni letto per consentire ai malati di pregare tutti insieme, senza che nessuno si debba spostare dalla propria stanza.

Due volte alla settimana ha officiato la messa per il personale e la sera, si è sempre collegato online con i fedeli delle sue quattro parrocchie, affidate provvisoriamente ad altri due sacerdoti, per far sentire loro la sua presenza e vicinanza.

Don Galante ed altri 34 mila sacerdoti in tutta Italia hanno bisogno di essere aiutati nel compiere la loro missione attraverso una offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Direttamente dal sito www.insiemeaisacerdoti.it

In allegato il Comunicato stampa che è stato ripreso da moltissime agenzie di stampa, testate cartace e online (Rassegna stampa).

Insieme ai sacerdoti / Crescono le Offerte, segno di appartenenza e partecipazione

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Nonostante le difficoltà economiche, nel 2020 la raccolta tocca quota 8 milioni e mezzo, con 106mila Offerte. E sono ben 76mila le persone che scelgono di dare il proprio sostegno economico ai sacerdoti che, insieme a medici e infermieri, sono i veri eroi di questo primo anno di pandemia. Per garantire un futuro economicamente sostenibile per il clero, ora dobbiamo mantenere e rinforzare questi risultati, grazie all’aiuto prezioso degli incaricati diocesani.

Raccolta in crescita, mese dopo mese
8 milioni e mezzo è la cifra versata all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero. Un risultato notevole rispetto al 2019, in cui la raccolta aveva toccato il minimo storico di 7,8 milioni. Ma c’è un altro dato che fa riflettere. Ad eccezione di marzo 2020, in cui la gente era chiusa in casa per il lockdown, in tutti gli altri mesi le Offerte sono superiori al 2019. In un momento così difficile per tutti, i fedeli vogliono far sentire la propria vicinanza al clero giorno per giorno, mese dopo mese.

Donatori e Offerte, con il segno più
Sale del 15% il numero di coloro che si sentono responsabili nel sostenere i sacerdoti: 76mila nel 2020 contro 66mila nel 2019. Ma il dato più interessante è che oltre 20mila sono nuovi donatori che per la prima volta hanno fatto un’Offerta per sostenere il clero. Cresce di ben il 23,7% il numero delle Offerte: 106mila nel 2020 contro le 86.000 del 2019. Cifre così alte non si vedevano da alcuni anni. L’unico dato in controtendenza, complice la crisi, è il calo dell’importo medio donato: nel 2020, infatti, l’Offerta media è di 79 euro, contro i 91 euro nel 2020.

Dove cresce la generosità
Se confrontiamo il numero delle Offerte con gli abitanti di quel territorio, scopriamo che la Lombardia e le Marche sono le regioni più virtuose. Ma se andiamo ad analizzare dove è maggiormente cresciuta la generosità verso il nostro clero troviamo al primo posto la Basilicata, al secondo la Calabria e al terzo la Campania. Regioni del Sud che storicamente offrono di meno, ma in questo anno difficile più di altre regioni hanno voluto mostrare la propria vicinanza ai sacerdoti.

I percorsi della donazione
Come si dona? Il bollettino postale si conferma il canale privilegiato. Ben l’81% delle Offerte viene infatti versato tramite la posta. In continua crescita il canale bancario: se nel 2016 le Offerte inviate tramite banca erano circa 7.300, nel 2020 sono quasi raddoppiate, raggiungendo quota 12.700. In calo, invece, il numero di coloro che si rivolgono direttamente al proprio Istituto diocesano: a oggi le Offerte sono pari a 5.600, contro le 8.700 del 2019, ma il dato potrebbe ancora crescere leggermente.

I nostri eroi, in camice e tonaca
Quelli che indossano il càmice curano, da sempre, le ferite del corpo e da un anno fronteggiano la pandemia in prima fila, anche a costo della vita. Quelli con la tonaca (anche se non la indossano) curano le ferite dell’anima: soccorrono chi è in difficoltà, danno speranza e arrivano dritti al cuore delle persone, grazie alla loro testimonianza, piena di passione per la predicazione del Vangelo. Sono il più bell’esempio di un’Italia generosa, altruista e solidale, che sa darsi senza risparmiarsi.

La comunità dei fedeli, la vera forza
Quest’anno diventa ancora più strategico il ruolo degli incaricati diocesani, che conoscono il proprio territorio e, con tenacia, sanno quali leve azionare per mantenere e rinforzare la crescita della raccolta e stimolare i donatori. La loro opera è fondamentale per aiutare a far comprendere che le Offerte per i nostri sacerdoti rappresentano la ragione profonda e ultima di tutto il nostro lavoro ed esprimono concretamente il senso di appartenenza e di partecipazione alla comunità dei fedeli.

Paolo Cortellessa

Firmo Perché / Testimonial Daniela Fazzolari

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Siamo felici di condividere la testimonianza che abbiamo ricevuto dall’attrice italiana Daniela Fazzolari, che ci spiega perché ogni anno sceglie di firmare a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica nella sua dichiarazione dei redditi.

“Firmo perché possiamo fare qualcosa per gli altri, perché gli altri siamo anche noi.”

L’8xmille alla Chiesa cattolica è un dono che fai soprattutto a te stesso, che arricchisce la tua anima, che ti dà la gioia di vivere e di guardare agli altri con occhi di sole, gratitudine e bellezza. Possiamo fare qualcosa per gli altri perché gli altri siamo anche noi. È un gesto semplice, espressione diretta e concreta di un sostegno che da anni arriva al cuore di chi ha bisogno o di chi improvvisamente si trova ad affrontare un momento particolare della vita. Penso ad esempio, ai terremotati del centro-Italia nel 2009 o agli ultimi dove tante volte lo Stato tante volte non arriva, come ad esempio le vittime dell’usura o della pandemia del Covid che ha fatto registrare centinaia di storie di sofferenza e abbandono.

Io scelgo l’8xmille alla Chiesa cattolica anche perché amo l’Italia ed il suo patrimonio artistico. Ci sono migliaia di Chiese dal valore inestimabile che oggi sono fruibili grazie all’intervento dei fondi CEI che ne hanno permesso i restauri e i recuperi.

Daniela Fazzolari, Piazza Armerina (EN), 46 anni

Raccontaci anche tu perché firmi per l’8xmille alla Chiesa cattolica. Clicca qui!

 

Siria / Il dossier Caritas Italiana

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Sono passati 10 anni dal marzo 2011, quando la primavera araba sbocciò in Siria.

La guerra continua e l’eredità della primavera siriana è tutt’altro che florida: una miseria fatta di polvere, macerie, di centinaia di migliaia di morti; di un’instabilità da cui il Paese non si libererà presto. Milioni i civili in fuga: 6,6 milioni di essi hanno trovato rifugio fuori dalla Siria, 6,7 all’interno dei confini nazionali. Una miseria che ha il volto di 13,4 milioni di siriani bisognosi di assistenza umanitaria e di oltre 12 milioni che nel Paese hanno fame per le conseguenze della guerra.

Il dossier che Caritas Italiana pubblica on line ripercorre questi anni e le fasi principali di una guerra sanguinosissima e ancora in corso: una rivoluzione di popolo trasformatasi in un conflitto a ingerenze internazionali, inasprito dalle violenze del califfato islamico, tutt’altro che sconfitto. Una guerra qui raccontata dalla prospettiva degli sfollati, interni o esterni al Paese, attraverso dati, analisi e studi specifici, testimonianze e ipotesi di futuro.

Dal 2011 ad oggi Caritas Italiana ha avviato 85 progetti con un investimento complessivo di oltre 8,3 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’8xmille alla Chiesa Cattolica. Tali fondi sono stati destinati ad aiuti di urgenza, alloggio, istruzione, costruzione di percorsi di pace e riconciliazione, interventi sanitari, sostegno psicologico, riabilitazione socio-economica, protezione per i più vulnerabili (bambini, anziani e donne), accompagnamento e formazione delle organizzazioni locali.

Nel 2021 proseguono gli interventi a carattere umanitario e non solo, in tutti i Paesi coinvolti, tenendo conto anche della pandemia di Covid-19. In particolare in Siria l’impegno si concentra nelle città di Aleppo, Homs, Hassakeh. I programmi hanno un approccio olistico rispondendo a diverse tipologie di bisogni: cibo e altri beni di prima necessità, alloggio, assistenza medica e psicologica, sostegno all’educazione scolastica.

L’impegno di Caritas Italiana si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che la rete Caritas promuove nei Paesi toccati dalla crisi. Un impegno che nel complesso, in dieci anni di guerra, si è concretizzato in progetti per oltre 170 milioni di euro. In particolare in Siria, nel 2020 Caritas Siria ha attuato 20 progetti per oltre 9 milioni di euro, molti dei quali proseguono nel 2021 portando aiuto a più di 100 mila persone a Damasco-Ghouta, Aleppo, Hassakeh, Homs, Latakia, Littoral‐Tartus.

Il dossier è disponibile online sul sito www.caritas.it

Certificazione Unica / Cosa si deve fare per destinare l’8xmille

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Sono un pensionato e non devo presentare la dichiarazione dei redditi: come posso esercitare la scelta per la destinazione dell’8xmille ?
Per rispondere alla domanda è utile in primo luogo ricordare che l’ente che eroga la pensione deve certificare ogni anno (in base alla vigente normativa entro il 16 marzo) l’importo della pensione relativa all’anno precedente (oltre eventuali ritenute fiscali ed altre informazioni).

A tale scopo, predispone un modello denominato “Certificazione Unica” (CU); a tale Certificazione è allegata anche la scheda per la scelta della destinazione dell’8xmille dell’IRPEF; sulla scheda è possibile effettuare anche la scelta del cinque e del due per mille dell’IRPEF.

Il pensionato riceve a casa il modello CU con la scheda per la scelta?
Fino a qualche anno fa la Certificazione veniva inviata dall’ente pensionistico direttamente a casa dell’interessato. In questi ultimi anni, invece, la Certificazione viene messa a disposizione del pensionato sul sito internet dell’ente.

Per stamparlo sono previste da ciascun ente varie modalità “tecnologiche” (ad esempio accedere alla propria area riservata utilizzando delle apposite credenziali). Per avere una copia del modello l’interessato può comunque recarsi presso l’ente o le sue strutture territoriali oppure presso Patronati, CAF e professionisti abilitati.

Ma se il pensionato non ha dimestichezza con la tecnologia e non si può recare presso l’ente o gli altri soggetti? Deve rinunciare alla scelta? Assolutamente no! Nel caso in cui, per qualsiasi ragione, il pensionato non sia in possesso della Certificazione Unica (CU) e della relativa scheda, per la scelta può utilizzare l’apposita scheda presente all’interno del Modello REDDITI (in allegato).

In tal caso, negli appositi spazi della scheda dovranno essere indicati anche il codice Fiscale e le generalità del contribuente. Per effettuare la scelta:
1) nel riquadro relativo alla scelta per l’8xmille, firmare nella casella “Chiesa cattolica”, facendo attenzione a non invadere le altre caselle per non annullare la scelta;
2) firmare anche nello spazio “Firma” posto in fondo alla scheda nel riquadro “RISERVATO AI CONTRIBUENTI ESONERATI”
3) la scheda con la scelta deve essere inserita in una busta, che poi deve essere chiusa e deve recare cognome, nome, codice fiscale del pensionato e la   dicitura “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DELL’OTTO, DEL CINQUE E DEL DUE PER MILLE DELL’IRPEF”. La scheda va integralmente inserita nella busta anche se si è espressa solo una delle scelte consentite.

Quando e dove si deve consegnare la busta con la scelta?
La busta dovrà essere consegnata entro il 30 novembre secondo una delle seguenti modalità:

– presso qualsiasi ufficio postale. Il servizio di ricezione è gratuito. L’ufficio postale rilascia un’apposita ricevuta.
– ad un intermediario fiscale abilitato alla trasmissione telematica (ad esempio commercialisti, CAF). Gli intermediari devono rilasciare, anche se non richiesta, una ricevuta attestante l’impegno a trasmettere la scelta; inoltre hanno facoltà di accettare la scheda e possono chiedere un corrispettivo per il servizio.

Emergenza Etiopia / 500mila euro per popolazione Tigray

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana lo scorso primo marzo ha deciso lo stanziamento di 500mila euro dai fondi 8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, a favore delle popolazioni del Tigray, in Etiopia.

Dal novembre scorso, la zona del Tigray è al centro di uno scontro militare e politico che sta ulteriormente aggravando le già precarie condizioni dell’area, provata dalla malnutrizione e da importanti problemi sanitari. Sono milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria. Il conflitto infatti ha provocato 1,3 milioni di sfollati interni e circa 60.000 profughi fuggiti principalmente in Sudan, oltre che danni significativi alle infrastrutture.
I saccheggi, sempre più frequenti, stanno mettendo a repentaglio l’erogazione dei servizi sociali essenziali. Un numero imprecisato di centri sanitari è stato vandalizzato e gli operatori non retribuiti hanno lasciato i loro posti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo il 22% delle strutture sanitarie sia funzionante.

La Chiesa cattolica etiope, con la Caritas nazionale, ha subito attivato una rete di coordinamento per monitorare la crisi e garantire una risposta umanitaria adeguata, coinvolgendo gli Uffici diocesani, i membri internazionali della rete Caritas già presenti sul territorio e altre realtà tra cui Medici con l’Africa Cuamm.

Lo stanziamento della Presidenza CEI è destinato, attraverso Caritas Italiana, a garantire cibo e acqua, beni di prima necessità, kit sanitari e scolastici e a supportare le strutture sanitarie della regione sia con interventi di ristrutturazione che di fornitura di farmaci, dispositivi medici e materiali.

Messina / Progetto 8xmille “Lavoro è Dignità” contro disoccupazione e crisi aziende

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In questa fase di crisi economica molto intensa c’è un progetto avviato dalla Caritas di Messina-Lipari- S. Lucia del Mela giunto alla sua terza annualità che offre opportunità di lavoro a disoccupati e allo stesso tempo sostiene aziende e imprese in difficoltà.

Questa iniziativa, fatta in collaborazione anche con Progetto Policoro, nasce nell’ambito del progetto “Lavoro è dignità” ed è stato finanziato dal fondo CEI 8xmille alla Chiesa cattolica. Attingendo all’esperienza maturata nelle annualità precedenti, esso intende promuovere anche nel 2021 un’evoluzione in direzione sempre più promozionale della dignità della persona e del protagonismo attivo delle comunità parrocchiali in tutte le azioni previste dal progetto stesso.

Le parrocchie, quindi, non saranno semplici destinatarie degli interventi o spettatrici passive, ma pienamente responsabili, nella realizzazione di quelli che per la prima volta vengono definiti “tirocini di comunità” perché concepiti interamente all’interno della comunità parrocchiale. Attraverso questa modalità si intendono valorizzare le relazioni sane presenti sul territorio che ruotano attorno alla parrocchia, le piccole attività lavorative (artigiani, commercianti, piccole imprese presenti) ed i rapporti che parroci e operatori delle Caritas parrocchiali coltivano sul territorio.

Ma cosa sono i “tirocini formativi”?
Il tirocinio formativo consiste nella realizzazione di un’esperienza di formazione professionale direttamente in azienda della durata di 6 mesi e per 25 ore settimanali di lavoro. A fronte di tale impegno il tirocinante riceverà una “borsa lavoro” di € 500,00 mensili netti, erogata dall’azienda ospitante, dietro rimborso diretto della parrocchia.

Non sono richiesti costi a carico dell’azienda, che eventualmente potrà, se vuole, incrementare le ore di lavoro e retribuirle a proprio carico, previo accordo con la parrocchia ed il tirocinante.

Qui i dettagli del progetto.

Inoltre qui l’ultimo report annuale della Caritas diocesana che ha al suo interno un’approfondita rendicontazione sociale del primo anno di progetto a partire da pagina 141.

8xmille alla Chiesa cattolica / La firma della solidarietà

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Una firma che si trasforma in progetti di solidarietà e di sviluppo come il sostegno a famiglie in difficoltà, la realizzazione di centri di accoglienza, l’avviamento di empori ed orti solidali.

Resi possibili grazie all’impegno di sacerdoti, suore, operatori e volontari, sono alcuni degli interventi al centro della nuova campagna di comunicazione 8xmille della Conferenza Episcopale Italiana che racconta le ricadute di un piccolo gesto nel vissuto di persone e luoghi.

Ne parliamo con il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. 

Ogni anno con i fondi 8xmille si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, oltre 8.000 progetti. La Chiesa cattolica che valore attribuisce alla firma dei contribuenti?
La considera espressione di corresponsabilità, molto più di un semplice sostegno economico. La maggior parte delle persone, purtroppo, non ha una visione concreta di cosa significhi avere bisogno, mentre, chi è in difficoltà necessita di un aiuto immediato. Nell’Italia di oggi credo che, se non ci fosse la Chiesa con la sua rete solidale e il lavoro straordinario svolto da migliaia di volontari, ci sarebbe un vuoto enorme. 

Lo scoppio della pandemia ha determinato il dilagare di un’emergenza non solo sanitaria ma anche sociale. La CEI è stata in prima linea offrendo un contributo tangibile. Nell’anno del Covid qual è stato il ruolo dell’8xmille?
La Chiesa ha affrontato la pandemia con determinazione e partecipazione. Grazie ad un contributo straordinario, tratto dai fondi 8xmille, sono stati stanziati subito 237,9 milioni di euro. Un intervento eccezionale, con una capillare distribuzione delle risorse alle singole diocesi, rivolto a persone in situazioni di improvvisa necessità. L’emergenza economica proseguirà ancora a lungo e la Chiesa continuerà a garantire la propria presenza ed aiuto. 

La nuova campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica è alle porte. Ci può illustrare in anteprima il messaggio al centro dei nuovi spot?
E’ una campagna che ruota intorno al “valore della firma” e a quanto conta in termini di progetti realizzati. Chi firma è protagonista di un cambiamento, offre sostegno a chi è in difficoltà. E’ autore di una scelta solidale, frutto di una decisione consapevole, da rinnovare ogni anno.

La campagna rappresenta un viaggio tra le opere realizzate e illustra, anche attraverso le testimonianze dei protagonisti, storie di speranza e di riscatto sociale. La concretezza delle immagini può contribuire a sensibilizzare gli spettatori?
La campagna illustra cosa si fa concretamente con l’8xmille destinato alla Chiesa cattolica con l’intento di far toccare con mano i risultati raggiunti. E’ un viaggio tra i mille volti della solidarietà, un racconto che coinvolge lo spettatore nelle pieghe delle tante esperienze sostenute dalla carità cristiana.

Il rendiconto dei fondi, con la ripartizione a livello nazionale e diocesano, è disponibile sul sito www.8xmille.it

8xmille 2021/ Il valore di una firma

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Quest’anno abbiamo raccontato il valore di una firma attraverso la testimonianza di volontari, operatori, assisiti, sacerdoti e suore che ogni giorno, nonostante la pandemia, continuano a esercitare il loro servizio nelle tante opere sostenute con i fondi 8xmille. La situazione italiana è molto cambiata. In tante diocesi si sono dovuti modificare ed implementare molti progetti per far fronte alle nuove necessità. Ecco quelli documentati nella prossima campagna di comunicazione 8xmille della CEI.

A Latina la mensa Don Adriano Bragazzi, unica struttura sul territorio aperta tutto l’anno che offre anche un servizio docce e distribuzione di abiti e coperte. Inoltre è presente anche un ambulatorio odontoiatrico e medico, con consegna di medicinali per chi ne ha bisogno.

A Jesi L’orto del sorriso, una cooperativa agricola sociale che recupera terreni abbandonati. E’ un’opportunità di riscatto per disoccupati, poveri ed emarginati che, attraverso il lavoro, ritrovano dignità e futuro. Terreni in stato di abbandono sono stati risanati e trasformati in luoghi di produzione agricola a km zero.

A Pordenone La comunità e la dimora, rifugio notturno e housing sociale. Un sistema integrato di servizi sul territorio per persone e famiglie in grave marginalità e disagio abitativo garantisce agli ospiti, oltre che un riparo dignitoso, un punto per ripartire.

A Tivoli la mensa San Lorenzo offre ogni giorno pasti gratuiti. E’ un aiuto per chi ha bisogno non solo di assistenza, ma anche di un sostegno psicologico. A causa della pandemia, la mensa è stata riconvertita in preparazione di cibi da asporto e consegna pasti a domicilio. L’emergenza ha triplicato la richiesta di aiuti sul territorio e i servizi diocesani hanno risposto a queste nuove esigenze facendo particolare attenzione agli anziani e alle persone con difficoltà a spostarsi.

Ad Aversa la Casa accoglienza Gratis Accepistis, un rifugio per i senza fissa dimora che chiedono un posto dove dormire e un pasto caldo. Sono attivi anche dei laboratori sartoriali avviati per contrastare la crisi economica dovuta all’emergenza Covid.

Alla periferia di Potenza, a Bucaletto, troviamo il centro aggregazione e sostegno alla famiglia A casa di Leo. Questa realtà offre servizi alla famiglia per contrastare la povertà, il disagio e le difficoltà. Dalla distribuzione di generi alimentari grazie all’Emporio solidale, ai sussidi economici, le visite presso l’ambulatorio, la biblioteca e i percorsi di contrasto alla dispersione scolastica.

In provincia di Lecce, infine, abbiamo visitato molti progetti della Caritas diocesana idruntina per le famiglie povere, le persone sole, i minori in difficoltà e le donne vittime di tratta. Tante realtà sociali, tra Galatina, Maglie e Poggiardo, di aiuto e ascolto attivo per la valorizzazione della dignità. Sono attivi servizi di assistenza alimentare, formazione e animazione dei più piccoli, uno sportello giuridico, un progetto per il recupero di donne vittime della tratta e i loro bambini.

Troverete approfondimenti su queste opere sul sito http://www.8xmille.it dai primi di maggio.