Category Archives: Offerte

Uniti nel Dono / Nel Trapanese, lo scoutismo diventa un’esperienza che forma alla vita

vai all’articolo
Camminare insieme, ascoltare, crescere. A Trapani ci sono passi sulle pietre che fanno camminare il cuore. Sono accompagnati dalla presenza discreta e concreta di don Emanuel Mancuso. Assistente ecclesiastico dell’Agesci, il parroco delle comunità di Palma, Salina Grande e Pietretagliate ha 35 anni ed è stato ordinato 8 anni fa dal Vescovo Mons. Pietro Maria Fragnelli.

Ce lo racconta in questo servizio Daniel Tarozzi per unitineldono.it.

L’esperienza educativa dello scoutismo nelle colline della provincia di Trapani si presenta come un metodo capace di formare integralmente la persona, unendo dimensione fisica, caratteriale e spirituale.

Al centro di questo percorso emerge la figura di don Emmanuel Mancuso, parroco e assistente ecclesiastico AGESCI, che vive il suo ministero accanto ai giovani “camminando con loro”. La sua presenza è concreta e quotidiana: non si limita a guidare, ma ascolta, accompagna e condivide le esperienze, rendendosi vicino anche nei momenti più semplici e informali del cammino.

Don Emmanuel interpreta il suo ruolo come un servizio relazionale e educativo: invita alla coerenza, alla testimonianza autentica e alla lettura profonda della vita. Per lui, lo scoutismo è uno strumento prezioso perché aiuta i ragazzi a crescere nella fede, nel senso civico e nella responsabilità, valorizzando anche il bene presente in ogni persona e situazione.

Apprezzato dai giovani per il suo stile amichevole e ironico, viene percepito come un “fratello maggiore”, capace di creare fiducia e trasmettere valori attraverso l’esempio. Il suo impegno si radica nel territorio trapanese, dove educare significa anche offrire speranza e prospettive.

Uniti nel Dono / A Siracusa una parrocchia “senza fili” che unisce le generazioni

vai all’articolo
Nel quartiere di Santa Panagia, don Claudio Magro guida una comunità che ha scelto di abitare la periferia con gesti concreti. Dai corsi di alfabetizzazione digitale per gli anziani ai laboratori di meccanica per i giovani, passando per il teatro: un ponte tra passato e futuro che trasforma la chiesa in una casa per 12.000 anime. La parrocchia si fa collante tra le popolazioni della parte signorile e quella della zona più popolare.

Andiamo a conoscere questa storia di comunità con Daniel Tarozzi su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / A Caltagirone don Rudy in cammino col passo dei giovani

vai all’articolo
Nel cuore della città della ceramica, Caltagirone (CT), don Rudy Montessuto intreccia pastorale giovanile, vita di comunità e ascolto quotidiano. Un prete che non si limita a organizzare attività, ma sceglie di stare accanto ai ragazzi e alle loro domande, con semplicità e gioia, con uno stile che lascia il segno nei cuori di chi lo incontra. Ci racconta la sua storia Daniel Tarozzi in questo video e nel servizio pubblicato su unitineldono.it.

Leone XIV / Il Papa ai nuovi preti: “Siete di tutti e per tutti, tenete aperta la porta della Chiesa”

vai all’articolo
Nel servizio di Benedetta Capelli per la Radio Vaticana le parole pronunciate da Leone XIV domenica 26 aprile – Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni – in occasione della Messa per l’ordinazione di 10 sacerdoti della diocesi di Roma.

Il Papa li esorta ad essere “buoni preti” ma anche “cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale”, testimoni di chi sa che la sicurezza “non è nel ruolo” ma “nella storia di salvezza” a cui partecipa il popolo di Dio.

Qui il servizio completo nel quale si evidenzia come gioia, commozione e felicità traspariva sul viso dei 10 ordinandi per un sì che è risposta alla chiamata di un Padre fedele e generoso.

Il Vangelo di Giovanni in cui Gesù si presenta come “la porta delle pecore” è lo spunto per l’omelia del Pontefice che prima di pronunciarla presiede la liturgia dell’ordinazione. “Eccomi”: è la risposta alla domanda dei 10 che si presentano per essere ordinati e che sono stati riconosciuti idonei dalla Chiesa. Rispondono facendo un passo avanti e chinando il capo. Il cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma Baldo Reina li introduce al Pontefice attestando che “sono degni” del ministero presbiterale.

Qui il testo completo dell’omelia del Papa nel quale si legge tra l’altro:

“…Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori. C’è spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi. La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo. È una salvezza che già opera in tanto bene compiuto silenziosamente, fra persone di buona volontà, nelle parrocchie e negli ambienti a cui vi farete prossimi, come compagni di viaggio. Ciò che annunciate e celebrate vi custodirà anche in situazioni e tempi difficili.

Le comunità cui sarete inviati sono luoghi in cui il Risorto è già presente, dove molti lo hanno già seguito in modo esemplare. Riconoscerete le sue piaghe, distinguerete la sua voce, troverete chi ve lo indicherà. Sono comunità che aiuteranno anche voi a diventare santi! E voi aiutatele a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore, perché siano luoghi – giardini – della vita che risorge e si comunica. Spesso ciò che manca alle persone è un luogo in cui sperimentare che insieme è meglio, che insieme è bello, che si può vivere insieme. Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa…”.

Uniti nel Dono / Napoli: porte aperte per chi ha fame, di cibo e d’amore

vai all’articolo
“Un primo, il secondo, una bottiglia d’acqua e quando c’è, anche il dolce”. Nella parrocchia dei padri carmelitani, nel cuore di Napoli, da 40 anni ogni giorno viene donato un pasto a chi ha bisogno. Ma senza i volontari, spiega il parroco padre Luciano, sarebbe impossibile offrire tutte le attività che il santuario del Carmine mette in campo ogni giorno. La storia è pubblicata su unitineldono.it a firma di Nicola Nicoletti.

“I napoletani si rivolgono a Lei col titolo di Mamma d’o Carmene e io, come parroco, sento il bisogno di seguirla negli insegnamenti evangelici: farmi vicino alle persone”. Padre Luciano Maria Di Cerbo, carmelitano dell’Antica Osservanza, è sacerdote dal 2003 e parroco dal 2019 del Carmine Maggiore, monumento magnifico e simbolo di fede conosciuto non solo a Napoli. “In questi anni ho vissuto il mio impegno come incontro quotidiano con la fragilità umana”, racconta mentre accompagna dei fedeli in chiesa. Bisogni di spiritualità e necessità materiali si incrociano a Napoli, in questo tempio dedicato a Maria. La basilica del Carmine è in una zona della città ricca di storia, ma anche di disagio sociale e degrado urbano. È tra il porto e la strada che conduce al centro, nel cuore della religiosità dei napoletani che arrivano qui per tante necessità, innanzitutto per essere ascoltati. “Vedo volti segnati da storie di disoccupazione, precarietà, dipendenze e solitudine”, spiega il sacerdote, pensando a tante vicende conosciute come parroco.

Napoletano, originario del quartiere Poggioreale, padre Luciano da ragazzo è affascinato dal cammino vocazionale del fratello Alfredo, oggi commissario generale dei carmelitani di Santa Maria La Bruna. Giovane e indeciso, inizia a lavorare dopo il servizio militare, a Firenze conosce i religiosi carmelitani. “È durante un pellegrinaggio a Lourdes che decido di diventare sacerdote” ricorda, ed entra nell’ordine del Carmelo.

L’impegno verso i clochard e i senza dimora fa del santuario un porto sicuro per chi naviga in acque agitate. “Famiglie intere vivono con l’angoscia del domani e spesso la parrocchia diventa l’unico luogo dove sentirsi ancora persone e non problemi”, rivela padre Di Cerbo.

Ogni giorno i volontari sono impegnati in un servizio di ascolto per chi non sa dove andare. Il Centro di accoglienza “Padre Elia Alleva” sfama e accoglie gli ultimi 365 giorni all’anno. Al lato del santuario che si affaccia verso il mare, una lunga fila di donne, uomini e ragazzi provenienti da Africa, Europa dell’Est ma anche dalla stessa Napoli, attende che si aprano le porte per prendere il sacchetto con il cibo. “Un primo, il secondo, una bottiglia d’acqua e quando c’è, anche il dolce”. Padre Francesco Sorrentino spiega quello che ogni giorno viene donato ininterrottamente da 40 anni, mentre cerca di ordinare una fila impaziente di uomini e donne affamati.

Prima della pandemia gli ospiti entravano nei saloni, dopo il covid, anche per un numero di presenze sempre maggiore (dai 400 ai 600 pasti), i sacchetti per la prima colazione e il pranzo sono serviti all’esterno. “Come facciamo? È tutta opera della solidarietà”, affermano i volontari. Il furgone sull’esterno porta il pane fresco, mentre le cassette di acqua sono sistemate nell’interno dei locali. Panettieri, supermercati ma anche anziani e famiglie assicurano con la loro generosità che nessuno rimanga a stomaco vuoto. Parrocchie, scout e gruppi giovanili si alternano nel servire il cibo. Il reinserimento sociale per i detenuti a fine pena e la messa alla prova di donne e uomini che hanno sbagliato, sono un segno importante per dire che ognuno può ricominciare. Senza i volontari sarebbe impossibile offrire le attività che il santuario mette in campo ogni giorno.

“Durante la pandemia, in un momento di riflessione personale, capisco che, con una casa e un pasto sicuro ogni giorno, sono un privilegiato e inizio ad aiutare i senza tetto. Nel 2020 un amico mi disse che al Carmine cercavano un mediatore culturale. Da allora dedico parte delle mie giornate a questi fratelli che non parlano l’italiano”. Sasa’ Dello Iacono, 46 anni, napoletano di Piazza Mercato, parla le lingue del Nord Africa grazie a un percorso accademico svolto a Tunisi. Traduttore e volontario, è attento ai bisogni di chi arriva in Italia e ha bisogno di farsi comprendere. “Conosco le varie lingue parlate in tutta l’area del Maghreb: algerino, marocchino, tunisino e libico. Da quando ho scelto di impegnarmi al santuario mi sento trasformato, rigenerato”.

L’esperienza al Carmine vede la presenza del Terz’ordine Carmelitano e del coro, un servizio che coinvolge numerosi fedeli. Mentre le persone fissano con uno sguardo carico di speranza gli occhi dell’icona che rappresenta Maria, padre Luciano ripensa alla sua missione in questo luogo simbolo della spiritualità mariana. “Il mio ruolo, in mezzo a tutto questo, non è quello di risolvere ogni problema, compito evidentemente impossibile, ma di custodire la speranza. A volte basta semplicemente esserci: ascoltare senza fretta, ricordare a qualcuno che la sua vita ha ancora valore. L’evangelizzazione più autentica non passa solo dalle parole del Vangelo proclamate dall’altare, ma dai gesti semplici come una mano sempre tesa alle necessità delle persone e credere che anche nei contesti più difficili possa germogliare la speranza”.

Uniti nel Dono / Il seme di don Santoro porta ancora frutti d’amore

vai all’articolo
Nel gruppo di preghiera Finestra per il Medio Oriente, nei ricordi dei tanti fedeli, nella scuola pubblica a lui intitolata, nel gruppo scout Roma 21 della Fse, fondato proprio da don Andrea Santoro, il ricordo del sacerdote martire in Turchia è più vivo che mai. E oggi la parrocchia romana di Verderocca Gesù di Nazareth, guidata da don Marco Ceccarelli è impegnata sui mille fronti della solidarietà e dell’attenzione agli ultimi.

Se da un lato la comunità non dimentica le sue radici, dall’altra resta ancorata saldamente al presente e rivolge lo sguardo al futuro, come sottolinea il parroco don Ceccarelli. «Gli scout storicamente sono l’attività più forte in questa parrocchia – sottolinea –, c’è una bella realtà di Fse, ma tanto è in costruzione. La storia è legata a don Andrea Santoro, ma non dobbiamo rischiare di appiattirci solo su questo».

Con i suoi 6mila abitanti e un territorio molto circoscritto, la parrocchia «si trova al centro di diversi comprensori di palazzi – spiega il sacerdote – alcuni dei quali sono di case popolari. E lì, naturalmente, troviamo fatiche e disagi di vario genere, a cui cerchiamo di fare fronte». Solidarietà è una delle parole chiave a Gesù di Nazareth. «C’è un legame e un’attenzione particolare al carcere di Rebibbia – spiega don Ceccarelli –, che è vicino anche se non fa parte del territorio parrocchiale. Il legame è storico, perché fin dai tempi di don Santoro si offriva addirittura ospitalità, nei locali parrocchiali, a qualche detenuto che aveva bisogno perché era in permesso o perché era appena uscito».

Leggi e approfondisci questa storia di Giulia Rocchi su unitineldono.it.

Prega con il Papa / Ad aprile il Santo Padre invita a pregare per i sacerdoti in crisi

vai all’articolo
Nella vita della Chiesa, i sacerdoti sono chiamati ad accompagnare, sostenere e servire le loro comunità. Tuttavia, anche loro possono attraversare momenti di difficoltà che richiedono vicinanza e sostegno. Con questo sguardo, Papa Leone XIV, nella sua intenzione di preghiera per il mese di aprile, invita a pregare per i sacerdoti in crisi, perché possano sperimentare la vicinanza di Dio e del suo popolo, e riscoprire la speranza e la gioia della loro vocazione.

Nella preghiera di questo mese, il Santo Padre chiede dunque, in modo particolare, di pregare per i sacerdoti “quando la solitudine pesa, i dubbi oscurano il cuore e la stanchezza sembra più forte della speranza”, e supplica che possano riscoprire di non essere “né funzionari né eroi solitari, ma figli amati, […] e pastori sostenuti dalla preghiera del loro popolo”. Invita, quindi, tutta la comunità a prendersi cura di loro con vicinanza, ascolto sincero e preghiera costante, riconoscendo che anche loro hanno bisogno di essere sostenuti nel loro cammino.

Prenditi un momento, prega con il Papa.

Nel video le intenzioni del Santo Padre del mese di preghiera di aprile.

Uniti nel Dono / Eleonora Goldoni: “Oggi senza la preghiera non potrei più stare”

vai all’articolo
Trent’anni, calciatrice professionista e una presenza trascinante anche sui social. Eleonora Goldoni non fa mistero della sua grande fede e racconta come la scelta determinante sia arrivata durante un pellegrinaggio, dopo un lungo colloquio con un sacerdote che poi non ha più rivisto. Uscita dal tunnel dell’anoressia, oggi aiuta a lottare tanti altri giovani e con We Football promuove l’educazione nei paesi più poveri del pianeta.

Scopri la sua storia su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Padre Rinaldo: “La speranza cristiana è bella”

vai all’articolo
Nel cuore più tradizionale e caratteristico di Genova, la zona dei carrugi, c’è una parrocchia che da sempre offre un porto sicuro ai più diversi naufraghi della vita. San Sisto II sorge a due passi dall’antico porto di questa ex Repubblica marinara e il suo parroco, Padre Rinaldo Maria Resecco (76 anni e prete da 35), è un uomo saggio e misurato, che in tanti anni ha incontrato e accolto tantissimi sfiduciati, cui ha restituito la speranza.

Il prete – spiega sorridendo a Giovanni Panozzo, autore dell’articolo – ha uno specialissimo legame e rapporto con Gesù Cristo ed è questo che lo caratterizza. La sua non è una funzione sociale, a cui hai bisogno di essere iniziato; sei un inviato del Signore Gesù. Ci sono molti che hanno piacere di vederti, ma ce ne sono anche tanti altri che invece questo piacere non ce l’hanno. A volte però proprio per loro l’incontro col sacerdote si rivela una bella sorpresa, qualcosa che in fondo aspettavano senza rendersene bene conto, perché effettivamente… la speranza cristiana è bella. Ti dice che l’uomo non è fatto soltanto per qualche decina d’anni su questa terra, vissuti come può, ma ha questa prospettiva illimitata, piena di luce… Certo, qualcuno può pensare che lui non sarà mai raggiunto, perché ha sbagliato strada, ma a quel punto c’è anche la bellezza della misericordia, del perdono di Dio che incoraggia, che aiuta. Ho incontrato non poca gente che alla fine è stata contenta di ritrovare questo sbocco, questa comprensione di sé stessi perché il Signore Gesù ti rivela chi sei, ti fa capire il mistero dell’uomo. In altri invece continua ad esserci una chiusura, magari camuffata da un atteggiamento quasi irrisorio, di dileggio, ma anche quello spesso non è molto convinto, nelle persone”.

Scopri di più nel video che segue e su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Quando la solidarietà è più potente dell’alluvione

vai all’articolo
Don Claudio Cipolla, da quattro anni direttore della Caritas diocesana di Rossano Cariati e da due mesi incaricato di Caritas Italiana per le emergenze in Calabria, ci guida tra le comunità più colpite dalla recente alluvione del Crati. La devastazione in Contrada Thurio a Corigliano Calabro e a Tarsia è grande, ma la risposta della solidarietà è stata ancora più straordinaria.

Per saperne di più collegati a unitineldono.it.