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Leone XIV / Incontro con i preti romani: gioia e urgenze pastorali

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Esprimendo grande gioia, Papa Leone XIV nel suo discorso al clero di Roma ha evidenziato le attuali urgenze, tra cui i rischi di sacramentalizzazione senza evangelizzazione. Fondamentale, dunque, un cambio di passo per aiutare le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. Ringraziando i sacerdoti della diocesi di Roma per il loro lavoro parrocchiale, il Papa chiede un’inversione di marcia tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, criticando i modelli classici focalizzati prevalentemente sui sacramenti che presumono la trasmissione familiare della fede; i cambiamenti culturali mostrano un’erosione della pratica religiosa.

Sul fronte giovanile, il quadro risulta essere complesso, con elementi di fede mischiati a quelli culturali/sociali; serve cogliere il disagio esistenziale, lo smarrimento, la difficoltà dei giovani, le influenze virtuali e l’aggressività che porta anche alla violenza.

Accogliere e ascoltare

Riconoscendo, dunque, l’impegno e anche il senso di impotenza dei preti, il Papa suggerisce il dialogo parrocchiale con le istituzioni, le scuole, gli specialisti educativi e con chi cura i giovani. Non ci sono soluzioni facili che assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, si deve restare in ascolto dei giovani, rendersi presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita.

Ravvivare il dono di Dio

Il sacerdote non è esecutore passivo, ma creativo collaboratore di Dio; alla Chiesa di Roma il Papa ricorda di “ravvivare il dono di Dio”, una fiamma da riattizzare contro cambiamenti, stanchezza, routine e disaffezione religiosa.

Un maggiore coordinamento

È cambiata la vita delle persone, c’è più mobilità perché ci si sposta per motivi di lavoro ma non solo, è cambiata la vita delle parrocchie che non sono più l’espressione di un territorio . Perciò sono chiamate ad aprirsi ed “avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione”. “Serve – evidenzia il Papa – un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale”. Lavorare in comunione, dunque, e non da soli è una metodologia, vincendo l’autoreferenzialità, collaborando tra parrocchie vicine, condividendo carismi e evitando sovrapposizioni.

Ai preti giovani: “Non chiudetevi”

Ai giovani preti, che vivono potenzialità e fatiche della generazione l’invito è a non perdere l’entusiasmo, la fedeltà al Signore e a confrontarsi sulle stanchezze con confratelli per essere aiutati.

Prendersi cura gli uni degli altri

Il Papa invita tutti ad ascoltare, a vivere la fraternità presbiterale, perché l’impegno più grande è di custodire e far crescere la vocazione nella conversione, nella fedeltà e soprattutto prendendosi cura gli uni degli altri.

San Benedetto del Tronto / Una storia di successo: Cathy, dal Camerun alla laurea in Economia in Italia

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Due occhi profondi, un sorriso sincero: Cathy Mande Fotsing, 27enne camerunese, ha conquistato la Laurea Triennale in Economia all’Università di San Benedetto del Tronto lo scorso 13 febbraio 2026. La giovane donna è arrivata in Italia nel 2022 con un visto di studio. Dopo tre anni di sacrifici, ha raggiunto questo encomiabile traguardo grazie al suo grande impegno come studentessa e come lavoratrice e grazie al sostegno della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto (che opera principalmente grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica), che l’ha aiutata a superare le difficoltà familiari, economiche e sociali alle quali ha dovuto far fronte.

Carletta Di Blasio l’ha intervistata per raccontarne la storia su anconaonline.it.

In sintesi, Cathy proviene dal Camerun, da una famiglia di 8 fratelli. Ha scelto l’Italia anche perché due fratelli sono già qui (Rimini, Cesena). Un intoppo burocratico la porta a San Benedetto: la Caritas le dà stanza, pasti e lavoro da cameriera. “Un tetto e due pasti salvano la vita!”, afferma Cathy.

La tesi della triennale la presenta in inglese su politiche linguistiche nel business. Prossimamente vuole prendere la laurea magistrale ad Ancona e poi lavorare nel campo bancario.

Il messaggio che Cathy vuole trasmettere a tutti è quello di rincorrere i propri sogni, studiare per la pace, e vivere con amore oltre le differenze!

Anticipiamo una delle risposte su come è stata la sua vita in Caritas.

La Caritas fa molto per aiutare la gente. In questi anni ho visto persone che non sapevano dove dormire o cosa mangiare e la Caritas ha dato loro una mano concreta. Ho conosciuto stranieri che sono giunti in Italia con i barconi, provenienti dalla Guinea o dal Gambia, i quali mi hanno raccontato la loro storia e come sono stati accolti qui dopo aver rischiato seriamente di morire. Ho visto rifugiate ucraine con i loro figli trovare un tetto accogliente. La Caritas fa veramente molto per aiutare, anche se non può aiutare tutti, sia perché mancano i finanziamenti sia perché a volte gli ospiti hanno delle dipendenze dalle quali è difficile uscire. Ma la Caritas si prende cura di tutti, soprattutto di quelli che non hanno nessuno che si prenda cura di loro.

In Caritas ho ritrovato l’ambiente accogliente del mio Paese. In Camerun si parlano tante lingue: oltre all’inglese e al francese, ci sono oltre 200 dialetti bantu. Professiamo anche più religioni: quella cristiana per lo più, ma non solo cattolica, anche protestante ed evangelica. In Camerun inoltre è consentita la poligamia, anche se si fa sempre più fatica a trovare donne consenzienti che accettino di dividere il proprio marito con altre donne. E proveniamo da villaggi diversi, con usi e tradizioni diversi. Nonostante tutte queste differenze, noi siamo abituati a vivere tutti insieme. La nostra è una cultura accogliente, che non fa discriminazioni. Ci sentiamo tutti fratelli. Se in un Paese straniero incontriamo un camerunense, noi lo aiutiamo. In Caritas ho ritrovato molto di questi valori: tutti si sentono come fratelli e vivono sempre sentimenti di accoglienza, rispetto e condivisione”.

Leone XIV / Il Papa ai sacerdoti: appartenete a Dio continuando a camminare tra gli uomini

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Papa Leone XIV ha inviato una Lettera ai circa 1500 preti partecipanti all’Assemblea presbiterale in corso a Madrid nella quale riflette sulla figura e sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui “la fede è strumentalizzata e banalizzata” ma si registra un rinnovato senso di “inquietudine”.

Il Pontefice esorta i sacerdoti a esercitare il ministero nella fraternità e nel servizio al prossimo, senza protagonismi, indicando Dio ma non “usurpandone il posto”. Celibato, povertà e obbedienza, afferma il Papa, non sono “negazione della vita”, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini.

Qui la Lettera (l’originale in lingua spagnola), con la quale il Papa vuole esprimere un gesto di vicinanza e incoraggiamento ai presbiteri, sapendo come il ministero sacerdotale spesso avvenga “in mezzo alla stanchezza, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone”.

La lettura del presente, si legge nella Lettera, non può ignorare il quadro culturale e sociale in cui la fede è vissuta ed espressa oggi. In molti ambienti assistiamo a processi avanzati di secolarizzazione, a una crescente polarizzazione nel discorso pubblico e alla tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola da ideologie o categorie parziali e insufficienti. In questo contesto, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata al regno dell’irrilevante, mentre le forme di coesistenza che rinunciano a qualsiasi riferimento trascendente vengono rafforzate.

Il Vangelo, dunque, incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato.

Ma non tutto è perduto. Il Successore di Pietro si dice infatti “convinto” che “una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani”. “L’assolutizzazione del benessere non ha portato la felicità attesa; una libertà separata dalla verità non ha generato il compimento promesso; e il progresso materiale, da solo, non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano”. Oltre a ciò, “le prospettive prevalenti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un maggiore senso di stanchezza e di vuoto”. È per questo che molte persone “stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica” che “le sta riconducendo all’incontro con Cristo”.

Per il sacerdote non è questo, allora, “un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e generosa disponibilità”, incoraggia il Papa.

Si fa quindi più chiaro di quale tipo di sacerdoti Madrid – e tutta la Chiesa – abbia bisogno in questo tempo. Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé.

Formazione / Disponibile il nuovo corso “Presentazioni”

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È disponibile una nuova offerta formativa sul Portale unitiinrete.it. Si tratta del corso di approfondimento Presentazioni che offre strumenti utili per realizzare presentazioni efficaci per i tuoi eventi in parrocchia e sul territorio.

Questa opportunità di formazione è rivolta a chi ha già completato il percorso sulla Comunicazione. È il primo corso di approfondimento, con contenuti di livello avanzato, che aiuterà a rendere ancora più concreto l’impegno per il Sovvenire. Propone diversi argomenti, ad esempio come realizzare le “slide” in modo semplice e gli strumenti più utilizzati per creare e modificare locandine.

Invitiamo, pertanto, tutti gli Incaricati e Collaboratori diocesani a completare i corsi online Sovvenire e Comunicazione disponibili su unitiinrete.it per non perdere questa opportunità.

Ad oggi:

  • 244 Incaricati e Collaboratori diocesani hanno già effettuato l’accesso ai corsi
  • 108 hanno completato il Sovvenire
  • 89 quello sulla Comunicazione

Complimenti a chi ha già ottenuto l’attestato di merito! Per tutti gli altri è il momento giusto per iniziare o finire il percorso formativo.

I corsi sono brevi, pratici e si possono affrontare con calma in qualunque momento.

Ecco come seguirli facilmente:

  • 1 modulo alla volta (10-15 minuti)
  • Scarica i materiali di approfondimento
  • Fai il test di autovalutazione (non obbligatorio)
  • Completa tutti i moduli e affronta il test finale
  • Ottieni l’attestato e… sei pronto per il corso successivo!
  • Cerca di portare a termine un corso entro 2-3 settimane

I corsi offrono strumenti concreti e risorse utili per le attività sul territorio e sono consigliati anche ai Referenti parrocchiali che si sono registrati sul Portale.

In particolare, il corso sulla Comunicazione potenzia la capacità di coinvolgere e dialogare in modo efficace con molteplici pubblici e in diversi ambiti.

Vuoi sapere come iniziare? Guarda subito il tutorial

“Città Nuova” / Monzio Compagnoni: “La famiglia di chi non ha più famiglia”

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Quale contributo offre la Chiesa alla società italiana attraverso i fondi dell’8xmille? Risponde Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Promozione Sostegno Economico della CEI, sul periodico dei focolarini Città Nuova in questa intervista rilasciata a Giulio Meazzini.

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Massimo Monzio Compagnoni è un laico che ha scelto di mettere al servizio della Chiesa le competenze professionali che ha sviluppato in una vita di lavoro. In pratica, nella seconda fase della sua vita ha scoperto la bellezza di poter far coincidere i propri valori con l’attività che svolge, quindi di mettere a disposizione della Chiesa cattolica i propri valori, quello che ha imparato nella vita.

Riassumiamo brevemente queste competenze professionali…
Ho iniziato in un’azienda di consulenza, passando dal marketing strategico alla riorganizzazione aziendale, all’analisi dei dati e dei bilanci, fino alle strategie per i media. Successivamente sono entrato in un grande editore italiano, poi in una multinazionale americana dell’editoria. Siccome avevo il pallino dell’innovazione, ho lanciato anche una startup e poi l’ho venduta. Alla fine, sono arrivato alla Chiesa cattolica perché volevo restituire quello che la vita mi aveva dato, visto che sono stato fortunato. Adesso mi piace l’idea di essere al servizio di qualcosa di importante.

Quest’anno ricorrono i quarant’anni da quando è stata istituita, per i contribuenti italiani, la possibilità di devolvere l’8 per mille del proprio reddito. Quale bilancio si può fare?
Per la Chiesa cattolica è il bilancio di una presenza, nella società italiana, prima di tutto per un servizio di tipo spirituale, molto importante in un mondo in cui ansia, solitudine e smarrimento stanno crescendo. La Chiesa ti offre una presenza, un ascolto, un accompagnamento umano e spirituale, accessibile a tutti, credenti e non credenti. Una presenza che dura da secoli e secoli, nella storia.

Poi c’è anche la parte dei servizi…
Le differenze sociali oggi stanno crescendo. Quindi il ruolo della Chiesa sembra diventare sempre più importante perché le persone non sono più in grado di ottenere quello che prima era considerato il minimo indispensabile, tipo la sanità in tempi adeguati e così via. Avere la Chiesa che fa anche welfare, quanto vale? Tantissimo secondo me, e la gente non se ne rende conto finché non ne ha bisogno.

Normalmente si pensa che la Caritas distribuisca solo panini, invece lei parla di sanità…
Faccio un esempio, l’ambulatorio polifunzionale della Caritas diocesana di Cagliari. Servizio totalmente gratuito, sostenuto da 70 volontari fra medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti e amministrativi che garantiscono visite di medicina generale e 18 specialità. Nel 2025 hanno erogato 1.700 prestazioni mediche per circa 600 persone fra italiani e stranieri. In tutta Italia quest’anno siamo arrivati a 5 milioni di interventi della Caritas per beni e servizi, materiali, distribuzione, cibo, mense, empori, alloggio e ascolto.

I servizi sono assicurati da laici, volontari e professionisti?
Anche i professionisti sono volontari. Forniamo sostegno socio-assistenziale, affidamento familiare, sostegno socio-educativo e assistenza domiciliare. Socio-educativo vuol dire che vengono aiutate le persone nel reinserimento nella società, nel mondo del lavoro e così via, perché dare un aiuto non significa soltanto offrire un panino, ma anche cercare di riportare le persone a vivere una vita normale, che siano italiani o no. Ci sono tanti italiani nel bisogno, ormai la sanità è quella che è. E poi forniamo anche orientamento, consulenze, tutela sui diritti e così via. Infine formazione, cioè la scuola, che è un mondo. In totale 5 milioni di interventi. In quarant’anni la Chiesa ha riportato nel territorio 30 miliardi di euro, tasse pagate che, grazie ai servizi che la Chiesa offre, sono rientrati tipicamente nel territorio. Lo Stato dovrebbe riconoscere il valore dell’aiuto immediato che offre la Chiesa, la quale diventa la famiglia di chi non ha più famiglia. Quando non hai, non trovi, sei da solo, dove vai? Una porta aperta, che diventa la tua famiglia, molto spesso è la Chiesa.

Uniti nel Dono / Al Carmine di Taranto, una conversazione del Serra club per sensibilizzare al Sovvenire

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Tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”, il versetto del secondo capitolo degli Atti degli apostoli è stato l’incipit della conversazione che mons. Marco Gerardo ha tenuto, martedì 9 dicembre, ai soci del Serra club di Taranto e ai cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Taranto (qui l’articolo originale tratto dal giornale dell’Arcidiocesi di Taranto Nuovo Dialogo). L’incontro è stato presentato dal delegato Benedetto Mainini e dalla presidente Maria Cristina Scapati che ha sottolineato il costante e forte impegno del Serra a favore dei sacerdoti.

“Ogni riflessione sulla nostra vita ecclesiale viene ispirata dalla Sacra Scrittura – ha esordito don Marco – e anche quando i fatti narrati sembrano molto distanti, le dinamiche che raccontano, permangono nel tempo”. Alcuni termini sono particolarmente importanti e vanno attentamente analizzati. Tutti, cioè tutti i credenti, tutti coloro che sono battezzati ieri come oggi. Stavano insieme, ovvero condividevano non solo lo stesso luogo inteso come spazio, bensì come finalità del vivere secondo Cristo. Avevano in comune, il verbo al tempo imperfetto indica una continuità nell’azione che non si esaurisce in una raccolta occasionale bensì sottende un fatto strutturato di aiuto vicendevole e costante. Chi aveva di più provvedeva alle necessità di chi aveva di meno non per una ideologia ma per il sentimento di una comunità finalizzata alla carità dalla fede condivisa.

La Chiesa primitiva aveva la consapevolezza di essere primizia di una nuova umanità, consapevolezza che oggi dobbiamo ritrovare per far fronte all’indifferenza religiosa che pervade la società. La Chiesa delle origini ci insegna che la partecipazione alla vita ecclesiale è un diritto ma anche un dovere dei battezzati che si estrinseca con la partecipazione ai sacramenti, con la collaborazione fattiva nelle parrocchie ma anche con un contributo economico sempre più necessario alla vita delle nostre chiese. La responsabilità del sostegno economico che in tutti i paesi è affidata alle singole comunità in maniera diversa, in Italia ha una lunga storia che in qualche maniera ci ha fatto dimenticare la nostra responsabilità.

Il Sovvenire, ha spiegato don Marco, è il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, è stato costituito nel 1989 alla segreteria generale della CEI come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative in tal senso, alla luce della riforma concordataria del 1984.

Il Sovvenire risponde alle valenze teologiche e alle direttive pastorali dell’episcopato in ordine alla corretta impostazione ed alla articolazione concreta del rapporto della Chiesa con i beni temporali e chiama i fedeli laici, ad una partecipazione più diretta e corresponsabile nell’amministrazione delle risorse materiali, in vista del raggiungimento delle finalità spirituali della Chiesa. Esso si attua con la firma dell’8xmille nella personale dichiarazione dei redditi e rispondendo alle campagne “Uniti nel Dono” che vengono promosse ogni anno come offerte deducibili. L’urgenza, ha sottolineato ancora don Marco, nasce dalla diminuzione dei gettiti e quindi dalla successiva riduzione delle attività della Chiesa italiana che non riguarda solo il sostegno dei sacerdoti, ma anche i restauri e il mantenimento delle nostre chiese, il fondo per le case canoniche, l’istituzione di oratori, l’attenzione agli ultimi.

“Sempre noi cristiani ci affidiamo alla Provvidenza e ben sappiamo che una sana povertà ci può far bene, – ha concluso il parroco del Carmine di Taranto – ma è anche vero che una comunità si ritrova sia nel momento presente sia in una visione di futuro”. Uniti nel dono è il segno di una partecipazione alla vita della Chiesa che dobbiamo interiorizzare per rispondere alle sfide che ci pone una società in profondo cambiamento.

Bologna / Il card. Zuppi al convegno su Sostegno economico alla Chiesa e cultura del dono

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L’incontro, organizzato da Giacomo Varone responsabile diocesano del sostegno economico alla Chiesa di Bologna, è un appuntamento organizzato a 40 anni dalla riforma concordataria per confrontarsi sulla cultura del dono e le prospettive future. Si terrà il prossimo 13 novembre alle 18.00 presso l’Auditorium Santa CleliaCuria Arcivescovile di Bologna (Via Altabella, 6 – Bologna).

Introdurrà e coordinerà i lavori il dott. Varone. Seguiranno gli interventi del prof. Giulio Tremonti, parlamentare della Repubblica Italiana e Presidente Commissione Affari Esteri e Comunitari Camera dei Deputati e il dott. Paolo Pagliaro, editorialista e giornalista di LA7.

Le conclusioni sono affidate a S. Em. Card. Matteo Maria ZUPPI, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

È previsto il collegamento streaming sul sito Chiesadibologna.it e su YouTube 12 porte.

Luigino Bruni / È online il terzo appuntamento su L’altro nome dell’economia

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Pubblichiamo la registrazione del terzo e ultimo dei 3 appuntamenti di formazione online tenutosi lo scorso 13 ottobre dal prof. Luigino Bruni, docente di economia presso l’Università Lumsa di Roma e Vicepresidente della Fondazione The Economy of Francesco, su L’altro nome dell’economia

 

Qui è possibile vedere la registrazione del primo incontro su La grammatica del per-sempre e qui quella del secondoappuntamento su Il dono del grano sospeso.

Ricordiamo che in questi incontri Bruni ha affrontato lo sviluppo della storia di Rut, una serie di vicende che esprimono occasioni di fragilità e di forza insieme, che introducono nel cuore di grandi temi biblici ed economici, ieri e oggi.

I commenti sono tratti dal libro La fedeltà e il riscatto, ed. Qiqajon, 2023. Si legge nel comunicato stampa di presentazione (in allegato):

Il breve libro di Rut si trova al centro della Bibbia e contiene molteplici messaggi:
etici, sociali, economici e religiosi.
“Una storia che si svolge lungo la strada, nei campi, nell’aia di casa, quasi
interamente all’aria aperta. Non è storia di palazzo né di tempio.
Tutto ruota attorno a quel rapporto speciale, tenace e unico con la vita
che è tipico delle donne. Un libro che non solo parla di donne, ma che è
attraversato da uno sguardo tutto femminile”.

La sua economia è quella di chi vede prima di tutto le donne e gli uomini, e in essi
la prima ricchezza, considerando i beni una benedizione solo nella relazione.
Come sarebbero state le leggi, l’economia, la scienza del management se le
avessero scritte le donne, se fossero state le Rut a pensarle e a insegnarle?
Certamente diverse, forse molto diverse.

Il libro di Rut ci dispiega l’“economia della spiga sospesa”, provando a far
emergere dal capitalismo di oggi pratiche che ricordano la spigolatura:
La spigolatura è una istituzione di giustizia economica, non di filantropia.
Quelle spighe lasciate libere sui bordi dei campi e quelle che i mietitori e le
donne fanno cadere a terra, non sono proprietà privata di cui i possidenti
si privano per i poveri; no: quelle spighe non raccolte sono la parte del
bene comune che spetta di diritto ai poveri”.

I Quaderni del Sovvenire / Dono e Condivisione e la gioia del dare

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Dono e Condivisione esamina i capitoli 8 e 9 della seconda lettera di San Paolo ai Corinzi sulla colletta per i “santi” di Gerusalemme che, iniziata in Macedonia, si dovrebbe concludere a Corinto. Le tre parti del Quaderno affrontano il testo da diversi punti di vista: teologico, biblico, cristologico ed ecclesiologico. Commentando il ricco scritto paolino, in modo chiaro ed essenziale, l’autore Mons. Donato Negro (Vescovo emerito di Otranto e già presidente del Comitato per la promozione del sostengo economico alla Chiesa) porta alla luce quei valori che sono alla base anche del “sovvenire” come la comunione, la corresponsabilità, la solidarietà. Valori tutt’’altro che economici da promuovere innanzitutto con la testimonianza personale e che richiamano, inoltre, le comunità ecclesiali a sentirsi corresponsabilmente in comunione con tutta la Chiesa nella sua essenza ontologica e nella missione di annuncio di salvezza.
Ma in che modo si può realizzare tutto questo? La risposta è nelle pagine in allegato, che spiegano in modo efficace ed inequivocabile il profondo significato teologico del gesto del “donare”.
L’’ Apostolo, citando il Vecchio Testamento, ricorda ai Corinzi che Dio ama chi dona con gioia. Non con tristezza né per forza, ma con gioia. Perché? Perché è l’unico modo in cui Dio fa dei regali: non per essere ripagato, né per dovere, ma solo per amore. Ecco allora che donare con gioia, a maggior ragione se ciò implica sacrificio, già restituisce gioia e instaura allo stesso tempo un prezioso rapporto con l’’altro.
Tra paradossi, che dimostrano che nulla è impossibile a Dio, e citazioni bibliche sottolinea un altro aspetto importante: ogni gesto di generosità, di sostegno verso il prossimo rappresenta un evento di grazia. Così nella vita di tutti i giorni, attraverso azioni solidali, vivendo in fraternità, mostrando la responsabilità “verso” l’’altro e la condivisione “con” l’’altro, non si fa altro che rendere grazie al Signore. L’’ascolto amorevole, un pasto caldo, il sostegno spirituale o anche l’’offerta in denaro sono gesti concreti graditi al Signore se riescono ad esprimere la tenerezza della Chiesa verso quel “prossimo” che bisogna amare come Gesù ci ha amati: donando e donandosi gratuitamente. Nessuna ricompensa verrà chiesta perché la gioia del dare già è una ricompensa. Ogni battezzato, se animato dallo Spirito, sia esso padre o madre di famiglia, giovane o anziano, sacerdote, volontario, religiosa o religioso è ben consapevole che qualunque atto di solidarietà offra sarà gradito a Dio, se ne renderà visibile il Suo amore.
Non ci si salva da soli. Ecco allora che venire in aiuto dei nostri fratelli, sovvenire alle loro necessità anche attraverso degli strumenti concreti come l’’8xmille o l’’offerta per il sostentamento dei sacerdoti, non deriva da un dovere, ma rappresenta una missione che scaturisce dal nostro battesimo. È la Grazia che chiede ad ogni cristiano di vivere nella condivisione, corresponsabilità e solidarietà.
Maria Grazia Bambino
Comunicazione formativa del Servizio Promozione CEI

TV2000 / Con Luigino Bruni torna “Pani e pesci, l’economia del Vangelo”

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Su TV2000 torna “Pani e pesci, l’economia del Vangelo”, otto puntate dall’11 ottobre, in onda il sabato alle ore 15.15. Novità di quest’anno: l’attore Ettore Bassi legge i brani della Bibbia che aprono la trasmissione settimanale, condotta come sempre da Eugenia Scotti e guidata dalle riflessioni bibliche del professor Luigino Bruni, economista della Lumsa di Roma e co-fondatore della Scuola di Economia Civile.

All’origine del programma, giunto alla quarta stagione, l’idea che i principi dell’economia e le pagine delle Sacre Scritture hanno una cosa in comune: tutte e due si occupano, da prospettive diverse, della vita quotidiana delle donne e degli uomini. Ma quest’anno, in maniera ancora più decisa rispetto al passato, si affrontano questioni al centro dell’esperienza delle famiglie italiane. Tra i temi proposti: il costo proibitivo degli affitti, la gestione della paghetta dei figli, la trasformazione della cucina e della ristorazione italiana, i prodotti e i servizi dedicati alla terza età, le spese per la cura degli animali domestici.

La Basilica di San Giovanni in Laterano è la cornice nella quale Ettore Bassi legge i brani dell’Antico e del Nuovo Testamento. La costruzione dell’Arca di Noè, la presentazione di Gesù al tempio, il miracolo alle nozze di Cana, il rinnegamento di Pietro e tutti gli altri passi scelti, offrono l’occasione di rileggere i cambiamenti del presente e di dialogare con gli ospiti in studio sul rapporto con il fallimento, sulla convivialità, sull’invecchiamento progressivo della nostra società, sul legame tra benessere economico e felicità.

A confrontarsi con Luigino Bruni ed Eugenia Scotti sono quest’anno, tra gli altri, la stilista Marina Spadafora; la divulgatrice scientifica, Barbara Gallavotti; la docente di economia ed ex ministra Elsa Fornero; gli scrittori Erri De Luca e Gianrico Carofiglio; la vicepresidente della Scuola di Economia Civile, Elena Granata.

“Pani e Pesci” è scritto da Dario Quarta e Luigino Bruni, con Elena Di Dio ed Eugenia Scotti, ed è realizzato in collaborazione con la Scuola di Economia Civile. La regia è di Alessandro Tresa.

Prima puntata

Perché lusso e ricchezza ci affascinano? A cosa servono i beni materiali? Ed è sempre vero che le ricchezze corrompono la nostra vita spirituale? Attorno a questi interrogativi il professore Luigino Bruni interpreta il brano dal Primo Libro dei Re che racconta l’incontro tra la Regina di Saba e Re Salomone. Così si apre la quarta stagione di “Pani e Pesci, l’economia del Vangelo”. In ogni puntata il professore spiega perché le Letture bibliche ci parlano ancora oggi.

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