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8xmille / Mons. Baturi: “Non è una concessione ma una scelta di libertà per il bene comune”

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In questo periodo di dichiarazione dei redditi e destinazione dell’8xmille, Riccardo Benotti (Agenzia Sir) ha incontrato, il Segretario Generale della CEI, Mons. Giuseppe Baturi.

Eccellenza, perché l’ordinamento italiano prevede che una quota minima delle tasse possa essere destinata alla Chiesa italiana?
In tutti gli ordinamenti occidentali, ed europei in particolare, esistono forme di finanziamento indirizzate non soltanto alla Chiesa cattolica ma ad altre Confessioni religiose. In Italia non si tratta di un semplice finanziamento, ma della destinazione di una parte delle tasse sul reddito per finalità volte a soddisfare interessi primari della persona, che sono costituzionalmente garantiti e prefissati dalla legge. Il raggiungimento di tali interessi è affidato anche alla Chiesa. Non è una forma di finanziamento alla Chiesa cattolica, ma una modalità libera attraverso la quale i cittadini decidono chi debba soddisfare i fini indicati dalla legge. Parlare di altro è una distorsione gravissima: la Chiesa non può destinare le somme a proprio piacimento, ma ci sono fini determinati.

Quali?
Culto e pastorale, sostentamento del clero e interventi caritativi per la comunità nazionale e per il Terzo Mondo. Non possiamo utilizzare quei soldi per altri scopi e, quindi, non è un finanziamento indeterminato e vago alla Chiesa, ma è un modo di affidare alle Confessioni religiose la possibilità di raggiungere certi fini secondo le scelte libere dei contribuenti.

Come nasce l’8xmille?
Nasce a seguito della revisione degli accordi concordatari nel 1984, con la legge 222/1985. L’intenzione era quella di sostituire due fonti di sostentamento a favore della Chiesa cattolica che erano presenti nel bilancio dello Stato, indirizzate all’edilizia di culto e alla congrua per i parroci. Si trattava di un sistema insoddisfacente, che presentava gravi limiti di giustizia ed equità. Si è proceduto, quindi, a una revisione globale affidandosi alla scelta dei contribuenti italiani. Che in quel momento, bisogna ricordarlo, neanche si sapeva in che misura avrebbero deciso di partecipare. È stata una scelta di libertà per lo Stato e non di convenienza economica. Una scelta di democrazia, di una laicità che non esclude il fatto religioso ma lo sostiene.

Qual è la situazione in altri Paesi?
Anche altri ordinamenti prevedono forme di sostentamento ma quella italiana, è opportuno precisarlo, è la più controllata. Nelle aree germaniche, ad esempio, lo Stato segue semplicemente le disposizioni ecclesiastiche sulle tasse. Invece in Italia non c’è alcun aggravio della posizione fiscale dei cittadini per il raggiungimento di scopi che sono a vantaggio dell’intera collettività.

Talvolta l’8xmille viene presentato come una concessione benevola dello Stato alla Chiesa italiana…
Lo Stato ha una vocazione positiva di solidarietà e di sussidiarietà. Per garantire ciò, affida alla Chiesa le risorse necessarie alla soddisfazione di tali interessi. Una delle novità introdotte dal sistema dell’8xmille è quella di avere consentito un vantaggio per tutti. Anche le Confessioni religiose possono compiere attività di carità e di prossimità a favore della collettività e dei Paesi del terzo mondo. La Chiesa italiana destina circa un terzo delle risorse per andare incontro ai bisogni delle persone indigenti, dei migranti, di chi cerca una casa, di chi ha bisogno di ambulatori per curarsi, dei più poveri. Parliamo di oltre 200 milioni di euro all’anno.

C’è anche una spinta per la promozione di iniziative del terzo settore?
Certamente. I dati confermano che la spinta dell’8xmille per la Chiesa e per le altre Confessioni religiose è stato un volano importante per incrementare le attività di welfare comunitario e solidale. L’espansione di questo settore ha garantito una possibilità di contrasto al degrado sociale. E inoltre ha sollecitato una maggiore creatività e responsabilità dei cittadini: è uno strumento di partecipazione importantissimo. L’incremento delle opere sociali e sanitarie della Chiesa è avvenuto in concomitanza con l’istituzione dell’8xmille. E questo è un guadagno non soltanto per i beneficiari, ma anche per chi vive la propria responsabilità sociale in modo associato, creando opere, fornendo servizi, partecipando alla costruzione del bene comune.

Il bene non è solo di chi lo riceve, ma anche di chi lo fa?
Grazie all’8xmille consentiamo a una fascia importante di operatori di aiutare chi è in difficoltà e di attivare nuovi servizi. È un bene anche per chi lo compie. E non dimentichiamo che il welfare in Italia è determinato anche da questa rete comunitaria e solidale. L’8xmille è stato il primo strumento di democrazia fiscale che consente al cittadino di decidere la destinazione di parte del proprio reddito destinata all’erario.

Perché è importante firmare?
Bisogna riscoprire i valori fondamentali dell’8xmille: il bene comune, la solidarietà, la partecipazione dei credenti, il sostegno economico delle Chiese nella loro missione. Il tema della partecipazione all’8xmille coincide con la diffusione dei suoi valori, della comprensione dei suoi altissimi valori, che ha fatto sì che anche alcuni ordinamenti dell’Est Europa, all’indomani della caduta del muro di Berlino, si siano ispirati all’Italia. Non esiste un’anomalia italiana, anzi il nostro sistema è considerato un modello da altri ordinamenti. Ma serve informazione, è necessario comprendere il valore che rappresenta per tutti – credenti e non – in termini di solidarietà e democrazia.

Molti progetti dell’8xmille sono portati avanti anche all’estero.
La legge affida alla Conferenza episcopale italiana la possibilità di destinare parte della carità anche per interventi a favore dei Paesi indigenti. Negli ultimi anni abbiamo sempre incrementato questa quota, oggi pari a 80 milioni di euro all’anno. In altre parole: con queste risorse finanziamo oltre 700 progetti che vanno a favore dei Paesi con più basso Pil, in accordo alla lista redatta dall’Ocse.

Lei è stato in visita recentemente in Siria e Libano. Che realtà ha trovato?
Ho visto cose straordinarie: progetti sanitari, educativi e di contrasto alla povertà. Ho visto prendersi cura delle persone in un contesto di guerra, aggravato dal terremoto e dalla crisi finanziaria. L’8xmille della Chiesa cattolica ha attivato energie locali in termini di volontariato e di corresponsabilità. Per dirla in altre parole: ha salvato vite umane. Adesso i poveri possono farsi curare, in una situazione in cui altrimenti sarebbe stato impossibile. Ad Aleppo le mense forniscono ai poveri 1.500 pasti all’anno.
L’8xmille fa la differenza tra vivere e morire. Un lavoro ben fatto a Roma salva vite in tutto il mondo. La metà dei progetti è finanziata in Africa, in una delle terre più interessate dalle ricadute economiche della guerra in Ucraina a causa del blocco o del rallentamento del flusso dei cereali. È in atto un’enorme opera di bene spesso nascosta, anche per prevenire i flussi migratori che mettono a repentaglio la vita di tante persone.

Eppure, non mancano le polemiche che ciclicamente tornano…
L’8xmille non è a vantaggio della Chiesa cattolica. È a vantaggio, semmai, del raggiungimento dei diritti costituzionalmente garantiti e interessa tutti. Dispiace per le polemiche che vengono condotte sulla pelle della povera gente, senza guardare gli effetti delle risorse messe a disposizione. Si tende a suscitare emozioni, perdendo di vista la realtà. Invito tutti a passare con noi mezza giornata per verificare il contributo dell’8xmille a favore di tanta gente che altrimenti non avrebbe nessun aiuto. Venite a vedere.

Festival delle comunicazioni: Catania si prepara a “parlare col cuore”

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La XVIII edizione della manifestazione organizzata dalle Paoline e dai Paolini per la LVII Giornata delle comunicazioni sociali si svolgerà nella città siciliana dal 14 al 21 maggio, ma già da questi giorni sono in corso i primi eventi. Il Festival, che ogni anno si svolge in una diversa diocesi italiana, “con l’intento di coinvolgere in maniera attiva tutta la Chiesa e far emergere le tante valide risorse del territorio”, avrà come filo conduttore “Parlare col cuore e farlo con mitezza”, il tema scelto dal Papa per la giornata di quest’anno.

L’8 maggio ospite dell’evento anche il responsabile del Servizio Promozione della CEI Massimo Monzio Compagnoni nello spazio dedicato al tema “Dal Cuore alle mani – Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”, dedicato agli attori del terzo settore della Caritas e movimenti ecclesiali. Con lui anche rappresentanti del banco alimentare della Caritas diocesana e di S. Egidio. Un’occasione preziosa per ricordare l’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica grazie ad un gesto semplice, come una firma che non costa nulla in più, ma che fa bene, a noi e agli altri.

Ricordiamo che il Festival della Comunicazione si muoverà alla ricerca della Parola e delle parole per creare relazioni, promuovere la cultura del territorio, raccontare il bene grazie a 40 eventi, tutti gratuiti, divisi in 20 giorni (cinema, musica, teatro, arte, presentazione di libri, conferenze tematiche, attività laboratoriali) e ideati per ogni fascia di età, a cui interverranno nomi noti della comunicazione, scrittori, giornalisti, relatori, musicisti, cantanti, esperti, studiosi di fama nazionale e regionale per “dare concretezza all’invito del Papa “a cercare e a dire la verità e a farlo con carità”. A conclusione dell’evento è in programma la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, che sarà presieduta da Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, domenica 21 maggio 2023.

Il Festival permetterà un articolato viaggio dall’ascolto alla parola attraverso diversi linguaggi: dal giornalismo ai libri, dalle arti grafiche alla fotografia, dalla musica al teatro, dal digitale ai laboratori manuali. La manifestazione intende offrire significative occasioni di incontro e di approfondimento su tematiche sociali, culturali, spirituali e della comunicazione al fine di far riflettere sui tanti spunti e sull’attualità del Messaggio del Santo Padre.

Altre notizie sul programma degli eventi è disponibile sul sito della Settimana della Comunicazione, nella sezione “Eventi”.

Radio Vaticana / Mons. Prevost: “Il Vescovo è un pastore vicino al popolo, non un manager”

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Vi segnaliamo l’intervista che Andrea Tornielli (direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della santa sede) ha fatto per i media vaticani al Prefetto del Dicastero per il Vescovi Monsignor Robert Francis Prevost, tracciando un identikit del “Vescovo” per il tempo in cui viviamo.

Alla domanda “Quanto incidono nella vita dei Vescovi i problemi economici?” Monsignor Robert Francis Prevost (il frate agostiniano che Papa Francesco ha scelto per succedere al cardinale Marc Ouellet) ha risposto:

Al vescovo è chiesto anche di essere un buon amministratore o almeno la capacità di trovare un buon amministratore che lo aiuti. Il Papa ci ha detto di volere una Chiesa povera e per i poveri. Ci sono casi in cui le strutture e infrastrutture di un tempo non servono più e si fa fatica a mantenerle. Allo stesso tempo, anche nei luoghi dove ho lavorato, la Chiesa è responsabile di istituzioni educative e sanitarie che offrono servizi fondamentali al popolo, perché molte volte lo Stato non riesce a garantirli.

Personalmente non sono dell’opinione che la Chiesa debba vendere tutto e “solo” predicare il Vangelo nelle strade. Si tratta comunque di una responsabilità molto grande, non ci sono risposte univoche. C’è da promuovere maggiormente l’aiuto fraterno fra le Chiese locali. Di fronte alle necessità di mantenere in vita delle strutture di servizio con le entrate che non sono più quelle di una volta, il Vescovo deve essere molto pratico. Le monache di clausura sempre dicono: ‘Bisogna avere fiducia e affidare tutto alla Provvidenza Divina, perché si troverà il modo per rispondere’. L’importante è anche non dimenticarsi mai della dimensione spirituale della nostra vocazione. Altrimenti si rischia di diventare dei manager e ragionare come manager. Qualche volta succede”.

Africa / Da Merano al cuore del Benin una scuola per 300 bambini

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La nuova struttura didattica di Firou, inaugurata nei giorni scorsi, è stata costruita dal Gruppo Missionario “Un pozzo per la vita” di Merano (GMM), in provincia di Bolzano, in collaborazione con la Caritas della diocesi di Natitingou e con il contributo dai fondi dell’8xmille assegnato dal Servizio per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Conferenza episcopale italiana. L’opera è costata 214mila euro, di cui 180mila messi a disposizione dalla Cei.

È l’unica scuola primaria esistente nella zona di Firou, un centro di 12mila abitanti tra le montagne di Atakora, nel Nord del Benin, Stato dell’Africa occidentale tra la Nigeria e Togo. Oltre ai bambini del posto, ogni mattina arrivano qui dai quindici villaggi rurali del circondario circa 300 alunni che altrimenti non avrebbero altre occasioni per imparare a leggere e scrivere. La scuola più prossima, infatti, situata nel capoluogo della regione Kérou, è distante 25 chilometri: troppi in una zona con scarsi collegamenti stradali e senza adeguati servizi di trasporto.

Il progetto, inoltre, consente di accogliere nella scuola anche i figli delle famiglie più povere grazie al sostegno della “rete” di solidarietà tra le scuole cattoliche della diocesi di Natitingou. L’obiettivo è di dare la possibilità a tutti di completare gli studi e proseguirli anche nei livelli superiori. «La priorità è l’educazione» afferma il vescovo di Natitingou, Antoine Sabi Bio. L’obiettivo della diocesi, che copre il territorio dell’Atacora, è di poter mettere a disposizione della popolazione almeno una scuola primaria in ogni parrocchia. Qui il resto dell’articolo di Fulvio Fulvi (Avvenire 27 aprile 2023).

 

Mons. Negro / Il suo saluto al nuovo Arcivescovo di Otranto

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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Otranto presentata da S.E. Mons. Donato Negro (presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa) e ha nominato Arcivescovo della medesima diocesi il Rev.do P. Francesco Neri, O.F.M. Cap., finora Consigliere Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Mons. Negro, dopo aver accolto, a nome della Chiesa di Dio che è in Otranto, l’Arcivescovo eletto “con grande affetto spirituale”, accompagnandolo da subito con la preghiera e augurandogli un ministero episcopale gioioso, fecondo di bene e sempre guidato dallo Spirito Santo, ha rivolto il suo saluto ai “carissimi amici e amiche dell’arcidiocesi di Otranto” pronunciando queste parole:

“Considero l’esperienza di questi anni un grande dono di Dio e, in particolare, considero ciascuno di voi un dono che il Signore ha regalato alla mia vita di uomo e di pastore. Ho sognato con voi una Chiesa bella, giovane, profetica, famiglia di famiglie, pronta ad accogliere – in ogni passaggio epocale – la sfida della nuova evangelizzazione. Vi ho amato sinceramente e sono stato ricambiato con sovrabbondante affetto, nonostante le mie povertà. Rimarrò ancora qualche mese con voi e guiderò questa arcidiocesi come amministratore apostolico, fino all’ingresso canonico del nuovo arcivescovo. Intanto, pregate per me e affidatemi nelle mani tenerissime di Maria, Madre di Dio”.

 

Uniti in Rete / Importante avviso: il 21 aprile invito a collegarsi online

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All’interno dell’incontro regionale della Calabria (vedi dettagli dell’evento nella sezione Territorio) il 21 aprile dalle ore 9.00 alle 12.30 è previsto un collegamento ONLINE aperto a tutti i referenti regionali, incaricati diocesani, collaboratori diocesani, parroci e referenti parrochiali dedicato alla presentazione delle varie sezioni del portale UNITI IN RETE e del programma Microsoft 365 per la gestione delle riunioni online. Programma in allegato.

Maggiori informazioni sull’iniziativa (bottone per iscriversi all’iniziativa e link per accedere all’incontro ONLINE) al seguente link:

https://www.unitiinrete.it/?cpt-iniziativa=uniti-in-rete-presentazione-del-portale-del-territorio

Fai clic qui per partecipare alla riunione

Vi aspettiamo!

 

Sovvenire alle necessità della Chiesa / I valori alla base del sistema

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Comunione, corresponsabilità, partecipazione dei fedeli, perequazione, solidarietà, trasparenza e libertà: sono alcuni dei pilastri su cui si fonda il sostegno economico alla Chiesa scaturito dalla revisione concordataria del 1984. Sono valori che rendono più ricca spiritualmente l’intera comunità. Insieme, laici e sacerdoti, sono chiamati a testimoniare con la loro vita questi valori e ad amministrare i beni spirituali e materiali che la Chiesa possiede. E sono anche chiamati, corresponsabilmente, al reperimento delle risorse necessarie al sostegno della vita e della missione della Chiesa.

Ma da dove deriva il dovere proprio di tutti i battezzati di sostenere economicamente la Chiesa? Deriva da una precisa idea che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato: “una Chiesa che è manifestazione concreta del mistero della comunione e strumento per la sua crescita, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede a ciascuno l’impegno della corresponsabilità, da vivere in termini di solidarietà non soltanto affettiva ma effettiva, partecipando, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno, all’edificazione storica e concreta della comunità ecclesiale e assumendo con convinzione e con gioia le fatiche e gli oneri che essa comporta” (Sovvenire alle necessità della Chiesa. Comunione e corresponsabilità dei fedeli, Episcopato Italiano, 1988).

Il sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica post-concordatario è, dunque, sicuramente ricco di valori e può contribuire, nel tempo, a coinvolgere la comunità dei fedeli ad una partecipazione e corresponsabilità ecclesiale “effettiva” e non solo “affettiva”.

Si tratta di una sfida permanente capace, però, di educarci ad essere sempre più quella Chiesa “casa e scuola di comunione” descritta dal Concilio Vaticano II. Una Chiesa nella quale si accantonano piccoli e grandi egoismi, gelosie, provincialismi. Quindi nulla ha inventato o imposto il nuovo “sovvenire” alle necessità della Chiesa avviato dopo il 1894.

Piuttosto esso ha contribuito a favorire la realizzazione pratica della Chiesa-comunione dove i fedeli sono chiamati responsabilmente a provvederla del necessario, anche economico, perché abbia tutto quanto le occorre per assolvere alla sua missione di annuncio del Vangelo, di santificazione attraverso i Sacramenti, di assistenza pastorale e caritativa. Una sfida educativa che contribuirà al bene comune dell’intera comunità ecclesiale e civile.

Papa Francesco / Il sacerdote non è uomo di lamenti e giudizi ma dell’armonia di Dio

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Alla Messa crismale del Giovedì Santo in San Pietro, Francesco parla della vocazione sacerdotale e delle prove che essa può subire: è necessario abbandonarsi allo Spirito e lasciare che la propria vita profumi della sua presenza, senza lasciarsi andare alla mediocrità e ai compromessi.

Qui il servizio completo di Adriana Masotti per Radio Vaticana News.

In particolare, Francesco propone alcune domande che provocano un profondo esame di coscienza come quando invita i sacerdoti a chiedersi se la propria realizzazione “dipende dalla mia bravura, dal ruolo che ottengo, dai complimenti che ricevo, dalla carriera che faccio”, oppure se la propria vita “profuma” dell’unzione dello Spirito. Per intraprendere questo passo di maturazione è necessario, dice il Papa, partire dal riconoscimento della propria debolezza:

Fratelli, la maturità sacerdotale passa dallo Spirito Santo, si compie quando Lui diventa il protagonista della nostra vita. Allora tutto cambia prospettiva, anche le delusioni e le amarezze, anche i peccati, perché non si tratta più di cercare di stare meglio aggiustando qualcosa, ma di consegnarci, senza trattenere nulla, a Chi ci ha impregnati della sua unzione e vuole scendere in noi fino in fondo.

Il Papa sintetizza in una frase il senso di questo rinnovamento della vita sacerdotale quando non si vuole cucire su di sé delle toppe, ma ci si lascia guidare dallo Spirito. Afferma: “il nostro sacerdozio non cresce per rammendo, ma per traboccamento”. E mette in guardia dalla tentazione del compromesso tra falsità e luce cedendo alla mediocrità:

È vero, ogni doppiezza che si insinua è pericolosa: non va tollerata, ma portata alla luce dello Spirito. Perché se “niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce”, lo Spirito Santo, Lui solo, ci guarisce dalle infedeltà. È per noi una lotta irrinunciabile: è infatti indispensabile, come scrisse San Gregorio Magno, che “chi annuncia la parola di Dio, prima si dedichi al proprio modo di vivere, perché poi, attingendo dalla propria vita, impari cosa e come dirlo. […] Nessuno presuma di dire fuori ciò che prima non ha ascoltato dentro” .

C’è un secondo aspetto che Papa Francesco vuol sottolineare dopo quello dell’unzione ed è la parola armonia che, dice, ne è la conseguenza. “Lo Spirito Santo, infatti, è armonia”, in Cielo, ma anche in terra. Nella Chiesa, afferma, “suscita la diversità dei carismi e la ricompone in unità, crea una concordia che non si fonda sull’omologazione, ma sulla creatività della carità”. “È il noi del Padre e del Figlio, perché è il loro nesso, è in sé stesso concordia, comunione, armonia”. Creare armonia è il compito di chi lo Spirito ha consacrato, anzi, sottolinea il Papa, creare armonia “è un’esigenza interna alla vita dello Spirito”. Francesco avverte:

Si pecca contro lo Spirito che è comunione quando si diventa, anche per leggerezza, strumenti di divisione (…) e si fa il gioco del nemico, che non viene allo scoperto e ama le dicerie e le insinuazioni, fomenta partiti e cordate, alimenta la nostalgia del passato, la sfiducia, il pessimismo, la paura. Stiamo attenti, per favore, a non sporcare l’unzione dello Spirito e la veste della Madre Chiesa con la disunione, con le polarizzazioni, con ogni mancanza di carità e di comunione. (…)Penso anche alla gentilezza del sacerdote: se la gente trova persino in noi persone insoddisfatte e scontente che criticano e puntano il dito, dove vedrà l’armonia? Quanti non si avvicinano o si allontanano perché nella Chiesa non si sentono accolti e amati, ma guardati con sospetto e giudicati!

Papa Francesco conclude con parole di gratitudine e di riconoscimento nei riguardi dei sacerdoti. Li ringrazia per la loro testimonianza, per il bene compiuto in modo spesso nascosto, “per il perdono e la consolazione che regalate in nome di Dio”. E invoca su di loro lo Spirito perché li sostenga e li faccia “profeti della sua unzione e apostoli di armonia”.

Chiavari / Oltre 450 iscritti ai 36 corsi della Scuola di formazione teologica

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Fra le opere sostenute grazie ai contributi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, a Chiavari c’è la Scuola di Formazione teologica, che quest’anno ha offerto 36 ambiti disciplinari, che affrontati in minicorsi da quattro lezioni ciascuna, in presenza, on line e sul territorio. Una struttura che ha trovato l’accoglienza favorevole di tante persone.

Qui il servizio pubblicato da teleradiopace.it e l’intervista a don Federico Pichetto direttore della Scuola.

XVIII Festival della Comunicazione / Parlare col cuore e farlo con mitezza

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L’Arcidiocesi di Catania ospiterà dal 14 al 21 maggio 2023 il XVIII Festival della Comunicazione dal titolo “Parlare col cuore e farlo con mitezza”.

Evento promosso dalle Paoline e dai Paolini da 18 anni per svolgere in modo significativo la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che per l’attuale 57ma edizione, da celebrarsi domenica 21 maggio 2023, Papa Francesco ha scelto il tema “Parlare col cuore: Veritatem facientes in caritate (Ef 4,15)”.

La manifestazione, sponsorizzata anche dal Servizio CEI per la Promozione che sarà presente ad uno degli eventi l’8 maggio, include una serie di appuntamenti Pre-festival a partire dal 18 aprile in diversi luoghi significativi del capoluogo etneo.

Si tratta di un articolato viaggio dall’ascolto alla parola attraverso diversi linguaggi: dal giornalismo ai libri, dalle arti grafiche alla fotografia, dalla musica al teatro, dal digitale ai laboratori manuali. Il ricco programma offre significative occasioni di incontro e di approfondimento su tematiche sociali, culturali, spirituali e della comunicazione al fine di far riflettere sui tanti spunti e sull’attualità del Messaggio del Santo Padre.

Il Festival della Comunicazione si muoverà alla ricerca della Parola e delle parole per creare relazioni, promuovere la cultura del territorio, raccontare il bene.

Negli incontri (che si svolgeranno in sale convegni, nei teatri, nelle chiese, nelle scuole, nelle sedi universitarie, nei musei, nelle piazze) scrittori, giornalisti, relatori, musicisti, cantanti, esperti, studiosi di fama nazionale e regionale daranno il loro prezioso contributo per “rendere ragione della speranza che è in noi” (cfr 1Pt 3,14-17), e dare concretezza all’invito del Papa “a cercare e a dire la verità e a farlo con carità”, con coraggio e libertà, affinché la nostra comunicazione sia libera, pulita e cordiale, e smonti la “psicosi bellica che si annida nei nostri cuori”.

Il programma (Pre-festival e Festival) prevede più di 40 eventi, tutti gratuiti, divisi in 20 giorni (cinema, musica, teatro, arte, presentazione di libri, conferenze tematiche, attività laboratoriali) per bambini, ragazzi, giovani, adulti; il tutto si concluderà domenica 21 maggio con la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, presieduta da S.E. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania.

 Tra i nomi noti interverranno: Catena Fiorello, Eraldo Affinati, Daniele Mencarelli, Mons. Vincenzo Paglia, Mons. Domenico Pompili, Nello Scavo, Giuseppe La Venia, Marco Carrara, Don Dario Viganò, Don Marco Pozza, Bruno Mastroianni, Marinella Perroni, Adriana Valerio, Vincenzo Corrado, Massimiliano Padula, Salvo La Rosa, Luca Madonia, Mario Incudine, don Dino Mazzoli e Massimo Monzio Compagnoni.