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8xmille / La visita di Mons. Baturi in Etiopia

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Si è conlcusa il 12 dicembre la visita di Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, in Etiopia, in occasione del 25° anniversario del St. Luke Catholic Hospital e dell’inaugurazione del nuovo corso di Laurea in Scienze Infermieristiche ed Ostetricia. Si tratta di progetti, realizzati con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che testimoniano la vicinanza alla popolazione locale e l’impegno della Chiesa italiana per lo sviluppo integrale dei Paesi poveri.

Grazie a queste risorse, recentemente è stato possibile ampliare la scuola per infermieri e ostetriche e avviare il progetto “Un vivaio di talenti per il sistema sanitario dell’Etiopia”, corso di Laurea in Scienze Infermieristiche ed Ostetricia (con un finanziamento di 658.623 euro).

L’ospedale St. Luke si trova a Wolisso, nella regione South West Shoa, a circa 130 Km da Addis Abeba. Gestito dalla Chiesa cattolica etiope e dal Governo etiope con Cuamm-Medici con l’Africa, è una delle poche strutture in Etiopia che prevede fasce protette per reddito e che tende a privilegiare l’assistenza a madri, bambini e persone fragili. “Questo ospedale è come la vita, l’abbiamo aiutato a nascere e ora vogliamo continuare a farlo crescere. Ringraziamo tutte le persone impegnate nella sua gestione. La fede ci chiama a condividere la carità con la comunità, costruendo un mondo nuovo, dove i bambini possano nascere in sicurezza e donne e giovani crescere in salute”, ha sottolineato Mons. Baturi durante la cerimonia alla quale hanno partecipato il direttore del Cuamm, don Dante Carraro, il Vescovo Lukas Teshome Fikre, una delegazione del Ministero della Salute e le autorità dell’Oromia. Importante il cammino compiuto in questi 25 anni, come testimoniano alcuni dati: 250.000 ammissioni, 1,6 milioni di visite, 70.000 parti e oltre 900 giovani formati. La cerimonia è stata anche occasione per ricordare Lukas, primo nato, e Moreda, primo paziente.

Mons. Baturi, che nel viaggio è stato accompagnato dal responsabile del Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della CEI, don Gabriele Pipinato, ha potuto anche visitare l’Università Cattolica di Addis Abeba, che la Chiesa italiana ha molto sostenuto negli anni, e incontrare la Conferenza Episcopale Etiope che ha espresso la sua grande gratitudine per la prossimità e l’aiuto concreto fornito attraverso l’8xmille.

Sviluppo dei popoli / 8xmille e la speranza oltre le sbarre

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“Ho voluto spalancare la Porta, oggi, qui. La prima l’ho aperta a San Pietro, la seconda è vostra”. Così papa Francesco il 26 dicembre dello scorso anno si è rivolto ai detenuti di Rebibbia aprendo la Porta Santa della chiesa del Padre Nostro, all’interno del carcere romano. Un gesto di speranza in un luogo di reclusione dove è più facile perderla. A un anno di distanza, quasi a conclusione del Giubileo, dal 12 al 14 dicembre, si svolge il Giubileo dei detenuti, con un invito rinnovato a tutti a spalancare le porte del cuore a una speranza che non delude. Un’opportunità per ribadire – come sottolineato da papa Leone XIV lo scorso 26 giugno per la Giornata di lotta alle dipendenze – che “la cultura dell’incontro è via alla sicurezza” e che “troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte”. Secondo il rapporto 2025 della Penal Reform International nel mondo la popolazione incarcerata ammonta a circa 11,5 milioni, di cui 3,5 milioni in attesa di giudizio. In 25 anni è aumentata ovunque, con un picco del 224% in America Latina. Preoccupano violenze e condizioni di sovraffollamento. La Chiesa italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene interventi per difendere la dignità di ogni recluso e dare prospettive di futuro, generando speranza proprio dentro a delle mura che sembrano volerla negare.

Ad esempio, in Nigeria i Carmelitani da decenni stanno accanto ai carcerati e portano le loro istanze all’esterno. Appena arrivati in Nigeria, su invito del vescovo i Carmelitani iniziarono un apostolato nelle prigioni della diocesi di Enugu. Furono quindi i bisogni sociali della Chiesa locale che li indussero a fondare l’Associazione Carmelitana per la cura dei Carcerati (Capio), un’organizzazione no-profit che opera nelle carceri e negli istituti correzionali per migliorare la situazione dei carcerati”. Capio è impegnata nella promozione di riforme legali, nella revisione del codice penale, nella fornitura di servizi medici e legali gratuiti ai prigionieri e nel loro accompagnamento riabilitativo una volta usciti di prigione. È proprio per evitare che i detenuti, una volta usciti di prigione, diventino recidivi che Capio ha concepito l’idea del Centro Hope, Centro della Speranza, in cui aiutare queste persone a riabilitarsi e reintegrarsi nella società attraverso un ampio programma educativo. Oltre a lavorare con detenuti ed ex detenuti fanno anche attività di lobbying e advocacy con stakeholder strategici quali governo, magistratura e forze dell’ordine. “Il centro Hope – spiega p. Jerome Paluku, Segretario Generale per la Cooperazione Missionaria – è pensato per creare condizioni di vita migliori per le famiglie disagiate delle persone incarcerate. Attività fondamentale è quella di migliorare e facilitare l’accesso all’istruzione o al supporto psicosociale dei bambini che hanno uno dei genitori in carcere. Questo perché l’attenzione sia al benessere mentale che ad un’istruzione completa prepara i bambini ad un futuro sereno e contribuisce a spezzare il ciclo della povertà e della criminalità nelle famiglie, consentendo loro di ripartire”.

“Ripartire” è anche il nome del progetto che Amu, Azione per un Mondo Unito, collegata ai Focolarini, porta avanti in Uruguay in collaborazione con l’associazione locale “El Chajá”.
In Uruguay, oltre 14.000 persone vivono dietro le sbarre. La popolazione carceraria è triplicata in vent’anni. Sono uomini e donne che hanno sbagliato, spesso giovani cresciuti in contesti di povertà, violenza o abbandono. Molti non hanno terminato la scuola, alcuni non sanno leggere. Quasi nessuno trova un lavoro stabile dopo la detenzione. Così più della metà torna in prigione entro poco tempo. Un percorso di accompagnamento come “Ripartire” può fare la differenza. Nei dipartimenti di Florida e Durazno, il progetto accompagna 60 persone – 30 uomini e 30 donne – nel loro reinserimento sociale e lavorativo, con ripercussioni positive sul futuro di oltre 350 familiari. “Quando penso al giorno in cui uscirò dal carcere – racconta Marco, 24 anni, di Durazno – il mio desiderio più grande è riallacciare i rapporti con la mia famiglia”. Dietro ogni numero c’è infatti una storia: un padre che vuole tornare ad essere un esempio per i propri figli, una giovane donna che sogna di aprire un salone di parrucchiera, un ragazzo che scopre di avere talento nella falegnameria. Attraverso formazione professionale, supporto psicologico e accompagnamento sociale personalizzato, “Ripartire” aiuta ciascuno a ricostruire la propria vita con dignità. Un impatto che genera fiducia e speranza.

8xmille / Nasce ad Acerra il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”

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Un luogo pensato e voluto dalla Caritas diocesana per offrire sostegno e compagnia, perché venga restituita dignità alle persone anziane della città.

È il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”, nel cuore di Acerra, in pieno centro storico, per contrastare la solitudine crescente tra le persone avanti con l’età e offrire loro spazi di socialità, relazioni autentiche, impegno attivo. È stato inaugurato il 10 dicembre in via San Cuono 28 ad Acerra. Alla cerimonia di apertura della nuova opera di carità, promossa e realizzata grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo della diocesi di Acerra, hanno partecipato autorità civili e militari. Il Vescovo, Mons. Antonio Di Donna, ha benedetto i locali prima di visitare tutti insieme gli spazi del Centro e scoprire le attività nelle quali tutti i giorni saranno coinvolti gli anziani.

«Gli anziani non sono scarti, ma radici: da loro parte la linfa che fa crescere le nuove generazioni» ha tante volte ripetuto papa Francesco ricordando quanto gli anziani siano fondamentali per la società. Perciò il Centro è immaginato come «un ponte tra generazioni, un luogo dove memoria ed esperienza possano diventare una risorsa preziosa per tutta la città» dichiara Vincenzo Castaldo, direttore di Caritas diocesana di Acerra.

È dunque anche «un’occasione di crescita umana per i tanti giovani volontari che saranno impegnati nella struttura e porteranno sollievo agli anziani soli ricevendo in cambio il dono della saggezza e degli insegnamenti di chi è più avanti di loro nella vita» continua Castaldo.

Questa nuova «opera segno» della diocesi di Acerra mette insieme Vangelo e promozione umana in un quartiere carico di disagio economico, sociale, educativo e spirituale.

Un presidio di carità e civiltà, che insieme al Centro diurno per minori a rischio “Mariapia Messina”, con circa duecento ragazzi accompagnati tutto l’anno con le loro famiglie in difficoltà – riqualificano un’intera zona della città intorno alla Cattedrale.

Per questo il Centro sarà intitolato alla memoria di don Mimì Cirillo, storico parroco della Chiesa dell’Annunziata di Acerra, a pochi metri di distanza, e proprietaria dello stabile concesso in comodato d’uso gratuito alla Caritas.

Un pastore “pioniere” della causa degli immigrati che affollano i bassi del Centro storico, la maggior parte in condizioni poco dignitose, ai quali il sacerdote di cui ricorre il sesto anniversario della morte il prossimo 28 dicembre 2025, aveva offerto accoglienza attraverso una mensa parrocchiale e corsi di italiano per favorirne l’integrazione.

«La decisione di aprire un Centro diurno è arrivata dopo anni di ascolto e comprensione delle situazioni più fragili», dal quale ci si è resi conto che «molti anziani vivono soli, con poche occasioni di incontro, mentre molte famiglie faticano a garantire un supporto continuo» afferma Annamaria Cozzolino, collaboratrice della Caritas che vede nella nuova realtà «un luogo in cui gli anziani possano trovare serenità, stimoli quotidiani, sicurezza e la possibilità di sentirsi ancora parte viva della comunità».

Insomma «un ambiente senza barriere, climatizzato, dotato di spazi per laboratori creativi, attività motorie, momenti di festa e condivisione: una piccola casa quotidiana, dove trascorrere ore significative e ricche di vita».

Perciò «l’inaugurazione rappresenta molto più del semplice avvio di una nuova struttura: è un gesto di cura verso una parte importante della comunità, un segno concreto di attenzione e responsabilità» conclude Cozzolino.

Antonio Pintauro
Ufficio Comunicazioni Sociali
Diocesi di Acerra

Sviluppo dei popoli / 8xmille: anche piccole risposte danno vita a grandi progettualità

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I fondi dell’8xmille diventano risposte anche piccole e limitate a bisogni effettivi e pian piano, grazie proprio alla presenza sul territorio, all’esperienza, alla condivisione, all’attivazione di sinergie, possono dar vita a progettualità più ampie e articolate.

Esempi di una fede capace di “incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna”, come ha sottolineato Papa Leone XIV ricevendo lo scorso settembre gli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia.

Nella riunione di novembre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 8.812.312 euro per 60 progetti: 31 in Africa (€ 4.937.838), 15 in Asia (€ 1.873.968), 12 in America Latina (€ 1.789.935), 1 in Medio Oriente (€ 88.062), 1 in Oceania (€ 122.509).

Lo sanno bene le Suore Curatrici Missionarie di San Luca che a Germani, nella Diocesi di Singida, in Tanzania, si confrontano tutti i giorni con la povertà. “Nella regione – spiega suor Elisabeth – circa il 35% della popolazione, 472.000 persone, vive in condizioni di analfabetismo e le infrastrutture sanitarie ed educative sono carenti. La nostra congregazione è riuscita a creare un dispensario di medicine molto utile per la popolazione e ora vuole realizzare una scuola. L’unica scuola esistente è a 7 km dal villaggio ed è completamente fatiscente. L’analfabetismo dilagante porta la comunità ad avere una situazione socioeconomica disastrosa con arretratezza economica e culturale. Basti pensare che ancora oggi vengono praticate le mutilazioni genitali a bambine tra i 4 e i 12 anni e questo comporta l’abbandono scolastico e l’impossibilità di raggiungere l’indipendenza economica delle bimbe”. La scuola è pensata per garantire lo studio a 400 bambini ogni anno: 120 nella scuola materna e 280 nella scuola primaria. La gestione della scuola sarà affidata alla Congregazione in collaborazione con l’Ufficio dell’educazione del Governo locale che selezionerà gli insegnanti, i programmi sono quelli stabiliti dal Ministero dell’istruzione. L’istruzione sarà gratuita per tutti, grazie ad una convenzione con lo Stato. Inoltre, attraverso la collaborazione tra Congregazione, comunità-locali, associazioni e istituzioni, sarà possibile creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo. Solo così si potrà costruire un futuro più promettente per i bambini e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

Fondamentali sono anche per i Sacramentini, nel quartiere Kimaanya a Masaka, in Uganda, la conoscenza delle problematiche e il collegamento con la comunità locale. La costruzione della scuola materna e primaria nasce dalla necessità di assicurare a tutti i bambini, anche a quelli con disabilità, l’accesso alla scuola e un ambiente accogliente. Un’attenzione particolare è data all’abbattimento delle barriere architettoniche. È garantita la presenza di personale specializzato e verrà promossa sensibilizzazione della comunità sul tema dell’inclusione scolastica. La scuola accoglierà 400 bambini (120 bambini alla scuola materna e 280 alla scuola primaria) di cui almeno il 10% con disabilità.

Formazione e inclusione sono le parole-chiave per l’impegno della Fondazione Marista in Cambogia. A distanza di decenni, infatti, l’onda lunga dei Khmer rossi ha ancora oggi ricadute negative in quanto è mancata un’intera generazione di persone qualificate e preparate, uccise durante la dittatura. Non a caso la Cambogia fa registrare uno dei dati peggiori in Asia per l’accesso alla scuola: 1 bambino su 14 non ha accesso e addirittura 1 su 2 se il bambino è con disabilità. Takhmao, la località di progetto, è a circa 10 km. da Phnom Penh, e ha circa 75.000 abitanti. Constatato che anche in Cambogia spesso le famiglie abbandonano i ragazzi con disabilità, a causa dello stigma ancora forte, specie nelle campagne e che nessuna delle scuole della cittadina era in grado di accogliere questi ragazzi, già nel 1998 i Maristi attivarono una struttura dedicata, riconosciuta dalle autorità locali. Oggi ospita per l’intero ciclo dell’istruzione primaria un centinaio di scolari, quasi tutti provenienti da zone di campagna che ricevono anche assistenza sanitaria e servizi di riabilitazione.

5 dicembre 2025

8xmille / Emergenza freddo a La Spesia-Sarzana-Brugnano: scatta il piano per i senza dimora

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Dal primo dicembre e fino al 31 marzo 2026 scatta il piano studiato dalla Caritas Diocesana e dal Comune della Spezia per far fronte all’emergenza freddo. La Locanda il Samaritano, il presidio per l’ospitalità notturna di Caritas in via XV giugno a Pegazzano, operativo tutto l’anno, viene ampliato durante l’inverno per accogliere fino a 27 persone senza dimora. Caritas mette inoltre a disposizione ulteriori posti letto per le donne senza dimora presso la Comunità dell’Orto di via Brugnato. L’inserimento nelle strutture avviene attraverso il Centro di ascolto di via Don Minzoni, fino ad esaurimento posti. Secondo le disposizioni del piano attivato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dal direttore della Caritas, don Luca Palei, è prevista nell’ospitalità anche la colazione e il servizio pasti serali, a disposizione degli ospiti anche il servizio lavanderia. In caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse il dormitorio rimarrà aperto h24.

Finanziata dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Locanda il Samaritano è stata completamente rinnovata nel 2022 grazie anche alla sinergia tra Comune, Caritas e tante realtà del territorio che hanno deciso di sostenere il percorso di accoglienza e solidarietà.

Per poter accedere alla Locanda è richiesto un primo colloquio presso il Centro d’ascolto Caritas, dove alla persona sarà indicato il regolamento della struttura e il periodo di pernottamento nella stessa. Sarà lo stesso Centro d’ascolto che seguirà, socialmente, tutto il percorso della persona ospitata, valutando la possibilità di un successivo progetto individualizzato di reinserimento sociale, in collaborazione con gli altri servizi territoriali.

Il dormitorio è aperto tutto l’anno, accogliendo persone senza dimora sia durante il periodo di emergenza freddo, sia durante i mesi più caldi. La struttura, dotata di camere doppie con bagno, offre colazione e servizio lavanderia, nonché una sala adibita alla consumazione della cena.

Gli ospiti della Locanda possono rivolgersi per le loro esigenze agli operatori e ai volontari presenti in struttura, che da tempo collaborano nella gestione del dormitorio, curandone l’ambiente e la relazione con gli ospiti stessi.

Monzio Compagnoni / 8xmille: «Non solo sostegno economico, ma un ponte tra persone e comunità»

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Da oltre quarant’anni, l’8xmille rappresenta un ponte tra la Chiesa cattolica e la società civile, un filo che unisce comunità, territori e persone. Non solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento concreto per promuovere il bene comune, sostenere chi è in difficoltà e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, intervenuto lo scorso 28 novembre a Cagliari alla conferenza 1985-2025. 8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune organizzata dal Servizio diocesano del Sovvenire racconta la storia, il valore, l’attualità e le ricadute dell’impegno comune tra Chiesa e fedeli a Maria Chiara Cugusi.

Quali sono i tratti principali della storia dell’8xmille alla Chiesa cattolica?
«La parola chiave è “insieme”. È una storia costruita con le comunità: un cammino che ha permesso alla Chiesa di realizzare opere significative e rafforzare la propria presenza sul territorio. L’8xmille non è solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento che mette al centro il bene comune».

Come funziona l’8xmille e quali sono stati i suoi effetti concreti in questi 40 anni?
«Il sistema è stato ideato dal cardinale Attilio Nicora, con l’idea che il denaro non sia un fine ma un mezzo per fare del bene. Negli ultimi 40 anni sono stati trasferiti e reinvestiti circa 30 miliardi di euro sul territorio italiano. Queste risorse hanno sostenuto sacerdoti, parrocchie, oratori, opere caritative, iniziative pastorali e la tutela del patrimonio artistico ecclesiastico, gran parte del quale è accessibile gratuitamente. Una quota significativa va anche ai paesi poveri e alle emergenze internazionali».

È possibile fornire alcuni esempi concreti dei fondi distribuiti nel 2024?
«In Italia – dove la presenza della Chiesa è capillare, con 27.000 parrocchie e 31.000 sacerdoti – sono stati impiegati 1,115 miliardi di euro per oltre 12.000 progetti: 10 milioni per il sostegno del clero; 4 milioni per culto e pastorale; 213 milioni per interventi di carità; 83 milioni per opere nei Paesi poveri; 5 milioni per emergenze in Italia e nel mondo; 200 milioni per beni e opere di culto. La sola Caritas Italiana ha realizzato più di 5 milioni di interventi. In Sardegna sono stati destinati oltre 27 milioni di euro per 656 progetti, mentre a Cagliari più di 5 milioni hanno sostenuto 110 iniziative locali».

Quali sono le forme di sostegno più significative che la Chiesa offre, oltre a quello economico?
«Non sempre le persone hanno bisogno di denaro o generi alimentari. Spesso chi si rivolge a una parrocchia o a un centro Caritas cerca ascolto, relazione e supporto emotivo. Molti provano vergogna a rivolgersi ai servizi sociali e trovano nella Chiesa un punto di riferimento fidato. L’aiuto è quindi anche spirituale e relazionale, per ridare senso e speranza alla vita delle persone».

In che modo ci si prende cura dei giovani che vivono situazioni di fragilità e disagio?
«La Chiesa è in prima linea nell’accogliere i ragazzi che attraversano momenti di difficoltà. Di fronte al preoccupante aumento dei tentativi di suicidio tra i giovani, i centri di ascolto e le parrocchie offrono supporto concreto, occasioni di dialogo e percorsi di speranza. Si impegnano a essere luoghi sicuri e affidabili, capaci di accompagnare le nuove generazioni nella loro sempre più urgente “ricerca di senso”»

Quale messaggio finale desidera rivolgere ai cittadini?
«Invito tutti a venire a vedere. Venite nelle parrocchie e nelle opere della Chiesa: le porte sono aperte e vi mostreremo cosa facciamo ogni giorno per costruire comunità e offrire sostegno concreto a chi ne ha bisogno. L’8xmille, dopo quarant’anni, continua a essere un ponte tra persone, comunità e territorio».

8xmille / Violenza di genere. Oltre cento Caritas in campo con reti di accoglienza e libertà

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Negli ultimi anni l’impegno della Caritas contro la violenza di genere si è intensificato anche con progetti supportati dall’8xmille destinato alla Chiesa cattolica.

Ne parla in questo articolo Giovanna Pasqualin Traversa, per l’agenzia Sir, facendo il punto con Caterina Boca, avvocato e responsabile dei progetti strategici di Caritas italiana, la quale sottolinea come la violenza maschile sulle donne non è un fatto privato né una questione femminile, “ma un problema sociale che riguarda tutti”.

Ogni comunità deve sentirsi ferita e indignata, “pronta a sostenere le vittime e ad avviare un cambiamento profondo, affinché gli strumenti di tutela, repressione e prevenzione siano davvero efficaci”. I dati confermano la gravità del fenomeno. Tra il 2023 e il 2024 il numero verde antiviolenza e stalking 1522 ha registrato un aumento delle chiamate del 25,8%, segno di una crescente consapevolezza. Nel 2024 l’Osservatorio “Non una di meno” ha contato 113 femminicidi, con una forte concentrazione in Lombardia, Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia. Nei primi undici mesi di quest’anno secondo il 12° Rapporto Eures, le vittime sono state 85 (dato aggiornato al 22 novembre). Numeri che richiedono risposte concrete e coordinate.

Una rete di oltre 100 Caritas – Dal 2018 al 2024 diverse diocesi hanno attivato progetti specifici e nel 2025 altre dieci Caritas hanno avviato nuove iniziative. In totale, oltre cento Caritas diocesane, anche grazie ai fondi 8xmille, operano in rete sul territorio con interventi mirati.

Le azioni si sviluppano in vari ambiti: accoglienza in emergenza per chi decide di allontanarsi dal partner violento, attraverso case rifugio, co-housing e contributi per affitti; programmi di inserimento lavorativo per garantire autonomia economica, con tirocini, stage e formazione professionale; percorsi di empowerment per rafforzare autostima e benessere, spesso accompagnati da attività sportive e creative. A questi si aggiungono orientamento e supporto legale, sostegno psicologico e alla genitorialità, iniziative di sensibilizzazione rivolte a comunità e giovani, con attenzione anche alle donne straniere, e formazione per operatori e volontari.

Alcune esperienze locali – A Senigallia sono attive da anni strutture di accoglienza con reinserimento lavorativo e forte sostegno comunitario. A Grosseto la Casa di Ruth offre ospitalità, orientamento, educazione alla genitorialità, laboratori di sartoria e servizi domiciliari. A Otranto è previsto l’avvio di un laboratorio sartoriale con formazione socio-culturale e linguistica per le straniere, oltre a stage e supporto all’imprenditorialità.

Progetto Ruth. Tra i progetti più significativi, sottolinea Boca, spicca il “Progetto Ruth – microcredito di libertà”, promosso dal ministero delle Pari opportunità insieme ad Abi, Enm e Federcasse. Caritas italiana, da parte sua, ha creato una rete nazionale di Caritas diocesane che accompagnano le donne vittime di violenza nella richiesta di microcredito sociale, favorendo l’inclusione finanziaria e contrastando la cosiddetta “violenza economica”. Come funziona? “Le donne già prese in carico dai centri antiviolenza o dalle case rifugio – risponde la responsabile dei progetti strategici – vengono accompagnate e assistite dai punti di contatto delle Caritas diocesane nella richiesta e nella gestione del prestito, fino alla fase di rimborso. L’affiancamento è personalizzato e finalizzato a bisogni diversi, ma con un obiettivo comune: sostenere le donne verso l’autonomia, orientandole nell’uso di strumenti di emancipazione economica e sociale”. Il microcredito si rivela così una risorsa generativa, capace di aiutare anche chi non è bancabile e di prevenire il rischio usura.

Dal dolore alla speranza. I progetti Caritas dimostrano che il contrasto alla violenza di genere non è solo protezione, ma costruzione di nuove possibilità di vita. Accoglienza, lavoro, empowerment e microcredito diventano strumenti di rinascita: un percorso che restituisce alle donne libertà e fiducia, trasformando il dolore in speranza.

8xmille / In Libano Punto Missione: un progetto d’impresa per le donne

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Papa Leone XIV dal 30 novembre al 2 dicembre si recherà in Libano, una visita di solidarietà grazie alla quale il popolo saprà che, malgrado tutte le situazioni difficili passate e presenti, non deve sentirsi abbandonato dalla Chiesa.

Nel Paese dei cedri che si prepara ad accogliere Leone XIV crescono tante iniziative tese a dare speranza a chi maggiormente ha sofferto le conseguenze della crisi economica e della guerra, soprattutto fra le donne. Con il progetto di Punto Missione, fondazione bresciana della rete Focsiv (Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana), e un corso di cucito e ricamo si promuove l’imprenditoria femminile e si torna a guardare al futuro.

Fondazione Punto Missione ETS è una organizzazione senza scopo di lucro fondata a Brescia nel 1999. Nata per volontà del Movimento Ecclesiale Carmelitano, si impegna, in Italia e all’estero, nel riconoscimento, nella difesa e nella promozione di ogni esistenza umana.

Lo fa attraverso programmi e progetti di sviluppo e di promozione umana che ricevono il contributo del’8xmille destinato alla Chiesa cattolica. Tutte queste attività hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita di persone e famiglie promuovendo la creazione di comunità solidali capaci di cambiamento sociale.

Nell’ambito della cooperazione internazionale Punto Missione opera nei seguenti ambiti di intervento: agricoltura; inclusione lavorativa; tutela dell’infanzia e della famiglia, in Burundi, Colombia, Libano e Romania.

E proprio in Libano troviamo un progetto dedicato al corso di cucito e ricamo. Dal servizio di Vincenzo Giardina per Radio Vaticana scopriamo la bella testimonianza di Nawale Issa. Vive a Beirut, ha 45 anni e si sta prendendo cura di sé. Ha superato un cancro al fegato e sta seguendo una terapia. E a farla stare meglio non sono solo le medicine. “Non avevo mai pensato”, ci dice, “che le mie mani potessero contribuire a cambiare qualcosa nella mia vita”. La donna è una delle 30 partecipanti a un corso di cucito e ricamo organizzato nella capitale libanese da Punto Missione.

8xmille / A Tempio Pausania Casa Giovani, spazio educativo di accoglienza, opportunità e relazioni autentiche

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A Tempio Pausania il 4 giugno 2025 è stata inaugurata ufficialmente Casa Giovani, un nuovo spazio educativo promosso dalla Caritas diocesana di Tempio-Ampurias e realizzato grazie ai fondi dell’8xmille. Un luogo pensato per offrire ai ragazzi del territorio accoglienza, opportunità e relazioni autentiche.

Si tratta di un sogno che nasce dai giovani, dalle loro idee e dai loro bisogni, raccolti durante percorsi di sensibilizzazione nelle scuole e all’interno della Caritas. Sono stati loro a dire cosa desideravano:

Vorremmo uno spazio nostro. Dove giocare, studiare, parlare e sentirci liberi di essere chi siamo”.

Oggi questo sogno non solo ha preso forma, ma continua a crescere. All’interno dello spazio è stata attivata una prima figura di tirocinante, che svolge quotidianamente il proprio percorso formativo accanto ai ragazzi. Questo non solo permette di arricchire la presenza educativa, ma offre ai giovani la possibilità di conoscere da vicino professioni sociali ed educative, ampliando i loro orizzonti.

Parallelamente, sono già operativi i tirocini universitari, che rafforzano la dimensione formativa e creano un ponte tra territorio, studenti e giovani.

Gli adulti, in fondo, hanno fatto una sola cosa: ascoltare.

Da quell’ascolto è nato un progetto scritto da Davide e Alessandra, con il contributo di Mara e Greta e il sostegno del direttore, diacono Domenico Ruzittu.

Domenico sottolinea spesso che non ama definire Casa Giovani un “progetto”, perché questa parola suggerisce qualcosa con un inizio e una fine. La sua speranza è che la struttura diventi una realtà solida e stabile, capace di durare nel tempo e di essere un punto di riferimento per tutti i giovani del territorio.

Casa Giovani non parte da zero: si inserisce nel percorso avviato da Caritas Italiana, che mette al centro i giovani. Come ricorda don Marco Pagniello nel rapporto Giovani in Caritas: tra sogno e realtà (gennaio 2025): “La sfida più grande è contribuire alla costruzione di una Chiesa di prossimità, un luogo in cui ogni giovane trovi spazio per i propri talenti e per le proprie idee, senza la paura di essere giudicato o di fallire”. La Caritas di Tempio-Ampurias raccoglie questa sfida, colmando un vuoto educativo che troppo spesso lascia i ragazzi soli dopo l’oratorio.

Casa Giovani vuole essere un percorso che, dopo la Cresima, li aiuti a crescere, scegliere e riscoprire la fede.

Non un semplice centro ricreativo, dunque, ma una comunità educativa che accompagna i giovani con rispetto, ascolto e responsabilità.

Grazie a questo spazio, i servizi già attivi sono ora rafforzati, ampliati e resi più accessibili:

  • Supporto psicologico per minori e famiglie
  • Orientamento al lavoro e alla formazione
  • Doposcuola, con possibilità di pranzare nell’attesa della partenza del pullman
  • Accompagnamento scolastico personalizzato

Tra i momenti più partecipati e apprezzati dai ragazzi c’è anche il tea time con Rachele Mossa: un appuntamento che alza l’asticella culturale del territorio e ci fa assaporare un’autentica aria British, grazie a una tazza di tè condivisa e a conversazioni ricche, delicate e stimolanti. Uno spazio semplice ma prezioso, in cui i giovani imparano a gustare il valore dell’ascolto, della parola e della cura nelle relazioni.

Casa Giovani non è solo un luogo di ascolto e incontro, ma anche una porta aperta verso nuove possibilità. In quest’ottica, è stata stipulata una convenzione con la piscina comunale, che permetterà ai ragazzi non solo di praticare sport a costi agevolati, ma anche di intraprendere percorsi formativi e conseguire brevetti utili per il futuro, creando reali opportunità di lavoro. Uno dei nostri ragazzi ha già intrapreso questo percorso.

Al tempo stesso, è stata avviata una collaborazione con ASPAL, per favorire un migliore collegamento tra i giovani e il terzo settore, aprendo la strada a esperienze formative, inserimenti lavorativi e progetti di crescita, come quello di Maria Luisa Severini che da poco tempo ha intrapreso un tirocinio formativo presso Casa Giovani.

Sono inoltre stati attivati i tirocini con l’università di Sassari e nuove iniziative che arricchiranno l’offerta educativa di Casa Giovani, rendendola sempre più un punto di riferimento per la formazione integrale delle nuove generazioni.

E questa è solo una parte. È solo l’inizio. Molte altre idee sono già in cantiere per continuare a costruire opportunità reali per i ragazzi.

A cinque mesi dall’apertura, l’equipe di Casa Giovani si è ampliata e altre persone sono pronte a unirsi. Ma due pilastri non cambiano mai: Dio, presenza viva e silenziosa, e i giovani, con le loro fragilità e bellezze. A unirli c’è un filo invisibile: la speranza.

Ogni azione è parte di un disegno più grande: aiutare i ragazzi a conoscersi, scegliere, agire e credere. Come un cubo di Rubik, anche la vita di un giovane è fatta di tante facce, colori e combinazioni: serve pazienza, ascolto e cura per trovare armonia tra tutte le parti.

Casa Giovani vuole essere quel luogo dove, pezzo dopo pezzo, i ragazzi possano rimettere insieme il proprio mosaico interiore, senza fretta e senza pressioni.

Dice Domenico Ruzittu: “Noi educatori siamo i primi chiamati a portare il messaggio di Dio. Non dobbiamo avere paura di restituire il dono che ci è stato affidato, la fede. Non dobbiamo aver paura di nominarlo. Solo così possiamo davvero compiere la nostra missione”.

Il mondo cambia, e con esso cambiano i modi di comunicare con i giovani. Per restare aggiornati sulle attività di Casa Giovani, sono stati aperti un canale WhatsApp e un profilo Instagram.

Attraverso questi, ragazzi e famiglie possono seguire eventi, iniziative e momenti di vita quotidiana. È inoltre disponibile un contatto telefonico, che permette ai ragazzi di comunicare in modo semplice e diretto, anche tramite un messaggio rapido, rendendo l’interazione più smart e immediata. Casa Giovani è questo: un punto di riferimento stabile, giovane come i ragazzi che lo abitano, ma già con un’identità chiara: accogliere, ascoltare e accompagnare. Qui non servono gesti eclatanti: basta esserci, con autenticità, ascolto e fede. Perché i sogni dei ragazzi meritano spazio, voce e futuro.

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Caritas Italiana / Fuori campo. Lo sguardo della prossimità. Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale in Italia

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Torna anche quest’anno l’appuntamento con il Rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia, uno degli strumenti più significativi per leggere la realtà del Paese a partire dall’ascolto quotidiano delle persone più fragili e delle comunità.

L’edizione 2025, dal titolo “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, presentata venerdì 14 novembre alle ore 11.00 a Roma, presso l’Aula Morvillo (ex aula 5) del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre (Via Ostiense, 161-163).

L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali della prof.ssa Barbara Annicchiarico, vicedirettrice del Dipartimento, e di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana.

Seguirà la presentazione dei contenuti del Rapporto, moderata da Walter Nanni (Caritas Italiana). Interverranno il prof. Salvatore Morelli, economista dell’Università degli Studi Roma Tre e membro del Forum Disuguaglianze e Diversità; Raffaella Palladino, vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, insieme a Caterina Boca (Caritas Italiana).

A offrire uno sguardo esterno sarà la giornalista Alice Facchini, mentre le conclusioni saranno affidate a don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali YouTube e Facebook di Caritas Italiana.

In allegato al sintesi del Rapporto.