Category Archives: Formazione

Uniti in Rete / Importante avviso: il 21 aprile invito a collegarsi online

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All’interno dell’incontro regionale della Calabria (vedi dettagli dell’evento nella sezione Territorio) il 21 aprile dalle ore 9.00 alle 12.30 è previsto un collegamento ONLINE aperto a tutti i referenti regionali, incaricati diocesani, collaboratori diocesani, parroci e referenti parrochiali dedicato alla presentazione delle varie sezioni del portale UNITI IN RETE e del programma Microsoft 365 per la gestione delle riunioni online. Programma in allegato.

Maggiori informazioni sull’iniziativa (bottone per iscriversi all’iniziativa e link per accedere all’incontro ONLINE) al seguente link:

https://www.unitiinrete.it/?cpt-iniziativa=uniti-in-rete-presentazione-del-portale-del-territorio

Fai clic qui per partecipare alla riunione

Vi aspettiamo!

 

Sovvenire alle necessità della Chiesa / I valori alla base del sistema

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Comunione, corresponsabilità, partecipazione dei fedeli, perequazione, solidarietà, trasparenza e libertà: sono alcuni dei pilastri su cui si fonda il sostegno economico alla Chiesa scaturito dalla revisione concordataria del 1984. Sono valori che rendono più ricca spiritualmente l’intera comunità. Insieme, laici e sacerdoti, sono chiamati a testimoniare con la loro vita questi valori e ad amministrare i beni spirituali e materiali che la Chiesa possiede. E sono anche chiamati, corresponsabilmente, al reperimento delle risorse necessarie al sostegno della vita e della missione della Chiesa.

Ma da dove deriva il dovere proprio di tutti i battezzati di sostenere economicamente la Chiesa? Deriva da una precisa idea che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato: “una Chiesa che è manifestazione concreta del mistero della comunione e strumento per la sua crescita, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede a ciascuno l’impegno della corresponsabilità, da vivere in termini di solidarietà non soltanto affettiva ma effettiva, partecipando, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno, all’edificazione storica e concreta della comunità ecclesiale e assumendo con convinzione e con gioia le fatiche e gli oneri che essa comporta” (Sovvenire alle necessità della Chiesa. Comunione e corresponsabilità dei fedeli, Episcopato Italiano, 1988).

Il sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica post-concordatario è, dunque, sicuramente ricco di valori e può contribuire, nel tempo, a coinvolgere la comunità dei fedeli ad una partecipazione e corresponsabilità ecclesiale “effettiva” e non solo “affettiva”.

Si tratta di una sfida permanente capace, però, di educarci ad essere sempre più quella Chiesa “casa e scuola di comunione” descritta dal Concilio Vaticano II. Una Chiesa nella quale si accantonano piccoli e grandi egoismi, gelosie, provincialismi. Quindi nulla ha inventato o imposto il nuovo “sovvenire” alle necessità della Chiesa avviato dopo il 1894.

Piuttosto esso ha contribuito a favorire la realizzazione pratica della Chiesa-comunione dove i fedeli sono chiamati responsabilmente a provvederla del necessario, anche economico, perché abbia tutto quanto le occorre per assolvere alla sua missione di annuncio del Vangelo, di santificazione attraverso i Sacramenti, di assistenza pastorale e caritativa. Una sfida educativa che contribuirà al bene comune dell’intera comunità ecclesiale e civile.

Papa Francesco / Il sacerdote non è uomo di lamenti e giudizi ma dell’armonia di Dio

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Alla Messa crismale del Giovedì Santo in San Pietro, Francesco parla della vocazione sacerdotale e delle prove che essa può subire: è necessario abbandonarsi allo Spirito e lasciare che la propria vita profumi della sua presenza, senza lasciarsi andare alla mediocrità e ai compromessi.

Qui il servizio completo di Adriana Masotti per Radio Vaticana News.

In particolare, Francesco propone alcune domande che provocano un profondo esame di coscienza come quando invita i sacerdoti a chiedersi se la propria realizzazione “dipende dalla mia bravura, dal ruolo che ottengo, dai complimenti che ricevo, dalla carriera che faccio”, oppure se la propria vita “profuma” dell’unzione dello Spirito. Per intraprendere questo passo di maturazione è necessario, dice il Papa, partire dal riconoscimento della propria debolezza:

Fratelli, la maturità sacerdotale passa dallo Spirito Santo, si compie quando Lui diventa il protagonista della nostra vita. Allora tutto cambia prospettiva, anche le delusioni e le amarezze, anche i peccati, perché non si tratta più di cercare di stare meglio aggiustando qualcosa, ma di consegnarci, senza trattenere nulla, a Chi ci ha impregnati della sua unzione e vuole scendere in noi fino in fondo.

Il Papa sintetizza in una frase il senso di questo rinnovamento della vita sacerdotale quando non si vuole cucire su di sé delle toppe, ma ci si lascia guidare dallo Spirito. Afferma: “il nostro sacerdozio non cresce per rammendo, ma per traboccamento”. E mette in guardia dalla tentazione del compromesso tra falsità e luce cedendo alla mediocrità:

È vero, ogni doppiezza che si insinua è pericolosa: non va tollerata, ma portata alla luce dello Spirito. Perché se “niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce”, lo Spirito Santo, Lui solo, ci guarisce dalle infedeltà. È per noi una lotta irrinunciabile: è infatti indispensabile, come scrisse San Gregorio Magno, che “chi annuncia la parola di Dio, prima si dedichi al proprio modo di vivere, perché poi, attingendo dalla propria vita, impari cosa e come dirlo. […] Nessuno presuma di dire fuori ciò che prima non ha ascoltato dentro” .

C’è un secondo aspetto che Papa Francesco vuol sottolineare dopo quello dell’unzione ed è la parola armonia che, dice, ne è la conseguenza. “Lo Spirito Santo, infatti, è armonia”, in Cielo, ma anche in terra. Nella Chiesa, afferma, “suscita la diversità dei carismi e la ricompone in unità, crea una concordia che non si fonda sull’omologazione, ma sulla creatività della carità”. “È il noi del Padre e del Figlio, perché è il loro nesso, è in sé stesso concordia, comunione, armonia”. Creare armonia è il compito di chi lo Spirito ha consacrato, anzi, sottolinea il Papa, creare armonia “è un’esigenza interna alla vita dello Spirito”. Francesco avverte:

Si pecca contro lo Spirito che è comunione quando si diventa, anche per leggerezza, strumenti di divisione (…) e si fa il gioco del nemico, che non viene allo scoperto e ama le dicerie e le insinuazioni, fomenta partiti e cordate, alimenta la nostalgia del passato, la sfiducia, il pessimismo, la paura. Stiamo attenti, per favore, a non sporcare l’unzione dello Spirito e la veste della Madre Chiesa con la disunione, con le polarizzazioni, con ogni mancanza di carità e di comunione. (…)Penso anche alla gentilezza del sacerdote: se la gente trova persino in noi persone insoddisfatte e scontente che criticano e puntano il dito, dove vedrà l’armonia? Quanti non si avvicinano o si allontanano perché nella Chiesa non si sentono accolti e amati, ma guardati con sospetto e giudicati!

Papa Francesco conclude con parole di gratitudine e di riconoscimento nei riguardi dei sacerdoti. Li ringrazia per la loro testimonianza, per il bene compiuto in modo spesso nascosto, “per il perdono e la consolazione che regalate in nome di Dio”. E invoca su di loro lo Spirito perché li sostenga e li faccia “profeti della sua unzione e apostoli di armonia”.

Chiavari / Oltre 450 iscritti ai 36 corsi della Scuola di formazione teologica

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Fra le opere sostenute grazie ai contributi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, a Chiavari c’è la Scuola di Formazione teologica, che quest’anno ha offerto 36 ambiti disciplinari, che affrontati in minicorsi da quattro lezioni ciascuna, in presenza, on line e sul territorio. Una struttura che ha trovato l’accoglienza favorevole di tante persone.

Qui il servizio pubblicato da teleradiopace.it e l’intervista a don Federico Pichetto direttore della Scuola.

XVIII Festival della Comunicazione / Parlare col cuore e farlo con mitezza

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L’Arcidiocesi di Catania ospiterà dal 14 al 21 maggio 2023 il XVIII Festival della Comunicazione dal titolo “Parlare col cuore e farlo con mitezza”.

Evento promosso dalle Paoline e dai Paolini da 18 anni per svolgere in modo significativo la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che per l’attuale 57ma edizione, da celebrarsi domenica 21 maggio 2023, Papa Francesco ha scelto il tema “Parlare col cuore: Veritatem facientes in caritate (Ef 4,15)”.

La manifestazione, sponsorizzata anche dal Servizio CEI per la Promozione che sarà presente ad uno degli eventi l’8 maggio, include una serie di appuntamenti Pre-festival a partire dal 18 aprile in diversi luoghi significativi del capoluogo etneo.

Si tratta di un articolato viaggio dall’ascolto alla parola attraverso diversi linguaggi: dal giornalismo ai libri, dalle arti grafiche alla fotografia, dalla musica al teatro, dal digitale ai laboratori manuali. Il ricco programma offre significative occasioni di incontro e di approfondimento su tematiche sociali, culturali, spirituali e della comunicazione al fine di far riflettere sui tanti spunti e sull’attualità del Messaggio del Santo Padre.

Il Festival della Comunicazione si muoverà alla ricerca della Parola e delle parole per creare relazioni, promuovere la cultura del territorio, raccontare il bene.

Negli incontri (che si svolgeranno in sale convegni, nei teatri, nelle chiese, nelle scuole, nelle sedi universitarie, nei musei, nelle piazze) scrittori, giornalisti, relatori, musicisti, cantanti, esperti, studiosi di fama nazionale e regionale daranno il loro prezioso contributo per “rendere ragione della speranza che è in noi” (cfr 1Pt 3,14-17), e dare concretezza all’invito del Papa “a cercare e a dire la verità e a farlo con carità”, con coraggio e libertà, affinché la nostra comunicazione sia libera, pulita e cordiale, e smonti la “psicosi bellica che si annida nei nostri cuori”.

Il programma (Pre-festival e Festival) prevede più di 40 eventi, tutti gratuiti, divisi in 20 giorni (cinema, musica, teatro, arte, presentazione di libri, conferenze tematiche, attività laboratoriali) per bambini, ragazzi, giovani, adulti; il tutto si concluderà domenica 21 maggio con la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, presieduta da S.E. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania.

 Tra i nomi noti interverranno: Catena Fiorello, Eraldo Affinati, Daniele Mencarelli, Mons. Vincenzo Paglia, Mons. Domenico Pompili, Nello Scavo, Giuseppe La Venia, Marco Carrara, Don Dario Viganò, Don Marco Pozza, Bruno Mastroianni, Marinella Perroni, Adriana Valerio, Vincenzo Corrado, Massimiliano Padula, Salvo La Rosa, Luca Madonia, Mario Incudine, don Dino Mazzoli e Massimo Monzio Compagnoni.

Patti Lateranensi / 94 anni fa la storica firma

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L’11 febbraio del 1929, al Palazzo del Laterano, venivano siglati gli accordi che regolano ancora oggi i rapporti fra Italia e Santa Sede.

Riprendendo L’Osservatore Romano, la Radio Vaticana ha pubblicato un interessante articolo sull’anniversario della sottoscrizione dei Patti Lateranensi.

La celebrazione dei Patti Lateranensi, nell’anniversario della loro sottoscrizione, non costituisce solamente l’occasione per serbare memoria storica di un avvenimento che ha rappresentato una svolta nelle relazioni tra lo Stato e la Chiesa in Italia. Sollecita anche una riflessione sull’assetto istituzionale delineato dai Patti nel 1929 e sulla evoluzione e attualità di quel modello.

La qualificazione di quell’evento come Conciliazione, termine adottato successivamente per denominare la via che apre senza alcuna barriera la città di Roma verso la basilica di San Pietro e la Città del Vaticano, sottolinea che con il Trattato Lateranense e con il Concordato è stato definitivamente superato e sanato il dissidio tra lo Stato nazionale e la Santa Sede, dando una soluzione concordata alla Questione romana, sorta con l’annessione di Roma al Regno d’Italia.

Ne è derivato un assetto radicato nel diritto internazionale e idoneo a fornire alla Santa Sede le garanzie di “assoluta e visibile indipendenza” necessarie, come enuncia il Trattato, “per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo”. Queste finalità sono alla base della costituzione e del riconoscimento dello “Stato della Città del Vaticano sotto la Sovranità del Sommo Pontefice”, unitamente alle altre garanzie e immunità personali e reali che il Trattato lateranense assicura.

“Una minuscola sovranità temporale, quasi più simbolica che effettiva, Ci qualifica (…) liberi e indipendenti”, dirà Paolo VI nella storica visita in Campidoglio del 16 marzo 1966, la prima di un Papa dopo Pio IX. Alla costituzione dello Stato della Città del Vaticano ed alla sovranità territoriale si unisce il riconoscimento, anch’esso dichiarato nel Trattato, della “sovranità della Santa Sede in campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo”.

Il servizio continua qui.

Azione Cattolica e “sovvenire” / In Calabria con Antonio Slaviero

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Nell’ambito del Convegno regionale dei Presidenti dell’Azione Cattolica tenutosi nella diocesi di Cosenza-Bisignano, nella chiesa di S. Antonio di Rende, si è parlato di 8xmille e Chiesa Cattolica. Al termine della messa domenicale del 5 febbraio, è intervenuto Antonio Slaviero, incaricato della diocesi Cosenza-Bisignano per relazionare sulle tematiche riguardanti la promozione del sostegno economico della Chiesa Cattolica e in particolare l’esame della situazione attuale e di quella futura.

Slaviero dopo aver brevemente rappresentato la storia del “sovvenire”, del dopo concordato del 1984, ha focalizzato l’intervento sulla situazione dell’8xmille e delle Offerte deducibili per i sacerdoti. I diversi passaggi in ordine alle firme sulle dichiarazioni dei redditi prima per solo 4 destinatari e poi via via incrementatasi fino agli attuali 13, la possibilità di circa dieci milioni di contribuenti (solo pensionati e lavoratori dipendenti monoreddito) esonerati dalla presentazione della dichiarazione che comunque possono presentare il modello per le firme dell’8xmille, l’attuale pandemia che avrà ripercussione sui fondi a favore della Chiesa Cattolica hanno attirato tantissima attenzione dei presenti. È stato trattato anche il tema sulle Offerte liberali per i sacerdoti deducibili dall’imponibile delle tasse.

Antonio Slaviero, dopo aver rappresentato quanto realizzato finora con i fondi 8xmille, ha illustrato le proposte dell’anno 2022 e confermate per il 2023 sui due progetti: Una firma per unire, dedicato alla promozione e alla raccolta delle firme per l’8xmille; Uniti Possiamo, dedicato alla raccolta delle Offerte deducibili. Ha fatto presente come il coinvolgimento dei parroci, dei consigli affari economici, dei consigli pastorali e le associazioni tutte, in particolar modo l’Azione Cattolica, possono e debbano andare in questa direzione.

“La firma, che non costa nulla oltre al contributo per i sacerdoti non sono semplicemente una firma o un’Offerta, sono molto di più: sono il segno tangibile di comunione responsabile e di una sfida che viene lanciata e vinta, ha concluso Slaviero, solo con l’aiuto di tutti. Si tratta di una forma di partecipazione alla vita della Chiesa e alle sue necessità.

Catechisti Parrocchiali / Il “sovvenire” nel cammino sinodale

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Vi proponiamo l’ultimo contributo scritto da don Roberto Laurita su Catechisti Parrocchiali di febbraio 2023 dal titolo

IL SOVVENIRE NEL CAMMINO SINODALE

Dice un proverbio africano: «Se vuoi camminare più veloce, cammina da solo. Ma se vuoi andare più lontano, cammina insieme». Ecco perché la Chiesa italiana si sta impegnando in un percorso di «sinodalità». La parola, che viene dal greco, evoca l’esperienza del «camminare insieme». Lo abbiamo provato tutti. Quando si percorre un sentiero da soli ci si sente liberi di ritmare come si vuole il passo. E ci si sente eroi, che affrontano da soli la montagna. Ma basta un banale incidente, una svista, uno sbaglio, per trovarsi in seria difficoltà. Andare insieme impone tanti limiti: aspettare chi procede più lento, occuparsi di chi ha qualche male… Ma, qualsiasi cosa capiti, si sa che, in qualche modo, si arriverà. Ed è per questo che vale la pena procedere insieme.

Gesù non faceva tutto da solo. Aveva una famiglia di amici, a Betania, su cui poteva contare: Marta, Maria e Lazzaro. Ma c’era anche un gruppo di donne che lo seguiva e provvedeva a lui, agli apostoli, e alle loro necessità. Luca ci ricorda il loro nome: Maria, chiamata Maddalena, Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre (8,13). 

DUE ORGANISMI CHIAMATI A COLLABORARE
Cosa fare per assicurare che in una comunità si «cammini insieme»?

Nelle parrocchie ci sono due strumenti importanti a questo proposito: il Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) e il Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE).

Il CPP è un punto di riferimento essenziale perché offre gli orientamenti e delinea le scelte importanti per la vita di una comunità. Il CPAE individua gli strumenti e le risorse di cui la parrocchia ha bisogno, tenendo presenti gli orientamenti del CPP.

Se il CPP ritiene prioritario per la parrocchia l’impegno per la catechesi, deve essere naturale che il CPAE impieghi le poche o tante risorse disponibili per questo scopo. Per esempio: sistemando adeguatamente le aule per gli incontri di gruppo, acquistando il materiale didattico, ecc.

«CONSIGLIARE» PER FACILITARE «LA COMUNIONE»
La comunità parrocchiale deve essere amata e sostenuta da coloro che la compongono. Un aiuto prezioso lo offrono coloro che fanno parte dei due Consigli indicati. Ma questi hanno bisogno dell’apporto di tutte le persone in grado di dare suggerimenti, di offrire collaborazione.

Così il gruppo dei catechisti non esenta la famiglia dall’impegno di trasmettere la fede, il coro non può fare a meno dell’apporto di tutta l’assemblea, il gruppo Caritas ha bisogno dell’aiuto di tutti con denaro, vestiario, cibo; allo stesso modo i consigli parrocchiali stimolano la corresponsabilità di tutti. Senza trascurare quell’aspetto della responsabilità verso la propria parrocchia che consiste nel non farle mancare le risorse indispensabili, tenendo conto dei costi necessari per realizzare qualsiasi iniziativa.

Nel vecchio catechismo c’era una norma, fra i cosiddetti precetti della Chiesa, che potrebbe essere così riespressa: «Non far mancare alla tua parrocchia, secondo le tue possibilità, il tuo contributo perché essa possa far fronte alle necessità delle sue strutture e dei suoi servizi».

PARLARE DI SOLDI
Parlare di soldi non è facile. Gli appelli per questa o quella iniziativa importante della comunità cristiana producono una reazione negativa, spesso tanto immediata quanto immotivata («Chiede sempre soldi!»). Come affrontare questo argomento spinoso nel modo migliore?

La strada maestra consiste nel saper fare un uso buono, corretto, trasparente e solidale delle risorse, cioè dei soldi che le sono affidati. Solo quando questo avviene qualsiasi richiesta di soldi può partire col piede giusto.

Rendere conto dell’amministrazione della parrocchia, quindi, diventa un’operazione non solo obbligatoria, ma anche utile per instaurare un rapporto corretto con i fedeli. Naturalmente questo significa fornire i bilanci annuali dettagliati, che rendano ragione delle entrate (offerte) e delle uscite (spese). In ogni caso i consigli devono porsi alcune domande: Attraverso quali iniziative è possibile far conoscere i nostri lavori all’intera comunità parrocchiale? In quale modo sollecitare tutti i fedeli a esprimere le loro aspettative e i loro bisogni? Quali persone potrebbero farsi carico della raccolta dei soldi destinati alle iniziative?

In fondo uno degli obiettivi dei «Cantieri di Betania» (seconda tappa del percorso sinodale), quello «della strada e del villaggio», non consiste proprio nell’intercettare bisogni e attese del territorio?

«SOVVENIRE» E «UNITI NEL DONO»
Non sono solo due slogan efficaci. Il card. Matteo Zuppi li ha riassunti in due frasi: «La Chiesa è casa tua» e «Dare una mano ai sacerdoti è bello». Se il primo si realizza attraverso l’8xmille alla Chiesa cattolica (al momento della dichiarazione dei redditi), il secondo ricorre alle offerte che i singoli possono fare all’Istituto di Sostentamento del Clero e dedurre dalle loro tasse.

Se la Chiesa è casa mia, posso tirarmi indietro quando ci sono importanti progetti da realizzare? Chi trova, per esempio, alloggi per i papà separati dalle loro famiglie, per anziani che non riescono a pagare l’affitto, per chi è stato licenziato dopo tanti anni di lavoro, per giovani con impiego precario, per famiglie in povertà? L’8xmille ha consentito di realizzare progetti a loro favore.

Se dare una mano ai sacerdoti è bello, perché privarsi della gioia di aiutare un prete ad affrontare i disagi della sua parrocchia, a creare spazi per l’incontro, a prendersi cura dei più fragili?

Anche questo è un modo concreto per camminare insieme.

Monzio Compagnoni all’Amico del Clero / “Cambiare la testa”

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La Quaresima è il tempo giusto per cambiare sguardo sulle cose. Lo è per ciascuno di noi e per le nostre comunità, nelle piccole cose di ogni giorno come sulle questioni importanti. “Convertitevi”, vi ho sentito spiegare più volte in qualche omelia, nel greco dei vangeli si dice “meta-noèite”, cioè, letteralmente: “cambiate mente”, trasformate il vostro modo di pensare.

È proprio in questa direzione che già da qualche tempo stanno andando i nostri sforzi di fronte alle principali sfide che il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa si trova ad affrontare. Non è questo il luogo giusto per perdermi in disamine articolate o in lunghe ricognizioni tematiche. A mo’ di esempio voglio soffermarmi, visto che proprio in questi giorni state ricevendo il primo numero del 2023 della rivista “Sovvenire”, proprio su quelle pagine e sul sito Unitineldono.it.

Queste espressioni della nostra comunicazione cercano di tradurre lo sforzo che stiamo facendo, in questi ultimi tempi, per modificare il nostro modo di pensare le offerte per i sacerdoti e la loro urgenza. Tanto il sito quanto la rivista, fino a qualche tempo fa, erano decisamente centrati sulla figura del sacerdote e sul tentativo di esaltarne i meriti, per chiedere ai laici di fare offerte. Tutto giusto e tutto, naturalmente, lecito. Ora però vorremmo puntare maggiormente l’attenzione sul coinvolgimento della comunità nel far fronte alla gestione delle spese, comprese quelle per il sostentamento dei sacerdoti, uomini che a tempo pieno si dedicano ad essa. Le offerte per il clero, per la loro natura e finalità, sono un termometro che misura quanto le comunità ecclesiali stiano oggi crescendo nel loro sentirsi Chiesa-comunione. E promuovere le offerte significa anche promuovere la diffusione di una cultura della comunione ecclesiale, come il Concilio Vaticano Il ci ha indicato.

Ecco, quindi, come è nata l’idea del nuovo nome “uniti del dono”, ed ecco lo sforzo che stiamo facendo per cambiare la prospettiva delle storie che raccontiamo. Non vogliamo più narrare l’epopea del prete-eroe, che da solo salva il mondo e merita di essere sostenuto. Vorremmo invece raccontare la vita delle nostre comunità, di cui voi sacerdoti siete parte, dando voce a tutti. Naturalmente queste comunità si reggono sul servizio pastorale che voi sacerdoti offrite, ma il cambio di prospettiva è significativo.

Ultimamente lo sforzo di apertura sta assumendo una ulteriore nuova connotazione. Con quel che raccontiamo, specialmente sul web, vorremmo andare incontro anche a chi ha minore famigliarità con i nostri ambienti ma magari ha un’apertura di cuore verso il bene comune e un’apertura di mente che gli permette di riconoscere che dove c’è una comunità cristiana, e quindi dove c’è un sacerdote che può essere sostenuto, lì c’è una visione della vita e del mondo positiva, inclusiva e solidale. Cercheremo, quindi, di evitare un linguaggio per addetti ai lavori, spesso comprensibile solamente a chi è già dentro.

Il Papa stesso nel suo Messaggio per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci esorta a “parlare con il cuore”. “È il cuore – scrive Francesco – che ci ha mosso ad andare, vedere e ascoltare ed è il cuore che ci muove a una comunicazione aperta e accogliente”. Non vogliamo chiuderci nelle nostre chiese ma uscire e coinvolgere la comunità. Che ne pensate?

Massimo Monzio Compagnoni

Il messaggio del Papa / A febbraio preghiamo per parrocchie aperte a tutti

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Guarda alle comunità parrocchiali l’intenzione di preghiera di Francesco affidata a tutta la Chiesa per il mese di febbraio. Nel video diffuso dalla Rete mondiale di preghiera del Papa l’invito a ripensare con coraggio lo stile delle parrocchie per farle diventare veri luoghi di comunione tra le persone e di accoglienza, senza esclusioni

Dal servizio di Adriana Masotti per la Radio Vaticana si apprende che la parrocchia non è un “club” riservato a pochi, ma un luogo dove per entrare non sono richiesti particolari requisiti e alla cui porta d’entrata si dovrebbe leggere: “ingresso libero”. È per questa intenzione che Francesco invita a pregare la Chiesa nel Video diffuso dalla Rete mondiale di preghiera del Papa per il mese di febbraio. Un modo per chiedere che le parrocchie siano davvero comunità, centri di ascolto e di accoglienza “con le porte sempre aperte”.

Il messaggio del Papa
“A volte penso che dovremmo affiggere nelle parrocchie, alla porta, un cartello che dica: ‘Ingresso libero’ – afferma Papa Francesco nel Video del Papa -. Le parrocchie devono essere comunità vicine, senza burocrazia, centrate sulle persone e in cui trovare il dono dei sacramenti. Devono tornare ad essere scuole di servizio e generosità, con le porte sempre aperte agli esclusi. E agli inclusi. A tutti”. Il messaggio di Francesco è che “le parrocchie non sono un club per pochi, che garantisce una certa appartenenza sociale”. E prosegue con l’esortazione: “Per favore, siamo audaci! Ripensiamo tutti allo stile delle nostre comunità parrocchiali”. L’intenzione di preghiera del Papa per febbraio è dunque “perché le parrocchie, mettendo la comunione – la comunione delle persone, la comunione ecclesiale – al centro, siano sempre più comunità di fede, di fraternità e di accoglienza verso i più bisognosi”.

La ricchezza della Chiesa sono le persone
L’esterno di una parrocchia bellissima, ma vuota. Poi la stessa parrocchia, piena di persone, che diventa dunque ancora più bella. Il Video del Papa di questo mese si apre così – si legge nel comunicato stampa che lo accompagna – ricordando che la ricchezza della Chiesa non sono gli edifici, ma le persone che li abitano. Le immagini, provenienti da parrocchie di tutto il mondo, descrivono incontri conviviali, conferenze, distribuzione di aiuti ai più bisognosi, visite agli anziani e ai malati, spettacoli. È un video, dunque, pieno di vita, quella vita che scorre nelle parrocchie e le rende ancora punti di riferimento per molti, dove si impara l’arte dell’incontro.

La parrocchia è presenza della Chiesa tra le case
Il comunicato ricorda che già nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco aveva evidenziato la centralità della parrocchia: “sebbene non sia l’unica istituzione evangelizzatrice”, aveva scritto citando un’espressione di Giovanni Paolo II nella Christifideles laici, la parrocchia ha la particolare caratteristica di essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. Per questo deve stare “in contatto con le famiglie e con la vita del popolo” e non diventare “una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi”. Ma questo “appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie”, aggiungeva, “non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente”. Il Pontefice, dunque, insiste sull’idea che le parrocchie debbano portare avanti questo cammino di trasformazione per essere sempre aperte e a disposizione di tutti senza esclusioni, per questo parla di audacia e di ripensamento dello stile attuale delle comunità.

Le persone al centro della vita parrocchiale
Commentando l’intenzione di preghiera di febbraio, padre Frédéric Fornos S.J., direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, ha ricordato che “qualche anno fa, Francesco ha detto alla diocesi di Isernia-Venafro: ‘Ogni comunità parrocchiale è chiamata ad essere luogo privilegiato dell’ascolto e dell’annuncio del Vangelo; casa di preghiera raccolta intorno all’Eucaristia; vera scuola della comunione’. Ascolto, preghiera e comunione – prosegue padre Fornos – sono indicazioni sinodali essenziali per la vita delle parrocchie. Per far questo, però, devono essere davvero comunità, con le persone al centro, perché siamo realmente comunità quando conosciamo l’altro, conosciamo il suo nome, le sue necessità, la sua voce”.

Ripensare allo stile delle nostre comunità
Si tratta di una sfida molto grande, dice ancora il direttore della Rete, infatti “quante volte accade che la parrocchia si trasformi in un raggruppamento di persone più o meno sconosciute che si ritrova per la Messa della domenica ma senza vita comunitaria?” “Essere una comunità cristiana – sottolinea – è una grazia, nasce dalla fede condivisa, dalla fraternità vissuta e dall’accoglienza ai più bisognosi; nasce da un’esperienza spirituale comune, dall’incontro con Cristo Risorto. Come dice Francesco nel Video del Papa – conclude padre Fornos -, dobbiamo essere ‘audaci’ nell’ascolto dello Spirito Santo e ripensare tutti ‘allo stile delle nostre comunità parrocchiali’”.