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In ricordo di Papa Francesco / Agli incaricati del “sovvenire” disse nel 2023: siate segno di unione e amore

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Uno dei momenti più emozionanti del XXXIII Convegno Nazionale degli incaricati diocesani del “sovvenire” sul tema “Avevano ogni cosa in comune” (At 2,44).  Il Sovvenire nel Cammino Sinodale, è stato l’incontro con il Santo Padre avvenuto la mattina del 16 febbraio 2023. Ricordiamo di seguito il discorso che Papa Francesco rivolse ai partecipanti.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Ringrazio il Cardinale Zuppi per le sue cortesi parole e saluto tutti voi, che partecipate al Convegno nazionale sul tema «Avevano ogni cosa in comune» (At 2,44). Il Sovvenire nel Cammino sinodale.

Giungendo dai diversi territori d’Italia, portate la ricchezza delle vostre Chiese e la responsabilità di un servizio che trova le sue radici nella prima comunità cristiana. Descrivendola, infatti, il libro degli Atti degli Apostoli dice che i credenti avevano «un cuore solo e un’anima sola» (4,32). La fede in Cristo si traduce nella vita e in scelte concrete, come la comunione dei beni, le donazioni dei propri possedimenti e la distribuzione del ricavato da parte degli Apostoli a favore dei più bisognosi (cfr At 4,34-35). La comunità apostolica incomincia a trasformare il mondo a partire dal nuovo stile di vita improntato al Vangelo. Tutti partecipano, in base ai propri talenti e anche con i propri averi, a questa “rivoluzione evangelica”, che rende visibile a tutti l’amore insegnato e donato da Gesù.

Da allora, le condizioni storiche dell’umanità sono molto cambiate, ma questa dinamica, grazie a Dio, è ancora presente, anche incisiva nella vita della Chiesa e, attraverso di essa, nella società. Essa ha ispirato l’attuale sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia, che voi chiamate Sovvenire e che si può riassumere in due parole: corresponsabilità e partecipazione. Anche in questo tratto di storia nazionale, dalla revisione del Concordato fino a oggi, parecchie cose sono mutate. Eppure, queste due parole – corresponsabilità e partecipazione – mantengono tutta la loro forza e la loro attualità, e anzi aiutano a costruire una Chiesa più solidale e più unita. Corresponsabilità e partecipazione.

Essere membra del Corpo di Cristo ci lega indissolubilmente al Signore e, nello stesso tempo, gli uni agli altri. Ecco, allora, la corresponsabilità. Nella Chiesa nessuno dev’essere solo spettatore o, peggio ancora, ai margini; ciascuno deve sentirsi parte attiva di un’unica grande famiglia. La corresponsabilità è il contrario dell’indifferenza, come pure del “si salvi chi può”; è l’antidoto contro ogni forma di discriminazione, contro la tendenza a voler primeggiare a tutti i costi, a guardare solo a sé stessi e non a chi ci sta accanto.

I cristiani si sorreggono a vicenda, chi è più forte sostiene chi è più debole (cfr Rm 15,1) – almeno dovrebbe essere così – : questo significa amare, essere comunità e condividere ciò che si ha, anche i beni materiali e il denaro, perché a nessuno manchi il giusto sostentamento.

Di passaggio ho detto la parola “indifferenza”. Credo che questa è la malattia più brutta che possiamo avere: diventare indifferenti, asettici rispetto ai problemi degli altri, come quei due “ecclesiastici” che sono passati davanti al povero uomo che era stato ferito dai ladri. L’indifferenza: guardare ma non vedere e non voler vedere.

La corresponsabilità implica, dunque, la partecipazione, cioè il coinvolgimento. Come ho detto in altre occasioni, non si può “balconear”, cioè stare alla finestra a vedere la vita che passa. Bisogna prendere l’iniziativa, bisogna rischiare, camminare, incontrare. Solo così possiamo far crescere comunità con il volto di madre e uno stile di fraternità effettiva, dove tutti hanno «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32) e fra loro tutto è comune. Il Sovvenire è un modo concreto di esprimere la partecipazione, di rendere presente quel vincolo di amore che ci lega gli uni agli altri.

Nella rivelazione di Gesù non esistono cristiani di “serie A” e di “serie B”, tutti siamo figli dell’unico Padre, fratelli e sorelle. Il processo sinodale sta facendo emergere questa presa di coscienza diffusa e, nello stesso tempo, necessaria: cioè l’esigenza, di mettere da parte certi modelli sbagliati che tendono a dividere le nostre comunità. Guardiamo alla Chiesa delle origini: si evangelizza insieme e con gioia! Solo insieme, nell’armonia delle diversità, si può testimoniare la bellezza dell’amore che libera, che si dona, che permette di uscire dalle dinamiche negative dell’egoismo, dei conflitti, delle contrapposizioni.

Per questo, vorrei aggiungere una terza parola: comunione. La corresponsabilità e la partecipazione edificano e sostengono la comunione; a sua volta, questa motiva e spinge a partecipare e ad essere corresponsabili. Lo state sperimentando in questi primi due anni di Cammino sinodale dedicati all’ascolto.

Teniamo sempre presente la parola del Signore: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35): è il tempo della testimonianza, e di far fruttare i doni ricevuti. Fratelli e sorelle, nel vostro servizio quotidiano, potete porvi questo interrogativo: siamo segno concreto di unione e di amore? Se manca la comunione, viene meno la motivazione e si alimenta la burocrazia.

Corresponsabilità, partecipazione e comunione. Sono i vostri pilastri, e richiamano le parole-chiave del Sinodo: comunione, partecipazione, missione. Non è un caso. In più, nel tema sinodale, c’è il termine “missione”, a ricordarci che tutto nella Chiesa è per la missione; anche il vostro servizio, anche il Sovvenire, è per sostenere comunità missionarie. E questo, devo dire, si vede nelle vostre campagne: fate trasparire la realtà di una Chiesa “estroversa”, che cerca di assomigliare al modello evangelico del buon samaritano.

Cari amici, vi ringrazio per il vostro servizio. Vi affido a San Giuseppe, che ha sostenuto con fede e con premura la vita della Santa Famiglia. Buon lavoro per il vostro Convegno. Di cuore benedico voi, benedico i vostri cari, benedico il vostro lavoro. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Formazione al Sovvenire nelle parrocchie / Prorogata al 30 aprile la rendicontazione

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È stata prorogata al 30 aprile la chiusura della prima fase dedicata alle attività di rendicontazione. La segreteria del Territorio è disponibile a supportare i parroci e/o i referenti parrocchiali del Sovvenire nell’attività di rendicontazione degli incontri di formazione e nella compilazione del questionario (tel. 06/66 398 458 oppure 06/83 84 86 20, e-mail territorio@sovvenire.it , dal lunedì al venerdì dalle 9:00/13:00 e dalle 15:00/19:00).
La condizione necessaria per poter accedere ai contributi, sia per le diocesi che per le parrocchie, è (v. regolamento in allegato):

  • aver aderito ad almeno uno dei due progetti di raccolta nelle parrocchie “unafirmaXunire”,  dedicato alla promozione e la raccolta delle firme dell’8xmille; “UnitiPossiamo”, dedicato alla promozione e raccolta delle Offerte all’ICSC per il sostentamento dei sacerdoti;
  •   aver svolto almeno un incontro di formazione parrocchiale nell’ambito di uno dei due progetti per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica e averlo rendicontato all’interno del portale “UnitiInRete” (unitiinrete.it).Le parrocchie che hanno ottemperato ai sopra indicati requisiti entreranno in una graduatoria nazionale e, dal primo dell’elenco in poi, verranno assegnati ed erogati i contributi previsti fino ad esaurimento dei fondi.

Firenze / 8xmille in piazza: tanto il bene che viene fatto con queste risorse

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In piazza Duomo, di fronte al Palazzo arcivescovile, per tutta la giornata del 5 aprile, dalle 10 fino alle 19, sono stati presenti gli stand delle associazioni e organizzazioni che svolgono le loro attività grazie ai fondi che la diocesi di Firenze riceve attraverso l’8xmille. Presenti l’Arcivescovo Gherardo Gambelli, la sindaca Sara Funaro e Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Qui il servizio a cura di Toscana Oggi e sotto i video dell’evento

Uniti nel Dono / Arianna Ciampoli e la fede: quel filo misterioso…

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“Un essere fondato sulle parole” si definisce Arianna Ciampoli e in effetti quando ha un microfono davanti è un fiume in piena. Di solito, però, è lei a fare le domande e a raccontare quello che succede. Stavolta, invece, in un tiepido pomeriggio romano, ci apre le porte della sua casa e accetta di raccontare a unitineldono.it del suo rapporto con Dio e con la fede, che dagli anni dell’adolescenza continua ad intrecciarsi con la sua vita in modo misterioso e bellissimo.

(Intervista di Stefano Proietti – foto, riprese e editing del video di Cristian Gennari)

Ravenna / In Seminario l’incontro del Servizio Promozione CEI con i referenti parrocchiali

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È come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. “La Chiesa riceve per dare. Se non riceve, come può fare quel che fa?”.
È servito a mettere a fuoco molti aspetti del sostegno economico alla Chiesa l’incontro organizzato dall’incaricata diocesana, Paola Zepparoni, con i referenti parrocchiali del Sovvenire che si è svolto mercoledì 26 marzo in Seminario, con il referente regionale Davide Martini, e Letizia Franchellucci, del Servizio promozione sostegno economico della CEI e l’Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni. L’8xmille è un “moltiplicatore”, di bene e di risorse.

«Siamo Chiesa cattolica, strettamente uniti in questo compito che è sempre più cruciale – ha detto Letizia –. A livello nazionale il Servizio nasce con tre funzioni: la formazione, la promozione della firma e la raccolta di offerte per il sostentamento del clero. Ma sul territorio ci siete voi: l’incaricato diocesano e voi nelle parrocchie. Questo è l’unico Servizio Cei che ha referenti nelle singole comunità».
La ragione è semplice, spiega l’incaricata del coordinamento della rete territoriale: «Occorre custodire il piccolo: la vicinanza nel dono fa tantissimo. Secondo i nostri dati l’82 per cento delle persone preferisce fare un’offerta direttamente al proprio sacerdote. Sono le reti sul territorio che contano: tante piccole gocce che generano un moltiplicatore di bene. Una condivisione benedetta».
Negli ultimi anni, però, il meccanismo rischia di incepparsi: calo demografico, crisi economica secolarizzazione (e concorrenza dello Stato e di altre Chiese) hanno ridotto il numero delle firme e il loro apporto. I “praticanti” che si definiscono tali sono il 16 per cento della popolazione italiana. E il problema è soprattutto concentrato tra le fasce più giovani della popolazione: solo il 2 per cento vede nella Chiesa un “punto di riferimento” secondo i dati raccolti dal Sovvenire.

Luoghi comuni: «Ai preti pensa il Vaticano». Tutte le “fake” sul tema.

Primo: sfatare le fake news. «L’8xmille è una tassa in più», «guadagno poco, e la mia firma vale poco», «ai sacerdoti pensa il Vaticano», «la Chiesa non paga le tasse», «non faccio la dichiarazione dei redditi e quindi non posso dare l’8xmille». Tutto falso o impreciso. Proviamo a sfatare qualche falso mito. Il Vaticano non si occupa del clero diocesano. I sacerdoti ricevono un contributo dall’Istituto centrale sostentamento clero, che si alimenta con offerte e 8xmille: il loro stipendio va da 900 a 1500 euro al mese. La Chiesa paga le tasse sugli immobili che producono reddito, non su strutture che hanno finalità pastorali o sociali come mense, chiese e centri pastorali. L’8xmille non è una tassa, ma l’opportunità di destinare a ciò in cui si crede una piccola parte di tasse già versate allo Stato. Ogni firma vale uno: tutte sono importanti. Infine, è possibile destinare l’8xmille anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi.

(di Daniela Verlicchi per il settimanale cattolico di Ravenna-Cervia Risveglio duemila)

Presentato il Rendiconto 8xmille 2024 delle diocesi umbre / Un modo per dire grazie a tutti

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«L’annuale Rendiconto delle nostre Chiese dell’Umbria è un dovere, perché i cittadini si fidano della Chiesa mettendole a disposizione diverse risorse, attraverso la firma dell’8xmille». Così l’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Ivan Maffeis, presidente del Comitato nazionale per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, in occasione della presentazione, nel capoluogo regionale, del Rendiconto 8xmille 2024 delle Diocesi dell’Umbria, tenutasi il 22 marzo, nella Sala del Dottorato del complesso monumentale e museale della Cattedrale “Isola San Lorenzo”.

«È un dovere buono – ha proseguito l’Arcivescovo Maffeis –, perché dietro a questa rendicontazione passa il volto delle nostre comunità, passa l’impegno della carità, basti pensare alle tante opere segno e strutture di accoglienza Caritas, passa l’impegno educativo per i nostri ragazzi, penso ai numerosi oratori, passa l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione del vasto patrimonio storico-artistico ecclesiale, un esempio è questo complesso in cui ci troviamo, e passa l’impegno per tutto l’aspetto del culto, le chiese, le opere d’arte e le tante forme culturali attraverso le quali come Chiesa cerchiamo di portare in questo tempo il messaggio di speranza. La rendicontazione è un modo per dire grazie a tutti, credenti e non credenti».

Oltre all’aspetto pastorale sottolineato da Mons. Maffeis, sono stati trattati i temi riguardanti l’annuale Rendiconto 8xmille dal diacono perugino Giovanni Lolli, delegato regionale per il Sovvenire in Umbria, dall’economo della Conferenza episcopale umbra (Ceu) Daniele Fiorelli e dal giornalista e membro della Segreteria pastorale regionale Ceu Daniele Morini.

Quest’ultimo ha presentato alcuni video realizzati sui diversi ambiti di intervento delle Chiese locali, dalle opere e strutture Caritas agli Oratori, dai parroci e animatori parrocchiali al culto e alla tutela del patrimonio storico-artistico di cui l’Umbria è ricchissima, non trascurando le “storie di vita” delle persone a cui buona parte dei fondi 8xmille è destinata. Storie che interessano più dei numeri i media che da anni, ha ricordato Morini, danno adeguato spazio alla presentazione delle opere e attività promosse grazie all’8xmille a livello territoriale.

L’economo Fiorelli ha parlato di quanto questo rendiconto, giunto alla settima edizione, sia di esempio-modello per altre Regioni ecclesiastiche italiane, nell’essere invitato a presentarlo lungo un po’ tutta la Penisola. Si tratta anche di un esempio di quanto la Chiesa sia trasparente nella gestione delle risorse economiche destinate dal contribuente-cittadino. Inoltre, ha evidenziato lo stesso Fiorelli, il rendiconto è sempre più preso in considerazione dagli enti regionali e comunali che vedono nella Chiesa cattolica un soggetto con cui collaborare per la realizzazione di progetti con ricadute positive sul territorio.

Il diacono Lolli, che ha moderato i vari interventi, ha presentato i dati del rendiconto, che quest’anno è stato dedicato al tema della formazione, crescita e accompagnamento delle giovani generazioni con sei pagine riferite all’attività degli oratori finanziate anche con i fondi dell’8xmille. Pertanto, la scelta del titolo dell’edizione 2024: “8xmille: al servizio di una Chiesa che si spende per i giovani”. Tema, ha sottolineato il diacono Lolli, introdotto dalla prefazione del Vescovo Ivan intitolata “dare speranza ai giovani nostra speranza”.

I dati del Rendiconto 8xmille delle Diocesi dell’Umbria.

Sono 7,85 milioni di euro i fondi che le Diocesi umbre hanno ricevuto dal’8xmille nel 2024, di cui almeno il 50% destinali alla Carità. Ulteriori 4,56 milioni di euro sono arrivati nel territorio regionale per finanziare le opere di conservazione dei beni culturali e per l’edilizia di Culto; questi ultimi fondi non sono gestiti dalle Diocesi, ma dagli enti che attuano le opere: parrocchie, musei, ecc… Anche i fondi 8xmille, che nel 2024 ammontano a circa 9,14 milioni di euro e che contribuiscono al sostegno dei 658 sacerdoti dell’Umbria, giungono direttamente ai sacerdoti attraverso l’Istituto centrale per il sostentamento del clero e quindi non passano dalle Diocesi. In totale in Umbria, direttamente o indirettamente, sono pervenuti 21,55 milioni di euro derivanti dall’8xmille nel 2024.

Le Diocesi hanno collaborato per rendere ancora più tempestiva e trasparente la loro rendicontazione – ha commentato Lolli –. Il rendiconto, sotto forma di un’agile brochure, oltre ai dati di dettaglio degli anni 2023 e 2024 di ogni singola Diocesi, contiene molte pagine infografiche che illustrano e comparano i dati nazionali e regionali nelle specifiche dei vari capitoli di spesa. Nella sezione dedicata alle singole Diocesi – ha precisato –, i dati di rendiconto vengono specificati nelle voci di dettaglio e accompagnati da una relazione dell’economo diocesano”.

Video-interviste presentazione Rendiconto 8xmille 2024 delle diocesi umbre

Umbria / “La Chiesa, i giovani e il ruolo dell’8xmille” nel Rendiconto 8xmille 2024

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Il sostegno economico alla Chiesa cattolica e il suo impegno per i giovani saranno al centro della presentazione alla stampa del Rendiconto 8xmille del 2024 delle Diocesi umbre che si terrà il prossimo 22 marzo alle 10.30 a Perugia presso la Sala del Dottorato (chiostro della Cattedrale di San Lorenzo).

L’iniziativa, dal titolo 8xmille: al servizio di una Chiesa che si spende per i giovani, sarà un’importante occasione per riflettere sul come la Chiesa spende le risorse economiche affidatele dai contribuenti. All’incontro interverrà Mons. Ivan Maffeis, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente del Comitato nazionale per il sostegno economico alla Chiesa. Accanto a lui, Daniele Fiorelli, economo della Conferenza episcopale umbra (Ceu), Daniele Morini, giornalista e il diacono Giovanni Lolli, delegato regionale per il Sovvenire in Umbria.

Uniti nel Dono / Gli angeli di Campobasso, perché nessuno sia solo

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Il signor Mario è anziano, ma non ricorda esattamente quanti anni abbia. Ha problemi di coagulazione del sangue e le sue mani sono sempre livide. «Avete una pomata?», ha chiesto una volta a una volontaria. E la crema è stata presa apposta per lui. La signora Rosa, invece, non aveva mai visto il mare e così un’altra volontaria ha esaudito il suo desiderio: l’ha portata in spiaggia, in gita insieme ad altri anziani. Adam è arrivato dalla Polonia, si appoggiava a dormire di qua e di là, a una volta da un conoscente, una volta in una roulotte. Aveva problemi di alcolismo ma, grazie al supporto dei volontari, è riuscito a uscirne e addirittura a prendere un piccolo appartamento in affitto. I nomi sono di fantasia, ma le loro storie no. Seppure diverse, tutte raccontano la stessa cosa: queste persone bisognose non hanno incontrato semplici volontari, ma dei veri e propri “angeli” che si sono presi cura di loro. Si chiama infatti “Casa degli Angeli”, il centro servizi della Caritas dell’arcidiocesi di Campobasso – Bojano frequentata da Mario, Rosa, Adam e tanti altri come loro.

Inaugurata da Papa Francesco

A inaugurarla, il 5 luglio del 2014, fu Papa Francesco. Era presente Maria Antonietta Evangelista, tra i responsabili della mensa della Casa degli Angeli, che ospita anche un dormitorio e un emporio solidale. In cantiere pure l’apertura un ambulatorio sanitario. «La mensa è attiva tutti i giorni per il turno del pranzo – racconta Evangelista –. I volontari arrivano alle 9 e vanno via attorno alle 14. Il servizio comprende la preparazione dei pasti, la somministrazione e la pulizia. I gruppi di volontari cambiano attraverso una turnazione mensile. Chi viene a mangiare alla mensa non può fare la spesa all’emporio, e viceversa. In questo modo riusciamo a garantire aiuti per più persone». Ai tavoli della mensa siedono, per la maggior parte, italiani. Anziani che non sono in grado di prepararsi da mangiare o di fare la spesa, senza fissa dimora, uomini e donne divorziati che non sono riusciti a riprendersi. «C’è un po’ di tutto – confessa don Franco D’Onofrio, direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano –. Gli immigrati prima erano più numerosi, ma adesso ce ne sono di meno».
Frequentano di più l’emporio, dove possono fare la spesa e poi cucinare a casa propria. «Tanti sono i giovani argentini – rileva il sacerdote –. C’è stata una sorta di immigrazione di ritorno: i nonni di questi giovani dal Molise sono partiti per andare a cercare fortuna in Sud America e adesso, a causa della crisi economica, i loro pronipoti stanno tornando in Italia. Li aiutiamo molto anche per i documenti».

Cibo per il corpo e per l’anima

Nella Casa degli Angeli, insomma, il cibo non è la portata principale. «Cerchiamo di mettere in pratica quello che ci dice don Franco – sottolinea Maria Antonietta –: dar da mangiare non solo al corpo ma anche allo spirito, chiacchierare con i bisognosi, intrattenersi con loro, capire come stanno vivendo in questo momento». A tanti ospiti, ad esempio, viene preparato anche un panino da portare via, per mangiarlo a cena.

Piccoli gesti di attenzione che possono fare la differenza. Ne è convinto don Franco D’Onofrio, che guida la Caritas dell’arcidiocesi da diciannove anni. «Oltre i normali servizi che svolgevamo, ci siamo resi conto che serviva un punto, una sorta di “sos sociale”, che fosse caratterizzato dalla pedagogia dei fatti. Un luogo dove fare e vivere il servizio» – ricorda. Così è nata la Casa degli Angeli, da «un vecchio asilo dismesso che il Comune ci ha dato in comodato d’uso gratuito». Grazie ai fondi dell’8xmille, è stato «reso fruibile con mensa, dormitorio, miniappartamenti, docce, servizio lavanderia e anche l’emporio – racconta –. Attualmente stiamo lavorando con il Comune per aprire anche un presidio sanitario, dove dei professionisti del settore offriranno la propria opera gratuitamente». Perché la Casa degli Angeli «si mantiene solo grazie ai volontari: prima del Covid circa 570 volontari – prosegue D’Onofrio –; durante il Covid, invece, facevamo soltanto l’asporto ed eravamo pochissimi, mentre ora ci sono circa 300 volontari coinvolti. La Casa si mantiene anche grazie alla vicinanza della città, perché le imprese, le aziende e le istituzioni ci sono molto vicine e ci aiutano con donazioni e altro».

(unitineldono.it, articolo di Giulia Rocchi – foto gentilmente concessa da don Franco D’Onofrio)

Ravenna-Cervia / Un “ABC” dell’8xmille diocesano per le famiglie

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Il parroco di origine polacca della parrocchia di San Rocco a Ravenna, don Paolo Szczepaniak (per tutti don Paolino), ha chiesto al referente parrocchiale di realizzare un volantino che porterà personalmente a tutte le famiglie che incontrerà porta a porta durante le benedizioni pasquali (in allegato).

Insieme alla Diocesi è stata creata una sorta di ABC dell’8xmille con i dati del territorio diocesano ed è presente anche un qrcode che riporta un video della Chiesa ti Ascolta sulla distribuzione dei fondi nella Diocesi.

Uniti nel Dono / Crema, l’oratorio di Offanengo, casa di tutti e per tutti

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Alle porte di Crema, l’oratorio San Giovanni Bosco di Offanengo è un luogo di accoglienza e vitalità, divenuto punto di riferimento per giovani e adulti della comunità locale. Situato di fronte alle scuole elementari e medie, a due passi dalla parrocchia di Santa Maria Purificata, l’oratorio, aperto tutti i pomeriggi e le sere, si distingue per la varietà delle sue proposte, grazie anche alla guida del giovane vicario parrocchiale, don Nicholas Sangiovanni.

“La mia vocazione la devo anche ad un parroco meraviglioso, don Elio Ferri – racconta don Nicholas Sangiovanni su unitineldono.it – che ho conosciuto quando avevo 9 anni e che è scomparso sei anni fa per una malattia fulminante: un prete che ha lasciato un ricordo indelebile con il suo esempio e la sua dedizione”. Una traccia che si è consolidata nella missione sacerdotale del don, uno dei più giovani tra i 71 sacerdoti della diocesi, e che si traduce nella fucina di attività dell’oratorio, frequentato ogni giorno da numerosi bambini e ragazzi.

Classe 1990, originario di Scannabue (Cr), don Nicholas, ordinato nel 2017, ha assunto il suo incarico a Offanengo nel 2020, in piena emergenza pandemica. Nonostante le difficoltà di quel periodo, è riuscito rapidamente a conquistare la fiducia delle famiglie e dei ragazzi.

Il giovane don ha riaperto l’oratorio dopo il lockdown, con impegno e dedizione, rendendolo di nuovo un luogo di aggregazione con il coinvolgimento dei volontari, molti dei quali pensionati, che mettono a disposizione il loro tempo per supportare le attività. Tra le iniziative più significative figura un doposcuola rivolto a 40 bambini, dalla seconda alla quinta elementare, il 90% dei quali di origine straniera.

Ai ragazzi viene dedicata tutti gli anni la “Settimana dell’Oratorio”, che si svolge il 31 gennaio in occasione della tradizionale festa di san Giovanni Bosco. Aperta anche ai giovani delle altre due parrocchie di Bottaiano e Ricengo, che compongono l’unità pastorale “Emmaus”, una delle 17 in cui è suddivisa la diocesi, è un’iniziativa che coinvolge l’intera comunità. “I protagonisti sono soprattutto una ventina di liceali e universitari che si trasferiscono per una settimana in parrocchia per studiare tutti insieme nel pomeriggio e per ‘fare casa’ – spiega don Nicholas -. I volontari accolgono a colazione, dalle 7 alle 9, circa 100 famiglie che tutte le mattine si fermano per prendere un caffè e pregare qualche minuto nella bella cappella al primo piano dell’edificio”.

Lo sguardo verso il futuro si concentra ora su nuove sfide, come l’educativa di strada. “Anche in un piccolo centro come Offanengo si riscontrano situazioni di disagio giovanile – conclude don Nicholas – con ragazzi che talvolta faticano a rispettare le regole sia in oratorio che al di fuori, compiono atti di vandalismo e assumono alcol e droghe. Da oltre un anno collaboriamo con il Comune, le forze dell’ordine e educatori professionisti, che, attraverso uscite settimanali sul territorio, si impegnano a raggiungere questi gruppi, cercando di costruire una relazione di fiducia, fondata principalmente sul dialogo e sull’ascolto, per aiutarli a riflettere e a sviluppare una maggiore consapevolezza e responsabilità”.

Sul territorio sono tanti i sacerdoti impegnati in prima linea. Lo spiega la nuova campagna istituzionale della CEI dal claim “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”.

Nell’Italia di oggi, se non ci fosse la Chiesa con la sua rete solidale e il lavoro straordinario svolto da migliaia di volontari, ci sarebbe un vuoto enorme. Con la campagna – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – vogliamo raccontare il valore tangibile di questa presenza nella vita di tante persone, cattoliche e non”.