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Per lo sviluppo dei popoli / Con l’8xmille il futuro comincia a scuola

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Garantire un’adeguata formazione ai piccoli e ai giovani poveri e svantaggiati, a qualunque latitudine, è una priorità per la Chiesa in Italia. Sono numerosi infatti i progetti che, grazie all’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, possono essere realizzati anche in Paesi provati dalla guerra e dalle calamità naturali, o in contesti difficili. Nel corso della riunione del 24 e 25 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 83 nuovi progetti, molti dei quali puntano alla costruzione di scuole e all’educazione dei giovani. È stato deciso lo stanziamento di € 14.990.219, che permetterà di concretizzare 36 iniziative in Africa (€ 7.771.749), 21 in America Latina (€ 3.110.186), 24 in Asia (€ 3.788.154), 1 in Europa (€ 139.945) e 1 in Medio Oriente (€ 180.185).

Tra i progetti più significativi sul fronte educativo spiccano quelli che vedranno la luce in Africa e in America Latina. In Uganda, per dare un futuro al villaggio di Paimol, situato a 150 km da Gulu – dove l’80% dei bambini non va a scuola e i restanti percorrono anche 5 km a piedi per raggiungere quella più vicina – le Little Sisters of Mary Immaculate of Gulu costruiranno dieci aule, così da offrire spazi adeguati ai 1.220 alunni, attualmente sistemati in strutture di legno e paglia. In Burundi, a Bubanza, le Suore Bene-Tereziya, amplieranno la scuola “Notre Dame de la Paix” con la costruzione di una cucina, un refettorio e una sala polivalente; in Ciad, la Diocesi di Doba realizzerà otto nuove aule nel Polo Scolastico “Saint Francois de Sales”, gestito dai Missionari di San Francesco di Sales, per consentire all’edificio di accogliere fino a 440 studenti vulnerabili e svantaggiati.

In Brasile, nello Stato del Maranhão, le Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, per offrire a bambini e adolescenti un’educazione di qualità ristruttureranno la scuola “Farina do Brasil”, oltre ad allestire un laboratorio informatico e a promuovere attività extra scolastiche per la creazione di imprese digitali verdi e la valorizzazione della musica, degli strumenti indigeni, dello sport e della danza. In Bolivia l’Associazione Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti ETS lavorerà per migliorare le condizioni di vita e le prospettive future dei giovani di Batallas, che a 3800 metri di altezza conta circa 20mila abitanti sparsi in 79 comunità.

In Indonesia, le Ancelle Eucaristiche realizzeranno un nuovo edificio scolastico per accogliere un maggior numero di bambini rispetto agli attuali 100 che frequentano i corsi.

Un’attenzione particolare sarà riservata alle persone vulnerabili e con disabilità: in Libano, ad esempio, la Diocesi di Saida svilupperà e sosterrà il Centro “Bechara Hayat” che offre assistenza alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

In Argentina, la Diocesi di Rioja realizzerà un centro per il recupero e la riabilitazione di persone affette da dipendenze, specialmente da sostanze psicoattive.

Non mancherà poi un’azione a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo delle popolazioni. In Cameroun, la Diocesi di Bafia interverrà su un territorio degradato dall’alta pressione demografica e da una diffusa deforestazione, per rafforzare le pratiche agro-pastorali e migliorare così la qualità del suolo, aumentare la biodiversità e fornire ulteriori fonti di reddito alle comunità agricole della zona. In Kenya, l’Associazione Mani Tese Ong Onlus promuoverà un’agricoltura sostenibile, creando piccole attività imprenditoriali e coinvolgendo la popolazione più giovane nella lavorazione dei prodotti derivati dal latte.

In Guatemala, l’Istituto per la Cooperazione Universitaria Onlus sosterrà l’indipendenza economica delle donne attraverso l’offerta di corsi di tessitura, cucina regionale, abbigliamento tradizionale, leadership e gestione d’impresa.

In India, il Tiruchirappalli Multipurpose Social Service Society proporrà iniziative di agricoltura biologica per rafforzare la resilienza dell’agricoltura e favorire lo sviluppo delle piccole aziende in alcuni distretti dello Stato del Tamil Nadu, che ha solo il 3% delle risorse idriche del Paese. In Albania, infine, i Volontari nel Mondo RTM, in collaborazione con la Diocesi e la Caritas di Sapa, garantiranno formazione e attrezzatura a 38 aziende agricole familiari di apicoltori.

L’impegno della Caritas di Fossano contro lo spreco alimentare grazie all’8xmille

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ul settimanale diocesano del Fossanese online lafedeltà.it è stato pubblicato un articolo molto interessante contro lo spreco alimentare (di Marianna Mancino).

È un dovere morale non sprecare i doni della provvidenza e della natura”. Esordisce così Nino Mana, responsabile della sezione Caritas di Fossano nel raccontare i principi alla base del progetto “Raccolta alimentare contro lo spreco”, nato nel 2011 utilizzando i contributi dell’8xmille (qui le indicazioni su come firmare per la Chiesa cattolica).

Proprio grazie a questi fondi, tredici anni fa, la Caritas diocesana ha cominciato a coniugare il compito di aiutare persone e famiglie in situazioni di disagio con la lotta allo spreco alimentare. Nel tempo è riuscita a strutturarsi in modo sempre più dinamico e articolato per garantire l’efficienza e la continuità di un sistema piuttosto complesso da gestire.

C’era bisogno di innescare un circolo virtuoso per veicolare le eccedenze alimentari in capo a esercizi commerciali e grande distribuzione in favore di coloro che si trovano in difficoltà temporanea o di più lunga durata, evitando che queste preziose ‘risorse di giustizia sociale’ andassero sprecate. L’uomo investe energia, sfrutta la natura, produce scarto e inquinamento per esigenze di mercato; cercare di arginare questo fenomeno per trasformarlo in opportunità è un fine a cui abbiamo deciso di puntare con perseveranza”.

Una sfida non da poco che ha richiesto la messa a punto di un metodo capillare di raccolta e redistribuzione sul territorio. Il primo passo fu ‘andare a suonare il campanello’ presso i  punti vendita del Mercatò: “Fummo accolti cordialmente dalla dirigenza che, dopo le prime titubanze e anche grazie alla mediazione di Bartolo Bogliotti (allora ispettore Dimar), accolse il nostro invito” .

Di pari passo la gestione burocratica del progetto fu affidata al Banco alimentare, coordinato fino al 2023 da Silvio Vola e poi da Lino Grasso. La Caritas acquistò un Doblò di seconda mano, lo adattò eliminando i sedili posteriori (Nino sorride nel ricordarlo) e con l’ausilio di volontari cominciò ad effettuare le prime operazioni di raccolta e distribuzione di cibi prevalentemente confezionati. “A giorni alterni consegnavamo i viveri ai Centri d’ascolto delle sei parrocchie fossanesi. A loro spettava poi il compito di preparare le borse alimentari e destinarle ai nuclei in difficoltà di cui erano a conoscenza”.

Dopo pochi mesi, Mana riuscì a coinvolgere anche Dario Armando, titolare degli Orti del Casalito. “Fu il dialogo con un pediatra a farci riflettere sull’importanza di reperire anche frutta e verdura, poiché nel corso delle sue visite stava riscontrando numerosi casi con patologie che credeva ormai sconfitte, dovute a un’alimentazione povera, carente di sostanze e vitamine necessarie alla salute dei bambini. Anche in questo caso riuscimmo a vincere le resistenze iniziali dei commercianti avviando una sperimentazione di due settimane: non ci siamo più fermati”.

Ben presto il giro si allargò fino a coinvolgere quasi tutti i supermercati della città: Lidl, Eurospin, Aldi, Presto Fresco, alcuni negozi e rivendite, ma è stata la nascita dell’Emporio in via Matteotti, nel 2016, a creare una svolta decisiva. “Sollevando i Centri ascolto delle parrocchie da un impegno sempre più arduo e gravoso, abbiamo voluto offrire alle famiglie la possibilità di scegliere gli alimenti, secondo le diverse abitudini e tradizioni gastronomiche, favorendo anche un percorso consapevole contro la cultura dello spreco. Inizialmente siamo partiti con la registrazione di 170 nuclei familiari: oggi sono circa 230, circa un migliaio tra anziani, adulti, giovani e bambini che cerchiamo di sostenere”. Numeri che sono cresciuti negli anni anche in territori considerati a minor rischio di povertà come il nostro (la Caritas di Fossano opera anche su Genola e Levaldigi).

Nell’Emporio, aperto dal lunedì al venerdì, sono disponibili, oltre ai prodotti confezionati, alimenti freschi, frutta, verdura, pane e surgelati. L’attività è gestita da una dipendente, da cinque tra volontari e persone che svolgono lavori socialmente utili e da una ragazza titolare di un tirocinio per l’inserimento lavorativo promosso dal Consorzio Monviso solidale. Il gruppo riceve, seleziona e dispone sugli scaffali le eccedenze che quotidianamente altri tre incaricati ritirano da negozi e supermercati con una furgonetta che nel frattempo ha sostituito il Doblò.

In convenzione con il Comune ritiriamo, in media, una quarantina di pasti al giorno dalle scuole e li consegniamo al Condominio solidale Divina Provvidenza che, con un sistema ben collaudato di prenotazione a rotazione, riesce a recapitarli quotidianamente”.

Da diversi anni, inoltre, grazie ad un’altra convenzione con l’Amministrazione comunale, la Caritas fornisce quotidianamente 15 pasti preparati dalla mensa scolastica per il ristoro serale aperto presso il convento dei Francescani. Durante i fine settimana, le festività ed il periodo estivo è la mensa della Gesac a garantire la copertura del servizio. L’attività non ha subìto battute d’arresto neppure durante la pandemia.

La volontà dei cittadini che ogni anno scelgono di destinare l’8xmille a favore di enti del terzo settore – conclude Mana – ci dà la possibilità di sviluppare programmi di sostegno e di solidarietà per le fasce più fragili della società e per il bene comune. Sono soldi pubblici che possono essere indirizzati a chi opera sul territorio e consentono ai donatori di verificare sul campo la sostenibilità e il successo delle attività intraprese”.

8xmille / Cerignola, inaugurato l’oratorio nella parrocchia Sant’Antonio da Padova

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Dopo due anni di lavori è stato inaugurato il 4 giugno l’oratorio parrocchiale intitolato a Sant’Antonio da Padova, a Cerignola. Invitato dal Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons. Fabio Ciollaro, è stato ospite d’eccezione Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI.

Il presule ha celebrato la messa nella omonima parrocchia e poi si è spostato nei nuovi locali parrocchiali che sono stati realizzati grazie a un finanziamento dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Dopo la benedizione di rito e lo scoprimento di una lapide ricordo è stato il parroco, Mons. Carmine Ladogana, a presentare l’ospite, a ringraziarlo per la sua presenza e a sottolineare che senza il finanziamento della CEI l’opera non sarebbe stata realizzata. Da qui l’invito a “compiere un gesto d’amore, attraverso la propria firma a favore della Chiesa cattolica, perché quella firma oltre che a farti sentire bene consente di fare tanti altri gesti di amore”.

Subito dopo è intervento il sindaco di Cerignola, Francesco Bonito, che ha sottolineato la ricaduta positiva sull’intera città di un’opera sociale ed educativa che un oratorio può svolgere sul territorio. Prendendo la parola, Mons. Baturi ha sottolineato che “l’oratorio non è una forma o una cosa ma è un incontro, perché all’interno di esso ognuno esprime le proprie capacità e la propria creatività a servizio degli altri. Il servizio educativo che un oratorio svolge sul territorio è l’incontro tra generazioni diverse, ma tutte tendenti a sentire l’educazione dei più giovani come qualcosa che parte dal cuore, anche perché in esso non devono esserci schemi confezionati ma ognuno è chiamato ad usare il linguaggio della vita”. Ha concluso la serata Mons. Ciollaro, il quale ha ringraziato Mons. Baturi ed ha sottolineato come “il compimento dell’opera ora ha il suo inizio nelle varie attività e attraverso i ragazzi e i giovani che all’interno della nuova struttura troveranno accoglienza, disponibilità e ascolto”.

(Filippo Passantino, Agenzia Sir)

 

Caritas Italiana / Bilancio sociale 2023: azioni e progetti che fanno crescere le comunità

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Il Bilancio sociale 2023 di Caritas Italiana rende conto – in una logica di trasparenza – dell’utilizzo e della valorizzazione delle risorse a disposizione e dell’impatto pedagogico, sociale e di sostenibilità di quanto operato da Caritas Italiana, in ordine al proprio mandato di promozione dello sviluppo umano integrale.

Non è soltanto un documento di rendicontazione finanziaria e operativa, ma soprattutto uno strumento di animazione di comunità. Riflette un impegno verso una “ecologia integrale”, in cui la solidarietà e la responsabilità collettiva si definiscono come pilastri per costruire un mondo più equo e inclusivo.

L’ultimo anno è stato segnato da una serie di incertezze e sfide che hanno attraversato il mondo, evidenziando quanto sia importante un impegno collettivo e unitario.

Nel Bilancio sociale sono stati messi in evidenza, tra l’altro, gli aspetti qualitativi dell’animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all’estero. Somme provenienti dall’8xmille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori.

A livello nazionale Caritas Italiana ha operato per fronteggiare le vecchie e nuove forme di povertà, facendo al tempo stesso fronte alle emergenze del contesto italiano. I progetti avviati da Caritas Italiana nel 2023 sono stati 430, in otto differenti aree tematiche, grazie ai fondi 8xmille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana.

In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d’ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84mila volontari.

Qui il video della presentazione e in allegato il Bilancio sociale pubblicato sul sito di Caritas Italiana.

Online il Rendiconto 2023 dell’8xmille

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È disponibile on line il “Rendiconto 2023 dell’8xmille alla Chiesa cattolica”, che spiega – in maniera organica, con dati e testimonianze – come stati utilizzati i fondi dell’8xmille, negli ambiti previsti dalla legge: culto e pastorale, interventi caritativi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo e sostentamento dei sacerdoti.

Il Rendiconto, afferma Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, è “uno strumento necessario e fondamentale ai fini della trasparenza”, ma è anche “un dovere di educazione dei fedeli e un impegno di testimonianza della Chiesa”. “È doveroso raccontare la bellezza di ciò che accade nelle grandi città, nei piccoli centri e nelle periferie più povere”, osserva il Segretario Generale precisando che sarebbe “riduttivo” accostarsi a quanto realizzato “con il piglio aritmetico”, in quanto “nelle tabelle riportate ci sono sicuramente dati e percentuali, ma c’è anche quel ‘di più’ che va ricercato dentro e oltre questi numeri”.

I fondi dell’8xmille, ricorda infatti Mons. Baturi, diventano un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, contrastando il degrado sociale e costruendo reti di amicizia e solidarietà importantissime; attivano le energie locali in termini di volontariato e di corresponsabilità; sollecitano la creatività delle comunità ecclesiali a favore dei bambini, degli ultimi, dei migranti, di chi non ha un tetto o un lavoro, di chi è vittima della tratta e di chi, dall’oggi al domani, si ritrova in condizioni di disagio; salvano vite umane, laddove guerra, catastrofi naturali ed emergenze causano morte, danni e malattie”.

Per il Segretario Generale, il documento è anche “lo specchio della forza e della capacità di tessere relazioni delle nostre Diocesi e parrocchie, dell’impegno con cui i sacerdoti si prendono cura delle comunità a loro affidate e le accompagnano, di ciò che la Chiesa è e di ciò che la Chiesa fa”.

8xmille / Dalla parte dei bambini

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Sono 1.218 i progetti a favore dei bambini e dei minori in 80 Paesi di tutti i continenti per un totale di oltre 100 milioni di euro, finanziati dal 1991 attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei Popoli, grazie ai fondi dell’8xmille.

Nel mondo – secondo i dati Oil, Save the Children e Unicef – 1,4 miliardi di bambini con meno di 15 anni non godono di alcuna forma di protezione sociale e sono esposti a malattie, malnutrizione e povertà. Di questi 333 milioni vivono in povertà estrema e lottano per sopravvivere con meno di 2,15 dollari al giorno. Quasi un miliardo di bambini convive con la povertà multidimensionale.

“Ascoltiamoli, perché nella loro sofferenza ci parlano della realtà, con gli occhi purificati dalle lacrime e con quel desiderio tenace di bene che nasce nel cuore di chi ha veramente visto quanto è brutto il male”, esorta Papa Francesco nel Messaggio per la prima Giornata Mondiale dei bambini. Il Pontefice invita a non dimenticare “tutti quei bambini a cui ancora oggi con crudeltà viene rubata l’infanzia” e si trovano “a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza, chi soffre la fame e la sete, chi vive in strada, chi è costretto a fare il soldato o a fuggire come profugo, separato dai suoi genitori, chi non può andare a scuola, chi è vittima di bande criminali, della droga o di altre forme di schiavitù, degli abusi”.

I progetti finanziati rappresentano semi di speranza e quelle generate sono storie di vita ritrovata nonostante le sofferenze.

Come quella di Jean-Claude, ex bambino-soldato nella Repubblica Democratica del Congo. “Il mio nome è Démocratie, anzi, questo è il nome che mi sono scelto poiché, anche se la democrazia non l’ho mai conosciuta, credo sia la cosa più importante. Sono stato rapito all’età di 12 anni dalla milizia ribelle Lord’s Resistance Army di Joseph Kony. Mi hanno torturato e usato come uno schiavo. Ho passato 10 anni nella foresta, dove sono stato addestrato come soldato. Ho ucciso e ho visto uccidere. Era il nostro primo dovere, quello che ognuno di noi doveva fare se non voleva morire. Ho scalato la gerarchia militare fino a diventare capo della guardia personale di Kony. Quella posizione mi ha permesso dopo 10 lunghi anni di scappare. Oggi vivo a Dungu in una capanna con mia sorella e i suoi 8 figli. Cammino chilometri per andare a scuola, chilometri per andare a lavorare, ma sono sicuro che riuscirò a diventare un medico.” Démocratie tutte le mattine si alza alle 5 per andare a scuola, quando esce all’ora di pranzo si reca nella foresta dove, per mantenere la famiglia, fa il taglia-legna. Nonostante tutto, riesce a trovare tempo per frequentare i corsi professionali del Centro Juvenat, dove i missionari agostiniani accolgono e assistono ex bambini-soldato come lui. Lì può dare il suo contributo e aiutare Padre Blaise nel percorso di reinserimento dei nuovi arrivati. A giugno dello scorso anno si è diplomato alla scuola secondaria agostiniana Maman Dorothée e vorrebbe proseguire gli studi per non rinunciare al suo sogno e al suo progetto di vita: quello di essere un medico.

Si stima che siano stati reclutati 30.000 bambini-soldato nella zona di Dungu e Doruma e che molti siano nelle mani di vari gruppi paramilitari. La maggior parte di loro hanno dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze.

“La problematica dei bambini-soldato – sottolinea Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo – è molto complessa. Nella zona dell’Haut-Uélé c’è stato un conflitto devastante e di lungo periodo. I bambini hanno subìto le conseguenze più atroci: hanno perso i genitori, hanno abbandonato i processi educativi e, proprio per questo, la nostra azione vuole offrire riabilitazione psico-fisica ma anche alfabetizzazione e formazione lavorativa, non solamente a coloro che hanno avuto un’esperienza di guerra come soldati, ma a tutti quei bambini che hanno subito le conseguenze anche indirette della guerra e della povertà”.

Spesso poi i bambini pagano il prezzo più alto in situazioni e contesti discriminanti anche per gli adulti. Come avviene in Bangladesh per i Dalit, membri delle “caste basse”, etichettate come “intoccabili”, che sono da sempre oppresse ed emarginate. Sono poveri, con accesso limitato all’istruzione, al lavoro, all’alloggio, alla sanità e ai servizi pubblici. Circa il 96% è analfabeta. I bambini all’interno di questa comunità hanno pochissime opportunità per aspirare a un futuro dignitoso. Champa Das è un’eccezione, è riuscita a completare il ciclo di studi e ha iniziato a offrire a casa sua a tanti bambini un sostegno gratuito per l’apprendimento, sfidando le barriere secolari.

Grazie a questo impegno le è stato affidato il ruolo di insegnante per 83 ragazzi e ragazze della comunità Dalit, dalla classe 1 alla 10, nel Kajra Learning Center, in Bangladesh. È un progetto finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con chiesa locale, la Fondazione L’Albero della Vita (FADV) e il partner locale Dalit. La prima fase, dal 2021 al 2023, ha aiutato quasi 2000 bambini in 15 villaggi. È stata poi avviata una seconda fase che prevede di raggiungere altri 2500 piccoli in 22 villaggi.

Queste storie mettono in mostra, anche nelle situazioni più complesse e di grande sofferenza, l’importanza di farsi piccoli con i piccoli e imparare evangelicamente a guardare la vita con i loro occhi, con la loro capacità di stupirsi e di avere fiducia, nonostante tutto. E soprattutto la necessità di mettere al centro i bambini (Mt18,1-5, Mc 10,13-16). Testimoniano inoltre il grande potere di trasformazione dell’ascolto, dell’istruzione, dell’accompagnamento, della condivisione e il ruolo che tutto questo può giocare nel superare l’esclusione sociale, la discriminazione, la disperazione, restituendo prospettive di futuro. “Il mondo – sottolinea Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata – si trasforma prima di tutto attraverso le cose piccole, senza vergognarsi di fare solo piccoli passi. Anzi, la nostra piccolezza ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno gli uni degli altri, come membra di un unico corpo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,26). Da soli non si può neppure essere felici, perché la gioia cresce nella misura in cui la si condivide: nasce con la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto e che a nostra volta partecipiamo agli altri”.

Città di Castello / Parrocchia San Donato in Trestina: con l’8xmille il nuovo oratorio è realtà

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La notizia sul sito della Diocesi che descrive l’evento come un bellissimo momento per tutta la comunità parrocchiale.

Un giorno speciale
Sabato 25 maggio alle ore 15.30 il Vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini benedirà gli spazi destinati all’oratorio nella parrocchia di Trestina. Con questo atto viene riconsegnato alla comunità parrocchiale uno spazio che negli ultimi anni ha subito importanti lavori di ristrutturazione resi possibili grazie al contributo della Conferenza Episcopale Italiani che ha erogato 485.200,00 euro dai fondi dell’8xmille.

Un sogno che diventa realtà
Costruire un grande Oratorio a Trestina è un sogno che risale al lontano 2019. È nato così, senza pensarci molto, quasi crescendo dentro i giovani ed i ragazzi che vivevano l’oratorio giorno per giorno. I giovani avevano bisogno di un luogo dove sentirsi a casa, un luogo dove vivere quotidianamente con una grande famiglia, un luogo più grande di quello esistente che si era fatto troppo piccolo. Due stanze ed un solo bagno erano troppo pochi per i tanti utenti del servizio fornito dalla parrocchia a tutta la frazione tifernate. Anche la struttura parrocchiale necessitava di un restyling, avendo più di 50 anni di vita.

I lavori finanziati dall’8xmille
Sono stati realizzati lavori di abbattimento delle barriere architettoniche, è stata ridefinita la divisione interna degli spazi e adeguato l’impianto igienico e sanitario in quanto non più rispondente alla normativa vigente in materia, sono stati realizzati lavori di consolidamento e risanamento di alcuni locali e di tutte le componenti travi e pilastri in cemento armato a vista. I lavori hanno subito numerosi intoppi, primo fra tutti quello causato dalla lunga emergenza sanitaria del Covid. Dopo 5 anni, possiamo affermare che il sogno si è realizzato.

8xmille / L’intervista a Monzio Compagnoni per Radio Vaticana

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Condividiamo l’intervista che Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI Promozione Sostegno Economico alla Chiesa, ha rilasciato qualche giorno fa a Lavinia Sdoga per vaticannews.va dal titolo 8xmille, il motore portante dei progetti di carità.

Segue anche la testimonianza di Laura Ballerini, Fundraising and Communication Coordinator de “La Salle Foundation.

Condomini solidali, centri accoglienza, poliambulatori, stanziamenti in occasione di catastrofi naturali ed emergenze umanitarie. Sono solo alcuni dei progetti messi in campo dalla Chiesa Cattolica italiana per rispondere ai bisogni delle fasce più deboli in tutti i continenti. Progetti per i quali è imprescindibile il sostegno dell’8xmille che – dal 1990 – ha realizzato più di 8mila interventi in Italia e nel mondo. Massimo Monzio Compagnoni descrive le opere svolte e gli aiuti messi in campo.

Progetti e finanziamenti: i numeri
“La Chiesa Cattolica rappresenta un fortissimo welfare sussidiario a quello dello Stato, anche se spesso non ne siamo consapevoli”, spiega Monzio Compagnoni. In effetti, solo nel 2023, sono stati 243milioni i fondi raccolti dall’8×1000 per la realizzazione di interventi, di cui 80 sono stati destinati a progetti realizzati non in Italia. Gli interventi – tutti diversi tra loro ma con il fine ultimo di fare del bene e supportare la carità – sono andati a sostegno degli anziani, dell’educazione di minori, dell’accoglienza per le vittime di violenza, del supporto ad adolescenti in condizione di fragilità.

La necessità di trasparenza
Negli ultimi anni, sebbene le donazioni alla Chiesa Cattolica siano rimaste stabili, le firme dell’8xmille sono diminuite. “Specialmente nel 2020, a causa dell’emergenza pandemica, si è registrato un forte calo delle adesioni – prosegue Monzio Compagnoni – il che sta mettendo a rischio la realizzazione dei nostri progetti”. Per la soluzione di questo problema, dunque, diviene sempre più necessario garantire una trasparenza. Tutti i fondi dell’8xmille, infatti, devono essere rendicontati e controllati dallo Stato, affinché, come spiega Compagnoni, “tutti possano sapere come vengono impiegati i soldi e siano disposti a donare”.

Il nuovo progetto in Sri Lanka
Tra i vari interventi messi in campo, l’ultimo realizzato è stato il nuovo ostello costruito nel centro costiero di Mannar, una delle aree più fragili nel nord dello Sri Lanka. “Grazie agli oltre 650mila euro provenienti dall’8xmille, abbiamo potuto edificare un nuovo dormitorio per studenti e insegnanti, sostituendo quello preesistente, ormai cadente e insalubre”, spiega Laura Ballerini, Fundraising and Communication Coordinator de ‘La Salle Foundation’, dall’istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane La Salle. Gli ospiti della struttura – oggi cinquanta ma che saliranno a ottanta dal prossimo anno scolastico – sono tutti quei ragazzi ai quali le eccessive distanze e le difficoltà di spostamento, rendevano impossibile raggiungere la scuola. Il nuovo ostello potrà accoglierli, offrire loro un letto in cui dormire, un pasto caldo, una scrivania dove studiare, garantendo così la possibilità di proseguire gli studi.

“La Salle Foundation”
“La Salle Foundation”, organizzazione no profit fondata dall’istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane La Salle, porta avanti progetti caritatevoli per offrire opportunità educative a bambini e ragazzi nati in contesti di estrema fragilità. “Operiamo in Sri Lanka da ben settantacinque anni – conclude Laura Ballerini – abbiamo scuole e strutture d’accoglienza diffuse nell’intero territorio, in cui educhiamo e formiamo i giovani meno fortunati della comunità locale. Per portare avanti la nostra azione, il sostegno dell’8xmille è fondamentale”.

 

Myanmar: in un Dossier l’impegno della Chiesa italiana

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Restare accanto a quanti soffrono, sostenere le comunità locali, incoraggiare i giovani con iniziative nel campo educativo e professionale, promuovere un processo di riconciliazione. Sono queste le principali sfide che la Chiesa si trova ad affrontare in Myanmar, un Paese alle prese con una crisi politica prolungata, con scontri e violenze tra le truppe del governo militare e gruppi etnici armati, con milioni di sfollati e ingenti danni provocati dalle calamità naturali. A questo si aggiunge la drammatica situazione dei Rohingya, i musulmani del Rakhine, rifugiati nei campi profughi in Bangladesh da dove molti cercano di fuggire, spesso perdendo la vita.

Dopo quello su Haiti, il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, presenta il nuovo Dossier “Myanmar, abbracciare l’alba della pace” che racconta, attraverso dati e testimonianze, l’impegno della Chiesa in Italia. Sul campo operano religiose, sacerdoti e volontari che, con i Vescovi, cercano ogni giorno di ravvivare la speranza e lo spirito di solidarietà tra la popolazione cattolica e non. In Myanmar “viviamo una Via Crucis permanente, una realtà dolorosa e ferita”, denuncia Il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, Presidente della Conferenza episcopale del Myanmar e della Federazione della Conferenza episcopale asiatica, in un’intervista pubblicata sul Dossier.

Dal 1991, la Chiesa in Italia ha sostenuto interventi in Myanmar per circa 23 milioni di euro, inclusi i 4,5 milioni di euro provenienti direttamente da Caritas Italiana per attività in vari settori. Nello specifico, sono stati 238 i progetti approvati dalla CEI attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli. Grazie ai fondi 8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, “con quasi 18,5 milioni di euro – spiega il Dossier – si è potuto intervenire in diversi settori, in particolare accoglienza, istruzione e accompagnamento principalmente di bambini e ragazzi, assistenza, formazione e sensibilizzazione in ambito sanitario, sviluppo integrato economico e sociale a favore delle comunità rurali, promozione della microimprenditorialità, agricoltura, riforestazione. Significativo l’impegno per percorsi di uscita dalla tossicodipendenza e per attività di sostegno e inclusione comunitaria dei disabili. Così come le risposte a situazioni di emergenza quali l’assistenza umanitaria ai più vulnerabili, interventi di aiuti d’urgenza per calamità naturali e di riduzione del rischio da fenomeni alluvionali”.

“Le testimonianze e i germi di speranza, fatti crescere e coltivati da uomini e donne consacrati e laici, sono lo spettacolo della gioia del Vangelo che vince le brutture della violenza, dell’odio e dell’inimicizia”, sottolinea Mons. Andrea Ferrante, Incaricato d’Affari presso la Nunziatura Apostolica in Myanmar, che, in un intervento a corredo del Dossier, ringrazia “la Conferenza Episcopale Italiana e tutti gli italiani che destinano l’8xmille alla Chiesa cattolica. Questi contributi – afferma – sono un segno di speranza sia per l’aspetto materiale, ma soprattutto perché segno dello spirito solidarietà, di fraternità e di comunione tra popoli e tra comunità ecclesiali”.