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Sviluppo dei popoli / L’8xmille per favorire giustizia e diritti e ridare speranza

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Il 20 settembre si celebra il Giubileo degli operatori di giustizia, che riguarda quanti sono coinvolti nel mondo della giustizia laica, canonica, ecclesiastica, a vario titolo: giudici, pubblici ministeri, magistrati, avvocati, operatori del diritto. La Chiesa italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene in tutto il mondo migliaia di progetti, sia specificamente rivolti agli operatori di giustizia, sia in senso più ampio volti a dare opportunità, rigenerare speranza, diventando così volano per declinare la giustizia, anche in contesti difficili e precari.

Costruire giustizia vuol dire esigere il rispetto dei diritti, di tutti. Nell’ultimo Rapporto del “Norwegian Refugee Council” (NRC), pubblicato lo scorso giugno, sono elencate le dieci crisi più dimenticate al mondo di “forced displacement”, in cui le persone si spostano dalla propria regione o paese non volontariamente, ma a causa di persecuzioni, conflitti, violenza generalizzata, violazione dei diritti umani o disastri ambientali. Otto riguardano Paesi africani, ai quali si aggiungono l’Iran – con un numero crescente di rifugiati afghani – e l’Honduras. Circa 245mila honduregni hanno presentato domanda di asilo nel 2024, mentre almeno 100mila sono stati sfollati all’interno del Paese. Si tratta probabilmente di una sottostima, che maschera la reale portata della crisi. Il paese è un punto di transito per molti migranti diretti verso il nord, di cui spesso si perdono le tracce. La Chiesa locale da oltre 30 anni sostiene loro e le loro famiglie nel richiedere il rispetto dei loro diritti. Con un supporto legale ha potuto così aiutare tante famiglie di migranti scomparsi riunite in comitati nella costante ricerca di verità, giustizia e riparazione.

Come avviene anche in Messico, dove il Centro diritti umani “Miguel Agustín Pro Juárez” (Prodh), fondato dai gesuiti nel 1988, accompagna la ricerca della verità e della giustizia di numerose famiglie in cerca dei loro cari, mettendo risorse e capacità tecniche, materiali e umane al servizio delle vittime. Più in generale offre l’aiuto per rompere il silenzio contro impunità, corruzione e arresti arbitrari, con una costante azione di sensibilizzazione e difesa dei diritti. Dal 1° luglio a dirigerlo c’è, per la prima volta, una donna, la prof.ssa María Luisa Aguilar Rodríguez. “Ogni giorno – raccontano gli avvocati che patrocinano gratuitamente e i volontari che cercano di formare i cittadini per cambiare istituzioni e mentalità – vediamo la speranza delle vittime che, nonostante le avversità, continuano a lottare per la giustizia e la verità con resilienza e generosità. Le accompagniamo con una consulenza legale. Pubblicizziamo i loro casi alla radio, alla televisione e sulla stampa”. Alcune donne indigene Yañ”u che sono state imprigionate e condannate a 7 anni di carcere, grazie alla consulenza ricevuta, sono state rilasciate e il Procuratore generale della nazione ha chiesto loro perdono in un auditorium di circa 250 persone.

Casi singoli che diventano percorsi di comunità, di dialogo fondato sul rispetto della dignità umana, sulla verità, sulla responsabilità, sulla giustizia. A partire proprio dai meno tutelati. Come avviene in India, negli Stati di Goa e Maharashtra (provincia di Pune), grazie a un progetto della Fondazione Magis che attraverso formazione e accompagnamento, consente alle comunità vulnerabili di interfacciarsi con i dipartimenti e le istituzioni governative per chiedere il rispetto dei diritti e l’attuazione dei programmi sociali.

In Brasile invece, negli stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e San Paolo, la Chiesa attraverso il Consiglio Missionario Indigeno difende i diritti territoriali dei popoli indigeni che spesso si trovano in tavoli di conciliazione, interminabili negoziazioni con l’intento, in generale, di convincerli a rinunciare ai loro diritti costituzionali e ad accettare risarcimenti o scambi di terre, per favorire gli interessi economici e politici dei grandi proprietari terrieri e dell’agroindustria.

Nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, la Diocesi di Budjala cerca di sviluppare le capacità delle comunità rurali in 25 villaggi, spesso vittime di gravi violazioni da parte dello Stato e di privati, nella promozione e difesa dei diritti umani e nella gestione pacifica dei conflitti. Tutto questo attraverso campagne di sensibilizzazione e la formazione di operatori delle Commissioni di Giustizia e Pace.

Progetti e contesti diversi che parlano di giustizia, pace e riconciliazione, diritti umani, formazione, informazione e stimolo nei confronti dell’opinione pubblica. Perché tutti siano consapevoli dei propri diritti, ma anche dei doveri nei confronti degli altri. Così ogni comunità può diventare, come papa Leone ha detto ai Vescovi italiani, una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).

8xmille per lo Sviluppo dei popoli / Formazione, via di cambiamento e speranza

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Iniziative per lo sviluppo umano integrale e la giustizia sociale, promozione di attività economiche e accesso a servizi essenziali come acqua e salute. E poi programmi di formazione inclusiva. Così i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, diventano strumenti attivi per creare inclusione, cittadinanza e garantire uguaglianza e diritti attraverso progetti condivisi e concreti di cambiamento in contesti difficili. Nella riunione di luglio il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 9.463.351 euro per 61 progetti: 33 in Africa (€ 5.649.056), 10 in America Latina (€ 1.437.576), 18 in Asia (€ 2.376.719).

Il mondo ha bisogno di messaggi di speranza. Voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”, ha detto Papa Leone XIV salutando i giovani, accorsi da ogni parte del mondo in piazza San Pietro, per il Giubileo. Poi ha aggiunto “Diciamo tutti: vogliamo la pace nel mondo!”.

Parole che trovano declinazioni concrete anche in zone martoriate dalla guerra come il Sud Sudan. “La chiesa – sottolinea Mons. Carlassare, Vescovo di Bentiu – può svolgere un ruolo cruciale nell’educazione alla pace delle giovani generazioni. Prima di tutto attraverso la denuncia e la profezia. E soprattutto garantendo l’accesso alla scuola che non deve solo istruire ma educare e formare alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza responsabile”.

Sono diversi i progetti sostenuti proprio sul versante educativo, anche in zone di conflitto. Come, ad esempio, quello dei Padri Carmelitani a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, che mira ad ampliare la scuola esistente per garantire l’accesso all’istruzione primaria e secondaria ai sempre più numerosi bambini e ragazzi sfollati per la situazione di conflitto e insicurezza nel Nord Kivu. La scuola già accoglie più di 1300 alunni, di cui una cinquantina sono orfani.

Anche in Etiopia, nella regione di Tigray c’è urgente necessità di strutture scolastiche che per il 90% sono state gravemente danneggiate dagli scontri armati. Per consentire la ripresa delle attività didattiche a Wukro e Adigrat verranno ristrutturate due scuole delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata, una primaria e l’altra materna, che potranno così accogliere 3400 ragazzi.

In America Latina, nella diocesi di Santiago de Guatemala, i Missionari della Divina Redenzione hanno avviato un progetto che prevede la ristrutturazione e l’ampliamento di un vecchio edificio abbandonato per trasformarlo in una nuova scuola primaria. La nuova struttura permetterà di accogliere ogni anno 150 bambini tra i 6 e i 12 anni, provenienti da famiglie a basso reddito, offrendo ambienti sicuri, attrezzati e inclusivi. A beneficiare di questo intervento non saranno solo gli alunni, ma anche le loro famiglie e l’intera comunità di Mixco, che potrà contare su una scuola capace di offrire un’educazione di qualità, un sostegno anche psicologico e nuove opportunità di crescita.

In Asia sono diverse le iniziative educative sostenute, in particolare per le comunità più emarginate. Per esempio, in Vietnam i Padri Salvatoriani stanno attivando un centro di apprendimento inclusivo a Ben Cut, nella diocesi di Phu Cuong, nel sud del paese, verso il confine con la Cambogia. È una zona povera, di forte immigrazione interna, e molte famiglie non hanno i soldi per mandare i figli a scuola, che rischiano così di restare intrappolati nel circolo vizioso della povertà. Il centro per l’insegnamento inclusivo si rivolge ai bambini di strada e migranti che sono esposti a sfruttamento lavorativo e sessuale. Intende offrire un sistema di istruzione alternativo, con supporto psicologico, attività ricreative, e formazione digitale. Inoltre, si potrà accedere ai corsi d’inglese, alla preparazione/formazione al lavoro per le donne e campi estivi per i ragazzi.

Sempre all’insegna dell’inclusione è la costruzione in India di un nuovo edificio per la scuola St. Mary per persone con disabilità uditive e della comunicazione. La diocesi di Nellore ha avviato questa scuola nel 1984 sulla costa del Golfo del Bengala, a Koduru Mandal. Circa 1400 ragazze e ragazzi con problemi di udito e di linguaggio hanno potuto ricevere un’istruzione negli ultimi 40 anni e inserirsi nella società. È l’unica scuola in tutta la diocesi con insegnanti formati nella lingua dei segni. L’integrazione nei contesti educativi generali offre agli studenti l’opportunità di socializzare e confrontarsi con i loro coetanei. Il nuovo edificio potrà ospitare 50 bambini.

Spoleto-Norcia / Al via uno sportello socio-sanitario della Caritas “firmato” 8xmille

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Ha preso avvio il progetto “Medi care” promosso dalla Caritas diocesana di Spoleto-Norcia, in collaborazione con la pastorale della salute, finanziato con i fondi straordinari Cei 8Xmille Italia per l’anno 2025. Il progetto – si legge in una nota dell’arcidiocesi – prevede la realizzazione di uno Sportello sociosanitario e di Advocacy diocesano (sostegno attivo) per l’anno 2025, con sede in Piazzetta della Misericordia n. 3 a Spoleto. L’obiettivo è quello di contribuire, attraverso lo strumento dell’ascolto caritativo, a garantire l’accesso alle cure e all’assistenza in modo consapevole e responsabile, indipendentemente dalla condizione economica o sociale della persona. Tra le principali azioni previste ci sono contributi occasionali (economici, beni o servizi) per persone in grave stato di bisogno, sostenute direttamente dalla Caritas.

L’accesso agli interventi – precisa la Caritas – è previsto, previo colloquio allo Sportello, a fronte di una situazione di bisogno documentata: non è ancora stato fissato un giorno per l’apertura; pertanto, i colloqui potranno effettuarsi solo previo appuntamento telefonico (o preso direttamente dalla singola persona interessata, o preso su indicazione dei referenti Caritas o su indicazione degli assistenti sociali). L’intervento si rivolge a persone che sono residenti in uno dei Comuni dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia che versano in stato di difficoltà economiche. Contatti: caritas.cda@spoletonorcia.it; 0743-220485 oppure 353-4058960.

Questo nuovo servizio della Caritas – afferma il direttore don Edoardo Rossi – è un’ulteriore risposta della Chiesa che si fa incontro all’uomo sulla via della sua sofferenza. Ci ricordava papa Benedetto XVI che il servizio di accompagnamento, di vicinanza e di cura ai fratelli ammalati, soli, provati spesso da ferite non solo fisiche, ma anche spirituali e morali, ci pone in una posizione privilegiata per testimoniare l’azione salvifica di Dio, il suo amore per l’uomo e per il mondo, che abbraccia anche le situazioni più dolorose e terribili”.

Diocesi Crema / Dagheti (direttore Caritas), “senza i fondi dell’8xmille non potremmo stare con gli ultimi degli ultimi”

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Senza i fondi dell’8xmille non potremmo stare con gli ultimi degli ultimi, magari non sostenuti da altri. Inoltre, i fondi fanno da volano per attirare altri fondi”. Lo sottolinea il diacono Claudio Dagheti, direttore della Caritas diocesana di Crema, commentando per il settimanale diocesano “Il nuovo Torrazzo” la ripartizione a livello locali dei fondi dell’8xmille.

“Nel 2024 sono stati 444.000 euro – spiega –, di cui 355.000 sono andati direttamente alla Caritas diocesana, gli altri ad altre realtà che decidiamo di sostenere (Fondo famiglie solidali, Consultorio, Centro di Aiuto alla vita, Villa Laura, Fondazione San Bernardino che sostiene le persone cadute in situazioni di usura)”.

Per quanto riguarda i 355.000 euro alla Caritas, viene precisato sul settimanale diocesano, 65.000 sono stati assegnati al dormitorio Rifugio San Martino; 15.000 alla mensa quotidiana per i senza dimora; 30.000 per sostenere gli appartamenti di seconda e terza accoglienza per persone senza casa che stanno rientrando pian piano in una situazione normale. Inoltre 50.000 euro sono stati destinati alle attività di inserimento lavorativo, 90.000 per sostenere la casa di accoglienza Giovanni Paolo II (25 posti maschili) e gli ultimi 90.000 per sostenere la struttura minima della fondazione e le attività pastorali con le parrocchie.

Posso dire che quanto arriva a Crema dalla CEI – ha concluso Dagheti – viene totalmente dedicato ai servizi o dato a chi non ha altre possibilità. Senza questi fondi gli ultimi non avrebbero possibilità: sono motivazioni importanti per firmare per l’8xmille”.

(Agenzia Sir)

8xmille / Continua l’impegno della Chiesa italiana in Terra Santa

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La Conferenza Episcopale Italiana resta accanto alle comunità della Terra Santa, provate da anni di violenze e ora da un conflitto che sta seminando morte e distruzione, con pesanti ricadute anche nei territori limitrofi. In questa regione così martoriata, il Servizio nazionale per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha finanziato con i fondi dell’8xmille 143 progetti per quasi 43 milioni di euro. Nei mesi scorsi, per l’emergenza a causa della chiusura degli altri ospedali e il grande afflusso dei profughi, è stato necessario finanziare l’ospedale nel Karak, gestito dalle Missionarie Comboniane al confine con la Cisgiordania, e in questi giorni sono stati messi a disposizione ulteriori 300mila euro.

Inoltre, attraverso Caritas Italiana, sono stati sostenuti progetti di Caritas Gerusalemme e di altri partner della società civile palestinese e israeliana. Negli ultimi due anni sono stati destinati 1.645.000 euro per far fronte all’emergenza umanitaria, offrire cure mediche e supporto psicosociale alle famiglie di Gaza, di Gerusalemme Est e della Cisgiordania, avviare percorsi di riabilitazione socioeconomica, tessere un dialogo tra israeliani e palestinesi, non perdendo mai la speranza di una pace duratura.

Siamo prossimi alla comunità della Terra Santa con la preghiera e con l’aiuto concreto: il loro dolore è il nostro dolore, le loro lacrime sono le nostre. Non ci abituiamo al grido che giorno e notte sale a Dio, ma anche alle nostre orecchie. Esserci fa la differenza e promuove davvero la pace, una pace di cui la Terra Santa e il mondo intero hanno bisogno”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille per i giovani: in 25 anni 5.000 progetti in oltre 100 Paesi

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Il Giubileo dei Giovani, che si svolge dal 28 luglio al 3 agosto, è un’occasione per incontrarsi, ascoltarsi reciprocamente, riflettere e condividere percorsi di speranza, con ragazze e ragazzi provenienti da tutto il mondo. In un quadro demografico globale, che vede da un lato la diminuzione dei tassi di natalità e dall’altro l’aumento dell’aspettativa di vita, l’età mediana è oggi di 30 anni, ed entro il 2100, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, supererà i 40. La stragrande maggioranza dei giovani tra i 16 e i 24 anni vive nei Paesi in via di Sviluppo con un’accentuata diversità tra aree rurali e metropoli, e tra contesti tradizionali e globalizzati.

In questi Paesi la Chiesa italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, continua a sostenere l’istruzione e la formazione dei giovani.

Negli ultimi 25 anni con 525 milioni di euro sono stati finanziati quasi 5.000 progetti specifici, in oltre 100 Paesi. Piccole luci di speranza. Come quelle che si accendono in India, nella Scuola Shenbagam di Pollachi, gestita dai Padri Agostiniani. “Alla Shenbagam School – dice Gamesh – studiamo tutti insieme come una sola famiglia. Non c’è discriminazione basata sulla casta, la religione o l’origine sociale. Studenti provenienti da ogni condizione sociale, ricchi e poveri, di caste e comunità diverse, sono accolti qui a braccia aperte. Un esempio di unità nella diversità che ci dà il coraggio di sognare in grande e la forza di credere in noi stessi”. “Ciò che rende davvero speciale la nostra scuola – aggiunge – è la possibilità di ricevere un’educazione inclusiva e integrale. Non ci vengono solo insegnate le materie scolastiche, ma ogni giorno si rafforzano i nostri valori mettendo in pratica uguaglianza, solidarietà, servizio, onestà e unità”.

Speranze concrete di cambiamento, in situazioni complesse. È ciò che avviene anche nell’est del Ciad dove sono accolti, in oltre 30 campi, tra i 650mila e 800mila profughi sudanesi e sfollati ciadiani fuggiti dalla guerra. Qui la Caritas diocesana di Mongo e la Federazione delle Banche di Cereali del Guerà (FBCG), da decenni, si impegnano in attività di sviluppo e tutela dell’ambiente che coinvolgono i giovani locali. Il degrado ambientale, e in particolare l’erosione dei terreni coltivabili, a causa dei cambiamenti climatici e del sovraffollamento del territorio, si è rivelato molto più rapido degli interventi di rimboschimento e così si è pensato di costruire dighe anti-erosive. “Durante i lavori di costruzione di tre dighe – dice fratel Fabio Mussi del PIME e della Caritas di Mongo – abbiamo dialogato con i venti giovani che hanno seguito la formazione ed eseguito i lavori. Tutti si sentivano orgogliosi di poter fare qualcosa di utile e che sarebbe durato nel tempo”. Come Fatimata, una giovane sudanese rifugiata di 23 anni, che ha perso con la guerra il padre e due suoi fratelli più grandi: “fra qualche anno, quando i miei 3 figli saranno grandi, mostrerò queste dighe e gli dirò che c’ero anch’io a costruirle”. Anche Hamhat, un giovane abitante del villaggio di 25 anni di etnia “massalit”, racconta:” quando il capo villaggio mi ha proposto di venire ad imparare a costruire le dighe in pietra stavo per partire alla ricerca dell’oro nelle miniere più a nord in cerca di un avvenire migliore. Adesso che ho imparato a costruire le dighe con le mie mani e con le nostre pietre ho capito che posso realizzare qui qualcosa di utile e duraturo per me, per la mia famiglia, per la mia comunità”.

Storie di vita in cui le parole di Papa Leone XIV si concretizzano, comprendendo che “unendoci in amicizia, costruendo comunità, anche noi possiamo trovare il vero significato della nostra vita…”. Ritrovandoci “come amici, come fratelli e sorelle, in una comunità, in una parrocchia, in un’esperienza di vita vissuta insieme nella fede, possiamo scoprire che la grazia del Signore, l’amore di Dio, può veramente guarirci, può darci la forza di cui abbiamo bisogno, può essere la fonte di quella speranza di cui tutti abbiamo bisogno nella nostra vita”.

San Benedetto del Tronto / L’invito della Caritas diocesana a vivere una cena per condividere i frutti della solidarietà del progetto 8xmille “La terra agli ortolani”

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Ci sarà anche il Vescovo Gianpiero Palmieri alla cena che si terrà la sera del 24 luglio, dalle 20.30, presso il cortile della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. Come viene spiegato in un articolo pubblicato dal settimanale diocesano “L’Ancora” online, l’evento sarà l’occasione per presentare i primi risultati del progetto “La terra agli ortolani”, iniziativa promossa quest’anno dalla Caritas grazie ai fondi dell’8xmille. Nato con l’obiettivo di offrire nuove opportunità a persone in difficoltà, il progetto ha dato vita a un orto solidale dove, attraverso la formazione e il lavoro agricolo, si promuove non solo il sostentamento, ma anche la dignità e la crescita personale.

«Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma un’opportunità per costruire una società più giusta e fraterna», spiegano dalla Caritas, richiamandosi alla Gaudium et Spes (35).

L’intento è ora quello di avviare, già dal mese di agosto, la vendita dei prodotti coltivati, direttamente presso la sede della Caritas diocesana.

8xmille / È il momento di agire: informare è fondamentale, scegliere fa la differenza!

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I dati appena pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi alle scelte dell’8xmille espresse nella dichiarazione dei redditi 2024 (anno d’imposta 2023), ci offrono uno spaccato chiaro e prezioso: ci dicono dove siamo e dove possiamo – dobbiamo – andare.

C’è una buona notizia: si è fermata l’emorragia di firme a favore della Chiesa cattolica.
Negli ultimi anni si perdevano oltre 200.000 firme ogni anno. Stavolta no. Il calo si è ridotto a sole 66.000 firme: un cambiamento netto, un segnale incoraggiante. Un risultato che premia il lavoro di chi, con passione e costanza, ha informato, sensibilizzato e spiegato l’importanza di una firma. Quando si informa, si sceglie. E quando si sceglie consapevolmente, si fa la differenza.

Le firme a favore della Chiesa si attestano oggi al 66,2% del totale, con una flessione contenuta di appena un punto percentuale rispetto al 2023. Ma il dato davvero rilevante è un altro: ben 11,3 milioni di contribuenti hanno scelto la Chiesa cattolica come destinataria dell’8xmille.

Un numero che supera quello dei cattolici praticanti, e che ci dice qualcosa di fondamentale: gli italiani continuano ad avere fiducia nella Chiesa, nel suo impegno sociale, nella sua vicinanza agli ultimi. Una fiducia che va oltre la frequenza alla Messa e che si traduce in una scelta concreta, libera e responsabile.

Ma attenzione: non è il momento di rilassarsi.
Lo Stato ha registrato un incremento netto di oltre 200.000 firme. Una parte firma per lo Stato perché nessuno ha spiegato loro che possono scegliere anche altro. Questo è un terreno di sfida e di opportunità.

Il campo di battaglia principale resta il modello 730, da cui arriva il 75% delle firme alla Chiesa cattolica. Ma è lo stesso canale attraverso cui cresce anche lo Stato.

E poi c’è un territorio tutto da conquistare: i contribuenti con modello CU.
Qui i numeri sono allarmanti: solo 20.000 firme alla Chiesa (lo 0,4% del totale), in calo rispetto all’anno precedente. È un bacino spesso escluso dal sistema dell’8xmille, fatto di pensionati, persone che non sanno di poter scegliere, o non sono coinvolte attivamente nella dichiarazione. È proprio qui che possiamo crescere di più.

Ogni firma lasciata al caso è una firma persa. Ogni cittadino non informato è un’opportunità che svanisce.
È il momento di scendere in campo, con determinazione e coraggio. Parliamone nei luoghi di lavoro, in parrocchia, con gli amici, online. Una firma può cambiare una vita, anzi migliaia di vite. Dietro ogni firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica c’è una storia vera.

Una famiglia che ritrova un tetto. Un giovane che riscopre il senso della vita. Un anziano che non resta solo. Un bambino che riceve cure, cibo, istruzione. Sono oltre 12.000 i progetti che ogni anno prendono vita grazie a questo gesto semplice ma di grande valore. La firma per la Chiesa cattolica è una scelta di solidarietà, speranza e responsabilità. È una scelta che dice chi siamo.

Se non lo fai tu, chi lo farà? Se non adesso, quando? Aiuta anche tu a far conoscere l’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni firma conta. E oggi, più che mai, può fare la differenza.

Diocesi di Nuoro / Su “L’Ortobene” focus dedicato all’8xmille

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Il settimanale diocesano “L’Ortobene” ha pubblicato sul foglio centrale del numero 25 del 6 luglio il rendiconto delle opere realizzate in Diocesi grazie ai fondi dell’8xmille: oltre ai numeri la descrizione degli interventi già conclusi e di quelli in programma, i professionisti e le imprese mobilitati oltre a una riflessione dell’economo diocesano.

Ogni anno la diocesi di Nuoro con i fondi dell’8xmille distribuiti dalla CEI riesce a mettere in movimento un motore che solamente nel 2024 ha fatto funzionare con 518.720 euro liturgia, centri pastorali, oratori, beni culturali, curia diocesana e manutenzione edilizia di culto; e con 492.100 euro il complesso delle opere caritative che rendono la vita meno gravosa a centinaia di poveri ed emarginati.

È un 8xmille che – a volte in sinergia finanziaria con Comuni, diocesi, parrocchie e in un caso anche con la Regione – tra l’anno scorso e il 2025 ha aperto 10 cantieri, soprattutto edili. La diocesi ha sostenuto direttamente tre progetti per una spesa di 215.000 euro.

Caritas di Mondovì / Progetti 8xmille che aiutano a trovare casa e lavoro, per ridare dignità alle persone “fragili”

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Sul settimanale diocesano del Fossanese, lafedeltà.it, il racconto di due progetti della Caritas diocesana di Mondovì per il 2025, finanziati in buona parte dai fondi 8xmille “Cei-Caritas Italiana”, che cercano rispettivamente di ovviare al disagio abitativo e di promuovere l’inserimento o il reinserimento nel lavoro come veicolo di dignità per le persone “fragili”.

Si legge, tra l’altro, come l’offerta abitativa sia insufficiente: si assiste alla penuria di alloggi pubblici disponibili ed emerge una scarsa propensione dei privati ad affittare a chi non fornisce le garanzie auspicabili (reddito, contratto di lavoro, affidabilità …).

Il termometro di tale povertà lo danno la quantità di alloggi sfitti (nella sola Mondovì il Comune li quantifica in 3.200) e l’impennata degli sfratti nel “privato”. Gli effetti emergono al Centro di ascolto diocesano Caritas: nel 2024 delle 734 persone/famiglie incontrate circa il 30% avevano un’emergenza abitativa:

  • perché, pur avendo lavoro, magari a tempo indeterminato, non trovano una locazione, soprattutto se si è giovani o stranieri, se si hanno figli;
  • perché, a causa della discontinuità nell’impiego, hanno necessità di aiuto per affitti, spese condominiali e utenze;
  • per uno sfratto già esecutivo o in itinere;
  • perché occupano case malsane o senza servizi (quali luce, riscaldamento, acqua potabile).

Dalle parrocchie arrivano segnalazioni analoghe.

Queste ragioni hanno motivato il progetto “Obiettivo Casa” della Caritas diocesana in collaborazione con la Città di Mondovì e il Consorzio per i Servizi Sociali, sostenuto da fondi CEI 8xmille 2025: mira ad aiutare chi soffre per il disagio abitativo a trovar casa.

I servizi offerti comprendono l’accoglienza abitativa per situazioni di emergenza, l’orientamento alle risorse del territorio, la consulenza sui contratti di locazione e di mutuo, la mediazione con le agenzie immobiliari e con i proprietari di case.

Il progetto, inoltre, aspira a tentare vie percorribili per fornire garanzie di affidabilità ai locatari in difficoltà, tali da indurre i proprietari a superare la diffidenza e ad affittare.

“Lavori in corso – Un ponte verso l’autonomia”

Prosegue inoltre l’impegno della Caritas diocesana – con l’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro, grazie a fondi CEI 8xmille, a risorse diocesane e a contributi del Comune di Mondovì e del Consorzio per i Servizi Socio-Assistenziali del Monregalese – nel supportare l’inserimento lavorativo di persone “fragili”, maggiormente esposte all’impoverimento per la difficoltà ad ottenere e a mantenere un’occupazione.