Category Archives: Newsletter In Cerchio

Uniti nel Dono / Alle porte di Napoli, dove la Chiesa è tra la gente

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Don Ciro Tufo, parroco di san Giacomo a Calvizzano (NA), è il cuore di una comunità dove le relazioni tra le persone sono al primo posto.

“Sono stato farmacista – racconta di sé – e ho insegnato chimica a scuola, facendo una vita bella, che mi piaceva. Per ben undici anni sono stato anche fidanzato e stavo per sposarmi, ma in fondo al cuore sentivo una chiamata diversa: solo quando ho trovato il coraggio di seguirla sono stato pienamente felice. Sì, posso dire di essere un prete felice, ma soprattutto gioioso. La mia gioia è essere quel che vivo e faccio tutti i giorni”. E cosa fa, tutti i giorni, il parroco di Calvizzano? Basta seguirlo per qualche ora per rendersene conto.

Il rapporto che ha con la gente affidata alle sue cure è difficile da descrivere solo a parole.

Scopri di più su unitineldono.it, oppure segui il filmato di Giovanni Panozzo.

Lombardia / Mons. Delpini: “Sostentamento del clero, occorre una rinnovata formazione”

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Nell’incontro regionale della Lombardia dedicato al sostegno economico alla Chiesa (Seveso, 21-22 settembre) l’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini ha pronunciato una relazione su “come immagino il portafoglio dei preti”. Ecco la sintesi della due giorni a cura di Annamaria Braccini e le parole pronunciate dall’Arcivescovo (su chiesadimilano.it).

Il rapporto del prete con il denaro può essere motivo di riflessione e occasione di formazione”. Ne è convinto l’Arcivescovo che, nella sua veste di Metropolita lombardo, interviene alla seconda giornata dell’incontro regionale del Sovvenire, che si svolge al Centro pastorale ambrosiano di Seveso con il titolo «Corresponsabilità Partecipazione Comunione. Il Sovvenire nel cammino sinodale».

In apertura dei lavori il referente regionale Attilio Marazzi (nella foto a destra) rileva la portata dell’iniziativa, che mette insieme i tre soggetti interessati al tema del sostentamento del clero: economi, incaricati del Sovvenire e Istituti diocesani, secondo quanto prevede il progetto della CEI per tutte le regioni ecclesiastiche italiane. E l’importanza dell’evento si comprende dalla partecipazione di alto livello: sono presenti, infatti, monsignor Luigi Testore (Vescovo di Acqui e Presidente dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero), il responsabile del Servizio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica Massimo Monzio Compagnoni e l’economo della CEI don Claudio Francesconi. Per la Lombardia, Monsignor Luca Raimondi (Vescovo delegato CEI per il Sovvenire), il Vescovo emerito Monsignor Giuseppe Merisi, Monsignor Bruno Marinoni (Vicario episcopale per gli Affari economici), don Roberto Davanzo (presidente dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero) e don Massimo Pavanello (incaricato diocesano del Sovvenire).

Insomma, un modo non solo per confrontarsi sulla diminuzione (innegabile) dei cespiti dell’8xmille, ma per immaginare il futuro. Particolarmente intrigante il titolo della comunicazione dell’Arcivescovo: Come immagino il portafoglio dei preti.

Si può parlare di soldi?

Si può parlare di tutto, si condividono le esperienze e i problemi, le gioie e le preoccupazioni per sé, per la parrocchia, per la famiglia; si mormora dei superiori e dei confratelli, ma non si parla, non si può parlare, non sembra educato parlare di come si usano i soldi, di come ciascuno amministra i suoi beni, di come gestisce le spese proprie, dei familiari, della parrocchia”. Ma perché questo tabù, si chiede. Diversi i fattori evidenziati: una certa sfiducia nell’istituzione, l’imbarazzo per scelte non giustificabili o non coerenti – “quanto si spende per il cane, per gli hobbies, per i viaggi?” – e anche, talvolta, l’incertezza sul proprio futuro, scarso realismo e poca fiducia proprio nel sostentamento.

E, forse, anche perché “l’uso del denaro, come tanti altri aspetti, deve molto alla consuetudine della famiglia di origine del sacerdote, al suo stile di vita. Anche il prete può rischiare di diventare avido, di ritenere che ogni spesa sia legittima, magari a costo di fare debiti, se è stato educato così. L’uso del denaro si impara con il latte materno e, forse, dovremmo interrogarci sul perché l’educazione seminaristica non incida su questo aspetto”.

Una terza osservazione dell’Arcivescovo è quella che sintetizza nell’immagine simbolica: “Il portafoglio del prete è pieno di pezzi da 5 euro”. “La cifra che immagino il prete abbia deciso di dare, come elemosina, a coloro che mendicano un aiuto. Non è raro il caso di preti ‘assediati’ da ‘clienti cronici’ che pretendono un aiuto regolare e non è raro il caso di sacerdoti vittime di truffe, ricatti, imbrogli: non ne parlano perché si vergognano, perché temono minacce e scandali. Non ne parlano e intanto sperperano fortune. Certo, il prete deve fare la carità, ma forse è meglio non lasciarsi coinvolgere direttamente, vista la vulnerabilità di fronte a storie strappalacrime, rivolgendosi a chi sa valutare meglio le situazioni, come la Caritas, per esempio”.

Poi l’affondo, per una presa di coscienza più chiara da parte degli stessi presbiteri su questo tema.

Il privilegio dei sacerdoti e l’8xmille

Il prete è privilegiato, ma non lo sa, non se ne rende conto. Fin dal primo giorno riceve casa, riscaldamento, sostentamento e talvolta offerte anche significative. Non gli manca mai niente, almeno qui da noi. Non ha l’idea di come possa essere stentata la vita di un prete in un altro paese, sotto altri cieli, dove non c’è il sostentamento. Quest’abitudine a stare bene, insinua l’idea che il trattamento che il prete riceve sia dovuto e, talora, può nascerne una rivendicazione puntigliosa”.

Il riferimento è all’8xmille che “si pensa sia un toccasana, ma che può anche essere messo in discussione, oggetto di ripensamento, forse radicalmente cambiato e persino abolito. Questa potrebbe essere un’occasione per sensibilizzare la comunità”. Anche perché mediamente “i sacerdoti sembrano imbarazzati nel promuovere una sensibilizzazione dei fedeli sull’argomento. Si fraintende l’aspetto implicito necessario di una sana educazione cristiana al ‘sovvenire’ con una sorta di richiesta di soldi per sé, invece che di un aiuto alla comunità”.

Da qui qualche correttivo suggerito da Monsignor Delpini, con l’indicazione della necessità che i Consigli per gli affari Economici stilino una rendicontazione precisa (nella Chiesa ambrosiana lo fanno 1050 parrocchie su 1107) e di poter contare su strumenti promettenti come il Bilancio di Missione, stilato per la prima volta a livello diocesano per l’anno pastorale 2021-2022.

I contesti propizi

La vita comune dei presbiteri può essere un contesto propizio per confronti, correzioni, assunzione di nuovi stili, eventualmente più coerenti con le scelte evangeliche e con l’esemplarità. Ciò che deve cambiare è il senso di appartenenza del prete al presbiterio che collabora con il Vescovo per la missione. La disponibilità di spazi ha fatto sì che le forme comunitarie come l’abitare, in parrocchia, nella stessa casa, mangiare insieme, siano venute meno. La fraternità presbiterale può essere, invece, un luogo adeguato per mettere in discussione anche la propria vita privata e quindi l’utilizzo dei soldi e dei beni”, considerando che vivere insieme e la correzione fraterna «possono essere contesti educativi più incisivi di altri interventi formativi, come convegni o corsi”. In questo orizzonte, bisogna intendere, per esempio, anche la Fondazione Opera Aiuto Fraterno, quale casa comune, anche se, come è ovvio, di dimensione diocesana.

Altro correttivo, non meno importante, è non dimenticare i poveri, laddove “la rete di protezione che circonda il prete e la siepe che sta intorno agli ambienti ecclesiastici possono dare una visione troppo filtrata della vita e delle sue esigenze. La frequentazione di persone segnate da un disagio economico, abitativo, relazionale può essere provvidenziale per prendere coscienza del proprio privilegio e stimolare a correggersi, riconoscendo il pericolo di una vita borghese, condotta senza domandarsi se sia coerente con il ministero, così come della simmetrica tentazione del ‘pauperismo’. Il ‘pauperismo’ non è, infatti, la scelta virtuosa della povertà, ma una forma di ideologia che diventa trascuratezza di sé e dei beni della comunità, oltre che principio di polemica verso l’istituzione”.

I gruppi di lavoro

Poi, l’avvio dei tre gruppi di lavoro, uno per ciascuno dei soggetti coinvolti, con l’immediata restituzione da parte dei delegati di qualche strada percorribile a breve termine.

Occorre creare – viene sottolineato – un’équipe tra economato, Sovvenire e Istituto diocesano per affrontare insieme le realtà da declinare, poi, nei territori specifici, superando così il non sapere gli uni degli altri che ci condanna a essere assolutamente inefficaci. Serve che venga codificato, almeno a livello lombardo, un gruppo specifico ed esecutivo, capace di connettere le parrocchie, che coinvolga anche i vicari generali, le cancellerie delle diocesi, i revisori dei conti, l’ufficio delle Comunicazioni sociali, i referenti delle zone e le Caritas mettendo in rete la comunità”.

Quello che, come Chiesa, possiamo fare è lavorare sulla comunicazione, facendo per esempio capire che la Caritas è una realtà della Chiesa cattolica, non qualcosa a sé stante – conclude monsignor Raimondi -. L’8xmille significa riconoscenza verso il clero, verso noi preti che agiamo la carità ascoltando la gente, celebrando funerali, accogliendo bambini, curando le ferite degli uomini tutti i giorni. Il ministero presbiterale è e fa carità perché annuncia il Vangelo. La Lombardia, a livello di regione ecclesiastica, per il suo peso di ampiezza territoriale e di popolazione, può fare scuola in questo con una logica comunionale”. Quella, appunto, di Uniti possiamo, titolo del progetto di raccolta delle offerte per il sostentamento Clero, al quale sono iscritte 437 parrocchie di 9 delle 10 diocesi lombarde”.

Insieme all’Azione Cattolica per sostenere la Chiesa e costruire una rete di solidarietà

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Caro Incaricato Diocesano,

come anticipato nella sezione delle notizie sul Portale Uniti in Rete (www.unitiinrete.it) il Servizio Promozione CEI ha partecipato all’Incontro Nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica Italiana, tenutosi a Castel Gandolfo lo scorso 24-27 agosto, con un breve intervento e uno stand dedicato.

È stata l’occasione per consegnare ai Presidenti diocesani di Azione Cattolica, presenti all’incontro, una cartellina con alcuni materiali, tra cui:

  • un volantino collaborazione Servizio Promozione CEI e Azione Cattolica (vedi allegato);
  • un elenco completo delle parrocchie della diocesi con la segnalazione di quelle iscritte ai progetti nel territorio;
  • il tuo nominativo, indirizzo e-mail e recapito telefonico.

Abbiamo quindi chiesto ai responsabili diocesani dei vari settori di Azione Cattolica di mettersi in contatto con te, per iniziare un’efficace collaborazione al fine di:

  1. costruire una rete “capillare” di Referenti Parrocchiali e/o Promotori Parrocchiali del Sovvenire

In che modo?

  • nelle parrocchie dove manca il Referente del Sovvenire, i responsabili dei settori dell’Azione Cattolica parrocchiale si impegnano a trovare, in sinergia con il parroco, una persona disponibile per l’incarico di “Referente Parrocchiale del Sovvenire”;
  • nelle parrocchie in cui è già presente il Referente del Sovvenire, il socio di Azione Cattolica si rende disponibile a diventare “Promotore Parrocchiale del Sovvenire” per contribuire ad aumentare la capillarità della nostra rete.
  1. Iscrivere nuove parrocchie ai progetti nel territorio “unafirmaXunire” e “Uniti Possiamo”

In che modo?

  • nelle parrocchie NON ISCRITTE, in cui è presente l’Associazione, verificare con i responsabili parrocchiali di Azione Cattolica la possibilità di aderire, iscrivendo le proprie parrocchie, dopo averne parlato con il proprio parroco;
  • nelle parrocchie GIÀ ISCRITTE ai progetti, pianificare e promuovere l’informazione, la formazione e la raccolta previste per i due Progetti del Territorio sopra citati.

L’obiettivo che ci siamo prefissati con Azione Cattolica, a livello nazionale, è coinvolgere e far iscrivere ai Progetti nel Territorio almeno 500 nuove parrocchie entro il 2024.

L’auspicio è di poter avere, prima dell’apertura del progetto di raccolta “unafirmaXunire2024”, un Referente Parrocchiale del Sovvenire – nominato dal parroco – per ogni parrocchia iscritta al progetto e un consistente gruppo di Promotori Parrocchiali del Sovvenire che possa supportarlo. Infatti, abbiamo bisogno che la nostra Chiesa venga sostenuta da tutta la sua comunità!

Monzio Compagnoni / Offerte per i sacerdoti: “Una scelta che va oltre i numeri”

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La terza domenica di settembre si celebra in tutta Italia la Giornata Nazionale di sensibilizzazione alle Offerte per i sacerdoti. Uno strumento, quello delle Offerte, ancora poco diffuso ma dal grande valore pastorale, come ci spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Massimo Monzio Compagnoni.

“Le Offerte per i sacerdoti sono un pilastro fondamentale del sostentamento del clero, molto più di quello che si potrebbe immaginare limitandosi a guardare solamente i numeri”.

Entra subito nel vivo della questione Massimo Monzio Compagnoni, al quale da poco più di tre anni la CEI ha affidato la guida del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Le cifre, nude e crude, potrebbero far nascere qualche dubbio. Nel 2022 per mantenere gli oltre 32.000 sacerdoti a servizio delle Chiese che sono in Italia sono stati necessari poco più di 500 milioni di euro, una somma che le offerte deducibili raccolte nell’anno (8 milioni e mezzo di euro) sono riuscite a coprire solamente per l’1,6%. Quasi il 70% di quel fabbisogno, invece, è stato soddisfatto dai fondi derivanti dall’8xmille. Perché allora non concentrare gli sforzi della comunicazione solo su quel fronte e lasciar stare la promozione delle offerte?

“Sarebbe un errore imperdonabile, soprattutto da un punto di vista pastorale. È vero che il nostro Servizio deve misurarsi con i numeri, saper leggere i segni dei tempi, valorizzare la comunicazione e far tesoro dei dati e delle ricerche. Ma la Chiesa non è un’azienda! È innanzitutto comunione di fratelli, è la famiglia dei figli di Dio. E come ogni famiglia che si rispetti deve saper condividere tutto: la fede, le motivazioni, le riflessioni… ma anche i conti e le necessità materiali”.

E cosa c’entrano le Offerte con questo discorso?

“Le Offerte sono uno strumento importantissimo per alimentare la consapevolezza del reciproco affidamento in cui vivono i sacerdoti e le comunità ecclesiali, sia a livello parrocchiale che diocesano. I sacerdoti sono chiamati a spendersi interamente per le comunità loro affidate, e lo fanno ogni giorno in modo silenzioso e bellissimo. E quale è la nostra parte? Qual è il ruolo della comunità dei fedeli? La risposta più chiara e incisiva, secondo me, ce l’ha lasciata il Card. Nicora, uno dei padri fondatori del sistema di sostentamento, nato quasi 40 anni fa. Secondo lui siamo davvero corresponsabili quando la disponibilità a sentirci parte della vita della Chiesa arriva a tal punto che parlare di aspetti economici diventa normale.”

È per questo che ogni anno viene celebrata la Giornata Nazionale?

“Esattamente. Questa disponibilità non è scontata, o acquisita una volta per tutte. Negli ultimi anni stiamo cercando di non limitare questa attenzione alla sola domenica della Giornata Nazionale (quest’anno il 17 settembre), ma di estenderla almeno ai due mesi e mezzo successivi, fino alla fine di novembre, il periodo in cui diffonderemo anche attraverso i mezzi di comunicazione l’annuale campagna di sensibilizzazione.”

Quale sforzo chiedete alle comunità cristiane, soprattutto in questo periodo?

“L’obiettivo è che tutti coloro che si sentono parte viva della comunità si sentano coinvolti anche economicamente nel suo sostentamento. Ciascuno, ovviamente, per quanto può dare. È il gesto del fare un’offerta che è importante, perché testimonia la consapevolezza della propria corresponsabilità. Ed è verso questo obiettivo che chiediamo l’indispensabile contributo della rete di incaricati territoriali (parrocchiali e diocesani) con cui collaboriamo, realizzando anche progetti specifici come Uniti possiamo”.

Cosa chiedete, invece, ai sacerdoti?

“Di non avere paura di chiedere alla comunità. Non vuol dire essere inopportuni, ma piuttosto aiutarla a vivere con responsabilità il proprio ruolo da protagonista. Anche nel sostegno economico”.

(A cura di Stefano Proietti)

Arcidiocesi Bologna / 8xmille: un piccolo gesto, una grande missione

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È ancora tempo di dichiarazione dei redditi e di scelte per devolvere l’8xmille alla Chiesa cattolica. Un gesto piccolo per ciascuno di noi ma di grande valore, come ricorda la campagna nazionale “Una firma che fa bene”.

L’incaricato diocesano di Bologna, Giacomo Varone, segnala il servizio tv realizzato sul Convegno dal titolo “8xmille, una firma per unire. Un piccolo gesto, una grande missione”, proposto dal Servizio Promozione Sostegno Economico dell’Arcidiocesi. L’incontro si è tenuto nella Sala Conferenze Marco Biagi dell’Ordine dei Commercialisti.

Giacomo Varone ha richiamato il valore di questa scelta a favore della Chiesa cattolica. A margine dell’incontro da evidenziare anche l’impegno dei giornalisti cattolici in questo ambito con le parole di presidente regionale Ucsi, Francesco Zanotti.

Qui il servizio di cronaca del Convegno pubblicato su 12Porte.

Ecologia: la passione dei giovani campani trascina la comunità

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«Con i suoi quasi 23mila abitanti, Agropoli è un centro vivace, un punto di riferimento per tutto il Cilento – sottolinea don Carlo Pisani, parroco della comunità di Sant’Antonio –. Qui insistono una serie di istituti di istruzione secondaria, frequentati anche dai ragazzi di borghi circostanti: ci sono il liceo classico, la ragioneria, il liceo musicale e tanti altri. Senza dimenticare gli studenti universitari che frequentano l’università a Salerno e ogni giorno si spostano con il treno». Eppure, prosegue il sacerdote, «nel territorio si registra la mancanza di luoghi per lo studio. C’era la biblioteca comunale, ma è chiusa da anni». È nata così l’idea delle Aule Studio Lilium, il cui nome è un omaggio al santo a cui è dedicata la parrocchia e al fiore con cui è abitualmente rappresentato, il giglio (lilium, in latino).

«Attualmente i ragazzi vengono in parrocchia solo per il catechismo – osserva don Carlo – ma questo progetto è un modo per far vivere diversamente ai giovani la parrocchia, non solo come luogo di formazione alla fede strettamente intesa, in vista dei sacramenti, ma ci auguriamo che possano sentirsi maggiormente parte della comunità».

Un auspicio condiviso dal confratello don Salvatore Spingi, parroco di Santa Maria degli Angeli a Contursi Terme, sempre nella provincia (e stavolta anche nell’arcidiocesi) di Salerno. «C’è bisogno di iniziative come queste, che siano in grado di coinvolgere e amalgamare varie forze presenti sul territorio – riflette il sacerdote –. Oggi è importante offrire una testimonianza di comunione, ma soprattutto di una comunità che sa impegnarsi per raggiungere un traguardo e dove ciascuno possa realizzarsi secondo le proprie capacità».
In questa parrocchia, nel centro storico della località termale, sta nascendo il “Giardino Essenziale”, cioè uno spazio verde fruibile da tutti, dove verranno coltivate piante officinali, come salvia, timo, rosmarino, incenso.

Un giardino sostenibile, in cui l’impianto di irrigazione sarà alimentato dall’acqua piovana recuperata dalle caditoie e la biodiversità sarà tutelata grazie alle specie impollinatrici. Il tutto con un occhio alla didattica, grazie ai cartelli guida e alle attività laboratoriali proposte alle scuole.

L’articolo completo a cura di Giulia Rocchi su www.unitineldono.it.

L’oratorio di Agropoli: casa per tutti, a partire dai più fragili

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“Appena arrivato pensai che la parrocchia doveva essere la casa di tutti, a partire da chi ha più bisogno”. Don Bruno Lancuba, classe 1966, è il parroco della Madonna delle Grazie ad Agropoli, una cittadina della provincia salernitana. La sua comunità dai quasi 7mila parrocchiani in inverno, passa ai circa 20 mila in estate.

Ordinato nel 1990, il sacerdote riceve, insieme con don Carlo Pisani, la sua ultima nomina a parroco ad Agropoli nel 2015, in una realtà in cui aveva già operato. “Sapevo della presenza dei gruppi giovanili e immediatamente mi sono messo in dialogo con loro” – ricorda don Bruno.

“Sono partito con l’ascolto del territorio: scoprire i bisogni e le ricchezze della gente. Poi bisognava offrire uno spazio per la catechesi, gli incontri e anche per lo sport. Accanto alla chiesa c’era l’oratorio, un edificio insufficiente e in cattive condizioni”, spiega il parroco.

L’ascolto ha fatto scoprire al sacerdote i diversi volti della città, tra cui la povertà.

Scopri tutta la sua storia, e quella della sua comunità,  su www.unitineldono.it, di Nicola Nicoletti.

 

Monsignor Maffeis / Il pallio: un richiamo a vivere la comunione con il Papa

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L’Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, e delegato per il Sovvenire della Regione Umbria, Mons. Ivan Maffeis, è stato tra i metropoliti ai quali nella Basilica Vaticana, nella celebrazione della solennità dei santi Pietro e Paolo, è stato concesso il paramento liturgico simbolo dello speciale legame dei Vescovi, nell’esercizio della loro giurisdizione, con il Pontefice: “Un dono che accolgo come segno di Chiesa, con un respiro di riconoscenza e responsabilità”.

A Vatican News, nell’intervista a cura di Tiziana Campisi, Monsignor Maffeis sottolinea che il pallio è un richiamo alla comunione sia per i pastori che per le comunità dei fedeli. Tracciando, poi, un bilancio del suo primo anno nell’Arcidiocesi umbra, evidenzia l’impegno della Caritas nell’accoglienza degli extracomunitari e di fronte alle necessità dei più bisognosi e descrive le difficoltà che tante persone stanno affrontando a causa dei danni provocati dai terremoti del 2016 e 2017 e dall’ultimo sisma del marzo scorso.

Qual è la realtà sociale odierna della sua Arcidiocesi?

Io ho iniziato a girare l’Arcidiocesi mettendomi in ascolto dei sacerdoti, innanzitutto, e quindi delle comunità, degli animatori delle comunità. La realtà sociale, per certi versi, vive di rapporti stretti con le istituzioni. Ho trovato un po’ ovunque una grande disponibilità, una grande attenzione per il servizio della Chiesa e una buona disponibilità alla collaborazione. Nel concreto, questo si traduce in un impegno fattivo della nostra Caritas diocesana a lavorare sui temi dell’accoglienza, quindi del far posto, del far spazio a chi arriva da altri mondi in cerca di una speranza di vita, e una grande attenzione, anche, alle tante povertà, materiali e non solo, che sono presenti sul territorio. Trovo un po’ ovunque dei centri d’ascolto, le parrocchie sono vive. I centri di ascolto vivono in stretto rapporto con gli empori della Caritas, con i servizi della Caritas e quindi con una Chiesa che cerca, per quanto possibile, di essere all’altezza delle tante domande che attraversano la società, con un’alleanza sempre più forte, nel rispetto dei ruoli, con le istituzioni civili.

Quali sono i bisogni più urgenti della Chiesa di Perugia – Città della Pieve?

Dopo avere accennato alla carità, credo che il bisogno più urgente sia quello di uomini di Dio. Uomini di Dio nei preti, innanzitutto, quindi testimoni che aiutino non solo a riconoscere il Signore, ma anche ad accoglierlo, a seguirlo. Uomini di Dio nel laicato, nella vita religiosa. Per certi versi i segni di crisi, della secolarizzazione, che attraversano la società sono anche i segni di crisi della secolarizzazione che attraversano le nostre comunità, la nostra Chiesa. Credo che oggi – nella misura in cui riusciamo a custodire il tesoro di una tradizione e al contempo a cercare che non sia semplicemente qualche cosa di ieri, ma che cerca di interpretare questo tempo e a vivere con semplicità, con disponibilità, il Vangelo – ci siano tante opportunità di incontro con un mondo che per certi versi è lontano e per altri non aspetta che trovare una proposta e una testimonianza di fede e di speranza.

L’Umbria soffre ancora le ferite provocate dalle scosse sismiche del 2016 e 2017. In che modo la Chiesa è al fianco della gente?

Noi abbiamo avuto qui, in arcidiocesi, un terremoto, lo scorso 9 marzo, molto limitato, che non ha fatto vittime e che quindi è scomparso subito dai media, ma in alcune comunità ci sono persone prive della propria casa, della propria abitazione, del proprio negozio, delle proprie aziende e anche delle chiese. Ci sono alcune comunità che hanno le chiese chiuse ormai da mesi e con i sacerdoti noi cerchiamo di renderci presenti per accompagnare anche questa stagione non facile. Alcune famiglie sono ospitate dall’Arcidiocesi e per gli altri si cerca, per quanto possibile, di essere un segno di prossimità sul territorio, andando a visitare, andando a celebrare e andando ad organizzare strutture per lo più all’aperto o comunque provvisorie, in attesa di poter metter mano a una riapertura anche delle chiese, che sarà un processo molto lungo. Allora, da una parte stiamo cercando di chiedere un contributo, almeno minimo, alla Conferenza episcopale italiana per riaprire una o due chiese. La chiesa in un paese rappresenta sicuramente il luogo del culto, ma rappresenta anche un luogo di comunità, in cui ritrovarsi, in cui vivere una dimensione più ampia. È un cammino che stiamo cercando di fare anche con le istituzioni, perché, se da una parte è urgente riaprire, simbolicamente, almeno qualche chiesa, dall’altra è altrettanto importante, se non prioritario, che le persone siano messe nelle condizioni di poter metter mano alle proprie abitazioni o all’azienda che magari è stata danneggiata con gravi ripercussioni sul mondo del lavoro.

Qui l’intervista completa.

Fidei donum / Dal Vesuvio al Tacanà: l’uomo di Dio che asciuga le lacrime

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Testimone di una sofferenza difficile perfino da raccontare, don Angelo Esposito, 50enne fidei donum dell’arcidiocesi di Napoli nel lontano Guatemala, ha condiviso con noi alcuni struggenti racconti di quel che ha vissuto (e sta vivendo) in questi anni di missione. Situazioni che si possono leggere con occhi di speranza solo alla luce della fede.

Nato a San Sebastiano al Vesuvio nel 1973, don Esposito è stato inviato dalla diocesi di Napoli a quella di San Marcos, prima a Tajumulco dal 2009 al 2011 e poi a Tacanà, una cittadina vicina al confine col Messico, dove è impegnato nella pastorale della prima infanzia.

Il Guatemala è un Paese piuttosto piccolo, con una superficie pari a circa un terzo di quella dell’Italia, con 16 milioni di abitanti e ben 37 vulcani sul suo territorio. «Mi sono sentito chiamato alla missione ancora prima di entrare in Seminario – spiega don Angelo, con l’accento partenopeo mescolato a parole di spagnolo -. In pratica ero missionario già a Napoli». Poi nel 2009 è iniziata la missione in Guatemala, in un’area rurale lontana dalla capitale Città del Guatemala, nel contesto della cultura indigena dei Mam, discendenti del popolo Maya.

La parrocchia di don Angelo a Tacanà si estende su un territorio di 300 chilometri quadrati con 135mila abitanti, e per raggiungere alcune comunità ci vogliono due ore di macchina. Gli abitanti sono all’80% cattolici e «la povertà è la piaga di tante famiglie che vivono con meno di tre euro al giorno – spiega -. In questa regione si tocca con mano l’abissale differenza tra i pochi ricchi del Guatemala (che dispongono di 500 euro al giorno) e l’80% della popolazione che riesce a sopravvivere con pochi centesimi. L’80% delle terre fertili del Guatemala è in mano ai latifondisti, solo il 20% è della popolazione. Quando sono arrivato sono rimasto colpito dalla miseria in cui vivono tanti bambini, i più indifesi e semplici».

Per tanti bambini arrivare a 10 anni è già un traguardo, come racconta il missionario: «Tante mamme che venivano a bussarmi alla porta portavano in braccio un fagotto di stracci: “Padre me lo benedica, prima che io lo seppellisca”. Dentro gli stracci il piccolo cadavere. Davanti a questo immenso dolore mi sono chiesto: cosa deve fare un missionario? Certo, pregare, ma anche mettere in pratica la Parola di Dio.

Ho compreso l’importanza dell’ascolto dei poveri: sono loro che ti fanno capire che Gesù si incarna in loro e attraverso loro ci interpella, ci fanno capire qual è il lavoro da fare. È nata così la onlus Hermana Tierra, con cui cerchiamo di dare riposte concrete attraverso tre linee di intervento: salute (soprattutto per i bambini malnutriti), progetti per risorse sostenibili, educazione e istruzione». Nel 2012 un ambulatorio abbandonato è stato rimesso in funzione, prima con tre volontari insieme a padre Angelo, e poi è cresciuto fino a diventare l’ospedale Los Angelitos dove oggi, grazie al lavoro di 53 persone – volontari, psicologi, infermieri e medici –, vengono curati 12mila bambini l’anno. «Sono stato un contenitore di lacrime e disperazione, ma essere vicino a questa gente mi ha permesso di vincere ogni stanchezza.

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Uniti nel dono / Puglia: quando l’ecologia fiorisce in parrocchia

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Sono tanti i modi in cui ci si può prendere cura del Creato e, come ci ricorda l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, bisogna farlo insieme. Due metodi per prendersi a cuore la cura del Creato facendolo insieme, in comunità, sono nati in Puglia.

Si tratta di due progetti premiati – con mille euro ciascuno – al “Contest Parrocchie Ecologiche 2023”, sostenuto dall’Azione Cattolica italiana: un nuovo giardino a Cutrofiano (LE) nel nome di don Bosco e un laboratorio di riuso creativo a Taranto. Entrambe le idee vincitrici (due tra le nove premiate in tutta Italia) «ci mostrano – dice la delegazione pugliese di Ac – come la grande vivacità presente nei territori delle nostre parrocchie sia davvero quel fuoco vivo che permette il vero cambiamento nelle comunità, a partire anche dai piccoli segni presentati, che prenderanno vita».

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