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Calabria / Focus sull’8xmille nella Commissione Regionale Sovvenire: «Più informazione per sostenere la carità e le nuove periferie»

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L’importanza della firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica è stata al centro dell’incontro della Commissione Regionale Sovvenire della Conferenza Episcopale Calabrese, riunitasi il 17 giugno a Lamezia Terme sotto la presidenza del Vescovo delegato, Monsignor Stefano Rega, alla guida della diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

Dopo aver fatto il punto su quanto emerso dall’incontro nazionale «Un servizio al servizio», svoltosi nei giorni scorsi a Roma, dove la Calabria, insieme a Monsignor Rega, era rappresentata anche da Giuseppe Lanzillotta, della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, gli incaricati diocesani hanno effettuato un’analisi sulla situazione nelle diocesi calabresi per poi avviare un programma operativo che consenta una maggiore e corretta informazione.

Nel corso dei vari interventi, oltre alla segnalazione di alcune «criticità», si è convenuto sulla necessità di effettuare un rafforzamento della rete diocesana per essere maggiormente incisivi sul territorio al fine di far comprendere come la firma sia importante per contribuire a quella «Chiesa in uscita che risponde alle nuove povertà e ai bisogni sempre più complessi di fasce di popolazione diverse». In particolare, è stato anche ricordato, ad esempio, che, proprio grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, «dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo».

«Ciò che viene dato, sia firmando che effettuando libere offerte – ha detto al riguardo Monsignor Rega –, serve a tutta la Chiesa nel suo complesso ed è importante che si comprenda».

Sebbene la Chiesa abbia senz’altro bisogno di mezzi economici e materiali, questo non significa, però, che sia ricca. Infatti, mentre da un lato possiede un importante patrimonio artistico, storico e culturale che, tra l’altro, richiede l’utilizzo di molte risorse per interventi di restauro e conservazione di monumenti e opere d’arte, affinché le generazioni future possano continuare a goderne, dall’altro investe molti soldi, anche dell’8xmille, per costruire nuovi edifici di culto, strutture parrocchiali e oratori, che diventano centrali per lo sviluppo di nuove periferie urbane. Questo, senza contare i vari interventi caritativi che, quotidianamente, vengono realizzati nelle varie diocesi.

Offerte sostentamento sacerdoti / Donazioni digitali in parrocchia: la Chiesa abbraccia il futuro con i POS

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Nel solco della missione ecclesiale di sostenere la vita delle comunità, promuovere una cultura di condivisione e trasparenza, e garantire il sostegno al nostro clero, l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, in collaborazione con il Servizio per la Promozione della CEI, ha avviato un importante progetto insieme a BdM Banca e Nexi, partner storico nel settore della monetica. L’obiettivo è offrire alle parrocchie uno strumento innovativo e funzionale per la raccolta delle donazioni.

Il progetto nasce con l’intento di favorire una maggiore partecipazione dei fedeli e di semplificare la gestione delle offerte in modo sicuro, moderno e trasparente.

A tal fine verranno installati dei POS (vedi foto) in alcune parrocchie del Centro-Sud Italia, permettendo ai fedeli di effettuare donazioni tramite carte di debito, credito o wallet digitali su smartphone e smartwatch.

Questa soluzione, che risponde alle più recenti abitudini di pagamento, vuole mettere la tecnologia al servizio della Chiesa, trasformando l’innovazione in un potente strumento di comunione, solidarietà e corresponsabilità tra fedeli e istituzioni ecclesiali nel segno del servizio al Vangelo e al sostentamento del clero. I dispositivi, personalizzati per essere facilmente riconoscibili e intuitivi nell’uso, saranno inizialmente collocati in 30 parrocchie selezionate per la loro significatività e prossimità ai territori di riferimento di BdM Banca.

Un incontro di formazione pensato come un momento di condivisione e di crescita comunitaria, per scoprire queste nuove e preziose strade per il dono, si terrà nella parrocchia di San Giovanni Apostolo ed Evangelista venerdì 19 giugno dalle 19.30 alle 21.30 (diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie).

Sarà l’occasione per approfondire il sistema del sostegno economico alla Chiesa cattolica, anche attraverso strumenti innovativi di donazione come il POS. Un appuntamento aperto a tutti i fedeli della parrocchia, per vivere insieme una “condivisione benedetta” e rafforzare il senso di corresponsabilità nella vita della comunità. Al termine, l’incontro si concluderà con un momento di fraternità, per continuare a vivere insieme la gioia della condivisione. 

L’iniziativa testimonia la capacità della Chiesa di dialogare con i cambiamenti sociali, promuovendo strumenti che coniugano innovazione, responsabilità e attenzione al bene comune, nel segno del servizio evangelico e del sostentamento del clero.

“Sovvenire in Radio” / Dodicesima puntata: oltre le sbarre, percorsi di rinascita

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Dall’assistenza ai detenuti più fragili ai percorsi di reinserimento sociale, fino al sostegno delle relazioni familiari. Sono molteplici le iniziative promosse dalla Chiesa di Cagliari nel mondo penitenziario grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un impegno che mette al centro la persona e la sua dignità, nella convinzione che nessuno possa essere identificato soltanto con il proprio errore.

«Anche nelle difficoltà la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute». È a partire da queste parole di Papa Leone che don Gabriele Iiriti, cappellano della Casa circondariale di Uta e responsabile della pastorale penitenziaria diocesana, racconta il senso del lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno e all’esterno degli istituti di pena del territorio ai microfoni della trasmissione “Sovvenire in Radio” con Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

Un impegno reso possibile anche grazie ai fondi dell’8xmille, che consentono di sostenere attività e progetti rivolti a persone che spesso si trovano a vivere condizioni di forte fragilità sociale ed economica.

«Il carcere è una realtà complessa e spesso drammatica – spiega don Iiriti –. Molte persone vi entrano all’improvviso, senza avere neppure il tempo di preparare una borsa con gli effetti personali. Non di rado arrivano prive del necessario, senza il sostegno di una rete familiare e in condizioni di estrema vulnerabilità».

Per rispondere a queste necessità, la Caritas diocesana e i volontari impegnati nella pastorale penitenziaria gestiscono un servizio di distribuzione di beni essenziali per affrontare la quotidianità della detenzione. Un sostegno particolarmente importante per le persone indigenti e per molti detenuti stranieri che non possono contare sull’aiuto dei familiari.

Accanto al sostegno materiale, un capitolo fondamentale riguarda il reinserimento sociale. La pastorale penitenziaria, in collaborazione con la Caritas e le comunità ecclesiali, promuove percorsi che consentono ai detenuti di accedere a misure alternative alla detenzione e di sperimentare gradualmente il ritorno alla vita sociale.

«Le misure alternative rappresentano una grande opportunità – sottolinea don Iiriti –. Permettono alle persone di mettersi alla prova in contesti positivi, di offrire il proprio contributo nelle parrocchie, negli oratori o nelle opere caritative e, allo stesso tempo, consentono alle comunità di conoscere storie e volti che spesso restano nascosti dietro lo stigma della detenzione».

Si tratta di un’esperienza che genera benefici reciproci: da una parte il detenuto trova occasioni concrete di responsabilizzazione, dall’altra la comunità è chiamata a esercitare accoglienza e fiducia, contribuendo a costruire percorsi di inclusione.

Tra le realtà che operano in questa direzione c’è la Casa di accoglienza “Leila Orrù de Martini”, promossa dalla Caritas diocesana. La struttura ospita detenuti in permesso premio, offrendo loro un luogo dove poter trascorrere alcuni giorni insieme ai propri familiari.

«La nostra missione è restituire speranza alle relazioni», racconta il responsabile Adrian Matei. «Molte persone detenute hanno famiglie che vivono lontano o che non dispongono delle risorse necessarie per accoglierle durante i permessi. La casa diventa allora uno spazio di incontro e di ricostruzione dei legami affettivi».

Sono esperienze che lasciano il segno. Genitori che possono riabbracciare i figli senza la rigidità e i limiti imposti dai colloqui in carcere, coppie che ritrovano momenti di quotidianità condivisa, famiglie che hanno l’opportunità di ricominciare a dialogare.

Nella casa operano anche numerosi volontari che accompagnano gli ospiti nella vita quotidiana, contribuendo a creare un clima familiare e di fiducia. Alla base del loro servizio vi è una scelta precisa: ascoltare senza giudicare.

«Quando incontriamo una persona detenuta – osserva Matei – siamo spesso portati a fermarci all’errore che ha commesso. Noi cerchiamo invece di guardare la persona nella sua interezza, ascoltando la sua storia e il suo desiderio di ricostruire il futuro».

Ascolta la puntata.

Caritas Italiana / Report Statistico 2026: “Sempre più poveri, sempre più a lungo”

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È stato presentato, presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana, il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana. Un’occasione di lettura e approfondimento sulle fragilità che attraversano il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori. Le analisi sono state presentate da Federica De Lauso, del Servizio Studi di Caritas Italiana.

A seguire, Andrea Di Criscio, studente dell’Università La Sapienza di Roma, ha proposto un commento all’analisi, raccogliendo alcune sollecitazioni sulla fotografia del Paese che emerge dal Rapporto e sulle responsabilità che consegna al futuro.

Lo scrittore Eraldo Affinati ha offerto una rilettura d’autore, invitando ad andare oltre i numeri per riconoscere le storie, i volti e le domande educative che attraversano le fragilità sociali del nostro tempo. In allegato l’infografica e la sintesi del Rapporto 2026.

La povertà in Italia

La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “strutturale normalità”. Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali. Non si registrano infatti flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie.

Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.

Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Le traiettorie di vita sono spesso attraversate da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali. In questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%).

Casa, famiglie e minori

Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori.
Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.

I dati segnalano infine un record, dal periodo pre-pandemico, della presenza di persone in povertà cronica e dell’intensità della povertà, indicando un progressivo allontanamento dalla soglia minima di benessere economico. Le persone incontrate sono, in molti casi, sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo.

Diminuisce invece la quota dei nuovi poveri, attestandosi al 37,6%. Parallelamente, si registra una graduale crescita dell’ISEE medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) un dato che non deve essere interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche, bensì come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.

“Per orientare le nostre scelte”

S.E. Mons. Benoni Ambarus, Presidente di Caritas Italiana, ha evidenziato il valore ecclesiale del Report e la responsabilità delle comunità cristiane: “La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone”.

“I dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte”, ha dichiarato don Marco Pagniello nelle sue conclusioni. “Per Caritas Italiana il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.

Aggiornato il 16 giugno 2026

Uniti nel Dono / San Giuliano Milanese: le persone prima di tutto

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“Questi dodici anni sono volati, sono stati bellissimi anche se ci sono stati momenti difficili, come quelli della pandemia”. Don Luca Violoni, 61 anni il 14 luglio, originario di Sant’Angelo Lodigiano, nel 2014 è arrivato a San Giuliano Milanese come parroco della chiesa di S. Giuliano Martire, per poi diventare nel 2019 responsabile della neonata comunità pastorale di San Paolo VI, che lascerà nel settembre 2026.

Più di un decennio da cui don Luca si porterà dietro un grande bagaglio. “Innanzitutto, ho tantissima gratitudine per i momenti che abbiamo vissuto – spiega il sacerdote – e conserverò due cose: prima di tutto un’esperienza di paternità. Mi sono occupato di sei parrocchie, poi diventate sette, sono stato a contatto con tante persone e ho creato con loro legami significativi. Poi ho vissuto una bella esperienza di fraternità con i sacerdoti e i diaconi della parrocchia e della comunità pastorale”.

Dodici anni in cui don Luca, gli altri sacerdoti e i laici, insieme alle autorità locali, hanno costruito e creato ponti. “Abbiamo realizzato molti progetti – dice il parroco, che da settembre 2026 sarà a Seregno, nella Comunità Pastorale San Giovanni Paolo II – e tra i tanti me ne vengono in mente due. Il primo è l’Emporio della Solidarietà. È stato significativo perché l’abbiamo costruito mettendo insieme tanti soggetti e ora ci sono una trentina di volontari che si occupano della sua gestione. Grazie a loro siamo riusciti a ridare un segno di speranza a centinaia di famiglie”.

“Il secondo – prosegue il sacerdote laureato all’Università Bocconi in discipline economiche e sociali – è stato il restauro della chiesa di San Giuliano Martire. Abbiamo portato alla luce affreschi del VI secolo che, adesso, tutti quelli che passano per la via Emilia possono ammirare. Quest’opera ci ha fatto riscoprire la lunghissima storia cristiana di San Giuliano ma trasmette anche un messaggio: quello che Dio è per la bellezza, per la luce e per lo splendore”.
Esperienze differenti, in cui don Luca ha portato avanti un modo di lavorare comune. “Per realizzare qualcosa – dice il parroco, che per cinque anni tra il 2009 e il 2014 ha lavorato nel settore Affari Economici della Diocesi di Milano – bisogna mantenere il cuore del Vangelo e riuscire a trovare risorse. E bisogna farlo condividendo le scelte e con una visione d’insieme”.

Scopri tutta la storia su unitineldono.it raccontata da Roberto Brambilla.

Uniti nel Dono / Due sacerdoti, una sola visione: costruire comunità al Varignano

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La parrocchia della Resurrezione al Varignano nasce e cresce come “casa in mezzo alle case”, punto di riferimento per un quartiere popolare e molto variegato.

In questo percorso, don Marcello Brunini, parroco per oltre dieci anni fino al 2020, ha avuto un ruolo decisivo: ha accompagnato la comunità nel rafforzarsi e nel dotarsi di una nuova chiesa, fortemente voluta come spazio condiviso. Il suo approccio è stato chiaro: non una struttura per il prete, ma una casa costruita insieme al quartiere e al servizio di tutti.

Accanto a lui, oggi, don Luca Andolfi, attuale parroco, continua e rinnova questa visione. È descritto come un sacerdote capace di coinvolgere le persone, tirando fuori il meglio da ciascuno e creando una comunità accogliente, aperta anche a chi non è credente. Vive il suo ministero con entusiasmo e sottolinea il valore educativo della bellezza e della partecipazione, elementi che rendono la parrocchia uno spazio vivo e inclusivo.

Il rapporto tra i due sacerdoti è di continuità e stima reciproca: don Marcello riconosce in don Luca un cuore grande e una presenza che permette alla comunità di crescere serenamente. Insieme rappresentano due fasi di un’unica storia: quella di una parrocchia costruita con le persone e per le persone, capace di generare appartenenza e cambiamento nel quartiere.


Scopri tutta la storia su unitineldono.it raccontata da Giovanni Panozzo.

“Sovvenire in Radio” / Undicesima puntata: Sant’Elia, una rete di cura tra Caritas e sanità di prossimità

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Nel quartiere di Sant’Elia a Cagliari, la parrocchia si conferma un punto di riferimento non solo spirituale ma anche sociale, grazie alle attività della Caritas parrocchiale sostenute anche dai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. Un impegno che si sviluppa su più fronti: ascolto, distribuzione di beni di prima necessità e assistenza sanitaria.

A raccontare le iniziative sono stati padre Gennaro Rosato, viceparroco della parrocchia di Sant’Elia, e la dottoressa Bernadetta Loi, responsabile del centro di ascolto sanitario parrocchiale, intervenuti ai microfoni della trasmissione “Sovvenire in Radio” con Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

«La carità è una dimensione essenziale della vita della Chiesa» ha spiegato padre Rosato, sottolineando come l’azione parrocchiale rappresenti anche una verifica concreta della fede attraverso l’attenzione alle persone e ai loro bisogni. Il centro Caritas del quartiere si articola oggi in tre principali ambiti: ascolto sociale, distribuzione dei viveri e assistenza sanitaria.

Il servizio di ascolto rappresenta il primo contatto con le persone in difficoltà, seguito dalla distribuzione di pacchi alimentari, attiva tre giorni al mese e sostenuta dal Banco Alimentare diocesano e dai fondi dell’8xmille, oltre che da donazioni di enti e associazioni del territorio.

Accanto a queste attività si è sviluppato negli ultimi anni un importante servizio sanitario. La dottoressa Loi, medico in pensione, ha raccontato come l’esperienza sia nata dall’osservazione di bisogni crescenti nel quartiere, soprattutto legati alle difficoltà di accesso alle cure.

«Abbiamo iniziato con un ascolto sanitario delle persone fragili» ha spiegato, evidenziando come il servizio permetta di intercettare bisogni urgenti, fornire supporto nell’accesso ai farmaci e facilitare visite specialistiche nei casi più critici. Una rete di collaborazione che coinvolge anche il Banco Farmaceutico e strutture sanitarie del territorio.

Tra le iniziative più recenti, anche attività di prevenzione oncologica e progetti di “medicina di iniziativa”, che prevedono visite domiciliari per le persone non autosufficienti o anziane. Un approccio che integra aspetti sanitari e sociali, con controlli periodici e una presa in carico continuativa dei pazienti più fragili.

Il lavoro della Caritas si inserisce inoltre in una rete più ampia di collaborazioni: associazioni locali, realtà educative, sportelli sociali e progetti condivisi con enti pubblici e del terzo settore. Tra questi, lo “sportello del cittadino” e iniziative educative e sportive rivolte ai giovani del quartiere.

L’esperienza di Sant’Elia si conferma così un esempio di integrazione tra assistenza materiale, accompagnamento sanitario e animazione comunitaria, in un contesto complesso ma ricco di iniziative solidali che puntano a costruire una rete di prossimità sempre più efficace.

Ascolta la puntata

Uniti nel Dono / A Soccavo e Pianura, c’è chi crede nei giovani

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Don Enzo Cimarelli è il parroco in due comunità inserite nella periferia occidentale di Napoli: Soccavo e Pianura, un territorio che conta circa 100.000 abitanti.

Classe 1984, don Enzo è sacerdote per la diocesi di Pozzuoli dal 28 aprile 2012 e, oltre a essere parroco, è delegato diocesano della pastorale giovanile e responsabile del Servizio oratori, coordinando percorsi formativi, spirituali e vocazionali rivolti ai giovani.

Le due realtà cittadine che sta seguendo hanno caratteristiche diverse?

“Sì, Soccavo è un quartiere cittadino con alcune fragilità sociali ma anche con una struttura territoriale stabile – chiarisce il sacerdote –. Pianura, invece, vive un disagio più forte, soprattutto sul piano educativo, culturale ed economico. In alcune zone la presenza della criminalità organizzata è ancora molto radicata; purtroppo capita che perfino bambini di 8-9 anni vengano coinvolti come ‘pali’ per la camorra”.

L’impegno del parroco, “armato” di spiritualità Salesiana, ha subito contagiato ragazzi e adulti. Prima nella comunità dei Ss. Pietro e Paolo a Soccavo, poi nella chiesa di S. Lorenzo a Pianura. Il lavoro pastorale ha cominciato a prendere forma partendo dai giovani.

Segui su unitineldono.it tutto il racconto realizzato da Nicola Nicoletti.

Nardò-Gallipoli / Azione Cattolica in festa: Made to be One unisce comunità e promuove il valore dell’8xmille

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“Con viva gioia e profonda gratitudine condivido con voi il successo di Made to be One, la Festa Unitaria dell’Azione Cattolica Diocesana di Nardò-Gallipoli che si è svolta il 2 giugno, a Gallipoli presso il Parco Gondar”. È il messaggio inviato al Servizio Promozione CEI dall’incaricato diocesano Roberto Giuseppe De Donatis che continua scrivendo:

L’evento si è rivelato una straordinaria festa di popolo e di comunione, registrando la partecipazione di tantissime persone tra bambini, giovani, adulti e, in modo particolare, tante famiglie che hanno animato l’intera giornata.

Desidero ringraziare di cuore i Delegati Regionali e l’Assistenza Nazionale per il prezioso e tempestivo supporto. La presenza della postazione e la promozione del tema dell’8xmille sono state fortemente volute dal nostro Vescovo Mons. Fernando Tarcisio Filograna, dagli Assistenti di settore e da tutto il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica, quale segno tangibile di corresponsabilità e appartenenza ecclesiale.

Grazie al materiale ricevuto, siamo riusciti a realizzare un’efficace azione di sensibilizzazione: all’ingresso della manifestazione, a tutti i partecipanti sono stati distribuiti i cappellini e i braccialetti (particolarmente graditi e di grande impatto visivo).

In una sede dedicata, è stata allestita la postazione informativa dell’8xmille, dove sono stati distribuiti i materiali di approfondimento, insieme a blocchi per appunti e matite logati.

Questo risultato mette a fattore comune una sinergia pastorale preziosa tra le strutture nazionali, regionali e la realtà diocesana di Nardò-Gallipoli, uniti nel comune intento di mostrare il valore della firma per l’8xmille come motore di carità e sostegno alle nostre comunità.

Rinnovo il mio grazie per il vostro costante accompagnamento!”

Uniti nel Dono / C’è una “casa” per tutti i ragazzi di Saluzzo

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A Saluzzo (CN) chiamano in modi diversi l’Oratorio cittadino interparrocchiale Don Bosco. C’è chi ne parla semplicemente come “il Don Bosco”, chi dice “l’Odb”, qualcuno addirittura “i Salesiani”, sebbene la congregazione religiosa non gestisca questo spazio ormai da quarant’anni. Il direttore don Dario Ruà usa un altro nome per definirlo: “casa”. Perché l’Odb, per i giovani, è davvero una seconda casa, una realtà accogliente e sicura.

Ce ne parla in questo articolo pubblicato su unitineldono.it Giulia Rocchi.

«Il cortile è sempre aperto, qualsiasi giorno dell’anno», spiega il sacerdote, che è anche vicario parrocchiale del duomo di Saluzzo e responsabile dell’Ufficio di pastorale giovanile e del Centro vocazioni della diocesi. «Ogni ragazzo può venire in oratorio, qualsiasi motivazione lo spinga, qualsiasi cosa abbia fatto – sottolinea –. Non devono avere credenziali particolari per poterci entrare, né di censo né di appartenenza. Possono venire a pregare, ma possono anche passare soltanto a giocare a pallone o a ping pong. La nostra proposta comunque è chiara e definita».

Situato in via Donaudi, nasce con i salesiani, che però lasciano Saluzzo nel 1981. Da allora è gestito dalla diocesi; dal 2018, anche con una comunità di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, che vivono nell’appartamento all’interno della struttura e collaborano con le attività dell’Odb. E ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le età. A cominciare dal doposcuola per i bambini delle elementari e per i ragazzi delle medie, dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30. «Sono seguiti da volontari, soprattutto insegnanti in pensione, ma non solo – dice don Ruà –. Abbiamo anche circa un 40 % di musulmani, ma noi non rinunciamo mai a fare la preghiera prima di cominciare a studiare. Loro naturalmente non sono costretti a pregare, restano in silenzio. Questa cosa è accettata dalle loro famiglie e non crea nessun tipo di problema». Alle 16, poi, il cancello dell’oratorio si apre e il cortile, fino alle 18, è disponibile per tutti, per giocare liberamente. Ancora, a giovedì alterni si riunisce il gruppo medie, mentre, per chi frequenta dal primo al quarto superiore, c’è il gruppo giovanissimi del venerdì sera, dalle 20.45 alle 22.30.

Il sabato, poi, l’oratorio si trasforma in “Sabatorio”, «una parola nata dalla crasi tra sabato e oratorio – prosegue il sacerdote –; è uno spazio con giochi strutturati e organizzati dagli animatori dell’oratorio. Tutti i martedì, alle 18, c’è l’adorazione eucaristica aperta per i volontari e qualche giovane che ogni tanto passa. Ci teniamo a far sì che ogni settimana ci sia un momento di preghiera».

Intanto si avvicina l’estate, che sarà scandita, come tradizione, dall’Estate Ragazzi e dai campi.
«Faremo quattro settimane di Estate Ragazzi in oratorio, che abitualmente vedono la partecipazione di oltre 400 bambini e un’ottantina di animatori, con accoglienza garantita dalle 7.30 alle 18», sottolinea don Ruà. Per i più grandi, invece, ci sono diversi campi estivi, a seconda dell’età, che solitamente si tengono in località di montagna. I ragazzi si ritrovano a vivere insieme per una settimana, facendo attività, pregando, dormendo e mangiando insieme, in compagnia di animatori, educatori e volontari.

Tra loro c’è Rosi Racca, che dà una mano in oratorio da più di venticinque anni. «Ho cominciato quando i miei bambini erano piccoli – racconta –, poi sono cresciuti e sono diventati a loro volta animatori. Io faccio tante cose, ma soprattutto mi occupo della cucina». Nei giorni di festa o ai campi estivi, non possono mancare le prelibatezze di Rosi, in particolare le sue frittelle di mele. «Io cucino in modo tradizionale, preparo i piatti di una volta, ma oggi spesso i bambini non sono abituati a mangiare questi cibi», osserva la volontaria. Rosi si impegna anche nel doposcuola: «È una bellissima realtà perché accoglie i bambini senza distinzioni».

Tutto questo è reso possibile anche grazie al contributo dell’8xmille, come sottolinea il responsabile del Sovvenire della diocesi di Saluzzo, Gustavo Giordana: «Dal 2018 ad oggi sono stati erogati 192mila euro per sostenere l’Odb». Lo scorso anno, in particolare, 60mila euro sono stati utilizzati «per la ristrutturazione e l’allestimento delle camere per le settimane comunitarie», aggiunge. Si tratta dell’ultima proposta del Don Bosco, partita l’anno scorso. «I ragazzi adolescenti delle scuola superiore sperimentano una settimana di convivenza – illustra don Ruà –. Dormono insieme, mangiano insieme, hanno la loro cucina. Quest’anno ne abbiamo fatte 4 di queste settimane, che sono aperte anche ad altre parrocchie del circondario che frequentano le scuole a Saluzzo. È un’esperienza molto fruttuosa perché permette di condividere la ferialità e la quotidianità insieme ai loro animatori. Sono dei momenti davvero aggreganti».

(di Giulia Rocchi – foto dal sito www.odbsaluzzo.com)