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8xmille / A Nazzano (RM) accoglienza e inclusione sociale. Il lavoro come riscatto per giovani autistici

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Nel silenzio della campagna laziale, tra le colline che circondano Nazzano, si sta scrivendo una storia di speranza e inclusione sociale. Qui, su ciò che resta di un antico convento, è nata una realtà innovativa che coniuga assistenza, accoglienza e inserimento lavorativo per adolescenti e giovani adulti con autismo e disagio psichico. La struttura residenziale, gestita dalla cooperativa sociale Il desiderio di Barbiana, accoglie minori e giovani provenienti da contesti di fragilità, offrendo loro non solo un tetto, ma un cammino di crescita, formazione e autonomia.

Il progetto prende le mosse nel 2019 con l’apertura della Comunità Alloggio “Antenna 00100” e il Gruppo Appartamento “Antennina 00100”, strutture socioassistenziali che ospitano in tutto 18 fra minori e giovani adulti con autismo o grave sofferenza psichica.

Accogliamo bambini e ragazzi, appartenenti a tre fasce d’età comprese tra i 7 e i 25 anni, – spiega Emanuele Cicuti, fondatore e direttore terapeutico del Desiderio di Barbiana che vivono situazioni di disagio profondo, spesso senza il supporto di famiglie in grado di seguirli. Qui trovano una casa e un ambiente protetto, ma soprattutto un luogo in cui poter costruire il proprio futuro”.

L’iniziativa, realizzata con il contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica da Il desiderio di Barbiana, cooperativa sociale con la quale la Diocesi di Civita Castellana ha un contratto di ATS per la gestione delle attività d’inclusione socio lavorative, offre risposte concrete a situazioni complesse, in cui la sofferenza psicologica e il malessere che ne conseguono si intrecciano con fenomeni di esclusione sociale ed emarginazione. Sono 45 gli adolescenti e giovani che frequentano le attività diurne e percorsi di inserimento lavorativo.

L’intervento della cooperativa non si limita alla sola assistenza: ogni giovane è accompagnato in un percorso personalizzato che tiene conto delle sue inclinazioni e potenzialità. Il lavoro non è inteso come semplice strumento riabilitativo, ma come mezzo per restituire dignità e autonomia. L’inclusione sociale, infatti, non può prescindere da un’opportunità lavorativa reale, che permetta di superare la condizione di dipendenza e di esclusione.

La nostra attività è resa possibile grazie all’impegno di 35 operatori e molti volontari. – aggiunge Cicuti – La nostra forza risiede nel lavoro di équipe di tipo multidisciplinare, composta da professionisti di varie discipline: educatori, psicologi, logopedisti, psicomotricisti, assistenti sociali, psichiatri ed esperti delle discipline musicali nonché delle tecniche di riabilitazione con gli animali (I.A.A.). Ciò che conta non è la specializzazione universitaria o teorica di ciascuno, quanto piuttosto il desiderio soggettivo che lo anima nel lavoro e la disponibilità a prendersi cura del soggetto con disagio e sofferenza psichica”.

L’approccio dell’assistenza è basato su un partenariato tra il bambino/ragazzo e l’adulto, tenendo conto delle preferenze, delle scelte, delle invenzioni e delle soluzioni trovate dal soggetto stesso.
Oltre ad occuparsi degli utenti inviati dalle ASL e/o delle famiglie, la cooperativa promuove progetti che possano favorire opportunità di lavoro.

In questa logica è nato, nel 2020, “L’Abbarrato”, un birrificio artigianale che oggi produce circa 1.000 litri di birra al mese. I ragazzi sono coinvolti in tutte le fasi della produzione: dalla selezione delle materie prime alla fermentazione, fino all’imbottigliamento e alla vendita. Il birrificio ha anche un e-commerce dedicato, gestito direttamente dai giovani con il supporto degli operatori.

Nel 2022 ha preso vita un’altra iniziativa: Farfood, un agriturismo sociale che combina ristorazione e coltivazione biologica. Qui i ragazzi si occupano della produzione di ortaggi e materie prime a Km 0, utilizzate poi nella cucina del ristorante, aperto nei weekend e attivo dalla primavera all’autunno. Con una capienza di 60 posti, Farfood rappresenta un’occasione concreta per mettere alla prova le capacità dei giovani in un contesto lavorativo reale, a contatto con il pubblico.

“La nostra sfida è far sì che questi ragazzi possano non solo lavorare, – conclude Cicuti– ma sentirsi parte di una comunità. Troppo spesso le persone con autismo o disagio psichico vengono relegate ai margini della società. Noi vogliamo dimostrare che possono avere un ruolo attivo, costruirsi una professionalità e contribuire al bene comune”.

Di fronte alle crescenti richieste di accoglienza, la Diocesi ha avviato un nuovo progetto per l’apertura di altre due strutture, situate in immobili di proprietà. L’obiettivo è ampliare l’offerta di servizi, garantendo accoglienza e percorsi di autonomia a un numero sempre maggiore di giovani in difficoltà.

Quello nato a Nazzano è un modello di inclusione che potrebbe essere replicato in altri territori. L’idea di fondo è chiara: non basta offrire un rifugio ai più fragili, ma occorre costruire percorsi di vita che restituiscano dignità e futuro. In un’epoca in cui la marginalità rischia di diventare una condanna definitiva, esperienze come questa dimostrano che, con un accompagnamento adeguato e una rete solidale, è possibile trasformare il disagio in opportunità.

Nel piccolo borgo laziale, tra i filari di un orto coltivato con cura e le botti di un birrificio artigianale, ogni giorno si rinnova una promessa: nessuno deve essere lasciato indietro.

8xmille / A Mestre l’ambulatorio di prossimità “Salute senza confini”

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A Venezia, nel cuore della Municipalità di Mestre, all’ultimo piano del Centro Pastorale Papa Luciani, che ospita numerose opere e attività caritatevoli, si trova l’ambulatorio di prossimità di Caritas Veneziana. Qui medici, infermieri, farmacisti e volontari accolgono gratuitamente tutti coloro che hanno bisogno di cure e non possono accedere al servizio sanitario nazionale.

La sua collocazione nel centro di Mestre, area densamente popolata, risulta strategica poiché il quartiere è caratterizzato da una marcata multiculturalità e da un inasprimento della criminalità urbana legata alle vecchie e nuove dipendenze.

“All’ambulatorio l’ascolto e la cura vanno di pari passo – spiega Franco Sensini, direttore Caritas VenezianaIl centro, convenzionato con il SSN, svolge un ruolo importante sul territorio. Grazie alla collaborazione di 30 professionisti volontari riusciamo a garantire tre giornate a settimana per le visite specialistiche e di medicina generale. I farmaci prescritti con ricettario sono distribuiti dal servizio farmacia collegato. Questo progetto è diventato realtà grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica che hanno consentito l’avvio della struttura nel 2020 ed il sostentamento per i primi due anni di attività”.

Collocata vicino alla stazione ferroviaria la struttura è facilmente accessibile per coloro che gravitano intorno ai servizi dedicati ai senza fissa dimora ed anche per coloro che non hanno ancora completato l’iter di regolarizzazione della loro posizione giuridica nel territorio.

“Numerosi sono coloro che accedono all’ambulatorio – prosegue il direttore perché, nonostante siano cittadini comunitari, hanno perso i requisiti per beneficiare del sostegno della sanità pubblica, a causa della precarietà lavorativa a cui sono costretti, altri hanno bisogno di cure immediate perché privi di un qualsivoglia documento identificativo”.

Il costante rapporto con il Centro di ascolto e l’osservatorio diocesano delle povertà riesce ad essere strumento di rilevazione dei cambiamenti dei bisogni sanitari, dell’andamento della relazione con la sanità pubblica, della tipologia delle patologie che caratterizzano l’utenza che vive ai margini della società e diviene strumento di costante revisione dell’operato svolto.

Ne è stato un esempio la procedura accelerata costruita ad hoc in collaborazione con il SISP (servizio igiene e prevenzione pubblico), l’Hub Vaccinale di Marghera e l’anagrafe sanitaria, che nel 2022, all’indomani della crisi ucraina, ha consentito la veloce emissione di circa 181 tessere sanitarie.

“L’obiettivo di Caritas è quello di raggiungere, attraverso il volontariato, – conclude il direttore – la povertà sanitaria che interessa non solo coloro che sono privi di mezzi economici per poter evitare le lunghe liste d’attesa della sanità pubblica, ma anche quei cittadini che, pur avendone diritto, sono incapaci, per mancanze culturali o di opportunità, di accedere al servizio pubblico sanitario, o perché privi di idonea documentazione identificativa”.

Le discipline specialistiche per le quali l’ambulatorio è autorizzato sono molteplici; in questi anni sono state erogate visite nefrologiche, neurologiche, di ostetricia e ginecologia, di psichiatria, gastroenterologia, cardiologia, endocrinologia, oculistica, otorinolaringoiatra, urologia, pediatria, geriatria, medicina del lavoro, medicina di comunità, psicologia clinica, igiene e medicina preventiva, malattie infettive, medicina interna e scienze dell’alimentazione.

Il personale sanitario volontario ha particolarmente a cuore il carattere multiculturale della sua utenza, per questo il servizio garantisce servizi di interpretariato linguistico, che a volte vanno a supporto anche delle visite assicurate dall’A.U.LS.S. 3. L’ambulatorio è un vero e proprio crocevia di servizi e si è posto anche come punto di riferimento nell’organizzazione di corsi di formazione per operatori e volontari Caritas con l’obiettivo di offrire agli assistiti un’educazione alle più basilari norme igieniche.

Dall’ambulatorio si accede anche alla galassia dei servizi erogati dalla Caritas Veneziana come la vicina mensa che offre 120 pasti al giorno, il Centro di Ascolto Caritas per la rilevazione delle vecchie e nuove povertà, il Microcredito San Matteo, che offre il prezioso servizio di sostegno e accompagnamento a piccoli prestiti.

A due passi dai luoghi della Biennale Arte e da Piazza San Marco, vi è una delle strutture principali della Caritas veneziana la Casa d’accoglienza San Giuseppe che è sempre stata per la città un luogo deputato all’accoglienza. Sita nel secondo sestiere più popoloso della città insulare e sicuramente il più esteso, la struttura ospita, insieme al Dormitorio femminile Santa Bakhita, anche la mensa per persone senza fissa dimora.

Dal 2023, la Casa d’Accoglienza femminile offre supporto a donne in temporanea difficoltà abitativa e, a breve, inaugurerà una sezione dedicata alle donne con problematiche legate alla giustizia, come misure alternative alla detenzione, permessi premio o fine pena.

Questi sono solo alcuni dei servizi offerti da questa struttura, un vero e proprio Hub della Carità nel cuore di Venezia, che assicura sostegno e assistenza a persone bisognose nel rispetto della propria dignità.

8xmille / A Cassano all’Ionio un Centro socio-educativo: bambini e adolescenti studiano insieme e coltivano sogni

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Un palazzo della diocesi in un quartiere centrale di Cassano all’Ionio, comune calabrese di circa diciassettemila abitanti in provincia di Cosenza, diventa uno strumento per costruire il futuro di bambini e adolescenti, provenienti da famiglie in stato di fragilità economica e sociale. Il progetto “L’appetito vien studiando”, attivato grazie anche al contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, in sinergia con l’équipe del progetto socio-educativo per minori della Caritas diocesana, offre uno spazio di aggregazione, un cantiere educativo sempre aperto, in continua evoluzione, che cerca di reinventarsi indirizzando la sua attenzione alle necessità e alle varie emergenze che man mano affiorano nei vari contesti di riferimento.

“Abbiamo avvertito la necessità di promuovere un cambiamento – sottolinea don Mario Marino, direttore della Caritas Diocesana, abbiamo deciso di scendere in campo con il nostro impegno, la nostra determinazione e soprattutto con il nostro coraggio. Non possiamo più permetterci di delegare, noi per primi dobbiamo essere disposti a lavorare affinché la bellezza, di cui siamo circondati e che troppo spesso osserviamo con occhi carichi di pregiudizi e di rassegnazione, venga in qualche modo tutelata e difesa”.

All’interno del centro socio-educativo, i ragazzi, grazie al lavoro di educatori, operatori e istruttori, crescono insieme e studiano in un luogo sicuro.

Uno degli obiettivi primari de “L’appetito vien studiando” è quello di educare i minori al riconoscimento, all’accettazione, al rispetto e all’individuazione delle esigenze di tutti, di chi ha bisogni differenti dai propri e si trova a vivere una condizione diversa – spiega Angela Marino, responsabile del progetto Realizzata in collaborazione con le parrocchie del centro storico, l’iniziativa si basa, come suggerisce il titolo, su due momenti fondamentali: l’appetito, ossia la mensa, e il doposcuola con le attività laboratoriali. In questo modo cerchiamo di supportare i giovani nel quotidiano spingendoli al raggiungimento dei loro obiettivi”.

Sono una quarantina i ragazzi, dai 6 ai 14 anni, coinvolti annualmente nel progetto, che vengono accolti, guidati e indirizzati a restare nel solco di una vita sana e operosa, da proseguire secondo i principi cristiani e, quindi, nel pieno rispetto del vivere civile. “Il progetto, voluto dalla diocesi, è destinato a minori a rischio di dispersione scolastica – sottolinea Silvia Cirigliano, psicologa del progetto – che provengono da situazioni familiari, sociali ed economiche svantaggiate. Ci troviamo di fronte a bambini con bassa autostima e che manifestano difficoltà emotive e socio-relazionali”.

Il progetto è ormai operativo dal 2016 e, nel corso di questi anni, il Centro si è consolidato come un luogo di legalità e di formazione, un esempio di welfare innovativo, grazie anche al team di esperti della Caritas diocesana. Si parte infatti dall’appetito, cioè dal servizio mensa attivo in tutti i giorni feriali, e si prosegue con le attività di doposcuola e con le iniziative laboratoriali che, tramite degli spunti ludici, didattici e ricreativi, cercano di spingere i ragazzi a coltivare le proprie passioni, che magari un giorno potrebbero concretizzarsi in una professione. “Il servizio mensa rappresenta per molti bambini l’opportunità di consumare l’unico pasto nutriente della giornata. Al sostegno scolastico – aggiunge la responsabileseguono le attività laboratoriali. Si alternano diversi maestri, i quali hanno il compito di accompagnare i ragazzi alla scoperta dei loro talenti. Pensiamo che meritino di avere educatori che li sostengano nel loro percorso per aiutarli a realizzare quello che il loro cuore merita”.

I minori acquisiscono gradualmente un metodo di studio autonomo e familiarizzano con le proprie inclinazioni. I risultati si concretizzano nella testimonianza dei beneficiari del servizio. Ci sono ragazzi che dicono di avere difficoltà a gestire in autonomia i compiti a casa e che coltivano una grande passione per l’arte: senza il centro sarebbe veramente complicato poter conciliare queste due esigenze. Altri ancora esaltano le attività laboratoriali perché gli consentono di usufruire di attività sportive che non potrebbero svolgere altrove nel pomeriggio.

Il progetto, sin dall’inizio, ha indirizzato i suoi sforzi, inoltre, alla costruzione di una rete coesa di collaborazione e di dialogo con le istituzioni scolastiche, i servizi sociali, le parrocchie, il comune, i medici e i pediatri.

L’azione educativa viene potenziata anche dal “Centro per le famiglie” che è un solido spazio di ascolto, di orientamento, di confronto e di sostegno. Qui una squadra di professionisti garantisce, a titolo gratuito, supporto psicologico, consulenza pedagogica, progettazione e verifica di interventi in campo educativo e formativo rivolti al nucleo familiare.

La mamma di due bambini che attualmente possono apprezzare l’utilità del centro aggiunge: “Mi auguro che questo progetto non chiuda mai e che non cambino le persone che ci sono. Io sono ripartita grazie a loro, qui ho trovato persone che mi ascoltano e, poi, una casa e una famiglia”. Un’iniziativa che si traduce in supporto e sostegno concreto per superare il disagio, promuovendo l’inclusione. “Il futuro – conclude Angela Marino – senza il progetto sarebbe una vera sconfitta per questo territorio”.

Migliaia di gesti d’amore / I progetti realizzati a Bergamo grazie all’8xmille

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Segnaliamo questo articolo a cura della redazione SantAlessandro.org, settimanale della diocesi di Bergamo, con l’intervento dell’incaricato don Marco Milesi.

Qui l’articolo completo dove si legge si legge tra l’altro:

<<Alla nostra diocesi nel 2024 sono arrivati oltre un milione e seicentomila euro per esigenze di culto, pastorale e cultura. Hanno permesso di restaurare chiese e case parrocchiali, costruire nuovi oratori per i ragazzi, realizzare interventi in biblioteche e musei, recuperare organi a canne, installare impianti di sicurezza.

Altri fondi, in totale 1.538.391 sono stati destinati all’ambito assistenziale e caritativo: attività rivolte a persone diversamente abili, clero ammalato e anziano, interventi d’aiuto a persone con fragilità diverse, opere “segno”.

Una parte consistente, pari a 6.586.043 euro, ha contribuito ad assicurare la pastorale ordinaria nelle parrocchie, grazie all’opera di 620 sacerdoti.

Sono risorse che aiutano le comunità a vivere bene, sempre in linea con i valori di cui la Chiesa si fa portatrice: “Parlare di 8xmille alla Chiesa – continua don Marco Milesinon significa parlare di una condizione economica fine a se stessa, ma soprattutto di una cura pastorale.

La questione economica si traduce infatti in un atteggiamento pastorale che sostiene l’opportunità di esercitare liberamente la propria opera di evangelizzazione, carità e attenzione alle strutture esistenti e la creazione di nuove iniziative, a seconda delle esigenze delle singole comunità”>>.

Mons. Baturi: «L’8xmille è promozione sociale, non assistenzialismo centralista»

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Su corriere.it/buone-notizie è stata pubblicata un’intervista al Segretario Generale della CEI, Mons. Giuseppe Baturi, in occasione della Milano Civil Week 2025 sul tema L’Europa siamo noi – La cittadinanza attiva per un presente di pace e solidarietà. La festa-evento della cittadinanza attiva e solidale promossa da Corriere della Sera-Buone Notizie, Comune di Milano e Forum del Terzo Settore di Milano, in collaborazione con CSV Milano, dà appuntamento dall’8 all’11 maggio a Palazzo Giureconsulti, piazza Mercanti 2, con incontri, laboratori, dibattiti e momenti di spettacolo che serviranno a far circolare le esperienze e a condividere le buone pratiche.

Nell’intervista di Elisabetta Soglio, il Segretario CEI, tra le altre domande, risponde anche ad alcune sull’8xmille e come vengono i spesi questi fondi:
«Già nella legge istitutiva, frutto di una intesa fra la Santa Sede e lo Stato, si prevedeva che i fondi si potessero destinare alle esigenze di culto e pastorale, agli interventi caritativi nelle Diocesi e nei Paesi in via di sviluppo, al sostentamento del clero. Una quota importante, pari nel 2023 a 80 milioni, viene gestita dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli: nel 2023, appunto, sono stati approvati 440 progetti proposti da realtà ecclesiali di tutto il mondo. Ognuno è accompagnato dalla lettera di presentazione del vescovo e della Conferenza episcopale locale e viene valutato in base all’impatto e al coinvolgimento delle comunità locali, in particolare dei più poveri (anche in termini di qualità, correttezza, effettiva utilità per le persone cui si rivolge). Non vengono finanziati i costi di gestione dell’ente proponente, che anzi deve dimostrare di avere studiato dopo la fase di startup una sostenibilità economica e complessiva del progetto, anche a livello ambientale».

Dove intervenite in particolare?
«La metà dei progetti sono in Africa, anche nella guerra del Sud Sudan, poi abbiamo dato seguito a richieste giunte da Paesi del Medioriente e in particolare dai luoghi di guerra – penso alla Siria e al Libano – ma anche dall’America Latina, per esempio Haiti, e dall’Asia con il Myanmar».

E in Europa?
«In questi anni abbiamo concentrato gli aiuti soprattutto sull’Ucraina, per sostenere tramite le Caritas e le Chiese di quelle terre martoriate dalla guerra le strutture di assistenza ai bambini, i centri di riabilitazione per la disabilità, la formazione dei giovani, il supporto alle ragazze madri. La nostra idea di fondo è finanziare attività capaci di sviluppare una soggettività delle persone, in termini educativi, capaci di solidarietà e di protagonismo di comunità, anche sensibilizzando i nostri territori. Rifuggiamo la logica dei contributi a pioggia e dell’assistenzialismo, ma puntiamo sull’aiuto promozionale ai più poveri grazie alle Chiese locali e alle loro espressioni caritative, affinché ognuno faccia responsabilmente la sua parte».

C’è un calo nella scelta dell’8xmille?
«Dopo il Covid, quando le donazioni si erano concentrate sugli ospedali, abbiamo sentito un calo. Ma voglio precisare che questa quota di 80 milioni per i progetti viene comunque sempre garantita. Per noi le persone sono tali, non pedine di scacchiere di poteri, ed è per loro che noi lavoriamo».

Tema della trasparenza: come viene garantita?
«Torno a dire che i progetti vengono vagliati uno ad uno da una commissione di esperti, che poi verifica anche l’utilizzo dei fondi messi a disposizione. C’è un meccanismo di rendicontazione che segue l’erogazione fatta: questo perché siamo convinti che la Chiesa abbia una responsabilità storica soprattutto nelle situazioni di conflitto e nelle povertà più estreme e disperate. Noi non abbandoniamo nessuno».

unafirmaXunire / La firma dell’8xmille: il nostro gesto d’amore per il prossimo

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A partire da domenica 4 maggio, Giornata Nazionale di sensibilizzazione dedicata all’8xmille, nelle parrocchie aderenti al progetto unafirmaXunire si potrà sensibilizzare la comunità a partecipare a questo importante gesto di appartenenza.

L’iniziativa vuole favorire la raccolta delle firme di quei pensionati o lavoratori dipendenti che sono esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione in quanto possessori della sola Certificazione Unica (CU) e contrastare l’attuale calo delle firme a favore della Chiesa cattolica.

Grazie alla preziosa collaborazione di tutti, nel periodo della dichiarazione dei redditi, ogni parrocchia potrà diventare un “Centro di Informazione e Raccolta” dove poter concretamente sensibilizzare e coinvolgere tutta la comunità alla firma dell’8xmille. L’iniziativa prevede, infatti, l’assistenza, il ritiro e la consegna delle buste con la “Scheda per la scelta della destinazione dell’8xmille” direttamente in parrocchia (in allegato la scheda per la scelta).

Per animare la Giornata Nazionale e promuovere questa iniziativa in parrocchia, suggeriamo di nominare un referente parrocchiale del Sovvenire. Tale figura dovrebbe far parte del Consiglio per gli affari economici.

Inoltre, è utile sapere che nell’ambito del progetto unafirmaXunire, CEI ha individuato Caf Acli (e la sua rete) quale interlocutore privilegiato a cui rivolgersi sul territorio per la consegna delle buste chiuse contenenti le “Schede per la scelta della destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille e del 2 per mille dell’IRPEF” raccolte nelle diverse parrocchie in Italia. Caf Acli, al contempo, si rende disponibile ad offrire, dal punto di vista organizzativo, una facilitazione nel ritiro di dette buste chiuse, nonché la trasmissione all’Agenzia delle Entrate del contenuto delle stesse (v. allegato).

Per una buona realizzazione del progetto e per prendere visione del materiale a disposizione si può accedere al portale UNITI IN RETE a questo indirizzo www.unitiinrete.it.

Per avere un supporto, contattare l’Assistenza chiamando il numero 06/97 85 84 14 (lunedì – venerdì: 9:00-13:00/15:00-19:00) oppure scrivendo a: assistenza@sovvenire.it.

8xmille / Il “Pastificio Futuro” di Roma: un progetto di rinascita per giovani detenuti voluto anche da Papa Francesco

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Tra le ultime opere di bene compiute da Papa Francesco prima della sua morte, spicca la donazione di 200mila euro – dal suo conto corrente personale – per garantire la sopravvivenza del “Pastificio Futuro”: lo stabilimento di pasta secca artigianale che impiega i detenuti del carcere minorile di Roma “Casal del Marmo”. Il progetto era nato nel 2013 dall’impegno del cappellano, padre Gaetano Greco, in risposta all’esortazione di Papa Francesco, pronunciata durante una sua visita al carcere, che aveva invitato i ragazzi a “non avere paura di diventare artigiani di sogni e di speranza”.

Il laboratorio di 500 metri quadri, ideato dalla Cooperativa sociale Gustolibero Onlus, è stato sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana con l’8xmille e da Caritas Italiana, in sinergia con la Direzione dell’Istituto penale minorile Casal del Marmo, il Centro della Giustizia minorile Lazio-Abruzzo-Molise, il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, le Diocesi di Roma e di Porto-Santa Rufina.

In occasione dell’inaugurazione, nel novembre 2023, Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Presidente della CEI, aveva dichiarato: “Crediamo nell’uomo. L’uomo può cambiare: ci vuole cura, ci vuole l’educazione che, come ricorda il Papa, è la forza più radicale per la trasformazione del mondo. E tanto più il mondo è infiammato tanto più abbiamo bisogno di offrire esempi di educazione perché il diamante che è nel cuore di ciascuno possa risplendere”, sottolineando, inoltre, che “il lavoro è la forma di educazione più significativa”. “Attraverso il lavoro – aveva aggiunto – si impara ad amare se stessi, gli altri, coloro che serviamo attraverso il contributo della nostra fatica, come il cibo che viene consumato per soddisfare le proprie esigenze di vita, per instaurare rapporti di amicizia e per guardare con fiducia al futuro”.

8xmille / Scadenze fiscali 2025

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SCADENZE 2025 (aggiornato al 28 aprile 2025) 

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RIEPILOGO ANNO 2025 

Modelli
Termini
Modelli 730 inviati dai CAF/intermediari  

Dal 30 aprile al 30 settembre

 

Modelli Redditi inviati dai CAF/intermediari  

Dal 30 aprile al 31 ottobre

Modelli Redditi cartacei inviati dai contribuenti  

Dal 30 aprile al 30 giugno

Modelli 730 precompilati e modello Redditi precompilato inviati direttamente via web dal contribuente  

Dal 15 maggio al 30 settembre (modello 730)

Dal 15 maggio al 31 ottobre (modello Redditi)

 

 

8xmille per lo sviluppo dei popoli / Insieme alle persone con disabilità

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Trecento progetti specifici in 64 Paesi, per circa 38 milioni di euro. Sono le iniziative che hanno generato e moltiplicato inclusione, favorendo l’accessibilità, la vita autonoma, e promuovendo la dignità e la valorizzazione dei talenti delle persone con disabilità, realizzate grazie ai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Lo evidenzia il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, in occasione del Giubileo delle persone con disabilità in programma dal 28 al 30 aprile.

Secondo i dati dell’OMS, nel mondo oltre un miliardo di persone vive con una forma significativa di disabilità, pari a circa il 15% della popolazione globale. Di queste, almeno 240 milioni sono minorenni. Le persone con disabilità soffrono disuguaglianze dovute allo stigma, alla discriminazione, alla povertà, all’esclusione dall’istruzione e dal lavoro e alle difficoltà all’interno del sistema sanitario stesso.
“Questa settimana abbiamo svolto un’attività speciale. Abbiamo creato vasi personalizzati e piantato semi, ma il significato è andato ben oltre. Ognuno ha inserito all’interno del vaso un augurio speciale per la persona che riceverà la pianta. È stato un momento di creatività, amore e riflessione, in cui abbiamo piantato non solo semi, ma anche speranza, affetto e sogni per il futuro. Ogni vaso porta con sé un’intenzione unica, a simboleggiare che, proprio come le piante, i nostri desideri possono fiorire con cura e dedizione”. Gli occhi di Fabiana brillano mentre racconta di questi piccoli semi che parlano di relazione, cura, attenzione, reciprocità. A San Paolo, in Brasile, oltre 40 anni fa un gruppo di madri del Parco Santa Madalena ha dato avvio al NASCE – Nucleo di Supporto Sociale al Cantinho della Speranza. Oggi è una struttura a servizio di persone con disabilità e giovani in situazione di esclusione sociale, nell’ambito educativo, culturale, di svago e professionale. In 5 centri vengono accolte ogni mese in media 240 persone con disabilità tra i 7 e i 60 anni. “Il nostro team – aggiunge – è composto da psicologi, pedagogisti, assistenti sociali ed educatori e promuove attività basate sulle esigenze di ciascuno, offrendo così un ambiente propizio per il loro sviluppo. Ogni giorno viene proposta un’attività diversa: cucina, riciclaggio di vetro, informatica, attività di espressione corporea, karate e giochi. Tutte queste attività cercano di promuovere il miglioramento della coordinazione motoria, l’autonomia e l’indipendenza”.

Fondamentale è anche il lavoro con le famiglie e con le comunità locali sulla sensibilizzazione per innescare un cambiamento di mentalità. In molti Paesi, infatti, le persone con disturbi fisici o psichici sono costrette a vivere nell’ombra, ai margini, spesso vittime di violenze e persecuzioni. Lo ha sperimentato Grace, in Kenya, che sintetizza così la sua storia: “Sono nata in un piccolo villaggio e fino all’età di otto anni posso dire che ero una bambina serena. Ad un tratto ho cominciato a sentire le mie gambe sempre più stanche e deboli. Nessuno capiva cosa mi stesse capitando, dicevano che la mia famiglia era stata colpita da una maledizione. Tutti erano arrabbiati con me, mia madre non mi parlava e mi teneva nascosta in casa. Così per tre anni sono rimasta lì, senza poter uscire e vedere nessuno”. Nonostante tutto anche per lei si è accesa una luce di speranza. “Un giorno a casa mia sono venuti dei volontari di un centro di riabilitazione, il St. Martin di Nyahururu. La prima volta mia madre non li ha nemmeno fatti entrare in casa, ma loro sono tornati e hanno assicurato che portandomi nel loro centro mi avrebbero aiutato, avrei potuto cominciare la riabilitazione ed evitare che la malattia peggiorasse. Così è stato e lì ho anche potuto studiare insieme a tanti altri ragazzi”. Una storia che rappresenta uno dei tanti percorsi di crescita e di speranza sostenuto dal CPPD, il Programma per persone con disabilità del Saint Martin, che segue ogni anno più di 1.000 bambine e bambini con disabilità, grazie a operatori, centinaia di volontari e il coinvolgimento delle famiglie e delle comunità.

Un lavoro certamente faticoso che necessita di pazienza e sforzo condiviso, ma che è essenziale per creare le condizioni per l’integrazione delle persone con disabilità affinché vengano percepite come risorsa o comunque prese in carico in modo inclusivo dalla propria comunità. Come ha più volte sottolineato Papa Francesco, ogni persona, per quanto fragile, è portatrice di un valore intrinseco e siamo chiamati a restituire “alle persone, a tutte le persone, emarginate dalla disabilità o dalla fragilità il loro posto all’interno di una comunità fraterna e gioiosa”.

8xmille / A Lodi Casa Regina Pacis, un rifugio di speranza per donne in difficoltà

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Non solo luogo di accoglienza, ma anche spazio di incontro e di dialogo interculturale. Questa la finalità della Casa Regina Pacis, fortemente voluta dalla Diocesi di Lodi, che accoglie donne in difficoltà favorendone l’inclusione sociale.

Situata nel cuore di Lodi, nel popolare quartiere Borgo, in via San Giacomo 15, la Casa offre una prima accoglienza temporanea a donne maggiorenni, aiutandole in un regolare inserimento nel territorio. Nata come opera Caritas dell’Anno Giubilare 2000, recentemente ristrutturata e rinnovata, grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, la struttura, simbolo tangibile di solidarietà e inclusione, offre un rifugio a donne, provenienti da diverse parti del mondo. La sua missione è chiara: non limitarsi a fornire un riparo, ma costruire un percorso di integrazione sociale e autonomia personale. Qui, ogni persona accolta trova non solo un tetto e pasti caldi, ma anche un supporto concreto per ricostruire la propria esistenza attraverso percorsi formativi, assistenza psicologica, legale e sanitaria.

L’inaugurazione dei nuovi spazi, avvenuta l’8 marzo 2024, in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, ha rappresentato un ulteriore passo avanti in questo cammino di accoglienza. Il vescovo di Lodi mons. Malvestiti ha voluto ribadire come questa struttura, ufficialmente intitolata in quell’occasione “Casa Regina Pacis”, incarni i valori evangelici della carità e dell’amore per il prossimo, offrendo a chi è più fragile la possibilità di riscoprire la propria dignità.

“Questo evento ha segnato non solo un traguardo importante per la struttura, ma anche un rinnovato impegno verso l’integrazione – spiega Luca Servidati, responsabile comunicazione della Caritas Lodi – L’obiettivo principale è quello di facilitare l’inserimento delle giovani nel territorio lodigiano fornendo non solo un tetto, ma anche un supporto completo per il loro percorso di vita.  Grazie alla significativa ristrutturazione, realizzata con il fondamentale contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, i due piani superiori dell’edificio sono ora interamente dedicati all’accoglienza, con una cucina e un’area comune. Al piano terra, invece, sono stati allestiti locali per riunioni, un ufficio per richiedenti asilo, uno spazio per i volontari e un emporio solidale”.

La Casa Regina Pacis rappresenta un faro di speranza per tutte quelle donne che, in fuga da situazioni difficili, cercano un luogo sicuro dove poter ricominciare a immaginare un futuro.

“Le ospiti sono molto giovani, under 30. spiega Chiara Galmozzi, referente della Casa Ogni donna che accogliamo porta con sé una storia unica. Molte hanno dovuto lasciare la loro terra, la loro famiglia, affrontare viaggi lunghi e pericolosi. Qui non sono numeri, ma persone con un valore inestimabile, degne di essere ascoltate, accompagnate e sostenute. Le guidiamo per le pratiche burocratiche, per l’assistenza sanitaria e nei percorsi formativi. L’ospitalità dura in media due anni e quando escono di solito c’è una buona possibilità di inserimento”.

Le provenienze sono variegate: paesi dell’Est Europa, Asia, Africa e America Latina. Alcune arrivano direttamente dai centri per richiedenti asilo, altre vengono indirizzate da servizi sociali o associazioni del territorio.

In questi anni sono tantissime le storie – prosegue la referente – che quei muri hanno custodito: decine di vite che in quel luogo si sono prima incrociate, poi incontrate, a volte scontrate e infine capite, scoperte, amate. Questo perché Casa Regina Pacis non è solo una casa, ma è uno spazio di scambio tra culture, un momento di dialogo tra religioni e tradizioni differenti, occasione di convivialità tra etnie, per alcune è una vera e propria famiglia”.

La casa offre un accompagnamento nel cammino di inserimento e integrazione grazie alla presenza di tre operatrici dedicate (un’educatrice, una mediatrice culturale e un’operatrice sociale). Per le persone straniere accolte è previsto un aiuto all’apprendimento dell’italiano e delle norme fondamentali per la convivenza.  Durante alcuni periodi intensi dell’anno, come la Quaresima, la struttura ospita giovani e gruppi di catechesi che condividono momenti di convivialità con le ospiti, promuovendo così una maggiore comprensione e integrazione.

Questo progetto rappresenta un esempio tangibile di come la cura degli spazi fisici e la riorganizzazione dei servizi possano incidere positivamente sul benessere delle persone, promuovendo al contempo un cambiamento di paradigma nelle modalità di accompagnamento in vista di un inserimento lavorativo. “Dietro l’accoglienza femminile Regina Pacis a Lodi, risplendono i valori più profondi del Vangelo, – conclude Servidati– incarnati in gesti di amore e solidarietà. Questo luogo è molto più di un rifugio temporaneo: è una casa che abbraccia con calore, dove ogni donna accolta è riconosciuta come portatrice di una dignità inviolabile. In un mondo spesso indifferente, la Casa Regina Pacis diventa testimonianza viva della cura che il Signore ha per ciascuno dei suoi figli, specialmente per chi è più fragile”.

Casa Regina Pacis è un punto di riferimento anche dopo il termine dell’esperienza, uno spazio ponte tra l’interno e l’esterno in cui si stimolano processi di inclusione e di crescita personale.