Category Archives: Formazione

Come comunicare alla gente l’8xmille? La formazione dei nostri preti su “partecipazione, corresponsabilità, trasparenza”

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In occasione dell’incontro mensile dei preti e diaconi delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, l’approfondimento sul Sovvenire, il sostegno alla Chiesa cattolica che si trasforma in opere di carità, in progetti pastorali in cantieri di restauro, e nel sostegno quotidiano ai sacerdoti.

Qui il resoconto dell’evento a cura di Annamaria Gregorio pubblicato su clarusonline.it

Direttamente dalla CEI gli interventi di Massimo Monzio Compagnoni (responsabile del Servizio Promozione) e Don Enrico Garbuio (assistente pastorale dello stesso Servizio CEI).

Il sostegno economico alla Chiesa…in 5 minuti

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Perché parlare di sostegno economico alla Chiesa? A quali valori si ispira il sistema scaturito dalla revisione concordataria del 1984? Quali sono gli strumenti a disposizione delle nostre comunità e come funzionano? A queste domande si è cercato di rispondere in poco più di 5 minuti con il video che segue L’ABC del Sostegno Economico alla Chiesa. Il suo obiettivo non è certamente quello di approfondire, con dati o dovizia di particolari, questi aspetti importanti del Sovvenire, piuttosto di essere utilizzato, ad esempio, per animare l’apertura di un incontro in diocesi o in parrocchia stimolando la curiosità di chi, con l’intervento di esperti e altri materiali formativi, potrà conoscere più a fondo la materia.

Lancio corsi di formazione su “Uniti in Rete” / Il 29 ottobre nuovo incontro online

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Invitiamo tutti gli incaricati e collaboratori diocesani, che non erano potuti intervenire all’incontro del 24 settembre, ad iscriversi all’evento e partecipare al nuovo webinar collegandosi martedì 29 ottobre (ore 17-18) a questo link Zoom:

https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_HCK3P_QSSpeV6o7if8qs7Q

Ripetiamo volentieri il webinar perchè all’appuntamento dello scorso 24 settembre, dedicato alla presentazione dei primi due corsi progettati per gli operatori del Sovvenire, non tutti gli incaricati e collaboratori diocesani avevano potuto partecipare. Pertanto, è stato organizzato quest‘altro appuntamento sullo stesso argomento per il 29 ottobre.

Di cosa si parlerà? Dopo un’introduzione su come accedere all’area di formazione, saranno presentati il corso Il Sovvenire (sulla storia, i valori e la struttura del Sovvenire, oltre e a due approfondimenti su 8xmille e Offerte deducibili) e il corso Comunicazione (sulle basi della comunicazione efficace, i materiali di comunicazione, gli eventi in presenza e online, e come misurare gli obiettivi di comunicazione).

Un consiglio – Per chi non avesse mai utilizzato strumenti come la videoconferenza o la chat online durante un webinar, potrebbe essere utile farsi affiancare da una persona esperta per rendere l’esperienza più semplice e fluida.

RICORDA! Martedì 29 ottobre dalle ore 17 alle 18. Il webinar sarà registrato e la partecipazione è gratuita.

 

F.A.C.I./ Da novembre nuovi corsi di aggiornamento amministrativo–canonico

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La F.A.C.I. organizza una serie di incontri di aggiornamento amministrativo e giuridico per parroci, sacerdoti, laici impegnati nell’amministrazione delle parrocchie e delle curie, nonché professionisti che vi collaborano professionalmente.

Gli incontri si tengono via web, divisi in cinque moduli, con lezioni al mattino (9-12) e risposte dei relatori alle domande dei partecipanti al pomeriggio (15-16.30).

Il linguaggio è divulgativo e pratico. È previsto l’invio di dispense e di schemi al termine di ciascun incontro.

Il 2 dicembre sarà la volta del Sovvenire, con la partecipazione del responsabile del Servizio CEI Massimo Monzio Compagnoni.

DOCENTI E TEMI 

I MODULO: (4 novembre)

  • Introduzione al corso (Mons. Antonio Interguglielmi, Presidente F.A.C.I.)
  • l’Ente ecclesiastico e la Parrocchia in particolare. Profili canonici, civili e amministrativi.
  • Gli aspetti fiscali dell’ente ecclesiastico: IMU, TASI, IRES etc. (dott. Federico Rossi)

 II MODULO (11 novembre)

  • Matrimonio: elementi canonici base, la pratica matrimoniale e i casi particolari. Il processo di dichiarazione di nullità (don Giovanni Giove e don Paolo Lobiati, giudici Tribunale Ecclesiastico)

III MODULO (18 novembre)

  • Il diritto penale canonico: profili generali; i delitti nel CIC e le modifiche introdotte dal nuovo libro VI del CIC

(Prof. Giorgio Giovanelli, professore diritto canonico PUL e Avv. Alessia Gullo, Avvocato della Rota Romana e della Santa Sede)

 IV MODULO (25 novembre)

  • I delitti riservati alla Santa Sede, in particolare la procedura nel caso di accuse di pedofilia.

(Avv. Alessia Gullo)

 V MODULO (2 dicembre)

  • Il sostentamento del clero. La previdenza e la pensione del clero
  • Il Sovvenire

(dott. Vittorio Spinelli e dott. Massimo Monzio Compagnoni, Responsabile Nazionale Sovvenire).

In allegato le modalità di iscrizione.

 

Fraternità a Loreto / Accendere il fuoco della fede, per essere fuoco nel mondo

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“Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo,” scriveva quasi 700 anni fa Santa Caterina da Siena. Ma cosa accade quando un gruppo di cristiani decide di prendere sul serio queste parole? Il fuoco divampa, e non si può più contenere.

Questo è ciò che è successo a Loreto dal 26 al 29 agosto, durante il terzo raduno di Fraternità, la più grande community di giovani cattolici d’Italia. Quasi 500 ragazzi, provenienti da ogni angolo della penisola, si sono riuniti dopo essere stati invitati da amici o attraverso i social media. Diventato ormai un appuntamento immancabile per Fraternità, l’evento attira ogni anno sempre più partecipanti, affascinati dalla bellezza e dalla semplicità con cui tanti giovani vivono la fede nel quotidiano.

La frase di Santa Caterina ha fatto da guida durante questi giorni intensi, in cui l’immagine del fuoco, così ricca di significato simbolico, ha permeato ogni incontro: dalle catechesi ai momenti di preghiera, fino alle feste. Il simbolo di una fiamma ardente, stampata sulla maglietta di ogni partecipante, rappresentava il fuoco della fede che, da oltre 2000 anni, continua ad animare e infiammare i cuori dei credenti.

Un programma ricco, per innescare l’incendio

Perché il fuoco si accenda, è necessario un innesco: un aumento di calore che, a contatto con il combustibile, genera la fiamma. Lo stesso vale per la fede: anche questa si trasmette per contatto, attraverso una scintilla esterna capace di accenderci dentro. È proprio ciò che tanti giovani hanno sperimentato in Fraternità e, in modo particolare, durante questo raduno: un incontro autentico con ragazzi animati dal desiderio di camminare verso Cristo. Per molti, questo evento ha rappresentato la scintilla decisiva, capace di ravvivare un fuoco che era ormai spento o fioco, riportando speranza e rinnovando la fede.

Le giornate erano scandite da un alternarsi armonioso di preghiera, festa, catechesi e momenti di condivisione. Ogni attività era orientata a un unico grande obiettivo: aiutare i giovani a coltivare un dialogo profondo con Dio e a rafforzare i legami fraterni.

Le catechesi, prima don Alberto Ravagnani sacerdote che è alla guida di tutta l’esperienza e successivamente di Fra Roberto Pasolini, Suor Katia Roncalli e don Pierluigi Banna, hanno stimolato i ragazzi a interrogarsi sul proprio cammino di fede e su quelle problematiche che spesso impediscono di mantenere viva la fiamma della fede. Ogni relatore ha saputo toccare il cuore dei giovani, suscitando riflessioni profonde con interventi carichi di significato.

I laboratori, invece, si sono concentrati su un aspetto centrale della missione cristiana: l’annuncio del Vangelo. Diversi professionisti hanno guidato i ragazzi nell’approfondimento delle dinamiche che caratterizzano il mondo di oggi, per insegnare loro come comunicare il messaggio del Vangelo in modo efficace. “La buona notizia” rimane immutata, ma il contesto in cui viene annunciata è cambiato radicalmente. Per questo, momenti di formazione come questi risultano fondamentali, poiché insegnano a dialogare con una realtà in costante evoluzione.

Tre serate indimenticabili hanno incantato i ragazzi, facendoli ballare, gioire, divertirsi e pregare insieme. La prima sera è stata caratterizzata da uno spettacolo incandescente, in cui degli artisti hanno utilizzato il fuoco come elemento centrale delle loro esibizioni, lasciando tutti a bocca aperta. La seconda sera è stata animata da un DJ set, con la presenza di Padre Guilherme, il celebre prete DJ che ha già fatto ballare i giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona. Una festa piena di emozioni, in cui i ragazzi hanno celebrato la bellezza di vivere come fratelli e sorelle. Infine, l’ultima serata ha avuto inizio con una processione, ognuno con una piccola torcia, in un cammino che ha portato i ragazzi alla basilica. Qui, l’adorazione eucaristica ha preso il via, protratta per diverse ore durante la notte. Uniti come un solo corpo, i giovani hanno cantato, pregato e lodato il Signore in un momento di intensa spiritualità.

Tra gli ospiti di rilievo, spiccano figure come il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI e arcivescovo di Bologna, Mons. Lucio Adrian Ruiz, segretario generale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, e l’arcivescovo di Loreto, Mons. Fabio Dal Cin, insieme ad altri vescovi che hanno preso parte alle celebrazioni eucaristiche.

Ecco le parole che S. Em. Card. Zuppi ha condiviso coi ragazziLasciamo davvero che questi giorni possano essere la via per  accendere il fuoco del nostro cuore, quel fuoco che il Signore vuole che sia acceso quando dice ‘io sono venuto ad accendere un fuoco’, ad accendere una luce della speranza, a far ardere il cuore! È quello che è successo anche a Sant’Agostino che cercava la felicità in tanti modi e che poi alla fine l’ha trovata abbandonandosi al Signore e scoprendo che quel Signore non era da un’altra parte, ma ce l’aveva nel cuore.

Vi chiediamo di vivere la comunione. La comunione è qualcosa forse di più di volersi bene: è pensarci insieme! Questo è il frutto dell’amore, quando uno si vuole bene si pensa insieme, per certi versi non può fare a meno dell’altro, perché? Perché lo amo, perché gli voglio bene, ci penso e quando sono lontano penso a lui. Ci pensiamo insieme. La comunione è quel filo d’oro che ci unisce anche quando siamo distanti. Coltiviamo e coltivate tanto, in una generazione con tanto individualismo e protagonismo solitario, la dolcezza, la bellezza, l’umiltà della comunione, il semplice volersi bene, il gusto dello stare insieme della fraternità”.

Una fiamma da custodire

“Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?»” (Lc 24,32)

Come i discepoli di Emmaus, anche quei 500 ragazzi sono tornati nelle loro case e comunità, portando nel cuore quell’incontro profondo con Dio, che non lascia mai indifferenti o freddi. Tante piccole fiammelle ora brillano in tutta Italia: non è necessario che la fiamma sia appariscente o vistosa, ma che venga custodita con cura, giorno dopo giorno, per continuare ad accendere il cuore delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino: questa è Fraternità.

(Agenzia Sir)

Il Sovvenire alla Summer School dell’ANSPI / L’invito ai giovani: essere protagonisti del cambiamento

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Si è trattato di un incontro pieno di stimoli, riflessioni e proposte concrete quello con Paolo Cortellessa, referente incaricato per le attività di studi e ricerche della Conferenza Episcopale Italiana che, il 4 settembre 2024, a Bellaria, è intervenuto all’interno della Summer School dell’ANSPI (Associazione nazionale San Paolo Italia), ossia nell’appuntamento formativo per animatori ed educatori d’Oratorio della 42^ Rassegna sportivo-culturale associativa “L’Oratorio in Festa”.

Oltre cento giovani provenienti da tutte le Diocesi d’Italia hanno ascoltato con interesse e sollecitudine la descrizione dello scenario giovanile presentato e si sono riconosciuti, a vario livello, in quella incerta e difficile condizione lavorativa e personale che è venuta fuori da una rilettura dei numeri statistici.

I giovani d’oggi, è stato spiegato, si confrontano con lavori precari e spesso sottopagati, un mercato del lavoro instabile e una crescente sensazione di inadeguatezza e solitudine. Dato certamente allarmante che il 39% dei giovani italiani soffra di disturbi legati ad ansia e depressione, mentre la disoccupazione giovanile è al 20,1%, una delle percentuali più alte d’Europa.

Con questo sguardo all’attualità, l’intervento si è aperto a riflessioni piene di fiducia e speranza sull’importante ruolo che gioca la partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale e religiosa, benché quest’ultima risulti attualmente compromessa da un sentimento di disillusione e distacco palese anche nei numeri in decrescita dell’8xmille.

Con stupore, i giovani presenti hanno appreso che la Chiesa si sostiene solo grazie alle offerte dei fedeli e che tutto quanto di bello, di prezioso e di utile le comunità parrocchiali fanno per le comunità, sia possibile solo grazie alla generosità di chi non ha mai smesso di vedere e sostenere quella bellezza, preziosità e utilità delle opere.

L’intervento di Cortellessa, richiamando le parole di Papa Francesco e di Giovanni Paolo II, si è trasformato allora in un appello accorato alla responsabilità e all’azione: con chiarezza ed entusiasmo, l’incaricato della CEI ha invitato i giovani a “mettersi in gioco” per dimostrare, con i fatti, cosa e quanto la Chiesa può fare, ma soprattutto cosa loro stessi possono realizzare all’interno della comunità ecclesiale e sociale; in altre parole, l’invito è stato quello di diventare protagonisti del cambiamento, sia all’interno della Chiesa sia nella società. Invito reso ancora più concreto dalla presentazione di un concorso che verrà lanciato nei prossimi mesi, pensato per stimolare la creazione di contenuti social che mettano in luce cosa la Chiesa faccia di bello e di importante per la società civile.

Beni Culturali / Progetto “Nel tuo nome, l’arte parla di comunità”

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Lunedì 1 luglio 2024 il direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, don Luca Franceschini, il dott. Andrea Nante, curatore scientifico del progetto “Nel tuo nome, l’arte parla di comunità”, e il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile per il Servizio per la promozione del sostegno economico alla chiesa cattolica, hanno partecipato al webinar di presentazione delle iniziative collaterali alla Mostra 2025 che le diocesi italiane sono invitate a realizzare.

Sul sito dell’Ufficio Nazionale Beni culturali ecclesiastici e edilizia di culto il link del webinar e gli allegati.

“Sacerdoti tra schermo e realtà”: una proposta per tutti

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Il Servizio Promozione Sostegno Economico della CEI insieme all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, con la collaborazione della Fondazione Ente dello Spettacolo e dell’Acec, presentano una proposta per tutte le parrocchie: un sussidio per accompagnare le comunità in un percorso cinematografico dedicato ai sacerdoti, quattro pellicole di successo, che possono essere una buona occasione per rilanciare il tema delle firme per l’8xmille e soprattutto delle offerte deducibili per il sostentamento dei sacerdoti.

I titoli scelti – Come un gatto in tangenziale. Ritorno a Coccia di Morto (2021) di Riccardo Milani; Se Dio vuole (2015) di Edoardo Falcone; Io, loro e Lara (2010) di Carlo Verdone; Alla luce del sole (2005) di Roberto Faenza. Quindi anche un focus storico dedicato a Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e a La messa è finita (1985) di Nanni Moretti – che offrono spaccati di testimonianza e provocano la memoria perché si compia il passaggio dallo schermo alla realtà.

Ci troviamo di fronte a preti nati dalla penna di brillanti sceneggiatori oppure caratterizzati da trascinanti attori, come pure a figure che prendono le mosse da veri testimoni del Vangelo che presidiano le periferie della società. Un modo per richiamare l’attenzione sul valore e sull’impegno costante che i sacerdoti mettono in campo nella vita di tutti i giorni, affrontando numerose sfide per e con la comunità.

L’opuscolo, a cura di Sergio Perugini, Eliana Ariola e Massimo Giraldi, con note introduttive di Massimo Monzio Compagnoni e don Enrico Garbuio, rispettivamente responsabile e collaboratore del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, è arricchito dai contributi di mons. Davide Milani, presidente FEdS, e don Gianluca Bernardini, presidente Acec. Tra le pagine si scorgono sguardi cinematografici che si raccordano così alle tante storie di cui dà sistematicamente conto il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. In apertura del sussidio, le riflessioni di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. Di seguito vi proponiamo quella di Massimo Monzio Compagnoni.

MA LA VITA NON È UN FILM

La magia della settima arte conserva un fascino intatto anche nell’epoca dei cellulari e dei tablet. Certo, un bel film si può vedere anche sul telefono o comodamente seduti in casa propria, ma gustarlo insieme, in una sala della comunità o in un’arena all’aperto, è qualcosa di diverso e di più bello. Se poi, dopo il film, si riesce anche a condividere le sensazioni, le suggestioni e le riflessioni che una pellicola trasmette e suscita, allora l’esperienza si fa ancora più arricchente ed è quello che vorremmo si realizzasse grazie al progetto che vi stiamo proponendo.

Il filo rosso che unisce le storie che abbiamo scelto è la figura del sacerdote, calato nella nostra quotidianità. Immagino quanti di noi fantasticheranno, di fronte allo schermo, pensando alla propria parrocchia guidata da un prete come Luca Argentero, Alessandro Gassmann, Carlo Verdone o Luca Zingaretti. Ma sono altrettanto certo che saranno in molti a riconoscere, proprio nei tratti caratteriali abilmente messi in scena da questi straordinari interpreti, delle situazioni già vissute nella propria comunità.

Ritroveranno, ne sono sicuro, nella disponibilità e nella simpatia, nella creatività e nella passione, nei limiti e nelle fragilità di questi personaggi, molte delle peculiarità che hanno imparato a frequentare, conoscere e amare nei parroci delle proprie comunità di origine. Ritroveranno, soprattutto, il fascino che inevitabilmente emana dalla scelta di vita di chi mette tutta la propria esistenza nelle mani di Dio, per il bene di tutti.

Questi film assomigliano decisamente alla nostra vita, ma la vita non è un film.

Ecco, la vita non è un film: per questo abbiamo organizzato in questi quarant’anni abbiamo imparato a conoscere bene nelle sue molteplici sfaccettature. I fondi dell’8xmille, infatti, oltre a contribuire al sostentamento dei sacerdoti, servono per sopperire alle esigenze di culto e pastorale della popolazione (si pensi, tra le altre cose, alla manutenzione delle nostre bellissime chiese) e alle opere di carità a servizio dei più fragili, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo. Eppure, pensate che tra quanti frequentano abitualmente la Messa domenicale le statistiche ci dicono che uno su due non firma.

È un dato sconcertante, se ci riflettiamo, e la dice lunga su quanto abbiamo ancora bisogno di prendere consapevolezza di questa necessità. Negli ultimi 20 anni, gradualmente, la percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica è passata dal 90 al 70%. Vuol dire che c’è bisogno di un supplemento d’anima e di consapevolezza, anche tra i praticanti: l’8xmille non è una conquista garantita una volta per tutte, ma una libera scelta che va continuamente rinnovata, se ci teniamo alla comunità di cui siamo parte viva. La Chiesa è costantemente impegnata a ricordarlo a tutti i contribuenti italiani, ma la Chiesa siamo tutti noi e non possiamo delegare ad altri la nostra parte.

Massimo Monzio Compagnoni
Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

Al via la “Ricerca Sacerdoti” 2024

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È stata avviata un’indagine sul clero promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzata dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica con il contributo dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.

La ricerca, realizzata a distanza di dieci anni dalla precedente, vuole delineare la figura del sacerdote diocesano attraverso una serie di domande in merito alle esperienze di fede ed ecclesiali prima del seminario, l’itinerario formativo, la vita e il ministero presbiterale. In particolare, si segnala l’attenzione ad un tema a noi molto caro, quello del sostegno economico alla Chiesa cattolica, alla luce del calo delle offerte per il clero e alla diminuzione delle firme 8xmille a favore della Chiesa cattolica.

Il progetto, che si avvale della collaborazione di Eumetra MR S.p.A., società specializzata in indagini statistiche, prevede la somministrazione di un questionario a un campione di sacerdoti, individuati all’interno della Diocesi, rappresentativo per distribuzione geografica, età e anno di ordinazione.

In questi giorni i sacerdoti selezionati saranno contattati direttamente da Eumetra MR S.p.A.:

–      attraverso un loro intervistatore che si recherà presso la parrocchia del sacerdote per lasciare un questionario cartaceo da compilare 
–      oppure attraverso una mail con all’interno un link per accedere alla compilazione del questionario direttamente on line.

Si precisa che l’indagine viene realizzata nel pieno rispetto della privacy e dell’anonimato, e che le informazioni raccolte saranno analizzate in forma aggregata e non associate al sacerdote intervistato.

Il Papa a Verona e questa Chiesa, vista da un non credente

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Carlo Rovelli è un fisico, saggista e divulgatore scientifico, specializzato in fisica teorica. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente insegna in Francia. Nato a Verona, è un non credente che però domenica 19 maggio era tra la folla che ha accolto Papa Francesco proprio a Verona. L’Osservatore Romano ha pubblicato una sua toccante riflessione che unitineldono.it offre anche a voi: è un segno che se c’è dialogo, c’è davvero speranza.

Su queste pagine – quelle dell’Osservatore Romano, ndr – questo apparirà forse come un commento banale. Non lo è per me: sono cresciuto guidato da valori che mi sembravano lontani da quelli della Chiesa. Non sono mai stato credente, e non lo sono neanche oggi. Ma il mondo è cambiato, forse io sono cambiato, forse la Chiesa è cambiata, e oggi mi sento con stupore vicino alla Chiesa, alla sua guida morale, come non avrei mai creduto potesse diventare possibile. E credo, lo dico sottovoce, che siano oggi in molti, che erano molto lontani dalla Chiesa, a sentirsi così.

Sabato a Verona, la città dove sono cresciuto e ho vissuto tutta la prima parte della mia vita, il Papa ha raccolto attorno a sé una grande folla variopinta ed emozionata, animata dalle parole di pace, giustizia, dall’esortazione ad andare controcorrente, dalla denuncia di chi fomenta la guerra per lucrare, di chi fabbrica armi. Era una folla che sentivo fraterna. Nel momento più intenso della giornata, due uomini hanno preso la parola: «Sono Maoz Inon, vengo da Israele. Il 7 ottobre 2023 Hamas ha ucciso i miei genitori»; «Sono Aziz Abu Sarah, vengo dalla Palestina. Mio fratello è stato ucciso dai soldati israeliani». Poi si sono abbracciati. Diecimila persone vocianti nella grande Arena sono ammutolite. Poi si sono sciolte in un interminabile applauso. Io non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il dolore del mondo. La follia del mondo. E l’unica via per affrontarla… Il Papa li ha guardati commossi. Li ha abbracciati entrambi.

Questo è il mondo che vogliamo.
Il Papa ha parlato dei conflitti, ha esortato a non averne paura. Ad affrontarli parlando, cercando di comprendere le narrazioni opposte, il punto di vista di chi sta dall’altra parte, le sue paure, guardando le persistenti ingiustizie che nutrono i lunghi risentimenti, abbassando le armi, pensando al dolore immenso e reale degli esseri umani, cercando i punti di convergenza, i valori condivisi che ci fanno umani.

Questo è il mondo che vogliamo. Un mondo in cui l’umanità sappia vivere insieme in pace, affrontare gli inevitabili conflitti con il dialogo e la diplomazia, costruire insieme il bene di tutti e affrontare insieme i problemi comuni, come l’emergenza ambientale che incombe.

Vogliamo leader politici capaci di andare in questa direzione, come ce ne sono stati nel passato. Questo è il mondo auspicato dai fondatori delle Nazioni Unite. È il mondo di cui parla il Papa. È il mondo che sognano e per il quale provano a impegnarsi le diecimila persone presenti sabato nell’Arena di Verona, le innumerevoli associazioni, movimenti, e organizzazioni che lo splendido vescovo di Verona ha coinvolto per costruire insieme la manifestazione.

Ma non è questo il mondo che stiamo costruendo.
Il mondo che stiamo costruendo è fatto di milioni che tuttora vivono nella miseria, di una scandalosa e crescente disparità di beni, della follia delle armi atomiche che ci stanno sul capo come una spada di Damocle, e che ora abbiamo ricominciato a costruire più numerose. È fatto dal dilagare delle guerre, da tempo non così tante come ora, dal dolore che generano, dal devastante balzo in avanti delle spese militari ovunque, e soprattutto dal guardare sempre più in cagnesco gli altri potentati della Terra.

Siamo in un mondo dove i nostri governanti, invece di cercare di risolvere conflitti senza spargere sangue, parlando e cercando i punti di equilibrio, dicono invece sempre più spesso di voler abbattere il nemico, qualunque sia il costo di sangue e di dolore. Un mondo che a me sembra si stia avviando verso un’altra delle sue regolari esplosioni di follia, quando periodicamente ci massacriamo a milioni, ciascuno convinto di essere nel giusto.

Eravamo tanti sabato nell’Arena di Verona, a cercare gli uni negli altri la forza del sogno di un mondo migliore.
Il Papa era in mezzo a noi, con il suo consiglio e la sua parola che arriva forte a tanti cuori. Ma siamo pochi nei nostri paesi. La politica va in un’altra direzione, la stampa va in un’altra direzione.

Il potere, e chi lo segue e ne dipende, vanno in un’altra direzione. I più, temo, preferiscono chiudere un occhio sul dolore del mondo, sulla rapacità dei potenti, sui rischi della nostra arroganza, perché, alla fine, quelli che sono difesi con la violenza, sono i nostri privilegi. Lo scrivo con tristezza, non so se sia vero. La miopia è curabile, la miopia dell’egoismo mi sembra letale.

Non è la prima volta che questo Papa mi stupisce. L’ho incontrato brevemente anni fa, in occasione di una conferenza scientifica a Castel Gandolfo. Allora il nemico di turno dell’Occidente era l’Islam, io provai a suggerire al Papa di essere più esplicito con il suo popolo, nell’esortarlo a non considerare i musulmani come nemici. Con mio stupore, lo fece pubblicamente qualche giorno dopo. E quando ho cercato — ahimè senza esito alcuno —, raccogliendo l’appoggio di colleghi di scienza, di promuovere l’idea di un possibile negoziato globale per un disarmo bilanciato, che libererebbe un colossale dividendo di pace con sui potremmo insieme risolvere la miseria estrema e coprire i costi dei rimedi al riscaldamento climatico, il Papa ci espresse il suo sostegno.

Ma il regalo più grande, per me, è stato sabato, dopo l’incontro in Arena. La mia città lo accoglieva con governatore, sindaco, alti prelati e ogni sorta di vip. Ma Francesco è andato a pranzare con i detenuti nel carcere della città. Per questo segno l’ho amato, e ho riconosciuto in lui i valori che mi sembrano i più forti e i più sacri.

Da ragazzo volevo cambiare il mondo, sognavo un mondo più giusto, sognavo abolire privilegi, confini, eserciti, sfruttamento. La Chiesa mi sembrava uno degli ostacoli. Ora non più, e il Papa lo sento, con stupore, in un mondo sempre più cieco, come un saggio fratello maggiore.

di Carlo Rovelli
Fisico e saggista

(Foto Vatican Media/SIR)