Category Archives: Newsletter In Cerchio

Insieme all’Azione Cattolica per sostenere la Chiesa e costruire una rete di solidarietà

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Caro Incaricato Diocesano,

come anticipato nella sezione delle notizie sul Portale Uniti in Rete (www.unitiinrete.it) il Servizio Promozione CEI ha partecipato all’Incontro Nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica Italiana, tenutosi a Castel Gandolfo lo scorso 24-27 agosto, con un breve intervento e uno stand dedicato.

È stata l’occasione per consegnare ai Presidenti diocesani di Azione Cattolica, presenti all’incontro, una cartellina con alcuni materiali, tra cui:

  • un volantino collaborazione Servizio Promozione CEI e Azione Cattolica (vedi allegato);
  • un elenco completo delle parrocchie della diocesi con la segnalazione di quelle iscritte ai progetti nel territorio;
  • il tuo nominativo, indirizzo e-mail e recapito telefonico.

Abbiamo quindi chiesto ai responsabili diocesani dei vari settori di Azione Cattolica di mettersi in contatto con te, per iniziare un’efficace collaborazione al fine di:

  1. costruire una rete “capillare” di Referenti Parrocchiali e/o Promotori Parrocchiali del Sovvenire

In che modo?

  • nelle parrocchie dove manca il Referente del Sovvenire, i responsabili dei settori dell’Azione Cattolica parrocchiale si impegnano a trovare, in sinergia con il parroco, una persona disponibile per l’incarico di “Referente Parrocchiale del Sovvenire”;
  • nelle parrocchie in cui è già presente il Referente del Sovvenire, il socio di Azione Cattolica si rende disponibile a diventare “Promotore Parrocchiale del Sovvenire” per contribuire ad aumentare la capillarità della nostra rete.
  1. Iscrivere nuove parrocchie ai progetti nel territorio “unafirmaXunire” e “Uniti Possiamo”

In che modo?

  • nelle parrocchie NON ISCRITTE, in cui è presente l’Associazione, verificare con i responsabili parrocchiali di Azione Cattolica la possibilità di aderire, iscrivendo le proprie parrocchie, dopo averne parlato con il proprio parroco;
  • nelle parrocchie GIÀ ISCRITTE ai progetti, pianificare e promuovere l’informazione, la formazione e la raccolta previste per i due Progetti del Territorio sopra citati.

L’obiettivo che ci siamo prefissati con Azione Cattolica, a livello nazionale, è coinvolgere e far iscrivere ai Progetti nel Territorio almeno 500 nuove parrocchie entro il 2024.

L’auspicio è di poter avere, prima dell’apertura del progetto di raccolta “unafirmaXunire2024”, un Referente Parrocchiale del Sovvenire – nominato dal parroco – per ogni parrocchia iscritta al progetto e un consistente gruppo di Promotori Parrocchiali del Sovvenire che possa supportarlo. Infatti, abbiamo bisogno che la nostra Chiesa venga sostenuta da tutta la sua comunità!

Monzio Compagnoni / Offerte per i sacerdoti: “Una scelta che va oltre i numeri”

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La terza domenica di settembre si celebra in tutta Italia la Giornata Nazionale di sensibilizzazione alle Offerte per i sacerdoti. Uno strumento, quello delle Offerte, ancora poco diffuso ma dal grande valore pastorale, come ci spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Massimo Monzio Compagnoni.

“Le Offerte per i sacerdoti sono un pilastro fondamentale del sostentamento del clero, molto più di quello che si potrebbe immaginare limitandosi a guardare solamente i numeri”.

Entra subito nel vivo della questione Massimo Monzio Compagnoni, al quale da poco più di tre anni la CEI ha affidato la guida del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Le cifre, nude e crude, potrebbero far nascere qualche dubbio. Nel 2022 per mantenere gli oltre 32.000 sacerdoti a servizio delle Chiese che sono in Italia sono stati necessari poco più di 500 milioni di euro, una somma che le offerte deducibili raccolte nell’anno (8 milioni e mezzo di euro) sono riuscite a coprire solamente per l’1,6%. Quasi il 70% di quel fabbisogno, invece, è stato soddisfatto dai fondi derivanti dall’8xmille. Perché allora non concentrare gli sforzi della comunicazione solo su quel fronte e lasciar stare la promozione delle offerte?

“Sarebbe un errore imperdonabile, soprattutto da un punto di vista pastorale. È vero che il nostro Servizio deve misurarsi con i numeri, saper leggere i segni dei tempi, valorizzare la comunicazione e far tesoro dei dati e delle ricerche. Ma la Chiesa non è un’azienda! È innanzitutto comunione di fratelli, è la famiglia dei figli di Dio. E come ogni famiglia che si rispetti deve saper condividere tutto: la fede, le motivazioni, le riflessioni… ma anche i conti e le necessità materiali”.

E cosa c’entrano le Offerte con questo discorso?

“Le Offerte sono uno strumento importantissimo per alimentare la consapevolezza del reciproco affidamento in cui vivono i sacerdoti e le comunità ecclesiali, sia a livello parrocchiale che diocesano. I sacerdoti sono chiamati a spendersi interamente per le comunità loro affidate, e lo fanno ogni giorno in modo silenzioso e bellissimo. E quale è la nostra parte? Qual è il ruolo della comunità dei fedeli? La risposta più chiara e incisiva, secondo me, ce l’ha lasciata il Card. Nicora, uno dei padri fondatori del sistema di sostentamento, nato quasi 40 anni fa. Secondo lui siamo davvero corresponsabili quando la disponibilità a sentirci parte della vita della Chiesa arriva a tal punto che parlare di aspetti economici diventa normale.”

È per questo che ogni anno viene celebrata la Giornata Nazionale?

“Esattamente. Questa disponibilità non è scontata, o acquisita una volta per tutte. Negli ultimi anni stiamo cercando di non limitare questa attenzione alla sola domenica della Giornata Nazionale (quest’anno il 17 settembre), ma di estenderla almeno ai due mesi e mezzo successivi, fino alla fine di novembre, il periodo in cui diffonderemo anche attraverso i mezzi di comunicazione l’annuale campagna di sensibilizzazione.”

Quale sforzo chiedete alle comunità cristiane, soprattutto in questo periodo?

“L’obiettivo è che tutti coloro che si sentono parte viva della comunità si sentano coinvolti anche economicamente nel suo sostentamento. Ciascuno, ovviamente, per quanto può dare. È il gesto del fare un’offerta che è importante, perché testimonia la consapevolezza della propria corresponsabilità. Ed è verso questo obiettivo che chiediamo l’indispensabile contributo della rete di incaricati territoriali (parrocchiali e diocesani) con cui collaboriamo, realizzando anche progetti specifici come Uniti possiamo”.

Cosa chiedete, invece, ai sacerdoti?

“Di non avere paura di chiedere alla comunità. Non vuol dire essere inopportuni, ma piuttosto aiutarla a vivere con responsabilità il proprio ruolo da protagonista. Anche nel sostegno economico”.

(A cura di Stefano Proietti)

Arcidiocesi Bologna / 8xmille: un piccolo gesto, una grande missione

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È ancora tempo di dichiarazione dei redditi e di scelte per devolvere l’8xmille alla Chiesa cattolica. Un gesto piccolo per ciascuno di noi ma di grande valore, come ricorda la campagna nazionale “Una firma che fa bene”.

L’incaricato diocesano di Bologna, Giacomo Varone, segnala il servizio tv realizzato sul Convegno dal titolo “8xmille, una firma per unire. Un piccolo gesto, una grande missione”, proposto dal Servizio Promozione Sostegno Economico dell’Arcidiocesi. L’incontro si è tenuto nella Sala Conferenze Marco Biagi dell’Ordine dei Commercialisti.

Giacomo Varone ha richiamato il valore di questa scelta a favore della Chiesa cattolica. A margine dell’incontro da evidenziare anche l’impegno dei giornalisti cattolici in questo ambito con le parole di presidente regionale Ucsi, Francesco Zanotti.

Qui il servizio di cronaca del Convegno pubblicato su 12Porte.

Ecologia: la passione dei giovani campani trascina la comunità

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«Con i suoi quasi 23mila abitanti, Agropoli è un centro vivace, un punto di riferimento per tutto il Cilento – sottolinea don Carlo Pisani, parroco della comunità di Sant’Antonio –. Qui insistono una serie di istituti di istruzione secondaria, frequentati anche dai ragazzi di borghi circostanti: ci sono il liceo classico, la ragioneria, il liceo musicale e tanti altri. Senza dimenticare gli studenti universitari che frequentano l’università a Salerno e ogni giorno si spostano con il treno». Eppure, prosegue il sacerdote, «nel territorio si registra la mancanza di luoghi per lo studio. C’era la biblioteca comunale, ma è chiusa da anni». È nata così l’idea delle Aule Studio Lilium, il cui nome è un omaggio al santo a cui è dedicata la parrocchia e al fiore con cui è abitualmente rappresentato, il giglio (lilium, in latino).

«Attualmente i ragazzi vengono in parrocchia solo per il catechismo – osserva don Carlo – ma questo progetto è un modo per far vivere diversamente ai giovani la parrocchia, non solo come luogo di formazione alla fede strettamente intesa, in vista dei sacramenti, ma ci auguriamo che possano sentirsi maggiormente parte della comunità».

Un auspicio condiviso dal confratello don Salvatore Spingi, parroco di Santa Maria degli Angeli a Contursi Terme, sempre nella provincia (e stavolta anche nell’arcidiocesi) di Salerno. «C’è bisogno di iniziative come queste, che siano in grado di coinvolgere e amalgamare varie forze presenti sul territorio – riflette il sacerdote –. Oggi è importante offrire una testimonianza di comunione, ma soprattutto di una comunità che sa impegnarsi per raggiungere un traguardo e dove ciascuno possa realizzarsi secondo le proprie capacità».
In questa parrocchia, nel centro storico della località termale, sta nascendo il “Giardino Essenziale”, cioè uno spazio verde fruibile da tutti, dove verranno coltivate piante officinali, come salvia, timo, rosmarino, incenso.

Un giardino sostenibile, in cui l’impianto di irrigazione sarà alimentato dall’acqua piovana recuperata dalle caditoie e la biodiversità sarà tutelata grazie alle specie impollinatrici. Il tutto con un occhio alla didattica, grazie ai cartelli guida e alle attività laboratoriali proposte alle scuole.

L’articolo completo a cura di Giulia Rocchi su www.unitineldono.it.

L’oratorio di Agropoli: casa per tutti, a partire dai più fragili

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“Appena arrivato pensai che la parrocchia doveva essere la casa di tutti, a partire da chi ha più bisogno”. Don Bruno Lancuba, classe 1966, è il parroco della Madonna delle Grazie ad Agropoli, una cittadina della provincia salernitana. La sua comunità dai quasi 7mila parrocchiani in inverno, passa ai circa 20 mila in estate.

Ordinato nel 1990, il sacerdote riceve, insieme con don Carlo Pisani, la sua ultima nomina a parroco ad Agropoli nel 2015, in una realtà in cui aveva già operato. “Sapevo della presenza dei gruppi giovanili e immediatamente mi sono messo in dialogo con loro” – ricorda don Bruno.

“Sono partito con l’ascolto del territorio: scoprire i bisogni e le ricchezze della gente. Poi bisognava offrire uno spazio per la catechesi, gli incontri e anche per lo sport. Accanto alla chiesa c’era l’oratorio, un edificio insufficiente e in cattive condizioni”, spiega il parroco.

L’ascolto ha fatto scoprire al sacerdote i diversi volti della città, tra cui la povertà.

Scopri tutta la sua storia, e quella della sua comunità,  su www.unitineldono.it, di Nicola Nicoletti.

 

Monsignor Maffeis / Il pallio: un richiamo a vivere la comunione con il Papa

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L’Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, e delegato per il Sovvenire della Regione Umbria, Mons. Ivan Maffeis, è stato tra i metropoliti ai quali nella Basilica Vaticana, nella celebrazione della solennità dei santi Pietro e Paolo, è stato concesso il paramento liturgico simbolo dello speciale legame dei Vescovi, nell’esercizio della loro giurisdizione, con il Pontefice: “Un dono che accolgo come segno di Chiesa, con un respiro di riconoscenza e responsabilità”.

A Vatican News, nell’intervista a cura di Tiziana Campisi, Monsignor Maffeis sottolinea che il pallio è un richiamo alla comunione sia per i pastori che per le comunità dei fedeli. Tracciando, poi, un bilancio del suo primo anno nell’Arcidiocesi umbra, evidenzia l’impegno della Caritas nell’accoglienza degli extracomunitari e di fronte alle necessità dei più bisognosi e descrive le difficoltà che tante persone stanno affrontando a causa dei danni provocati dai terremoti del 2016 e 2017 e dall’ultimo sisma del marzo scorso.

Qual è la realtà sociale odierna della sua Arcidiocesi?

Io ho iniziato a girare l’Arcidiocesi mettendomi in ascolto dei sacerdoti, innanzitutto, e quindi delle comunità, degli animatori delle comunità. La realtà sociale, per certi versi, vive di rapporti stretti con le istituzioni. Ho trovato un po’ ovunque una grande disponibilità, una grande attenzione per il servizio della Chiesa e una buona disponibilità alla collaborazione. Nel concreto, questo si traduce in un impegno fattivo della nostra Caritas diocesana a lavorare sui temi dell’accoglienza, quindi del far posto, del far spazio a chi arriva da altri mondi in cerca di una speranza di vita, e una grande attenzione, anche, alle tante povertà, materiali e non solo, che sono presenti sul territorio. Trovo un po’ ovunque dei centri d’ascolto, le parrocchie sono vive. I centri di ascolto vivono in stretto rapporto con gli empori della Caritas, con i servizi della Caritas e quindi con una Chiesa che cerca, per quanto possibile, di essere all’altezza delle tante domande che attraversano la società, con un’alleanza sempre più forte, nel rispetto dei ruoli, con le istituzioni civili.

Quali sono i bisogni più urgenti della Chiesa di Perugia – Città della Pieve?

Dopo avere accennato alla carità, credo che il bisogno più urgente sia quello di uomini di Dio. Uomini di Dio nei preti, innanzitutto, quindi testimoni che aiutino non solo a riconoscere il Signore, ma anche ad accoglierlo, a seguirlo. Uomini di Dio nel laicato, nella vita religiosa. Per certi versi i segni di crisi, della secolarizzazione, che attraversano la società sono anche i segni di crisi della secolarizzazione che attraversano le nostre comunità, la nostra Chiesa. Credo che oggi – nella misura in cui riusciamo a custodire il tesoro di una tradizione e al contempo a cercare che non sia semplicemente qualche cosa di ieri, ma che cerca di interpretare questo tempo e a vivere con semplicità, con disponibilità, il Vangelo – ci siano tante opportunità di incontro con un mondo che per certi versi è lontano e per altri non aspetta che trovare una proposta e una testimonianza di fede e di speranza.

L’Umbria soffre ancora le ferite provocate dalle scosse sismiche del 2016 e 2017. In che modo la Chiesa è al fianco della gente?

Noi abbiamo avuto qui, in arcidiocesi, un terremoto, lo scorso 9 marzo, molto limitato, che non ha fatto vittime e che quindi è scomparso subito dai media, ma in alcune comunità ci sono persone prive della propria casa, della propria abitazione, del proprio negozio, delle proprie aziende e anche delle chiese. Ci sono alcune comunità che hanno le chiese chiuse ormai da mesi e con i sacerdoti noi cerchiamo di renderci presenti per accompagnare anche questa stagione non facile. Alcune famiglie sono ospitate dall’Arcidiocesi e per gli altri si cerca, per quanto possibile, di essere un segno di prossimità sul territorio, andando a visitare, andando a celebrare e andando ad organizzare strutture per lo più all’aperto o comunque provvisorie, in attesa di poter metter mano a una riapertura anche delle chiese, che sarà un processo molto lungo. Allora, da una parte stiamo cercando di chiedere un contributo, almeno minimo, alla Conferenza episcopale italiana per riaprire una o due chiese. La chiesa in un paese rappresenta sicuramente il luogo del culto, ma rappresenta anche un luogo di comunità, in cui ritrovarsi, in cui vivere una dimensione più ampia. È un cammino che stiamo cercando di fare anche con le istituzioni, perché, se da una parte è urgente riaprire, simbolicamente, almeno qualche chiesa, dall’altra è altrettanto importante, se non prioritario, che le persone siano messe nelle condizioni di poter metter mano alle proprie abitazioni o all’azienda che magari è stata danneggiata con gravi ripercussioni sul mondo del lavoro.

Qui l’intervista completa.

Fidei donum / Dal Vesuvio al Tacanà: l’uomo di Dio che asciuga le lacrime

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Testimone di una sofferenza difficile perfino da raccontare, don Angelo Esposito, 50enne fidei donum dell’arcidiocesi di Napoli nel lontano Guatemala, ha condiviso con noi alcuni struggenti racconti di quel che ha vissuto (e sta vivendo) in questi anni di missione. Situazioni che si possono leggere con occhi di speranza solo alla luce della fede.

Nato a San Sebastiano al Vesuvio nel 1973, don Esposito è stato inviato dalla diocesi di Napoli a quella di San Marcos, prima a Tajumulco dal 2009 al 2011 e poi a Tacanà, una cittadina vicina al confine col Messico, dove è impegnato nella pastorale della prima infanzia.

Il Guatemala è un Paese piuttosto piccolo, con una superficie pari a circa un terzo di quella dell’Italia, con 16 milioni di abitanti e ben 37 vulcani sul suo territorio. «Mi sono sentito chiamato alla missione ancora prima di entrare in Seminario – spiega don Angelo, con l’accento partenopeo mescolato a parole di spagnolo -. In pratica ero missionario già a Napoli». Poi nel 2009 è iniziata la missione in Guatemala, in un’area rurale lontana dalla capitale Città del Guatemala, nel contesto della cultura indigena dei Mam, discendenti del popolo Maya.

La parrocchia di don Angelo a Tacanà si estende su un territorio di 300 chilometri quadrati con 135mila abitanti, e per raggiungere alcune comunità ci vogliono due ore di macchina. Gli abitanti sono all’80% cattolici e «la povertà è la piaga di tante famiglie che vivono con meno di tre euro al giorno – spiega -. In questa regione si tocca con mano l’abissale differenza tra i pochi ricchi del Guatemala (che dispongono di 500 euro al giorno) e l’80% della popolazione che riesce a sopravvivere con pochi centesimi. L’80% delle terre fertili del Guatemala è in mano ai latifondisti, solo il 20% è della popolazione. Quando sono arrivato sono rimasto colpito dalla miseria in cui vivono tanti bambini, i più indifesi e semplici».

Per tanti bambini arrivare a 10 anni è già un traguardo, come racconta il missionario: «Tante mamme che venivano a bussarmi alla porta portavano in braccio un fagotto di stracci: “Padre me lo benedica, prima che io lo seppellisca”. Dentro gli stracci il piccolo cadavere. Davanti a questo immenso dolore mi sono chiesto: cosa deve fare un missionario? Certo, pregare, ma anche mettere in pratica la Parola di Dio.

Ho compreso l’importanza dell’ascolto dei poveri: sono loro che ti fanno capire che Gesù si incarna in loro e attraverso loro ci interpella, ci fanno capire qual è il lavoro da fare. È nata così la onlus Hermana Tierra, con cui cerchiamo di dare riposte concrete attraverso tre linee di intervento: salute (soprattutto per i bambini malnutriti), progetti per risorse sostenibili, educazione e istruzione». Nel 2012 un ambulatorio abbandonato è stato rimesso in funzione, prima con tre volontari insieme a padre Angelo, e poi è cresciuto fino a diventare l’ospedale Los Angelitos dove oggi, grazie al lavoro di 53 persone – volontari, psicologi, infermieri e medici –, vengono curati 12mila bambini l’anno. «Sono stato un contenitore di lacrime e disperazione, ma essere vicino a questa gente mi ha permesso di vincere ogni stanchezza.

Scoprite di più su unitineldono.it.

Uniti nel dono / Puglia: quando l’ecologia fiorisce in parrocchia

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Sono tanti i modi in cui ci si può prendere cura del Creato e, come ci ricorda l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, bisogna farlo insieme. Due metodi per prendersi a cuore la cura del Creato facendolo insieme, in comunità, sono nati in Puglia.

Si tratta di due progetti premiati – con mille euro ciascuno – al “Contest Parrocchie Ecologiche 2023”, sostenuto dall’Azione Cattolica italiana: un nuovo giardino a Cutrofiano (LE) nel nome di don Bosco e un laboratorio di riuso creativo a Taranto. Entrambe le idee vincitrici (due tra le nove premiate in tutta Italia) «ci mostrano – dice la delegazione pugliese di Ac – come la grande vivacità presente nei territori delle nostre parrocchie sia davvero quel fuoco vivo che permette il vero cambiamento nelle comunità, a partire anche dai piccoli segni presentati, che prenderanno vita».

Tutti i particolari e approfondimenti su unitineldono.it.

Lombardia / Evento per giornalisti su Finanziamenti e uso dei beni delle Confessioni religiose

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Sabato 10 giugno 2023, i giornalisti lombardi hanno avuto la possibilità di aggiornarsi su un tema di attualità, anche se mai sufficientemente indagato, e dal ricco sviluppo: Finanziamenti e uso dei beni delle Confessioni religiose. Il corso ha riconosciuto crediti per la professione ed è stato promosso dalla commissione regionale del Sovvenire.

Tra i relatori hanno preso parte all’evento: Gianluca Marchetti, giurista e Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana; Luigino Bruni, economista con interessi per l’etica e gli studi biblici; Massimiliano Traschitti, creative director della Wunderman Thompson; Maria Chiara Giuli, del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. A moderare il tavolo c’era Monica Forni, presidente dell’UCSI Lombardia (Unione Cattolica Stampa Italiana). I nomi citati, e le loro competenze, fanno già intuire i temi che sono stati sviscerati come: la storia e lo stato dell’arte del sistema di finanziamento per le Confessioni religiose in Italia (tutte, non solo quella cattolica) e la necessaria – già assicurata, anche se margini di miglioramento ci sono sempre – trasparenza e comunicazione nella gestione dei beni ecclesiastici.

Di particolare interesse, dal punto di vista della professione giornalistica, è stato il racconto della ideazione e della produzione dei nuovi spot (Tv e Social) dell’8xmille alla Chiesa cattolica che ha come concept il “gesto d’amore”, appaga chi lo compie, prima ancora di chi lo riceve: solo ciò che doniamo è nostro per davvero.

Vivace, infine, è stato il dibattito tra relatori e pubblico.

La sede dell’incontro ha immerso i partecipanti in una cornice suggestiva: la struttura della Fondazione Ambrosianeum. La decagonale Rotonda fu disegnata nel Cinquecento da Pellegrino Pellegrini de Tibaldi, detto “il Pellegrini”, su commissione del Cardinale Carlo Borromeo, per alloggiare le scuderie vescovili. Fu il Cardinale Schuster a concedere un contesto tanto prestigioso all’Ambrosianeum, apprezzando l’impegno laicale dell’associazione, le sue prospettive di apertura a diverse collaborazioni e l’interesse per i grandi temi della società contemporanea, secondo l’esposizione che ne ha fatto Fabio Pizzul, neo-presidente della stessa Fondazione.

Attilio Marazzi
Referente regionale

Raccolta Offerte 2022 / Un grazie a tutti gli incaricati: #UNITIPOSSIAMO

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Dopo la pandemia, il 2022 ci ha messo di fronte ad altre inattese crisi umanitarie importanti, tra queste una guerra, quella in Ucraina, che ha destato paure che mai avremmo pensato di provare. Le sue conseguenze si sono presto fatte sentire e, dopo poche settimane dallo scoppio, gli effetti bussavano già alla nostra porta; fra tutti l’aumento del costo dell’energia che ha portato le bollette alle stelle. E se già prima c’erano persone che arrivavano a fine mese con difficoltà, esse sono diventate, nei primi mesi dello scorso anno, molte di più.

In questo clima di crisi generale, come sarà andata la raccolta delle Offerte per il sostentamento del clero?

Finalmente possiamo fare un bilancio, che però non vuole essere solo un mero elenco di cose positive e negative da calare in una storia difficile, ma soprattutto una seria riflessione su cosa è stato fatto e su cosa si potrà mettere in campo per migliorare.

Sappiamo bene che gli effetti della crisi non hanno risparmiato neanche i nostri instancabili sacerdoti. E così, il nostro lavoro per coinvolgere quanti più sostenitori possibili, non si è mai fermato. Non ci siamo mai scoraggiati anche grazie al Territorio. A tal proposito, tra le tante iniziative realizzate dal Servizio Promozione CEI, vogliamo citarne una in particolare: il progetto Uniti Possiamo, che ha visto un nuovo e più vitale coinvolgimento delle parrocchie e degli Istituti Diocesani Sostentamento Clero (IDSC).

Attraverso l’impegno degli incaricati del “sovvenire” possiamo affermare che, nonostante le avversità del 2022, e oltre le aspettative, il brutto momento è stato superato. Infatti, lo scorso anno il totale dell’importo delle Offerte è stato pari a 8.472.555 euro, con un più 0,41% rispetto agli 8.437.746 euro raccolti nel 2021.

Anche l’Offerta media mantiene una tendenza positiva e dai 79,46 euro del 2021 è passata a 81,24 euro del 2022.

Nonostante le sfide il risultato ottenuto, dunque, è un successo da celebrare.

Da sottolineare, inoltre, che l’incremento maggiore è stato raggiunto proprio dalla raccolta attraverso gli IDSC che, grazie al progetto Uniti Possiamo, hanno dato un’importante spinta alle Offerte. Questo ha dimostrato che il Territorio è linfa vitale per raggiungere un numero sempre più alto di potenziali donatori grazie al coinvolgimento delle parrocchie, e per far aumentare, in questo modo, le erogazioni liberali.

Continuando la panoramica sulle attività messe in campo, si è continuato ad integrare nel programma lo strumento digital, quale supporto alle Offerte e si sta lavorando perché la sua crescita sia sempre più rilevante. Il 2022 ha fatto registrare, anche in questo caso, un incremento positivo. Da un totale di 187.939 euro del 2021, siamo saliti a 242.620 euro nel 2022 per un numero di donazioni pari a 2.918, più 32% rispetto al 2021.

Da segnalare che il 45% di tutti i nostri donatori sostiene i sacerdoti e condivide i nostri valori da oltre 10 anni, fedeltà che va riconosciuta e mai data per scontata.

Tutto questo ci dà una carica positiva, siamo sulla buona strada, ma è ancora lunga e richiederà tanto lavoro e impegno. Però siamo consapevoli che il potenziale per migliorare e ingrandire la famiglia di Uniti nel Dono, soprattutto quella digital, è notevole e insieme possiamo raggiungere obiettivi ambiziosi.

Adele Marzetta