Category Archives: 8xmille

Fossano / Il maxirestauro del campanile: il più grande intervento di restauro e messa in sicurezza della storia recente

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È senza ombra di dubbio il più grande intervento di restauro e messa in sicurezza della storia recente di Fossano e riguarda uno dei simboli della città e della Chiesa locale. Si tratta del lavoro di consolidamento e restauro del campanile della basilica di Santa Maria e San Giovenale, concattedrale della diocesi di Cuneo-Fossano e testimone della storia della città degli Acaja fin dal 1420. Da quasi 15 anni le sue campane sono mute per evitare danni con le loro vibrazioni e dal 2012 la torre è “ingabbiata” da un sistema di tiranti in acciaio per scongiurarne il crollo.

La notizia, a firma di Walter Lamberti, è stata pubblicata sul settimanale diocesano del fossanese La Fedeltà lo scorso 30 giugno.

Dopo un lungo lavoro di progettazione, analisi e valutazione nei mesi scorsi è iniziato il cantiere per il suo consolidamento definitivo che restituirà alla diocesi e alla città uno dei suoi simboli.

L’impegno di spesa che è di oltre 2 milioni di euro, ripartito in 3 lotti vede una cordata di finanziatori e l’intervento importante dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, della Fondazione Cassa di risparmio di Fossano, del Comune di Fossano e della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali che divideranno in eguali parti la spesa.

Il progetto è stato redatto dall’ing. Giuseppe Pistone, docente del Politecnico di Torino, che già aveva seguito i lavori del 2012 quando la torre medievale era stata “ingabbiata” per scongiurarne il crollo in attesa di un intervento definitivo e risolutivo.

Ed è stato lui, durante l’incontro di presentazione dei lavori dello scorso novembre a illustrare la complessa storia del campanile, che nei secoli ha avuto anche la funzione di torre civica della città oltre che di torre campanaria dell’antica collegiata, poi demolita per costruire la settecentesca basilica.

Terremoto in Venezuela / La vicinanza della Chiesa italiana; 500mila euro dall’8xmille per le prime necessità

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.

In un messaggio inviato a Mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. “Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”.

Il Presidente della CEI ricorda che “ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura”. Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per “autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita”.

Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

26 giungo 2026

8xmille / “Chiara Badano”, a Catania un nuovo presidio contro la povertà educativa

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La nuova frontiera della povertà ha il volto di un bambino che lascia la scuola e di un adolescente che smette di immaginare il proprio futuro. A Catania questa ferita si traduce in un tasso di dispersione scolastica del 23% e in un 35,4% di Neet, giovani che non studiano e non lavorano. Numeri che il Report Caritas 2026 legge come una delle principali radici delle nuove povertà.

Per questo la diocesi etnea ha scelto di investire sull’educazione. A Mascalucia ha inaugurato il Centro educativo “Chiara Badano”, il terzo presidio contro la povertà educativa dopo quelli di San Giorgio e di Paternò. Poco più di 50mila euro, tra fondi dell’8xmille e cofinanziamento diocesano, sono stati destinati al rafforzamento di un luogo che da anni accoglie bambini, adolescenti e famiglie in un’antica villa messa a disposizione da una famiglia del territorio.

«La povertà educativa – spiega l’Arcivescovo di Catania Luigi Renna – è una delle prime cause di povertà e questo è il metodo per combatterla, per quello che noi possiamo dare come Chiesa, attingendo certamente alle risorse dell’8xmille e a qualche finanziamento, ma soprattutto al volontariato e all’ispirazione di chi vuole educare secondo il cuore di Cristo».

Il nuovo centro è il frutto di una rete educativa cresciuta negli anni attorno all’associazione «Famiglia Nido d’Amore». A guidarla sono Giulia Bergantino e Rosalba Faccia Russo, insieme ad alcune famiglie del territorio e a numerosi volontari. Attorno a questa esperienza si è sviluppata una collaborazione con scuole, istituzioni e realtà sociali, dando vita a quella comunità educante che la diocesi considera oggi uno degli strumenti più efficaci per contrastare la fragilità educativa e l’esclusione sociale.
«Qui i ragazzi trovano una casa – racconta Rosalba Faccia Russo –. Durante l’inverno vengono per studiare e partecipare ai laboratori di creatività, teatro e musica; d’estate lasciamo più spazio al gioco e alle attività educative del Grest». Quest’anno i giovani volontari sono circa quarantacinque. «Abbiamo un difetto: non ci contiamo mai», aggiunge sorridendo.

Leggi tutto il servizio di Alessandro Rapisarda pubblicato su Avvenire del 21 giugno.

Diocesi di Volterra / Mensa Caritas, non solo un pasto caldo: un luogo di ascolto e vicinanza

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Vi segnaliamo su Toscana Oggi.it questo servizio sulla mensa della parrocchia di Santa Maria della Marca a Castelfiorentino, una realtà che continua la propria attività grazie anche ai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica attraverso la diocesi di Volterra.

A pranzo accoglie ogni giorno circa 30 persone e rappresenta da quasi vent’anni un punto di riferimento per chi vive situazioni di fragilità. Il nuovo parroco, don Lorenzo Mancini, arrivato da poche settimane alla guida della comunità, spiega come il servizio sia ormai una presenza storica sul territorio: «La mensa è aperta tutti i giorni, da lunedì al venerdì all’ora di pranzo dalle 12 alle 14. Al suo interno viene servito un pasto caldo completo e vengono distribuiti inoltre pacchi alimentari grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la rete della Caritas parrocchiale». Un pasto caldo, un luogo accogliente dove trascorrere un’ora in compagnia, un pacco alimentare per affrontare la settimana, la struttura ospitata nei locali sottostanti la parrocchia di Santa Maria della Marca è conosciuta da molti semplicemente come «la mensa di Castelfiorentino». Accanto alla distribuzione dei pasti vengono preparati e consegnati anche pacchi alimentari alle famiglie che ne hanno bisogno.

«I pacchi vengono distribuiti grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la Caritas parrocchiale – spiega don Lorenzo – molte famiglie sanno che possono trovarli qui e vengono a ritirarli negli orari di apertura della mensa».

Le origini del servizio risalgono al 2009: «La mensa fu avviata da don Armando Volpi – racconta Eros Coli, responsabile della struttura dal 2014 – recuperò alcune attrezzature di seconda mano da ristoranti e cucine che le stavano dismettendo e iniziò questa esperienza nei locali che utilizziamo ancora oggi. All’inizio venivano cinque o sei persone, poi la presenza è cresciuta progressivamente. Prima del Covid arrivavamo a servire anche cinquanta o sessanta persone – ricorda Coli – molte famiglie venivano con i loro contenitori per ritirare il pranzo da portare a casa. Durante la pandemia abbiamo dovuto interrompere questa modalità e sostituirla con la distribuzione di pacchi alimentari e approfittando della chiusura della mensa, abbiano dato corso ad una ristrutturazione della cucina togliendo i vecchi apparecchi obsoleti fin dal tempo in cui ci furono donati con altri più efficienti e a norma».

Una scelta resa necessaria dall’emergenza sanitaria ma che ha prodotto un cambiamento destinato a rimanere anche negli anni successivi: «Molte famiglie hanno preferito continuare a ricevere il pacco alimentare anche dopo la fine della pandemia. Preferiscono cucinare autonomamente e coinvolgere maggiormente il nucleo familiare. Così la mensa è rimasta soprattutto un punto di riferimento soprattutto per le persone sole».

Oggi gli ospiti sono in gran parte anziani, persone con disabilità, persone che vivono condizioni di forte disagio economico oppure situazioni abitative precarie, alcuni ricevono il pasto direttamente a domicilio: «Ci sono persone che non riescono a muoversi per motivi di salute o per l’età avanzata, in questi casi siamo noi a portare il pranzo a casa. Per altri la mensa rappresenta soprattutto un’occasione per stare insieme, fare due chiacchiere e vivere un momento di socialità. Qualcuno viene anche per trovare un ambiente accogliente – sottolinea il responsabile – c’è chi approfitta per ricaricare il telefono, chi cerca un capo di abbigliamento tra quelli che mettiamo a disposizione, chi semplicemente desidera trascorrere un po’ di tempo in compagnia».

Ogni giorno il pranzo prevede generalmente un primo, un secondo con contorno, pane e, quando possibile, frutta o dolce. Per prepararlo è impegnata una squadra di volontari, dotati di tutte le certificazioni sanitarie e di legge necessarie, che rappresenta il vero cuore della struttura. Dietro a gesti che possono apparire semplici c’è una rete che ogni giorno rende possibile una delle opere caritative più importanti del territorio di Castelfiorentino: «Sono tutte persone che mettono gratuitamente il loro tempo a disposizione degli altri – sottolinea con orgoglio don Lorenzo – ci sono le suore presenti in parrocchia e i volontari della Caritas che si occupano della cucina, dell’accoglienza, della distribuzione dei pacchi e di tutte le attività necessarie». «Molto spesso partecipano al servizio soggetti inviati da enti terzi per svolgere periodi di tirocinio come ragazzi in inserimento socio – terapeutico per problematiche sanitarie, persone in inserimento assistenziale a causa di difficolta economiche e di mancanza di lavoro oltre ai ragazzi che svolgono un periodo di volontariato in quanto sospesi da scuola» continua Coli.

Nel concreto, ogni giorno sono impegnate circa sei persone: due si occupano del recupero degli alimenti presso supermercati e attività commerciali del territorio, due lavorano in cucina e altre due seguono la preparazione e il servizio. Una parte fondamentale del lavoro consiste proprio nel recupero delle eccedenze alimentari: «Tutte le mattine passiamo da supermercati e negozi che ci donano prodotti non più vendibili ma ancora perfettamente buoni. Spesso basta una confezione danneggiata o un frutto leggermente ammaccato perché un intero lotto venga ritirato dalla vendita. Noi recuperiamo ciò che è utilizzabile e i volontari selezionano con attenzione i prodotti».

Grazie a queste donazioni arrivano frutta, verdura, pane e molti altri generi alimentari, più difficile, invece, è reperire le proteine necessarie per garantire pasti equilibrati: «La parte più complicata è proprio quella – spiega Coli – molti alimenti li riceviamo in dono, ma carne, pesce e altre fonti proteiche spesso devono essere acquistate».

Ed è qui che emerge l’importanza decisiva del sostegno economico garantito dall’8xmille.

«Se non ci fosse il contributo della diocesi di Volterra sarebbe molto difficile mantenere la mensa – afferma con chiarezza don Lorenzo – l’8xmille viene destinato alla diocesi e successivamente redistribuito alle varie realtà che svolgono servizi caritativi. Per una struttura come la nostra rappresenta un sostegno fondamentale».

Le spese da sostenere non riguardano soltanto gli alimenti ma anche le utenze, la manutenzione dei locali e tutte le necessità quotidiane di una cucina che lavora senza sosta ogni giorno dell’anno. Un impegno economico importante che però si traduce in un aiuto concreto per decine di persone che trovano non soltanto un piatto caldo ma anche ascolto, relazioni e vicinanza umana.

Lo scorso 29 maggio la mensa della Marca ha ricevuto un premio dal gruppo Lyons Club Certaldo per l’impegno «Al servizio degli ultimi», un riconoscimento dopo quasi vent’anni di attività, per chi continua a rappresentare uno dei volti più concreti della solidarietà sul territorio. Un’opera silenziosa, sostenuta dal lavoro dei volontari e dalla generosità di chi sceglie di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, trasformando una firma in un aiuto reale per chi attraversa momenti di difficoltà.

Sulmona-Valva / A Roccaraso inaugurato uno spazio di aggregazione per i giovani grazie all’8xmille

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Non è semplicemente un edificio restituito alla cittadinanza dopo un attento lavoro di riqualificazione edilizia, ma è, per sua stessa natura, una promessa di futuro e un presidio di speranza. Sabato 13 giugno Roccaraso (L’Aquila) si è vestita a festa per l’apertura ufficiale della nuova “Casa del Giovane”, un centro pastorale e di aggregazione interamente rinnovato grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica e ai fondi della Parrocchia stessa. Al taglio del nastro e alla successiva benedizione dei locali, accanto ai ragazzi, alle famiglie e alle autorità locali, il Vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco.

«Vogliamo che questa casa sia un cantiere aperto di speranza e un punto di riferimento educativo per l’intero territorio – sottolinea il Vescovo Fusco -. Grazie alle firme per l’8xmille, la generosità e la fiducia dei cittadini si trasformano in un segno tangibile di prossimità ecclesiale. Investire sui giovani e offrire loro spazi protetti di crescita non è un costo, ma il più fecondo degli investimenti sul domani delle nostre comunità».

L’opera, caratterizzata da una struttura solida, accogliente e pensata a misura di ragazzo, rappresenta l’esempio plastico di come le firme dei contribuenti si trasformino in progetti tangibili di promozione umana. In contesti come quello degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, noti per la straordinaria vocazione turistica ed estiva ma talvolta esposti, nei mesi invernali, al rischio di isolamento sociale per i residenti, un centro di questo tipo assume una valenza doppiamente strategica: un’ancora contro lo spopolamento e un incubatore di idee.

Oltre le mura: la visione della “sala della comunità”. Per comprendere appieno la visione pastorale che anima questo nuovo centro, lo sguardo deve necessariamente allargarsi ai grandi orientamenti della Chiesa italiana. La “Casa del Giovane” di Roccaraso si inserisce infatti perfettamente nel solco tracciato dalla storica Nota pastorale del 25 marzo 1999 (“La sala della comunità: un servizio pastorale e culturale”), curata dalla Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali della Cei.

In quel documento, i Vescovi italiani offrivano una definizione illuminante che sembra scritta oggi per le mura di questa nuova struttura: la sala della comunità è il «luogo della riflessione e dell’accoglienza, dell’incontro e dell’approfondimento», uno spazio prezioso per «sviluppare in modo creativo l’intelligenza credente, per leggere la storia a partire dallo sguardo di uomini e donne illuminati dalla fede».

A Roccaraso la sfida è esattamente questa. Non si tratta di aprire un semplice locale ricreativo, ma di dare vita a un laboratorio antropologico dove la cultura, la musica, lo sport, il gioco e l’uso consapevole dei nuovi linguaggi multimediali diventino strumenti sussidiari per fare catechesi, educazione e cittadinanza attiva. Un luogo dove il Vangelo incontra la vita quotidiana e i sogni dei ragazzi.

La forza dell’8xmille: un bene che ritorna sul territorio. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il motore economico e valoriale dell’8xmille. Spesso percepito come un meccanismo burocratico e astratto, questo strumento si dimostra qui, ancora una volta, un eccezionale moltiplicatore di bene comune. La Curia diocesana, investendo queste risorse nel restauro della struttura, ha voluto dare un segnale forte, di trasparenza e vicinanza: i fondi offerti dai cittadini tornano direttamente alle comunità sotto forma di spazi educativi protetti, moderni e gratuiti.

Investire sui giovani significa credere che il domani si edifichi nel presente. Tra il calore della comunità parrocchiale e il mandato pastorale di Mons. Fusco, la “Casa del Giovane” apre i suoi battenti non come un monumento passivo, ma come una casa viva, dalle porte aperte, dove ogni ragazzo del territorio potrà finalmente dire: “Questo è il mio spazio”.

8xmille / Una firma che diventa cura, bellezza e speranza: i progetti raccontati dalle comunità

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Firmo per l’8xmille perché è una firma che gratuitamente produce ricchezza”, Angela Gallo; “Firmo perché grazie alla Chiesa la mia famiglia è stata aiutata”, Francesca Lanciano; “Firmo perché grazie all’8xmille possiamo offrire un’alternativa alla strada”, Angela Marino; “Firmo per contribuire alla ristrutturazione del patrimonio architettonico italiano”, Francesco Raschi; “Firmo perché anch’io voglio contribuire a rendere migliore il luogo in cui viviamo”, Giuseppina Campana; “Firmo perché la Chiesa possa stare vicino alle famiglie in difficoltà”, Katia Kuzzo.

Sono solo alcune delle testimonianze pubblicate sul sito 8xmille.it che sintetizzano cosa può produrre concretamente, per il bene comune, una firma consapevole e motivata. Una firma che equivale ad un “voto” e non comporta nessuna tassa aggiuntiva. Una firma che va rinnovata ogni anno.

Ve lo raccontano direttamente le voci di alcune comunità, che animano ogni giorno tanti progetti sul nostro territorio da Nord a Sud.

Per saperne di più visitare il sito 8xmille.it oppure cliccare di seguito sul nome dei progetti:

La Cooperativa sociale “Michea”Chieti

Empori di “Scambi di Idee”Savona

Condominio solidale “Don Artibano”Novara

Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II”Pescara

Laboratorio Orchestrale Lucchese – L.O.L. – “fratel Arturo Paoli” Lucca

Centri di Ascolto “SS. Annunziata” e “Don Luigi Di Liegro”Frosinone

Centro Diurno “Papa Francesco”Ferrara

“SICAR Hub”: Sportello di Orientamento ed Accompagnamento Psico-Socio-SanitarioBari

“Nuove Vie”, lavoro e formazioneFoggia

8xmille / Oltre 1 miliardo di euro nel 2026. Il 67,28% dei contribuenti ha scelto la Chiesa cattolica

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È pari a 1.086.752.778,01 euro la somma relativa all’8xmille dell’Irpef assegnata alla Chiesa cattolica per il 2026, come comunicato dal Ministero dell’economia e delle finanze. Lo ha reso noto l’82ª Assemblea generale della CEI, che ha approvato la ripartizione delle somme (v. allegato).

La cifra è determinata da 1.063.069.466,83 euro a titolo di anticipo per l’anno in corso e da un conguaglio di 23.683.311,18 euro sulle somme riferite all’anno 2023.

La percentuale delle scelte a favore della Chiesa cattolica nell’anno 2023 (redditi 2022) è stata pari al 67,28%, in calo del 2,23% rispetto all’anno precedente.

Le risorse sono ripartite in tre grandi voci: esigenze di culto e pastorale (408.208.000 euro), interventi caritativi (284.544.000 euro) e sostentamento del clero (394.000.000 euro).

Tra le destinazioni principali:
158 milioni alle diocesi per culto e pastorale
129 milioni per l’edilizia di culto (di cui 25 milioni per la tutela dei beni culturali ecclesiastici)
150 milioni alle diocesi per la carità
80 milioni per lo sviluppo dei popoli
394 milioni per il sostentamento del clero.

Sviluppo dei popoli / Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili

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Complessivamente, nella riunione del 28 e 29 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione dai fondi 8xmille 11.326.020 euro per 64 progetti: 39 in Africa (€  7.268.083), 16 in Asia (€ 2.756.186), 6 in America Latina (€ 791.062), 2 in Europa (€ 330.197), 1 in Medio Oriente (€ 180.492) .

È lievito che fa crescere e aiuta contesti e comunità a potenziare e moltiplicare talenti, avviando o rafforzando processi. Ogni intervento è una goccia che cade su terreni dove quotidianamente sacerdoti, religiose e religiosi, laici, volontari, professionisti, si impegnano nelle periferie sociali e geografiche, promuovendo incontro, dialogo e solidarietà al di là di ogni divisione.

È quanto avviene in India, Paese segnato da forti contrasti, dove convivono una formidabile crescita con una fragilità che impressiona. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la più grande democrazia del mondo e un mosaico di culture, lingue e religioni. Accanto allo sviluppo nei settori tecnologico e digitale, persistono profonde disuguaglianze, povertà diffusa e forti divari tra città e campagne. Il sistema delle caste, sebbene formalmente abolito, continua a incidere soprattutto su “dalit” – i fuoricasta – e comunità tribali. I cristiani, pur minoranza, svolgono un ruolo significativo nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza ai più poveri. In questo contesto, le donne — spesso ancora limitate da stereotipi — emergono come potenti agenti di compassione, cura, educazione e trasformazione sociale. In particolare, nella sanità diventano spesso il volto della cura, dell’accompagnamento, della difesa della dignità umana.  Uno degli aspetti più straordinari è proprio il contributo delle religiose cattoliche nella sanità. Circa 1000 religiose-medico, 25000 suore-infermiere e un esercito di religiosi che lavorano nell’ambito della salute, di cui l’80% opera in regioni remote, rappresentano spesso l’unico riferimento sanitario per molte comunità. Attraverso una rete di oltre 3.500 istituzioni, la Catholic Health Association of India raggiunge più di 21 milioni di persone ogni anno, garantendo cure e assistenza anche nelle zone più povere e marginalizzate.

“Nei corridoi dell’ospedale vedo due Indie che convivono: una moderna e tutelata, l’altra fragile, fatta di migranti e lavoratori senza assicurazione, costretti a rimandare le cure finché anche una malattia lieve diventa grave. L’ospedale diventa uno specchio del Paese”, spiega suor Beena Madhavat Devasia, religiosa orsolina, una delle 1000 religiose-medico, che dirige l’Holy Family Hospital di Mumbai.

Se poi dalle metropoli come Mumbai ci si sposta nelle aree più svantaggiate dell’India, i contrasti sociali si fanno ancora più evidenti. Nella diocesi di Guntur, nello Stato dell’Andhra Pradesh, centinaia di baraccopoli ospitano una popolazione segnata da estrema povertà, carenza di infrastrutture e precarietà lavorativa. In questo contesto, una rete di 106 parrocchie mobilita ogni giorno sacerdoti, religiose e volontari per sostenere lo sviluppo comunitario e assistere i più fragili.

Con il contributo di professionisti e delle Suore Francescane Clarisse, impegnate nell’assistenza infermieristica e nel sostegno alle famiglie, uno dei progetti approvati a maggio dal Comitato, si andrà a creare un centro dedicato ai bambini affetti da talassemia. La struttura sarà dotata di una banca del sangue specializzata e di un reparto per trasfusioni diurne, per garantire cure salvavita a piccoli pazienti costretti a sottoporsi a trasfusioni ogni tre o quattro settimane. Nella regione sono parecchi i bambini affetti da questa malattia a fronte di pochi centri specializzati: molte famiglie devono percorrere oltre 400 chilometri per accedere alle cure. Il nuovo polo sanitario offrirà raccolta e conservazione del sangue, trasfusioni periodiche, campagne di donazione, programmi di prevenzione e supporto psicologico. È previsto anche un ambulatorio mobile per raggiungere le aree rurali più isolate.

Il centro potrà assistere ogni anno tra 200 e 300 bambini, con fino a 4.000 trasfusioni, riducendo drasticamente i viaggi e migliorando la continuità delle cure. Portare le cure più vicino alle comunità non significherà solo salvare vite, ma anche restituire dignità e speranza a centinaia di famiglie. “La Chiesa – come ha ricordato Papa Leone XIV ricevendo i membri dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) – sente molto il valore di questo stare vicino: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

(Qui un articolo su altri progetti 8xmille per l’India di Ferruccio Ferrante pubblicato sul Sir)

Focsiv / In Iraq l’8xmille ridà vita alla terra e prospettive alle famiglie con i peperoni verdi

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Nell’edizione del 14 maggio del Tg Volontariato DIRE, Vincenzo Giardina racconta un progetto della Focsiv realizzato anche grazie all’8xmille-Chiesa cattolica.

A Baghdad sono sempre più richiesti i peperoni verdi coltivati a Qaraqosh e rappresentano un simbolo di rinascita. Con riso, agnello e spezie danno sapore al dolma, uno dei piatti più tipici della cucina irachena. Prodotti localmente e coltivati con cura, questi ortaggi sono diventati anche un simbolo di rinascita in un Paese segnato da anni di guerra e violenze. Nelle serre crescono anche i cocomeri, spiega Frans Awdar Barbar: “All’inizio, le principali sfide erano il tempo e l’impegno, perché le piante richiedono molta cura ed energia. Non si tratta solo di piantare e innaffiare: serve un’attenzione continua”.

Frans è uno dei 60 agricoltori al lavoro nelle serre: 20 strutture ai margini del deserto, nel nord dell’Iraq, che stanno ridando vita alla terra e prospettive alle famiglie.

L’iniziativa è coordinata dalla federazione Focsiv, la federazione italiana che gestisce il progetto delle serre, ed è intitolata Percorsi di pace e di dialogo fra le comunità nel Kurdistan iracheno e in Iraq: prevede corsi di formazione, dalla semina fino all’irrigazione, ed è allo stesso tempo un richiamo alle sfide di un Paese che è un mosaico splendido ma fragile. Secondo Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, “in territori ancora segnati dai conflitti e dall’instabilità, investire nella sicurezza alimentare e nel protagonismo delle comunità locali significa costruire condizioni reali di stabilità e convivenza”.

Decisivi i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica: una scelta gratuita, che si può sommare al 5xmille in favore di Focsiv, per coltivare la pace in Iraq.

Ma l’impegno non si limita all’agricoltura. “Il progetto ha garantito attività educative, artistiche e di supporto scolastico a oltre 500 bambini e ragazzi, offrendo spazi sicuri di aggregazione e crescita in un contesto in cui i servizi per i giovani risultano ancora molto limitati”, sottolinea Borsotto. “Attenzione è stata inoltre dedicata all’empowerment femminile, attraverso percorsi di formazione e sostegno economico rivolti a 50 donne della piana di Ninive”. La sfida è favorire l’avvio di attività che generino reddito e contribuiscano, dopo anni di violenza, a rafforzare, in una prospettiva di pace, il tessuto delle comunità.

Cagliari / «Dove va l’8xmille?»: i progetti realizzati dalla diocesi grazie alla firma sulla dichiarazione dei redditi

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Oltre due milioni di euro destinati alla carità, al sostegno delle famiglie più fragili, ai giovani, alle attività pastorali e alla cura del patrimonio ecclesiastico.

La diocesi di Cagliari ha presentato i progetti finanziati con i fondi dell’8xmille durante l’incontro «Dove va l’8xmille», svoltosi venerdì 29 maggio nei locali della Curia arcivescovile.

L’iniziativa, promossa dal Servizio diocesano del Sovvenire insieme all’Ufficio per le comunicazioni sociali e alla fondazione Kalaritana Media, è stata un momento di racconto sull’utilizzo delle risorse ricevute e sulle ricadute concrete per le comunità.

Ad aprire i lavori sono stati l’Arcivescovo Monsignor Giuseppe Baturi e il direttore del Servizio diocesano del Sovvenire, don Alessandro Simula.

«La presentazione dei progetti e del bilancio sociale dell’8xmille è un momento di trasparenza – ha spiegato don Simula – che mostra come le risorse vengano impiegate in opere e servizi a favore del territorio, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità».

Nel 2025 la diocesi ha ricevuto complessivamente 2.107.324,51 euro dai fondi dell’8xmille: 1.084.146,28 euro per il culto e la pastorale e 1.023.178,23 euro per la carità.

A illustrare nel dettaglio dati e progetti, don Giuseppe Camboni, vicario episcopale per l’amministrazione dei beni temporali della Chiesa.

«L’8xmille – ha detto – sostiene le situazioni di bisogno, promuove il lavoro, tutela il patrimonio artistico e culturale e rafforza il welfare comunitario attraverso reti solidali e la diffusione della cultura del volontariato».

Tra gli interventi sociali più rilevanti figurano 402.500 euro destinati alle famiglie in difficoltà socio-economica, 77.000 euro per i giovani e 315.000 euro per catechesi e formazione.

Gli interventi di carità immediata raggiungono 769.000 euro, pari al 36,49% del totale, includendo anche i progetti legati al Giubileo 2025. Tra i cosiddetti «segni giubilari» rientrano il microcredito «Mi fido di noi», i centri di accoglienza Caritas, il sostegno al Centro di aiuto alla vita e percorsi di reinserimento sociale, per un totale di 85.000 euro.

Ulteriori risorse sono state destinate ad anziani e malati (80.000 euro), alle persone detenute (60.000 euro), alle comunicazioni sociali (125.000 euro), alle missioni (17.000 euro) e alle parrocchie (273.000 euro).

Previsti inoltre 218.200 euro per gli uffici diocesani e 449.500 euro per edilizia e manutenzioni, con attenzione anche all’efficientamento energetico degli immobili ecclesiastici.

A ciò si aggiungono gli interventi di restauro e recupero del patrimonio storico e religioso, grazie ai fondi erogati direttamente dall’8xmille della Cei, integrati anche con la compartecipazione dei Comuni.

Tra questi, il restauro della chiesa di San Pietro Apostolo a Monastir e il recupero del campanile della chiesa di Villagreca, ciascuno dei quali per un importo di 110mila euro, di cui 77.000 provenienti dai fondi Cei e la restante quota dai Comuni.

A Settimo San Pietro sarà invece restaurata la chiesa di San Pietro Apostolo con un intervento da 100.000 euro, finanziato per 70.000 euro dai fondi Cei, e per il resto dal Comune.

A Guamaggiore è prevista la riqualificazione della casa canonica della parrocchia di San Sebastiano Martire: investimento complessivo da 150mila euro, di cui 105mila provenienti dalla CEI e il resto da Diocesi e parrocchia.

Ancora, l’intervento sulla Casa canonica della parrocchia Cattedrale di Cagliari, per un importo complessivo di 240mila euro, di cui 168mila provenienti dalla CEI e il resto da Diocesi e parrocchia.

«L’8xmille è un sostegno concreto – evidenzia don Mario Pili, direttore dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e i beni culturali – soprattutto per le comunità più piccole e periferiche. I progetti coinvolgono professionisti e imprese, generando lavoro sul territorio e contribuendo alla conservazione della memoria storica».

Previsti anche impianti di videosorveglianza in cinque parrocchie, per favorire una maggiore tutela e fruibilità degli edifici.

Inoltre, una quota sarà destinata al Museo diocesano, alla Biblioteca del Seminario, all’Archivio storico diocesano e all’Archivio della Provincia dei frati minori cappuccini della Sardegna.

Tra le opere realizzate grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica rientrano anche i «segni giubilari»: una rete di progetti capaci di favorire la partecipazione, rafforzare i legami comunitari e attivare nuove risorse nei territori.

Maria Chiara Cugusi
(Fonte articoli: Kalaritana Media / Diocesi di Cagliari e Kalaritana Avvenire)