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Dal 30 maggio al 1° giugno si svolgerà il Giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani. Un’occasione per ribadire come sia fondamentale favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dei più piccoli e l’inclusione sociale dei più anziani, attraverso luoghi e servizi dedicati di cura e accompagnamento. È quanto fa la Chiesa Italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostenendo migliaia di progetti specifici rivolti a bambini e anziani, in oltre 100 Paesi.
Il futuro dell’umanità, sottolineava Papa Francesco, è proprio in questi due estremi: nei bambini e negli anziani: “quando si incontrano i bambini con i nonni è una cosa bellissima. I nonni hanno tutto un passato che ci dà tanto, i bambini hanno un futuro che riceve dal passato”.
La popolazione mondiale sta invecchiando in modo molto rapido, anche se disomogeneo. Si stima che entro la fine del 2070 il numero di persone di 65 anni o più dovrebbe superare quello dei minori di 18 anni, che comunque in alcune aree continuerà a crescere. È dunque fondamentale sostenere progetti che mirano a proteggere e valorizzare entrambe fasce di popolazione, oltre che a soddisfarne i rispettivi bisogni.
Come avviene all’Istituto Maman Dorothée gestito dai Missionari Agostiniani insieme alla Fondazione Agostiniani nel mondo nella zona di Dungu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Allo stato attuale la scuola ospita 330 alunni, di cui 92 alla materna e 238 nella primaria. Si stanno ampliando i locali per riuscire ad accogliere 1000 studenti. Ci sono programmi specifici per assistere i più poveri ed un programma per contrastare il lavoro minorile. Nella Repubblica Democratica del Congo, infatti, ancora tantissimi bambini e bambine sono costretti a lavorare. Inoltre, con l’aggravarsi dell’instabilità in tutta la regione del Kivu molte scuole sono state chiuse e crescono le violenze contro i bambini, così come il fenomeno dei bambini-soldato. Sono decine di migliaia quelli nelle mani di vari gruppi paramilitari. Molti scappano dopo aver subito violenze e vengono accolti, sempre dai Missionari Agostiniani, al Centro Juvenat. La maggior parte ha dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze, come Rebecca: “Vengo da Bitima, un villaggio al confine con il Sudan meridionale. Sono stata vittima delle atrocità dell’LRA (Lord’s Resistance Army) che hanno ucciso entrambi i miei genitori. Qui al Centro mi stanno aiutando a superare il trauma che mi porto dentro. Da quando sono arrivata, sono entrata a far parte del gruppo di taglio e cucito dove, oltre alla parte teorica, ho imparato a cucire gonne e mutande e ora stiamo lavorando sulle camicie. Sono molto orgogliosa di questo. Prima di venire qui non sapevo nulla perché non avevo avuto l’opportunità di andare a scuola. Se avrò un po’ di soldi, penso di comprare una macchina da cucire e diventare una brava sarta”.
Far nascere ed animare luoghi e contesti comunitari in cui ognuno venga valorizzato e nei quali, al contempo, venga fornito supporto fisico e psicologico è una priorità anche per le persone più avanti con gli anni, la cui marginalizzazione è purtroppo una piaga ricorrente in tutto il mondo.
Anche in India, ad esempio – un Paese relativamente giovane ma destinato a seguire il trend di rapido invecchiamento della popolazione mondiale – è sempre più necessaria un’attenzione alle esigenze e ai bisogni degli anziani, spesso abbandonati dalle proprie famiglie e in situazione di estrema indigenza o vittime di violenze fisiche e psicologiche.
Per questo in Kerala, nel sud-ovest del Paese, è stato avviato un progetto di durata triennale, che ha coinvolto oltre 4 mila persone anziane in attività ricreative e di formazione, facendole sentire ancora attive. Anche le famiglie e l’intera comunità hanno partecipato a iniziative comuni e programmi di sensibilizzazione e advocacy. Decine di anziani hanno ricevuto sussidi e aiuti, e oltre 500 hanno beneficiato di assistenza, cure mediche gratuite, supporto e consulenza per pratiche sociali e legali. È solo uno degli innumerevoli esempi di comunità che non lasciano indietro nessuno e – come auspicato da Papa Leone XIV – si fanno “piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità” che “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno”.
