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8xmille / Reggio Emilia: centomila pasti caldi in un anno, la tavola diocesana serve la città

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Una necessità nata nell’emergenza sanitaria e proseguita per raggiungere persone in difficoltà e andare oltre il semplice pasto: il sistema delle “mense diffuse” realizzato dalla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla è un ponte per costruire un percorso di accompagnamento a partire dai momenti di convivialità e di ascolto.

Destinate a chi è in povertà estrema, persone in difficoltà economica e migranti residenti sul territorio, le mense della Caritas di Reggio Emilia rappresentano un modo per stare accanto a quanti sono a rischio di esclusione sociale.

Il progetto, attivato grazie anche al contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, è un segno tangibile di una solidarietà creativa.

“Tutto è nato con il primo lockdown quando – spiega Andrea Gollini, direttore della Caritas reggiana – abbiamo dovuto ripensare il servizio della mensa per esigenze organizzative per adeguarci a quelli che erano i vincoli normativi del periodo, attuando un grande lavoro organizzativo e formativo dei volontari e di accompagnamento delle persone nelle mense”.

“Gli ospiti– aggiunge Marco Colombo, responsabile dell’area alimentare della Caritas reggiana – sono quasi unicamente maschi con un’età media di 45-50 anni di cui 60% stranieri e 40% italiani. Oggi serviamo 100.000 pasti all’anno a circa 140 ospiti al giorno con un servizio che si articola nel pranzo in presenza e nella consegna dei pasti da asporto per la sera. In tal modo chi ha bisogno di sostegno può contare su un supporto alimentare quotidiano completo”.

Un processo esteso e condiviso di una comunità che ha sopperito alle criticità emerse nel corso dell’emergenza sanitaria – nel 2020, primo anno della pandemia, il numero di poveri assoluti in Italia aveva raggiunto la cifra record di 5,6 milioni di persone – e che ha saputo trovare delle soluzioni per non lasciare indietro nessuno. Sono aperte 365 giorni all’anno, anche a Pasqua e ad agosto, grazie ad un team di circa 300 volontari, suddivisi in squadre che si occupano delle singole mense diffuse. Queste sono articolate su sei diverse postazioni, di cui 5 presso locali parrocchiali e una collocata in un locale diocesano, con un unico centro di cottura.

In un ambiente familiare, gli operatori condividono alcuni momenti della giornata con gli ospiti: un aiuto gratuito che non si concretizza solo nella preparazione di un pasto, ma anche nel reinserimento della persona nel contesto sociale.

La Caritas diocesana organizza l’accesso tramite le Caritas parrocchiali e il centro d’ascolto diocesano, per valutare le reali esigenze e necessità dei richiedenti, ai quali viene rilasciato un tesserino personale.

“Grazie ai fondi dell’8xmille – sottolinea Marco Colombo – è stato possibile investire sull’idea delle mense diffuse con un grosso lavoro formativo di accompagnamento dei volontari, prime sentinelle che danno ascolto alle persone. L’8xmille è fondamentale perché non è solo una firma; dietro quel gesto ci sono storie, c’è un sostegno, una presa in carico, un accompagnamento. È importante avere cura di quest’azione del cittadino grazie alla quale si possono mettere in atto una serie di attività e servizi. Ormai il nostro si può considerare un vero e proprio modello ripreso da altre realtà sul territorio diocesano”.

Un sistema complesso per rispondere alla domanda di un bene primario come il cibo si struttura secondo un’organizzazione inappuntabile. “La mia giornata – racconta Paola Oleari, responsabile cucinainizia alle otto del mattino quando prepariamo le pietanze per tutte le mense presenti sul territorio. Le cibarie vengono inserite in appositi contenitori per mantenerle al caldo e poi consegnate agli autisti e quindi distribuite a tutte le mense”. L’impegno, tuttavia, è molto più articolato, perché, finita la consegna del giorno, già è tempo di pensare al pranzo del successivo. “Dalle 10 alle 14 – aggiunge la cuocaprepariamo il menu del giorno dopo, così, quando alle 8 dell’indomani ci presentiamo in cucina, possiamo rispettare i tempi di consegna, visto che circa l’80% del lavoro è stato già fatto”.

Dal cibo all’ascolto si sviluppa un cammino che abbatte le barriere tra chi serve e chi è servito. “Di questa esperienza – prosegue Paola Olearimi resta impressa una frase detta da mio marito: ‘Non ti ho mai visto con uno sguardo così felice’. Ed è perché sono soddisfatta di coltivare una mia passione per persone che ne hanno bisogno: un’azione che non ha prezzo”. Una sensazione condivisa dal gruppo dei volontari. “La ricchezza più rilevante – conclude Marco Colombo – è costituita dal sentirsi parte di un cambiamento importante nel coinvolgimento delle persone, un percorso che mi sento di facilitare mettendo i volontari nelle condizioni di aiutare concretamente gli ospiti che incontrano quotidianamente”. 

Dalle firme, nel 2025, sono arrivati 140 mila euro che hanno permesso di offrire un servizio stabile di mensa sociale con un regime ottimale di funzionamento che si attesta sui 140 pasti giornalieri. Le mense sono il luogo ideale per raggiungere gli ultimi, anche con sportelli di ascolto, occasioni di scambio e di condivisione, realizzati grazie alla disponibilità di operatori parrocchiali e volontari.

Caritas Italiana / Monzio Compagnoni al 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane

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Non basta rispondere ai bisogni, occorre interrogare le cause che generano povertà, esclusione e disuguaglianze. È questa la prospettiva al centro del 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, a Sacrofano, presso “Fraterna Domus”, via Sacrofanense 25, da giovedì 16 a domenica 19 aprile 2026. Titolo: Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Is 1,17). Un evento che riunisce circa 600 tra direttori e collaboratori delle Caritas diocesane italiane (programma).

Tra i partecipanti al Convegno nazionale di Caritas Italiana anche Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa della CEI.

Nel suo intervento intitolato “Sostegno economico. Obiettivo autosufficienza. Una storia da realizzare e raccontare insieme”, ha invitato a riflettere su cosa significhi, oggi, sostenere economicamente la Chiesa e sul ruolo che ogni cittadino può avere in questo percorso offrendo una riflessione sul valore e sulle prospettive del sostegno economico.

Riprendendo un passaggio centrale del Convegno Caritas del 1976 — «La promozione umana è una dimensione costitutiva del messaggio evangelico di salvezza» — Monzio Compagnoni ha ricordato come il sostegno economico non possa essere ridotto a un semplice meccanismo finanziario. È piuttosto uno strumento che rende possibile il bene, mettendo al centro la persona e la comunità.

Nel suo intervento ha ribadito che il denaro è sempre un mezzo e mai un fine e ha tracciato una panoramica sull’8xmille. Dal 1990 a oggi sono stati distribuiti circa 30 miliardi di euro: 12 miliardi destinati alle esigenze di culto, 11 miliardi al sostentamento del clero e 7 miliardi a opere di carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrata una significativa flessione delle firme. La percentuale è passata dall’89% nel 2005 al 66,2% nel 2024. Tra le cause, secondo Monzio Compagnoni, incidono l’aumento della secolarizzazione, un’immagine della Chiesa percepita come in continuo cambiamento e la diffusione di luoghi comuni che ne offuscano il ruolo.

Un altro dato rilevante riguarda la partecipazione dei fedeli: il 45% dei praticanti non esprime alcuna scelta in merito all’8xmille. Proprio per questo il responsabile CEI ha invitato a diventare “ambasciatori” del sostegno economico alla Chiesa, sottolineando che sostenerla significa partecipare in modo corresponsabile alla sua missione.

Guardando al futuro, Monzio Compagnoni ha auspicato un’evoluzione nelle modalità di sostegno, con l’obiettivo di far diventare le risorse dell’8xmille non più strutturali e ordinarie, ma sempre più straordinarie. In chiusura, ha infine presentato un nuovo modello di sostegno e comunicazione, attualmente in fase di sperimentazione, pensato proprio per avvicinare e coinvolgere maggiormente le persone.

8xmille / Diocesi Siracusa, Villa Mater Dei racconta l’accoglienza che diventa futuro

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Con la nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica, on air dal 12 aprile, il racconto dell’impegno quotidiano della Chiesa accanto ai più fragili passa anche da Siracusa. Tra le esperienze protagoniste c’è Villa Mater Dei, centro di accoglienza straordinaria sulle alture di Belvedere, gestito dalla Fondazione Sant’Angela Merici.

In nove anni ha registrato 1.186 presenze e ha accompagnato centinaia di persone in percorsi di seconda accoglienza. Grazie ai fondi dell’8xmille è stato possibile, tra gli interventi, ristrutturare la mensa e rafforzare servizi educativi e sociali, trasformando la struttura in uno spazio di relazione e crescita. Un modello di accoglienza diffusa che, nel segno della dignità e della reciprocità, traduce la firma dei contribuenti in servizi concreti e in nuove opportunità di vita.

La struttura, nata nel 2017 su impulso dell’arcidiocesi di Siracusa, accoglie oggi 64 ospiti, in prevalenza migranti provenienti da Paesi africani, tra cui 22 bambini tra i 3 mesi e i 16 anni. Non si tratta solo di un luogo di prima accoglienza, ma di un percorso strutturato di integrazione, autonomia e inclusione sociale, che coinvolge famiglie, donne sole e persone in condizione di particolare vulnerabilità.

“Questa è la nostra scommessa più grande”, sottolinea il presidente della Fondazione, don Alfio Li Noce, evidenziando l’impegno educativo verso i minori e la costruzione di reti con il territorio.

La struttura opera in sinergia con prefettura, questura e Asp di Siracusa, che ha attivato un presidio sanitario interno con medico di base, pediatra e dermatologo. Villa Mater Dei è anche un presidio di welfare comunitario: vi lavorano 20 operatori, supportati da volontari, servizio civile e numerose realtà associative.

“Sovvenire in Radio” / Terza puntata: la pastorale dello sport e il valore educativo dell’attività sportiva

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Al centro della scorsa puntata di “Sovvenire in Radio – La Chiesa in servizio” (in replica giovedì alle 8.30) è stata la pastorale dello sport, sostenuta dai fondi dell’8xmille, e il valore educativo e sociale dell’attività sportiva nel contesto ecclesiale.

Nel corso dell’intervista, don Walter Onano, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dello sport, ha illustrato come l’impegno dell’ufficio si sviluppi attraverso una rete di relazioni con associazioni sportive, scuole e oratori, con l’obiettivo di mantenere un contatto costante con le realtà del territorio, soprattutto a favore dei giovani e della formazione scolastica.

Il sacerdote ha sottolineato come lo sport possa essere uno strumento di evangelizzazione e incontro, capace di trasmettere valori umani e spirituali. Ha richiamato l’impegno della Chiesa nel promuovere tornei e momenti di aggregazione, ricordando come “la missione sia portare il Vangelo anche nei campi di calcio”, e citando l’esperienza di una nazionale di sacerdoti attiva in iniziative sportive e solidali.

Tra i temi affrontati è emerso quello della pace, considerata da don Onano un valore centrale dello sport, insieme a correttezza, onestà e rispetto reciproco.

Ampio spazio è stato dedicato al Torneo della Pace, che coinvolge sacerdoti e realtà ecclesiali e che unisce all’aspetto sportivo una finalità benefica, con raccolte fondi per progetti di solidarietà. Sono stati citati anche tornei svolti a Milano e in altre diocesi, occasioni di incontro e fraternità tra comunità e sacerdoti di diverse provenienze.

Infine, è stata evidenziata la collaborazione tra pastorale giovanile, scolastica e sportiva per promuovere iniziative condivise capaci di coinvolgere giovani, parrocchie e scuole, favorendo l’integrazione tra sport, formazione e vita comunitaria.

8xmille / Monzio Compagnoni: “Non solo aiuto immediato, ma percorsi che restituiscono dignità e futuro”

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Una campagna che evolve e punta sulla consapevolezza. Dopo una prima fase dedicata al racconto della presenza della Chiesa nella vita quotidiana, la nuova comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica entra nel vivo con una chiamata esplicita alla firma. Al centro, storie concrete di accoglienza e rinascita e un messaggio chiaro: sostenere la Chiesa significa sostenere una rete capillare di prossimità spesso invisibile. Ne parla al Sir Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica in questa intervista di Filippo Passantino.

Qual è lo spirito della nuova campagna 8xmille?
Questa campagna nasce come evoluzione di un percorso iniziato con una prima fase dedicata all’immagine della Chiesa. In quel momento non chiedevamo nulla: volevamo semplicemente raccontare che la Chiesa è molto più di quanto si creda. Oggi facciamo un passo in più, con una call to action chiara sulla firma dell’8xmille. Diciamo che la Chiesa è carità, attenzione, ascolto, vicinanza: realtà concrete che possono essere sostenute proprio attraverso quella firma. È un invito a rendersi conto che l’8xmille sostiene un mondo fatto di fede, aiuto e presenza quotidiana.

Al centro ci sono sei storie di accoglienza e rinascita. Quanto è importante questo concetto?
È fondamentale. L’approccio della Chiesa cattolica e della Caritas non è quello di offrire solo un aiuto immediato e poi fermarsi, ma di accompagnare le persone in un percorso. L’obiettivo è aiutarle a ricostruire la propria vita, che si tratti di italiani o di stranieri. Siamo presenti nelle emergenze, nei contesti più difficili, anche nei Paesi più poveri, ma sempre con l’idea di offrire strumenti per una vita dignitosa. La parola “rinascita” descrive bene questo modo di operare: non assistenzialismo, ma accompagnamento e autonomia.

C’è anche un tema di percezione del ruolo della Chiesa nella società…
Sì, ed è un punto decisivo. Il ruolo sociale della Chiesa spesso non è percepito fino in fondo dalla maggior parte degli italiani. Eppure, è un ruolo sociale fondamentale. Senza questa presenza capillare sul territorio, ci sarebbero vuoti molto difficili da colmare. La campagna vuole anche rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto nella quotidianità.

Quali sono le principali novità sul piano del linguaggio e dei media?
La televisione resta centrale, ma abbiamo rafforzato in modo significativo la presenza sui canali digitali e social. Un contributo importante è arrivato anche dai giovani coinvolti nel progetto “Shine to share”: hanno visitato le opere nei loro territori e alcuni hanno partecipato direttamente alla realizzazione degli spot. Questo ha portato un linguaggio più fresco, più autentico, capace di parlare anche alle nuove generazioni.

A chi si rivolge la campagna?
L’obiettivo è raggiungere tutti gli italiani, ma con una segmentazione chiara. Ci sono i nostri interlocutori più vicini, già coinvolti nella vita delle diocesi, a cui ricordiamo l’importanza di rinnovare la fiducia. Poi c’è una fascia molto ampia di persone tra i 40 e i 50 anni, che condividono i nostri valori ma sono più distanti dalla pratica ecclesiale: per loro la campagna può rappresentare un’occasione di riavvicinamento. Infine, guardiamo anche a chi è molto lontano dalla Chiesa, ma può riconoscerne il valore, ad esempio nella tutela del patrimonio artistico o nel contributo sociale. Anche per loro l’8xmille può diventare una scelta significativa.

8xmille / A Verona torna a splendere l’antica pieve di Santo Stefano

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L’antica pieve di Santo Stefano sta per essere restituita – dopo 14 mesi di cantieri – a fedeli e visitatori, in tutto il suo splendore artistico e architettonico.

Ne dà notizia Francesca Saglimbeni sul settimanale diocesano Verona Fedele. La poderosa opera di restauro sarà ufficialmente presentata alla cittadinanza il 5 giugno alle 17.00, come anticipa il parroco don Corrado Ginami. Invitata ad ammirare la “neo-nata” chiesa di Santo Stefano, luogo di culto tanto antico quanto amato anche dal Vescovo Domenico Pompili.

«Un’operazione che ha coinvolto l’intero complesso, il quale ormai sentiva il peso degli anni, e che ha entusiasmato tutta la comunità», commenta don Ginami. «Persino le campane sono tornate a farsi sentire dopo 30 anni di inattività imposta dallo stato di compromissione che, a causa del loro uso, la struttura muraria del tiburio aveva subito». Un’occasione per mettere mano anche agli stessi bronzi, disinstallati uno a uno dalla celebre torre campanaria a forma ottagonale. Il nuovo concerto di campane è stato presentato alla città nel mese di marzo con un evento musicale dedicato.

Determinanti i finanziamenti, come ricorda don Ginami. «La spesa preventivata è stata di 748.000 euro, 370.000 dei quali provenienti dall’8xmille alla Chiesa cattolica, grazie all’interessamento del nostro Vescovo Domenico Pompili; 90.000 euro dall’associazione Chiese Vive, attorno ai 38.000 dal Comune di Verona e il resto, circa 250.000, dalle elargizioni e offerte dei fedeli». Un altro contributo, destinato alla riduzione del rischio sismico, è invece arrivato dalla CEI.

Sviluppo dei popoli / Progetti 8xmille: condividere con semplicità e sobrietà

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Condividere la vita, con semplicità e sobrietà. È questa “koinonia” che anima i progetti che la Chiesa cattolica accompagna in tutto il mondo. A marzo sono stati approvati 85 progetti, sostenuti con quasi 12,5 milioni di euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.

Non solo dati ma anche tante testimonianze accompagnano i progetti sostenuti dall’8xmille.

Bangadlesh – “Quando, dopo essere diventata suora, mi recai al villaggio, vidi che la placenta non si staccava dopo il parto di una donna. Dato che ero suora, tutti vennero da me chiedendomi di aiutarla. Mi sono sentita impotente e ho sofferto con quella donna. Da quel momento nacque però il mio interesse per la professione infermieristica”. Suor Leah Drong si commuove ancora a quel ricordo. Ha poi studiato infermieristica e ha fondato il Collegio Infermieristico delle Missionarie Salesiane di Maria Immacolata, a Mymensingh, dove si formano studentesse provenienti da famiglie povere.

Le suore vivono nel cuore del Bangladesh, in contesti spesso segnati da povertà e fragilità sociale, e sono una presenza educativa e umana fondata su un principio antico e profondamente attuale: la koinonia, la comunione di vita. Non semplicemente assistenza o istruzione. Una scelta più radicale: vivere insieme alle ragazze che accolgono, condividendo spazi, tempi e quotidianità. Lo stile è volutamente sobrio. L’intero progetto si fonda sulle relazioni: ascolto, dialogo e fiducia reciproca diventano elementi centrali di un’esperienza educativa che mira a valorizzare ogni ragazza nella sua unicità.

In un mondo dove spesso prevalgono modelli educativi distanti e impersonali, l’esperienza delle religiose in Bangladesh racconta un’altra possibilità: quella di una comunità che si fa casa, dove la condivisione non è solo un valore dichiarato, ma una pratica concreta che trasforma le vite. Su un loro piccolo appezzamento di terreno hanno gettato le fondamenta di un edificio e con grandi sforzi stanno cercando di completare la struttura e costruire altri piani. Al momento possono ammettere 60 studenti per un diploma, 20 per il corso di laurea triennale post-base e 30 per il corso di laurea triennale di base. Allo stesso tempo, il convitto dispone di 140 posti letto, ma le richieste sono molte di più. “Poiché i gruppi tribali continuano ad affrontare difficoltà economiche, educative e sociali – aggiunge suor Leah – diamo loro maggiore priorità, ma offriamo anche un’opportunità agli altri. Il nostro obiettivo è fornire un sistema che permetta anche ai più poveri di rendersi indipendenti”. Questo progetto delle Suore Salesiane Missionarie di Maria Immacolata è uno dei tanti approvati nella riunione di marzo il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli. Un esempio di come i fondi dell’8xmille, anche in contesti culturali e sociali complessi, grazie proprio alla koinonia, diventano strumenti di prossimità nella semplicità, riducendo le distanze e favorendo relazioni autentiche.

Complessivamente a marzo il Comitato ha messo a disposizione 12.470.452 euro per 85 progetti: 61 in Africa (€ 10.329.949), 11 in Asia (€ 864.213), 12 in America Latina (€ 1.245.590), 1 in Europa (€ 30.700). Alla base di molti di questi interventi c’è proprio una visione di vita comunitaria e fraternità. Che dona speranza.

L’Arche mi sostiene ogni volta che mi sento scoraggiata e mi fa sentire forte e motivata, ascoltata, in una grande famiglia”, confida Maria, accolta dal centro a Choluteca, in Honduras, dove l’Arche promuove un programma di sostegno con attività di sviluppo personale e imprenditoria sociale a beneficio di oltre 500 persone con disabilità e le loro famiglie. L’ascolto è alla base di un cammino condiviso, forma della vita comune e “la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”, come sottolinea papa Leone XIV nel Messaggio per questa Quaresima.

“È un’opera d’amore e di speranza – racconta Ronald, uno degli operatori di Arche – dove ritroviamo noi stessi e scopriamo i nostri doni; è un luogo dove creiamo legami simili a quelli di una famiglia, la famiglia che ci siamo scelti”. Il lavoro che l’associazione porta avanti è di sinergia e condivisione di vita tra ragazzi, operatori, famiglie, comunità locale.

Grazie a questi e a tanti altri piccoli segni simili, sostenuti in ogni angolo del mondo, prende concretezza la missione evangelizzatrice a cui tutti sono chiamati e che – come ricorda il Papa – “esige la testimonianza di una gioia umile e semplice, la disponibilità al servizio, la condivisione della vita”.

Firmato da Te / Adria-Rovigo: il progetto Caritas “Vivere in Italia” per donne immigrate

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Da oltre dieci anni, la Caritas di Adria-Rovigo ha fondato il progetto “Vivere in Italia”, una scuola di alfabetizzazione tutta al femminile. Non è solo una scuola di italiano, ma un laboratorio di integrazione, completamente gratuito, per avvicinare donne di culture diverse, facendole conoscere i servizi del territorio e rendendole così parte di una comunità viva. Sono più di 80 le donne che ogni anno frequentano la scuola.

Le insegnanti sono tutte volontarie e oltre all’attività didattica ordinaria, svolgono numerose attività laboratoriali e culturali.

“Il progetto – spiega Davide Girotto, direttore della Caritas – nasce per offrire alle donne non solo gli strumenti per comunicare, ma la possibilità di sentirsi parte di una comunità”. Per molte, come Semin, afghana, “imparare l’italiano significa ritrovare dignità e un futuro possibile”.

Il racconto dell’iniziativa è al centro di un nuovo video della serie Firmato da Te che mostra come la Chiesa cattolica utilizzi i fondi firmati dai contribuenti per sostenere progetti di inclusione, assistenza e promozione umana.

In diocesi, ricorda la Caritas, l’8xmille rende possibili numerose altre iniziative: doposcuola, oratori, accoglienza per senza dimora, percorsi per persone con disabilità.

Scopri su 8xmille.it tutti i progetti realizzati grazie al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

 

8xmille / Ad Ales Terralba un “Centro Educativo Diffuso”

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Il “Centro Educativo Diffuso” (v. 8xmille.it) nasce come risposta a una delle più preoccupanti emergenze di questo territorio: la povertà educativa.

Di fronte a dati allarmanti di dispersione scolastica, in un territorio che sconta ulteriori inefficienze, quali la carenza dei trasporti pubblici, la frammentazione dei comuni e lo spopolamento, altissimi tassi di disoccupazione, un forte ritorno di utilizzo di sostanze stupefacenti e un abbassamento dell’età del primo consumo, è diventato urgente intervenire con una proposta variegata di servizi e attività per i giovani, dai bambini ai ragazzi, con il coinvolgimento delle famiglie, delle scuole, dei servizi sociali e delle parrocchie.

Il “Centro Educativo Diffuso” offre molteplici proposte, stimolanti e coinvolgenti, per dedicarsi con più serenità allo studio, per dare più significato al tempo libero, per costruire relazioni significative, per orientarsi nelle scelte di vita, per sviluppare nuovi interessi, passioni e competenze in un ambiente accogliente e sano.

Tante esperienze diverse che promuovono l’aggregazione e socializzazione affinché i minori possano trascorrere del tempo di qualità con un accompagnamento allo studio e alle varie attività di gioco e riflessione.

Totale fondi 8xmille ricevuti  € 214.000

8xmille / A San Severo una “Comunità Energetica Sociale Energia di Speranza”

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Il progetto “Comunità Energetica Sociale Energia di Speranza” (v. 8xmille.it) nasce con l’intento di costruire una rete energetica solidale nel comune di San Severo (FG), un’iniziativa che non solo affronta le problematiche legate alla povertà energetica, ma punta anche a creare un impatto positivo duraturo per l’intera comunità. Al centro del progetto vi è l’installazione di un impianto fotovoltaico da 30 kWp sui tetti di un edificio della Caritas, già utilizzato come mensa per persone in difficoltà. Questo spazio, che fornisce un servizio vitale per coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità, verrà arricchito da un’area di coworking, un’importante risorsa che favorirà l’inclusione sociale, l’autosufficienza energetica e la creazione di opportunità lavorative per chi ha bisogno di sostegno.

Sebbene il progetto risponda a un bisogno urgente di contrastare la povertà energetica, il suo obiettivo è anche quello di produrre cambiamenti strutturali a medio e lungo termine. Non si tratta solo di fornire un aiuto immediato, ma di creare una base per la realizzazione di ulteriori iniziative che possano estendersi oltre i confini di San Severo, creando un modello replicabile che possa essere adottato da altre realtà. L’idea è di rendere questo progetto un esempio concreto di come la collaborazione e la solidarietà possano essere la chiave per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo.

Una delle sfide principali del progetto è quella di sensibilizzare la comunità locale sull’importanza della transizione energetica e dell’autosufficienza energetica. Per raggiungere questo obiettivo, il progetto adotta una serie di azioni di comunicazione mirate a coinvolgere i cittadini e a informare l’opinione pubblica come l’organizzazione di eventi pubblici, conferenze, dibattiti e incontri informativi.

In questo modo, il progetto “Comunità Energetica Sociale Energia di Speranza” non si limita a rispondere a una necessità urgente, ma si pone come una pietra miliare per la costruzione di una società più equa e sostenibile, dove l’energia diventa un bene comune, condiviso e accessibile a tutti.

Sono previste manifestazioni di interesse per coinvolgere nuovi consumatori e ampliare ulteriormente la comunità energetica. Le attività di sensibilizzazione si intensificano, con un focus particolare sui giovani e sulle scuole, per educare le nuove generazioni ai benefici delle energie rinnovabili e all’importanza di scelte energetiche responsabili. La comunità locale continua a rispondere positivamente, partecipando attivamente alle iniziative proposte.

Totale fondi 8xmille ricevuti € 20.000