Category Archives: Formazione

Revisione concordataria 1984-2024 / A Catania un convegno su 40 anni di intese e progetti per la promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici

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Il 10 e 11 maggio 2024 si terrà a Catania la Giornata Nazionale XL CONCORDATO. 40 anni di intese e progetti per la promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici.

Il convegno è promosso dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e dalla diocesi di Catania con la partecipazione del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica e delle associazioni professionali di settore AMEI – Associazione musei ecclesiastici italiani -, AAE – Associazione archivistica ecclesiastica – e ABEI – Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani.

L’evento si svolgerà presso la sala della Pinacoteca del Museo Diocesano di Catania (ingresso da via Etnea 8). Si rivolge agli incaricati regionali e diocesani per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, ai responsabili e agli operatori degli Istituti culturali ecclesiastici. Diversi i temi affrontati: le prospettive di lavoro a quarant’anni dalla revisione del Concordato, le relazioni istituzionali che ha generato, l’impatto dell’8xmille alla Chiesa cattolica su crescita dei territori, valorizzazione e comunicazione dei beni culturali ecclesiastici.

Il convegno si aprirà con gli interventi del Segretario Generale della CEI, Monsignor Giuseppe Baturi e del Ministro della Cultura On. Gennaro Sangiuliano. L’intervento di Massimo Monzio Compagnoni, Responsabile del Servizio CEI Promozione Sostegno Economico su Chiamati ad essere protagonisti: il coinvolgimento delle comunità è previsto nella mattinata di sabato 11 maggio.

Per maggiori informazioni vedi il programma in allegato.

 

Diocesi di Roma / Ordinati 11 preti: linfa nuova per la Chiesa

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L’ordinazione è avvenuta lo scorso 20 aprile nella Basilica di San Pietro. Ne dà notizia Radio Vaticana con un servizio di Marina Tomarro.

Per noi è una grandissima gioia“, ha spiegato Monsignor Michele Di Tolve, ausiliare di Roma e rettore del Seminario Maggiore, nonché coordinatore delle attività del Pontificio Seminario Maggiore, l’Almo Collegio Capranica e il Seminario Redemptoris Mater. “Il Signore continua a parlare al cuore dei suoi discepoli. Queste ordinazioni – ha osservato il presule – sono anche il frutto della preghiera della Chiesa di Roma che chiede pastori per il suo popolo. Questi ragazzi, ognuno nella propria personale storia, hanno avuto la grazia di incontrare la parola del Signore e la vita della Chiesa in un cammino che loro già vivevano e di avere quella particolare chiamata, che ebbero a loro volta gli apostoli a Cafarnao mentre gettavano le reti della pesca, e decidere quindi di avere cura degli altri fratelli e sorelle, perché il sacerdozio ministeriale è a servizio del sacerdozio dei battezzati e siamo chiamati tutti a fare della nostra vita un’offerta. Questo è il miracolo e la gioia più grande. È la certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo”.

Qui l’intervista a don Nicola Pigna, uno dei nuovi sacerdoti

Dal 10 al 19 maggio a Pinerolo torna il Festival della Comunicazione

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I Paolini e le Paoline hanno scelto la diocesi di Pinerolo per organizzare il 19° Festival della Comunicazione che si svolgerà dal 10 al 19 maggio e che sarà sostenuto anche dal Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa.

L’evento, nato per celebrare la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, sarà dedicato al tema proposto da Papa Francesco: “Intelligenza Artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

In questi anni sta avvenendo un cambiamento radicale, epocale, simile all’invenzione della stampa: l’Intelligenza Artificiale. Siamo appena agli inizi. Ne siamo affascinati e spaventati. Affascinati dalle sue potenzialità e spaventati dai rischi, anche nel campo della comunicazione.

L’Intelligenza Artificiale può aumentare la libertà o generare omologazione; può migliorare la partecipazione o accrescere il dominio. Come dice il Papa, si può incorrere ancora una volta nella “tentazione di diventare come Dio senza Dio”. Non dobbiamo spaventarci ma conoscere. È urgente imparare, valutare, orientare, per vivere con sapienza il cambiamento: per governare il cambiamento.

Ecco allora che il Festival sarà una splendida opportunità. Scrive a tal proposito il Vescovo di Pinerolo Mons. Derio Olivero:
Con l’aiuto di esperti, saremo accompagnati dentro questi formidabili cambiamenti, con lo scopo di iniziare a delineare alcune attenzioni per crescere in umanità anche grazie a questi nuovi strumenti.
Ci auguriamo che non sia solo un evento per pochi, né solo un evento organizzato da un gruppo interno alla Chiesa, ma possa essere un vero evento di territorio, capace di mettere insieme credenti e non credenti, cattolici e valdesi, cristiani e musulmani. E, soprattutto, un evento capace di mettere insieme associazioni, gruppi, amministrazioni, scuole.
La comunicazione riguarda tutti, è responsabilità di tutti. E principalmente il futuro riguarda tutti ed è responsabilità di tutti”.

In allegato il programma 2024 e il messaggio del Papa.

 

8xmille alla Chiesa cattolica: un importante coinvolgimento di Azione Cattolica e Rinnovamento nello Spirito

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È iniziato il periodo più importante dell’anno per la sensibilizzazione alle firme 8xmille. Nonostante il grande successo a partire dal 1990 dell’8xmille, segno di fiducia e stima nei confronti della Chiesa, negli ultimi anni è stata registrata una flessione. Perciò, è ancora fondamentale sensibilizzare le nostre comunità e tutti i cattolici aderenti alle varie aggregazioni laicali a sentire sempre più come “cosa propria” la questione economica della Chiesa, anche attraverso la promozione della firma.

È bene ricordare a tutti che firmare per l’8xmille non costa nulla, non è una tassa in più, ma è l’opportunità di sostenere la missione della nostra Chiesa.

Perciò tutti i membri delle aggregazioni laicali, come pure gli aderenti ad Azione Cattolica e Rinnovamento nello Spirito, sono chiamati a vivere il gusto, la gioia e la responsabilità di fare la propria parte anche su questo tema così delicato: la sensibilizzazione alla firma dell’8xmille.

Anche per questo il Servizio Promozione sarà presente, con vari materiali promozionali e uno stand, ai due eventi nazionali che si svolgeranno proprio in questi giorni.

In particolare, per potenziare la bella alleanza ecclesiale tra il Servizio Promozione CEI e l’Azione Cattolica, il Servizio Promozione sarà presente alla 18^ Assemblea Nazionale  che avrà luogo a Roma (presso la Fraterna Domus – Via Sacrofanese, 25) dal 25 al 28 aprile, sul tema “Testimoni di tutte le cose da lui compiute”. Oltre ad uno stand con del materiale specifico destinato alle presidenze diocesane, ci sarà un breve intervento in plenaria il pomeriggio del 26 aprile e la proiezione di spot e testimonianze 8xmille.

Per iniziare, invece, una prima collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito, il Servizio Promozione CEI parteciperà alla 46^ Convocazione nazionale dei cenacoli, gruppi e comunità di questa aggregazione laicale, che si svolgerà dal 26 al 28 aprile presso la Fiera di Rimini su “Quando pregate, dite: Padre!”, con uno stand e la distribuzione di vario materiale promozionale.

Siamo tutti chiamati a rispondere a questo tempo difficile sognando insieme la Chiesa di domani e a concretizzare questo sogno anche attraverso la partecipazione corresponsabile ai progetti del Sovvenire, in particolare a “unafirmaXunire”. Se è vero che ogni gesto d’amore fa del bene sia a chi lo compie che a chi lo riceve, destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica può moltiplicare tale beneficio a dismisura.

Sarà dunque importante continuare a coinvolgere, educare e formare anche le diverse realtà associative ecclesiali presenti sul nostro territorio (associazioni, gruppi e movimenti) per contribuire a coltivare insieme e corresponsabilmente la sensibilità al sostegno economico alla nostra Chiesa.

Giubileo 2025 / Approda a Roma un percorso di riflessione sul Padre Nostro

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Nove totem, una web app e una preghiera al centro, il Padre Nostro. Nata dall’invito di Papa Francesco di prepararsi al Giubileo del 2025, arriva a Roma la mostra itinerante, “Insegnaci a pregare”, organizzata dal Centro Culturale San Paolo in collaborazione con il Gruppo Editoriale San Paolo e curata dalla società di comunicazione Mediacor.

La mostra, realizzata con il supporto dell’8xmille della Chiesa cattolica e di Generali Cattolica Assicurazioni, continuerà il suo viaggio e potrà essere allestita in spazi culturali, scuole, parrocchie, oratori, per chi ne farà richiesta.

Protagonista è il Padre Nostro, la madre di tutte le preghiere, compendio del Vangelo e guida per ogni cristiano.

«Siamo molto contenti della curiosità ed entusiasmo con cui è stata accolta la mostra che abbiamo desiderato realizzare per la preparazione del Giubileo del 2025 – spiega don Ampelio Crema, presidente del Centro Culturale San Paolo – Roma è una tappa molto sentita, importante. È il cuore del cattolicesimo e la Casa di tutti noi. Portare la mostra qui, significa parlare alla gente, laddove la gente desidera ricevere messaggi di speranza e forza».

Partita dal comune di Cinisello Balsamo, nel milanese, e inaugurata da fra Roberto Pasolini, la Mostra si compone di nove totem, otto dedicati alle frasi del Padre Nostro e uno al Giubileo. Su ogni facciata saggi, meditazioni e fotografie per grandi e piccoli, racconteranno il significato della preghiera e la sua origine.

Una particolare attenzione è dedicata ai tempi attuali, tra testimonianze e storie di chi si è distinto oggi per una concretizzazione esemplare del Padre Nostro: tra questi troviamo personaggi come padre Pino Puglisi, fratel Biagio Conte, Chiara Badano e Matteo Farina.

Ampio spazio è rivolto anche alla tecnologia: su ogni totem, infatti, si trova un QR code che permette di aprire i contenuti di approfondimento presenti in una web app creata appositamente: basta scannerizzare il codice e cliccare su una delle frasi del Padre Nostro della schermata di apertura della web app.

Qui si troveranno degli audio di approfondimento con i testi di Michael Davide Semeraro, Ermes Ronchi (appena uscito in libreria con una nuova prestigiosa edizione de “Il canto del Pane” dove fonde sapienza biblica e afflato poetico) e Marco Pozza, interpretati dall’attore e doppiatore Danilo Bruni.

È online, infine, il sito dedicato alla mostra – realizzato dalla San Paolo Digital – dove viene spiegato il progetto e la sua nascita, con autori, testi e fotogallery.

Per informazioni si potrà contattare il Centro Culturale San Paolo – odv.ets sanpaolo.mostre@gmail.com (cell. 346 9633801).

A 40 anni dalla revisione concordataria, a Villa Cagnola si ricorda il card. Attilio Nicora

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Il 24 febbraio Convegno promosso dal «Comitato amici del cardinal Nicora» per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule, tra gli artefici degli accordi del 1984 tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Ne parla qui la “Chiesa di Milano”.

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«Stato italiano e Chiesa cattolica: quarant’anni dal “nuovo” Concordato (1984-2024)» è il tema del Convegno che sabato 24 febbraio a Villa Cagnola di Gazzada (Varese), «Il Comitato amici del cardinal Nicora» promuove anche per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule.

Nei rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano il mese di febbraio è un mese ricorrente.

Era l’11 febbraio 1929 quando furono firmati i Patti Lateranensi, che segnarono la conciliazione tra Stato e Santa Sede con la soluzione della cosiddetta «questione romana»: le firme erano quelle di Benito Mussolini, capo del fascismo e del governo italiano, e del cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri.

Era il 18 febbraio 1984 quando Bettino Craxi, presidente del Consiglio dei ministri, e il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano, siglarono gli Accordi di revisione concordataria, poi approvati a larga maggioranza dal Parlamento italiano.

Si aprì quindi una lunga e complessa fase attuativa di cui, per parte vaticana, fu indiscusso protagonista il cardinale Attilio Nicora, varesino, studi al Liceo Cairoli e in legge alla Cattolica di Milano, per anni leader del cattolicesimo giovanile della città giardino.

Sacerdote dal 1964, vescovo dal 1977, fu nominato co-presidente per la parte ecclesiastica della Commissione paritetica italo-vaticana, cui spettò il compito di preparare la riforma della disciplina riguardante i beni e gli enti ecclesiastici. L’altro co-presidente, sul versante dello Stato, era il professor Francesco Margiotta Broglio, uno dei massimi esperti laici delle relazioni Stato-Chiesa.

Carlo Cardia, insigne esperto di diritto ecclesiastico e già membro della Commissione paritetica dello Stato e consigliere di Enrico Berlinguer per le questioni religiose, nel suo intervento al primo convegno di Varese dedicato a «Don Attilio» – così preferiva essere chiamato – (12 maggio 2018, «Il Pastore e il diplomatico») ricordò i grandi sforzi compiuti «per la definizione di nuove relazioni tra Stato e Chiesa e per l’affermazione del diritto di libertà religiosa nel nostro ordinamento». Fu in quella stagione, sottolineò, che «si scrisse l’intelaiatura complessiva della legislazione ecclesiastica, compresa l’introduzione dell’8xmille, che pose fine al secolare sistema beneficiale e delle cosiddette congrue per i benefici più poveri istituito in Italia (è bene ricordarlo) dai governi liberali e risorgimentali».

Dall’11 febbraio 1987 monsignor Nicora venne posto a disposizione della presidenza della CEI con la qualifica di Incaricato per i problemi relativi all’attuazione degli accordi del 1984. Il 30 giugno 1992 venne nominato da Giovanni Paolo II Vescovo di Verona, dove svolse il suo ministero per cinque anni, seguitando però a collaborare con la CEI e con la Santa Sede per tutti i problemi giuridici inerenti la revisione concordataria.

Un’attenzione che non venne meno neppure negli anni successivi quando, in un crescendo di responsabilità, fu chiamato ai vertici dell’Apsa (l’organismo che amministra il patrimonio della sede apostolica), quindi nella “vigilanza” dello Ior (la ben nota banca vaticana) e infine al vertice dell’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria voluta da Benedetto XVI. Ruoli ricoperti all’insegna della massima trasparenza, nonostante abbia dovuto misurarsi con difficoltà e ostacoli di ogni genere nel suo lungo percorso di servizio alla Chiesa e alla società italiana. Il cardinale Attilio Nicora è morto a Roma il 22 aprile 2017.

«Il Comitato amici del cardinal Nicora» ha cercato in questi anni non solo di tenere vivo il suo messaggio, ma di farne in qualche misura tema di insegnamento, rilanciando e proponendo il suo lascito culturale e spirituale in quattro incontri pubblici: «Il pastore e il diplomatico» (2018); «Chiesa e società» (2019); «Carità e politica, per un servizio dei cristiani alla società civile» (2021); «Giustizia conflitti solidarietà» (2022).

Nell’intervista a Vatican News-Radio Vaticana è monsignor Luigi Mistò, presidente del FAS, Fondo Assistenza Sanitaria, e professore di Teologia-Sacra Scrittura all’Università LUMSA di Roma, a ricordare la sua figura e la sua opera. Del cardinale, nella relazione tenuta in apertura al Convegno, monsignor Mistò ha ricordato il servizio pastorale vissuto con un genuino senso di fede, di speranza e “con un caloroso senso di carità paziente e costante”.

Sacerdoti / Il teologo mons. Dianich: “senza la formazione permanente i preti rischiano di scoraggiarsi”

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“Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi”. Ne è convinto mons. Severino Dianich, teologo di lunghissimo corso nonché uno dei relatori durante il Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti, svoltosi in Vaticano nei giorni scorsi con la partecipazione di oltre mille sacerdoti provenienti da 60 Paesi. M. Micaela Nicolais dell’Agenzia Sir lo ha intervistato per un bilancio del convegno, promosso dal Dicastero per il Clero in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione e il Dicastero per le Chiese orientali.

Qual è l’identità dei sacerdoti in una Chiesa sinodale e missionaria?
Riguardo all’identità sacerdotale, la grande tradizione più antica vede al centro del ministero del prete la predicazione del Vangelo, mentre c’è una grande tradizione medievale, poi confermata dal Concilio di Trento, secondo la quale al centro dell’identità sacerdotale c’è l’Eucarestia. A mio avviso, questa dialettica è feconda, allora come oggi, perché l’Eucaristia è senza dubbio il punto più alto, più sublime dell’essenza del ministero sacerdotale, ma la predicazione del Vangelo è il punto primo: senza la predicazione del Vangelo non si fa l’Eucaristia.
Quarant’anni fa, sulla teologia del ministero ordinato c’era un grande fervore, poi dopo il Concilio il dibattito si è addormentato. Oggi trovo attinente questa dialettica tra predicazione del Vangelo ed Eucaristia, in un tempo in cui anche nei Paesi di antica tradizione cattolica si sta riaprendo la difficoltà non nella predicazione del Vangelo in Chiesa, ma dell’annuncio del Vangelo ai non credenti, che anche in questi Paesi sono diventati ormai numerosissimi. Per questo è importante concepire l’identità del sacerdote in senso sempre più missionario e sinodale.

Uno degli snodi forse da affrontare è lo scarto che c’è tra la formazione dei preti in seminario e la formazione permanente.
Il cardinale Tagle, nella sua introduzione al Convegno, è stato molto robusto e provocatorio su questo punto. Del resto, occorre tener presente che in un’epoca sempre più caratterizzata dai ritmi frenetici come la nostra ciò accade anche in altre professioni: molto spesso, infatti, la formazione personale si ferma a quella dell’università. Tra i preti, comunque, lo scarto tra la formazione dei seminari e la formazione permanente è abbastanza frequente, anche perché la pressione delle tante attività che si devono svolgere è così forte che difficilmente un prete trova il tempo per leggere un libro. Se, da un lato, la formazione permanente dei preti deve avere al centro la formazione teologica e pastorale, anche per approfondire le teorie e le conoscenze che caratterizzano il mondo contemporaneo e che sono in continua evoluzione, dall’altro occorre tenere conto del lato umano e sentimentale che fa parte del compito molto duro e difficile del sacerdote, molto spesso destinato alla frustrazione.
Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi, di incrociare le braccia e di venirsi a trovare in una situazione moralmente e spiritualmente deplorevole, perdendo così quello slancio che li aveva spinti ad abbracciare la vita sacerdotale.

Una parte importante della formazione di un sacerdote, oltre all’aspetto pastorale, spirituale e teologico – come ha sottolineato anche il Papa nell’udienza concessa ai partecipanti al convegno – è la “formazione umana integrale”, anche per scongiurare le derive più gravi degli abusi. Come affrontare questo capitolo così delicato
Secondo me ha pesato e pesa tuttora molto, anche sui preti giovani – anzi, per loro è perfino accentuata – quella inveterata abitudine per cui il prete è considerato una persona “diversa”, con qualcosa in più di irraggiungibile, perché è una persona sacra. Tutto ciò fa enormi danni, come ho constatato anche durante il convegno nel mio gruppo di lavoro. Due preti africani, ad esempio, hanno raccontato come da loro nessuno mai osa fare una critica ad un sacerdote.
Da noi i preti sono criticatissimi ma sui media, pochissimo invece faccia a faccia: nelle nostre comunità parrocchiali raramente si crea un rapporto di parità, per cui un prete possa ricevere anche rimproveri e critiche che sarebbero fecondissimi. In questo senso, l’esperienza recente del Sinodo è stata notevole, perché fra preti, laici, religiose e religiosi, vescovi, cardinali, c’era uno spirito di parità: scomparivano i titoli e si passava facilmente al “tu”. L’autocoscienza di un prete si forma moltissimo in parrocchia, e il seminario è il luogo della formazione teologica, spirituale ma anche umana: è qui che bisogna agire soprattutto. Se già in seminario l’elemento in cui si insiste è la predicazione del Vangelo, prima che l’elemento della celebrazione dei riti sacri, l’equilibrio dell’identità sacerdotale si sposta immediatamente in maniera feconda.

Nel suo discorso, Papa Francesco ha parlato anche della necessità di una “pastorale generativa”, legata al proprio popolo di appartenenza. Quale fotografia della Chiesa italiana lei scatterebbe, sotto questo aspetto?
Una fotografia senza ombra di dubbio positiva. Ho girato molti Paesi lungo la mia lunghissima vita, e devo dire che la Chiesa italiana – e lo dobbiamo a Don Bosco – dall’Ottocento in poi ha dato vita ad una figura di prete molto più legata alla popolazione, molto più familiare. Don Bosco è finito anche in manicomio, perché giocava a pallone con i suoi ragazzi, e questo profilo dell’identità sacerdotale è rimasto fino ad oggi. Rispetto ad altri Paesi del Nord Europa, ad esempio, dove la figura del prete è quasi assimilata a quella di un impiegato, con un orario di ufficio stabilito, la tradizione italiana è molto buona. Il rischio è che la si perda con le unità pastorali, in cui i parroci hanno quattro o cinque comunità, devono correre dall’una all’altra per celebrare la Messa e non hanno il tempo per stare con la gente. E’ un rischio che va evitato in tutte le maniere, ad esempio selezionando tra le attività del prete le cose più importanti e decentrando le responsabilità: in Italia abbiamo laici preparatissimi. Per questo, ancora una volta, è importante la sinodalità, affinché l’identità del sacerdoti trovi la sua definizione e regolazione anche con una riforma del Diritto Canonico, che il Sinodo sta chiedendo.

Stato e Chiesa / Mons. Baturi, tra le novità dell’accordo del 1984 “il radicale cambiamento del sistema di finanziamento della Chiesa”

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“Un ottimo strumento di libertà e collaborazione per la realizzazione della missione della Chiesa in Italia e nel mondo”. Così Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, definisce il Concordato che ha portato la Conferenza Episcopale “ad esprimere in modo unitario la volontà dei Vescovi e a incrementare la produzione normativa di diritto particolare, assumendo una presenza sempre più significativa sulla scena nazionale”. Intervenendo al convegno organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e dalla Fondazione Craxi sul tema “Stato e Chiesa. A 40 anni dalla firma del Concordato repubblicano”, Mons. Baturi ha illustrato l’impegno della CEI nei vari ambiti di collaborazione con lo Stato. “La prospettiva che ha animato e continuerà ad animare tutta la Chiesa italiana nella sua azione di collaborazione con lo Stato italiano – ha assicurato – è soprattutto quella di offrire un contributo creativo al bene morale e alla crescita del Paese”.

L’Accordo del 1984, ha ricordato Mons. Baturi, “oltre ad aver contribuito ad assicurare alla CEI un ruolo di interlocuzione con le autorità civili le ha anche attribuito puntuali competenze concordatarie, riconoscendola come il soggetto ecclesiale più idoneo a trattare con i pubblici poteri”. Come dimostra “quella disposizione generale posta nell’art. 2.2 dell’Accordo che nell’assicurare alla CEI la piena libertà di comunicazione e corrispondenza la menziona tra i soggetti ecclesiali subito dopo la Santa Sede, rivelando l’importanza che essa assume nell’economia complessiva della nuova disciplina concordataria”.

La collaborazione della Conferenza Episcopale con le autorità civili, ha proseguito il Segretario Generale, “non ha riguardato solo la definizione delle norme di attuazione quanto anche il piano amministrativo e i rapporti con le amministrazioni pubbliche”. “In questi quarant’anni di collaborazione – ha rilevato l’Arcivescovo – l’abituale confronto tenuto dalla CEI con le pubbliche autorità e la rappresentanza delle istituzioni ecclesiali ha prodotto una mole ingente di documenti e assicurato soluzioni condivise su molti ambiti”.
Secondo Mons. Baturi, “la materia che più di altre ha costituito per la CEI un importante banco di prova di maturità e responsabilità è quella degli enti e beni ecclesiastici”. “È toccato alla CEI – ha affermato – riscrivere ed attuare, dettando una puntuale e specifica disciplina canonica, tutta la materia del sostentamento del clero e la disciplina sulla gestione dei fondi provenienti dall’8xmille che con l’entrata in vigore del nuovo codice di diritto canonico del 1983 andava completamente rivista”. A tale proposito, il Segretario Generale ha giudicato “positivo il percorso intrapreso, in collaborazione con lo Stato, per mettere a punto un sistema trasparente ed efficiente di impiego delle risorse finanziarie sia per assicurare il congruo e dignitoso sostentamento ai nostri sacerdoti sia per assicurare le opere di carità e di soccorso della Chiesa in Italia e nel mondo”.Nel suo intervento, Mons. Baturi ha inoltre sottolineato che, nell’ambito dell’Accordo, la CEI ha potuto “dispiegare il proprio impegno non solo su materie concordatarie molto importanti quanto anche in nuovi settori della solidarietà, della cultura, della formazione, e in particolare di offrire il proprio contributo sul drammatico fenomeno dell’immigrazione”. È avvenuto, ad esempio, con la sottoscrizione di protocolli d’intesa “per l’apertura di corridoi umanitari allo scopo di favorire l’arrivo in Italia in modo legale e in condizioni di sicurezza di soggetti vulnerabili e beneficiari di protezioni internazionali”. Si tratta “di iniziative ed attività che si propongono di rispondere alle urgenze provocate dal fenomeno migratorio sperimentando forme innovative di accoglienza e canali legali alternativi”, ha osservato il Segretario Generale per il quale “l’esperienza realizzata anche a motivo della sinergia con le istituzioni civili e l’associazionismo civile consente di apprezzarle come buone pratiche che potrebbero in analogia essere mutuate da altri paesi europei pur nelle differenze degli assetti nazionali”.

Dopo aver ricordato che “l’ambito della solidarietà è certamente un altro settore in cui l’attivazione di modelli di collaborazione può contribuire a dare risposte efficienti valorizzando le esperienze di tutte le realtà del cosiddetto Terzo settore”, Mons. Baturi si è quindi soffermato “sul riconoscimento e sul sostegno che all’azione della CEI è venuto dai pontefici che in questi ultimi quarant’anni si sono avvicendati alla guida della Chiesa Universale”. “Da San Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e oggi con Papa Francesco – ha concluso – la CEI ha sempre goduto del pieno sostegno e della più ampia fiducia rispetto al proprio operato nel rapporto con le autorità civili”.

Qui e qui altri servizi sull’evento di Radio Vatican News con le dichiarazioni, in merito al Concordato: del Segretario di Stato della Santa Sede Piero Parolin, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il rettore della Lumsa Francesco Bonini, il prof. Giorgio Feliciani e altri.

Dal 6 al 10 febbraio in Vaticano il Convegno sulla formazione permanente dei sacerdoti

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Ravviva il dono di Dio che è in te (2Tm 1,6) è il tema del “Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti“. L’iniziativa è promossa dal Dicastero per il Clero, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, e con il Dicastero per le Chiese Orientali. L’obiettivo è avviare un processo condiviso con tutte le Chiese locali per rafforzare l’accompagnamento dei sacerdoti.

Dal 6 al 10 febbraio circa 1.000 i partecipanti da 60 Paesi. In programma, momenti di preghiera, relazioni, ma anche l’ascolto reciproco in piccoli gruppi nello stile sinodale.

A Vatican News-Radio Vaticana, il prefetto del Dicastero per il Clero, Cardinale Lazzaro You Heung-sik, parla del Convegno e della necessità di rispondere alle esigenze dei sacerdoti in un contesto socio-culturale e di fede non facile; sottolinea, tra l’altro, la volontà di affrontare le difficoltà concrete della vita sacerdotale e insieme di mostrarne la bellezza, grazie alle tante “testimonianze meravigliose” esistenti.

Qui il servizio di Radio Vaticana di Renato Martinez e Adriana Masotti.

Qui le conclusioni dell’evento.

 

8xmille e Festival della Vita / Vivere è…Comprendere

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Giunge alla XIV edizione la fortunata e seguita rassegna del Festival della Vita, sostenuta anche dall’8xmille.

Il progetto è promosso dal Centro Culturale San Paolo odv quale espressione della famiglia dei Paolini e costituisce un’occasione d’incontro e confronto sul tema dell’edizione: Vivere è…Comprendere: “Non deridere, non compiangere, non disprezzare, ma comprendere le azioni umane”(Baruch Spinoza).

Il ricco programma della manifestazione prende spunto dal Messaggio per la 46^ Giornata nazionale per la Vita della Conferenza Episcopale Italiana: “La forza della vita ci sorprende. Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita?” (Mc 8,36) del 26 settembre 2023 e riporta anche il Messaggio di saluto al Festival della Vita dell’ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede, il signor ambasciatore dott. Adam Kwiatkowski.

Momento centrale della manifestazione è il week end da venerdì 2 febbraio a domenica 4 febbraio, Giornata nazionale per la vita. In particolare, segnaliamo l’appuntamento di sabato 3 febbraio alle ore 18 presso l’Auditorium provinciale di Caserta dove si terrà la Serata di Gala. Cuore della manifestazione, il dialogo sul tema: “Vivere è… Comprendere” tra il filosofo prof. Massimo Cacciari e don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana.

Durante la cerimonia interverranno tra gli altri: il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Servizio per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa della Conferenza Episcopale Italiana, intervistato dal conduttore e direttore artistico della kermesse festivaliera Gaetano Maschio.

Dopo l’inizio nel territorio casertano, il Festival della Vita organizza oltre una settantina di eventi in cinquanta località nel territorio nazionale.

Il allegato il programma della manifestazione, resa possibile grazie alla dedizione di don Ampelio Crema ssp, presidente del Festival, del dott. Raffaele Mazzarella, direttore del CCSP San Paolo e del Festival della Vita e del Maestro Gaetano Maschio, direttore artistico del Festival della Vita.

“Il 2024 è un anno di ripartenza, una rinascita dopo la situazione pandemica che ha segnato la storia dell’umanità negli ultimi tre anni – dichiarano gli organizzatori. – È un ritorno alla normalità, almeno è ciò che tutti noi auspichiamo. Il Festival della Vita, giunto alla quattordicesima edizione, è un appuntamento che celebra la vita in ogni suo aspetto, essendo un luogo di incontro e di dialogo. È un percorso che in ogni edizione si arricchisce sempre più di nuove esperienze, di nuove iniziative, soprattutto di quel valore aggiunto che solo le persone sanno donare: la partecipazione che, in ogni modo e nei diversi contesti, fa accrescere l’entusiasmo delle centinaia di addetti ai lavori e non, che in ogni dove progettano, realizzano le loro idee, credendo fermamente nella condivisione dei valori che rende ognuno di noi autentici nella propria individualità”.

Di seguito un video di presentazione