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Uniti nel Dono / Carlo Conti: “L’eredità della mia mamma: fede e onestà”

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Su Uniti nel Dono Carlo Conti, mattatore del Festival di Sanremo 2025, apre il cassetto dei suoi ricordi: una mamma che gli ha fatto anche da padre, i sacerdoti importanti della sua vita, le nozze con Francesca e l’arrivo di Matteo che lo hanno cambiato, segnando anche le sue scelte professionali. Per vivere a Firenze, con la sua famiglia, ha lasciato la conduzione de “L’eredità”.

Cominciamo dalle radici, dalla sua famiglia d’origine. Papà Giuseppe che muore quando lei ha solo un anno e mezzo e una grande mamma, Lolette, che deve fare da madre e da padre. Lei ha raccontato che è a sua madre che deve il dono della fede. Quali sono i ricordi più cari, in questo senso, che porta nel cuore?

L’esempio che mi ha dato, i valori che mi ha trasmesso, come ad esempio il rispetto degli altri, il guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e non considerarlo mezzo vuoto, l’accontentarsi, il fare tutto con grande onestà. I due pilastri fondamentali sono proprio questi, in fondo: il rispetto e l’onestà. Anche nei confronti di sé stessi, non solo degli altri; quell’onestà che ti fa riconoscere i tuoi limiti e che ti fa capire cosa puoi e cosa non puoi fare. Quando in noi qualcosa non va bene tendiamo sempre a dare la colpa gli altri e invece la mamma mi ha insegnato che bisogna essere onesti con sé stessi. E poi naturalmente la fede. Quando il mio babbo è morto la mamma mi diceva sempre che le erano rimasti solo gli occhi per piangere. Economicamente doveva ripartire da zero perché aveva speso molto per le cure per il babbo. Rientrando dal funerale, con questo bambino di 18 mesi in braccio, sola, istintivamente aprì la cassetta delle lettere e ci trovò 500 lire, che le diedero la forza di ripartire in qualche modo e di rimboccarsi le maniche. Lei mi ha sempre detto che gliele aveva fatte trovare santa Rita, la santa degli impossibili, alla quale era particolarmente devota.

La sua crescita è stata legata a doppio filo con i francescani, ma ci sono anche altri sacerdoti che nella sua vita hanno lasciato un segno importante. Le dico tre nomi: padre Artemio, don Giovanni Martini e don Tito Testi. Ci regala qualche “istantanea” di queste tre persone?

Padre Artemio era il viceparroco della parrocchia francescana di Montughi, a Firenze, dove era parroco padre Stanislao. Lì mi sono formato per la comunione e per la cresima e mi ricordo le tante messe che ho servito. Anzi c’era proprio il torneo dei chierichetti e in sacrestia c’era un tabellone dove chi serviva più messe collezionava più crocette (ride, ndr). Io non ho mai vinto ma mi piazzavo sempre bene! Padre Artemio ci regalò, al ritiro della prima comunione, un piccolo Vangelo che ancora custodisco nel cassetto del mio comodino, e sulla prima pagina ci fece scrivere “Io sono di Cristo”.

Don Giovanni è un prete straordinario. È un uomo molto sanguigno, un “fiorentinaccio”, tifosissimo della Fiorentina e perfino cappellano della squadra. La nostra amicizia risale a quando lo incontrai in tribuna d’onore al Franchi, ancora ai tempi di Cecchi Gori. Era di una parrocchia vicina alla mia casa ed è lui che mi ha sposato e ha battezzato mio figlio Matteo. Insomma, è un po’ il padre spirituale della nostra famiglia.

Don Tito, infine, l’ho conosciuto a un matrimonio, sul monte Amiata. Allora era lassù, a Castell’Azzara ma poi è stato trasferito ad Orbetello. Ricordo di essere andato a trovarlo e a parlare con i suoi ragazzi, e a volte lo vedo quando vado a pescare in laguna, dove sono amico di molti pescatori. È un uomo vero, un prete “in trincea”, immerso nella realtà del quotidiano. Una cosa che mi fa ridere moltissimo sono le sue telefonate: magari è in pullman con i malati dell’Unitalsi, oppure a una cena con 500 persone… prende il telefono, mi mette in viva voce e mi fa salutare tutti, appoggiando il microfono al suo telefono, e poi chiede un applauso. Nella sua semplicità, è una cosa bella che faccio sempre volentieri.

Una cosa colpisce andando a ripercorrere gli inizi della sua carriera artistica: a 25 anni lascia la sicurezza di un posto in banca, ben remunerato, per inseguire i suoi sogni e scommettere sulle sue qualità. Cosa si sente di consigliare ai giovani di oggi che sono in cerca della propria realizzazione?

Sai, oggi è tutto più difficile anche se non c’è più la rincorsa al posto fisso, come ci poteva essere allora. La mia mamma aveva fatto mille lavori per potermi mantenere agli studi e puoi immaginare con quanto sollievo avesse accolto quel mio “posto fisso” in banca. Quando improvvisamente le dissi che mi sarei licenziato… quasi svenne. Appena si riprese, però, si rese conto che stavo inseguendo il mio sogno e mi stimolò anche in questo, responsabilizzandomi e dicendomi: “Se non ci credi tu, in questa cosa… chi ci deve credere?”. Ai ragazzi posso dire di credere sempre nei propri sogni e soprattutto di non piangersi mai addosso, attribuendo ad altri i propri fallimenti. Dobbiamo sempre riconoscere i nostri limiti e cercare di migliorarci e di arrivare al massimo delle nostre possibilità.

Tra il 2012 e il 2014 la sua vita personale cambia in modo decisivo: da scapolo impenitente arriva al matrimonio con Francesca e poi c’è la nascita di Matteo. Cosa rappresenta oggi per lei la sua famiglia? Cosa vorrebbe trasmettere di più prezioso a suo figlio?

La famiglia per me è il centro di tutto e io sono solito dire, scherzando, che “tutto il resto fa volume”. Per la mia famiglia ho fatto anche scelte professionali importanti: ho lasciato “L’eredità”, un programma quotidiano, per poter vivere a Firenze e stare più con Francesca e Matteo. Le mie gioie sono portare a scuola mio figlio, trovarci a cena la sera e chiacchierare, giocare insieme o arrabbiarci se guarda troppo l’I-pad, andare a fare la spesa insieme: le cose piccole sono quelle che riempiono di più il cuore se le fai con le persone che ami. Io e mia moglie cerchiamo di trasmettere a Matteo i valori che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. La fede, ad esempio, come facciamo andando a messa la domenica insieme a nostro figlio. Ma anche l’onestà, il rispetto e il sapersi migliorare: non per competere con gli altri ma per sé stessi.

Per la quarta volta quest’anno il festival di Sanremo è stato affidato alla sua conduzione e alla sua direzione artistica. Non si tratta solo di un evento di spettacolo e intrattenimento: in Italia è un pezzo importante della cultura e della vita del Paese. Quanto sente questa responsabilità?    

La direzione artistica di Sanremo comporta tre diversi tipi di responsabilità. Innanzitutto, si tratta di regalare svago e leggerezza, visto che succede con Sanremo lo stesso fenomeno che si verifica quando gioca la Nazionale: in quel momento siamo un po’ tutti tifosi… In secondo luogo, si cerca di far arrivare qualche buon messaggio o qualche testimonianza significativa, come a me è già capitato in altre occasioni (ricordo quando ho ospitato Sammy Basso, ad esempio, oppure anche Ezio Bosso, o quando ho fatto venire la protezione civile e i volontari che si erano spesi per i terremotati). Il terzo tipo di responsabilità sta nel saper selezionare bene le canzoni, in modo che possano piacere ad un pubblico il più possibile ampio, regalando sorrisi, emozioni, divertimento. Con la speranza che poi possano rimanere negli anni!

Intervista di Stefano Proietti – Foto Ufficio Stampa RAI

 

Trieste/ Si conclude Uniti Possiamo con ottimi risultati

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Per il terzo anno consecutivo, il Servizio diocesano per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa Ccattolica (più comunemente noto come Sovvenire) ha promosso a Trieste il progetto Uniti Possiamo. Questo progetto si è svolto tra novembre e dicembre 2024 in diverse parrocchie della nostra diocesi, con il duplice scopo di informare i fedeli sui canali del sostentamento economico della Chiesa Cattolica in Italia e raccogliere offerte liberali per il sostentamento dei circa 33mila sacerdoti italiani.

Il progetto si è svolto grazie all’aiuto dei referenti parrocchiali del Sovvenire, volontari nominati dai rispettivi parroci, che si sono adoperati per l’organizzazione di incontri atti a sensibilizzare i fedeli sui temi del sostentamento economico della Chiesa cattolica.

La formazione, svolta con l’aiuto dei referenti diocesani, si è rivelata importantissima, poiché ha permesso di porre l’attenzione su alcuni valori fondamentali. Nessuno può dire “l’altro non mi riguarda” perché chi partecipa ad una comunità è responsabile insieme agli altri dei suoi bisogni, quindi far parte di una comunità significa anche condividere una parte delle proprie risorse. Nelle nostre comunità, sappiamo bene quanto importanti sono i sacerdoti ed il progetto Uniti Possiamo ha permesso a ciascuno di esprimere la propria gratitudine a loro, che dedicano gran parte del proprio tempo proprio alla comunità.

Sono stati una decina gli incontri formativi svolti nella seconda metà del 2024 e quasi 20mila euro la cifra complessiva delle offerte liberali raccolte in 23 parrocchie per il sostentamento dei sacerdoti. Un ottimo risultato se si pensa che nel 2022 e 2023 (primi due anni del progetto) erano stati raccolti circa 6.200 € e 13.000 € rispettivamente.

L’incremento delle offerte è dovuto essenzialmente a due fattori: l’allargamento del servizio diocesano, voluto dal Vescovo S.E. Mons. Enrico Trevisi, che è attualmente composto da 6 volontari ed il crescente numero di parrocchie che hanno aderito al progetto.

A nome di tutti i volontari del Servizio diocesano del Sovvenire, ringrazio le persone che hanno contribuito con la loro offerta e mi unisco alle parole del nostro Vescovo nella sua lettera del 12 gennaio.

Mike Cardinale
Incaricato per la promozione del sostegno alla Chiesa Cattolica nella diocesi di Trieste

 

A conclusione del progetto il Vescovo Mons. Enrico Trevisi ha inviato QUI una lettera di ringraziamento a conclusione del progetto “Uniti possiamo” per il sostentamento dei sacerdoti.

 

Uniti Possiamo / Avviso importante: prorogata la data di consegna delle scatole al 7 gennaio

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È stata prorogata la data di consegna delle scatole con le buste chiuse delle offerte agli Istituti Diocesani Sostentamento Clero (IDSC) dal 15 dicembre al 7 gennaio 2025.

Si invitano, quindi, tutti gli incaricati diocesani e loro collaboratori a contattare i propri IDSC per:

  • verificare l’elenco delle parrocchie iscritte al progetto Uniti Possiamo;
  • organizzare insieme i tempi per la consegna delle scatole e le modalità di apertura delle buste con le offerte;
  • aiutare l’IDSC, solo se richiesto, nella compilazione dei blocchetti con le ricevute.

In una circolare l’Istituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC), oltre la proroga al 7 gennaio, indica quanto segue:

  • gli IDSC dovranno aprire le scatole e compilare la procedura Uniti Possiamo entro il 20 gennaio;
  • è previsto l’invio dei blocchetti compilati all’ICSC entro e non oltre la prima settimana di febbraio.

Per tutto quello che riguarda le attività attinenti, gli IDSC dovranno contattare direttamente l’ICSC.

 

Monzio Compagnoni: “Con la nuova campagna di comunicazione vogliamo raccontare i valori della Chiesa cattolica”

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In questo nostro spazio vi proponiamo l’intervista che Massimo Monzio Compagnoni ha rilasciato all’agenzia Sir lo scorso 7 dicembre (a cura di Filippo Passantino).

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Al via la nuova campagna istituzionale curata dal Servizio per la promozione del sostegno economico della Conferenza Episcopale Italiana, che racconta una “Chiesa famiglia” fatta di piccoli gesti, di mani tese, di momenti di conforto che trasformano le difficoltà quotidiane in speranza. La campagna, dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, si articola attorno ad alcune domandeQuanto è importante per te chi ti sostiene nella fede? Che valore dai a chi aiuta ad imparare un mestiere o porta speranza ai dimenticati?e ricorda l’impegno quotidiano dei sacerdoti e delle comunità loro affidate, attraverso immagini vive e autentiche di bambini, giovani, famiglie e anziani.

La campagna, on air dal 1° dicembre fino a fine gennaio 2025, si snoda tra tv, radio, web, social e stampa. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano attraverso cinque esempi concreti come la Chiesa sia immersa quotidianamente nelle sfide del nostro tempo. Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste. Ne parliamo con il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni.

Qual è l’obiettivo di questa campagna?
L’obiettivo è quello di raccontare la Chiesa cattolica tramite le attività che la rendono riconoscibile, mettendo in evidenza quali siano i suoi valori fondamentali. Vuole implicitamente portare il pubblico a chiedersi: “perché dovrei sostenerla e dar fiducia alla Chiesa?”. Perché dove c’è la Chiesa c’è fraternità e attenzione agli ultimi, ma c’è anche cura dell’interiorità di ciascuno e dei bisogni non solo materiali. E poi perché a nessuno viene chiesto il certificato di battesimo perché possa trovare accoglienza e ascolto.

Quali canali e linguaggi avete scelto?
Abbiamo cercato di usare un linguaggio molto semplice perché la campagna è indirizzata a tutti, guardando innanzitutto alle famiglie che si misurano con i problemi di ogni giorno, dalla sanità alle questioni legate ai figli, dai momenti di festa e di gioia a quelli di maggiore sofferenza, con una particolare attenzione a quei segmenti di più grande fragilità della vita umana, subito dopo il suo concepimento e prima della sua fine naturale, che sono sempre stati particolarmente a cuore alla Chiesa.

La campagna viene diffusa quest’anno non solo sul web ma anche in tv…
Esattamente. Abbiamo fatto un piccolo investimento, perché non c’erano grandi disponibilità. Abbiamo aggiunto alcuni passaggi televisivi ma c’è sempre tanto web. Il web continua ad essere una parte importante dei nostri investimenti perché ci permette di intercettare un gran numero di persone. Noi stiamo adeguando il nostro modo di comunicare per aprirci a tutte quelli che ormai non leggono più i giornali e vedono la televisione in modo saltuario, ma certamente abitano la rete e i social.

Qual è l’importanza del dono e della firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica?
Questo è un tema importantissimo perché viviamo in una società che è sempre più indifferente. L’indifferenza può essere superata soltanto educando le persone al dono e a essere attenti verso il prossimo. Anche questa è un’azione pastorale: chiedendo di sostenere la Chiesa con la firma per l’8xmille e di sostenere i sacerdoti con un’offerta deducibile, invitiamo le persone anche a costruire insieme a noi un mondo più fraterno e solidale. Meno indifferente.

Quanto incide il welfare cattolico nella società?
La Chiesa cattolica, anche se spesso ce ne scordiamo, investe ogni anno centinaia di milioni di euro, che le vengono dati grazie a chi decide di sostenerla, per una serie di attività e di progetti a supporto della comunità e di tutte le persone. È un sistema di welfare sussidiario a quello dello Stato, perché sono migliaia di progetti che aiutano le famiglie, le persone indigenti, chi non ha più un lavoro, i migranti. L’impatto sociale di quest’opera è gigantesco e, se d’improvviso venisse meno, le conseguenze sarebbero terribili.

Ogni anno la Chiesa investe 250 milioni di euro solamente nei progetti destinati alla carità, soldi che si moltiplicano grazie al contributo di migliaia di volontari che si mettono in gioco e fanno sì che questi progetti funzionino.
Dalle mense delle Caritas ai dormitori, tutte queste cose funzionano grazie a chi gratuitamente fa sì che le persone in difficoltà ricevano un sostegno. E non dimentichiamoci che la Chiesa cattolica ormai in tante zone contribuisce a sopperire anche alle carenze e ai ritardi del sistema sanitario pubblico. Ci sono medici in pensione che mettono a disposizione volontariamente il proprio lavoro, offrendo visite specialistiche a quelle persone più fragili che non sarebbero in grado di poterne avere una in tempi brevi. Tutto ciò accade, molto spesso, in strutture sostenute dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

“Sovvenire in radio” / In studio, a Radio Kalaritana, per l’XI puntata don Mameli e Giancarlo Cocco

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Perché è bello, necessario, e anche doveroso, sostenere economicamente i nostri sacerdoti? Per rispondere a questa domanda il programma “Sovvenire in radio”, condotto da Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula, continua a raccontare l’impegno dei sacerdoti nella diocesi cagliaritana per far capire che sostenere i sacerdoti significa sostenere le opere/azioni concrete che essi portano avanti nei diversi territori, con ricadute significative per le comunità locali.

Ospiti di questa puntata don Emanuele Mameli, parroco della parrocchia Madonna della Strada a Cagliari dal 2020; tra i vari incarichi, anche direttore dell’Ufficio Catechistico dal 2012 e insegnante di religione cattolica presso il Liceo Euclide. Inoltre, Giancarlo Cocco, giovane animatore della parrocchia da circa 8 anni.

Ascolta la puntata:

Uniti nel Dono / A Cisliano (MI), un covo della mafia restituito al bene comune

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“Da questa esperienza ho imparato che il mondo bisogna guardarlo dalla prospettiva delle vittime”. Don Massimo Mapelli, 52 anni, lecchese di Merate, parla così (nell’articolo a firma di Roberto Brambilla su unitineldono.it) di uno degli insegnamenti che ha appreso durante il suo impegno alla Libera Masseria di Cisliano, paese a sud-ovest di Milano, sorta su un bene confiscato alla ‘ndrangheta.

Una nuova vita, quella del complesso di 10mila metri quadrati sequestrato alla famiglia Valle a seguito dell’operazione “Crimine Infinito”, cominciata quasi dieci anni fa.

“Tutto è iniziato nel 2015 per volontà della società civile – ricorda don Massimo, insignito nel 2024 del titolo di Cavaliere della Repubblica – c’era questo bene abbandonato e noi ci siamo entrati senza aspettare le istituzioni, che poi ci hanno sostenuto, perché era un peccato che venisse rovinato e che non fosse utilizzato. Abbiamo ottenuto prima l’assegnazione provvisoria nel 2015 e poi quella definitiva nel 2021”.

Un luogo in cui si decidevano le strategie criminali del clan e dove si compivano violenze che si è trasformato grazie al lavoro della Caritas, dell’associazione Libera, della onlus Una Casa Anche Per Te e dei volontari, in un bene a disposizione dell’intera comunità. “All’interno della Libera Masseria – spiega don Mapelli, responsabile della Caritas ambrosiana nella zona pastorale VI – ospitiamo in collaborazione con i servizi sociali alcune persone, famiglie o singoli in condizioni di necessità, siamo sede di eventi sul tema delle mafie e della legalità, organizziamo campi di lavoro, oltre ad accogliere scuole, gruppi, oratori che vogliono conoscere la storia di questa struttura e che vogliono lavorare su alcune tematiche”. Una struttura, la Libera Masseria, dove si accoglie e si educa, soprattutto i giovani.

Leggi tutto l’articolo su unitineldono.it

Radio Kalaritana / “Sovvenire in radio”, nella IX puntata, “racconta” la parrocchia di Nostra Signora delle Grazie a Decimoputzu

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Cambiano i protagonisti e le testimonianze ma non l’obiettivo principale del programma “Sovvenire in radio”. Infatti, anche in questa IX puntata i conduttori, Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula, auspicano di far comprendere agli ascoltatori quanto sia importante sostenere i nostri sacerdoti grazie alle Offerte per il loro sostentamento, perché sostenerli significa, alla fine, sostenere le opere concrete che essi portano avanti nei territori, con ricadute significative per tutta la comunità.

Ospiti di questo appuntamento sono don Gianmarco Casti, parroco della parrocchia Nostra Signora delle Grazie a Decimoputzu dal 2012, Teresa Piras, della fraternità francescana e collaboratrice della Caritas parrocchiale, e Harouna Konate, mediatore culturale impegnato nella cooperativa Casa di Nazareth (struttura di accoglienza per richiedenti asilo).

Le attività portate avanti dalla parrocchia a beneficio di tutti sono veramente moltissime, e don Casti insieme ai suoi collaboratori ce le raccontano in questo podcast.

Ascolta la puntata:

“Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana nell’VIII puntata il ricordo di mons. Virgilio Angioni

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Anche con questa nuova puntata del programma “Sovvenire in radio”, i conduttori Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula, continuano a raccontare le figure dei sacerdoti che hanno segnato la vita della Diocesi.

L’obiettivo è quello di far capire quanto sia importante sostenere i nostri sacerdoti grazie alle offerte per i sacerdoti (secondo filone del Sovvenire, insieme all’8xmille), perché sostenere loro significa sostenere le opere concrete che essi portano avanti nei territori, con ricadute significative per le nostre comunità.

L’VIII puntata del 17 novembre è stata dedicata al ricordo di mons. Virgilio Angioni, fondatore, tra le altre opere, della Congregazione delle Suore del Buon Pastore, proclamato dalla Chiesa cattolica VENERABILE nel 2004 (nel 1991 iniziata causa di beatificazione). Fu molto attivo in campo sociale ed educativo: avviò una scuola serale per contrastare l’analfabetismo, animò diversi circoli per giovani e lavoratori per formarne il senso critico e indirizzarli all’azione sociale.

Il disagio sociale portato dalla guerra, lo spinse a impegnarsi in prima linea accanto ai più fragili, con la creazione dell’opera «Buon pastore» sorta per sua iniziativa nel 1923 a Cagliari, un’opera di carità ed educazione rivolta all’infanzia abbandonata – in particolare alle bambine di strada – alla quale il sacerdote si dedicò totalmente, opera che poi porterà alla creazione della Congregazione delle suore Figlie di Maria Santissima Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore.

A ricordare e raccontare questa figura è stata chiamata in studio suor Maria Teresina Carta, superiora generale della Congregazione Suore del Buon Pastore e suor Maria Luisa Cau della Congregazione delle Suore del Buon Pastore.

Ascolta la puntata:

Uniti nel Dono / Ogni comunità una storia da raccontare

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Da Nord a Sud le nostre comunità parrocchiali, accompagnate da sacerdoti esemplari e nutrite dai valori del Vangelo, offrono migliaia di testimonianze che ridonano luce e speranza a tutta la società. Una lettura ricca di esperienze “straordinarie” nell’ordinarietà della vita, la dimostrazione come la solidarietà, l’altruismo e l’amore verso il prossimo fanno bene non solo a chi riceve ma soprattutto a chi dona.

Per scoprire tutto questo, l’invito è quello di collegarsi al sito e di iscriversi alla newsletter unitineldono.it.

Ecco solo alcune delle ultime storie pubblicate.

Bari e la sua storia: custodire e tramandare una passione

ArtEcclesiae Bari-Bitonto è il progetto di fruizione del museo e dell’intero complesso monumentale della cattedrale di Bari e della concattedrale e del museo di arte sacra di Bitonto, realizzato in collaborazione con ArtWork, impresa sociale. Don Michele Bellino è l’anima di questa iniziativa e ci aiuta a scoprirla, insieme ai suoi giovani collaboratori.

Carpi ricostruisce anche le macerie del cuore

Il sisma del 2012 (come tutti i terremoti devastanti) ha lasciato ferite profonde nel cuore delle persone, oltre che negli edifici della comunità. A dodici anni di distanza, Sabina Leonetti ha raccolto le testimonianze di don Antonio Dotti (per anni alloggiato in un container, pur di rimanere accanto alla sua gente) e di molti suoi generosi collaboratori.

A Senigallia, ritrovare dignità lavorando il legno

Il dramma della disoccupazione è innanzitutto smarrimento della dignità umana, il non senso della propria esistenza. Per questo don Giancarlo Giuliani, direttore della Caritas di Senigallia, ha messo a punto una metodologia di aiuto e assistenza che passa proprio attraverso il lavoro. Trattare il legno richiede obbedienza, ascolto e impegno e può scandire le tappe di un percorso di rinascita.

Catania: nel quartiere più degradato, la comunità c’è

Don Piero Natale Belluso, 39 anni, dal 2022 è parroco al Santissimo Crocifisso della buona morte e a S. Maria degli ammalati e porta avanti moltissime iniziative sociali, coinvolgendo anche le associazioni laicali, gli ortodossi e i musulmani. Ma da oltre cinquant’anni, anche prima di lui, la parrocchia è sempre stata un punto di riferimento essenziale.

Un nuovo oratorio per i ragazzi di Barletta

Nel popolare quartiere Barberini del capoluogo pugliese, nel nome di don Bosco è stato inaugurato uno spazio tutto per i giovani, costruito con i fondi della diocesi, con il contributo dei fedeli e grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Sabina Leonetti, dopo la cerimonia di inaugurazione, è andata a raccogliere le voci dei ragazzi e del “regista” di questa bella storia, don Leonardo Sgarr

Nella “tenda”, dove la persona non è il reato che ha commesso

Don Francesco Palumbo, 58 anni, da tredici cappellano del carcere di Opera, nella Comunità pastorale Vistitazione della Beata Vergine Maria di Gratosoglio, periferia sud di Milano, ha voluto “La tenda di Mamre”, una struttura destinata ai detenuti e alle loro famiglie. Non solo un luogo che rende possibili, per chi è in permesso, gli incontri con i congiunti, ma un’opportunità per cominciare di nuovo a sperare nel domani.

“Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana nella VII puntata mons. Franco Puddu dal ’98 parroco a Sestu

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Anche in questa nuova puntata di Sovvenire in radio i conduttori Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula continuano a parlare dei sacerdoti impegnati nella diocesi di Cagliari. Un modo Questo racconto per sensibilizzare sulle Offerte per i sacerdoti che costituiscono il secondo filone del Sovvenire, ovvero delle attività del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

L’obiettivo principale di queste puntate è far capire che sostenere i sacerdoti significa sostenere le opere concrete che essi portano avanti nei territori, con ricadute tangibili per le nostre comunità

In studio nella VII puntata mons. Franco Puddu, da ben 26 anni (dal 1998) parroco della parrocchia Nostra Signora delle Grazie a Sestu, e la signora Stefania, catechista della stessa parrocchia, che illustrano ciò che si fa a Sestu grazie all’impegno della parrocchia Nostra Signora delle Grazie, quali sono le azioni portate avanti e quali ricadute concrete per la comunità.

Ascolta la puntata: