Category Archives: Newsletter In Cerchio

Uniti nel Dono / Il parroco amico di tutti nel Venezuela in crisi

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Da quasi un quarto di secolo don Giannino Prandelli (fidei donum di Brescia) vive la sua missione sacerdotale in Venezuela: un paese ricco di contraddizioni, dove le fasce di popolazione più fragili (gli anziani e i minori) sono quelle che la comunità cristiana si sforza in ogni modo di sostenere maggiormente. Miela Fagiolo D’Attilia lo ha intervistato all’indomani della cattura di Maduro da parte degli statunitensi.

Sorpresa, preoccupazione, incertezza. La notizia arrivata quella mattina all’alba da Caracas via social ha lasciato la cittadina di El Callao sconvolta. «Quando abbiamo capito, la cosa già era successa, siamo a mille chilometri circa dalla capitale. Dopo la cattura di Maduro, la gente è rimasta paralizzata, anche perché le forze dell’ordine impedivano di muoversi di casa. Il clima era molto teso». Don Giannino Prandelli, classe 1955, fidei donum di Brescia in Venezuela dal 2002, racconta l’incertezza della gente di El Callao, una cittadina di circa 100mila abitanti nello Stato di Bolivar, nel Sud est del Paese, dove è parroco di Nostra Signora del Carmen. Malgrado la regione sia ricca di foreste e di miniere aurifere, le persone devono sopravvivere alla mancanza di mezzi, beni alimentari e medicine, in una crisi economica che ha spinto negli ultimi anni più di nove milioni di venezuelani a lasciare il Paese. Moltissimi giovani sono partiti, ma i più fragili, soprattutto gli anziani, sono rimasti, con una pensione sociale di meno di un dollaro al mese e un buono statale per generi alimentari a prezzi accessibili. (L’articolo completo su unitineldono.it).

Uniti nel Dono / Mons. Carlassare: “Senza la misericordia non possiamo vivere”

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A Schio (VI), nel luogo dove si conserva la memoria di Santa Giuseppina Bakhita, abbiamo incontrato il Vescovo di Bentiu, Mons. Christian Carlassare, raccogliendo la sua testimonianza missionaria in Sud Sudan e la sua riflessione sulla centralità della misericordia nella vita cristiana.

(Testo, foto e video di Giovanni Panozzo)

Violenza e perdono

“Quando mi sono trovato un fucile spianato di fronte a me, a soli tre metri di distanza, erano solo tre metri ma c’era una grande distanza tra me e la persona che imbracciava quell’arma. Non mi sarei mai aspettato di essere il bersaglio di un attacco, ma in quel momento ho visto tutta la distanza tra la rabbia e la violenza che mi stava davanti e quanto ho sempre cercato di vivere e sento di dover vivere. Per questo le parole subito dopo l’attentato sono state parole di perdono, parole che hanno liberato prima di tutto me da quanto era accaduto, parole che hanno cercato di ricucire la distanza che c’era tra me e le persone che mi hanno attaccato”.

Sono passati quasi cinque anni da quella notte di aprile del 2021, quando due uomini introdottisi nella sua casa lo percossero e gli spararono alle gambe, ma nel cuore del giovane missionario comboniano –  che era appena stato nominato vescovo – il sigillo della misericordia si è fatto ancor più indelebile.

“Senza la misericordia non si può vivere, soprattutto quando si fanno delle esperienze dure nella propria vita, in cui ci si sente feriti. Capita a tutti, ma non capita a tutti di ricevere questo dono: essere capaci di vivere il perdono. La misericordia è quello che ci rende davvero liberi. La misericordia che parte dal perdono è un dono che si fa innanzitutto a noi stessi, per vivere nella libertà dalla rabbia, dalla paura, dall’insoddisfazione”.

Qui l’articolo completo.

Chi è Mons. Christinan Carlassare – Nato a Schio (VI) nel 1977, dopo la maturità entra nei missionari comboniani del Cuore di Gesù e nel 2004 viene ordinato sacerdote, a Verona. Dopo l’ordinazione parte per il Sudan del Sud per imparare la lingua nuer e dal 2006 al 2016 è prima vicario parrocchiale e poi parroco nello stato di Jonglei. Per la sua congregazione, dal 2017 al 2019 è vice-provinciale in Sudan del Sud. Nel 2020 viene nominato vicario generale della diocesi di Malakal e l’8 marzo 2021 papa Francesco lo nomina Vescovo di Rumbek. Al momento della sua elezione è il più giovane Vescovo cattolico italiano. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2021 fanno irruzione nella sua canonica due uomini armati che prima picchiano il presule e poi gli sparano alle gambe. Il 25 marzo 2022, rimessosi in salute, riceve l’ordinazione episcopale, nella cattedrale della Sacra Famiglia a Rumbek e prende possesso della diocesi. Il 3 luglio 2024 papa Francesco lo nomina primo Vescovo di Bentiu. L’11 agosto successivo prenderà possesso della diocesi.

 

Uniti nel Dono / Don Emilio, giardiniere di Dio per tutte le età

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Dai bambini ai più anziani, nella comunità parrocchiale di Santa Maria Apparente a Civitanova Marche, don Emilio Rocchi vive il proprio impegno sentendosi chiamato a “coltivare, annaffiare e far crescere tutto il buono che c’è”. Dalla scuola materna alla pastorale per la terza età, quella della pastorale famigliare è la nota dominante, in un dialogo tra le generazioni. Il parroco è un punto di riferimento anche per il Movimento dei Focolari. Scopri la sua storia e della sua comunità nel servizio di Giulia Rocchi su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Oratorio, cantiere di futuro

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Lo sguardo puro dei bambini, la sete di verità dei giovani: ecco il motore che dà slancio e vitalità alla proposta educativa degli oratori, anche a Mantova. Nel racconto di don Andrea Grandi su unitineldono.it e di chi lo aiuta ad animare le attività, la scommessa del mettersi in gioco e il ruolo di supporto dell’ANSPI per realizzare i progetti.

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“Lavorare con i giovani mi piace perché hanno un grande desiderio di Verità, cercano di capire il mondo“.
Don Andrea Grandi, classe 1975, parroco in solido con don Marco Bighi di Rivalta sul Mincio, Rodigo, Castellucchio e Gabbiana di Castellucchio, in provincia e diocesi di Mantova, spiega così la sua inclinazione per il lavoro pastorale con i giovani.

Una vocazione che nasce da lontano. “Sono cresciuto in una famiglia religiosa – ricorda don Andrea – ma da adolescente ero molto lontano dalla Chiesa, poi mi sono riavvicinato grazie a un gruppo di volontari che raccoglieva materiali che, rivenduti, servivano per finanziare un gruppo missionario in America Latina. A 21 anni sono partito per il Perù con Operazione Mato Grosso: dovevo stare lì quattro mesi e ci sono rimasto per due anni. Durante la settimana lavoravamo alla costruzione di una scuola, mentre nel fine settimana animavamo l’oratorio”.
A cambiare la vita di don Andrea, che prima di partire lavorava in una tipografia, l’incontro con una realtà molto diversa (“non c’era niente, molte delle persone soffrivano la fame”, spiega) ma soprattutto un evento. “Mentre ero in Perù – riprende don Andrea – venne rapito padre Daniele Badiali, un sacerdote di Faenza. Volevano un riscatto ma lo uccisero perché probabilmente aveva riconosciuto uno dei suoi rapitori. Dopo questo evento cominciai a farmi delle domande sulla mia vita. Padre Ugo De Censi (fondatore dell’operazione Mato Grosso e parroco in Perù, n.d.R)  mi aveva detto che avevo le qualità per fare il sacerdote e che mi avrebbe visto bene a lavorare con i giovani, ma io non ero per nulla convinto. Solo qualche tempo dopo la morte di padre Daniele mi convinsi e gli scrissi al contrario che quando voleva io ci sarei stato”.

Andrea, che aveva svolto il servizio civile come obiettore di coscienza in una comunità per tossicodipendenti, entra in seminario e viene ordinato nel 2005. “Ho girato un po’ di parrocchie sia in provincia che in città – dice il sacerdote mantovano – mi sono occupato della pastorale giovanile della diocesi”. Un percorso in cui don Andrea ha sempre accompagnato i ragazzi e le ragazze. “Ho iniziato a Castel Goffredo – ricorda -, dove mi avevano chiesto di organizzare i gruppi giovanili della parrocchia”. In quel contesto il sacerdote ha conosciuto l’Associazione Nazionale San Paolo Italia (ANSPI), di cui è presidente del Comitato Regionale della Lombardia. “L’associazione offre un costante supporto alle attività degli oratori – spiega ancora don Andrea – come ad esempio nell’organizzare iniziative per finanziare un campo da calcio o altre strutture”. “In più – aggiunge – essendo un ente di promozione sociale, Anspi ci ha aiutato nel post pandemia, perché l’affiliazione con loro ci ha permesso di organizzare il GR.EST” .

Tra chi dà una mano a don Andrea all’oratorio di Rivalta sul Mincio c’è Debora, 24 anni. “Ho sempre frequentato con la mia famiglia l’ambiente dell’oratorio – spiega la ragazza, laureata in scienze dell’assistenza sociale e che ora sta conseguendo la laurea magistrale – ma ho cominciato ad aiutare facendo la catechista con mia mamma”. “Attualmente – aggiunge – faccio catechismo con i bambini di quarta elementare e poi seguo il gruppo di quarta superiore”.

Un’esperienza che per Debora è fonte di arricchimento. “A me piace lavorare con i bambini  – racconta la giovane – perché sono divertenti e perché guardano il mondo con occhi puri. Confrontandomi con i ragazzi più grandi, poi, mi rendo conto di quante difficoltà abbiano anche nel relazionarsi e cerco di rendermi disponibile anche semplicemente per ascoltarli”. Ragazzi che variano anche secondo i periodi dell’anno. “Durante le tre settimane estive di GR.EST – racconta Debora – riusciamo ad avere anche una sessantina di giovani che vanno dalla prima alla quinta superiore, poi però durante l’anno il numero si riduce drasticamente a una ventina”. “Non è sempre facile coinvolgerli, ma il fatto di vivere in un paese piccolo – aggiunge la catechista – è un vantaggio, perché conoscendoci praticamente tutti, sappiamo chi sono quelli che fanno più fatica a integrarsi e cerchiamo di coinvolgerli maggiormente”. Vivere e stare in oratorio ha segnato profondamente Debora. “In quel contesto – conclude la studentessa – ho scoperto come il sociale, il volontariato con la continua voglia di mettermi in gioco era una cosa per cui ero portata”.

(Roberto Brambilla)

 

Uniti nel Dono / Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno.

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Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro? A chi ti aiuta a pregare? Sono alcune delle domande al centro della nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana al via dal 30 novembre e fino al 31 dicembre. Un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.

La campagna, dal claim incisivo Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno” intende mostrare i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi,  per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie,  alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.

Nell’Italia di oggi, senza la presenza viva della Chiesa, con la sua rete di solidarietà, – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni –  grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, mancherebbe un punto di riferimento essenziale. Attraverso questa campagna desideriamo rendere visibile quanto questa presenza sia concreta e incisiva nella quotidianità di tante persone”.

Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina, ogni giorno, attraverso cinque esempi concreti: l’attenzione agli anziani, che diventa cura  per chi affronta la solitudine; l’impegno verso le nuove generazioni, che si traduce in percorsi formativi per l’utilizzo delle nuove tecnologie; il dono delle seconde possibilità, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; la forza della preghiera, che illumina il cammino di chi è in ricerca; la salvaguardia del creato, che passa anche dall’esplorazione scientifica per scoprire la bellezza nascosta nel mondo. Un invito a riconoscere nella vita di tutti i giorni il volto di una Chiesa che c’è, serve e ascolta, testimoniando la concretezza del Vangelo vissuto.

Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per invitare a riflettere sui valori dell’ascolto, della vicinanza e della fraternità. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

Per maggiori informazioni:

www.8xmille.it
www.unitineldono.it

Monzio Compagnoni / La Chiesa cattolica “è nelle vite di tutti, ogni giorno. Con ascolto, prossimità e speranza”

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La nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana (brevi spot, con il claim “Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno”) mette al centro la presenza quotidiana della Chiesa accanto alle persone, nei territori e nelle fragilità del Paese. A raccontarne senso, obiettivi e visione è Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico, che in questa intervista al Sir spiega come la Chiesa continui a essere un presidio di ascolto, vicinanza e speranza nelle storie di tutti.

La nuova campagna istituzionale della Cei racconta una Chiesa che “abita le storie di ogni giorno”. Cosa significa?
Le storie di ogni giorno sono le storie reali delle persone: famiglie, anziani soli, giovani in ricerca, persone ferite o ai margini. Ognuno attraversa momenti di fatica, di bisogno, di disorientamento. La Chiesa è lì, in modo capillare, inserita nei territori e spesso presente anche dove lo Stato fatica ad arrivare. Penso alle periferie, alle aree interne, ai piccoli paesi che si stanno spopolando: lì le parrocchie restano un presidio di comunità, identità e speranza. È una presenza quotidiana, fatta di ascolto, vicinanza e relazioni che si costruiscono giorno per giorno.

In che modo prende forma la presenza della “Chiesa in uscita” come comunità che accompagna e sostiene?
Attraverso gesti concreti. Le nostre comunità intercettano forme di povertà sempre più complesse. Non sempre la richiesta è quella di un aiuto economico o alimentare; spesso, dietro questi bisogni, c’è una domanda più profonda: essere ascoltati, trovare qualcuno con cui parlare, riallacciare relazioni. Oggi la vera emergenza è proprio questa: la solitudine. I sacerdoti, i volontari, le realtà parrocchiali e caritative sono spesso l’unico punto di riferimento stabile per chi non ha altri a cui rivolgersi.

La campagna mostra anche una Chiesa attenta ai giovani, alle nuove tecnologie e perfino all’intelligenza artificiale. Perché questa scelta?
Perché i giovani hanno bisogno di strumenti per guardare al futuro con fiducia. Spesso l’intelligenza artificiale viene percepita come una minaccia o un rischio etico. Le nostre realtà formative provano invece a mostrare come possa essere una risorsa, un ambito in cui crescere e formarsi in modo critico e consapevole. La Chiesa vuole dire ai ragazzi: “Il futuro vi riguarda e noi siamo accanto a voi, per accompagnarvi”.

La campagna insiste anche sul tema dell’ascolto. È un tratto identitario?
Assolutamente sì. Papa Francesco parlava della “pastorale dell’orecchio”: prima ancora di proporre soluzioni, dobbiamo saper ascoltare. I sacerdoti lo fanno ogni giorno: accolgono, dedicano tempo, aprono le porte delle parrocchie a chiunque cerchi un aiuto umano e spirituale. Basta suonare il campanello, e qualcuno risponde. È questo il volto della Chiesa che la campagna vuole raccontare.

Che messaggio desiderate trasmettere con il claim “Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno”?
Vogliamo mostrare che la Chiesa non è un’istituzione lontana, ma una presenza viva e quotidiana. Che serve, ascolta, consola, accompagna. Che dona seconde possibilità a chi si sente escluso, sostiene gli anziani nella solitudine, accende speranza in chi è smarrito, custodisce il creato anche attraverso la ricerca scientifica. Senza questa rete di solidarietà, fatta dal lavoro instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, all’Italia mancherebbe un punto di riferimento essenziale. La campagna vuole semplicemente rendere visibile ciò che già accade: una Chiesa che è “per te, con te”.

(Filippo Passantino)

Uniti nel Dono / Chiesa cattolica. Accanto ai giovani ogni giorno

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A Sud il cuore giovane di Napoli palpita di speranza e a Nord si cresce insieme con “patti digitali” e Casa Nazareth.

Rispettivamente Roberto Brambilla a Napoli e Giacomo Capodivento a Cernusco sul Naviglio ci raccontano su unitineldono.it come i nostri sacerdoti siano volano di attività a favore dei giovani che vogliono tornare ad essere protagonisti del proprio domani.

A Napoli è stato intervistato don Federico Battaglia, incaricato diocesano della pastorale giovanile partenopea e consigliere nazionale di NOI Associazione. “Quello che stiamo cercando di fare è di creare delle cornici di protagonismo per i giovani, dove sia possibile mettere in pratica un modo diverso di fare socialità e impresa”, afferma don Franco.

E a Cernusco sul Naviglio, comune di Milano, c’è un oratorio che mette in pausa l’uso degli smartphone e una casa dove poter sperimentare la bellezza della vita comune. Sono alcune delle esperienze di crescita proposte da don Andrea Citterio, che coordina la pastorale giovanile.

Per saperne di più unitineldono.it.

 

Uniti nel Dono / A Mesagne (BR) grazie a don Pietro una mano tesa per restituire dignità

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Da dieci anni la “Casa di Zaccheo” è un punto di riferimento per il territorio di Mesagne (BR), nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: casa di accoglienza, mensa, laboratorio di sartoria solidale.

Don Pietro Depunzio, responsabile della struttura e parroco della vicina parrocchia “Mater Domini”, racconta a Giacomo Capodivento, per Uniti nel Dono, che ogni punto cucito, ogni pasto servito, ogni notte al riparo è una mano tesa per restituire dignità.

L’edificio inizialmente ospitava una scuola materna gestita dalle suore. Quando sono andate via, il Vescovo di allora, mons. Domenico Caliandro, lo ha assegnato alle cure della parrocchia di don Pietro. Con il sostegno della gente, dell’amministrazione comunale, della diocesi e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – istituito da Papa Francesco – l’edificio è stato ristrutturato e destinato al servizio della carità, diventando un vero e proprio centro polifunzionale. Con i fondi dell’8xmille sono stati installati pannelli solari e realizzate misure di efficientamento energetico.

Tra le varie attività anche quella dell’accoglienza. “La Casa ha 12 posti letto. Attualmente ospitiamo una famiglia di eritrei composta da mamma e papà sordomuti, che abbiamo inserito in ambito lavorativo, e i loro due bambini. Accogliamo anche persone sfrattate o che chiedono semplicemente un posto per la notte. Dall’inizio della nostra attività, abbiamo aiutato oltre 70 persone, offrendo loro un tetto sotto cui cercare riparo” – spiega don Pietro.

È presente anche un servizio mensa che offre 80 pasti al giorno, sostenuto dalla generosità dei volontari provenienti anche dalle altre parrocchie. Durante la settimana, tre medici si alternano nell’ambulatorio per offrire consulenza sanitaria a chi ne ha bisogno.

Presso la “Casa di Zaccheo” collaborano anche i giovani del servizio civile e coloro che sono inseriti nei percorsi di messa alla prova, cioè dentuti che terminano di scontare la loro pena in contesti alternativi al carcere. “Il bello è che queste persone, giovani o adulti, una volta terminato il loro percorso carcerario, continuano a venire qui per offrire il loro servizio gratuitamente – continua il parroco –, un ritorno che è riconoscenza e che si traduce in piccoli segni di gratitudine, gesti concreti”.

Scopri tutta la storia su unitineldono.it.

Cagliari / Don Simula sull’importanza del Sovvenire: come funziona e perchè conoscerlo

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In un periodo di sfide economiche e sociali per le parrocchie italiane, il Sovvenire — il Servizio per la promozione del sostegno alla Chiesa cattolica — si conferma uno strumento fondamentale. Don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, spiega a Maria Chiara Cugusi come funziona e perché è così importante.

Qual è il significato profondo di questo Servizio?
«Il Sovvenire non è solo un supporto finanziario. È un segno di corresponsabilità: permette ai fedeli di partecipare attivamente alla vita comunitaria e di supportare chi dedica la propria vita al servizio della Chiesa. Sostenere un sacerdote significa prendersi cura dell’intera comunità».

Come si traduce questa corresponsabilità nella quotidianità dei fedeli?
«Anche un piccolo gesto ha un grande valore. Le offerte destinate al sostentamento del clero sono deducibili fiscalmente, ma rappresentano soprattutto vicinanza e riconoscimento per chi accompagna spiritualmente i fedeli. Dire “ci sei, il tuo impegno è importante, ti sosteniamo” è un messaggio concreto e potente».

Ci sono difficoltà culturali legate a questo tipo di sostegno?
«Spesso esiste pudore nel parlare di denaro, e molti sacerdoti si sentono a disagio nel chiedere contributi. Non si tratta di arricchirsi, ma di garantire una vita dignitosa a chi si dedica totalmente al servizio del prossimo. Superare questo pudore significa capire il vero valore del sacerdote che è un punto di riferimento spirituale, umano e sociale».

Qual è l’impatto concreto sulle comunità?
«I sacerdoti possono vivere serenamente il loro ministero, concentrandosi sull’accompagnamento spirituale, sull’ascolto e sul servizio ai più fragili. Ogni contributo, piccolo o grande, significa “siamo insieme in questo cammino di fede e comunità”. E allo stesso tempo contribuisce a garantire i servizi parrocchiali, centri di ascolto, oratori, opere caritative».

Come funzionano le offerte deducibili e qual è la partecipazione?
«Le offerte sono deducibili fino a 1.032,91 euro all’anno. Nel 1994 le offerte raccolte ammontavano a 23 milioni di euro, scese a 7,9 milioni nel 2004. Per garantire una remunerazione dignitosa ai circa 31.000 sacerdoti italiani impegnati nelle diverse realtà ecclesiali servirebbero 522 milioni all’anno. A contribuire sono sacerdoti stessi, parrocchie, istituti diocesani e l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, grazie alle offerte deducibili e ai fondi dell’8xmille».

Qual è il valore dell’iniziativa “Uniti Possiamo”?
«È una delle campagne più significative. Ogni parrocchia è invitata a raccogliere 1.000 euro, equivalenti allo stipendio mensile di un sacerdote. Nella nostra Diocesi il numero di comunità coinvolte è cresciuto grazie al lavoro dei referenti parrocchiali laici che affiancano i parroci. A livello nazionale, nel 2025 i donatori sono stati 24.517, di cui 3.628 nuovi benefattori, con l’obiettivo di raggiungere 100.000 donatori entro il 2026».

L’8xmille è ancora una risorsa fondamentale?
«Accanto alle offerte dirette, l’8xmille resta la principale risorsa economica per il sostentamento della Chiesa. Nel 2023 la CEI ha destinato 362 milioni di euro al clero, cui si aggiungono 37 milioni dalle parrocchie e 8,3 milioni da offerte liberali. Si registra tuttavia un lieve calo nelle firme: 16,6 milioni di contribuenti hanno firmato, con una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi dodici anni la percentuale di firme a favore della Chiesa cattolica è scesa dall’82% al 67%, mentre aumentano le scelte a favore dello Stato e di altre confessioni religiose. Nonostante il calo, l’8xmille rimane uno strumento di corresponsabilità civile e morale, che sostiene migliaia di parrocchie, centri di ascolto, mense, oratori e opere di carità».

Calendario dell’Avvento / Materiali promozionali disponibili!

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Carissimi,

vi invitiamo a lanciare la promozione per il nostro Calendario dell’Avvento!

Per supportare le varie attività, abbiamo messo a disposizione tutti i materiali necessari:

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  • URL di atterraggio dedicata

Potete scaricare il kit completo al seguente link (entro 11 dicembre):  https://www.swisstransfer.com/d/37f89d96-213e-459b-8cd0-aaa0763c7c3a

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione nella diffusione di questa importante iniziativa!