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Festival delle comunicazioni: Catania si prepara a “parlare col cuore”

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La XVIII edizione della manifestazione organizzata dalle Paoline e dai Paolini per la LVII Giornata delle comunicazioni sociali si svolgerà nella città siciliana dal 14 al 21 maggio, ma già da questi giorni sono in corso i primi eventi. Il Festival, che ogni anno si svolge in una diversa diocesi italiana, “con l’intento di coinvolgere in maniera attiva tutta la Chiesa e far emergere le tante valide risorse del territorio”, avrà come filo conduttore “Parlare col cuore e farlo con mitezza”, il tema scelto dal Papa per la giornata di quest’anno.

L’8 maggio ospite dell’evento anche il responsabile del Servizio Promozione della CEI Massimo Monzio Compagnoni nello spazio dedicato al tema “Dal Cuore alle mani – Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”, dedicato agli attori del terzo settore della Caritas e movimenti ecclesiali. Con lui anche rappresentanti del banco alimentare della Caritas diocesana e di S. Egidio. Un’occasione preziosa per ricordare l’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica grazie ad un gesto semplice, come una firma che non costa nulla in più, ma che fa bene, a noi e agli altri.

Ricordiamo che il Festival della Comunicazione si muoverà alla ricerca della Parola e delle parole per creare relazioni, promuovere la cultura del territorio, raccontare il bene grazie a 40 eventi, tutti gratuiti, divisi in 20 giorni (cinema, musica, teatro, arte, presentazione di libri, conferenze tematiche, attività laboratoriali) e ideati per ogni fascia di età, a cui interverranno nomi noti della comunicazione, scrittori, giornalisti, relatori, musicisti, cantanti, esperti, studiosi di fama nazionale e regionale per “dare concretezza all’invito del Papa “a cercare e a dire la verità e a farlo con carità”. A conclusione dell’evento è in programma la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, che sarà presieduta da Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, domenica 21 maggio 2023.

Il Festival permetterà un articolato viaggio dall’ascolto alla parola attraverso diversi linguaggi: dal giornalismo ai libri, dalle arti grafiche alla fotografia, dalla musica al teatro, dal digitale ai laboratori manuali. La manifestazione intende offrire significative occasioni di incontro e di approfondimento su tematiche sociali, culturali, spirituali e della comunicazione al fine di far riflettere sui tanti spunti e sull’attualità del Messaggio del Santo Padre.

Altre notizie sul programma degli eventi è disponibile sul sito della Settimana della Comunicazione, nella sezione “Eventi”.

Radio Vaticana / Mons. Prevost: “Il Vescovo è un pastore vicino al popolo, non un manager”

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Vi segnaliamo l’intervista che Andrea Tornielli (direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della santa sede) ha fatto per i media vaticani al Prefetto del Dicastero per il Vescovi Monsignor Robert Francis Prevost, tracciando un identikit del “Vescovo” per il tempo in cui viviamo.

Alla domanda “Quanto incidono nella vita dei Vescovi i problemi economici?” Monsignor Robert Francis Prevost (il frate agostiniano che Papa Francesco ha scelto per succedere al cardinale Marc Ouellet) ha risposto:

Al vescovo è chiesto anche di essere un buon amministratore o almeno la capacità di trovare un buon amministratore che lo aiuti. Il Papa ci ha detto di volere una Chiesa povera e per i poveri. Ci sono casi in cui le strutture e infrastrutture di un tempo non servono più e si fa fatica a mantenerle. Allo stesso tempo, anche nei luoghi dove ho lavorato, la Chiesa è responsabile di istituzioni educative e sanitarie che offrono servizi fondamentali al popolo, perché molte volte lo Stato non riesce a garantirli.

Personalmente non sono dell’opinione che la Chiesa debba vendere tutto e “solo” predicare il Vangelo nelle strade. Si tratta comunque di una responsabilità molto grande, non ci sono risposte univoche. C’è da promuovere maggiormente l’aiuto fraterno fra le Chiese locali. Di fronte alle necessità di mantenere in vita delle strutture di servizio con le entrate che non sono più quelle di una volta, il Vescovo deve essere molto pratico. Le monache di clausura sempre dicono: ‘Bisogna avere fiducia e affidare tutto alla Provvidenza Divina, perché si troverà il modo per rispondere’. L’importante è anche non dimenticarsi mai della dimensione spirituale della nostra vocazione. Altrimenti si rischia di diventare dei manager e ragionare come manager. Qualche volta succede”.

Africa / Da Merano al cuore del Benin una scuola per 300 bambini

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La nuova struttura didattica di Firou, inaugurata nei giorni scorsi, è stata costruita dal Gruppo Missionario “Un pozzo per la vita” di Merano (GMM), in provincia di Bolzano, in collaborazione con la Caritas della diocesi di Natitingou e con il contributo dai fondi dell’8xmille assegnato dal Servizio per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Conferenza episcopale italiana. L’opera è costata 214mila euro, di cui 180mila messi a disposizione dalla Cei.

È l’unica scuola primaria esistente nella zona di Firou, un centro di 12mila abitanti tra le montagne di Atakora, nel Nord del Benin, Stato dell’Africa occidentale tra la Nigeria e Togo. Oltre ai bambini del posto, ogni mattina arrivano qui dai quindici villaggi rurali del circondario circa 300 alunni che altrimenti non avrebbero altre occasioni per imparare a leggere e scrivere. La scuola più prossima, infatti, situata nel capoluogo della regione Kérou, è distante 25 chilometri: troppi in una zona con scarsi collegamenti stradali e senza adeguati servizi di trasporto.

Il progetto, inoltre, consente di accogliere nella scuola anche i figli delle famiglie più povere grazie al sostegno della “rete” di solidarietà tra le scuole cattoliche della diocesi di Natitingou. L’obiettivo è di dare la possibilità a tutti di completare gli studi e proseguirli anche nei livelli superiori. «La priorità è l’educazione» afferma il vescovo di Natitingou, Antoine Sabi Bio. L’obiettivo della diocesi, che copre il territorio dell’Atacora, è di poter mettere a disposizione della popolazione almeno una scuola primaria in ogni parrocchia. Qui il resto dell’articolo di Fulvio Fulvi (Avvenire 27 aprile 2023).

 

Mons. Negro / Il suo saluto al nuovo Arcivescovo di Otranto

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Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Otranto presentata da S.E. Mons. Donato Negro (presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa) e ha nominato Arcivescovo della medesima diocesi il Rev.do P. Francesco Neri, O.F.M. Cap., finora Consigliere Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Mons. Negro, dopo aver accolto, a nome della Chiesa di Dio che è in Otranto, l’Arcivescovo eletto “con grande affetto spirituale”, accompagnandolo da subito con la preghiera e augurandogli un ministero episcopale gioioso, fecondo di bene e sempre guidato dallo Spirito Santo, ha rivolto il suo saluto ai “carissimi amici e amiche dell’arcidiocesi di Otranto” pronunciando queste parole:

“Considero l’esperienza di questi anni un grande dono di Dio e, in particolare, considero ciascuno di voi un dono che il Signore ha regalato alla mia vita di uomo e di pastore. Ho sognato con voi una Chiesa bella, giovane, profetica, famiglia di famiglie, pronta ad accogliere – in ogni passaggio epocale – la sfida della nuova evangelizzazione. Vi ho amato sinceramente e sono stato ricambiato con sovrabbondante affetto, nonostante le mie povertà. Rimarrò ancora qualche mese con voi e guiderò questa arcidiocesi come amministratore apostolico, fino all’ingresso canonico del nuovo arcivescovo. Intanto, pregate per me e affidatemi nelle mani tenerissime di Maria, Madre di Dio”.

 

Uniti in Rete / Importante avviso: il 21 aprile invito a collegarsi online

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All’interno dell’incontro regionale della Calabria (vedi dettagli dell’evento nella sezione Territorio) il 21 aprile dalle ore 9.00 alle 12.30 è previsto un collegamento ONLINE aperto a tutti i referenti regionali, incaricati diocesani, collaboratori diocesani, parroci e referenti parrochiali dedicato alla presentazione delle varie sezioni del portale UNITI IN RETE e del programma Microsoft 365 per la gestione delle riunioni online. Programma in allegato.

Maggiori informazioni sull’iniziativa (bottone per iscriversi all’iniziativa e link per accedere all’incontro ONLINE) al seguente link:

https://www.unitiinrete.it/?cpt-iniziativa=uniti-in-rete-presentazione-del-portale-del-territorio

Fai clic qui per partecipare alla riunione

Vi aspettiamo!

 

Sovvenire alle necessità della Chiesa / I valori alla base del sistema

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Comunione, corresponsabilità, partecipazione dei fedeli, perequazione, solidarietà, trasparenza e libertà: sono alcuni dei pilastri su cui si fonda il sostegno economico alla Chiesa scaturito dalla revisione concordataria del 1984. Sono valori che rendono più ricca spiritualmente l’intera comunità. Insieme, laici e sacerdoti, sono chiamati a testimoniare con la loro vita questi valori e ad amministrare i beni spirituali e materiali che la Chiesa possiede. E sono anche chiamati, corresponsabilmente, al reperimento delle risorse necessarie al sostegno della vita e della missione della Chiesa.

Ma da dove deriva il dovere proprio di tutti i battezzati di sostenere economicamente la Chiesa? Deriva da una precisa idea che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato: “una Chiesa che è manifestazione concreta del mistero della comunione e strumento per la sua crescita, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede a ciascuno l’impegno della corresponsabilità, da vivere in termini di solidarietà non soltanto affettiva ma effettiva, partecipando, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno, all’edificazione storica e concreta della comunità ecclesiale e assumendo con convinzione e con gioia le fatiche e gli oneri che essa comporta” (Sovvenire alle necessità della Chiesa. Comunione e corresponsabilità dei fedeli, Episcopato Italiano, 1988).

Il sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica post-concordatario è, dunque, sicuramente ricco di valori e può contribuire, nel tempo, a coinvolgere la comunità dei fedeli ad una partecipazione e corresponsabilità ecclesiale “effettiva” e non solo “affettiva”.

Si tratta di una sfida permanente capace, però, di educarci ad essere sempre più quella Chiesa “casa e scuola di comunione” descritta dal Concilio Vaticano II. Una Chiesa nella quale si accantonano piccoli e grandi egoismi, gelosie, provincialismi. Quindi nulla ha inventato o imposto il nuovo “sovvenire” alle necessità della Chiesa avviato dopo il 1894.

Piuttosto esso ha contribuito a favorire la realizzazione pratica della Chiesa-comunione dove i fedeli sono chiamati responsabilmente a provvederla del necessario, anche economico, perché abbia tutto quanto le occorre per assolvere alla sua missione di annuncio del Vangelo, di santificazione attraverso i Sacramenti, di assistenza pastorale e caritativa. Una sfida educativa che contribuirà al bene comune dell’intera comunità ecclesiale e civile.

Papa Francesco / Il sacerdote non è uomo di lamenti e giudizi ma dell’armonia di Dio

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Alla Messa crismale del Giovedì Santo in San Pietro, Francesco parla della vocazione sacerdotale e delle prove che essa può subire: è necessario abbandonarsi allo Spirito e lasciare che la propria vita profumi della sua presenza, senza lasciarsi andare alla mediocrità e ai compromessi.

Qui il servizio completo di Adriana Masotti per Radio Vaticana News.

In particolare, Francesco propone alcune domande che provocano un profondo esame di coscienza come quando invita i sacerdoti a chiedersi se la propria realizzazione “dipende dalla mia bravura, dal ruolo che ottengo, dai complimenti che ricevo, dalla carriera che faccio”, oppure se la propria vita “profuma” dell’unzione dello Spirito. Per intraprendere questo passo di maturazione è necessario, dice il Papa, partire dal riconoscimento della propria debolezza:

Fratelli, la maturità sacerdotale passa dallo Spirito Santo, si compie quando Lui diventa il protagonista della nostra vita. Allora tutto cambia prospettiva, anche le delusioni e le amarezze, anche i peccati, perché non si tratta più di cercare di stare meglio aggiustando qualcosa, ma di consegnarci, senza trattenere nulla, a Chi ci ha impregnati della sua unzione e vuole scendere in noi fino in fondo.

Il Papa sintetizza in una frase il senso di questo rinnovamento della vita sacerdotale quando non si vuole cucire su di sé delle toppe, ma ci si lascia guidare dallo Spirito. Afferma: “il nostro sacerdozio non cresce per rammendo, ma per traboccamento”. E mette in guardia dalla tentazione del compromesso tra falsità e luce cedendo alla mediocrità:

È vero, ogni doppiezza che si insinua è pericolosa: non va tollerata, ma portata alla luce dello Spirito. Perché se “niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce”, lo Spirito Santo, Lui solo, ci guarisce dalle infedeltà. È per noi una lotta irrinunciabile: è infatti indispensabile, come scrisse San Gregorio Magno, che “chi annuncia la parola di Dio, prima si dedichi al proprio modo di vivere, perché poi, attingendo dalla propria vita, impari cosa e come dirlo. […] Nessuno presuma di dire fuori ciò che prima non ha ascoltato dentro” .

C’è un secondo aspetto che Papa Francesco vuol sottolineare dopo quello dell’unzione ed è la parola armonia che, dice, ne è la conseguenza. “Lo Spirito Santo, infatti, è armonia”, in Cielo, ma anche in terra. Nella Chiesa, afferma, “suscita la diversità dei carismi e la ricompone in unità, crea una concordia che non si fonda sull’omologazione, ma sulla creatività della carità”. “È il noi del Padre e del Figlio, perché è il loro nesso, è in sé stesso concordia, comunione, armonia”. Creare armonia è il compito di chi lo Spirito ha consacrato, anzi, sottolinea il Papa, creare armonia “è un’esigenza interna alla vita dello Spirito”. Francesco avverte:

Si pecca contro lo Spirito che è comunione quando si diventa, anche per leggerezza, strumenti di divisione (…) e si fa il gioco del nemico, che non viene allo scoperto e ama le dicerie e le insinuazioni, fomenta partiti e cordate, alimenta la nostalgia del passato, la sfiducia, il pessimismo, la paura. Stiamo attenti, per favore, a non sporcare l’unzione dello Spirito e la veste della Madre Chiesa con la disunione, con le polarizzazioni, con ogni mancanza di carità e di comunione. (…)Penso anche alla gentilezza del sacerdote: se la gente trova persino in noi persone insoddisfatte e scontente che criticano e puntano il dito, dove vedrà l’armonia? Quanti non si avvicinano o si allontanano perché nella Chiesa non si sentono accolti e amati, ma guardati con sospetto e giudicati!

Papa Francesco conclude con parole di gratitudine e di riconoscimento nei riguardi dei sacerdoti. Li ringrazia per la loro testimonianza, per il bene compiuto in modo spesso nascosto, “per il perdono e la consolazione che regalate in nome di Dio”. E invoca su di loro lo Spirito perché li sostenga e li faccia “profeti della sua unzione e apostoli di armonia”.

Chiavari / Oltre 450 iscritti ai 36 corsi della Scuola di formazione teologica

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Fra le opere sostenute grazie ai contributi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, a Chiavari c’è la Scuola di Formazione teologica, che quest’anno ha offerto 36 ambiti disciplinari, che affrontati in minicorsi da quattro lezioni ciascuna, in presenza, on line e sul territorio. Una struttura che ha trovato l’accoglienza favorevole di tante persone.

Qui il servizio pubblicato da teleradiopace.it e l’intervista a don Federico Pichetto direttore della Scuola.

XVIII Festival della Comunicazione / Parlare col cuore e farlo con mitezza

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L’Arcidiocesi di Catania ospiterà dal 14 al 21 maggio 2023 il XVIII Festival della Comunicazione dal titolo “Parlare col cuore e farlo con mitezza”.

Evento promosso dalle Paoline e dai Paolini da 18 anni per svolgere in modo significativo la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che per l’attuale 57ma edizione, da celebrarsi domenica 21 maggio 2023, Papa Francesco ha scelto il tema “Parlare col cuore: Veritatem facientes in caritate (Ef 4,15)”.

La manifestazione, sponsorizzata anche dal Servizio CEI per la Promozione che sarà presente ad uno degli eventi l’8 maggio, include una serie di appuntamenti Pre-festival a partire dal 18 aprile in diversi luoghi significativi del capoluogo etneo.

Si tratta di un articolato viaggio dall’ascolto alla parola attraverso diversi linguaggi: dal giornalismo ai libri, dalle arti grafiche alla fotografia, dalla musica al teatro, dal digitale ai laboratori manuali. Il ricco programma offre significative occasioni di incontro e di approfondimento su tematiche sociali, culturali, spirituali e della comunicazione al fine di far riflettere sui tanti spunti e sull’attualità del Messaggio del Santo Padre.

Il Festival della Comunicazione si muoverà alla ricerca della Parola e delle parole per creare relazioni, promuovere la cultura del territorio, raccontare il bene.

Negli incontri (che si svolgeranno in sale convegni, nei teatri, nelle chiese, nelle scuole, nelle sedi universitarie, nei musei, nelle piazze) scrittori, giornalisti, relatori, musicisti, cantanti, esperti, studiosi di fama nazionale e regionale daranno il loro prezioso contributo per “rendere ragione della speranza che è in noi” (cfr 1Pt 3,14-17), e dare concretezza all’invito del Papa “a cercare e a dire la verità e a farlo con carità”, con coraggio e libertà, affinché la nostra comunicazione sia libera, pulita e cordiale, e smonti la “psicosi bellica che si annida nei nostri cuori”.

Il programma (Pre-festival e Festival) prevede più di 40 eventi, tutti gratuiti, divisi in 20 giorni (cinema, musica, teatro, arte, presentazione di libri, conferenze tematiche, attività laboratoriali) per bambini, ragazzi, giovani, adulti; il tutto si concluderà domenica 21 maggio con la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, presieduta da S.E. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania.

 Tra i nomi noti interverranno: Catena Fiorello, Eraldo Affinati, Daniele Mencarelli, Mons. Vincenzo Paglia, Mons. Domenico Pompili, Nello Scavo, Giuseppe La Venia, Marco Carrara, Don Dario Viganò, Don Marco Pozza, Bruno Mastroianni, Marinella Perroni, Adriana Valerio, Vincenzo Corrado, Massimiliano Padula, Salvo La Rosa, Luca Madonia, Mario Incudine, don Dino Mazzoli e Massimo Monzio Compagnoni.

Patti Lateranensi / 94 anni fa la storica firma

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L’11 febbraio del 1929, al Palazzo del Laterano, venivano siglati gli accordi che regolano ancora oggi i rapporti fra Italia e Santa Sede.

Riprendendo L’Osservatore Romano, la Radio Vaticana ha pubblicato un interessante articolo sull’anniversario della sottoscrizione dei Patti Lateranensi.

La celebrazione dei Patti Lateranensi, nell’anniversario della loro sottoscrizione, non costituisce solamente l’occasione per serbare memoria storica di un avvenimento che ha rappresentato una svolta nelle relazioni tra lo Stato e la Chiesa in Italia. Sollecita anche una riflessione sull’assetto istituzionale delineato dai Patti nel 1929 e sulla evoluzione e attualità di quel modello.

La qualificazione di quell’evento come Conciliazione, termine adottato successivamente per denominare la via che apre senza alcuna barriera la città di Roma verso la basilica di San Pietro e la Città del Vaticano, sottolinea che con il Trattato Lateranense e con il Concordato è stato definitivamente superato e sanato il dissidio tra lo Stato nazionale e la Santa Sede, dando una soluzione concordata alla Questione romana, sorta con l’annessione di Roma al Regno d’Italia.

Ne è derivato un assetto radicato nel diritto internazionale e idoneo a fornire alla Santa Sede le garanzie di “assoluta e visibile indipendenza” necessarie, come enuncia il Trattato, “per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo”. Queste finalità sono alla base della costituzione e del riconoscimento dello “Stato della Città del Vaticano sotto la Sovranità del Sommo Pontefice”, unitamente alle altre garanzie e immunità personali e reali che il Trattato lateranense assicura.

“Una minuscola sovranità temporale, quasi più simbolica che effettiva, Ci qualifica (…) liberi e indipendenti”, dirà Paolo VI nella storica visita in Campidoglio del 16 marzo 1966, la prima di un Papa dopo Pio IX. Alla costituzione dello Stato della Città del Vaticano ed alla sovranità territoriale si unisce il riconoscimento, anch’esso dichiarato nel Trattato, della “sovranità della Santa Sede in campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo”.

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