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Beni Culturali / Nel tuo nome. L’arte parla di comunità. Note di speranza nel Giubileo anche grazie all’8xmille

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«Laudate Dominum in chordis et organo» è la frase tratta dal Salmo 150 che viene incisa o dipinta sulle portelle delle casse degli organi delle chiese, per  insegnare al fedele che la musica è la forma d’arte migliore per lodare Dio. L’organo è riconosciuto come il re degli strumenti musicali, unico incontrastato e degno accompagnatore della sacra liturgia terrena, realizzata a immagine della liturgia celeste.

La Regione Ecclesiastica Ligure offre un patrimonio organario interessante, che ha origini nel XIII secolo con la costruzione dell’organo nella Cattedrale di San Lorenzo di Genova, seguito nel XV secolo dall’organo della Cattedrale di Albenga. Il panorama che si delinea nel territorio regionale nel corso dei secoli a seguire si definirà su due costanti: da un lato l’apporto occasionale, ma decisivo, di prestigiose figure di artefici provenienti da altre regioni, dall’altro l’elaborazione di un tipo di strumento tipicamente ligure, realizzato da artigiani locali, che hanno elaborato e attualizzato le esigenze espressive all’insegnamento offerto dai maestri organari di tradizioni diverse. Un panorama quindi variegato che si ripropone nella rassegna organistica Laudate Domimun in chordis et organo.

Note di speranza nel Giubileo organizzato dalla Consulta dei Beni Culturali della Conferenza Episcopale Ligure, in occasione del Giubileo 2025.
Per accogliere l’invito dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI che sollecita le Diocesi Italiane a formulare progetti di valorizzazione sul tema del Dono offerto alle comunità attraverso le opere d’arte, la Consulta Ligure ha pensato di riunire in una serie di eventi-concerto gli organi conservati nelle chiese e oratori delle sette Diocesi più significative, restaurati con il sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

La rassegna è stata organizzata insieme all’Associazione Rapallo Musica e gode del sostegno della Regione Liguria, della Compagnia di San Paolo, dei Comuni e delle Chiese dove si svolgono i concerti.

La Rassegna Organistica del Giubileo “Laudate Dominum in chordis et organo” prosegue con grande partecipazione di pubblico e giovedì 19 giugno 2025, alle ore 21, farà tappa a Rapallo, nella Città Metropolitana di Genova. Gli spettatori potranno ascoltare il concertista tedesco Ludger Lohmann, organista della Cattedrale di S. Eberhard a Stoccarda, in un programma dedicato a composizioni di Nicolas de Grigny, César Franck, Johann Sebastian Bach e Max Reger eseguite sull’organo “Marin” (1942) della Basilica dei SS. Gervasio e Protasio (piazza Cavour 23, Rapallo). L’ingresso è libero e gratuito.

In allegato il calendario degli eventi.

8xmille per lo sviluppo dei popoli / Coltivare opportunità di sviluppo e inclusione

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La terra come punto di partenza per generare occupazione e inclusione e migliorare la qualità di vita. Sono numerosi i progetti nel settore agricolo e alimentare, finanziati con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che offrono alle popolazioni più povere possibilità di sviluppo e crescita.

Nell’ultima riunione (29-30 maggio) del Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, infatti, sono state approvate 72 iniziative: 37 in Africa (€ 7.275.161), 7 in America Latina (€ 1.401.828), 23 in Asia (€ 3.949.384), 5 in Europa (€ 446.768) per un totale di 13.073.141 euro. Tra queste, spiccano quelle volte a potenziare l’agricoltura locale, promuovendo anche la nascita di piccole attività imprenditoriali.

È ciò che accadrà in Argentina, nella Bassa Valle del Río Chubut dove vivono circa 150mila persone, molte delle quali in situazione di vulnerabilità: qui la Diocesi di Rawson ha individuato l’olivicoltura come asse strategico per una rigenerazione territoriale sostenibile. Grazie al progetto, si incrementerà la produzione di olio extravergine sostenendone lavorazione e commercializzazione, riqualificando le strutture per usi produttivi, avviando cooperative e microimprese familiari, contrastando così lo spopolamento e rafforzando il legame tra giovani, territorio e comunità di produttori.

In Bolivia, nella Prelatura di Corocoro, la Pastoral Social Caritas diversificherà le colture adattando i raccolti ai cambiamenti climatici migliorando, così, l’alimentazione delle comunità locali. In India, il Bareilly Diocesan Social Service Centre aiuterà le famiglie rurali che vivono in 45 villaggi nei distretti di Pilibhit e Shanjahanpur con attività di formazione e realizzazione di sistemi di agricoltura biologica, sostenibili sia a livello ambientale che economico.

In Albania, “No one out – ets” supporterà quanti, nella Valle del Mat, hanno avviato una produzione vinicola o intendono farlo, con attività di formazione, assistenza tecnica alla coltivazione della vite, alla vinificazione e alla commercializzazione del prodotto. In quest’ottica, nei terreni delle Suore Maestre di Santa Dorotea sarà costruita una cantina, gestita dalla Società cooperativa agricola Petralba 2024.

Con i fondi dell’8xmille, la Chiesa italiana potrà continuare anche a farsi prossima alle persone con disabilità e a quelle più emarginate, con un’attenzione sempre costante sull’educazione e la scolarizzazione.

In Madagascar, le Soeurs du Coeur Immacule de Marie de Diego-Suarez costruiranno a Diego Suarez (Antsiranana) un Centro per persone con disabilità, offrendo loro attività sportive, musicali e di formazione professionale. In Myanmar, nella Diocesi di Taunggyi, la Fondazione New Humanity International realizzerà un progetto triennale grazie al quale 350 bambini con disabilità potranno beneficiare di riabilitazione fisica e cure sanitarie, oltre che accedere all’istruzione. In Pakistan, la Caritas locale creerà 25 centri per l’educazione non formale di 1250 giovani in diverse aree del Punjab, Sindh, Kyber Pakhtunkwa, Balucistan e 3 centri per la formazione digitale di 50 studenti a Lahore, Hyderabad e Faisalabad. In India, la Conferenza Episcopale, attraverso il C.B.C.I. Society for Medical Education – North India, costruirà un nuovo ospedale con 214 letti e una serie di ambulatori per le comunità tribali emarginate e povere dello Jharkhand, con particolare attenzione a donne e bambini. In Angola, nella Diocesi di Caxito, la Congregazione das Irmas Franciscanas da Visitacao de Maria contribuirà alla formazione professionale di circa 500 adolescenti e giovani del quartiere di Panguila, che provengono da famiglie in situazione di fragilità economica. In Malawi, nella Diocesi di Lilongwe, le Sisters of St. Joseph of Mombasa realizzeranno un asilo e una scuola elementare presso il villaggio Pheleni, mentre in Cameroun, i Missionari di Scheut (Congregazione del Cuore Immacolato di Maria) allestiranno una scuola per l’infanzia e una primaria nella zona rurale di Leboudi. Ad Haiti, infine, le Figlie di Maria Ausiliatrice costruiranno nella zona di Gommiers una struttura educativa per i bambini attualmente costretti ad andare a scuola in edifici provvisori, alla mercè del maltempo e delle intemperie.

11 Giugno 2025

8xmille per lo sviluppo dei popoli / A servizio degli ultimi e del bene comune

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Movimenti, Associazioni e nuove Comunità, che il 7 e l’8 giugno celebrano il loro Giubileo, giocano un importante ruolo a sostegno di quanto Diocesi, Congregazioni religiose e realtà ecclesiali riescono a fare, nei diversi contesti e nei diversi continenti accanto ai più poveri e meno tutelati. Una collaborazione preziosa sperimentata concretamente anche nei 458 progetti che la Chiesa italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, ha potuto realizzare nel 2024 in 68 Paesi con oltre 83 milioni di euro.

“È particolarmente prezioso il vostro impegno di movimenti e associazioni popolari, che concretamente e ‘dal basso’, in dialogo con tutti e con la creatività e genialità che nascono dalla cultura della pace, state portando avanti progetti e azioni al servizio concreto delle persone e del bene comune. In questo modo voi generate speranza”, ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi ai circa 300 delegati rappresentanti di associazioni e movimenti ricevuti nella sala Clementina. Si tratta di organismi che hanno partecipato ad Arena di pace, evento che si è svolto a Verona il 18 maggio 2024, tappa importante nel cammino condiviso di ricerca della giustizia e della pace.

Tra questi c’era il Movimento dei Focolari che tramite Amu (Azione per un Mondo Unito), organismo di cooperazione internazionale, ha avviato in Burundi un’azione congiunta con l’associazione locale Casobu (Cadre Associatif des Solidaires du Burundi). Il progetto “Acqua fonte di vita e di sviluppo a Cibitoke“, grazie anche al sostegno CEI, con la costruzione di una rete di approvvigionamento di acqua potabile sull’asse Rubirizi-Rukana di oltre 20 km apre una nuova fase per fornire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base nei comuni di Mugina e Rugombo della provincia di Cibitoke. Il coinvolgimento delle comunità locali – famiglie, responsabili amministrativi, parrocchie e altri partner – sin dall’inizio, nell’identificazione delle priorità, e poi nell’esecuzione dei lavori è fondamentale. Così come la formazione di comitati locali per la cura e conservazione delle sorgenti e per la manutenzione delle infrastrutture realizzate. Sono previste inoltre attività per sensibilizzare e aiutare i beneficiari a strutturarsi in una mutua sanitaria di comunità o unirsi a mutue sanitarie di comunità esistenti, per poter avere accesso all’assistenza sanitaria. Cambiamenti possibili grazie proprio alla sinergia tra associazioni che assicura l’incontro di volti e di storie, con il coinvolgimento e il protagonismo dei destinatari. E apre così cammini condivisi.

Mons. Tonino Bello parlava della “ricerca del volto” del prossimo come di un fondamentale allenamento alla pace che consente di seminare speranza anche nei terreni più difficili. Come i volti di Noura, Yasser e Sabri, che con il progetto Altaeyush, in Iraq, nel distretto di Hamdaniya nella piana di Ninive, hanno avuto l’opportunità di ricominciare grazie alla costruzione di 20 serre che stanno dando nuova dignità a loro e alle loro famiglie colpite da anni di conflitti. Il progetto è portato avanti dalla FOCSIV-Volontari nel Mondo, insieme a 4 organismi soci della Federazione e due organizzazioni locali HRNO e SOAED. Altaeyush in arabo significa convivenza tra culture e religioni diverse nel “rispetto dell’altro”, nasce dalla volontà di mettere in atto processi comunitari integrati e multidimensionali di inclusione e coesione socioeconomica. Per Noura, Yasser e Sabri il progetto ha rappresentato non solo un’opportunità economica, ma anche una rinascita personale e comunitaria. Hanno ricevuto formazione, strumenti e supporto per avviare la coltivazione in serre condivise. “Fino a pochi mesi, fa le condizioni climatiche e la mancanza di strumenti agricoli rendevano quasi impossibile la coltivazione della terra – dice Khudhur Mulla Ahmed Direttore dell’Associazione degli agricoltori – Oggi invece, grazie alla costruzione delle serre, gli agricoltori possono produrre ortaggi sani e in modo sostenibile tutto l’anno. Aumentando il proprio reddito e garantendo un futuro più sicuro ai propri figli”. Piccoli semi che però possono generare speranza se, come ha auspicato papa Leone XIV, sono “presenti dentro la pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità”.

8xmille / Restaurata a Gubbio la Chiesa della Madonna del Prato, ora visibile a tutti

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Tu vedi il colle e l’alte ville sparse, e vedi il fiume e l’arborata riviera: questi, che da lontan tanto t’adorna, sono i luoghi terreni ch’a l’eterno aprir la via già furon preparati.” (Giacomo Leopardi, Le ricordanze). Appena oltre le mura che racchiudono il centro storico di Gubbio, lungo la Via Perugina, principale collegamento verso Perugia, si trova la Chiesa della Madonna del Prato. Questo capolavoro barocco, edificato nel 1662 su iniziativa del Vescovo Alessandro Sperelli, sorge su un terreno un tempo appartenente alle Monache di Santo Spirito, dove si trovava una piccola cappella. Fin dall’esterno, la chiesa colpisce per la sua eleganza e imponenza, resa evidente dalla raffinatezza architettonica e dalla qualità dei materiali utilizzati.

L’opera nacque grazie all’intercessione del cardinale Ulderico Carpegna, che rese possibile la creazione di una chiesa ispirata al celebre progetto del San Carlino alle Quattro Fontane di Francesco Borromini (1599-1667). Con l’approvazione dello stesso Borromini, la chiesa si colloca come uno straordinario esempio dell’architettura barocca italiana. Varcata la soglia, l’ampiezza della cupola e l’armonia delle proporzioni interne lasciano il visitatore incantato, mentre la luce soffusa esalta i dettagli architettonici, creando un’atmosfera di profonda spiritualità.

Secondo Elisa Polidori, direttrice dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi di Gubbio, “la Madonna del Prato è uno scrigno che racchiude un tesoro inestimabile. Non si tratta solo di suscitare emozioni, ma di rappresentare visivamente il mistero di Dio, così come lo ha trasmesso la Rivelazione e interpretato la Tradizione”.

A seguito del terremoto del 2016, la chiesa ha richiesto importanti interventi di restauro per garantirne la stabilità e restituirle il suo splendore originario. I lavori, iniziati nel 2019 e conclusi nel dicembre 2020, hanno coinvolto oltre 30 maestranze impegnate nel recupero di 600 mq di stucchi e 330 mq di superfici affrescate e intonaci. Il progetto è stato possibile grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, dimostrando il valore della collaborazione tra istituzioni ecclesiastiche e la comunità locale.

La bellezza che rinasce è un dono di Dio per il popolo, ma anche un invito a custodirla e a renderla viva” – sottolinea Mons. Luciano Paolucci Bedini, Vescovo della diocesi di Gubbio e Città di Castello. Questa chiesa restaurata non è solo una pietra da contemplare, ma una casa di fede in cui la comunità può incontrarsi e crescere”.

Il restauro della chiesa ha acceso l’attenzione anche su un’altra straordinaria opera custodita al suo interno: la tela monumentale di Ciro Ferri, “L’incontro tra Sant’Ubaldo e il Barbarossa”. Questo capolavoro, di proprietà comunale, è di grande rilievo non solo per le sue dimensioni e per la qualità pittorica, ma anche per il suo valore storico e simbolico. Rappresenta uno dei rari esempi di “gusto passo”, narrando un momento fondamentale per la città di Gubbio sia dal punto di vista religioso che civile.

Restaurare una chiesa – afferma Don Fabricio Cellucci, parroco della Madonna del Prato – significa riportarla al suo ruolo originario: non solo custode di arte e storia, ma cuore vivo della comunità. Come diceva San Giovanni Paolo II, ‘l’arte sacra non è solo memoria, ma rivelazione del mistero di Dio’. Questo restauro è stato per noi una rigenerazione spirituale, un’opportunità per riscoprire la bellezza della fede che abita questi luoghi”. 

Oggi la Chiesa della Madonna del Prato, visitata ogni anno da oltre 12mila persone, non è solo uno scrigno d’arte, ma il centro della vita liturgica e pastorale della comunità.

Nel contesto del cammino sinodale, la storia del suo restauro rappresenta un esempio concreto di comunione e collaborazione, un segno tangibile di come arte, fede e partecipazione possano intrecciarsi. “Ogni dettaglio recuperato – conclude Mons. Paolucci Bedini – parla di una comunità che cammina insieme, unita dalla volontà di custodire e tramandare non solo un’eredità artistica, ma anche una fede viva e condivisa”.

Ai 533mila euro provenienti dalle firme dei contribuenti si sono aggiunti 250 mila euro di fondi per il terremoto messi a disposizione dalla Regione Umbria, indispensabili per completare i lavori, ma anche 55mila euro erogati dalla Parrocchia Madonna del Prato.

8xmille.it

Chiesa cattolica e 8xmille / Un nuovo sito per sfatare i falsi miti

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I sacerdoti guadagnano molto, i soldi dell’8xmille non vanno alla carità, firmare per l’8xmille significa pagare una tassa in più, la Chiesa cattolica è ricca e non paga le tasse, l’8xmille è un sistema poco trasparente…Questi sono solo alcuni dei pregiudizi e dei luoghi comuni che circolano da tempo, alimentando false convinzioni e distorcendo la realtà. Lo rivela una ricerca secondo cui il 45% degli italiani – e, dato ancor più sorprendente, il 51% dei cattolici praticanti – è convinto che sia il Vaticano a occuparsi del sostentamento dei sacerdoti. Inoltre, circa il 20% degli italiani ritiene, in modo errato, che firmare per l’8xmille significhi pagare una tassa in più.

È arrivato il momento di dire basta a queste falsità! Sulla Chiesa cattolica esistono molti stereotipi da sfatare con forza e chiarezza. Solo liberando il campo da queste menzogne si potrà finalmente far comprendere il grande impegno della Chiesa verso il prossimo e la società.

Per questo motivo è stato potenziato un  nuovo sito  che raccoglie e organizza tutto il materiale digital e social realizzato lo scorso anno per smontare, uno dopo l’altro, questi luoghi comuni (rilevati dalla ricerca). Dalla homepage si accede a 8 pagine dedicate, ognuna focalizzata su un pregiudizio specifico, con contenuti esclusivi realizzati insieme a content creator e testate giornalistiche di rilievo.

Ricco di testimonianze autentiche e dati concreti, questo sito non è solo una fonte di verità, ma anche uno spazio aperto a tutti: qui si possono segnalare altre eventuali falsità che ancora circolano sulla Chiesa cattolica.

Raccontare la verità non è solo importante, è un dovere. Perciò chiediamo l’aiuto di tutti per continuare a sfatare i luoghi comuni e costruire insieme una community più consapevole, informata e libera dai pregiudizi.

8xmille / Un convegno a Bologna per raccontare l’importanza di una firma

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Martedì 20 maggio nella sala «Marco Biagi» dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili (piazza De’ Calderini 2/2), si è tenuto il convegno «8xmille. Bene comune. Per migliaia di gesti di amore e di speranza».

L’evento è stato proposto dal Servizio per la promozione del Sostegno economico alla Chiesa cattolica dell’Arcidiocesi di Bologna in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti e Bologna, la Fondazione dei commercialisti, le Acli e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc).

8xmille / A Santhià (VC) assistenza domiciliare e sostegno psicologico per i malati e le loro famiglie

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A Santhià, importante crocevia in provincia di Vercelli e tappa rilevante del tracciato storico della Via Francigena, opera la Fondazione Amos più Obiettivo Salute ETS. AMOS è nata nel 2013 come progetto all’interno del gruppo di Carità Sant’Agata, in accordo con la Caritas Diocesana Eusebiana, con l’obiettivo di assistere e sostenere i malati oncologici, alleviare le sofferenze e i disagi loro e delle loro famiglie e promuove progetti di welfare generativo negli ambiti sanitari e socio-assistenziali, in risposta alle situazioni emergenziali e di bisogno diffuse sul territorio (8xmille.it).

“Nel 2022, dall’idea di Luigina Rollino, a cui oggi è intitolata la struttura – spiega Carlo Greco, direttore della Caritas Eusebiana – Amos, si trasforma in Fondazione Amos Più Obiettivo Salute ETS, proponendosi in collaborazione con l’ASL di Vercelli, oltre ad accompagnare i malati oncologici negli ospedali per le terapie, a offrire servizi aggiuntivi quali: prestazioni sanitarie e visite mediche specialistiche, e sostegno e assistenza agli ammalati con deficit della memoria, accelerando così i tempi delle prestazioni necessarie a cittadini “fragili” (pazienti oncologici, fragilità economica, anziani soli o con malattie neurodegenative o con necessità di visite in tempi brevi, persone con necessità di sostegno psicologico)”.

Grazie all’infaticabile opera della sua fondatrice Luigina Rollino, dei volontari formati e preparati,  ai quali si affiancano medici, infermieri e personale del direttivo che segue la parte gestionale e amministrativa, tutti volontari, nel corso del tempo, oltre al trasporto malati per le visite oncologiche e non, sono stati attivati nuovi servizi come visite mediche specialistiche, alle quali si aggiungono attività in ambito socio-sanitario-assistenziale, screening per la valutazione della memoria e attività di sostegno al benessere delle persone con demenza (deficit di memoria/deterioramento cognitivo) e ai loro famigliari, progetti inerenti al disagio giovanile.

“L’associazionismo, i gruppi parrocchiali, i cittadini di Santhià e degli altri 12 Comuni consorziati, hanno compreso e apprezzato il servizio offerto da Amos più e la necessità di aumentare i loro sforzi nei confronti delle persone fragili, sviluppando un maggior senso di prossimità e comunità”, prosegue Greco.

Da qui la decisione di essere più presenti in ambiti dove non è più sufficiente quanto fatto sino a ieri e la scelta di avviare un centro per visite specialistiche, a offerta libera, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12, all’interno della struttura situata a Santhià in via Puccini 2.

Realizzato anche in collaborazione con i medici di famiglia, il progetto ha portato con sé benefici del tutto innovativi offerti ai 13 comuni consorziati sul territorio vercellese e biellese.

“Da questo approccio è nato, dunque, – aggiunge Don Andrea Matta, Parroco di Santhià e responsabile del Gruppo di Carità Sant’Agata – un progetto di welfare innovativo che ha coinvolto la comunità, con momenti formativi sul tema della salute stimolando il valore della testimonianza della carità nei confronti delle fasce deboli della popolazione e le persone in situazione di disagio economico o sociale, che hanno fornito un importante contributo segnalando carenze ed eventuali proposte”.

Il Presidente della Fondazione autonoma Amos più Obiettivo Salute ETS Gianni Brunoro, specifica: “I beneficiari, dunque, non sono concepiti come semplici fruitori di servizi socio-assistenziali o socio-sanitari ma, in un’ottica di superamento della mentalità di mero assistenzialismo, come persone bisognose da ricollocare all’interno di percorsi che permettano loro di riscoprire il proprio valore e la propria dignità.” 

“Il successo del progetto – conclude il direttore Carlo Greco – si basa, soprattutto, su tre elementi: il prezioso contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la forza del volontariato e la sensibilità degli specialisti. Grazie ai volontari e alla risposta concreta di medici e infermieri si garantisce con continuità assistenza ai più vulnerabili che trovano, nella Fondazione Amos più, un punto di riferimento per la loro salute”.

 

8xmille per lo sviluppo dei popoli / Accanto ai bambini e agli anziani

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Dal 30 maggio al 1° giugno si svolgerà il Giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani. Un’occasione per ribadire come sia fondamentale favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dei più piccoli e l’inclusione sociale dei più anziani, attraverso luoghi e servizi dedicati di cura e accompagnamento. È quanto fa la Chiesa Italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostenendo migliaia di progetti specifici rivolti a bambini e anziani, in oltre 100 Paesi.

Il futuro dell’umanità, sottolineava Papa Francesco, è proprio in questi due estremi: nei bambini e negli anziani: “quando si incontrano i bambini con i nonni è una cosa bellissima. I nonni hanno tutto un passato che ci dà tanto, i bambini hanno un futuro che riceve dal passato”.

La popolazione mondiale sta invecchiando in modo molto rapido, anche se disomogeneo. Si stima che entro la fine del 2070 il numero di persone di 65 anni o più dovrebbe superare quello dei minori di 18 anni, che comunque in alcune aree continuerà a crescere. È dunque fondamentale sostenere progetti che mirano a proteggere e valorizzare entrambe fasce di popolazione, oltre che a soddisfarne i rispettivi bisogni.

Come avviene all’Istituto Maman Dorothée gestito dai Missionari Agostiniani insieme alla Fondazione Agostiniani nel mondo nella zona di Dungu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Allo stato attuale la scuola ospita 330 alunni, di cui 92 alla materna e 238 nella primaria. Si stanno ampliando i locali per riuscire ad accogliere 1000 studenti. Ci sono programmi specifici per assistere i più poveri ed un programma per contrastare il lavoro minorile. Nella Repubblica Democratica del Congo, infatti, ancora tantissimi bambini e bambine sono costretti a lavorare. Inoltre, con l’aggravarsi dell’instabilità in tutta la regione del Kivu molte scuole sono state chiuse e crescono le violenze contro i bambini, così come il fenomeno dei bambini-soldato. Sono decine di migliaia quelli nelle mani di vari gruppi paramilitari. Molti scappano dopo aver subito violenze e vengono accolti, sempre dai Missionari Agostiniani, al Centro Juvenat. La maggior parte ha dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze, come Rebecca: “Vengo da Bitima, un villaggio al confine con il Sudan meridionale. Sono stata vittima delle atrocità dell’LRA (Lord’s Resistance Army) che hanno ucciso entrambi i miei genitori. Qui al Centro mi stanno aiutando a superare il trauma che mi porto dentro. Da quando sono arrivata, sono entrata a far parte del gruppo di taglio e cucito dove, oltre alla parte teorica, ho imparato a cucire gonne e mutande e ora stiamo lavorando sulle camicie. Sono molto orgogliosa di questo. Prima di venire qui non sapevo nulla perché non avevo avuto l’opportunità di andare a scuola. Se avrò un po’ di soldi, penso di comprare una macchina da cucire e diventare una brava sarta”.

Far nascere ed animare luoghi e contesti comunitari in cui ognuno venga valorizzato e nei quali, al contempo, venga fornito supporto fisico e psicologico è una priorità anche per le persone più avanti con gli anni, la cui marginalizzazione è purtroppo una piaga ricorrente in tutto il mondo.

Anche in India, ad esempio – un Paese relativamente giovane ma destinato a seguire il trend di rapido invecchiamento della popolazione mondiale – è sempre più necessaria un’attenzione alle esigenze e ai bisogni degli anziani, spesso abbandonati dalle proprie famiglie e in situazione di estrema indigenza o vittime di violenze fisiche e psicologiche.

Per questo in Kerala, nel sud-ovest del Paese, è stato avviato un progetto di durata triennale, che ha coinvolto oltre 4 mila persone anziane in attività ricreative e di formazione, facendole sentire ancora attive. Anche le famiglie e l’intera comunità hanno partecipato a iniziative comuni e programmi di sensibilizzazione e advocacy.  Decine di anziani hanno ricevuto sussidi e aiuti, e oltre 500 hanno beneficiato di assistenza, cure mediche gratuite, supporto e consulenza per pratiche sociali e legali. È solo uno degli innumerevoli esempi di comunità che non lasciano indietro nessuno e – come auspicato da Papa Leone XIV – si fanno “piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità” che “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno”.

8xmille / Alla mensa Caritas di Oppido Mamertina-Palmi 20mila pasti caldi in un anno

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Destinata a chi è in povertà estrema, per la maggior parte famiglie in difficoltà economica e migranti residenti sul territorio, la mensa diocesana della Caritas di Oppido Mamertina-Palmi è una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale.

Opera-segno della Caritas diocesana, la mensa nasce dal progetto 8xmille “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” per rispondere ai bisogni primari di molte persone in stato di vulnerabilità residenti nel territorio. Sorta presso l’Istituto delle Suore della Carità, in una zona centrale del paese, offre ampi spazi con 100 posti a sedere. Aperta due giorni a settimana, grazie ad una squadra di 30 volontari, la mensa distribuisce 400 pasti a settimana. In un ambiente familiare, gli operatori condividono con gioia alcuni momenti della giornata con gli ospiti: chi arriva ha la certezza non soltanto di ricevere un pasto caldo ma di essere accolto, di trovare qualcuno sempre pronto ad ascoltarlo.

“La mensa, situata in un luogo strategico, abbraccia un notevole bacino di utenza – spiega il diacono Michele Vomera, direttore della Caritas ed è anche situata in una zona di passaggio per i molti migranti che vivono negli insediamenti del territorio. Ogni giorno entriamo in contatto con famiglie in difficoltà ed immigrati. I fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica ci hanno permesso di realizzare uno spazio accogliente e ampio per aiutare i nostri ospiti a sentirsi a casa. La mensa è un punto di riferimento che trae valore aggiunto anche dalla presenza delle Suore della Carità che con il loro amorevole sorriso sono sempre pronte a donare supporto ed una parola di conforto”.

Grazie alle firme, nel triennio 2020-2024, sono arrivati 130mila euro che hanno permesso di offrire dei servizi stabili tra i quali spicca la mensa sociale che detiene un regime di funzionamento ottimale. Il lavoro dei volontari coinvolti in mensa permette di costruire una fitta rete non solo a livello ecclesiale ma anche civile e di rispondere con più efficacia ai tanti bisogni che emergono di volta in volta. Spesso gli ospiti restituiscono l’accoglienza ricevuta offrendo il loro aiuto ai volontari e ai nuovi arrivati nell’integrazione linguistica oppure condividendo la propria cultura e le proprie tradizioni attraverso la preparazione e il consumo di un pasto tradizionale dei propri Paesi di origine. Uno scambio che va quindi oltre il cibo, coinvolgendo abitudini, usanze, creando legami di amicizia duraturi e una rete di sostegno alle persone.

“Il servizio è nato nel periodo della pandemia – conclude il direttore– con il metodo d’asporto, nella consapevolezza che proprio nei momenti di maggiore asperità è necessario portare sostegno ai più fragili”.

L’ente gestore dell’opera è l’Associazione “I Segni dei Tempi ETS”, braccio operativo della Caritas diocesana, alla quale fanno capo la maggior parte delle progettualità. Quest’ultima gestisce anche l’emporio solidale “Il Carrello della Condivisione”, altra opera segno insieme al Centro d’Ascolto diocesano.

La mensa è il luogo ideale per raggiungere gli ultimi, anche con sportelli di ascolto, occasioni di scambio e di condivisione, realizzati grazie alla disponibilità di alcuni operatori parrocchiali e volontari.

8xmille / A Salerno il polo della carità per chi vive in strada

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Situato all’interno del centro storico di Salerno, il Polo della Carità, nato nel 2022, offre risposte concrete ai bisogni delle persone in condizione di povertà estrema, grazie ad un sistema di accoglienza diffusa che garantisce interventi di sostegno e supporto a chi vive in stato di disagio.  Il Polo, attraverso il potenziamento di servizi già esistenti sul territorio diocesano, offre oltre ai servizi primari, anche attività di accompagnamento e sostegno con colloqui individualizzati, segretariato sociale, orientamento ai servizi, ambulatorio medico e supporto nelle cure e nell’assunzione dei farmaci, in particolare per gli ospiti con malattie cronico-degenerative.

Una rete solidale che si snoda in varie sedi nel cuore della città: a ridosso della Cattedrale e della sede arcivescovile, vi sono il Dormitorio “Gesù Misericordioso” e il Centro diurno “San Francesco di Paola”, strutture a bassa soglia per persone senza fissa dimora. I servizi offerti sono: accoglienza diurna e notturna con una capienza di circa 40 posti, di cui 28 destinati agli uomini e 9 alle donne; cena e colazione; servizi igienici e doccia; servizio guardaroba e lavanderia; ascolto e orientamento, supporto nella ricerca di lavoro, consulenza legale; ambulatorio medico e banco farmaceutico. Dormitorio e Centro diurno sono attivi maggiormente nel periodo dell’emergenza freddo, ma restano aperti tutto l’anno con la funzionalità di Pronto Intervento per ospitare persone che hanno particolari situazioni di fragilità e vulnerabilità.

A Piazza San Francesco, annesso al Convento dei Frati Cappuccini, si trova il Dormitorio (di secondo livello) intitolato a “Don Tonino Bello” che ospita soggetti in emergenza abitativa avviati ed accompagnati in un percorso di reinserimento sociale e, ove possibile, lavorativo.

Le donne sole o con minori, in fuga da guerre o in uno stato di difficoltà, trovano una casa accogliente a Via Angrisani: in questo momento l’appartamento ospita 3 famiglie ucraine.

La Mensa intitolata a “San Francesco” completa il cerchio della solidarietà che la Chiesa salernitana, attraverso la Caritas, ha attivato sul territorio a favore dei fratelli che vivono in difficoltà economiche e sociali. Vi si preparano quotidianamente 200 pasti per pranzo servendone circa 75/80 in sala e 30/35 da asporto oltre a quelli per gli ospiti dei Dormitori da servire a cena.

“Accogliere spiega don Flavio Manzo, direttore della Caritas di Salerno – significa essere vicini a chi è solo e donare speranza a chi ha perso la fiducia. La povertà è multidimensionale, non è solo fame e mancanza di denaro. È povertà di speranza, di opportunità, di scelta. Il primo strumento operativo che mettiamo in campo è la “relazione”, che può diventare trampolino di lancio per nuove sfide. Le persone, con il giusto supporto, possono accettare di rimettersi in gioco e tentare nuovi percorsi di vita”.

L’approccio della Caritas diocesana, supportata dai fondi 8xmille, si basa su azioni strutturate, articolate sulla presa in carico, sul potenziamento delle capacità della persona e sulla costruzione di un tessuto relazionale, attraverso progetti educativi individualizzati e finalizzati alla ripresa di una graduale autonomia. L’8xmille alla Chiesa cattolica ha significato per questa realtà mezzi e porte aperte grazie ad un contributo, nel 2024 di 200.000 euro.

Con una squadra di 85 volontari, il Polo è un punto di riferimento per tante persone senza dimora, con carattere di temporaneità o cronicità. Molti sono reduci da lavori stagionali, legati al turismo estivo o all’agricoltura: la richiesta di aiuto, dunque, aumenta nel periodo invernale quando, alle difficoltà quotidiane di chi non riesce a mantenere una dimora stabile e finisce in strada, si aggiungono quelle legate a temperature rigide. Poi ci sono gli anziani sempre più presenti tra i “nuovi poveri” anche a causa di reti familiari fragili.

“Molto spesso – prosegue il direttore – il dormitorio o la mensa sono il primo posto che la persona in difficoltà raggiunge per avere un aiuto immediato (un posto letto o il pasto).  Il nostro obiettivo è offrire ai più vulnerabili non solo accoglienza e sollievo, ma anche uno spazio di ascolto e confronto, dove vivere una dignitosa convivialità, puntando alla promozione della dignità umana”.

Presso il dormitorio “Don Tonino Bello” è stato attivato inoltre un percorso di seconda accoglienza, ovvero un servizio di ospitalità rivolto ai senza dimora di lunga durata in emergenza abitativa, in cui l’accoglienza è accompagnata da progetti individualizzati con il macro-obiettivo di superare progressivamente le condizioni di vulnerabilità. La proposta è articolata in rete con il Centro di Ascolto diocesano e con i centri parrocchiali, condividendo la corresponsabilità di accompagnare le persone in un processo di autonomia.

Nel Dormitorio sono servite circa 2.880 cene e colazioni ogni mese e distribuiti oltre 400 capi di abbigliamento e scarpe a chi ne aveva bisogno. La presenza media giornaliera è circa 30 persone per quanto concerne il Dormitorio e la cena, di 20 ospiti per il Centro diurno, nel quale è possibile trascorrere al caldo le fredde giornate invernali. Nel 2024 le persone in condizione di povertà estrema o marginalità che si sono rivolte al Polo della Carità sono state in totale 191 di cui 80% uomini e 20% donne. Attraverso i diversi servizi di accoglienza offerti (Dormitori, Centro diurno), il Polo della Carità ha preso in carico 217 persone in condizione di povertà estrema, di cui 80% uomini e 20% donne, il 60% italiani e 40% stranieri. Gli ospiti accolti durante tutto l’anno sono stati 465; di questi 345 sono nuovi ascolti mentre 120 erano già inserite nel database. La fascia di età media delle persone ospitate è quella dai 30 ai 50 anni (circa il 75% di entrambi i sessi). Le persone che si avvalgono in maniera continuativa del servizio mensa sono sia italiani che stranieri (54% italiani e 46% stranieri), per la maggior parte uomini (80% uomini e 20% donne) inoccupati. “Tutto questo è possibile – conclude don Flavio – grazie al lavoro quotidiano, sette giorni su sette per 24 ore al giorno, svolto dagli operatori della Caritas diocesana, e dall’impegno di tanti volontari che si alternano nel servizio ai poveri. All’interno della squadra è costante la presenza della comunità diaconale, così come dei gruppi scout di Salerno e provincia, gruppi parrocchiali e tanti semplici cittadini di buona volontà che dedicano qualche ora del proprio tempo a questa opera”.