Category Archives: Newsletter In Cerchio

Uniti nel Dono / A Taurisano (LE) la casa di don Biagio ha le porte aperte

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Nella parrocchia dei Santi Martiri Giovanni Battista e Maria Goretti a Taurisano (LE), vicino Gallipoli, non c’è l’oratorio. Per giocare a pallone, don Biagio Errico ha fatto montare due porte nell’atrio. Si è rotto un vetro, ma «i sorrisi dei ragazzi valgono molto di più». I giovani, qui, si sentono «a casa».

Ed è proprio la sua casa il primo avamposto di accoglienza per gli adolescenti e i giovani della zona. «Mi ispiro agli insegnamenti di san Filippo Neri» – racconta il sacerdote che a Taurisano è da quattro anni; prima è stato viceparroco e ora, da un anno e mezzo, parroco della comunità. «La casa canonica era troppo grande per me, così mi sono preso solo una stanza, con il letto e la scrivania – racconta –. Le altre stanze le ho messe a disposizione dei ragazzi, che possono venire quando vogliono. È sempre aperto!». C’è chi arriva direttamente dopo la scuola, e può mangiare un piatto di pasta preparato “dal don”, come lo chiamano i più giovani. «Mi sento come un padre per loro», confessa. Qualcun altro passa nel pomeriggio: c’è chi fa i compiti – «in pochi!» ammette il sacerdote con un sospiro tra il divertito e il rassegnato – e chi, invece, preferisce giocare a Fifa sul divano.

Il grest ha il suo quartier generale nel teatro parrocchiale, una grande sala a gradoni. Il palco, una volta al mese, si trasforma perfino in dormitorio. «In accordo con i genitori, ogni terza domenica del mese, i ragazzi restano a dormire in parrocchia – fa sapere don Biagio –; si sistemano con i sacchi a pelo, in stile Gmg. Anche per san Filippo Neri o san Giovanni Bosco, l’oratorio non erano gli spazi, ma le persone».

In tutto, gravitano ai Santi Martiri una sessantina di ragazzi tra i 13 e i 18 anni. Vanno in parrocchia ogni giorno, ma gli incontri strutturati sono una o due volte a settimana, più la domenica. «C’è chi garantisce una presenza costante e chi, per vari impegni, non ce la fa ad esserci sempre, ma stiamo riuscendo a portare avanti questo gruppo», spiega ancora Alessandra. Con lei, altri cinque volontari hanno scelto «di affiancare il don in questo progetto – dice –. Oltre ad essere educatori del gruppo giovani, organizziamo anche il campo estivo. Per i nostri ragazzi siamo “i big” del gruppo. Al momento stiamo già progettando il campo per il prossimo anno, abbiamo diverse mete in mente. Allo stesso tempo, portiamo avanti un nostro percorso di approfondimento e riflessione; ci riuniamo ogni lunedì alle 20.15».

Questa bella storia di sacerdote insieme alla propria comunità è raccontata da Giulia Rocchi per unitineldono.it. Scopri di più cliccando qui.

Uniti nel Dono / Ai piedi del Vesuvio, vite da ricucire col filo della carità

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“A Napoli l’attenzione ai poveri non si ferma. In Via Marina, al molo Beverello, ai giardini, al porticciolo del Molosiglio e alla Galleria, ogni lunedì vengono distribuiti 300 panini e le coperte; un gesto concreto che va oltre il semplice contatto e diventa un messaggio sincero e chiaro di vicinanza a chi soffre”. Con queste parole Lina Mazzone e Amedeo Lentini, una coppia di San Sebastiano al Vesuvio (NA), raccontano il loro impegno, nato da un cammino di fede in parrocchia.

Tutto inizia nel parco nazionale del Vesuvio, proprio a San Sebastiano al Vesuvio, il loro comune situato alle pendici occidentali del celebre vulcano, a 10 chilometri da Napoli. L’area è afflitta dall’abusivismo edilizio che aggrava il rischio di dissesto idrogeologico della zona, richiedendo costanti interventi di vigilanza.

In questo contesto difficile, però, San Sebastiano ha anche i suoi lati positivi. Nonostante la quasi totale distruzione degli edifici causata dall’eruzione del 1944, il paese conserva alcune testimonianze storiche e architettoniche importanti, molte delle quali sono state restaurate. Tra esse il Santuario di San Sebastiano Martire, risalente al ’700, che con la sua imponente cupola bianca domina il centro storico, tanto da poter essere considerato il simbolo del paese.

All’ombra di questo gioiello d’arte è fiorita anche una gemma di solidarietà: da cinque anni una comunità si dedica a sanare le ferite dei bisognosi, sia del comune vesuviano che di Napoli; un’opera importante, frutto del lavoro intenso iniziato dal parroco, don Enzo Cozzolino. Don Enzo non ama parlare di sé, pur essendo una persona aperta, molto diretta e spontanea. Sono le iniziative della comunità a farlo per lui.

Scopri altri particolari della storia, raccontata da Nicola Nicoletti, su unitineldono.it.

Territorio / Eventi e incontri formativi di novembre

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Vi segnaliamo diversi incontri che si svolgeranno in questo mese di novembre presenti sul Calendario del Portale Uniti in Rete, che verteranno sul sostegno economico alla Chiesa e in particolare su Uniti Possiamo.

Cortemilia (Diocesi di Alba) – 6 novembre incontro di formazione a livello di Unità Pastorale nell’ambito del Progetto “Uniti possiamo 2025”, per sensibilizzare sull’importanza delle Offerte deducibili. Sono invitati soprattutto i membri del Consiglio pastorale e i membri dei Consigli per gli affari economici. La sede è l’oratorio della Parrocchia di S. Pantaleo in Cortemilia, dove vivono i sacerdoti a servizio dell’Unità Pastorale.

Arcidiocesi di Otranto – Il 7 novembre, l’incaricato diocesano Remo Esposito, incontrerà tutti i referenti parrocchiali per presentare il Progetto ” Uniti Possiamo” e, insieme a loro, trovare le modalità per essere più presenti e incisivi sul territorio della propria parrocchia.

San Miniato – il 7 novembre nella parrocchia dei Santi Regolo vescovo martire e Lucia Vergine e martire il parroco, don Simone Meini, ha organizzato un incontro su Uniti Possiamo – Il sostegno del tuo parroco dipende da te e dalla tua comunità. Il progetto è realizzato nel mese di novembre con consegna della scatola con le buste all’Istituto Diocesano del Sostentamento del Clero entro il 15 dicembre tramite l’incaricato parrocchiale. Per introdurre l’incontro si prenderà visione dell’ABC del Sovvenire e si spiegherà in concreto di cosa si tratta.

Bari – L’8 e il 9 novembre si terranno giornate di sensibilizzazione per la raccolta delle Offerte deducibili per i sacerdoti nella parrocchia Maria SS. Addolorata.

Trieste – Il 9 novembre a Trieste nella parrocchia San Pio X incontro di sensibilizzazione sul Sovvenire a cura di Roberto Ferrarese su “Parrocchia, famiglia di famiglie”; un altro incontro su “Uniti Possiamo” è previsto nella parrocchia di San Francesco d’Assisi.

Trieste – Il 10 novembre la presentazione al Consiglio Pastorale della parrocchia di Sant’Antonio Taumaturgo del progetto Uniti Possiamo e sensibilizzazione sui valori del Sovvenire e in particolare sull’importanza delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti.

Brindisi – Il 12 novembre Gilda Erario è la referente per un incontro su “Uniti Possiamo 2025 – Offerte Sostentamento del Clero” per promuovere la raccolta delle Offerte nella parrocchia di San Rocco a Ceglie Messapica (BR). Si parlerà dei valori del sostegno economico alla Chiesa cattolica e si inviteranno i responsabili di tutti i gruppi della parrocchia San Rocco a partecipare. L’incontro sarà guidato dal parroco e dal referente parrocchiale.

Oria – Il 12 novembre, organizzato da Domenico Carenza presso il Santuario dei Medici Santi Cosma e Damiano, l’incontro si terrà con tutti i referenti parrocchiali del Sovvenire della Diocesi di Oria. Il tema: ” Nello Spirito autentico del DONO, l’aiuto concreto della Comunità che CONDIVIDE”. Si parlerà dell’importanze del Progetto Uniti Possiamo mostrandone i punti di forza e le eventuali criticità riscontrate nelle ultime raccolte. Ci sarà anche spazio per le domande sull’uso del Portale.

Conversano-Monopoli – L’11 novembre sarà celebrata una Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Giuseppe Favale e a seguire incontro formativo su portale e sul progetto Uniti Possiamo 2025

Trieste – Il 16 novembre nella parrocchia di Gesù Divino Operaio è previsto un incontro di sensibilizzazione sul sostentamento economico della parrocchia e della Chiesa Cattolica Italiana in generale. Agenda: – Bilancio parrocchiale; – Trend firme 8xmille; – Rendiconto Chiesa Cattolica Italiana 2024; – Progetti 8xmille nella diocesi di Trieste; – Progetto “Uniti Possiamo 2025”.

Castel di Iudica – Giumarra (Ct) – il 21 novembre si terrà un convegno organizzato dalla parrocchia Santa Maria del Rosario su “Una firma, un sostegno, una preghiera perché uniti possiamo” per sottolineare l’importanza dell’appartenenza alla Madre Chiesa e di come formarsi e partecipare attivamente non sia un dovere ma un piacere, così come si fa in ogni famiglia. Si legge nella nota di accompagnamento: “Vogliamo che in questo incontro si senta la necessità di appartenere a questa Chiesa, nel sentirsi non esclusi ma inclusi, dove siamo chiamati a sostenerci in maniera vicendevole. Con questo vogliamo veramente continuare a formarci per poter comprendere come uniti possiamo sostenere un sacerdote con una preghiera, con una firma nella dichiarazione dei redditi e una offerta liberale che un poco di ciascuno può diventare il tanto per la nostra amata Chiesa e per i nostri sacerdoti”.

Guidonia (RM) – Il 22 novembre nel pomeriggio di sabato 22 novembre l’incontro di promozione al Sovvenire alle necessità della Chiesa si farà nel salone parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes. Si parlerà di 8xmille, di Offerte deducibili, di remunerazione dei sacerdoti ed infine dei progetti Uniti possiamo e Una firma per unire.

 

Uniti nel Dono / Insieme a don Gian Paolo gli “scarti” riprendono vita

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A Torino, accanto alla Chiesa della Natività di Maria Vergine, “Materiali di scARTo” trasforma materiali e vite apparentemente “scartate” in nuove occasioni di rinascita. Nato dall’intuizione di don Gian Paolo Pauletto, il laboratorio unisce arte, artigianato e accoglienza, offrendo a persone in difficoltà la possibilità di ritrovare dignità, relazioni e speranza, grazie anche al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Oggi si parla spesso di economia circolare, di recupero delle risorse, di come trasformare gli scarti in ricchezza. Ma se provassimo a guardare oltre gli oggetti? Se ci accorgessimo che anche tante persone, nella nostra società, finiscono “scartate”, messe ai margini, invisibili?

È da questa intuizione che, nel 2013, don Gian Paolo Pauletto ha dato vita a Materiali di scARTo, un progetto che unisce rigenerazione umana e ambientale. Dopo una lunga esperienza come cappellano in ospedale, don Gian Paolo ha deciso di creare uno spazio in cui chi vive una situazione di fragilità potesse ritrovare un senso, un posto nel mondo — lavorando con le mani, recuperando materiali abbandonati e trasformandoli in oggetti d’arte e artigianato.

“Il progetto è nato – racconta – dall’incontro con due clochard che mi dissero: don, ci farebbe fare qualcosa, oltre a un piccolo aiuto economico? Abbiamo iniziato insieme sistemando gli arredi sacri della cappella dell’ospedale: altare, leggio, ambone. Quei lavori li hanno fatti sentire utili. È da lì che tutto è cominciato”.

La bella testimonianza su unitineldono.it.

Avvento 2025 / Un cammino di volti, storie e luoghi per scoprire il significato dell’attesa. Attendere è #andareverso

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Il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, nell’ambito di Uniti nel dono, propone quest’anno un modo nuovo di vivere l’Avvento.

Un villaggio contemporaneo per attendere il Natale, un percorso quotidiano fatto di personaggi, parole, storie e condivisione che accompagna i fedeli fino al 25 dicembre.

Attraverso due strumenti complementari, uno cartaceo e uno digitale, l’iniziativa invita a riscoprire l’attesa come cammino concreto e attivo verso il Natale.

Il Calendario cartaceo, proposto quest’anno in una modalità del tutto inedita, riprende la tradizione del calendario dell’Avvento per trasformarla in un racconto contemporaneo: un villaggio illustrato che prende vita giorno dopo giorno, popolato da persone e storie di oggi.

Ogni personaggio rivela un volto, un gesto, una parola, collegandosi attraverso QR code alle testimonianze reali di sacerdoti e comunità, segni vivi della Chiesa che cammina nel mondo.

Accanto alla versione cartacea, il Calendario digitale propone ogni giorno una nuova pagina da scoprire: un personaggio del presepe contemporaneo, la storia di un sacerdote, il Vangelo del giorno e, ogni domenica, un dono speciale per rilanciare il cammino di attesa condividendo un particolare momento di riflessione. Un appuntamento quotidiano che accompagna il credente nel ritmo dell’Avvento, ricordando che “attendere è andare verso”.

Sin dal 1° novembre è possibile iscriversi alla piattaforma dedicata – unitineldono.it/calendarioavvento – per accedere al calendario e ricevere, a partire dal 30 novembre, una newsletter che guiderà giorno dopo giorno nel cammino di attesa. Sulla pagina sarà inoltre possibile seguire il percorso, scaricare i materiali (mappa e personaggi da stampare) e condividere l’esperienza con l’hashtag #andareverso.

Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, sottolinea: “Il Calendario dell’Avvento fa ormai parte della tradizione di molte famiglie, ma noi abbiamo voluto proporlo in una veste nuova per invitare i fedeli a interrogarsi sul significato più profondo dell’attesa. Il nostro Calendario propone la riscoperta di un cammino, quel volgere l’animo verso ‘Colui che viene ad abitare in mezzo a noi’. Un’esperienza che unisce fede, creatività e partecipazione. In cui ogni giorno, nell’attendere, possiamo scoprire che il Natale accade proprio lì dove l’incontro diventa dono.”

Il progetto, concepito e realizzato con Bea – Be a Media Company, agenzia specializzata in progetti di comunicazione strategica e narrazione d’impresa, nasce all’interno di Uniti nel Dono, che promuove la vicinanza e il sostegno ai sacerdoti. Sostenere il Calendario significa contribuire alla missione di coloro che ogni giorno animano la vita delle comunità: l’attesa del Natale diventa un cammino di corresponsabilità, fatto di piccoli gesti, preghiera e attenzione agli altri.

Uniti Possiamo / Importante coinvolgimento di alcune aggregazioni laicali

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Quest’anno, per la promozione e la raccolta delle Offerte del progetto Uniti Possiamo, il Servizio Promozione della CEI ha ampliato il coinvolgimento associativo con il Serra Club, Rinnovamento nello Spirito Santo e Azione Cattolica.
In particolare:

  • Serra Club: inviato il Kit a 52 club selezionati;
  • Rinnovamento nello Spirito Santo: spedito un Kit per ogni diocesi;
  • Azione Cattolica: scelte e coinvolte 5 parrocchie per ciascuna delle seguenti 10 diocesi:

o       Treviso
o       Verona
o       San Marino
o       Piacenza
o       Genova
o       Aversa
o       Salerno
o       Nola
o       Aosta
o       Cosenza

A tutti questi soggetti è stato chiesto di mettersi in contatto con gli incaricati diocesani del Sovvenire per avviare una collaborazione sul territorio e garantire la migliore gestione locale della promozione.

Uniti Possiamo / Parrocchia di San Tarcisio (RM): condividiamo la fede, sosteniamo la missione

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Si terrà il 9 ottobre dalle 20.45 alle 22.30 nella parrocchia di San Tarcisio a Roma un incontro dal titolo Condividiamo la fede, sosteniamo la missione. Si legge in una nota da parte della parrocchia organizzatrice:

Traendo spunto dal discorso del Santo Padre in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale (in allegato), la nostra parrocchia è chiamata a essere ulteriormente una comunità di comunione e di carità. Non c’è nessuno spettatore: tutti siamo corresponsabili. Il sovvenire alla Chiesa, attraverso la firma dell’8xmille e la raccolta per il sostentamento del clero, non sono questioni puramente economiche: sono scelte di fede e di corresponsabilità. Attraverso di loro, si rende possibile la missione. Vediamo insieme come assolvere a questo mandato nei nostri gruppi stimolando la comunicazione e il dialogo”.

Uniti nel Dono / Don Giorgio nel Ferrarese: 60.000 km l’anno per costruire comunità

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Nel ferrarese, don Giorgio Lazzarato (in foto con don Cristian Vampa) è parroco a Ravalle, Porporana, Salvatonica, San Biagio di Bondeno e Settepolesini, per un totale di 1200 abitanti. Classe 1952, origini venete da parte di padre, è un sacerdote davvero sui generis: senza cellulare per scelta, è però disponibile a tutte le ore per andare incontro alle emergenze del territorio.

Ecco la sua storia.

A volte deve percorrere 25 chilometri solo per comprare i giornali e fare la spesa e il risultato è che il suo eroico furgone, che percorre ogni anno circa 60.000 km, deve fare una revisione ogni sei mesi. Nel ferrarese don Giorgio Lazzarato è parroco a Ravalle, Porporana, Salvatonica, San Biagio di Bondeno e Settepolesini, per un totale di 1200 abitanti. Classe 1952, origini venete da parte di padre, è un sacerdote davvero sui generis: senza cellulare per scelta, è però disponibile a tutte le ore per andare incontro alle emergenze del territorio. Una vita, quella di don Giorgio, spesa fin dal 1986 a servizio della fragilità: persone senza lavoro o che lo hanno perso, immigrati, donne sole o ragazze madri, soggetti con problemi psichiatrici, carcerati. Per questo ha fondato nel 1992 a Salvatonica un’associazione, Accoglienza ODV, che porta incisa già nel nome la propria mission, dal tempo della grande ondata migratoria dall’Albania. Erano sbarcati infatti con oltre 20mila persone nel porto di Bari, con la nave Vlora, undici minori provenienti dall’Albania. «Chiesi al sindaco di Bondeno – racconta don Giorgio – di ospitarne alcuni in una sede a San Biagio. Iniziai quindi a vivere giorno e notte con loro in questa struttura. Poi a Salvatonica organizzai la cucina per loro, e successivamente ho messo a disposizione anche alcune stanze». Uno di questi ragazzi, arrivati trent’anni fa, è Parid Cara, all’epoca quattordicenne: dopo essersi iscritto all’Itis Copernico, iniziò con successo a lavorare e successivamente cercò fortuna anche in politica, candidandosi alle elezioni parlamentari in Albania del 2013. «Da quel momento – prosegue don Giorgio – sempre più persone sono venute a bussare alla mia porta per chiedere aiuto». Già dalla fine degli anni ‘80 il sacerdote organizzava campi per ragazzi da tutta Italia e campi con giovani provenienti da diversi paesi europei.

Un viaggio in sette tappe

Con lui percorriamo nel suo furgone sette tappe di luoghi dell’accoglienza, segnati da storie, ostacoli ma anche di eventi a lieto fine. A Ravalle da poco si è insediato don Christian Vampa, nella chiesa San Filippo e Giacomo riaperta al culto, trasferitosi nella canonica, che darà man forte alle attività di don Giorgio. Sempre a Ravalle, entro fine anno, arriveranno alcune suore del Rwanda per sostenere la pastorale parrocchiale. Tantissima partecipazione a Ravalle poi per un avvenimento che la cittadinanza aspettava da tempo: ha riaperto i battenti la ex casa del popolo di via Martelli, oggi trasformato in circolo Anspi e bar. La riapertura dopo la chiusura covid è stata possibile grazie all’impegno di don Lazzarato e di alcuni residenti che hanno raccolto la volontà espressa dai cittadini di riappropriarsi di un luogo simbolo del forte senso di appartenenza tipico delle frazioni ferraresi. Il nuovo circolo Anspi è dedicato alla memoria di santità di Laura Vincenzi e Carlo Acutis. L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: trasformare il bar in un vero centro di aggregazione per Ravalle, un luogo dove promuovere iniziative culturali e sociali come presentazioni di libri, mercatini ed eventi di vario genere. Don Giorgio non nasconde di avere progetti ancora più ampi: l’idea è quella di riaprire anche l’adiacente teatro Venere e gli altri spazi limitrofi al bar, immaginando una vera e propria rinascita dell’intera struttura.

La quarta tappa del nostro tragitto è Porporana, nella chiesa Conversione di S. Paolo, ristrutturata dopo il sisma del 2012, che ospita una struttura d’ispirazione cristiana per tutelare minorenni (dieci i posti disponibili) che non possono né essere rinchiusi in carcere né tornare in famiglia.

E finalmente giungiamo, alla nostra quinta tappa in Salvatonica, nella sede dell’associazione Accoglienza, finanziata col contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che ospita una trentina di persone bisognose. Tra i soci ci sono assistenti sociali, avvocati e medici specialisti.

«Ogni ospite in realtà, come membro di questa grande famiglia, si mette a disposizione per aiutare gli altri e spesso si aiutano vicendevolmente come una vera comunità – spiega don Giorgio –. C’è chi gestisce la cucina, turnando fra pranzo e cena, chi distribuisce e organizza la posta, chi accompagna dal medico per le visite; due signore italiane si occupano dell’amministrazione e della segreteria, un’altra delle pulizie. A volte – prosegue il sacerdote – sono loro stessi a venire direttamente da me per chiedermi aiuto, altre volte me li mandano i servizi sociali, non solo di Bondeno ma anche di altri comuni della provincia. Spesso sono stranieri e ci sono, tra gli altri, bulgari, rumeni, afghani, pakistani, africani di diversi Paesi. Molti di loro fanno i rider, altri lavorano in campagna o si arrangiano con altri lavoretti». È molto importante cercare di rendere queste persone in difficoltà il più possibile autonome, in modo che possano rifarsi una vita. Purtroppo, non mancano episodi incresciosi, come l’incendio scoppiato a giugno del 2024 nel dormitorio al primo piano, nel quale erano rimaste ferite due persone e – inseguito – è morta Renata. La donna, di origini ebraiche, era stata salvata nell’immediato da un altro ospite, il detenuto a fine pena Filippo, 28 anni e da Dorel, cinquantottenne rumeno, operatore di Accoglienza, ma alla fine in ospedale non ce l’ha fatta. Un lutto che ha colpito la comunità, un dramma dal quale don Giorgio e i suoi ospiti han cercato fin da subito, pur a fatica, di rialzarsi. «Il piano terra, con la sala da pranzo e la cucina, è stato ripristinato e ora dobbiamo ristrutturare le sei stanze e i due bagni al piano superiore, quello dov’è avvenuto l’incendio, piano che ospitava 9 persone – ci spiega don Lazzarato –. Le persone che alloggiavano in quel piano dell’edificio sono state poi trasferite in altre strutture vicine. Aiuti economici per la ristrutturazione sono arrivati da varie parti d’Italia ma anche da Belgio, Spagna, Germania. La solidarietà ci riempie di orgoglio, fiducia e speranza nell’anno del Giubileo».

Oltre ai corsi di italiano, nella vicina San Biagio, dove c’era la trattoria Dal pret, don Giorgio ha avviato una scuola per pizzaioli pensata per i giovani, sei mesi all’anno, tre in primavera e altrettanti in autunno. Idea che prenderà corpo anche nel circolo ANSPI di Ravalle. San Biagio è la nostra sesta tappa. Qui la canonica accoglie undici afghani, il cui sostentamento è a carico di Migrantes e Caritas diocesana di Ferrara. Settima e ultima tappa: Settepolesini. Qui nella chiesa chiusa post sisma hanno luogo diverse attività per mantenere gli ambienti della canonica: pittura, scuola di ballo, in particolare milonga, con partecipanti che arrivano, per due volte al mese, anche da Mantova, Bologna, Modena. Insomma, in questi luoghi tranquilli e quasi disabitati della campagna ferrarese lungo il Po, dove non si poteva soggiornare, don Giorgio rimettendoli a nuovo ha restituito la vita, sporcandosi le mani innanzitutto come cuoco. E ora spera d’integrare ulteriormente i musulmani se l’amministrazione comunale, sul terreno parrocchiale, darà il via per la costruzione di un cimitero anche per loro.

Un appello

Il nostro viaggio si conclude con una proposta di don Giorgio, un appello allo Stato o alle autorità competenti per sgravare l’affollamento nelle carceri: «dare la possibilità a tanti detenuti o fine pena o agli arresti domiciliari di essere accolti in tante associazioni. No a costruire altre carceri, sì all’accoglienza – dichiara don Giorgio a gran voce –. Qui a Salvatonica, avvolti nel silenzio dei campi, appena interrotto dal migrare degli uccelli o dai mezzi agricoli, vogliamo continuare ad accogliere altri detenuti. Per quello che una persona costa allo Stato, ossia fino a 700 euro al giorno, basterebbe che lo stato contribuisse al mese per un solo giorno di carcere e potremmo coprire la spesa viva di un ospite in comunità, che ricambierebbe con un lavoro utile alla società».

(Uniti nel DonoTesto e foto di Sabina Leonetti)

Fabriano-Matelica / Le comunità raccontano i campanili. Un incontro su 8xmille, arte e comunità

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Prendendo spunto da un importante progetto diocesano promosso a livello nazionale dalla CEI, che ha visto selezionata la Diocesi di Fabriano-Matelica per il recupero di beni ecclesiastici danneggiati dal sisma del 2016, l’incontro del 3 ottobre presso il Museo Diocesano di Fabriano (Provincia di Ancona), tende a spiegare i fondamenti del Sostegno economico alla Chiesa cattolica, esporre i dati quantitativi dei contributi che giungono in diocesi e presentare esempi virtuosi nei quali le comunità racconteranno come è avvenuta la raccolta fondi ed il loro successivo impiego. Con il contributo dell’Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto e la partecipazione dell’Economo diocesano.

Sostentamento clero / Il prete è uomo del Mistero, non del rendimento

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Sull’agenzia di stampa Sir della CEI in occasione della Giornata Nazionale per il sostentamento del clero è stata pubblicata una riflessione di Cristiana Dobner, teologa carmelitana scalza.

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Sostentamento?

Certamente tutti dobbiamo sostenerci altrimenti ci riduciamo ad una larva che soltanto vegeta ma non vive.

Tuttavia, per chi crede, il significato procede ben più in là del cosiddetto “tozzo di pane”, posto poi che davvero il tozzo bastasse.

Ci si apre uno scenario che non è quello del Centro Commerciale, degli uffici per gli affari economici o lo squallore di una vecchiaia in casa di riposo per poveretti, se prima non si sono prese alcune misure precauzionali.

È preoccupante notare come proliferano corsi, incontri, seminari che si occupano di economia, di investimenti che vengono proposti a parrocchie, gruppi, associazioni.

Niente di male, anzi molto bene, mi si dirà.

Da parte mia, vivissima è la preoccupazione: il sacerdote, colui che è stato unto e agisce e vive perché investito dallo Spirito della missione dell’annuncio della Parola fattasi carne, Gesù Cristo, non conosce e fa conoscere quanto realmente nell’esistenza di ogni persona creata è il fondamento del suo respiro?

Intendo: viviamo sempre sotto lo sguardo del Padre che è provvido, che ci guida nel cammino e pone dinnanzi a noi tutto quanto di cui abbisogniamo per rendere realmente concreta la missione che, nella storia, ci è affidata?

Il prete è questo sguardo comunicato, che cammina al tuo fianco, che ti esorta e soccorre ma non ti conduce al corso sul bitcoin per investire al meglio.

Il prete che, avvolto nel mistero cui risponde con fede fondata sulla Roccia, ci dona un pane che diviene Pane, un vino che diviene Sangue di Colui che è morto per noi e che da Risorto ci investe con la luce dell’Amore trinitario, non deve spendersi nel far sì che chi lo incontra venga magnetizzato da questo mistero e lo renda ragione di vita?

Portarsi dinnanzi ad un prete per rendersi trasparenti dinnanzi all’Amore che ci ha creati e che ci fa vivere in ogni secondo della nostra esistenza, per chiedere il soccorso e non cadere più nei nostri egoismi ma scoprirsi depositari di un dono inarrivabile e gratuito di perdono, non pone il prete nella sua realtà di canale di grazia, di colui che, in tutti i frangenti, così dolorosamente intrecciati dei rapporti umani, nazionali e mondiali, dilata ad una dimensione che non desidera altro che emergere e cambiarci i…connotati? Non in dispute, non in alterchi verbali o aggressioni fisiche ma lasciando trasparire il Soffio, quello Spirito che in noi dimora ma che rischiamo di zittire, sotto il cumulo delle nostre iniziative, che crea e per noi sempre intercede con quei gemiti sempre accolti e di cui ci indica l’unica soluzione possibile.

Da soli, i credenti, non possono camminare con il passo della fede, della speranza, della carità, hanno bisogno di un padre che ne abbia ricevuto, sperimentato il dono e sappia, da fratello, condividerlo, parteciparlo. Il Pane dell’Eucaristia il prete lo porta sempre in sé e sempre può spezzarlo a tutti, perché egli, per primo, si lascia spezzare.

La veste che il prete indossa annuncia il significato di veste di lode all’Altissimo, di chi, tenta – come ben sottolineava Adrienne von Speyr – di vivere la Presenza che avvolge non solo il nostro pianeta ma tutto l’universo.

Mi si potrebbe obiettare: la concretezza di ogni giorno è ben diversa, alle prese con mille tentacoli che vogliono e possono agganciarti, appunto proprio per questo il prete deve essere libero, capace di porgere la mano, non perché egli sia o si ritenga vincitore ma perché anch’egli tenta di lasciar trasparire il mistero che lo abita e lo ha consacrato.