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Sviluppo dei popoli / Con l’8xmille, dall’Africa all’India, la prossimità diventa possibilità di futuro

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“Ogni libro che apro, ogni lezione a cui partecipo alimenta i miei sogni e mi spinge ad andare avanti”. Jomo è orgoglioso del suo percorso al Daniel Comboni Vocational Training Center. Era uno dei tanti ragazzi di strada che vivono nelle baraccopoli di Nairobi, a Korogocho, rovistando nelle discariche, esposti al rischio di tossicodipendenze, abusi sessuali, furti, rapine. “La relazione, il sentirmi ascoltato, accettato e amato non ha solo cambiato la mia vita, ma ha anche piantato in me il seme di uno scopo. Sto cercando di diventare anche io una persona che incoraggia gli altri, perché ho capito che la vera grandezza sta nel servizio”. L’umanità di Korogocho fa sì che persino in quest’inferno per tanti ragazzi ci sia ancora spazio per speranze e sogni.

I missionari comboniani sono in Kenya dal 1973. Proprio dal loro stare con questi ragazzi ogni giorno, condividendone le difficoltà e la precarietà, hanno preso vita pian piano i diversi interventi: dal 2006 è stato avviato un programma per la riabilitazione e poi sono stati aperti altri centri, di cui uno residenziale, e un centro di formazione professionale, il Comboni Vocational Training Center, per offrire uno sbocco lavorativo. Attualmente ci sono 5 indirizzi professionali. Ora si sta realizzando un nuovo laboratorio per fare formazione anche nel settore dell’alimentazione e ristorazione, molto richiesto, che darebbe un’opportunità professionale anche per le ragazze. È la conferma che l’amore ha bisogno di concretezza, di presenza, di incontro, ha bisogno di tempo e spazio donati. I fondi dell’8xmille diventano così strumenti per rendersi prossimi a chi soffre, ai più fragili, per camminare insieme.

Nella riunione di gennaio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.383.881 euro per 71 progetti: 38 in Africa (€ 9.600.991), 15 in Asia (€ 2.165.085), 15 in America Latina (€ 2.269.151), 2 in Medio Oriente (€ 298.654), 1 in Europa dell’Est (€ 50.000).

Incontri e relazioni che ridanno fiducia possono fiorire ovunque, anche nei contesti dove sembra impossibile. Come nel carcere di Jacmel, ad Haiti. Il Paese sta attraversando una grave crisi sociale, criminali di vario genere terrorizzano la popolazione, molti giovani vengono reclutati da gruppi armati e la delinquenza giovanile ha raggiunto livelli estremamente alti. La prigione di Jacmel, costruita per accogliere 120 prigionieri, ne ha attualmente 833. Nell’ambito della giustizia penale in Haiti il colpevole è punito per le sue azioni, ma poi viene abbandonato a sé stesso, non è inserito in un programma di riabilitazione. Aiutare i carcerati a vivere meglio la propria situazione e a prepararsi al reinserimento nella società è l’obiettivo dell’intervento della Diocesi di Jacmel che riguarda anche l’ambito della giustizia riparativa in cui un dialogo viene stabilito tra vittima e colpevole. In modo specifico, lavorando sul reinserimento sociale dei carcerati attraverso corsi di formazione professionale e, al momento dell’uscita dal carcere, organizzando un sostegno psicologico. I beneficiari sono 100 giovani dai 18 ai 25 anni.

Gesti che – come ha sottolineato Papa Leone XIV in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana del 4 febbraio – testimoniano come la comunione non può essere archiviata come “utopia d’altri tempi” e “la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. Una potenzialità che deve essere realizzata attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”. Come avviene anche in India, nell’area costiera a sud, nel Kerala, la zona più densamente popolata con circa 1.550 ab/kmq. Qui le famiglie vivono prevalentemente di pesca, ma in condizioni di povertà perché il mare è meno pescoso, esposto a rischi ambientali e disastri naturali oltre che a inquinamento e degrado dell’ecosistema costiero. Nel 2017 l’area è stata colpita dal ciclone Ockhi, e nonostante i numerosi interventi, ancora molte famiglie sono in difficoltà. La Trivandrum Social Service Society (TSSS), il braccio sociale della Diocesi, ha organizzato unità di volontari nei singoli territori, individuando 5 ambiti, a favore di 150 famiglie, cioè 600 persone. Nello specifico, è previsto un contributo economico per far studiare 35 giovani, selezionati con il supporto delle comunità, perché imparino un lavoro. Inoltre, vengono avviate 13 piccole attività micro-imprenditoriali per 44 donne che ricevono formazione e poi vengono seguite nella fase di avvio. Il progetto riguarda anche la fornitura di 12 barche da pesca e relative attrezzature. Così, lavorando insieme, 50 pescatori potranno di nuovo riprendere in mano il loro futuro e quello delle loro famiglie.

Chiuse le porte del Giubileo resta aperta la porta della speranza, e continuano a crescere frutti che generano e fanno rinascere.

Ragusa / “Progetto Presidio”: l’8xmille per lavoratori, famiglie, minori

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Il “Progetto Presidio” nasce nel 2014 come risposta della rete di Caritas Italiana al problema dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, un fenomeno diffuso in diversi territori del paese e caratterizzato dall’assenza di infrastrutture, servizi e strumenti di assistenza per i lavoratori agricoli e le loro famiglie. A Ragusa ha sede a Marina di Acate e opera nel territorio della cosiddetta Fascia Trasformata, l’insediamento di coltivazioni in serra della provincia di Ragusa di cui Marina di Acate è il cuore. In totale sono stati destinati 89.000 euro dei fondi dell’8xmille.

In questi dodici anni di attività il Presidio Caritas si è rivolto principalmente ai braccianti delle aziende agricole del territorio di Acate, Vittoria e Santa Croce Camerina, assicurando ascolto, orientamento e assistenza gratuita attraverso uno sportello legale e un ambulatorio medico, nonché con un servizio di distribuzione gratuita di coperte e vestiti usati, raccolti da privati o dalle parrocchie della diocesi. A partire dal 2017 si sono organizzate anche attività laboratoriali e di sostegno scolastico per i minori figli dei braccianti che patiscono particolarmente le situazioni di segregazione e bassa scolarizzazione.

Le attività principali del servizio includono:

  • Ascolto e presenza
  • Sportello legale e amministrativo
  • Sportello Sanitario
  • Sportello donne
  • Distribuzione di beni di prima necessità
  • Attività educative e di integrazione
  • Sensibilizzazione e advocacy

Ma oltre i numeri ci sono le metamorfosi personali: famiglie che si ricompongono, donne che trovano spazi di ascolto, lavoratori che conquistano dignità e stabilità. È in queste vite che la trasformazione ha preso forma concreta.

La presenza di un luogo fisico di incontro e la costanza degli operatori che hanno battuto palmo a palmo il territorio ha reso il servizio della Caritas un punto di riferimento non solo per i lavoratori agricoli, ma anche per l’intero territorio.

Dal punto di vista dell’impatto si sono generate delle vere e proprie infrastrutturazioni sociali, con risultati duraturi, di cui Presidio è stato promotore:

  • nascita di servizi pubblici (scuola dell’infanzia, trasporto scolastico, raccolta differenziata, servizi sanitari di prossimità);
  • maggiore visibilità politica e istituzionale della fascia trasformata;
  • protocolli di rete tra enti e aziende;
  • coinvolgimento dei media e crescente attenzione pubblica alla filiera agricola.

A fronte di queste conquiste la vera sfida è dare continuità a ciò che si è trasformato, consolidare i risultati e mantenere viva la spinta propulsiva che ha permesso al Presidio di cambiare forma alla realtà.

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Caritas Lamezia Terme / Concluso il progetto “Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”

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Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”. Questo il progetto che la Caritas di Lamezia Terme, nel corso del 2025, proseguendo un’attività già avviata nel 2024, ha realizzato nel lametino grazie anche ai fondi 8xmille CEI. La finalità del progetto è stata quella di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di persone inoccupate o disoccupate, provenienti da contesti di marginalità.

Dai dati raccolti dalla Caritas, che ha approfondito quelli del Sistema informativo lavoro (Sil) della Regione Calabria, nel 2023, su un campione di 79.402 individui tra i 18 e i 70 anni nei comuni della diocesi risultavano: 10.722 inoccupati e 15.047 disoccupati. Numeri che “confermano le difficoltà che emergono quotidianamente nel Centro di ascolto diocesano e nel Centro interculturale insieme”.

Secondo i dati raccolti tramite il database OspoWeb, infatti, nel periodo compreso tra il primo gennaio ed il 31 dicembre 2024, su un totale di 2.777 bisogni espressi, ben 482 (17,35%) erano legati a problemi occupazionali: disoccupazione, lavoro nero, sfruttamento e salari inferiori ai minimi contrattuali.

“Le difficoltà legate all’occupazione – spiega don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas – incidono direttamente sulle condizioni economiche delle persone, rendendo complesso pagare bollette, affitto e, in alcuni casi, persino accedere a cure mediche e farmaci.

Le principali criticità che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro locale includono: mancanza di qualifiche professionali e competenze linguistiche o tecniche spendibili; scarsa conoscenza delle opportunità lavorative disponibili sul territorio, specie tra chi proviene da contesti di estrema marginalità; gravi carenze infrastrutturali, in particolare un sistema di trasporti inadeguato, che costringe molti lavoratori a spostarsi autonomamente. La mancanza di una patente di guida rappresenta spesso un ulteriore elemento di esclusione dal mercato del lavoro”.

In particolare, nel 2025 sono state ascoltate dagli sportelli diocesani e interparrocchiali 742 persone (261 donne e 481 uomini), prevalentemente in età occupazionale dai 25 ai 34 anni – 33,6%, dai 35 ai 44 anni – 24,8% e dai 45 ai 54 anni – 15%. L’11,6 % riguarda anche la classe dai 19 ai 24 anni.

Coloro che, invece, hanno richiesto supporto per inserimento e reinserimento lavorativo o per potenziamento di competenze e acquisizione di nuove, segnalate e ascoltate dagli sportelli di ascolto e lavoro dedicati al Progetto sono stati 204, quasi tutti in disoccupazione, sotto occupazione e irregolarità.

(Sir)

La “Shine Crew” lancia una maratona social di 24 ore per la pace e il dialogo online

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In occasione della festa liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e comunicatori, 33 giovani content creator appartenenti alla “Shine Crew” lanciano l’iniziativa “Voci e volti umani per la pace”, in linea con il tema consegnato da Papa Leone XIV per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Per 24 ore, i loro profili social diventeranno un’unica voce di narrazione positiva: un impegno concreto a condividere storie di pace, perdono e riconciliazione, rifiutando dissing, hate speech e odio online.

L’iniziativa nasce nell’ambito di Shine to Share“, progetto promosso dal Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (SPSE) e dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile (SNPG) della CEI, guidati rispettivamente da Massimo Monzio Compagnoni e don Riccardo Pincerato che hanno accompagnato personalmente le varie fasi di formazione di questi giovani creator digitali. Il progetto rappresenta una sfida creativa mirata coinvolgere i giovani in un percorso di narrazione digitale competente e qualificata sulla trasparenza e il valore del dono all’interno delle comunità cristiane sul territorio.

I 33 membri della “Shine Crew” sono stati selezionati tra i 100 partecipanti al contest nazionale proposto lo scorso anno. Dopo una prima fase di formazione curata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il percorso prosegue ora con il supporto dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE).

Tappa fondamentale per la crescita e la coesione del team è stato il weekend organizzato il 13 e 14 dicembre 2025 nel centro storico di Venezia: oltre ai moduli formativi sullo storytelling digitale delle opere dell’8xmille, guidati dai docenti IUSVE Nicolò Fazioni e Sara Lovato, il gruppo ha potuto sperimentare un momento di profonda condivisione umana e spirituale.

Con “Voci e volti umani per la pace”, la Shine Crew dimostra che i social possono essere piazze di incontro anziché arene di scontro, rispondendo all’invito attribuito a San Francesco di Sales a «fiorire dove Dio ci ha piantati», anche nel terreno digitale.

NOMI E PROVENIENZE DELLA SHINE CREW

La Shine Crew è un mosaico che unisce voci dalle regioni ecclesiastiche di tutta Italia. Dall’Abruzzo e Molise arrivano Roberta Maria Di Bartolomeo e Oreste Pio Tralce, mentre la Basilicata è rappresentata da Rocco Bruscella e Francesca Cillo. La Calabria porta nel gruppo l’energia di Alice Bilotta e Nunzio Bartolini, affiancati dalla nutrita delegazione della Campania con Martina Pommella, Nicola Tartaglia e Denise De Lucia. Dall’Emilia Romagna partecipano Maria Chiara Galli, Lucia Vecchi e Beatrice Lecce, mentre il Lazio si unisce con Weronika Goszczynska e Sofia Toti. La Liguria è presente con Sara Limoncini e Alissa Piu, e la Lombardia contribuisce con Marco Vito Laluce, Letizia Oluzzi e Simone Colombo. Dalle Marche arrivano Laura Pagnini e Francesco Rosi, dal Piemonte Arianna Lorenzini e Francesca Piovan, mentre la Puglia offre i volti di Riccardo Bellini e Andrea Sgamma. Le isole sono ben rappresentate: dalla Sardegna partecipano Marianna Laudi e Chiara Argiolas, dalla Sicilia Michele Calanni e Annalisa Perniciaro. A completare la crew ci sono Carmel Michela Ranieri e Veronica Bolognesi per la Toscana, e infine Federico Muzzolini e Vittoria Favretto per il Triveneto.

(Qui e qui altri articoli sulle varie tappe del progetto Shine to Share)

8xmille / Alife-Caiazzo e il Guardaroba “Peter Pan”

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“L’esperienza che vivo è molto forte e mi fa capire meglio che ciò che si dona non è niente in confronto a quello che gli occhi, il sorriso, la speranza, la condivisione dei meno fortunati mi dà. La Caritas Diocesana mi offre e offre a tante persone meno fortunate l’ascolto, la disponibilità che, con un sorriso, dona non solo il materiale di sostegno ma l’amore. In questo gruppo da voi formato riscontro un porto sicuro per tutti”. È la testimonianza di una volontaria del Guardaroba “Peter Pan”. Nato nel 2014 a Piedimonte Matese (diocesi di Alife-Caiazzo) attraverso la raccolta di beni donati da cittadini ed esercenti, nel 2020 è stato potenziato e riorganizzato grazie ai fondi 8xmille; alcuni beni in esso raccolti provengono dal rilascio di sequestri, quindi per espressa volontà di Guardia di Finanza e/o Comuni. Al suo interno capi di abbigliamento invernale/estivo per adulti e bambini, accessori, calzature, intimo, materiale scolastico, corredo per letto singolo o matrimoniale, ausili sanitari. La distribuzione dei beni avviene attraverso le Caritas parrocchiali sulla scorta di dettagliate richieste da parte delle persone in difficoltà.

Da gennaio 2025 a settembre 2025 sono state aiutate circa 70 famiglie del territorio diocesano e 50 bambini con materiale scolastico. Ad oggi il Guardaroba offre supporto anche alle Caritas di Teano-Calvi (donazione di abbigliamento e coperte per le strutture di accoglienza) e di Sessa Aurunca (indumenti per le persone nel carcere di Carinola). Ma non solo, nei mesi scorsi sono stati inviati abbigliamenti anche alla Caritas diocesana di Isernia, di Capua e di Acerra.

Altre info su 8xmille.it.

8xmille / Catania: riaperta dopo restauro la chiesa di Sant’Agata al Borgo

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È stata restituita alla città di Catania la chiesa di Sant’Agata al Borgo, uno dei luoghi simbolo della devozione agatina, al termine dei lavori di restauro e risanamento conservativo delle facciate realizzati grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo dell’arcidiocesi di Catania.

“Una facciata e un campanile che tornano a splendere – ha detto l’Arcivescovo Luigi Renna – sono l’immagine di accoglienza e ospitalità della Chiesa”.

Nel corso di un convegno sul tema “Restituire bellezza e Custodire memoria – Valorizzazione dei luoghi di culto agatini a Catania”, lo scorso 17 gennaio, sono stati illustrati storia e interventi tecnici eseguiti, con relazioni di esperti e approfondimenti sull’alta sorveglianza dei lavori.

Don Orazio Bonaccorsi, direttore dell’Ufficio beni culturali diocesano, ha spiegato che “l’inaugurazione si inserisce nel contesto delle celebrazioni agatine, offrendo ai fedeli ed ai cittadini un luogo di fede rinnovato, testimonianza di storia e devozione”.

Gli interventi hanno affrontato infiltrazioni, umidità di risalita, manutenzione della copertura e restauro della facciata principale, compresi portale e torri laterali, oltre al rifacimento degli infissi danneggiati. La chiesa, eretta nel 1669 dal Vescovo Michelangelo Bonadies per assistere i profughi dei villaggi dell’Etna, custodisce affreschi del pittore acese Giovanni Lo Coco raffiguranti episodi del “Martirio di Sant’Agata”. Il restauro, coordinato dall’Ufficio Beni Culturali e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA., rappresenta “un momento di rinascita spirituale e culturale per il quartiere e per la città di Catania”.

(Sir, 17 gennaio 2026)

8xmille / Tanzania, una scuola proprio per tutti

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Grazie all’impegno di Ibo Italia, un’organizzazione socia di Focsiv, si è concretizzata una forma di cooperazione inclusiva nel campo dell’istruzione.

Iringa dista circa dieci ore di automobile da Dar es Salaam, la capitale economica della Tanzania in riva all’oceano Indiano. Nella regione quattro persone su cinque vivono in villaggi o in aree rurali fuori da centri abitati. Anche per le difficoltà del sistema sanitario, il tasso di disabilità è più alto che in altre zone del Paese e sfiora l’8 per cento. Nella scuola di Kipera, però, si imparano tante cose. All’ingresso c’è scritto “karibuni”, benvenuti. Qui i bambini con e senza disabilità imparano anche con il linguaggio del corpo.

Una risposta nell’area di Iringa è arrivata da una nuova alleanza. Al fianco della comunità c’è Ibo Italia, che dal 2018 è impegnata per un’istruzione di qualità insieme al locale dipartimento per l’Educazione: forma il personale delle scuole su tecniche di comunicazione e didattica specifiche per bambini con disabilità, fornendo ausili sempre in dialogo con gli insegnanti. Un contributo è stato dato in passato anche dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille per la pace

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Con i fondi 8xmille, dal 1991 la Chiesa italiana ha finanziato più di 18 mila progetti in 111 Paesi per 2,6 miliardi di euro. Oltre la metà ha riguardato Paesi in guerra.

Il 2025 ha fatto registrare il numero più alto di guerre e crisi armate dalla fine della Seconda guerra mondiale. Secondo l’analisi del Global Peace Index, il rapporto annuale pubblicato dall’Institute for Economics and Peace (IEP), 98 Paesi nel mondo sono oggi coinvolti in conflitti internazionali, contro i 59 del 2008. Negli ultimi 2 anni c’è stato un incremento del 20% di guerre ad alta e altissima intensità, con un aumento dell’11% delle vittime e del 27% – in 3 anni – di coloro che dipendono dagli aiuti umanitari. Negli ultimi dieci anni, l’incremento di quanti a causa delle guerre sono costretti ad abbandonare la propria casa – sia sfollati che rifugiati – è del 100%. Attualmente sono oltre 120 milioni.

Rivolgendosi ai Diplomatici accreditati presso la Santa Sede, il Papa ha ricordato che “nonostante il quadro drammatico …non mancano neanche nel nostro tempo segni di coraggiosa speranza, che devono essere costantemente sostenuti”. Si tratta di segni che la Chiesa continua a promuovere, di pari passo con l’impegno costante per il dialogo, la trattativa e il coinvolgimento delle parti in conflitto e della comunità umana tutta.

Il Servizio CEI per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi 8xmille, ha finanziato negli ultimi 34 anni oltre 18 mila progetti in 111 Paesi per 2,6 miliardi di euro. Di questi il 58,2% ha riguardato Paesi in guerra.

Come in Sud Sudan, dove fra’ Federico, frate minore, nel 2017 ha dato vita ad un gruppo di volontari chiamato PGP – Peace and Good People. “Sono – spiega – ragazzi e ragazze dai 16 anni in su che si prestano, senza distinzione di tribù, a un servizio di primo soccorso e di ascolto per altri ragazzi che vivono per strada, nel centro della discarica della città, con il rischio anche di alimentare il fenomeno dei bambini soldato”. Sempre in Sud Sudan Monsignor Christian Carlassare, Vescovo di Bentiu, segnala che da qualche anno è attiva l’università cattolica con un corso per la pace.  “Per noi giovani –  dice Richard, uno degli studenti – è uno spazio prezioso di incontro e formazione. Insieme approfondiamo percorsi di risoluzione dei conflitti, convivenza e sviluppo”.

Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace nel 2018, nella Repubblica Democratica del Congo ha dato vita al Panzi Hospital di Bukavu e alla Fondazione Panzi. In oltre vent’anni ha accompagnato con cure mediche e percorsi psicologici più di 50.000 donne vittime di un altro aberrante fenomeno: lo stupro come arma di guerra. Ha subito più di 10 attentati e da quando è ripreso il conflitto nel Kivu non può più rientrare nel suo Paese. “Ho imparato molto – sottolinea Mukwege – da queste donne congolesi, dalla loro capacità di continuare ad amare, nonostante tutto, ad avere compassione dopo aver sofferto. Questo mi dà la forza di andare avanti, anche nell’incertezza totale”.

Altro scenario che continua a essere segnato da guerra e violenze è la Terra Santa. Qui la Fondazione Soleterre ha attivato un Centro di Salute Mentale e Supporto Psicosociale per la cura dei bambini traumatizzati dal conflitto e malati oncologici, presso l’ospedale pediatrico Beit Jala Governmental Hospital, l’unico ospedale pubblico attivo in Cisgiordania. Oltre che alle necessarie terapie mediche, sono previste molte altre le attività: sedute individuali, di gruppo, arteterapia, formazione sulla gestione dello stress e supporto alle famiglie. Un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori, ma che costruisce pace giorno dopo giorno. Come quello di suor Adele che nel Sud della Giordania, a Karak, ha evitato la chiusura dell’ospedale delle suore comboniane grazie al sostegno straordinario e immediato dei fondi 8xmille. “Qui – ricorda suor Adele – si fa carità senza guardare al passaporto o alla religione di chi entra. Questo ospedale è un faro che continua a illuminare anche quando tutto sembra buio”. Oltre ai servizi ospedalieri, il personale organizza corsi di prevenzione, incontri di formazione e visite nei villaggi per diffondere la cultura del rispetto reciproco e della salute”.

Così la diversità non divide, ma diventa occasione di incontro attraverso una molteplicità di progetti che prendono forma a partire e in ascolto della realtà e si alimentano quando le differenze e la conflittualità non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate. Anche nei contesti più critici.

Ricordiamo che si è appena concluso il Giubileo della Speranza e dal 10 gennaiomese dedicato alla pace – si è aperto uno speciale Anno Giubilare in commemorazione dell’ottavo centenario del transito di San Francesco. Papa Leone XIV, in una preghiera a conclusione di una sua lettera alla Famiglia Francescana, ha invocato così il Santo di Assisi: “In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace: testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo”.

8xmille / Ad Asti cure gratuite all’ambulatorio “Fratelli Tutti”

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A due anni dall’inaugurazione, prosegue a ritmo sostenuto l’attività dell’ambulatorio di cure gratuite “Fratelli Tutti” della diocesi di Asti. La missione – viene ribadito in un comunicato – è “chiara: accogliere, includere e offrire sostegno ai più deboli e ai più fragili, poiché già il nome, ‘Fratelli Tutti’, richiama un messaggio universale di fratellanza e solidarietà che ispira ogni attività del servizio”. L’ambulatorio è una realtà concreta e preziosa, fondata interamente sul volontariato: sono 93 i volontari, medici, infermieri, farmacisti, operatori sociosanitari e amministrativi che mettono gratuitamente a disposizione tempo, professionalità e dedizione a favore di chi vive situazioni di difficoltà.

Oltre alle 22 specialità mediche presenti (tra cui medicina generale, chirurgia, dermatologia, ortopedia, psichiatria, cardiologia, pneumologia, endocrinologia, neurologia, gastroenterologia, malattie infettive, urologia, pediatria), da gennaio 2025 e grazie all’importante donazione di Astigiani, presso l’ambulatorio si eseguono ecografie addominali, ecocardiografie ed ecodoppler agli arti superiori e inferiori.

Per accedere all’ambulatorio “Fratelli Tutti” è necessario fare riferimento ai Centri di ascolto di Caritas, ai Servizi sociali del Comune di Asti o ai Patronati/Caf (con i quali sono state attivate apposite convenzioni) che possono verificare l’Isee, che deve essere uguale o inferiore a 9.000 euro per visite, erogazione farmaci (grazie a convenzione con Lions Presepi) e valutazioni apparato dentario. Da gennaio 2025 è stata innalzato il valore Isee per accedere a “Fratelli Tutti”: per chi ha un Isee uguale o inferiore a 12.000 euro è prevista erogazione di visite specialistiche e occhiali.

L’ambulatorio – viene sottolineato – registra un costante incremento di accessi, con 300 persone attualmente prese in carico. La maggior parte dei pazienti che vi si rivolgono è di nazionalità italiana (53%).

Si osserva inoltre un cambiamento rispetto al 2024: oggi sono gli uomini, in termini assoluti, a richiedere un maggior numero di prestazioni. Le richieste più numerose riguardano l’ambito odontoiatrico e quello oculistico. Per quanto riguarda l’odontoiatria, sono state superate le 1.000 prestazioni, che spaziano da visite e igiene orale a otturazioni, estrazioni chirurgiche, terapie canalari e protesi parziali o totali; dalla primavera 2025, grazie a un finanziamento della Fondazione Cassa di risparmio di Asti, sono attive anche le cure ortodontiche pediatriche per minori in condizione di disagio, con finalità preventive sui futuri problemi muscolo-scheletrici. Restano esclusi i trattamenti con finalità puramente estetica. Per l’ambito oculistico, ad oggi sono state erogate 152 prestazioni, dal controllo del visus alla prescrizione di lenti. Grazie alla convenzione con i Lions Club Storici, Artisti e Presepisti, l’ambulatorio fornisce anche occhiali completi di montatura nuova e lenti graduate.

Per il 2025, la diocesi ha destinato 20.000 euro dei fondi dell’8xmille e i proventi della raccolta diocesana per l’Avvento 2024.

Grazie alla collaborazione con la Caritas diocesana è stato erogato dalla CEI, sempre con i fondi 8xmille, un finanziamento di 10.000 euro per farmaci e protesi dentarie mobili per adulti. Grazie a uno specifico finanziamento della Fondazione Cassa di risparmio di Asti, vengono fornite a minori indigenti cure dentarie di ortodonzia pediatrica, al fine di prevenire problemi articolari a tutto il sistema muscolo scheletrico da adulto: si tratta di un progetto con sviluppo biennale, con importo stanziato di 30.000 euro.

8xmille / Caritas: a Finale Ligure inaugurato l’”Emporio di scambi e di idee”

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Come pubblicato sul sito della Diocesi di Savona-Noli, dopo le iniziative sulla sostenibilità nel settore tessile che hanno animato lo scorso autunno il “Guardaroba solidale”, il 16 dicembre scorso in via Salita del Grillo 2 a Finalmarina i volontari del Centro di Ascolto Caritas della Vicaria del Ponente e la Caritas della Diocesi di Savona-Noli hanno inaugurato l’”Emporio di scambi e di idee“, un nuovo servizio di distribuzione di abbigliamento e oggettistica per la casa alle persone in stato di fragilità, reso possibile grazie ai fondi del progetto 8xmille della Conferenza Episcopale Italiana.

L’Emporio, scrive Simone D’Angelo nel sito diocesano, sarà aperto a tutti con uno scambio perenne a punti. Con tale sistema di baratto si intende far crescere la comunità sui temi della circolarità e della donazione consapevole. La relazione è l’elemento cardine della carità e ispira questo nuovo modello di welfare fondato prevalentemente su dinamiche di reciprocità e sostenibilità, presupposti per il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze.

“È un esperimento a livello nazionale, siamo l’unica Caritas in Italia che lo sta testando – hanno detto gli operatori Pietro Rosso e Serena Folco, responsabili del progetto, durante l’inaugurazione – Questo spazio ha un gemello a Savona, in via dei Cambiaso 3R, nel quartiere Villapiana, all’interno dei servizi del centro d’ascolto della Parrocchia San Francesco da Paola, ed è stato dato dalla Parrocchia San Giovanni Battista, che ringraziamo. L’esperimento consiste nello scambio: il punteggio non è più assegnato solo alle persone con le quali facciamo i colloqui ma è aperto a tutti. Non ci sarà nessuno scambio di denaro: ciò di cui non abbiamo molta disponibilità varrà più punti, spendibili sia a Finale Ligure sia a Savona.”

“Porto i saluti del Vescovo Calogero Marino e ringrazio i volontari e le volontarie che si sono fatti coinvolgere in questo percorso lungo e molto impegnativo – ha dichiarato la direttrice diocesana Monica Siri – Siamo vicini al Natale, penso alla cura con cui prepariamo il nostro pensierino per l’amica, l’amico o i bambini e credo che questo emporio sia un grande dono per la comunità tutta. La possibilità di accedere a questi spazi è per tutti, senza alcuna distinzione”.

“Ringrazio la Caritas, a cui mi sento molto vicina fin dal primo giorno di mandato – ha affermato invece Luciana Di Mauro, assessora comunale ai Servizi Sociali, presente all’evento in rappresentanza del Comune – Il concetto di comunità è importante e qui abbiamo un esempio di comunità virtuosa. Sono veramente orgogliosa di vedere persone capaci di offrire sempre, oltreché una buona parola, un valido aiuto. È fondamentale la convenzione tra il Comune e la Caritas, speriamo di portarla avanti e possibilmente ampliarla. Il mondo del volontariato è un aiuto prezioso e vitale per la comunità.”

Di cosa si tratta

Nel corso del 2025 la Caritas diocesana si è impegnata a potenziare i servizi di distribuzione abbigliamento e oggettistica per la casa detti “Empori di scambi e di idee” e nella loro evoluzione in ottica generativa e pedagogica. Dalla trasformazione del “Guardaroba solidale” di Finalmarina è nata la volontà di invitare l’intera comunità ad una riflessione sul senso solidale ed educativo del dono in una visione corale di sostenibilità ambientale e sociale e cura.

La mission condivisa è stata arricchire la presenza del nuovo Emporio con il lavoro di un anno di preparazione dedicato al rinnovamento dei locali, alla formazione dei volontari e a laboratori e incontri, ricercando anche nuovi sbocchi per l’economia circolare del donato sul territorio. Tramite gli operatori della Fondazione Diocesana Comunità Servizi e in sinergia con un ricco partenariato la Caritas di Savona-Noli promuove una rinnovata cultura del dono, più consapevole, di qualità e attenta alle necessità reali delle comunità fragili a cui si rivolge.

Il modello sperimentale dell’Emporio vuole scardinare il rischio di cristallizzazione che caratterizza la raccolta e distribuzione di beni fondata solitamente su un sistema polarizzante che non mette in discussione quella simmetria fra donante e ricevente che colma solo i bisogni materiali ma non costruisce la cultura della reciprocità, rischiando di relegare le fasce deboli fuori dai processi di autodeterminazione, cittadinanza attiva ed emancipazione.