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A Città di Castello la povertà sanitaria non è più soltanto un indicatore statistico, ma un fenomeno concreto che assume il volto di famiglie che rinunciano alle cure, di genitori costretti a rimandare visite per i figli, di persone sole o lavoratori fragili che non riescono a sostenere anche le spese mediche più essenziali. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana di Città di Castello nel primo anniversario dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, l’opera segno nata anche con il sostegno dell’8xmille per offrire cure odontoiatriche di base a chi non può permettersele.
A un anno dall’apertura, l’ambulatorio “Santa Margherita” di Città di Castello racconta non soltanto una serie di prestazioni sanitarie, ma un presidio concreto di prossimità. Un luogo dove, come hanno sintetizzato sia Lombardo sia Zucchini, “i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine; ed è questa la forza che ci spinge ad andare avanti”.
Nel corso della presentazione è stato proiettato anche il racconto video sull’ambulatorio tifernate realizzato per la campagna “Firmato da te” della Chiesa cattolica italiana, a sottolineare il ruolo concreto delle risorse dell’8xmille nella realizzazione di opere sociali sul territorio.
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Nel pomeriggio dell’11 maggio è stato inaugurato il nuovo Centro di accoglienza «Nostra Signora del Carmine», realizzato dalla Caritas diocesana all’interno dell’omonima parrocchia a Cagliari. La notizia pubblicata su kalaritanamedia.it, a cura di Maria Chiara Cugusi, evidenzia che si tratta di un segno concreto di una Chiesa impegnata in prima linea nel rispondere all’emergenza abitativa, promuovendo al contempo percorsi di accompagnamento a lungo termine verso l’autonomia e il riscatto personale.
Il progetto, del valore complessivo di 100 mila euro, è stato finanziato per il 60% attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e per il 40% grazie al contributo di una donatrice privata. L’intervento ha riguardato la ristrutturazione e la riconfigurazione degli spazi, ora destinati all’accoglienza.
All’inaugurazione era presente l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi, che ha sottolineato il valore umano e spirituale dell’iniziativa: «Si apre la possibilità di offrire un contributo diverso, qualcosa di nuovo rispetto a ciò a cui siamo stati abituati: attenzione, premura, cura – ha detto –. Sono nomi concreti dell’amore, della gentilezza, del rispetto. Tutti cercano una casa, ma non solo un posto letto: cercano un luogo in cui essere accolti, dove sperimentare la misericordia, che è concreta, affettiva ed effettiva». L’Arcivescovo ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione tra realtà ecclesiali e istituzioni: «La libertà della Chiesa si esprime nella capacità di operare insieme agli altri per il bene della persona».
Il centro, nato nell’ambito di un più ampio percorso di co-programmazione e co-progettazione con il Comune di Cagliari, dispone di 18 posti e di operatori dedicati. Il modello organizzativo è pensato per rispondere sia all’accoglienza notturna sia all’accompagnamento sociale delle persone ospitate.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio protocollo di collaborazione che coinvolge l’Arcidiocesi di Cagliari, l’Ordine dei Carmelitani, la Caritas carmelitana in Italia, la parrocchia Nostra Signora del Carmine e la Fondazione Caritas San Saturnino. Nei mesi scorsi l’accordo ha già portato all’apertura della Casa di accoglienza Sant’Anna, destinata a donne fragili e gestita insieme alle Suore Figlie della Carità.
Si tratta dell’ottavo centro di accoglienza a bassa soglia promosso dalla Chiesa diocesana, per un totale di circa 150 posti letto, a cui si aggiunge il servizio di accoglienza invernale. Un sistema articolato di interventi a sostegno delle persone in condizione di grave marginalità.
«Si tratta di una Chiesa che continua ad accogliere e accompagnare i poveri, in uno spirito di corresponsabilità e collaborazione con le istituzioni e il terzo settore – ha spiegato il direttore della Caritas, don Marco Lai –. L’obiettivo più ampio è accompagnare gli ospiti in percorsi di recupero dell’autonomia personale e sociale, capaci di restituire dignità e fiducia nel futuro. Circa il 35% delle persone accolte ogni anno riesce a raggiungere una condizione di autonomia».
«Fa parte del carisma carmelitano l’attenzione alle persone fragili e umili – ha aggiunto il parroco padre Giuseppe Basile –. Questo centro nasce proprio con l’obiettivo di accompagnare chi vive ai margini, promuovendo dignità e percorsi di riscatto».
Presente anche l’assessora alla Salute e al benessere del Comune di Cagliari, Anna Puddu, che ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa: «Un ulteriore tassello nell’impegno dell’amministrazione comunale per dare risposte concrete all’emergenza abitativa, affinché nessuno resti in strada. È fondamentale garantire non solo posti letto, ma anche percorsi di vita, emancipazione e progettualità personalizzate».
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In una società che invecchia rapidamente, è fondamentale favorire l’inclusione sociale, la cura e l’accompagnamento degli anziani attraverso strutture e servizi su misura. È quello che accade a Vigevano dove, nel settembre 2023, la Caritas ha assunto la gestione del Centro Sociale Anziani per offrire uno spazio accogliente, di ascolto e condivisione per la popolazione over 65 della città.
“I dati statistici – spiega don Moreno Locatelli, direttore Caritas– ci raccontavano di una città senza luoghi aggregativi per gli anziani attivi, desiderosi di trovarsi e stare insieme. Da questa considerazione è nata l’idea di avviare un’iniziativa per questa fascia di popolazione utilizzando uno spazio, già esistente e da sempre destinato alla popolazione anziana che, complice anche il periodo pandemico, aveva subito un calo di frequentazione e non era più stato utilizzato al massimo delle sue potenzialità”.
Nato nell’ambito del progetto “I colori della vita”, il centro intende contrastare solitudine e isolamento, promuovendo il benessere psicofisico degli anziani e rafforzando i legami di comunità sul territorio vigevanese. “Abbiamo pensato di trasformare un luogo già conosciuto – aggiunge Elena Galuppo, coordinatrice area famiglia Fondazione Caritas Vigevano – in uno spazio aperto, dove trovare sempre qualcuno disponibile all’ascolto, alla condivisone di un caffè in compagnia offrendo un ventaglio di proposte di attività specifiche per stimolare e conservare le capacità residue.”
Laboratori espressivi e manuali, ginnastica dolce, esercizi di stimolazione cognitiva, gruppi di sostegno, sportelli di ascolto e attività ricreative e laboratoriali, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità, sono alcune delle attività settimanali completamente gratuite. È previsto anche un laboratorio dedicato agli anziani con Alzheimer, pensato per stimolare le capacità cognitive, favorire una quotidianità più serena e offrire sollievo ai familiari e ai caregiver.
“Grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica – riprende don Locatelli – abbiamo avuto la possibilità di fornire una risposta concreta agli anziani del nostro territorio. La comunità vuole farsi prossima, offrendo luoghi e relazioni che generano fiducia, partecipazione e speranza, soprattutto nelle fasi più delicate della vita”.
L’équipe è composta da una coordinatrice, un’operatrice sociale, oltre a figure educative, professionali e volontari che si alternano nella proposta delle attività. Il Centro è oggi un riferimento per la città di Vigevano dove gli anziani possono accedere gratuitamente, partecipando alle proposte dell’équipe, che oltre alla parte socializzante e ricreativa, offre anche supporto psicoeducativo alla persona, con spazi individuali, dove poter condividere timori, pesi e fatiche.
“L’attenzione che cerchiamo di avere è cresciuta nel tempo arrivando ad avere uno sguardo sempre più ampio – aggiunge Elena Galuppo – e oggi anche i caregiver di persone anzianepossono trovare informazioni, orientamento e ascolto per una migliore gestione delle situazioni di fragilità che hanno in carico. Oltre alle attività calendarizzate, proponiamo durante l’anno momenti di formazione e informazione su tematiche specifiche, in collaborazione con esperti esterni: sono stati effettuati ad esempio due percorsi sulla demenza precoce e i suoi campanelli d’allarme, la gestione e cura del malato”.
Il servizio è inserito in una rete solidale che coinvolge parrocchie, istituzioni locali e mondo del volontariato, contribuendo allo sviluppo di un welfare di comunità attento alla terza età e alle nuove povertà relazionali. C’è ormai una stabile e fruttuosa collaborazione con le forzedell’ordine locali, che annualmente formano gli anziani sulle possibili truffe più comuni. Consolidata è anche l’attenzione riservata al territorio, grazie alla sinergia con Associazioni Culturali che supportano il Centro nel far conoscere agli ospiti luoghi meno frequentati ma con grande valenza artistica. “Ciò che ad oggi continua a stupirci – conclude il direttore Caritas – è la fiducia che viene riposta nelle nostre idee da parte delle persone che ogni giorno incontriamo. Crediamo fortemente in questo progetto, nel clima accogliente che pervade la nostra realtà che è fonte di ispirazione e voglia di andare avanti. Smussiamo depressione e diffidenza in persone che non uscivano di casa da anni. Una pensionata ci ha detto ‘grazie perché ora non ho solo te come amico, ma una comunità intera”.
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Ne dà notizia la diocesi di Acireale: a quasi sei anni dalla tragica uccisione di fratel Leonardo Grasso, religioso camilliano, e dal successivo incendio che colpì la struttura in seguito a quel drammatico evento, la comunità dei Religiosi Camilliani del Sud Italia annuncia la riapertura della “Tenda San Camillo”, la casa-famiglia per persone affette da HIV situata in via Nazionale 171, nel comune di Riposto.
Dopo un importante intervento di ristrutturazione, avvenuto attraverso i fondi 8xmille alla Chiesa cattolica e donazioni di benefattori, la struttura torna ad essere un punto di riferimento per l’accoglienza e l’assistenza, proseguendo una missione iniziata nel 1993 e portata avanti in stretta comunione con la diocesi di Acireale.
L’inaugurazione ufficiale dei nuovi locali si terrà sabato 9 maggio alle ore 16.30, con la benedizione di Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale e Presidente della CESi. Interverranno, inoltre, P. Baby Ellyckan, Consigliere Generale dell’Ordine Camilliano, in rappresentanza del Superiore Generale Fratel Carlo Mangione, Superiore Provinciale dei Camilliani del Sud Italia.
Così il Vescovo Raspanti: «La riapertura della Tenda San Camillo è segno di speranza e di Vangelo vissuto, che richiama la centralità della dignità umana e dell’accoglienza». Infine, l’invito di fratel Carlo: «Riapriamo con rinnovato impegno, facendo memoria del passato come responsabilità per servire con più forza i più fragili».
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Dalla costruzione di nuove chiese agli adeguamenti liturgici di due cattedrali, in tutta Italia: l’Ufficio Nazionale per i beni culturali e l’edilizia di culto presenta gli interventi conclusi ad aprile 2026 grazie ai fondi 8xmille. Ne dà notizia il Sir in questo servizio di Filippo Passantino.
L’Ufficio Nazionale per i beni culturali e l’edilizia di culto della CEI, sottolinea come le pratiche concluse riguardino opere di restauro, risanamento conservativo, nuova edificazione, adeguamento liturgico e manutenzione straordinaria distribuite in diverse diocesi italiane. Ma non è solo edilizia di culto. Si tratta di luoghi capaci di ricreare comunità.
Attraverso questi finanziamenti è stato possibile sostenere interventi differenti per tipologia e localizzazione, accomunati dall’obiettivo di rispondere ai bisogni concreti delle comunità locali. E anche di tutelare il patrimonio storico-artistico, garantire la sicurezza degli edifici e migliorare la qualità degli spazi destinati alla vita liturgica e pastorale. Ogni intervento concluso rappresenta, evidenzia l’Ufficio, l’esito di un percorso di collaborazione e responsabilità che si traduce in opere durature, con un impatto che coinvolge non solo le comunità ecclesiali ma l’intero territorio.
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Nel cuore del centro storico di Cagliari, il dormitorio maschile collocato all’interno del Centro Caritas Papa Francesco rappresenta uno dei luoghi simbolo dell’attenzione della Caritas diocesana verso le persone senza dimora. Nato e operante in collaborazione con il Comune e sostenuto dal lavoro quotidiano di operatori e volontari, è un’opera segno, sorta dopo la visita del papa a Cagliari, testimonianza di una Chiesa e di una città attente agli ultimi e impegnate a costruire percorsi di inclusione reale.
In questo spazio, attivo tutti i giorni, vengono accolti uomini, in stato di fragilità, che spesso vivono sulla strada e che qui trovano un luogo sicuro, un letto pulito, servizi essenziali e un’équipe pronta ad ascoltare e a costruire con ciascuno un progetto di ripartenza. In questo senso la struttura di via Corte d’Appello è parte di una rete di opere-segno che animano la città.
“L’incidenza della Chiesa rispetto alle povertà più estreme – spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari – è davvero notevole, è un rimettere al centro la persona.Grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica riusciamo ad offrire un presidio continuo e costante fatto di cura, attenzione e accoglienza”.
Aperto dalle 14 alle 9, il dormitorio, articolato in 6 stanze, accoglie 16 ospiti, accuditi da un team di 5 operatori. A questi si aggiungono i volontari delle unità di strada che, ogni sera, raggiungono nelle vie di Cagliari le persone che vivono all’addiaccio, offrendo ascolto, un pasto caldo, generi di prima necessità e un orientamento ai servizi di accoglienza. Questo servizio, attivo tutto l’anno, rappresenta una presenza discreta ma continuativa accanto a chi sperimenta povertà estrema ed emarginazione, contribuendo a costruire relazioni di fiducia e percorsi di accompagnamento personalizzati.
L’azione delle unità di strada si integra con le strutture di accoglienza notturna e i servizi di bassa soglia presenti in città, in una rete che coinvolge Caritas, realtà del Terzo settore e istituzioni locali, per garantire non solo un riparo dal freddo, ma anche occasione di inclusione sociale e di riscatto dopo aver vissuto momenti di difficoltà.
“C’è una domanda importante di spiritualità e le unità di strada – prosegue don Lai – significano dialogo, percorsi formativi non limitati a cercare casa ma opportunità per fare ripartire le persone in tutte le loro potenzialità. Nei dormitori Caritas non offriamo solo un letto, ma la possibilità di ricominciare. Rappresentano porte d’ingresso a percorsi più ampi: dall’accesso a una casa stabile al riavvicinamento alla famiglia, dal sostegno economico alla presa in carico da parte dei servizi sociali”.
Molti ospiti, una volta ritrovato un minimo di stabilità, diventano essi stessi protagonisti di gesti di solidarietà verso altri fratelli più fragili, segno di una comunità che non si limita a erogare servizi ma prova a camminare insieme. Tanti dalla strada sono diventati operatori o volontari.
“Questo aspetto racconta uno stile di carità – aggiunge don Lai – in cui l’azione non si ferma al soccorso immediato, ma apre percorsi di rinascita per le persone e diventa un moltiplicatore di risorse”.
Analizzando la tipologia degli ospiti emerge un quadro estremamente variegato. Molti sono giovani, talvolta con problemi di dipendenza; altri sono persone separate o reduci da rotture familiari che, a seguito della crisi del nucleo domestico, hanno perso la casa e si sono ritrovati senza un alloggio stabile.
Quando si aprono nuove possibilità offerte dal sistema pubblico o quando si riesce a trovare un alloggio adeguato, si amplia la capacità di accompagnare queste persone nel loro percorso di reinserimento sociale e lavorativo. Tuttavia, il fenomeno è complesso: molte abitazioni private vengono destinate agli affitti brevi o ai B&B, riducendo così la disponibilità di alloggi a lungo termine. “Garantire un circuito virtuoso di accoglienza e recupero è una sfida – conclude don Lai – che coinvolge più attori: il Centro di Ascolto, i parroci, la rete delle politiche sociali. Nonostante gli sforzi, resta difficile riuscire ad accogliere tutti”.
La destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica significa per questa realtà mezzi e porte aperte. L’approccio della Caritas diocesana si basa su azioni strutturate, articolate sulla presa in carico, sul potenziamento delle capacità della persona e sulla costruzione di un tessuto relazionale, attraverso progetti educativi individualizzati e finalizzati alla ripresa di una graduale autonomia.
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Mercoledì 29 aprile sono arrivati a Roma 63 rifugiati nell’ambito del progetto dei corridoi umanitari promosso da Caritas Italiana e reso possibile anche grazie al sostegno della Conferenza Episcopale Italiana attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Si tratta di famiglie e persone vulnerabili che, dopo oltre sei mesi di attesa e di complesse procedure necessarie a garantire un’uscita sicura dalla Giordania, potranno finalmente iniziare in Italia un nuovo cammino di vita e di speranza. Ne dà notizia il sito di Caritas Italiana.
L’arrivo all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino (RM) è stato un momento che ha segnato il compimento di un lavoro silenzioso e delicato, frutto della collaborazione tra organizzazioni umanitarie, Governo italiano e autorità dei Paesi di primo asilo. Ad accogliere i nuclei familiari le Caritas diocesane coinvolte nel progetto, pronte ad accompagnare le persone verso le destinazioni finali e a sostenerle nei primi passi di integrazione sociale, abitativa e lavorativa.
L’accoglienza delle Caritas diocesane Hanno aderito con generosità le diocesi di Vittorio Veneto, Fano, Conversano-Monopoli, San Marco Argentano, Messina, Verona, Milano, Oppido Mamertina-Palmi, Perugia, Como, Vigevano, Tricarico e l’Eparchia di Piana degli Albanesi che si sono attivate fin da subito per offrire accoglienza diffusa e percorsi concreti di inclusione, insieme alle comunità locali.
Come ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello: “I corridoi umanitari non hanno la pretesa di risolvere da soli il dramma che accompagna le migrazioni forzate, ma testimoniano con chiarezza che un’altra strada esiste ed è praticabile. Sono una via concreta che nasce dal desiderio di costruire percorsi sicuri e dalla volontà di mettere al centro la dignità della persona”.
Tra i beneficiari in partenza da Amman vi sono numerosi bambini e famiglie provenienti da Yemen, Sudan, Iraq e Somalia. Per molti di loro questo viaggio è la concreta possibilità di lasciare alle spalle guerra, precarietà e paura per aprirsi a un futuro di speranza.
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Torna la Giornata Nazionale di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, dedicata all’8xmille. Domenica 3 maggio, nelle oltre 25.500 parrocchie italiane, i fedeli saranno invitati a riflettere sull’importanza del sostegno economico alla Chiesa e sul valore della firma per la destinazione dell’8xmille del gettito Irpef, uno strumento essenziale per sostenere attività di culto, pastorali e caritative.
Giunta alla 36ª edizione, la Giornata rappresenta un’occasione preziosa per comprendere come una semplice firma possa trasformarsi in accoglienza, solidarietà e speranza, incidendo concretamente sulla vita di milioni di persone in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
Solo nel 2025, le firme per l’8xmille alla Chiesa cattolica hanno permesso di destinare 280 milioni di euro agli interventi caritativi, di cui 150 milioni alle diocesi per la carità, 50 milioni a esigenze di rilievo nazionale e 80 milioni a progetti nei Paesi più poveri del mondo.
A questi si aggiungono 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31.000 sacerdoti, impegnati quotidianamente al servizio delle comunità e spesso promotori di opere a favore delle persone più fragili, e oltre 350 milioni di euro per le esigenze di culto e pastorale. Quest’ultima voce comprende anche la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ed ecclesiastici, fondamentali per trasmettere arte e fede alle generazioni future e per sostenere l’indotto economico e turistico dei territori.
L’8xmille si conferma così un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi, che ritornano alle comunità locali a beneficio di tutti.
«Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – significa entrare a far parte di un vasto circuito di solidarietà, capace di portare aiuto a migliaia di persone, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo». Perciò l’8xmille per mille alla Chiesa cattolica è più di quanto credi! (Qui un’intervista rilasciata al Sir)
La scelta dell’8xmille non comporta alcun costo per il contribuente e può essere effettuata da tutti coloro che concorrono al gettito Irpef: da chi presenta il modello 730 o il Modello Redditi, ma anche da chi dispone esclusivamente del Modello CU – come pensionati o lavoratori dipendenti – e non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Anche queste persone possono esprimere la propria preferenza utilizzando l’apposito modulo dell’Agenzia delle Entrate, disponibile anche in allegato.
Firmare è una scelta di responsabilità per ogni credente, ma lo è anche per chi non crede: le risorse dell’8xmille sono infatti destinate al bene di tutta la comunità, cattolica e non, e sono sottoposte a rigorosa rendicontazione.
Secondo gli ultimi dati disponibili, nelle dichiarazioni 2024 sono oltre 11 milioni e 200 mila i cittadini che hanno destinato l’8xmille alla Chiesa cattolica, pari al 66,2% dei contribuenti che esprimono una scelta. Restano però ancora quasi 25 milioni coloro che non effettuano alcuna scelta, spesso per mancanza di informazioni, perché non obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi o perché ritengono la procedura complessa. Da qui l’importanza di una corretta informazione per comprendere il valore e l’impatto dei fondi 8xmille.
In allegato, oltre il modulo per effettuare la scelta, anche la locandina e il pieghevole della Giornata Nazionale 3 maggio 2026.
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Dal pomeriggio di giovedì 30 aprile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, saranno disponibili in modalità consultazione le dichiarazioni 730 già predisposte con i dati in possesso del Fisco o inviati dagli enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. In totale, sono più di 1 miliardo e 300 milioni le informazioni trasmesse per le precompilate 2026. L’invio del 730 ed eventuali modifiche saranno possibili dal 14 maggio fino al 30 settembre. Lo annuncia l’Agenzia delle Entrate, ricordando che nel 2025 sono stati 5,4 milioni i 730 inviati direttamente dai contribuenti, di cui 3,2 milioni – quasi il 60% – con la modalità semplificata, disponibile anche quest’anno.
Punti Chiave del Modello 730/2026:
Disponibilità: dal 30 aprile 2026.
Scadenza invio: 30 settembre 2026.
Novità: conferma IRPEF a tre scaglioni e specifiche deduzioni per lavoratrici madri.
Contenuti: Dati da Certificazione Unica (CU), spese mediche, interessi passivi, detrazioni edilizie.
I contribuenti possono accedere alla dichiarazione tramite SPID, CIE o CNS per visualizzare i dati, modificarli e procedere all’invio direttamente online.
Importante anche ricordarsi di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.
Il contribuente che possiede i requisiti per presentare il modello 730 potrà decidere se consultare la dichiarazione in modalità semplificata o ordinaria. Scegliendo la modalità semplificata, l’utente avrà a disposizione un’interfaccia intuitiva e facilmente navigabile, in cui sono presenti i dati da confermare o modificare: “casa e altre proprietà”, “famiglia”, “lavoro”, “altri redditi”, “spese sostenute”. Una volta confermate o aggiornate le informazioni fiscali, queste verranno automaticamente riportate all’interno del modello dichiarativo. È sempre possibile delegare un familiare o una persona di fiducia direttamente dalla propria area riservata, inviando una pec o formalizzando la richiesta presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia.
Per il modello Redditi Pf, la tabella di marcia della dichiarazione precompilata segue una tempistica leggermente rimodulata a seguito delle novità apportate dal decreto “Correttivo bis” (Dlgs n. 81/2025, articolo 4). In particolare, la norma ha posticipato da quest’anno e a regime l’invio delle certificazioni uniche di lavoro autonomo (Cua) al 30 aprile e, di conseguenza – per consentire l’utilizzo dei dati di queste certificazioni – la messa a disposizione di Redditi Pf precompilato: i modelli saranno dunque disponibili in consultazione, con possibilità di apportare eventuali modifiche e/o integrazioni, dal 20 maggio; potranno essere poi inviati dal 27 dello stesso mese e fino al 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).
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Una firma che diventa accoglienza, solidarietà e speranza. Torna on air dal 12 aprile la campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica con l’obiettivo di spiegare il valore concreto di una scelta capace di incidere nella vita di molti.
Dopo una fase di pre-campagna, andata in onda dal 15 al 31 marzo, dedicata al racconto della presenza concreta della Chiesa accanto alle persone e alle comunità, prende il via la nuova campagna 8xmille che invita a sostenerla attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.
È questa l’idea che guida la nuova strategia di comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana come spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica: “La firma dell’8xmille non è più un gesto automatico. È una decisione che matura nel tempo. Per questo il nostro messaggio vorrebbe aiutare a evidenziare il ruolo della Chiesa nella società, un ruolo che spesso resta invisibile nella frenesia quotidiana”.
Il concept “L’8xmille è…” sviluppa e rende concreto il racconto avviato con la pre-campagna della Chiesa cattolica: un viaggio che descrive una comunità in cammino vicino ai più fragili, ovunque ci sia bisogno di sostegno, di accoglienza o d’ascolto, in Italia e all’estero. Una Chiesa impegnata a rispondere a bisogni sempre più complessi attraverso interventi reali: mense, dormitori, centri per anziani, case di accoglienza, progetti per persone con disabilità e attività parrocchiali, ma anche e soprattutto ascolto e presenza in tutte le sue forme. Una narrazione empatica che passa attraverso sei progetti sostenuti dai fondi 8xmille, come esempi concreti nel territorio dell’impatto di una firma.
“Se nella fase di pre-campagna il racconto mostra una Chiesa presente, nella seconda – osserva Monzio Compagnoni – viene evidenziato cosa può essere sostenuto attraverso la firma. Perché dietro quella firma non c’è solo una scelta fiscale, ma il sostegno a una rete capillare di servizi e opere espressione di una comunità che ogni giorno offrono aiuto materiale e spirituale a milioni di persone. Anche se spesso invisibile”.
Perché, come ricorda il messaggio della campagna, la firma dell’8xmille “è più di quanto credi”. È un invito a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire una Chiesa fatta di volti, di relazioni e di prossimità. Un ritratto di una comunità che si fa carico delle fragilità del tempo presente e che continua a camminare accanto a ciascuno, accompagnandone la crescita umana e spirituale.
L’8xmille: uno strumento che genera risorse e servizi per il bene comune
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
Nel 2025 sono stati assegnati oltre 280 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 50 ad esigenze di rilievo nazionale e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 350 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché rappresentare indirettamente un volano per l’indotto economico e turistico locale.
L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. “Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – significa far parte di un enorme circuito di solidarietà attraverso il quale è possibile portare aiuto a migliaia di persone, sia in Italia che nei Paesi più poveri del mondo”.
Sei storie di accoglienza e rinascita
L’edizione 2026 della campagna CEI racconta sei progetti sostenuti dalla Chiesa cattolica, sei storie di speranza e rinascita rappresentative delle migliaia di progetti finanziati dall’8xmille in Italia e nel mondo.
Come a Cagliari dove il Centro di accoglienza notturna Papa Francesco offre non solo un riparo ma anche percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema o a Reggio Emilia dove le Mense diffuse della Caritas rappresentano una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale. L’azione costante della Chiesa consente a molti di cambiare il proprio futuro: accade a Siracusa dove la Casa Villa Mater Dei è un luogo sicuro per famiglie di immigrati che cercano un’opportunità per ricominciare. Tanti i progetti di assistenza sostenuti grazie al fondamentale contributo dell’8xmille. Tra questi il Centro Anziani di Vigevano, uno spazio accogliente per la popolazione over 65 per uscire dall’isolamento e offrire, oltre a una rete di relazioni, anche percorsi di stimolo cognitivo.
Numerose sono poi le iniziative pensate per dare un futuro a giovani con disabilità, come la Pasticceria sociale DolceMente di Cerreto Sannita dove ragazzi con fragilità, volontari e giovani pasticcieri costruiscono insieme percorsi di inclusione e formazione.
“Ogni giorno la Chiesa cattolica – conclude Monzio Compagnoni – arriva capillarmente sul territorio grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, punto di riferimento per tutti e sostegno concreto per chi è più in difficoltà. Nel nostro Paese, senza la sua presenza viva mancherebbe un perno essenziale. Attraverso questa campagna, desideriamo offrire un ritratto vero della Chiesa nel quotidiano, mostrando il valore della sua presenza e l’impatto reale che ha nella vita delle persone”.
Con il fondamentale sostegno delle firme tante comunità possono contare su una vicinanza attenta e costante accanto alle persone più fragili. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di sacerdoti come don Antonio Allegritti, protagonista degli spot, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.
Una campagna multicanale nel segno della corresponsabilità
La campagna 8xmille CEI è ideata dall’agenzia VML, le foto sono di Francesco Zizola e la casa di produzione è Casta Diva. Pianificata da Wavemaker Italy su tv e radio, con 2 soggetti da 30’’ e 6 soggetti da 15’’, web con 2 soggetti da 30’’, 6 da 15’’ e 6 da 6’’, la campagna sarà on air per tutto il periodo della dichiarazione dei redditi.
È diffusa su più canali, con una forte presenza digitale, tramite una pianificazione geolocalizzata per raggiungere il pubblico in modo mirato, e social con 36 contenuti ad hoc, pensata per coinvolgere pubblici diversi con contenuti semplici e autentici.
Non solo, tv, radio e web ma anche stampa e affissione con 6 soggetti dedicati alle singole opere.
Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza.