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8xmille / Tricase: al chiostro dei frati con…l’I.P.A.D.

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La I.P.A.D. Mediterranean è una cooperativa sociale fondata nell’ottobre 2019 da un gruppo di soci italiani e immigrati, con sede a Tricase (Le). L’acronimo I.P.A.D. sta per Integrazione, Pace e Sviluppo, e il suo scopo principale è promuovere l’integrazione sociale attraverso il lavoro, creando opportunità per persone vulnerabili e favorendo la valorizzazione delle risorse locali.

La cooperativa ha avviato diversi progetti, a partire dall’agricoltura sociale, in particolare con la coltivazione della Pestanaca di Sant’Ippazio, un ortaggio tipico del territorio. I prodotti sono coltivati senza l’uso di chimici, adottando pratiche biologiche, e vengono destinati sia al consumo fresco che alla produzione di trasformati. La cooperativa offre anche opportunità lavorative per persone con disabilità.

Nel corso degli anni, I.P.A.D. ha gestito strutture ricettive, come l’oratorio Sant’Ippazio a Tiggiano, e ha partecipato a numerosi progetti con Caritas Diocesana e altre organizzazioni, affrontando temi come l’integrazione dei migranti, l’inserimento lavorativo e il supporto a persone con problemi legali. Ha anche lavorato con il Tribunale di Lecce e ha partecipato al progetto “Includiamoci” per supportare persone con problemi con la giustizia.

Nel 2024, la cooperativa ha lanciato il progetto “Cose buone dal mondo”, un catering multietnico che celebra la cucina di diverse nazionalità e favorisce l’inclusione sociale. Inoltre, ha collaborato alla creazione del Consorzio Food4Health Community Laboratory, promuovendo la sostenibilità attraverso la valorizzazione dei prodotti locali e il dialogo interculturale.

La cooperativa è anche attivamente coinvolta in tirocini formativi per rifugiati e persone vulnerabili, collaborando con diverse istituzioni locali e organizzazioni come ConfCooperative e Communitas. Grazie alla sua rete di collaborazioni e progetti, I.P.A.D. Mediterranean continua a promuovere la convivialità delle differenze e l’inclusione sociale attraverso il lavoro, l’agricoltura, e le attività culturali e formative.

Risultati
700 persone accolte nell’ostello
100 ragazzi ucraini accolti nei gruppi estivi
4 persone in difficoltà accolte
100 pellegrini ospitati
25 eventi organizzati
500 persone ascoltate
12 tirocini attivati

(scopri di più su www.8xmille.it)

8xmille / Presentato il restauro della Chiesa di Santa Maria in Pantano a Massa Martana

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Su Il Giornale dell’Arte lo scorso 17 ottobre è stato pubblicato un articolo di Roberto Mercuzio che presenta i lavori di restauro all’abside di uno degli edifici di culto più antichi della Diocesi di Orvieto-Todi e del territorio umbro fondata tra l’VIII e il IX secolo: la Chiesa di Santa Maria in Pantano a Massa Martana.

Gli interventi, condotti sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e il supporto dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali e l’Edilizia di culto, sono stati eseguiti per ristabilire la piena fruibilità della chiesa, parzialmente danneggiata dal terremoto del 2016, e finanziati anche con fondi 8xmille alla Chiesa cattolica.

Qui l’articolo completo.

Sviluppo dei popoli / Interventi caritativi 8xmille: risposte immediate, percorsi di rinascita

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“La povertà – sottolinea papa Leone XIV nel Messaggio per la IX Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra il prossimo 16 novembre – ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovi segni di speranza che testimoniano la carità cristiana”.

È quanto la Chiesa cattolica fa, anche in contesti profondamente segnati da grave disagio e sofferenza, dove i fondi dell’8xmille diventano risposte immediate a bisogni primari, ma anche occasioni per restituire dignità, ascolto e visibilità a chi vive ai margini, generando percorsi di rinascita personale e comunitaria.

Nella riunione di ottobre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.407.829 euro per 83 progetti: 44 in Africa (€ 7.768.213), 24 in Asia (€ 4.362.311), 13 in America Latina (€ 1.915.612), 1 in Medio Oriente (€ 236.220), 1 in Europa (€ 125.473). Sono iniziative che mirano direttamente a mobilitare le comunità che si prendono cura delle persone in situazioni di povertà estrema.

Come avviene in Burundi, nella Diocesi di Muyinga, dove la Caritas locale, insieme al Foyer d’Enfants du Tanganika, sostiene i Pigmei Batwa, una delle tre principali componenti etniche del Paese, insieme agli Hutu e ai Tutsi. Una minoranza storica, fortemente emarginata, che oggi vive in estrema povertà e continua ad essere oggetto di discriminazione. Il progetto vuole contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita attraverso la creazione di sei cooperative, la formazione e l’accompagnamento di 300 persone per aiutarle a realizzare attività agricole e di allevamento che possano fornire loro un reddito. Un tentativo di coniugare assistenza immediata e sviluppo sostenibile, rispettando l’identità culturale dei Batwa e valorizzandone le potenzialità.

Anche il Programma “Integrated Development througth Empowerment and Action for Tribals” (IDEA) in India è rivolto alle comunità tribali marginalizzate. Punta a innescare un processo di crescita, sensibilizzazione e presa di coscienza in 24 villaggi nei distretti di Khammam e Bhadradri Kothagudem, dove più del 50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà è il tasso di scolarizzazione è meno del 40%. Prevede: formazione, educazione e sviluppo di capacità, salute e nutrizione, promozione di un corretto stile di vita. L’obiettivo è di migliorare la condizione delle comunità tribali e favorire uno sviluppo integrato nella prospettiva di una partecipazione al processo di governance locale, in particolare delle donne che – come sottolineato da Papa Francesco e ribadito da Papa Leone XIV nella Dilexi te (n.12) – sono “doppiamente povere” perché hanno “minori possibilità di difendere i loro diritti”.

Sempre per offrire dignità e speranza ai più vulnerabili in Perù la Diocesi di Chota sta avviando un Centro di formazione, cura e accompagnamento psicologico, in un territorio che si estende dai 100 ai 4.000 metri di altitudine, nella regione più povera del Paese. Solo nel 2024 sono stati segnalati 600 casi di violenza scolastica, ai quali si aggiungono numerosi episodi di violenza familiare e abusi. Il Centro risponde a un duplice bisogno: offrire cure e accompagnamento psicologico personalizzato a studenti, insegnanti, genitori e persone vulnerabili e, al tempo stesso, offrire opportunità di formazione. Ospiterà infatti anche laboratori per giovani e un programma strutturato per i genitori, con consulenza familiare ed educativa.

Piccoli barlumi che si accendono anche in zone devastate, come in Siria. La comunità di religiose nella zona di Midan ad Aleppo è composta da tre suore che, nonostante la situazione terribile dovuta al conflitto, cercano di restare accanto ai più indigenti. Guerra, violenze e sisma hanno precipitato il Paese al 6° posto al mondo per insicurezza alimentare. Le religiose, in collaborazione con donne e giovani volontari, si prendono cura direttamente di 300 persone, anziane o con problemi fisici, fornendo pasti caldi e assistenza domestica. Vengono anche consegnati buoni alimentari a 600 nuclei familiari e un contributo economico a 100 famiglie per la retta scolastica dei figli.

Tra i più poveri e vulnerabili ci sono anche i migranti e i malati ai quali si cerca di non far mancare segni di speranza. Come nell’Etiopia meridionale, presso il Vicariato Apostolico di Soddo, dove i Padri Spiritani stanno avviando un progetto di riabilitazione e reintegrazione sociale a favore dei migranti. Prevede coprogettazione e partecipazione degli 800 beneficiari diretti, con impatto indiretto su altre 4.000 persone, attraverso formazione professionale, supporto psichico e cura dei traumi, avvio di attività generatrici di reddito e programmi di sensibilizzazione della comunità. O come in Cambogia, dove il Vicariato Apostolico di Phnom-Penh, insieme all’Organizzazione Internazionale Douleurs Sans Frontieres, si prende cura dei malati cronici o terminali fornendo assistenza e cure palliative, con visite regolari e sostegno anche ai familiari.

Piccoli semi, capaci di portare frutto e offrire segni efficaci di speranza e di concretezza evangelica, anche nelle condizioni più estreme.

8xmille / A Macerata nasce il progetto A.L.O.H.A.: un cammino verso autonomia e dignità

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Dall’ascolto quotidiano delle persone più fragili è emersa una verità chiara: la povertà non è mai un solo volto. Ogni persona e ogni famiglia porta con sé bisogni diversi, intrecciati, che richiedono risposte coordinate e concrete.

Da questa consapevolezza nasce il progetto A.L.O.H.A., un acronimo che richiama il saluto hawaiano – simbolo di accoglienza e riconoscimento dell’altro – e che racchiude le sue aree di intervento: Accompagnamento, Lavoro, Orientamento, Housing e Autonomia.

Il progetto vuole offrire una via d’uscita soprattutto a chi vive nella cosiddetta “fascia grigia”: persone e famiglie che, pur avendo qualche risorsa, non riescono a raggiungere una piena autonomia. Nella diocesi del territorio di Macerata, già duramente colpito dal sisma del 2016, la difficoltà più grande è quella della casa: affitti sempre più cari, caparre elevate, garanzie impossibili da presentare. Anche chi lavora spesso non riesce a sostenere tutte le spese, restando intrappolato in una precarietà che logora.

Grazie alla disponibilità della comunità ecclesiale, A.L.O.H.A. ha potuto aprire tre immobili per accogliere temporaneamente circa 20 persone. Non si tratta però solo di un tetto, ma di un percorso personalizzato: ogni famiglia accolta viene accompagnata passo dopo passo con un progetto costruito insieme, che punta a restituire nel più breve tempo possibile indipendenza e dignità.

Per raggiungere questo obiettivo, il progetto offre strumenti concreti:

  • Orientamento al lavoro e attivazione di 5 tirocini extra-curriculari;
  • Un fondo economicoper sostenere spese urgenti e permettere alle famiglie di non interrompere il loro cammino;
  • L’accesso ai due empori della solidarietà della diocesi, che garantiscono il fabbisogno alimentare a circa 30 persone.

Ma A.L.O.H.A. non si ferma qui: attorno ai beneficiari diretti si costruisce una rete che intercetta e accompagna anche altre persone fragili, indirizzandole ai servizi della Caritas diocesana e a quelli offerti dal territorio.

(www.8xmille.it)

8xmille / La gente di Boncore (LE) ritrova la speranza

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A Boncore, una frazione di Nardò (LE), nel 2021 è stato inaugurato il centro socioeducativo Core a Cuore, grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, opera della Caritas diocesana di Nardò Gallipoli. Il direttore della Caritas, don Giuseppe Venneri, ci accompagna a conoscere questa testimonianza di come, insieme, si possa far rinascere la voglia di rimanere a vivere anche lontano dalle grandi città. 

Un territorio incantevole ricco di testimonianze passate e bellezze paesaggistiche: dalle spiagge di sabbia bianca ai centri storici, dalle riserve marine alle zone rurali, dalle tradizioni culturali alla cucina locale. È il versante ionico della penisola salentina, ricco di comuni e frazioni, che si attraversano senza accorgersene, a volte perdendosi, con strade superaffollate per il turismo estivo, e sconfinando dalla provincia di Lecce a quelle di Brindisi e Taranto. Qui a Boncore, una frazione di Nardò (LE), nel 2021 è stato inaugurato il centro socioeducativo Core a Cuore, grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, opera della Caritas diocesana di Nardò Gallipoli.

Perché proprio Boncore?
“Perché – ci spiega il direttore Don Giuseppe Venneri, classe 1978 – questa località è tra le frazioni più lontane dalla città, quasi 25 chilometri, e la popolazione residente, circa 300 abitanti, non aveva alcun centro aggregativo, esclusa la parrocchia, che potesse offrire servizi quotidiani per bambini, ragazzi e adulti. Oggi disponiamo di un centro d’ascolto, di uno sportello di assistenza psicologica, di un centro di accompagnamento allo studio e di aggregazione sociale (biblioteca, sala multimediale, sale ludico ricreative), tutti servizi che hanno favorito il consolidamento dei legami nella comunità”.

Ma la popolazione come ha recepito la nascita di questo luogo?
“Dalla prima annualità abbiamo dovuto faticare per guadagnare la fiducia della comunità, disillusa da anni di trascuratezza istituzionale. Se si pensa che fino al 2014 a Boncore erano presenti una scuola elementare e materna, un ufficio postale e una farmacia che oggi non ci sono più, le persone si sono viste abbandonate. Oggi anche usufruire del medico di base è difficoltoso per la distanza dal centro abitato. Invece è nata una collaborazione con l’amministrazione comunale e abbiamo potuto avviare un periodo di ascolto e confronto con le famiglie, che ci ha portato a calibrare le attività del progetto. Il comune di Nardò, poi, ci ha consegnato l’ex scuola elementare, che abbiamo adibito a sede del progetto. Oggi il centro Core a Cuore è inserito nelle strutture convenzionate con l’Ambito Territoriale 3 di Nardò e vi lavorano cinque educatori professionali, un’assistente sociale e una psicologa.

“Il supporto psicologico – aggiunge il coordinatore del centro, Pierluigi Polo – è stato fondamentale negli anni del covid, considerando il tasso di dispersione scolastica e le paure legate all’isolamento da virus. Accogliamo utenti dai 4 ai 18 anni non compiuti, non abbiamo contezza delle centinaia di ragazzi che in cinque anni hanno usufruito del nostro centro. L’evento tanto atteso è la festa finale di fine luglio che conclude un campo di un mese e mezzo. Siamo gli unici a non far pagare il camposcuola, usufruendo anche dei buoni della Regione Puglia, oltre che di un contributo dell’8xmille.”

Andrea Vairo, 50 anni, originario di Asti, si è trasferito in Puglia da Torino, dove lavorava, insieme alla moglie, originaria di Nardò, per crescere qui il loro figlio.

“Sono educatore da sempre – afferma Vairo – e qui ho conosciuto ragazzi splendidi, con tanta voglia di conoscere, raccontare e mettersi in gioco. La realtà di una frazione come Boncore è lontana da ogni forma di aggregazione infantile e giovanile: oratori, cinema, parchi giochi, pub. A parte il mare, splendido, il rischio isolamento, specie d’inverno, è altissimo. Con i nostri ragazzi proiettiamo film e li commentiamo, trattiamo tematiche come il bullismo, offriamo loro sempre nuovi spunti di riflessione. Anche i litigi fra di loro non sono mai dovuti a forme di prevaricazione. Notiamo che hanno difficoltà a riportare correttamente i vissuti e i percorsi scolastici anche in famiglia e noi ci occupiamo di educazione civica, di argomenti ambientali, di raccolta differenziata, di spreco alimentare”.

Veruska, 42 anni, è mamma di 4 figli, di cui 3 frequentano il centro. È la prima ad arrivare alla festa di questa estate, con l’entusiasmo di una ragazzina. “Dopo la separazione da mio marito – confida – ho instaurato con tutti loro un legame fraterno. I miei figli gemelli dopo la bocciatura scolastica hanno recuperato il profitto, anche mia figlia dislessica ha fatto molti progressi. Con loro ho pianto e gioito anche quando pensavo di non farcela, sono stati pazienti ad aspettarmi quando, a causa degli orari di lavoro, arrivavo sempre tardi al centro per portare via i miei figli. Giovanni, 16 anni, oggi ha sviluppato la capacità di fare da solo ed è di aiuto ai più piccoli”.

Giulia Filograna è la giovanissima psicologa del centro, impiegata da gennaio scorso. “Questa mia prima esperienza occupazionale in un centro educativo – precisa – mi costringe a rivedere continuamente i rapporti: è molto stimolante lavorare con loro, trattandosi di ragazzi e rispettive famiglie che vivono situazioni di fragilità. Mi occupo di sostenere il benessere emotivo e relazionale, ma anche di affiancare i giovani con difficoltà di apprendimento, aiutandoli a sviluppare consapevolezza, strategie personalizzate e fiducia nelle proprie risorse. L’obiettivo è quello di creare un percorso integrato, in cui mente, cuore e relazioni possano crescere insieme. Oggi, a distanza di sei mesi, posso affermare che la motivazione è cresciuta notevolmente”.

“È un progetto che mette al centro la persona in tutte le sue dimensioni – conclude don Giuseppe Venneri –, avendo come bussola l’amore per l’uomo, tutto l’uomo, secondo la pedagogia del Vangelo. Il nostro progetto è aperto a quanti vogliano offrire il proprio contributo per la crescita della comunità in senso lato. Abbiamo scelto Boncore perché rappresenta la comunità ideale, la polis nel senso classico del termine, in cui i risultati delle buone prassi possono essere immediatamente riscontrabili e replicabili in altre comunità. Ecco perché faccio appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché offrano il proprio contributo al progetto e di conseguenza alla comunità. Nell’ambito del turismo, grazie al già avviato Progetto Opera Seme, stiamo promuovendo il territorio attraverso il turismo lento e il coinvolgimento degli imprenditori: aziende, ristoratori e albergatori che vogliono aderire al codice etico del progetto. Infine, nel prossimo autunno, grazie ad un progetto di Caritas Italiana che coinvolge cinque diocesi avvieremo un ambulatorio sociale in cui presteranno servizio cinque medici volontari per diverse specializzazioni. L’ambulatorio avrà in dotazione un ecografo multidisciplinare di nuova generazione per la prevenzione e la diagnostica. Vogliamo superare l’idea di una carità che si manifesta solo nell’assistenza, passando a quella carità intelligente di cui parlava Papa Francesco, che sia intraprendente e crei opportunità”.

(Uniti nel DonoSabina Leonetti – foto gentilmente concessa da don Giuseppe Venneri)

 

 

 

8xmille / Caritas Italiana ad Haiti per incontrare le donne beneficiarie del progetto “Caminos de Esperanza”

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Una delegazione di Caritas Italiana è tornata ad Haiti, ad Anse-à-Pitres, al confine con la Repubblica Dominicana, per incontrare le donne beneficiarie del progetto binazionale “Caminos de Esperanza”. Un’iniziativa – viene sottolineato in un comunicato – sostenuta dalla Conferenza Episcopale Italiana – con i fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica – e realizzata insieme alla Congregazione scalabriniana, che nasce per accompagnare donne migranti haitiane che vivono nei bateyes dominicani e altre che, da un giorno all’altro, sono state deportate con violenza in un Paese, Haiti, che spesso non conoscevano più, perché cresciute e radicate in terra dominicana.

Il dramma che vivono queste donne – viene evidenziato da Caritas Italiana – è profondo: politiche migratorie restrittive negano loro il diritto alla regolarizzazione, rendendole invisibili, escluse dai servizi sanitari, soffrendo continue violazioni dei propri diritti. Molte di loro vivono da anni – alcune da sempre – nella Repubblica Dominicana, ma sono costrette a nascondersi per paura di essere espulse.

“Ad Haiti”, racconta Clara Zampaglione di Caritas Italiana, “abbiamo ascoltato le storie di donne costrette a ricominciare da zero, senza legami, senza riferimenti, con il solo peso della sopravvivenza sulle spalle”. Con il progetto “Caminos de Esperanza”, Caritas Italiana e le suore scalabriniane garantiscono sostegno concreto: accesso alla documentazione, opportunità di reddito, accompagnamento umano e spirituale. Un aiuto per ritrovare la propria dignità e ricostruirsi una vita.

Caritas Italiana

8xmille / Rondine: l’Unesco riconosce la Cittadella della Pace come modello per la trasformazione dei conflitti

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“Rondine è nata per dimostrare che la pace non è una parola da pronunciare, ma una pratica quotidiana fatta di coraggio, fatica e convivenza. Da ventisette anni, ogni giovane che arriva qui porta con sé un pezzo di conflitto e lo trasforma in un seme di dialogo”.

Con queste parole Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine, ha inaugurato i percorsi formativi della Cittadella della Pace 2025-26.

L’inaugurazione è stata accompagnata da un riconoscimento di valore mondiale: Rondine ha infatti ricevuto il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come esperienza educativa innovativa per la trasformazione creativa dei conflitti e la promozione della pace. Un traguardo che si lega anche alla Giornata della virtù civile in Toscana, promossa dall’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, che per il secondo anno ha scelto Rondine come cornice simbolica dell’iniziativa.

Il riconoscimento Unesco ci ricorda che ciò che accade a Rondine non resta chiuso tra queste mura, ma parla al mondo intero. L’educazione è il nostro strumento di pace e dialogo, anche nei luoghi segnati dal conflitto”, ha sottolineato Vaccari.

Per l’occasione è giunto il messaggio del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito il modello Rondine “una risorsa preziosa da proteggere e sostenere”. Dello stesso tenore la lettera del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: “La Costituzione italiana ci ricorda che il nostro Paese ripudia la guerra. Non è un’astensione passiva, ma una scelta coraggiosa che nasce dal dolore della storia e diventa un impegno presente”.

Presentata anche la nuova generazione della World House, lo studentato internazionale della Cittadella, che accoglierà per i prossimi due anni 20 giovani provenienti da aree di conflitto in Europa dell’Est, Balcani, Caucaso e America Latina, con il ritorno significativo di studenti da Medio Oriente e Africa. Il progetto è realizzato anche con il contributo della CEI, attraverso i fondi dell’8xmille.

(Sir, 27 settembre 2025)

8xmille / Cremona, i detenuti della Casa circondariale ristrutturano le persiane della Casa dell’accoglienza

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Nell’anno del Giubileo, un segno concreto di speranza e giustizia arriva dalla falegnameria della Casa circondariale di Cremona, dove due persone detenute sono protagoniste di un progetto di reinserimento e restituzione alla comunità.

In questi mesi, stanno lavorando alla ristrutturazione di 48 persiane della Casa dell’Accoglienza di Cremona, opera-segno scelta dalla diocesi per il Giubileo 2025. L’iniziativa, promossa da Caritas Cremonese nell’ambito del progetto “Dare Speranza alla Giustizia” finanziato con i fondi dell’8xmille di Caritas Italiana, mira a trasformare la pena in un’opportunità formativa e sociale.

“Vogliamo che la ristrutturazione abbia un significato più profondo – spiega suor Mariagrazia Girola, referente Caritas per i progetti in carcere a TeleRadio Cremona Cittanova – offrendo non solo un’occupazione, ma anche un’occasione di senso e dignità”. A guidare il lavoro è il falegname Emanuele, affiancato dal volontario Maurizio Lanfranchi, presidente dell’Associazione MEDeA. Uno dei detenuti coinvolti, ex meccanico, racconta la sua esperienza come una vera sfida di apprendimento e cambiamento.

La ristrutturazione della Casa dell’Accoglienza, inaugurata nel 1988, si inserisce in un più ampio progetto di rilancio della struttura come centro formativo e simbolo della carità diocesana. L’intera comunità è chiamata a sostenere l’opera durante l’Anno Santo, con momenti di preghiera, pellegrinaggi e testimonianze promosse da Caritas.

(Sir)

8xmille / Caritas Potenza: inaugurato a Baragiano Scalo il nuovo centro di aggregazione giovanile “Uno, monta la luna!”

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Il 9 settembre, con la benedizione ed il taglio del nastro, ha aperto i battenti a Baragiano Scalo il nuovo centro di aggregazione giovanile “Uno, monta la luna!”, promosso dalla Caritas diocesana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e realizzato grazie al fondo CEI 8xmille di Caritas Italiana e fondi diocesani presso l’ex casa canonica del centro pastorale di Baragiano Scalo. Un’inaugurazione che – viene sottolineato in una nota – rappresenta molto più di un evento locale: è un segnale forte e concreto di speranza e rigenerazione per le aree interne, spesso segnate da spopolamento e solitudini. Con questo nuovo spazio si restituisce centralità e dignità ad un territorio che vuole restare vivo, abitato e coeso.

Il centro nasce come luogo di aggregazione, cultura, educazione e inclusione, rivolto in particolare ai minori e ai giovani del territorio, ma ovviamente aperto anche alle famiglie e all’intera comunità. Attraverso servizi come il doposcuola, laboratori educativi, attività ludiche, tornei e momenti di confronto e convivialità, “Uno, monta la luna!” si propone di contrastare l’isolamento sociale, la povertà educativa e di favorire legami autentici tra le persone.

“Questo spazio è frutto del desiderio di offrire ai giovani un luogo nel quale ritrovarsi e dove condividere sogni ma anche difficoltà, per rispondere ai problemi delle povertà educative con la centralità delle famiglie. Questa opera pastorale permette, dopo circa 7 anni, di restituire dei locali alla collettività. Questi fondi sono stati una carezza, perciò, invito a sostenere l’8xmille”, ha affermato il parroco, don Josè Conti, precisando che ogni anno proprio grazie all’8xmille il Centro di ascolto parrocchiale può sostenere le famiglie in difficoltà e a rischio esclusione sociale.

Per l’Arcivescovo Davide Carbonaro nasce “un luogo di aggregazione, di amicizia, di condivisione e di vita. È giusto che l’educazione all’interno della comunità cristiana trovi la sua specificità nell’annuncio della fede ma anche nella dimensione umana; pertanto, questo luogo aggregativo è un segno importantissimo in particolare per le aree interne”. “Oggi siamo 200 gocce di acqua pura per dissetare questa nostra piccola comunità”, ha ribadito Mons. Carbonaro rivolgendosi ai tanti fedeli presenti. “Come Caritas diocesana crediamo profondamente che essere comunità significhi prendersi cura gli uni degli altri, camminare insieme, creare luoghi dove ciascuno possa sentirsi accolto, riconosciuto, valorizzato. Questo centro è un presidio educativo e sociale, ma soprattutto un seme di futuro. Un punto di riferimento per i giovani e per le famiglie, una porta aperta al dialogo tra scuola, istituzioni e realtà locali. Un luogo di prossimità, partecipazione e speranza abilmente alimentata con la forza della fede e la capacità dell’ascolto da don Josè, che ringrazio per l’impegno profuso e le energie spese in questa progettualità”, ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana, Marina Buoncristiano, esprimendo piena gratitudine all’Amministrazione comunale di Baragiano, al corpo docenti dell’I.c. Carlucci, alla dirigente dell’Ussm, Caterina Ferrone, al Centro di ascolto Caritas parrocchiale e a tutto l’instancabile gruppo di volontari del centro di aggregazione giovanile.

(Sir)

8xmille e Beni Ecclesiastici / Abbazia S. Scolastica Subiaco, in mostra i tesori della biblioteca donata da Pio VI al Seminario locale

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L’abbazia territoriale di Subiaco propone dal 14 settembre fino al 31 ottobre 2025 presso il monastero di Santa Scolastica, sala San Gregorio Magno, una mostra dedicata al patrimonio librario custodito nella biblioteca che Papa Pio VI, abate commendatario dell’abbazia dal 1773, donò al Seminario abbaziale da lui fatto riedificare dalle fondamenta.

La ricorrenza in questo 2025, si legge in una nota dell’abbazia, “segnato dal Giubileo e dalla nomina di Subiaco a Capitale italiana del libro, dal 250° anniversario della elezione del cesenate Giovanni Angelo Braschi al papato col nome di Pio VI, avvenuta nell’anno giubilare 1775, offre una preziosa opportunità per tornare a riflettere sui profondi segni lasciati dal pontefice a Subiaco e nel territorio in qualità di Abate commendatario dell’Abbazia Nullius sublacense. A chi percorre le vie della città – spiega la nota – non possono sfuggire l’imponente profilo della Rocca abbaziale, le decorazioni custodite nel palazzo della Missione, la maestosa mole della chiesa di Sant’Andrea apostolo e dell’adiacente Seminario, per ricordare le committenze più note, fino all’Arco trionfale che accoglie il visitatore al suo ingresso a Subiaco, eretto dalla cittadinanza per rendere omaggio al suo benefattore”.

Tra gli atti di maggiore munificenza compiuti da Pio VI a favore dell’Abbazia sublacense, ricorda la nota, vi fu la donazione al nuovo Seminario di una preziosa biblioteca destinata alla formazione dei giovani chierici avviati alla vita ecclesiastica, ma anche ‘aperta al pubblico intero’.

La raccolta era fornita di tutti i testi utili alla preparazione religiosa e spirituale dei giovani chierici nella ‘Dottrina’, nella ‘Religione Cristiana’ ed al ‘servire la Santa Messa’ nonché alla loro istruzione ‘nella piena Gramatica, Umanità, Rettorica, Filosofia, e Teologia’. A questi si aggiungevano volumi di storia, storia della Chiesa, diritto, musica e canto, arte e archeologia cristiana e pagana, geografia, fisica, matematica, trigonometria, scienze, medicina, per citarne alcuni, opera dei più rinomati autori tanto ‘antichi’ quanto ‘moderni’ e spesso in prime edizioni. Molti dei testi esposti sono stati oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro finanziati dalla stessa Abbazia grazie ai fondi dell’8xmille messi a disposizione dall’Ufficio nazionale Beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. “Una preziosa occasione – conclude la nota – per apprezzare la pregevolezza dei volumi esposti, spesso corredati da splendide coperte e da un ricco repertorio di illustrazioni disegnate e incise dai più grandi artisti, ma anche per lasciarsi affascinare dallo straordinario deposito di saggezza in essi custodito, tesoro inestimabile che il passato ha lasciato in eredità al presente per riconsegnarlo al futuro”. Orari di visita: 9.30-12.30; 15.30-18.30.

(Sir)