Category Archives: Formazione

Incentivi a parrocchie, diocesi e incaricati diocesani per una Chiesa porto sicuro

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La buona notizia è che quest’anno quasi 350mila euro sono arrivati alle parrocchie e alle diocesi dal nostro ufficio per aver organizzato e rendicontato corsi di formazione per diffondere la cultura del sostegno economico alla nostra Chiesa. La cattiva notizia è che solo la metà degli incentivi previsti è stata utilizzata, sui 700mila messi a disposizione. Anche perché diverse parrocchie non hanno rendicontato le attività di formazione svolte. Per questo, passo dopo passo, ricordiamo come fare.

INCENTIVI ALLE PARROCCHIE, OCCHIO AI REQUISITI
Sono 387 le parrocchie che hanno organizzato incontri di formazione per incoraggiare la partecipazione attiva dei fedeli, e hanno preso parte ai progetti di raccolta firme 8xmille e offerte. Per questo loro impegno hanno ricevuto complessivamente 110.250 euro. La classifica delle regioni più virtuose, quelle dove si concentra il maggior numero di parrocchie che hanno ricevuto contributi, vede sul podio al primo posto la Puglia, seguita dalla Basilicata e dalla Calabria. Ma si può fare di più, molto di più. Per questo è utile ricordare le regole per beneficiare degli incentivi. Innanzitutto, occorre partecipare al progetto “Uniti Possiamo” e/o “UnafirmaXunire”. Rispondere ad un brevissimo questionario sullo svolgimento delle iniziative. Inoltre, svolgere almeno un incontro di formazione dedicato all’8xmille e/o alle offerte per il clero, che venga rendicontato. Contemporaneamente nominare un referente parrocchiale del Sovvenire. Ultimo, ma non ultimo, raccogliere almeno 250 euro per il sostentamento del clero attraverso la partecipazione al progetto “Uniti Possiamo”. La parrocchia che aderisce a un solo progetto ottiene 250 euro, mentre quella che partecipa ad entrambi riceve 500 euro (vedi regolamento nel portale UNITIINRETE).

INCENTIVI ALLE DIOCESI, UN VOLÀNO PER LA CHIESA
Ben 138 le diocesi, pari al 63% di tutte quelle presenti in Italia, che hanno ricevuto l’incentivo di 1.000 euro per la formazione, per un totale di 138.000 euro. In vetta sono arrivate le diocesi del Nord Ovest che sono risultate più attive nello spronare le parrocchie del proprio territorio a organizzare incontri di formazione per favorire e incoraggiare la partecipazione dei fedeli. A metà strada troviamo le diocesi del Centro Italia. Arrancano, invece, le diocesi del Sud Italia. Gli sforzi fatti dai Vescovi italiani per sensibilizzare, formare e informare al Sovvenire, in primis ai progetti “Uniti Possiamo” e “UnafirmaXunire”, stanno dando risultati concreti.

INCENTIVI AGLI INCARICATI DEL SOVVENIRE, SCUOLA DI COMUNIONE E CONDIVISIONE
A 98 diocesi è stato assegnato un ulteriore contributo di 1.000 euro in virtù della presenza di una rete territoriale e di iniziative svolte dal proprio incaricato diocesano del Sovvenire. Si tratta infatti di un incentivo che viene riconosciuto proprio per il lavoro di promozione e formazione svolto dai nostri incaricati. Per questo, seppure assegnato alla diocesi, non è riservato esclusivamente al Vescovo. L’incentivo, infatti, è per i risultati conseguiti sul territorio, sicuramente frutto dei tanti incontri di formazione organizzati, ma anche della capacità di rendicontarli, requisito indispensabile per accedere ai fondi previsti.

L’IMPORTANTE È RENDICONTARE LE ATTIVITÀ
Innanzitutto, bisogna accedere con le proprie credenziali, all’interno del portale UNITIINRETE (www.unitiinrete.it). Primo passo da seguire è inserire il programma e la relazione dell’incontro con una breve descrizione di come si è svolto. Secondo passo, indispensabile per ottenere gli incentivi, è indicare il numero dei partecipanti all’incontro. Terzo passo da seguire è quello di testimoniare la partecipazione alla formazione inviando foto e/o video dell’incontro. Se la parrocchia è presente sui social, occorre riportare il link alla pagina YouTube dove è caricato il video. Ultimo passo da svolgere, è quello di allegare locandine, materiali realizzati esposti o utilizzati per l’iniziativa, come pure rassegne stampe e comunicazioni dell’evento (articoli su riviste, quotidiani, blog, social).

FILIERE DI VALORI E RETI DI SOLIDARIETÀ
È proprio l’intreccio tra la corresponsabilità e la partecipazione a dare vita al tessuto del sostegno economico alla nostra Chiesa. Solo facendo riscoprire i valori che sono alla base del Sovvenire, infatti, possiamo creare quelle reti concrete di solidarietà e aiuto per tutti coloro, e sono sempre di più, che si rivolgono alle nostre parrocchie e alle nostre diocesi in cerca di speranza, di sostegno e di vita.  Lo ha detto bene Papa Francesco, il 2 agosto di quest’anno, a Lisbona, all’incontro con i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici impegnati nella pastorale. Riprendendo le parole dello scrittore portoghese Pessoa, “per arrivare all’infinito, e credo che ci si possa arrivare, abbiamo bisogno di un porto, di uno soltanto, sicuro, e da lì partire verso l’Indefinito” ha aggiunto “Sogniamo la Chiesa come un porto sicuro per chiunque affronta le traversate, i naufragi e le tempeste della vita!

Il Papa ai preti di Roma: lavorate coi laici e vigilate sul clericalismo

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È dello scorso 7 agosto la lettera di Francesco ai sacerdoti della sua Diocesi: “Vi sono vicino nelle gioie e sofferenze, grazie del vostro servizio spesso non riconosciuto”. Poi il monito contro la mondanità spirituale: “Si nasconde dietro apparenze di religiosità e amore alla Chiesa, ma in realtà consiste nel cercare, al posto della gloria di Dio, la gloria umana e il benessere personale”. Infine, il Pontefice raccomanda: servi e non padroni, “A volte diamo a vedere di essere superiori, privilegiati, collocati ‘in alto'”.

Il testo della lettera, scrive il Papa, è stato frutto anche della preghiera dinanzi alla Salus Populi Romani alla quale – assicura – ha affidato tutti i sacerdoti dell’Urbe.

“Le ho chiesto di custodirvi e di proteggervi, di asciugare le vostre lacrime segrete, di ravvivare in voi la gioia del ministero e di rendervi ogni giorno pastori innamorati di Gesù”.

Proprio quest’ultima sembra essere la più grande preoccupazione per Jorge Mario Bergoglio, da sempre presentatosi come Vescovo di Roma, cioè quella di un disinnamoramento dei preti dalla loro vocazione e dal loro ministero. Ministero che porta un “carico di gioie e di fatiche, di speranze e di delusioni”, e che spesso si svolge tra “tante fatiche” e “incomprensioni”, ammette il Pontefice. Dice “grazie”, infatti, per questo e lo ripete più volte nella lettera: “Grazie per tanto bene nascosto che fate”; “grazie” per un lavoro che talvolta non ha “riconoscimento”.

“D’altronde, il nostro ministero sacerdotale non si misura sui successi pastorali (il Signore stesso ne ha avuti, col passare del tempo, sempre di meno!)”.

Qui l’articolo di Salvatore Cernuzio per Radio Vaticana.

La parrocchia di Portici, un baluardo contro l’usura

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Ascoltare la propria comunità e curare le ferite della gente. Padre Giorgio Antonio Pisano da più di 20 anni è attento alla voce dei parrocchiani del Sacro Cuore di Gesù, una comunità che sperimenta a Portici, cittadina alle porte di Napoli, la piaga dell’usura. “Sono un prete diocesano, ma al don preferisco essere chiamato padre, o semplicemente Giorgio, per evitare spiacevoli confusioni con i boss che usano questo titolo”, chiarisce il sacerdote. Qui le vite di piccoli commercianti, di alcune famiglie numerose e di chi non ha un lavoro fisso, sono minacciate dai tassi usurai, spiega padre Giorgio. La parrocchia di circa 5mila persone, è attenta soprattutto ai giovani, scugnizzi dal futuro incerto attratti da facili guadagni e, per questo, possibili prede dello strozzinaggio.

La lotta all’usura non è l’unico fronte di impegno sociale: alla parrocchia del Sacro Cuore sacerdote e volontari rafforzano la ricchezza della territorialità facendo rete con le associazioni della città. Attiva è la collaborazione con Villa Fernandes, un bene confiscato alla camorra e ora centro di eventi, mostre, presentazione di iniziative e di libri. La camorra si contende il territorio, per questo in parrocchia ogni marzo si celebra la Giornata dell’impegno contro le mafie: gli animatori vanno nelle scuole per parlare di cittadinanza e beni comuni, a partire dalla terra e dal cibo.

La formazione permanente dei laici è importante – spiega il parroco -, i temi ecologici e quelli della civile convivenza fanno crescere la comunità, un percorso che nasce dalla Gaudium et Spes e continua con la Laudato Si”. Prima di ogni azione c’è un percorso da fare insieme, conclude padre Pisano: “L’osservazione sociologica, va di pari passo con la riflessione alla luce della Parola e ogni azione è guidata dai nostri valori. L’obiettivo è quello di sciogliere i cappi che soffocano ogni essere umano, per restituirgli libertà”.

Qui l’articolo completo di Nicola Nicoletti su unitineldono.it.

Susa: arte, natura e spiritualità a portata di APP

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L’app “Chiese a porte aperte” è un progetto unico in Europa: 42 luoghi di culto sparsi tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, recuperati, restaurati e resi accessibili grazie ai fondi dell’8xmille e grazie all’impegno appassionato di una schiera di volontari.

Una volta effettuato l’accesso, tramite QR code si viene guidati alla scoperta del bene ecclesiastico al suo interno, attraverso una narrazione storica, artistica e devozionale, accompagnata da un sistema di luci direzionali e di micro proiettori che orientano il visitatore. Il tutto, accessibile anche ai disabili sensoriali, grazie a pannelli tattili, video con traduzioni in lis e tavole in comunicazione alternativa aumentativa. Lo spiega su www.unitineldono.it don Gianluca Popolla, incaricato regionale del Piemonte per i Beni Culturali Ecclesiastici.

La musica va oltre…le sbarre

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Grazie alla Chiesa, la musica scandisce la vita dei detenuti nella Casa circondariale “Ettore Scalas” a Uta, a una ventina di chilometri da Cagliari. Tanto da vedere la nascita nel 2020 di un gruppo musicale, formato da una decina di loro, protagonisti, lo scorso 3 luglio, di un concerto fortemente voluto dall’arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi e organizzato nella cappella del Carcere nell’ambito del Cammino sinodale dal titolo “Camminare insieme… verso la libertà”. (L’articolo su unitineldono.it a cura di Maria Chiara Cugusi)

Una musica che suona di perdono, riscatto, speranza, futuro: come nome per la loro “band” hanno scelto “Free inside” ovvero “Liberi dentro”, dal testo di una delle canzoni che loro stessi hanno scritto. «Benché rinchiusi – raccontano -, siamo comunque liberi di andare con la mente dove vogliamo».

Il tutto inizia qualche anno fa, con il laboratorio di musica – una delle attività proposte dall’area educativa trattamentale all’interno della struttura – e con l’animazione musicale della messa nei weekend.  «La musica ci insegna a stare insieme, a trovare una sintonia tra di noi». Durante il concerto, diversi brani musicali che raccontano la loro quotidianità, intervallati da alcune testimonianze sulle esperienze di vita, sul cammino compiuto in questi ultimi due anni, basato sull’ascolto e sul dialogo reciproco. Tra le storie c’è quella di Christian (nome di fantasia): disoccupato, due figlie, alla fine del 2019 arriva a commettere, insieme alla compagna, un furto in una delle parrocchie del territorio diocesano, arrivando alla colluttazione con uno dei sacerdoti presenti. E proprio quel sacerdote era lì seduto ad ascoltarlo cantare lo scorso 3 luglio, lui a cui Christian già aveva chiesto perdono e che ha voluto invitare al concerto – aperto solo ai parenti dei detenuti e ai volontari – come se fosse un suo familiare.

Tra le testimonianze c’è anche quella di Paolo (nome di fantasia), che ha raccontato la gioia nell’aver consolato il suo compagno di cella, pronto per uscire ma poi nuovamente bloccato per altri 18 mesi per l’arrivo di un cumulo di pena. «Mi sono seduto vicino a lui per far sì che non vivesse quel momento di sofferenza da solo: è stato come il “camminare insieme”, che ho imparato da questo percorso sinodale». E ancora, nelle sue parole, la gioia nell’aiutare i nuovi arrivati, cercando di dare loro consigli e vicinanza.

Tutto ciò grazie a una Chiesa presente tra le mura carcerarie. «Il nostro impegno – racconta don Gabriele Iiriti, cappellano del carcere dal 2016 e direttore della Pastorale diocesana penitenziaria – manifesta il desiderio della nostra Chiesa diocesana di accompagnare il cammino, la crescita umana e spirituale di queste persone, per dare un senso alle loro giornate, ed evitarne la depressione. Le proposte non mancano – dalla musica allo studio, dalla lettura al giardinaggio -, ma noi cerchiamo di accompagnare la loro motivazione.

Con loro siamo impegnati nell’animazione delle messe, in colloqui, in momenti di ascolto; poi è nata l’idea di coinvolgerli nel cammino sinodale, ogni mercoledì pomeriggio».

«Lavoriamo in rete – continua – con la direzione carceraria, l’area educativo-trattamentale, la Caritas diocesana, gli altri uffici della nostra Pastorale, con le comunità terapeutiche, il Tribunale di Sorveglianza e le altre istituzioni locali».

Il nostro obiettivo è «rendere tangibile la presenza della Chiesa in questo luogo di sofferenza, creare qui una comunità cristiana misericordiosa, accogliente, che non giudichi ma dia fiducia. Una presenza di vicinanza, prossimità, speranza anche nei momenti più bui».

Diversi i progetti portati avanti dalla Diocesi, dal magazzino Caritas di beni di prima necessità, al laboratorio di uncinetto e bricolage per donne detenute, grazie ad alcuni volontari della Comunità missionaria di Villaregia, fino al progetto “Orti sociali in carcere”, insieme ad alcuni club del Rotary di Cagliari. Non manca l’attenzione fuori dal carcere con i progetti – portati avanti insieme alla Caritas diocesana – per gli affidati alle misure alternative ospitati, durante i permessi premio, nella Casa di accoglienza Leila Orrù – De Martini.

Inoltre, «sarà importante far sì che il cammino sinodale – conclude don Iiriti – possa avere una continuità nella comunità, facendo sì che essa sia pronta per accogliere il detenuto una volta scontata la pena, per ascoltare la sua testimonianza, far sì che non si senta solo. Per far ciò occorre creare una mentalità, facendo conoscere la realtà del carcere, il cammino percorso, e rendendo possibile il cambiamento».

(Testo e foto di Maria Chiara Cugusi)

Lanciano-Ortona / L’arte e la cultura per conoscere il territorio e le proprie radici

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Una rete di relazioni tra le varie istituzioni culturali ecclesiali e quelle civili, promuovendo l’accesso ai beni culturali locali soprattutto per i più giovani e abbattendo le barriere architettoniche che escludono chi è diversamente abile. L’arcidiocesi di Lanciano-Ortona è un cantiere aperto, brulicante di iniziative di vario genere, come ci racconta don Domenico Di Salvatore.

Una bella testimonianza pubblicata su unitineldono.it che racconta come la presenza di un gran numero di pellegrini ha mobilitato da tempo l’arcidiocesi di Lanciano-Ortona a compiere notevoli sforzi per garantire l’apertura degli edifici religiosi oltre ogni esigenza liturgica. E soprattutto a mantenere vivo il rapporto tra Chiesa e arte, rendendo fruibile il patrimonio storico, architettonico e librario.

Scopri di più qui.

Roma / SOS apprendimento: una parrocchia in prima linea

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La parrocchia romana di San Giovanni Battista de La Salle, quartiere Torrino, è diventata una risorsa imprescindibile per una cinquantina di ragazzi e ragazze, dai 6 ai 18 anni e per le loro famiglie. Il sabato mattina, infatti, gli spazi parrocchiali ospitano il Laboratorio Dsa (Diverse strategie di apprendimento), attivo dal 2019, a beneficio di ragazzi con qualche difficoltà cognitiva.

Il Laboratorio è nato grazie all’impegno di Eleonora Scacciapulli, di tanti volontari e del parroco don Francesco Zanoni. «Sono un avvocato e mi occupo da trent’anni di diritto minorile, ma soprattutto sono mamma di due ragazzi dislessici», racconta Scacciapulli. «Poco prima della pandemia, nel 2019 appunto, lanciai al parroco l’idea di aprire uno sportello per le famiglie che, come la mia, avevano dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento».

Ciascuno «mette a disposizione e al servizio degli altri in maniera gratuita ciò che di buono ha, i suoi talenti», sottolinea il parroco don Francesco Zanoni. «È bello che il sabato mattina ci sia questo luogo di incontro, in cui sono protagonisti i ragazzi e le tante persone che offrono il proprio tempo e le proprie competenze». A guidare sia i giovani che gli adulti la celebre frase di san Francesco, che è un po’ il motto del Laboratorio Dsa: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».

Per saperne di più www.unitineldono.it.

“Annunciate dai tetti”: una Chiesa in uscita anche grazie alla rete

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Annunciate dai tetti”, associazione fondata da don Mimmo Bruno insieme ad altri 6 soci nel marzo 2021, oggi conta 15 soci ed è un vero e proprio laboratorio multimediale che attraverso lo storytelling, cioè l’arte del racconto, contenuti grafici e brevi video, come i reel di Instagram, si occupa di promozione sociale attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Su unitineldono.it tutti gli approfondimenti di questa bella esperienza nell’articolo di Giacomo Capodivento.

Apprezzato sia dalle terapiste che dai genitori che hanno parlato della quotidianità dei propri figli, il progetto ha dato voce alle loro storie entusiasmando tutti. “Mi sono emozionato ad ascoltare le storie narrate dai genitori, storie belle, divertenti, simpatiche, commoventi, una bomba di emozioni, raccontate in maniera alternativa un po’ come la vita dei bambini” ricorda Dario,  presidente della cooperativa “Casa di carta” a Trani (BT), che si occupa di disturbi cognitivi e in particolare dello spettro autistico.

È stata proprio l’associazione “Annunciate dai tetti” ad aprire il mondo del podcast alla “casa di Carta”.

Massimo Monzio Compagnoni all’Assemblea della Consulta Nazionale Aggregazioni Laicali

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Si è svolta lo scorso 27 maggio a Roma l’Assemblea Nazionale della Consulta delle Aggregazioni Laicali (CNAL). In pieno cammino sinodale, la Segretaria generale della CNAL – prof.ssa Maddalena Pievaioli – ha voluto significativamente invitare all’evento anche Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Promozione della CEI, in linea con quella responsabilità di essere e sentirsi Chiesa in ascolto e in cammino.

Il responsabile nazionale ha fatto una panoramica sull’attuale situazione, citando i dati di una ricca ricerca su cosa pensano gli italiani della Chiesa, a testimonianza di come oggi, più che in passato, c’è la necessità ritrovarsi uniti, come figli di Dio, intorno al valore fondante della comunione ecclesiale.

Fin dall’inizio il sistema post concordatario di sostegno economico alla Chiesa è stato una scelta di libertà. Ma libertà vuol dire rischio, e necessità di conquistarsi i consensi. Ogni anno la Chiesa può contare su delle risorse economiche che non sono assicurate a priori. Infatti, sono legate alle libere scelte dei cittadini. Quindi la prima responsabilità, perché la Chiesa viva e operi anche attraverso queste risorse, è della Chiesa stessa.

Per questo è fondamentale il ruolo del mondo ecclesiale, e in particolare quello declinato nelle sue molteplici e diverse espressioni associative.

Ogni associazione, gruppo e movimento ecclesiale, oltre a dimostrare sul versante economico generosità, senso di comunione e di corresponsabilità, non deve perciò trascurare l’indispensabile opera di sensibilizzazione ed educazione verso tutta la comunità ecclesiale.

Il CAAtechismo di Prato per vincere la sfida dell’inclusione

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L’idea di un catechismo realizzato con la Comunicazione Aumentativa e Alternativa, è un segno di una nuova sensibilità della Chiesa verso la disabilità. Don Carlo Geraci, parroco di Santa Maria della Pietà a Prato e responsabile dell’Ufficio catechistico diocesano, ci racconta come è nata questa esperienza.

“Il nostro percorso di Caatechismo, noi lo chiamiamo così, non è pensato per i bambini e i ragazzi disabili, ma è rivolto a tutto il gruppo. Il suo obiettivo è includere, non escludere”. Don Carlo racconta così le radici del catechismo realizzato con la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), da qui il gioco di parole, che nel gennaio 2023 è arrivato al terzo volume, dedicato alla preparazione della Comunione. “L’idea è nata nel 2018 da un’esigenza riscontrata sul campo – ricorda il sacerdote – c’era un gruppo di genitori con bambini con bisogni comunicativi complessi che utilizzava la CAA per i loro figli e abbiamo pensato che fosse importante proporre qualcosa per tutti”.

Da questa esigenza e dallo sforzo di alcuni genitori e catechisti delle parrocchie della Resurrezione e di Sant’Ippolito in Piazzanese a Prato è nato il primo volume, dedicato all’iniziazione cristiana, pubblicato nell’ottobre 2018, a cui ne è seguito un secondo in preparazione del sacramento della Confessione. “Il percorso per la creazione del catechismo in CAA – spiega don Carlo – parte dai materiali della Conferenza Episcopale Italiana e da una riflessione sui contenuti, che sono gli stessi per tutti, ma con un linguaggio adattato all’età dei ragazzi e delle ragazze. Successivamente si passa alla trascrizione nella Comunicazione Aumentativa e Alternativa”. “La CAA – precisa don Geraci – è un linguaggio che viene utilizzato per persone con bisogni comunicativi complessi. Si basa su pittogrammi, che vengono creati con un programma, nel nostro caso  AraWord, completamente gratuito e libero da copyright”.

Una nuova possibilità di comunicazione, sulla quale è importante formarsi. “Non abbiamo fatto formazione a tappeto – dice il parroco – ma abbiamo organizzato incontri per dare gli strumenti di base. Quando si usa la CAA si lavora in gruppo, con sacerdoti, catechisti e genitori”.

La nostra catechesi – spiega don Carlo – è un’occasione di crescita per il gruppo. Aiuta a sperimentare l’accoglienza e dà vita spesso a dei percorsi bellissimi”. L’idea di un catechismo realizzato con la Comunicazione Aumentativa e Alternativa, è un altro segno di una nuova sensibilità della Chiesa verso la disabilità. “In passato– racconta il sacerdote toscano – qualcuno pensava che per ragioni diverse per le persone con disabilità non fosse necessaria una catechesi. Ora invece è stato creato un ufficio apposito per loro. In passato era come se ci fosse una sorta di gap, c’erano i ragazzi con disabilità a scuola, ma non erano in molti quelli che poi frequentavano l’oratorio. Ora si sta lavorando per colmare questo divario”.

La strada del catechismo in CAA realizzato dalla Diocesi di Prato, i cui materiali sono utilizzati in parrocchie di tutta Italia, però non è ancora completo. “In futuro – conclude don Carlo Geraci – vogliamo concludere il percorso, con un volume che porti fino alla Cresima”. Nel lavoro di don Carlo e dei catechisti sono coinvolti alcuni genitori di figli con bisogni comunicativi complessi, come Sara Meoni, 43 anni, mamma di Matteo, ragazzo di 13 anni e mezzo. “Ho cominciato – ricorda la donna, una delle componenti dell’équipe diocesana che si occupa di redigere il Caatechismo– perché mio figlio iniziava il catechismo e non esisteva nessun supporto in CAA per lui. Dato che già adattavo i materiali per la scuola, ho cominciato ad adattare i testi della catechesi. Un giorno don Carlo ha visto il nostro quaderno con i pittogrammi e mi ha detto, “perché lo devi fare tutto da sola?”. E ha proposto di fare qualcosa di più strutturato. Siamo partiti da qui”. “Io sono stata fortunata – aggiunge la contabile- perché ero già capace. Quando abbiamo scoperto il ritardo cognitivo di Matteo la logopedista mi ha parlato dell’esistenza della CAA e ho frequentato corsi e master. Ma ci sono tante persone che da sole non sono in grado o non hanno il tempo di fare questo lavoro, con i figli che magari non frequentano il catechismo anche per questa ragione”.

Trasporre un testo in Comunicazione Aumentativa e Alternativa infatti è un percorso lungo, a tratti faticoso. “L’aspetto più difficile – racconta Sara – è semplificare. È un linguaggio simbolico, dunque è per forza riduttivo e poi non si può tradurre tutto, anche per ragioni di comodità e spazio”.

“Personalmente lui ne ha beneficiato, ma non appieno– dice Sara che è mamma anche di Anna, 8 anni – Matteo ha ricevuto la Cresima quest’anno e i materiali del catechismo in CAA su quella parte del percorso non esistevano ancora, così come avevo già fatto, li ho tradotti anche io. La Comunicazione Aumentativa e Alternativa di certo per lui è stata fondamentale per capire e farsi capire, soprattutto perché i suoi compagni del catechismo non sono gli stessi della scuola, dove tutti lo conoscono”. Un uso, quella della CAA, che ha contribuito ad aiutare Matteo anche in altri momenti. “Conosce e segue ogni momento della Messa – spiega la 43enne – e ultimamente per le celebrazioni non stiamo più usando il nostro quaderno con i pittogrammi”. Il successo dei materiali in CAA sono una soddisfazione anche per Sara e per chi con lei collabora alla creazione del Caatechismo. “I riconoscimenti che ci stanno arrivando – conclude la donna – sono una gratificazione. Ci chiamano per fare incontri, sia parrocchie ma anche associazioni che si occupano di autismo. E per me è bello dare una mano, perché so cosa si prova a riuscire ad aiutare proprio figlio”. Un cammino, quella della Diocesi di Prato, dove catechismo fa rima con inclusione.

(di Roberto Brambilla / foto gentilmente concesse dalla diocesi di Prato per unitineldono.it)