Category Archives: Newsletter In Cerchio

8xmille / Disabilità e lavoro. A Fermo 42 inserimenti con “Percorsi di inclusione”

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Si chiude con 42 inserimenti lavorativi il progetto “Percorsi di inclusione al lavoro 2”, promosso dalla Caritas dell’arcidiocesi di Fermo e finanziato con i fondi 8xmille di Caritas italiana, nato per offrire opportunità lavorative alle persone disoccupate, con particolare attenzione alle persone con disabilità, con difficoltà psicologiche e fragilità relazionali.

Nel corso del 2025 sono state 60 le persone ascoltate e accompagnate in attività di orientamento, 56 quelle seguite in percorsi personalizzati; attivati 31 tirocini di inclusione e sostenute 11 persone con tirocini formativi o “dote lavoro”.

Accanto ai percorsi individuali, si sono confermati strumenti significativi il laboratorio artigianale, con finalità anche terapeutiche, e l’orto sociale, che coinvolge ospiti dell’appartamento di seconda accoglienza e del dormitorio, favorendo l’acquisizione di competenze tecniche e soft skills.

“Il progetto è stato utile per superare le barriere di un mercato del lavoro competitivo e poco inclusivo”, ha spiegato il coordinatore Stefano Castagna. Determinante anche la collaborazione con le imprese del territorio, sottolineata dalla cooperativa Tarassaco, per costruire un’alleanza con Comuni e servizi territoriali.

Alla luce dei risultati, la Caritas intende proseguire le attività, confermando il lavoro come via privilegiata di inclusione e riscatto sociale, valorizzando così le competenze e la rete di alleanze sviluppate. L’esperienza sul campo, infatti, evidenzia che il lavoro e l’inclusione socio-lavorativa sono molto importanti per affrontare le fragilità psicologiche (sempre più diffuse), le situazioni di disabilità e problematiche sanitarie.

 

8xmille / Catania: riaperta dopo restauro la chiesa di Sant’Agata al Borgo

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È stata restituita alla città di Catania la chiesa di Sant’Agata al Borgo, uno dei luoghi simbolo della devozione agatina, al termine dei lavori di restauro e risanamento conservativo delle facciate realizzati grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo dell’arcidiocesi di Catania.

“Una facciata e un campanile che tornano a splendere – ha detto l’Arcivescovo Luigi Renna – sono l’immagine di accoglienza e ospitalità della Chiesa”.

Nel corso di un convegno sul tema “Restituire bellezza e Custodire memoria – Valorizzazione dei luoghi di culto agatini a Catania”, lo scorso 17 gennaio, sono stati illustrati storia e interventi tecnici eseguiti, con relazioni di esperti e approfondimenti sull’alta sorveglianza dei lavori.

Don Orazio Bonaccorsi, direttore dell’Ufficio beni culturali diocesano, ha spiegato che “l’inaugurazione si inserisce nel contesto delle celebrazioni agatine, offrendo ai fedeli ed ai cittadini un luogo di fede rinnovato, testimonianza di storia e devozione”.

Gli interventi hanno affrontato infiltrazioni, umidità di risalita, manutenzione della copertura e restauro della facciata principale, compresi portale e torri laterali, oltre al rifacimento degli infissi danneggiati. La chiesa, eretta nel 1669 dal Vescovo Michelangelo Bonadies per assistere i profughi dei villaggi dell’Etna, custodisce affreschi del pittore acese Giovanni Lo Coco raffiguranti episodi del “Martirio di Sant’Agata”. Il restauro, coordinato dall’Ufficio Beni Culturali e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA., rappresenta “un momento di rinascita spirituale e culturale per il quartiere e per la città di Catania”.

(Sir, 17 gennaio 2026)

8xmille / Tanzania, una scuola proprio per tutti

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Grazie all’impegno di Ibo Italia, un’organizzazione socia di Focsiv, si è concretizzata una forma di cooperazione inclusiva nel campo dell’istruzione.

Iringa dista circa dieci ore di automobile da Dar es Salaam, la capitale economica della Tanzania in riva all’oceano Indiano. Nella regione quattro persone su cinque vivono in villaggi o in aree rurali fuori da centri abitati. Anche per le difficoltà del sistema sanitario, il tasso di disabilità è più alto che in altre zone del Paese e sfiora l’8 per cento. Nella scuola di Kipera, però, si imparano tante cose. All’ingresso c’è scritto “karibuni”, benvenuti. Qui i bambini con e senza disabilità imparano anche con il linguaggio del corpo.

Una risposta nell’area di Iringa è arrivata da una nuova alleanza. Al fianco della comunità c’è Ibo Italia, che dal 2018 è impegnata per un’istruzione di qualità insieme al locale dipartimento per l’Educazione: forma il personale delle scuole su tecniche di comunicazione e didattica specifiche per bambini con disabilità, fornendo ausili sempre in dialogo con gli insegnanti. Un contributo è stato dato in passato anche dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille per la pace

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Con i fondi 8xmille, dal 1991 la Chiesa italiana ha finanziato più di 18 mila progetti in 111 Paesi per 2,6 miliardi di euro. Oltre la metà ha riguardato Paesi in guerra.

Il 2025 ha fatto registrare il numero più alto di guerre e crisi armate dalla fine della Seconda guerra mondiale. Secondo l’analisi del Global Peace Index, il rapporto annuale pubblicato dall’Institute for Economics and Peace (IEP), 98 Paesi nel mondo sono oggi coinvolti in conflitti internazionali, contro i 59 del 2008. Negli ultimi 2 anni c’è stato un incremento del 20% di guerre ad alta e altissima intensità, con un aumento dell’11% delle vittime e del 27% – in 3 anni – di coloro che dipendono dagli aiuti umanitari. Negli ultimi dieci anni, l’incremento di quanti a causa delle guerre sono costretti ad abbandonare la propria casa – sia sfollati che rifugiati – è del 100%. Attualmente sono oltre 120 milioni.

Rivolgendosi ai Diplomatici accreditati presso la Santa Sede, il Papa ha ricordato che “nonostante il quadro drammatico …non mancano neanche nel nostro tempo segni di coraggiosa speranza, che devono essere costantemente sostenuti”. Si tratta di segni che la Chiesa continua a promuovere, di pari passo con l’impegno costante per il dialogo, la trattativa e il coinvolgimento delle parti in conflitto e della comunità umana tutta.

Il Servizio CEI per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi 8xmille, ha finanziato negli ultimi 34 anni oltre 18 mila progetti in 111 Paesi per 2,6 miliardi di euro. Di questi il 58,2% ha riguardato Paesi in guerra.

Come in Sud Sudan, dove fra’ Federico, frate minore, nel 2017 ha dato vita ad un gruppo di volontari chiamato PGP – Peace and Good People. “Sono – spiega – ragazzi e ragazze dai 16 anni in su che si prestano, senza distinzione di tribù, a un servizio di primo soccorso e di ascolto per altri ragazzi che vivono per strada, nel centro della discarica della città, con il rischio anche di alimentare il fenomeno dei bambini soldato”. Sempre in Sud Sudan Monsignor Christian Carlassare, Vescovo di Bentiu, segnala che da qualche anno è attiva l’università cattolica con un corso per la pace.  “Per noi giovani –  dice Richard, uno degli studenti – è uno spazio prezioso di incontro e formazione. Insieme approfondiamo percorsi di risoluzione dei conflitti, convivenza e sviluppo”.

Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace nel 2018, nella Repubblica Democratica del Congo ha dato vita al Panzi Hospital di Bukavu e alla Fondazione Panzi. In oltre vent’anni ha accompagnato con cure mediche e percorsi psicologici più di 50.000 donne vittime di un altro aberrante fenomeno: lo stupro come arma di guerra. Ha subito più di 10 attentati e da quando è ripreso il conflitto nel Kivu non può più rientrare nel suo Paese. “Ho imparato molto – sottolinea Mukwege – da queste donne congolesi, dalla loro capacità di continuare ad amare, nonostante tutto, ad avere compassione dopo aver sofferto. Questo mi dà la forza di andare avanti, anche nell’incertezza totale”.

Altro scenario che continua a essere segnato da guerra e violenze è la Terra Santa. Qui la Fondazione Soleterre ha attivato un Centro di Salute Mentale e Supporto Psicosociale per la cura dei bambini traumatizzati dal conflitto e malati oncologici, presso l’ospedale pediatrico Beit Jala Governmental Hospital, l’unico ospedale pubblico attivo in Cisgiordania. Oltre che alle necessarie terapie mediche, sono previste molte altre le attività: sedute individuali, di gruppo, arteterapia, formazione sulla gestione dello stress e supporto alle famiglie. Un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori, ma che costruisce pace giorno dopo giorno. Come quello di suor Adele che nel Sud della Giordania, a Karak, ha evitato la chiusura dell’ospedale delle suore comboniane grazie al sostegno straordinario e immediato dei fondi 8xmille. “Qui – ricorda suor Adele – si fa carità senza guardare al passaporto o alla religione di chi entra. Questo ospedale è un faro che continua a illuminare anche quando tutto sembra buio”. Oltre ai servizi ospedalieri, il personale organizza corsi di prevenzione, incontri di formazione e visite nei villaggi per diffondere la cultura del rispetto reciproco e della salute”.

Così la diversità non divide, ma diventa occasione di incontro attraverso una molteplicità di progetti che prendono forma a partire e in ascolto della realtà e si alimentano quando le differenze e la conflittualità non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate. Anche nei contesti più critici.

Ricordiamo che si è appena concluso il Giubileo della Speranza e dal 10 gennaiomese dedicato alla pace – si è aperto uno speciale Anno Giubilare in commemorazione dell’ottavo centenario del transito di San Francesco. Papa Leone XIV, in una preghiera a conclusione di una sua lettera alla Famiglia Francescana, ha invocato così il Santo di Assisi: “In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace: testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo”.

8xmille / Madagascar, Caritas Italiana vicina alla popolazione vittima del clima

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Una sequela di eventi atmosferici estremi ha colpito il Paese africano negli ultimi anni. Di fronte a tale emergenza la Chiesa cattolica si è attivata attraverso Caritas Madagascar, con programmi umanitari ad hoc. Dall’Italia sussidi in denaro alla popolazione per permettere alle famiglie di far fronte ai bisogni e sostenere l’economia locale.

Nel servizio di Enrico Casale per Vatican News (qui) l’intervista a Fabrizio Cavalletti, coordinatore dei programmi in Africa di Caritas Italiana, nella quale spiega: «L’impegno di Caritas Italiana si concentra sul supporto alla rete locale, attivando interventi che si focalizzano sui territori investiti dalle traiettorie distruttive dei venti. Nel 2025 gli interventi più significativi hanno riguardato la regione di Analamanga, nel centro dell’isola, e quella di Atsimo Andrefana, nella punta sud-occidentale. I cicloni seguono spesso una rotta diagonale: entrano dalle coste orientali, attraversano il cuore del paese e scaricano la loro furia verso le zone meridionali, lasciandosi alle spalle una scia di devastazione che non risparmia abitazioni né infrastrutture».

Gli effetti di questi eventi sono catastrofici per le popolazioni composte principalmente da piccoli agricoltori e allevatori. Il passaggio di un ciclone non significa solo lo sfollamento di migliaia di persone ma l’annientamento totale dei mezzi di sussistenza attraverso la perdita dei raccolti e degli animali. A ciò si aggiunge l’allerta sanitaria: le piogge torrenziali rendono le condizioni igieniche precarie, elevando esponenzialmente il rischio di epidemie di colera e di altre patologie. Per rispondere alla crisi, la strategia di aiuto si è evoluta verso un modello che punta al coinvolgimento della popolazione e alla ripresa dei mercati. Negli ultimi anni, spiega Cavalletti, «abbiamo adottato una strategia che privilegia i sussidi in denaro alla popolazione, preferendoli alla fornitura diretta di beni. Questa scelta permette alle famiglie di acquistare ciò di cui hanno effettivamente bisogno e, allo stesso tempo, inietta liquidità nell’economia locale, aiutando i piccoli commercianti e imprenditori a sopravvivere al disastro. Tuttavia, tale approccio resta possibile solo finché i mercati sono accessibili. In caso contrario la Caritas deve farsi carico di complessi e costosi sforzi logistici per trasportare beni di prima necessità in zone isolate dalle alluvioni».

Ma il vero nemico degli interventi in Madagascar è oggi il silenzio mediatico. «Nelle nostre comunità si conosce poco delle dinamiche africane perché i nostri media ne parlano raramente», osserva Cavalletti: «La conseguenza diretta di questo silenzio è la carenza di fondi per i programmi umanitari. La gente non è informata e difficilmente dona. Gran parte del lavoro svolto nel 2025 è stato possibile solo grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica stanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana. Senza un’informazione costante è difficile sensibilizzare le comunità e raccogliere le risorse necessarie per chi ha perso tutto».

Sviluppo dei popoli / 8xmille e la speranza oltre le sbarre

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“Ho voluto spalancare la Porta, oggi, qui. La prima l’ho aperta a San Pietro, la seconda è vostra”. Così papa Francesco il 26 dicembre dello scorso anno si è rivolto ai detenuti di Rebibbia aprendo la Porta Santa della chiesa del Padre Nostro, all’interno del carcere romano. Un gesto di speranza in un luogo di reclusione dove è più facile perderla. A un anno di distanza, quasi a conclusione del Giubileo, dal 12 al 14 dicembre, si svolge il Giubileo dei detenuti, con un invito rinnovato a tutti a spalancare le porte del cuore a una speranza che non delude. Un’opportunità per ribadire – come sottolineato da papa Leone XIV lo scorso 26 giugno per la Giornata di lotta alle dipendenze – che “la cultura dell’incontro è via alla sicurezza” e che “troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte”. Secondo il rapporto 2025 della Penal Reform International nel mondo la popolazione incarcerata ammonta a circa 11,5 milioni, di cui 3,5 milioni in attesa di giudizio. In 25 anni è aumentata ovunque, con un picco del 224% in America Latina. Preoccupano violenze e condizioni di sovraffollamento. La Chiesa italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene interventi per difendere la dignità di ogni recluso e dare prospettive di futuro, generando speranza proprio dentro a delle mura che sembrano volerla negare.

Ad esempio, in Nigeria i Carmelitani da decenni stanno accanto ai carcerati e portano le loro istanze all’esterno. Appena arrivati in Nigeria, su invito del vescovo i Carmelitani iniziarono un apostolato nelle prigioni della diocesi di Enugu. Furono quindi i bisogni sociali della Chiesa locale che li indussero a fondare l’Associazione Carmelitana per la cura dei Carcerati (Capio), un’organizzazione no-profit che opera nelle carceri e negli istituti correzionali per migliorare la situazione dei carcerati”. Capio è impegnata nella promozione di riforme legali, nella revisione del codice penale, nella fornitura di servizi medici e legali gratuiti ai prigionieri e nel loro accompagnamento riabilitativo una volta usciti di prigione. È proprio per evitare che i detenuti, una volta usciti di prigione, diventino recidivi che Capio ha concepito l’idea del Centro Hope, Centro della Speranza, in cui aiutare queste persone a riabilitarsi e reintegrarsi nella società attraverso un ampio programma educativo. Oltre a lavorare con detenuti ed ex detenuti fanno anche attività di lobbying e advocacy con stakeholder strategici quali governo, magistratura e forze dell’ordine. “Il centro Hope – spiega p. Jerome Paluku, Segretario Generale per la Cooperazione Missionaria – è pensato per creare condizioni di vita migliori per le famiglie disagiate delle persone incarcerate. Attività fondamentale è quella di migliorare e facilitare l’accesso all’istruzione o al supporto psicosociale dei bambini che hanno uno dei genitori in carcere. Questo perché l’attenzione sia al benessere mentale che ad un’istruzione completa prepara i bambini ad un futuro sereno e contribuisce a spezzare il ciclo della povertà e della criminalità nelle famiglie, consentendo loro di ripartire”.

“Ripartire” è anche il nome del progetto che Amu, Azione per un Mondo Unito, collegata ai Focolarini, porta avanti in Uruguay in collaborazione con l’associazione locale “El Chajá”.
In Uruguay, oltre 14.000 persone vivono dietro le sbarre. La popolazione carceraria è triplicata in vent’anni. Sono uomini e donne che hanno sbagliato, spesso giovani cresciuti in contesti di povertà, violenza o abbandono. Molti non hanno terminato la scuola, alcuni non sanno leggere. Quasi nessuno trova un lavoro stabile dopo la detenzione. Così più della metà torna in prigione entro poco tempo. Un percorso di accompagnamento come “Ripartire” può fare la differenza. Nei dipartimenti di Florida e Durazno, il progetto accompagna 60 persone – 30 uomini e 30 donne – nel loro reinserimento sociale e lavorativo, con ripercussioni positive sul futuro di oltre 350 familiari. “Quando penso al giorno in cui uscirò dal carcere – racconta Marco, 24 anni, di Durazno – il mio desiderio più grande è riallacciare i rapporti con la mia famiglia”. Dietro ogni numero c’è infatti una storia: un padre che vuole tornare ad essere un esempio per i propri figli, una giovane donna che sogna di aprire un salone di parrucchiera, un ragazzo che scopre di avere talento nella falegnameria. Attraverso formazione professionale, supporto psicologico e accompagnamento sociale personalizzato, “Ripartire” aiuta ciascuno a ricostruire la propria vita con dignità. Un impatto che genera fiducia e speranza.

Sviluppo dei popoli / 8xmille: anche piccole risposte danno vita a grandi progettualità

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I fondi dell’8xmille diventano risposte anche piccole e limitate a bisogni effettivi e pian piano, grazie proprio alla presenza sul territorio, all’esperienza, alla condivisione, all’attivazione di sinergie, possono dar vita a progettualità più ampie e articolate.

Esempi di una fede capace di “incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna”, come ha sottolineato Papa Leone XIV ricevendo lo scorso settembre gli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia.

Nella riunione di novembre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 8.812.312 euro per 60 progetti: 31 in Africa (€ 4.937.838), 15 in Asia (€ 1.873.968), 12 in America Latina (€ 1.789.935), 1 in Medio Oriente (€ 88.062), 1 in Oceania (€ 122.509).

Lo sanno bene le Suore Curatrici Missionarie di San Luca che a Germani, nella Diocesi di Singida, in Tanzania, si confrontano tutti i giorni con la povertà. “Nella regione – spiega suor Elisabeth – circa il 35% della popolazione, 472.000 persone, vive in condizioni di analfabetismo e le infrastrutture sanitarie ed educative sono carenti. La nostra congregazione è riuscita a creare un dispensario di medicine molto utile per la popolazione e ora vuole realizzare una scuola. L’unica scuola esistente è a 7 km dal villaggio ed è completamente fatiscente. L’analfabetismo dilagante porta la comunità ad avere una situazione socioeconomica disastrosa con arretratezza economica e culturale. Basti pensare che ancora oggi vengono praticate le mutilazioni genitali a bambine tra i 4 e i 12 anni e questo comporta l’abbandono scolastico e l’impossibilità di raggiungere l’indipendenza economica delle bimbe”. La scuola è pensata per garantire lo studio a 400 bambini ogni anno: 120 nella scuola materna e 280 nella scuola primaria. La gestione della scuola sarà affidata alla Congregazione in collaborazione con l’Ufficio dell’educazione del Governo locale che selezionerà gli insegnanti, i programmi sono quelli stabiliti dal Ministero dell’istruzione. L’istruzione sarà gratuita per tutti, grazie ad una convenzione con lo Stato. Inoltre, attraverso la collaborazione tra Congregazione, comunità-locali, associazioni e istituzioni, sarà possibile creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo. Solo così si potrà costruire un futuro più promettente per i bambini e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

Fondamentali sono anche per i Sacramentini, nel quartiere Kimaanya a Masaka, in Uganda, la conoscenza delle problematiche e il collegamento con la comunità locale. La costruzione della scuola materna e primaria nasce dalla necessità di assicurare a tutti i bambini, anche a quelli con disabilità, l’accesso alla scuola e un ambiente accogliente. Un’attenzione particolare è data all’abbattimento delle barriere architettoniche. È garantita la presenza di personale specializzato e verrà promossa sensibilizzazione della comunità sul tema dell’inclusione scolastica. La scuola accoglierà 400 bambini (120 bambini alla scuola materna e 280 alla scuola primaria) di cui almeno il 10% con disabilità.

Formazione e inclusione sono le parole-chiave per l’impegno della Fondazione Marista in Cambogia. A distanza di decenni, infatti, l’onda lunga dei Khmer rossi ha ancora oggi ricadute negative in quanto è mancata un’intera generazione di persone qualificate e preparate, uccise durante la dittatura. Non a caso la Cambogia fa registrare uno dei dati peggiori in Asia per l’accesso alla scuola: 1 bambino su 14 non ha accesso e addirittura 1 su 2 se il bambino è con disabilità. Takhmao, la località di progetto, è a circa 10 km. da Phnom Penh, e ha circa 75.000 abitanti. Constatato che anche in Cambogia spesso le famiglie abbandonano i ragazzi con disabilità, a causa dello stigma ancora forte, specie nelle campagne e che nessuna delle scuole della cittadina era in grado di accogliere questi ragazzi, già nel 1998 i Maristi attivarono una struttura dedicata, riconosciuta dalle autorità locali. Oggi ospita per l’intero ciclo dell’istruzione primaria un centinaio di scolari, quasi tutti provenienti da zone di campagna che ricevono anche assistenza sanitaria e servizi di riabilitazione.

5 dicembre 2025

8xmille / Emergenza freddo a La Spesia-Sarzana-Brugnano: scatta il piano per i senza dimora

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Dal primo dicembre e fino al 31 marzo 2026 scatta il piano studiato dalla Caritas Diocesana e dal Comune della Spezia per far fronte all’emergenza freddo. La Locanda il Samaritano, il presidio per l’ospitalità notturna di Caritas in via XV giugno a Pegazzano, operativo tutto l’anno, viene ampliato durante l’inverno per accogliere fino a 27 persone senza dimora. Caritas mette inoltre a disposizione ulteriori posti letto per le donne senza dimora presso la Comunità dell’Orto di via Brugnato. L’inserimento nelle strutture avviene attraverso il Centro di ascolto di via Don Minzoni, fino ad esaurimento posti. Secondo le disposizioni del piano attivato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dal direttore della Caritas, don Luca Palei, è prevista nell’ospitalità anche la colazione e il servizio pasti serali, a disposizione degli ospiti anche il servizio lavanderia. In caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse il dormitorio rimarrà aperto h24.

Finanziata dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Locanda il Samaritano è stata completamente rinnovata nel 2022 grazie anche alla sinergia tra Comune, Caritas e tante realtà del territorio che hanno deciso di sostenere il percorso di accoglienza e solidarietà.

Per poter accedere alla Locanda è richiesto un primo colloquio presso il Centro d’ascolto Caritas, dove alla persona sarà indicato il regolamento della struttura e il periodo di pernottamento nella stessa. Sarà lo stesso Centro d’ascolto che seguirà, socialmente, tutto il percorso della persona ospitata, valutando la possibilità di un successivo progetto individualizzato di reinserimento sociale, in collaborazione con gli altri servizi territoriali.

Il dormitorio è aperto tutto l’anno, accogliendo persone senza dimora sia durante il periodo di emergenza freddo, sia durante i mesi più caldi. La struttura, dotata di camere doppie con bagno, offre colazione e servizio lavanderia, nonché una sala adibita alla consumazione della cena.

Gli ospiti della Locanda possono rivolgersi per le loro esigenze agli operatori e ai volontari presenti in struttura, che da tempo collaborano nella gestione del dormitorio, curandone l’ambiente e la relazione con gli ospiti stessi.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille per rispondere al grido di tante persone in povertà

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Domenica 16 novembre è in programma il Giubileo dei Poveri. Dopo la Messa nella Basilica di San Pietro, Papa Leone pranzerà in Aula Paolo VI con alcuni di loro. Un evento che cade in concomitanza con la COP30, la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che si è aperta il 10 novembre a Belém, in Brasile, e si concluderà il 21 novembre.

In un mondo con disuguaglianze crescenti la ricchezza globale risulta sempre più concentrata, con l’1% che detiene più beni del 95% della popolazione mondiale. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari 2025 del Food Security Information Network, promosso dalla Rete globale contro le crisi alimentari – un’alleanza tra ONU, Unione Europea e diverse organizzazioni governative e non governative – quasi 300 milioni di persone in 53 Paesi affrontano gravi situazioni di fame e circa 808 milioni di persone sono in condizioni di povertà estrema, con meno di 3 dollari al giorno. Le conseguenze sono devastanti, soprattutto nelle aree già vulnerabili del pianeta, dove la povertà cresce rapidamente. Una povertà multidimensionale di cui Papa Leone XIV nella Dilexi te considera vari aspetti: l’economia disumana, l’ingiustizia sociale, la difficile realtà dei migranti, le violenze subite dalle donne, il traffico di persone, la piaga della malnutrizione e la crisi dell’istruzione.

Per rispondere al grido di tante persone in povertà la Chiesa italiana, con i fondi dell’8xmille, nel 2025 ha sostenuto 361 progetti in 63 Paesi per oltre 64 milioni di euro. Sono interventi che alimentano processi comunitari di sviluppo sostenibile e anche di accesso a opportunità formative a favore delle comunità locali e delle persone più fragili, discriminate e svantaggiate.

È quello che avviene, grazie alla Fondazione Magis Ets dei Gesuiti e al Centro Alternativo Cultura, in 10 comunità indigene dell’Amazzonia Brasiliana, nello Stato del Parà, a beneficio di 1.150 persone socialmente ed economicamente vulnerabili (di cui quasi 200 bambini e adolescenti), 50 donne organizzate in 10 gruppi di economia solidale, 49 educatrici popolari. L’iniziativa riguarda Ananindeua, Barcarena, Colares e Belém, città, quest’ultima, dove si svolge la COP30, una delle più violente del Brasile. I casi di omicidio sono frequenti e i più esposti sono gli afro-discendenti, i poveri, i senza tetto, i migranti e i bambini. L’obiettivo è quello di dar voce, accompagnare e rendere consapevoli le comunità locali, principali vittime delle minacce legate all’espansione dell’agricoltura intensiva, all’allevamento di bovini, all’estrazione mineraria, al disboscamento e alle centrali idroelettriche. È parte delle attività del Grido degli Esclusi e delle Escluse, “Grito dos Excluídos e Excluídas”, creato nel 1995. “L’importanza storica del Grido – sottolinea Juscelio Pantoja, del Centro Alternativo di Cultura e coordinatore locale – è di riunire movimenti, pastorali sociali, partiti, organizzazioni e istituzioni che lavorano in difesa della vita, della dignità umana e dei diritti umani. È uno spazio collettivo di ascolto, pianificazione e organizzazione delle voci degli esclusi”. Nel corso della sua storia, il Grido ha già dimostrato capacità di influenzare le politiche pubbliche, rafforzare la società civile e mantenere viva la speranza di una sempre crescente inclusione. “L’impatto – conclude Pantoja – sta nella pressione che rafforza la certezza che un altro modello di società è possibile, un modello in cui tutti abbiano voce, dignità e spazio”.

Quella dignità che, anche nei contesti più difficili, va sempre difesa. Come in Libano dove le Suore del Buon Pastore si occupano delle comunità più vulnerabili e marginalizzate in particolare ragazze, donne e ai bambini.  “Siamo accanto a quanti – dice suor Antoinette – soffrono a causa della povertà, dello sfollamento e dei traumi subiti. Sono famiglie arrivate senza nulla: le loro case sono state distrutte, non hanno nessuna risorsa, nessun mezzo per sopravvivere. Eppure la loro resilienza, la loro capacità di essere, nonostante tutto, solidali e attenti agli altri, è una forza che alimenta speranza anche in noi che le accompagniamo ogni giorno”.

La stessa speranza che arriva dalle tante storie di riscatto, come quella di Sorry, uno studente della scuola di ostetricia portata avanti da Medici con l’Africa CUAMM in un’altra zona segnata dalla guerra, a Lui, nel Sud Sudan. “È stata mia mamma a scegliere il nome Sorry, perché sono nato in un periodo in cui la guerra era ovunque, la gente scappava, abbandonava le proprie case, non c’era niente da mangiare, nemmeno le verdure. Così mia madre mi disse che si sentiva quasi in colpa per avermi messo al mondo in una simile situazione e ha voluto chiamarmi ‘Sorry’, ‘Scusa’. Ma io ora le voglio dire ‘grazie’. Crescendo infatti ho deciso di lavorare nella sanità così posso aiutare la mia gente e me stesso e grazie a questa scuola ci sto riuscendo. La scuola è un simbolo di pace e anche di speranza, perché qui ci sono molti amici che provengono da etnie e parti diverse del paese e stiamo tutti assieme”.

Storie che testimoniano – come ha ribadito Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri, che coincide con il Giubileo – che davvero “i poveri sono al centro dell’intera opera pastorale” e che “Dio ha assunto la loro povertà per renderci ricchi attraverso le loro voci, le loro storie, i loro volti”.

8xmille / I restauri alla Chiesa di San Michele e al Complesso conventuale di Carmignano

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Su Il Giornale dell’Arte lo scorso 20 ottobre è stato pubblicato un articolo di Roberto Mercuzio che fa il punto della situazione sull’intervento di restauro e messa in sicurezza della Chiesa di San Michele e del Complesso conventuale di Carmignano (Diocesi di Pistoia, ma Provincia di Prato), progetto di grande rilevanza storica, artistica e spirituale, sorretto da importanti risorse pubbliche e da contributi ecclesiastici. Il dettaglio del progetto e la presentazione ufficiale dell’intervento da parte della Diocesi ha visto nei giorni scorsi l’intervento del vescovo di Pistoia e Pescia Mons. Fausto Tardelli che negli ultimi anni si è speso personalmente per mettere insieme il partenariato che ha poi sostenuto la ricerca dei fondi e il successivo iter progettuale.

Il contributo 8xmille erogato dalla CEI, suddiviso in più tranche, è stato di 557.720,59 euro.

Qui l’articolo completo.